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I telefoni e le app che utilizziamo quotidianamente sono diventati uno dei campi di battaglia inaspettati delle guerre di questo decennio e, con essi, le infrastrutture che ne consentono il funzionamento. Ciò è particolarmente vero in un regime autoritario come quello russo, dove l’ingerenza dello Stato nella vita digitale dei cittadini è sempre più palese ed è stata amplificata dal ritiro delle aziende occidentali. Giustificate in nome della lotta contro i droni ucraini, le interruzioni dell’accesso a Internet dai telefoni cellulari sono, ad esempio, una pratica regolarmente adottata dal Cremlino. 

Quando la revoca delle restrizioni offre delle opportunità

Tuttavia, a fronte degli svantaggi derivanti da questa pratica, le autorità russe hanno progressivamente istituito, a partire dall’autunno del 2025, delle «liste bianche» di siti e applicazioni esenti da tali restrizioni. Tra questi figurano Gosuslugi, il portale dei servizi pubblici, VK (di cui fa parte MAX, il servizio di messaggistica online promosso dallo Stato), la piattaforma video Rutube e i marketplace Ozon e Wildberries 1, ma anche l’insieme dei servizi di un’azienda diventata fondamentale per Internet in Russia, ovvero Yandex (Яндекс). È proprio questo Internet isolato che Kiev sta ora prendendo di mira.

Innanzitutto, i fatti. Nella notte tra il 7 e l’8 ottobre 2026, alcuni droni ucraini colpiscono Sasovo, nella regione di Ryazan, a circa 300 chilometri a sud-est di Mosca. L’obiettivo non è né una raffineria, né un deposito di armi, né uno smistamento ferroviario, ma un edificio di Yandex che ospita decine di migliaia di server utilizzati per archiviare ed elaborare i dati necessari al funzionamento delle applicazioni utilizzate quotidianamente dai cittadini russi. L’impianto viene completamente messo fuori servizio. Già il giorno successivo, un secondo centro dati dell’azienda viene colpito a Kaluga e diversi moduli vengono messi fuori servizio. L’11 ottobre è la volta della sede di Vladimir, che subisce un’interruzione generale. In quattro giorni, tre dei cinque principali centri dati di Yandex sono stati quindi colpiti 2. La scelta di questo obiettivo non è affatto casuale. 

Mosca si è preparata alla guerra anche su questo fronte: il potere ha pazientemente creato un ambiente digitale volto a controllare l’uso che i cittadini russi fanno dei propri smartphone e di Internet 3. Servizi nazionali efficienti, ospitati in Russia e supportati da un sistema di pagamento nazionale, sono stati sostituiti uno ad uno alle piattaforme occidentali man mano che queste venivano bloccate. Ma ciò che il regime concentra per controllarlo meglio, l’Ucraina può ora colpire. Prendendo di mira i server di Yandex, produce un duplice effetto: da un lato sconvolge la vita digitale dei russi, rendendo così visibile la guerra nella loro quotidianità; dall’altro, però, indebolisce soprattutto il patto autocratico che Vladimir Putin ha progressivamente stretto con la società – ovvero, meno libertà in cambio di una relativa prosperità, nonché di una ritrovata stabilità e grandezza.

Uno smartphone con l’app Yandex aperta. © Kirill Kukhmar/TASS

L’Ucraina colpisce così due funzioni distinte di una stessa infrastruttura. Le prime sono interne: mette sotto pressione il retroterra russo nella vita quotidiana, perturbando i servizi legati al lavoro, agli spostamenti, ai pagamenti o ai consumi. Colpisce anche, in modo più indiretto, l’ambiente digitale plasmato dal potere per organizzare ciò che i cittadini russi percepiscono come realtà.

I secondi sono esterni: queste stesse infrastrutture costituiscono il substrato materiale delle operazioni informative con cui la Russia cerca di indebolire dall’interno le società avversarie, ciò che chiamiamo “potere di corrosione”. Pur non potendo distruggere gli apparati che conducono tali operazioni, l’Ucraina può comprometterne le condizioni materiali.

