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Le Olimpiadi “della Rinascita” che si aprono oggi a Tokyo saranno le prime nella storia a tenersi senza spettatori. Al di là delle condizioni particolari legate alla pandemia, vale la pena di analizzare la narrazione che circonda la decisione di mantenere questo evento, che è stato concepito fin dall’inizio come un tentativo di redenzione dopo il disastro di Fukushima nel 2011.

Lo stato neoliberista occidentale sembra ormai esaurito, sacrificato sull’altare della pandemia e della crisi economica. Prendendo ispirazione dal modello cinese e imparando dal passato, Joe Biden e alcuni leader europei si stanno muovendo verso un modello di Stato più interventista, segnando l’inizio di una nuova era – la cui natura, progressista o regressiva, è ancora da determinare.

Tranquilli: in questo articolo non faremo previsioni su Italia-Inghilterra, né congetture sulla strategia di Mancini o sulla forma fisica di Harry Kane. Invece, in preparazione alla resa dei conti di stasera, ritorniamo su alcuni dei principali eventi non sportivi che hanno avuto luogo durante quello che è stato probabilmente uno degli Europei più politici di sempre.

A cavallo tra il Mediterraneo e l’Europa continentale, a partire dall’inizio del secolo i Balcani sono stati lasciati fuori dal gioco geopolitico a causa delle loro limitate dimensioni economiche e demografiche. Eppure, pur lontani dai grandi temi scottanti, sono la scena di un confronto informale tra le tre grandi potenze: Stati Uniti, Unione Europea e Cina, con quest’ultima che approfitta della stagnazione del processo d’integrazione europea per imporsi come partner essenziale.

In questo testo programmatico, l’HRVP Josep Borrell delinea la sua dottrina per l’Indo-Pacifico. Secondo il capo della diplomazia europea, l’Unione deve adottare un approccio strategico a questa regione del mondo, in termini di commercio, ma anche di sicurezza.

Andriy Shevchenko, stella del calcio internazionale e oggi allenatore della nazionale ucraina, è stato al centro delle ripetute crisi che hanno colpito lo spazio post-sovietico dalla dissoluzione dell’URSS. Da icona sportiva a politico fallito dopo la sua breve carriera con il partito Ukrajina – Vpered, si è spesso trovato scisso tra un’identità russa e una ucraina, in una situazione in cui il calcio conferma di essere il calcestruzzo delle identità nazionali europee.

In questa cronaca in forma di diario, Gilles Kepel analizza quella che si dovrebbe ormai chiamare la “guerra degli undici giorni” tra le forze armate israeliane e Hamas mettendo al centro del gioco gli attori regionali, nel contesto particolare dell’insediamento della nuova amministrazione americana.