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Lo scorso 29 settembre, Donald Trump ha inaugurato America.gov, un portale che consente di porre una domanda in linguaggio comune (come rinnovare un passaporto, come iscriversi a Medicare) e di ottenere una risposta attingendo da 29.000 siti federali. Il sito è stato progettato sotto la guida di Joe Gebbia, cofondatore di Airbnb e amministratore di Tesla. Il suo primo incarico presso il Dipartimento per l’Efficienza Governativa (DOGE) consisteva nel digitalizzare i pensionamenti dei funzionari federali, proprio mentre l’amministrazione li spingeva verso l’uscita. In occasione del lancio di America.gov, Donald Trump ha anche ringraziato Edward Coristine, 20 anni, noto al DOGE con il soprannome di «Big Balls». Il sito funziona con Gemini, il modello di Google, e con Grok, quello di Elon Musk. Un decreto presidenziale impone alle agenzie federali di collegarsi al sito il prima possibile 1. Il portale digitale della prima potenza mondiale porta così la firma dell’amministrazione che ha fatto della motosega un programma di governo.

Mentre in Francia e in Europa lo Stato democratico 2 viene criticato per la sua lentezza e la sua burocrazia, l’intelligenza artificiale apre possibilità che il digitale da solo non consentiva: abbattere le barriere tra i silos amministrativi, passare da un approccio di tipo «sportello» a una logica proattiva, organizzare circuiti di feedback permanenti con gli utenti e i cittadini.

Lo stesso strumento può anche rendere pubblici dati personali, facilitare la sorveglianza e creare dipendenze nei confronti di soggetti privati, il cui potere ormai rivaleggia con quello degli Stati.

Ma lo status quo non offre alcuna garanzia né in termini di sicurezza né di qualità: non fa che prolungare la complessità degli iter amministrativi e le dipendenze tecnologiche esistenti.

La Francia potrebbe porsi un obiettivo ambizioso: diventare, insieme ai suoi partner europei, il punto di riferimento mondiale per un governo democratico nell’era dell’intelligenza artificiale agentica. Dimostrare, attraverso la qualità dei servizi offerti e l’effettiva tutela dei diritti, che l’Europa è in grado di sviluppare e padroneggiare tecnologie all’avanguardia e di farne beneficiare i propri cittadini, pur rimanendo fedele ai propri principi democratici.

«Buongiorno, Stato» non è più fantascienza

I recenti progressi tecnologici consentono di ipotizzare la creazione di un assistente pubblico digitale completo e ambizioso – chiamiamolo «Buongiorno, Stato» 3 .

Questo strumento sarebbe in grado di rispondere a domande della vita quotidiana («Buongiorno Amministrazione, ho appena perso il lavoro, quali sono i miei diritti?», «Mia madre ha bisogno di assistenza, da dove comincio?», «Ho un progetto per una piccola impresa, quali sono le procedure da seguire?»), di precompilare i moduli corrispondenti, di indirizzare l’utente verso l’interlocutore umano più adatto quando la situazione lo richiede e di segnalare in tempo reale le incomprensioni ricorrenti e i punti di attrito, affinché questi possano dare luogo a una revisione delle norme o delle interfacce interessate.

Questa ambizione può sembrare lontana. Eppure, i primi elementi costitutivi di un governo di questo tipo esistono già e si stanno diffondendo rapidamente.

Il primo livello è rappresentato dall’assistente informativo, già offerto da istituzioni pubbliche e aziende private. GOV.UK Chat nel Regno Unito e Gov.pt in Portogallo consentono di consultare, per iscritto o oralmente, un’ampia gamma di informazioni amministrative in un’unica interfaccia e di rispondere alle domande dei cittadini sulla base di informazioni ufficiali. Anche l’Estonia sta implementando Bürokratt, una rete di assistenti volta a facilitare l’accesso alle diverse amministrazioni. Nel settore privato, Polimorphic e CivicPlus commercializzano presso gli enti locali statunitensi assistenti in grado di rispondere alle domande dei residenti. 

Il portale digitale della prima potenza mondiale porta quindi la firma dell’amministrazione che ha fatto della motosega un programma di governo.