Il “cuore di ferro” di Internet nella Russia isolata

La stessa Yandex ha trovato una definizione evocativa per le proprie infrastrutture, definendole il «cuore di ferro» dell’azienda. Infatti, se il mondo digitale dà spesso l’impressione di essere immateriale, fatto di ricerche, mappe, messaggi e modelli di intelligenza artificiale, questa immagine ci ricorda che si basa su edifici concreti, linee elettriche, sistemi di raffreddamento, fibre ottiche e cluster di processori estremamente costosi. Colpendo i data center con i droni, l’Ucraina prende di mira proprio questa base materiale 4. Proprio come la «Sea Power» dell’ammiraglio Mahan si basava su un’intera rete di installazioni terrestri che garantivano la potenza di proiezione delle navi 5, il «Digital Power» o «potenza digitale» di uno Stato contemporaneo presuppone infrastrutture elettroniche e materiali tangibili, che missili e droni possono distruggere. 

Questa operazione non è quindi una semplice estensione degli “attacchi in profondità” ucraini. Dopo le infrastrutture ferroviarie, le raffinerie o il commercio online, Kiev prende ora di mira le infrastrutture che sostengono al contempo l’economia tradizionale, la sovranità tecnologica e una parte dell’ambiente informativo russo. Finora situate a una distanza rispettabile dal fronte, queste infrastrutture erano state risparmiate. Ma la situazione è cambiata con l’entrata in servizio di droni e missili progettati e fabbricati in Ucraina, come il drone FP-1 o il missile da crociera FP-5 Flamingo: questi hanno garantito all’Ucraina una gittata compresa tra i 1.500 e i 3.000 chilometri e hanno liberato Kiev dalle restrizioni che regolano l’uso delle armi europee e americane contro il territorio russo. Nella campagna delle «sanzioni a lungo raggio» lanciata da Volodymyr Zelensky, i server di Yandex costituiscono quindi un obiettivo di grande importanza funzionale, dato il numero di attività, servizi e capacità che dipendono da questo nodo dell’infrastruttura digitale.

Un ecosistema integrato in stile cinese piuttosto che un «Google russo»

Approfittando della sospensione o del divieto delle principali piattaforme occidentali in Russia, Yandex svolge, per i privati, funzioni paragonabili a quelle di Google, Waze, Uber e Netflix messi insieme. Yandex detiene quasi il 70% del mercato russo della ricerca online. La sua app Yandex Go riunisce taxi, consegne e car sharing, e conta oltre 58 milioni di utenti. Il suo abbonamento Yandex Plus, che offre accesso a film e serie TV online, musica in streaming e vantaggi sugli altri servizi del gruppo, conta a sua volta quasi 45 milioni di abbonati 6. Per le aziende, Yandex è una via di mezzo tra Gmail e OVHcloud. Yandex Cloud contava 64.000 clienti nell’estate del 2026, dai grandi gruppi alle PMI. Yandex 360, che riunisce servizi di posta elettronica, archiviazione e lavoro collaborativo, vantava a sua volta oltre 117 milioni di utenti e 185.000 aziende clienti, in particolare nei settori dell’informatica, del commercio, dell’edilizia, dell’industria e dei servizi 7. Infine, per lo Stato, Yandex rappresenta uno dei pilastri di una sovranità digitale messa a dura prova dalle sanzioni. Questi tre livelli di dipendenza hanno gradualmente trasformato Yandex in un’infrastruttura centrale della vita digitale russa. 

Yandex sa quindi cosa cercano i russi, ma anche dove vanno, cosa guardano e cosa hanno voglia di mangiare. Da poco, questi dati alimentano un’intelligenza artificiale, Alice AI, integrata nel motore di ricerca, proprio come le risposte generate dagli AI Overviews di Google 8.

Ma il paragone con Google finisce qui. Yandex assomiglia più a un ecosistema integrato in stile cinese, come Tencent o Alibaba. Il tutto si basa su un identificativo unico (Yandex ID), un abbonamento (Yandex Plus) e un metodo di pagamento (Yandex Pay), che dà accesso a decine di servizi interconnessi tra loro – da una semplice ricerca su Internet alla prenotezione di un taxi, dalla consegna di pasti al cinema online. Wildberries riuniva già l’equivalente di Amazon, Le Bon Coin, FedEx e Crédit Agricole. Yandex concentra da solo funzioni che nessuna azienda occidentale riunisce. È proprio questa integrazione a costituire la sua forza commerciale, poiché ogni servizio indirizza l’utente verso gli altri. 

