Ieri, giovedì 22 ottobre, una petroliera che trasportava gasolio è salpata, secondo Mosca, da un porto russo con destinazione gli Stati Uniti. Si tratta della prima consegna di questo tipo tra i due paesi dall’entrata in vigore del divieto di importazione di petrolio e prodotti petroliferi russi decretato dall’amministrazione Biden nel marzo 2022, due settimane dopo l’inizio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina.
- La consegna è stata annunciata dal vice primo ministro russo Aleksandr Novak. Essa fa seguito all’accordo siglato il 9 ottobre tra Trump e Putin, che prevede la fornitura di oltre 1,8 milioni di tonnellate di gasolio russo ai mercati statunitensi e mondiali entro la fine dell’anno.
- Mentre l’11 ottobre il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, aveva assicurato che Mosca sarebbe stata in grado di vendere gasolio sui mercati mondiali senza problemi, vista la forte domanda di prodotti petroliferi, Novak si è mostrato più cauto.
- Quest’ultimo ha infatti dichiarato mercoledì che la Russia soddisferà le esigenze statunitensi «nei limiti delle proprie capacità» 1.
Questa prima consegna è probabilmente limitata: Novak parla di una nave da 40.000 tonnellate, mentre Trump aveva annunciato una consegna «immediata» di oltre 300.000 tonnellate, seguita da altre 500.000 tonnellate a novembre, nella speranza di far scendere i prezzi del gasolio in vista delle elezioni di medio termine.
- Sebbene i volumi ridotti possano essere spiegati anche dall’assenza di un accordo definitivo firmato tra Washington e Mosca – Novak ha precisato che la firma è ancora «nella fase finale» –, essi testimoniano in realtà il deterioramento della situazione dell’industria petrolifera russa.
Secondo diverse fonti vicine alla vicenda, le ripetute riparazioni rese necessarie dagli attacchi con droni ucraini gravano pesantemente sulle operazioni di Rosneft, il principale produttore di petrolio del Paese, e fanno lievitare i costi. In privato, i dirigenti del gruppo ritengono che tali costi siano insostenibili nel lungo periodo, in particolare per i complessi impianti di raffinazione i cui ricambi venivano precedentemente acquistati in Occidente 2.
- I loro sostituti russi o cinesi impiegano infatti mesi ad arrivare e non sono sempre compatibili con gli impianti esistenti.
- Tuttavia, la domanda di pezzi di ricambio nuovi continua ad aumentare man mano che gli attacchi ucraini si intensificano e la gittata dei droni si allunga. Quest’ultima è passata da circa 650 chilometri nel 2022 a 2.500 chilometri quest’estate.
- Da gennaio si sono verificati almeno 114 attacchi contro raffinerie russe, più del doppio rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.
Le difficoltà incontrate dal settore petrolifero russo incidono sull’attuale produzione del Paese: quest’anno dovrebbe scendere al livello più basso dal 2009, passando dai 511 milioni di tonnellate di petrolio prodotte nel 2025 a 494 milioni. Il rischio per Mosca è inoltre che gli importi stanziati per la riparazione delle infrastrutture esistenti limitino le risorse destinate allo sviluppo di nuovi giacimenti.
- La maggior parte dei grandi giacimenti petroliferi russi è in produzione fin dall’epoca sovietica e la loro produzione è in calo, il che rende sempre più necessario lo sviluppo di nuove riserve.
- Tuttavia, iniziative come il megaprogetto Vostok Oil, sviluppato da Rosneft nell’Artico russo per circa 50 miliardi di dollari, hanno accumulato anni di ritardo a causa della guerra e delle sanzioni occidentali.
La guerra mette in discussione lo status della Russia come “Stato petrolifero”. Sebbene il Paese sia il secondo produttore mondiale di petrolio, dopo gli Stati Uniti, la quota del petrolio e del gas nel suo PIL è in netto calo. Tale quota è scesa dal 20% nel 2022, primo anno della guerra contro l’Ucraina, al 13% nel 2025.
Note
- Anton Potokov, «Novak ha spiegato quando la prima petroliera con gasolio russo partirà per gli Stati Uniti», Vedomosti, 21 ottobre 2026.
- «Putin’s War On Ukraine Puts Oil Giant Rosneft Under Mounting Pressure», Bloomberg, 22 ottobre 2026.