Gli investimenti nell’intelligenza artificiale non mostrano alcun segno di rallentamento negli Stati Uniti: le spese di investimento di Alphabet, la società madre di Google, Amazon, Meta e Microsoft, dovrebbero ammontare a 745 miliardi di dollari quest’anno, mentre quelle dei principali hyperscaler dovrebbero superare i 1.000 miliardi l’anno prossimo 1.
Nel 2032, gli investimenti nei data center potrebbero rappresentare il 5,1% del PIL statunitense.
- I dati del Bureau of Economic Analysis mostrano che la spesa per le apparecchiature informatiche, comprese quelle utilizzate nei centri dati, supera ormai gli investimenti nel settore residenziale negli Stati Uniti.
- Tra i progetti edilizi privati, quelli relativi ai data center registrano di gran lunga la crescita maggiore, mentre tutti gli altri settori registrano un calo, in particolare l’industria manifatturiera e l’edilizia residenziale.
- Ad agosto, il volume delle spese destinate alla costruzione di centri dati superava di 61 miliardi di dollari quello registrato a dicembre 2023.
I massicci investimenti nelle infrastrutture dell’intelligenza artificiale contribuiscono a sottrarre risorse al resto dell’economia statunitense. Secondo Torsten Slok, capo economista di Apollo, l’IA provoca così una sorta di «malattia olandese»: continua ad attrarre capitali, energia elettrica e manodopera, a scapito di altri settori più sensibili ai tassi di interesse, come quello immobiliare e quello automobilistico 2.
- Il massiccio afflusso di capitali verso il settore dell’intelligenza artificiale contribuisce all’aumento dei costi di finanziamento negli Stati Uniti.
- Il rendimento dei titoli di Stato statunitensi a 10 anni si attesta attualmente intorno al 5,1%, vicino al livello più alto dal 2007, contro circa il 4,75% registrato ad agosto.
- Questo aumento tende a soppiantare altre tipologie di prestiti non legate all’IA, mentre proseguono gli investimenti nella tecnologia, che sono poco sensibili all’aumento dei tassi 3.
I debiti dei data center vengono spesso cartolarizzati e poi rivenduti a fondi pensione e altri investitori istituzionali. Il rischio di insolvenza non grava quindi più sul creditore, ma sui risparmi gestiti da questi investitori – un meccanismo che ricorda le condizioni che hanno portato alla crisi dei subprime nel 2007.
Note
- Matthew U. Scherer e Maya Jenkins, Brace for Impact: Protecting people and the economy when the AI bubble bursts, Open Markets Institute e Americans for Financial Reform Education Fund, 16 ottobre 2026.
- Torsten Slok, «AI’s Insensitivity to Interest Rates Is a Problem for the Fed», Apollo Global Management, 9 ottobre 2026.
- Emily Peck, «AI investment is crowding everything else out», Axios, 14 ottobre 2026.