Ma proprio questa centralità ne costituisce anche la fragilità strategica. La concentrazione delle infrastrutture ne accresce la vulnerabilità e va contro una delle logiche fondanti di Internet – concepito proprio come una rete distribuita per evitare che, in caso di attacco, la distruzione di un numero limitato di nodi centrali comprometta l’intero sistema. In altre parole, più l’ecosistema è integrato, più il guasto di un nodo si propaga. Questa centralità è stata ulteriormente rafforzata dalla rottura, avvenuta nel 2024, con l’ex società madre olandese, Yandex N.V. Quest’ultima ha dovuto cedere le proprie attività a un consorzio di investitori cooptato da Mosca, incaricato di «russificare» i suoi asset, per 5,4 miliardi di dollari e con uno sconto di almeno il 50%. Le attività internazionali dell’ex società madre hanno da allora assunto il nome di Nebius 9.

Che interesse aveva il Cremlino in questa “russificazione”? In un’economia soggetta a sanzioni, un’infrastruttura di questo tipo garantisce la sovranità digitale. Il valore strategico degli attori nazionali cresce infatti man mano che il Paese si allontana dai fornitori occidentali. Lungi dall’essere semplici mercati, la ricerca, il cloud, i servizi cartografici o ancora l’intelligenza artificiale sono quindi capacità indispensabili per la Russia, affinché non dipenda da alcun attore esterno. Sottoposta a sanzioni e desiderosa di preservare la propria libertà d’azione strategica, la Russia non poteva basare la propria infrastruttura digitale critica su San Francisco o Shenzhen. Yandex è così diventato il pilastro di questa rete Internet alternativa, ampiamente sovranizzata.

Tre attacchi in quattro giorni

Il primo attacco, a Sasovo, è stato il più spettacolare. Nella notte tra il 7 e l’8 ottobre, alcuni droni hanno provocato un incendio nel sito, situato a oltre 500 chilometri dal fronte ucraino. Yandex ha subito annunciato che il data center era stato «gravemente danneggiato» e completamente messo fuori uso. Nessun dipendente è rimasto ferito. Reuters riferisce che il sito ospita decine di migliaia di server e due dei tre supercomputer di Yandex, che consentono il funzionamento di un’intelligenza artificiale sviluppata internamente, utilizzata in tutti i software e le applicazioni dell’azienda. Nelle ore successive, i disservizi si estendono ai servizi di terze parti, fino a coinvolgere un’azienda pubblica di autobus della regione di Mosca che sospende temporaneamente la vendita dei biglietti online. Detector404, un servizio di monitoraggio dei guasti digitali, ha registrato oltre 58.000 segnalazioni in ventiquattro ore. Il titolo Yandex registra un calo di circa il 3% alla Borsa di Mosca 10.

Sotto la minaccia di sanzioni e desiderosa di preservare la propria libertà d’azione strategica, la Russia non poteva basare la propria infrastruttura digitale critica su San Francisco o Shenzhen.