Alexandre Pointier

Il secondo livello è quello dei servizi transazionali, in grado di fornire istruzioni e portare a termine determinate pratiche. Diia.AI in Ucraina e TAMM ad Abu Dhabi consentono già di effettuare alcune operazioni amministrative tramite conversazione: ottenere un certificato di reddito o di residenza, rinnovare una licenza o pagare determinate fatture.

Il terzo e ultimo livello sarebbe quello dell’assistente-accompagnatore, che segue il cittadino nelle diverse fasi della vita (ingresso nella vita adulta, cambiamento di orientamento professionale, nascita, ecc.), coinvolge i servizi competenti, conserva il contesto delle interazioni e può prendere iniziative sotto il controllo dell’utente.

Immaginiamo un cittadino che perde il lavoro. Il suo assistente potrebbe individuare i suoi diritti all’indennità, preparare le pratiche da presentare a France Travail, verificare la sua idoneità ad altre prestazioni, proporgli corsi di formazione adeguati e seguire l’intero iter, senza che lui debba ripetere la propria situazione a ogni ente amministrativo.

I compartimenti stagni separano anche i livelli territoriali. La mensa della scuola elementare dipende dal comune, quella della scuola media dalla provincia, quella del liceo dalla regione, e ciascuna ha le proprie tariffe e le proprie regole. Una famiglia con figli che frequentano la scuola elementare, media e superiore deve quindi destreggiarsi tra tre fatture e spesso tre portali diversi. Senza nemmeno interferire con le competenze degli enti locali, «Buongiorno, Stato» potrebbe collegarsi ai diversi portali, espletare le pratiche e presentare le tre fatture in modo omogeneo.

Diversi attori stanno già lavorando sulle capacità necessarie: TAMM organizza i propri servizi in base alle fasi della vita e automatizza alcune attività ricorrenti; ServiceNow sta sviluppando l’orchestrazione delle procedure tra le amministrazioni; il Regno Unito sta preparando, in collaborazione con Anthropic, un assistente personale destinato, in una prima fase, ad affiancare chi cerca lavoro. Tuttavia, la loro integrazione in un servizio universale richiede ancora un lavoro significativo sui dati, sui sistemi informatici, sui processi e sulle responsabilità.

Il costo dell’inazione

I vantaggi di un «Buongiorno, Stato» sono potenzialmente notevoli: una drastica riduzione della complessità burocratica e, di conseguenza, del mancato ricorso ai propri diritti; un aumento della soddisfazione degli utenti; un miglioramento continuo dei servizi grazie alla costante attenzione al feedback dei cittadini. L’intelligenza artificiale potrebbe inoltre liberare i funzionari pubblici da una parte dei compiti amministrativi ripetitivi e restituire loro il tempo necessario per dedicarsi alle loro mansioni principali.

I rischi sono evidenti: perdita di autonomia e dequalificazione dei funzionari pubblici, violazione della privacy, derive autoritarie facilitate dagli strumenti tecnologici. L’automazione potrebbe inoltre riprodurre, o addirittura amplificare, gli errori e le discriminazioni esistenti, rendendo al contempo più difficile l’attribuzione delle responsabilità. I controlli automatizzati sono quindi regolarmente oggetto di critiche. Nei Paesi Bassi, l’uso di profili di rischio algoritmici ha contribuito a creare un sistema di controllo discriminatorio delle indennità per la cura dei bambini, che ha ingiustamente messo sotto accusa decine di migliaia di famiglie. Il terzo governo Rutte si è dimesso nel gennaio 2021 in parte a seguito di questo scandalo 4. In Australia, il recupero automatizzato dei pagamenti in eccesso, noto come «Robodebt», è stato giudicato illegale già nel 2019, prima di essere oggetto di un rapporto schiacciante da parte di una commissione reale nel 2023 5.

In questo contesto, è forte la tentazione di voler rallentare, di auspicare una sorta di moratoria sull’uso dell’IA nelle amministrazioni. Diverse voci si sono già levate in tal senso. Queste preoccupazioni sono legittime e le difficoltà incontrate nella dematerializzazione amministrativa invitano alla prudenza. Nel 2017, il passaggio online delle carte di circolazione ha lasciato gli utenti per mesi senza documento di proprietà e ha favorito la proliferazione di siti privati che addebitavano spese per una procedura gratuita sul sito ufficiale 6.

Ma se si teme troppo Orwell, ci si rassegna a Kafka. Bisogna valutare le conseguenze di una mancata scelta.

