Ieri, giovedì 5 novembre, le azioni delle grandi aziende tecnologiche statunitensi hanno perso oltre il 6% del loro valore in un solo giorno. Il Nasdaq, l’indice azionario statunitense il cui valore è concentrato principalmente nel settore tecnologico, ha registrato la sua giornata peggiore dall’aprile 2025, con un calo del 5,52%.
In totale, in una sola asta sono scomparsi dal mercato quasi 3.000 miliardi di dollari.
- Le perdite registrate dalle principali aziende tecnologiche sono colossali.
- Giovedì 5 novembre, la capitalizzazione di mercato di Nvidia ha subito un calo di oltre il 9% (pari a oltre 440 miliardi di dollari), azzerando i guadagni registrati nel corso dell’anno, mentre AMD e il produttore di chip di memoria Micron hanno perso oltre il 17%, e Sandisk oltre il 22%.
- Tesla e SpaceX, le due società di Elon Musk, hanno registrato un calo rispettivamente di quasi l’11% e del 9%.
- La massiccia vendita di azioni di società statunitensi ha interessato anche i mercati europei e, in misura ancora maggiore, quelli asiatici: venerdì 6 novembre, la Borsa di Seul ha registrato un calo del 6% e quella di Tokyo di quasi il 6%.
- Le contrattazioni prima dell’apertura di Wall Street indicano tuttavia che alcuni titoli – in particolare Nvidia, Intel, Micron, Marvell, AMD e SpaceX – dovrebbero recuperare almeno una parte delle perdite registrate ieri.
L’attività finanziaria di ieri ha riacceso un dibattito che dura ormai da diversi mesi, ma al quale nessuno sa dare una risposta: si tratta forse dello scoppio della bolla dell’IA?
- La congiuntura economica è infatti sfavorevole allo sviluppo del settore dell’intelligenza artificiale, che oggi assorbe una quota considerevole degli investimenti effettuati negli Stati Uniti e che contribuisce alla crescita del PIL.
- Anche i massicci investimenti nelle infrastrutture dell’intelligenza artificiale contribuiscono a sottrarre risorse al resto dell’economia statunitense.
- La reazione di ieri fa seguito alla vittoria dei democratici nelle elezioni di medio termine, che potrebbe effettivamente rallentare la costruzione di nuovi data center. In Texas, la governatrice eletta Gina Hinojosa ha promesso, in particolare, una moratoria sui nuovi data center, fino all’adozione di leggi a tutela delle comunità locali.
La maggior parte degli analisti relativizza tuttavia la portata di questo calo, che per il momento non lascerebbe presagire uno “scoppio” della bolla dell’IA.
- Come spiega Robert Armstrong: «Le elezioni [di midterm] hanno accelerato un processo già in atto […] A un certo punto, si spera, il settore dell’IA troverà un nuovo equilibrio e il mercato potrà riprendere il suo corso – a un livello nettamente inferiore, forse, ma senza un crollo generalizzato».
- In uno scenario di crollo, gli investitori indebitati potrebbero vendere su larga scala per coprire i propri margini, alimentando così una spirale ribassista. I detrattori della gestione passiva avvertono inoltre che, in una situazione del genere, i detentori di fondi indicizzati si affretterebbero a liberarsi del rischio legato all’IA, trascinando l’intero mercato nella loro caduta e provocando un rischio di contagio verso settori che stanno andando piuttosto bene.
Secondo Armstrong, nei prossimi giorni ci saranno diversi segnali da tenere d’occhio, tra cui la fiducia delle imprese nell’IA, l’eventuale abbandono di alcuni progetti infrastrutturali, i tempi della quotazione in borsa di Anthropic o il calo delle azioni in altri settori.
- Prima delle elezioni di midterm, Dario Perkins aveva delineato lo scenario di un vero e proprio crollo del mercato dell’IA. Riteneva che, nel peggiore dei casi, le azioni statunitensi potessero perdere almeno il 30%, che le perdite sul credito potessero raggiungere i 200 miliardi di dollari e che ciò potesse provocare un’ondata di insolvenze sul debito delle aziende tecnologiche.