Antony Dabila, Alexandre Escudier, Jean-François Marti

Il 9 ottobre si è verificato un secondo attacco a Kaluga, a circa 160 chilometri a sud-ovest di Mosca. Yandex conferma che parte dell’infrastruttura è fuori servizio. Il produttore ucraino Fire Point afferma che l’attacco è stato sferrato con droni FP-1. Volodymyr Zelensky ha esplicitamente presentato questi attacchi come una risposta agli attacchi russi contro le infrastrutture digitali ucraine 11. A questo proposito, la protezione dell’Ucraina è parziale. Il 17 febbraio 2022, ovvero una settimana prima dell’invasione su larga scala, una legge ha autorizzato l’archiviazione dei dati pubblici al di fuori del territorio nazionale. I servizi cloud situati all’estero – in particolare Amazon Web Services e Microsoft – avevano così copiato, fin dai primi giorni di guerra, gran parte dei registri statali (anagrafe, catasto, fiscalità, banche, istruzione) 12. I servizi di alcuni operatori sono stati mantenuti grazie a siti di backup. È il caso, ad esempio, di Datagroup, uno dei principali operatori ucraini di telecomunicazioni e servizi digitali, che ha assicurato che tutti i suoi servizi continuavano a funzionare dai propri siti di backup, dopo l’attacco russo del 25 settembre 2026 contro il suo centro dati di Kiev 13. Questi sistemi di backup riducono il rischio che la distruzione di un server comporti la perdita definitiva dei dati – un rischio a cui la Russia potrebbe quindi essere maggiormente esposta. Questa «tattica» viene impiegata anche in ambito industriale e finanziario: parte della profondità strategica ucraina si trova ormai al di fuori del territorio nazionale, nello spazio europeo, sfuggendo così ai missili e ai droni russi.

Questi attacchi ucraini contro Yandex evidenziano quindi i limiti della strategia di concentrazione delle infrastrutture adottata dalla Russia. Gli effetti sulle aziende clienti diventano questa volta evidenti. Yandex sta stipulando accordi con altri fornitori di servizi cloud per trasferire con urgenza alcuni carichi di lavoro, mentre una piccola impresa citata da Reuters non riesce più ad accedere né al proprio servizio principale né al backup, entrambi ospitati su Yandex Cloud. Il titolo Yandex perde oltre il 4% in borsa 14. L’11 ottobre, infine, Yandex annuncia che anche il suo centro dati di Vladimir, a circa 180 chilometri a est di Mosca, è stato danneggiato dai droni e completamente messo fuori uso. Non si segnalano feriti, ma alcuni servizi diventano indisponibili 15. 

Dalla guerra dei magazzini alla guerra dei data center

Gli attacchi contro Yandex rappresentano in realtà il proseguimento di una strategia avviata alcuni mesi prima. A partire dal 18 luglio 2026, l’Ucraina aveva preso di mira innanzitutto i magazzini di Wildberries, il principale operatore russo dell’e-commerce. Questi attacchi contro infrastrutture civili di grande importanza funzionale testimoniavano un ampliamento degli obiettivi ucraini, in grado di incidere sull’economia russa ben oltre il sito colpito 16. 

A fine luglio, secondo quanto dichiarato da Wildberries, sarebbero stati danneggiati sette magazzini, pari a circa il 10% della sua capacità di stoccaggio dichiarata. L’azienda sta quindi cercando sedi alternative in Kazakistan. Perdite e ritardi hanno colpito decine di migliaia di piccoli commercianti che dipendono dalla piattaforma 17. A metà agosto, la campagna ha assunto proporzioni diverse: secondo il Ministero della Difesa ucraino e l’Institute for the Study of War, sette dei dieci maggiori centri logistici del gruppo erano stati messi fuori uso – come il complesso di Koledino nella regione di Mosca. Pochi giorni dopo, il 22 agosto, Kiev ha rivendicato di aver colpito i quindici hub più grandi di Wildberries. In cinque settimane sono stati colpiti più di venti magazzini 18. Lo stesso giorno, anche il secondo operatore del settore, Ozon, è stato preso di mira, perdendo così quasi il 30% alla Borsa di Mosca due giorni dopo 19. Le perdite dei venditori di Wildberries sono stimate tra i 215 e i 280 miliardi di rubli. Secondo questi ultimi, solo il 5-7% delle perdite sarebbe coperto dai versamenti di «sostegno» concessi dalla piattaforma. Lo Stato è quindi dovuto intervenire con un decreto del 25 agosto che prevede la proroga del pagamento delle imposte e dei contributi dei venditori colpiti 20.