Il modello dello Stato democratico europeo è ormai compromesso. Esso si è rivelato incapace di instaurare, su larga scala e in modo sistematico, relazioni di qualità con i propri utenti, siano essi privati o imprese, di fornire servizi pubblici di alta qualità su tutto il proprio territorio e di affrontare le sfide della transizione climatica e tecnologica. Il 61% dei francesi dichiara infatti di incontrare talvolta o spesso difficoltà nelle proprie pratiche amministrative 7. Il 43% dei francesi condivide l’idea che occorra «meno democrazia e più efficienza» 8. 

L’opinione che ciascuno si forma dello Stato si costruisce innanzitutto attraverso le interazioni quotidiane con le amministrazioni.

Alexandre Pointier

Il senso di inefficacia è accentuato dal confronto con il settore privato. Gli utenti si aspettano ormai servizi più personalizzati, più flessibili e più accessibili, come quelli offerti dalle piattaforme private nei settori dei servizi finanziari, del commercio online, dell’organizzazione di viaggi, ecc. Questi confronti sono in parte ingiusti, poiché lo Stato non sceglie i propri utenti, non seleziona i propri compiti e non può rifiutare un caso complesso. Ma non possono essere liquidati con un semplice gesto della mano, poiché l’opinione che ciascuno si fa dello Stato si forma innanzitutto nelle sue interazioni quotidiane con le amministrazioni.

Anche lo status quo comporta i propri rischi tecnologici. L’obsolescenza e la frammentazione di alcuni sistemi informatici ne complicano la manutenzione e la messa in sicurezza. Gli operatori utilizzano già, talvolta senza un quadro di riferimento adeguato, strumenti di intelligenza artificiale. Una trasformazione digitale mal concepita potrebbe certamente moltiplicare i punti di accesso sensibili e le vulnerabilità; tuttavia, non intervenire non protegge maggiormente le amministrazioni dagli attacchi informatici o dalle interruzioni del servizio. Un programma ambizioso rappresenterebbe quindi l’occasione per modernizzare i sistemi, controllare gli accessi e ricostituire le competenze tecnologiche nel settore pubblico.

L’inazione non farebbe altro che accelerare la sfiducia nei confronti dei poteri pubblici e incoraggiare coloro che desiderano smantellarli o ridurli al loro apparato di sicurezza. Permetterebbe inoltre alle imprese private di sviluppare i propri assistenti amministrativi, che in futuro saranno in grado di fornire informazioni ai cittadini, conoscere la loro situazione personale e agire per loro conto. Il processo è già in atto. Negli Stati Uniti, HelloGov, che si è appena fusa con lo specialista in visti iVisa, si occupa di passaporti e visti per conto dei privati, a pagamento. L’azienda ha inoltre lanciato GovSchema, un progetto di standard aperto volto a rendere le procedure amministrative direttamente leggibili dagli agenti di intelligenza artificiale. Pur essendo aperto, questo standard è nato dall’iniziativa di un attore commerciale, in assenza di un intervento statale. È proprio questo attore che sta iniziando a scrivere la grammatica delle future interazioni tra le macchine e lo Stato 9. Le carte di circolazione lo hanno dimostrato su piccola scala: laddove lo Stato viene meno ai propri doveri, gli intermediari commerciali occupano il terreno, senza le stesse garanzie di trasparenza e riservatezza. La porta d’accesso ai servizi pubblici potrebbe così sfuggire progressivamente alle stesse amministrazioni.

Questa intermediazione rappresenta tuttavia solo il primo stadio della spoliazione. Il secondo, più grave, si verifica quando le aziende tecnologiche si insediano al cuore delle amministrazioni, assumono il controllo dei dati e orientano le decisioni. Negli Stati Uniti, l’ICE, la polizia federale per l’immigrazione, si affida a Palantir per gestire le proprie operazioni. Nell’aprile 2025, l’agenzia ha commissionato all’azienda, per 30 milioni di dollari, una piattaforma per il monitoraggio in tempo reale dei migranti. I software di questa stessa azienda sono utilizzati dal Pentagono e da diverse agenzie sanitarie federali.