Questa ripartizione delle perdite offre un altro punto di confronto tra Wildberries e Yandex. Il 7 luglio, ancora prima del primo attacco, Wildberries aveva modificato il proprio contratto di partnership per esonerarsi da ogni responsabilità in caso di danni causati da droni o missili. Il 10 ottobre, all’indomani dell’attacco su Kaluga, Yandex ha a sua volta aggiunto gli attacchi con droni e missili ai casi di forza maggiore previsti nel proprio accordo di utilizzo, assicurando tuttavia che tali modifiche avessero solo carattere «chiarificatore» 21. Sia Yandex che Wildberries fanno così ricadere i costi della guerra su coloro che hanno meno influenza su di essa: i venditori, le aziende clienti e gli utenti. 

Un altro tratto comune alle due aziende: sebbene un “magazzino” di e-commerce e un “data center” non abbiano la stessa funzione, entrambi concentrano in pochi luoghi servizi da cui dipendono a valle una moltitudine di attori. Pertanto, la distruzione di un magazzino può interrompere i flussi di merci, mentre la messa fuori servizio di un data center può compromettere le capacità di archiviazione, di elaborazione, database, applicazioni, sistemi di raccomandazione, servizi di intelligenza artificiale e, di conseguenza, tutte le aziende che utilizzano questi ultimi servizi. La portata degli attacchi contro Yandex è tuttavia ben più profonda rispetto a quella contro Wildberries. Infatti, mentre Wildberries fa parte della catena di distribuzione, Yandex partecipa, a un livello più a monte, a un’infrastruttura trasversale da cui dipendono sia le normali attività economiche sia le capacità di potere dello Stato russo. Non si tratta quindi più di colpire un flusso specifico, ma un nodo chiave in cui si intrecciano usi civili, amministrativi e strategici. Dopo il sistema circolatorio del consumo russo, l’Ucraina punta al suo sistema nervoso.

Infrastrutture digitali con «potere corrosivo»

L’infrastruttura di Yandex non solo sostiene la vita digitale dei russi, ma costituisce anche una componente fondamentale per la Russia nello sviluppo delle sue capacità di agire oltre i propri confini, in particolare sul piano cognitivo. Quando un attore, in particolare uno statale, cerca di influenzare la volontà di un avversario, può agire su di lui in diversi modi.

Tra le forme di potere esterno che regolano i rapporti tra Stati, ma anche tra Stati e società avversarie, si possono distinguere tre modalità fondamentali: la coercizione, l’attrazione e la corrosione 22. La coercizione consiste nel modificare il comportamento di un avversario sia con la forza, sia con la minaccia di ricorrervi. Al contrario, attraverso l’attrazione si cerca l’allineamento volontario degli attori attorno a valori, istituzioni o forme di vita rese desiderabili. Infine, la corrosione non mira né a costringere né a sedurre, ma a indebolire dall’interno una società avversaria e le sue capacità di coesione, di giudizio e di azione collettiva. L’identificazione di problemi comuni e l’organizzazione di risposte collettive risultano più difficili, poiché la corrosione contribuisce a confondere le percezioni e ad amplificare la discordia, sfruttando le fratture già esistenti.

Dopo aver preso di mira il sistema circolatorio dell’economia russa, l’Ucraina punta ora al suo sistema nervoso.

Antony Dabila, Alexandre Escudier, Jean-François Marti

Una stessa campagna può combinare queste diverse modalità, ma ciascuna si definisce in base al meccanismo in atto. Nel caso ucraino, l’uso dei droni rientra innanzitutto nell’ambito dell’azione militare, senza per questo obbedire sistematicamente a una logica coercitiva. Quando gli attacchi mirano o riescono a deteriorare le condizioni interne dell’avversario, assumono una dimensione corrosiva. Vengono così colpite la normalità sociale, la fiducia nelle prestazioni del regime, le capacità materiali e, più indirettamente, le condizioni di mobilitazione. L’obiettivo non è necessariamente ottenere dal Cremlino una concessione su un punto specifico, ma piuttosto aumentare il costo della riproduzione del suo potere e del compromesso sociale che lo sostiene. Esiste del resto una reciprocità nell’uso della corrosione come modalità d’azione: dal 2022 la Russia colpisce ripetutamente la rete elettrica ucraina; nell’autunno del 2026 ha inoltre colpito più volte i centri dati. Questi ultimi attacchi sono stati presentati dal Cremlino come una «disintossicazione digitale obbligatoria» imposta agli ucraini 23. A questi attacchi, Kiev afferma oggi di voler rispondere.

Questo tipo di azione esterna è da tempo padroneggiato dalla Russia, grazie allo sviluppo di strumenti specializzati: media, servizi di intelligence, canali politici e digitali, account falsi, campagne coordinate, operazioni clandestine o automatizzate. Tuttavia, questo vasto apparato coordinato dal Cremlino non va confuso con Yandex e nulla garantisce che questi tre data center presi di mira dall’Ucraina ospitino «troll farm», reti clandestine o centri operativi delle campagne di influenza russe.

La confusione emersa dopo gli attacchi dimostra che questa distinzione è necessaria: sono circolati dei grafici che mostravano il crollo di alcuni flussi automatizzati provenienti da Yandex come prova della neutralizzazione di una parte dei «bot russi». In realtà, la maggior parte di questi flussi non era collegata a reti politiche clandestine, ma proveniva da robot di indicizzazione e da altri servizi tecnici di Yandex 24. Sarebbe quindi errato ridurre la portata di questi attacchi alla presunta distruzione delle «fabbriche di troll» e, soprattutto, ciò porterebbe a occultare un fenomeno strategicamente più profondo. 

Yandex si basa su elaborazione dati, archiviazione, modelli, strumenti di analisi, motori di ricerca, sistemi di raccomandazione e piattaforme in grado di diffondere i contenuti. Tutte queste risorse sono necessarie per condurre un’operazione di influenza e non sono destinate per loro natura a scopi di corrosione, poiché vengono mobilitate anche per fini economici, amministrativi, militari o semplicemente nell’ambito degli usi digitali quotidiani. Tuttavia, nell’ambito di una strategia volta a modificare le percezioni e i comportamenti delle società avversarie, queste risorse diventano il substrato tecnico necessario per portarla a termine. Se gli attacchi contro Yandex non hanno come obiettivo diretto un dispositivo di corrosione, possono comunque produrre un effetto anticorrosivo. Compromettendo le capacità generali di calcolo, hosting, archiviazione o diffusione, possono disorganizzare alcuni strumenti di influenza senza distruggere l’apparato che li mette in atto. La polemica che ha seguito gli attacchi ha confuso questi due livelli; tuttavia, essa mette in luce una dipendenza ben reale e ridà concretezza alle operazioni di «guerra ibrida» – le più immateriali in apparenza –, rese improvvisamente tangibili dall’immagine dei data center in fiamme. 

La campagna può quindi produrre due effetti distinti: un primo, potenzialmente corrosivo in Russia, se intacca gradualmente il tessuto politico su cui si fonda la normalità sociale del regime; e un secondo, potenzialmente anticorrosivo all’esterno, se indebolisce i mezzi con cui la Russia cerca di minare la normalità delle società avversarie.

Il contratto autocratico: un effetto a forbice

Considerata la forte integrazione dei servizi di Yandex nella vita quotidiana del Paese, la loro interruzione costringe ad andare oltre la sola questione dei suoi utilizzi strategici. Ne solleva infatti un’altra, di natura politica: cosa accade quando la guerra, a lungo tenuta materialmente lontana da gran parte della popolazione, inizia a incidere sulle condizioni di vita quotidiane?

Nei regimi autoritari contemporanei, non è detto che ogni affermazione ufficiale debba essere creduta da ogni cittadino. Secondo Sergei Guriev e Daniel Treisman, gli «autocrati informativi» mirano soprattutto a mantenere una reputazione di competenza 25. Pertanto, nascondono le informazioni sfavorevoli, alimentano una narrazione di successo e, soprattutto, occultano i segni di fallimento. 