La sfida di un ritorno al potere democratico va ben oltre la questione dell’intelligenza artificiale nei servizi pubblici. Tuttavia, la trasformazione dei rapporti tra cittadini e amministrazioni potrebbe diventare uno dei suoi pilastri: occorre però prendere l’iniziativa, anziché subire le scelte tecnologiche e politiche di altri attori.

Dimostrare l’esistenza di un governo democratico e partecipativo

Lontano dal modello cinese, in cui l’impiego dell’intelligenza artificiale da parte dello Stato può confondersi con l’estensione di un apparato di sorveglianza, e dal modello americano, in cui le imprese private diventano infrastrutture essenziali per l’analisi dei dati pubblici, un «Bonjour, Stato» in stile francese potrebbe costituire la punta di diamante europea di un investimento ambizioso in un bene comune tecnologico 10. 

Il controllo di questo bene comune deve rimanere pubblico: governance dei dati, autorizzazioni concesse agli agenti di IA e controllo delle decisioni. La sua architettura deve essere aperta e interoperabile, al fine di consentire il ricorso a più fornitori tecnologici senza creare una dipendenza irreversibile. Ciò presuppone, tra l’altro, che l’amministrazione disponga al proprio interno di team in grado di verificare i propri strumenti e, se necessario, di organizzare il cambio di fornitore.

Il controllo pubblico non deve portare a concentrare tutti i dati dei cittadini in un unico archivio, il che aumenterebbe il livello di rischio. Il progetto SAFARI, che nel 1974 mirava a interconnettere gli archivi amministrativi tramite il numero di previdenza sociale, è stato oggetto di uno scandalo che ha portato all’adozione della legge sull’informatica e le libertà e alla creazione della Commissione nazionale per l’informatica e le libertà. I registri conservati dalle amministrazioni competenti e collegati tramite scambi autorizzati e tracciabili consentono di offrire servizi trasversali senza rinunciare al controllo delle informazioni.

Due garanzie devono essere al centro dell’iniziativa «Bonjour, État». La prima è un filtro di protezione: le informazioni fornite da un cittadino per ottenere un servizio non possono essere utilizzate per indirizzare controlli mirati. In questo modo si elimina una delle principali fonti di rischio. La lotta contro le frodi mantiene i propri strumenti, sotto il controllo del giudice. La seconda è la trasparenza: ogni consultazione dei dati lascia una traccia, alla quale il cittadino può accedere. Per rafforzare la fiducia degli utenti, l’Estonia ha quindi sviluppato uno strumento di tracciamento dei dati, che indica chi ha consultato le informazioni di una persona nei registri pubblici, quando e perché. Per ora copre solo una parte delle banche dati pubbliche, ma il governo prevede di estendere l’uso dello strumento. Queste garanzie dovranno essere sancite dalla legge, ma anche integrate nell’architettura tecnica del sistema, per resistere ai cambiamenti di governo.

Come ogni trasformazione digitale, questo progetto sarà tanto più utile ed efficace quanto più sarà accompagnato da una trasformazione del funzionamento interno delle amministrazioni. Le difficoltà incontrate da «Buongiorno, Stato» nell’espletamento delle pratiche metteranno in luce le incongruenze dell’organizzazione. Per evitare di limitarsi ad aggiungere un’interfaccia alla complessità esistente, sarà quindi necessario, come minimo, associare al progetto un programma di semplificazione delle procedure – e non di deregolamentazione.

Liberando risorse umane, un «Buongiorno, Stato» deve consentire di ridistribuire su larga scala il personale per gestire situazioni complesse e, soprattutto, per accompagnare le persone che i sistemi automatizzati rischiano di escludere. Questo deve essere un obiettivo esplicito della trasformazione. Gli agenti che supervisioneranno lo strumento dovranno, dal canto loro, beneficiare di una solida formazione sull’uso critico dell’IA, per comprenderne le raccomandazioni e conoscerne i pregiudizi 11.

Ma se si teme troppo Orwell, ci si rassegna a Kafka.

Alexandre Pointier

Un progetto come «Bonjour, État» potrebbe fungere da dimostratore e da incubatore per un’ambizione industriale più ampia: rendere la Francia uno dei paesi in grado di sviluppare modelli di intelligenza artificiale all’avanguardia, in grado di competere con quelli dei giganti americani e cinesi. I progetti più avanzati si basano, in questa fase, sui modelli all’avanguardia già esistenti: il Regno Unito collabora con Anthropic, mentre America.gov lavora con Google e xAI. La sovranità non si giocherà, ovviamente, solo sui modelli di IA. Dipenderà anche dalla nostra padronanza delle infrastrutture che li fanno funzionare – centri dati, servizi cloud –, dai software che consentono all’IA di comunicare con le amministrazioni e di agire per conto dei cittadini, e dagli standard che ne fissano le regole. L’Europa deve sviluppare queste capacità preservando al contempo la possibilità di ricorrere a modelli diversi. Rendendo lo Stato un grande utilizzatore e un cliente esigente dell’IA europea, questo progetto creerebbe una domanda strutturante per le nostre imprese tecnologiche e un terreno di sperimentazione eccezionale per i sistemi agenti. La complessità delle procedure amministrative e i requisiti di affidabilità e sicurezza costituirebbero altrettante sfide tecnologiche le cui soluzioni potrebbero poi essere implementate in altri settori ed esportate in altri Stati. La Francia potrebbe così coniugare la propria ambizione di sovranità tecnologica con un progetto di trasformazione della pubblica amministrazione, i cui benefici sarebbero direttamente percepibili dai cittadini.

Resta da trasformarlo in un progetto politico.

Da vent’anni l’Europa cerca di influenzare la trasformazione digitale globale attraverso il proprio potere normativo, dal Regolamento generale sulla protezione dei dati al Regolamento sull’intelligenza artificiale. Quest’ultimo classifica già tra gli usi «ad alto rischio» i sistemi utilizzati per l’erogazione di prestazioni pubbliche e, a partire da dicembre 2027, imporrà loro un controllo umano e un’analisi del loro impatto sui diritti fondamentali. Con «Bonjour, État», l’Europa potrebbe diventare un punto di riferimento dando l’esempio: dimostrando che un governo basato sull’agentica può rendere effettivo l’accesso ai diritti senza rinunciare in alcun modo alle libertà pubbliche. 

La Francia potrebbe prendere l’iniziativa e coinvolgere i propri partner europei in questa trasformazione. Per la prima volta dopo molto tempo, l’Europa potrebbe affermarsi grazie alle proprie conquiste tecnologiche e offrire alle altre democrazie un modello di governo agentico a cui potrebbero ispirarsi.

Note
  1. Decreto presidenziale (Executive Order 14432), firmato da Donald Trump il 29 settembre 2026.
  2. Il termine “Stato” è qui inteso nel senso di potere pubblico: amministrazioni centrali e decentrate, operatori, enti previdenziali ed enti territoriali.
  3. Alexandre Pointier, L’État incapable, Allary Editions, 2026.
  4. Tweede Kamer, Commissione d’inchiesta parlamentare, Ongekend onrecht («Ingiustizia senza precedenti»), dicembre 2020.
  5. Commissione reale sul programma Robodebt, Relazione, Canberra, luglio 2023.
  6. Difensore dei diritti, Dematerializzazione e disuguaglianze nell’accesso ai servizi pubblici, gennaio 2019.
  7. Difensore dei diritti, Indagine sull’accesso ai diritti. Rapporti degli utenti con i servizi pubblici: quali difficoltà nell’accesso ai diritti?, ottobre 2025.
  8. CEVIPOF Sciences Po e OpinionWay, Barometro della fiducia politica, 17 gennaio 2026.
  9. HelloGov, comunicato del 21 agosto 2026.
  10. La Francia dispone già di diversi elementi infrastrutturali su cui un progetto del genere potrebbe basarsi, in particolare FranceConnect, che consente di identificarsi su circa 1.800 servizi online, France Identité, l’identità digitale collegata alla carta d’identità elettronica [l’equivalente dello SPID italiano, ndt], e il programma «Dites-le-nous une fois», che consente alle amministrazioni di scambiarsi determinati dati, come il quoziente familiare.
  11. Herdağdelen, Amaç, Hailey Joren e Alex Tamkin (2026), «How AI agents shape experts’ judgment calls», Anthropic Research, 27 ottobre 2026. Questa note dimostra che anche i professionisti esperti possono seguire in larga misura le raccomandazioni di un agente di IA, senza sempre rendersi conto della sua influenza sulle proprie decisioni. In questo esperimento, l’86% delle scelte analitiche dei partecipanti andava nella direzione privilegiata dall’IA.