Esiste quindi un insieme di mediazioni che selezionano, gerarchizzano e rendono più o meno presenti alcuni frammenti del reale, fino a modificare ciò che appare spontaneamente verosimile, e questo prima ancora che si formi un’opinione esplicita. Si può parlare di «regime del plausibile». Nella Russia contemporanea, la realtà sociale non è ovviamente costruita dai media controllati, dalle piattaforme digitali, dai motori di ricerca o dai sistemi di raccomandazione. Questi ultimi contribuiscono invece a organizzare ciò che diventa collettivamente percepibile, accentuando o diffondendo determinati fatti e favorendo alcuni quadri interpretativi piuttosto che altri. Far credere alle proprie affermazioni non è quindi l’unica posta in gioco del potere; si tratta più in generale di preservare un ambiente percettivo in cui i fatti resi disponibili continuino a prestarsi spontaneamente a letture che rimangano favorevoli a tale ambiente.

Il mantenimento di questo contesto è stato a lungo facilitato dalla distanza geografica dal conflitto. 

Il fronte rimaneva lontano. La violenza della guerra e i suoi costi umani e finanziari risparmiavano gran parte della popolazione russa: i trasporti funzionavano, i servizi digitali erano disponibili, i negozi effettuavano consegne e, per alcune categorie, i redditi erano in aumento. Sebbene la guerra fosse onnipresente nel dibattito pubblico, non si imponeva con la stessa intensità nella vita quotidiana.

Un corriere del servizio di consegna pasti Yandex circola a Rostov sul Don in bicicletta elettrica. © Erik Romanenko/TASS

Questo senso di normalità preservato in tempo di guerra costituisce una risorsa politica. Esso prolunga uno dei fondamenti storici del compromesso stretto tra il potere putiniano e una parte della società russa: una limitazione delle libertà accettata in cambio di una ritrovata prosperità e stabilità. Già nel 2011 Aleksei Makarkin e Peter Oppenheimer descrivevano un «contratto sociale» in cui una parte significativa della popolazione accettava un potere relativamente autoritario purché garantisse stabilità economica e un miglioramento delle condizioni di vita 26, mentre Igor Logvinenko ha evidenziato il ruolo della politica sociale e della ridistribuzione nella stabilità del regime 27.

Dal 2022, questo contratto è cambiato senza scomparire. Alcune risorse sono state dirottate verso l’industria militare e alcuni salari sono stati sostenuti dall’economia di guerra. Ma quest’ultima ha anche causato inflazione, carenza di manodopera, tassi di interesse elevati e crescenti squilibri tra il settore militare e quello civile 28.

L’evoluzione congiunta delle due clausole di questo compromesso conferisce agli attacchi di ottobre la loro portata politica. La prima clausola, quella delle libertà, viene erosa dal potere stesso, con pazienza dal 2014, in modo brutale dal 2022, in nome della guerra. La seconda, quella del benessere, è ormai minacciata dai droni. Meno libertà e meno benessere: il contratto autocratico rischia di subire un effetto a forbice.

Yandex incarna questa seconda clausola meglio di qualsiasi altro attore. Le classi medie delle grandi città – che costituivano uno dei principali focolai delle mobilitazioni del 2011 e del 2012 – erano le prime beneficiarie della modernità digitale: taxi prenoteti con un semplice gesto, pasti e generi alimentari consegnati in pochi minuti, pratiche sbrigate online. Una delle contropartite più tangibili del contratto autocratico di Putin è quindi presa di mira dagli attacchi contro Yandex, che compromettono la continuità dei servizi utilizzati da una popolazione urbana e connessa.

La clausola sulle libertà, erosa dal potere

Questa progressiva autonomizzazione della vita digitale russa accompagna la rottura avviata dal Cremlino con l’Occidente. A questo proposito, Kevin Limonier ha parlato di un «impero disconnesso» 29. Il processo ha inizio nel 2014. A luglio, pochi mesi dopo l’annessione della Crimea, una legge impone che i dati personali dei cittadini russi vengano archiviati in Russia. Nello stesso anno, poiché Visa e Mastercard avevano smesso di servire diverse banche soggette a sanzioni, lo Stato creò un proprio sistema di carte di pagamento, le cui prime, denominate Mir, furono emesse alla fine del 2015 30. Successivamente, nel 2016, una legge attribuisce agli aggregatori di notizie la responsabilità delle informazioni che diffondono. Da allora Yandex riserva le sue «notizie principali» ai media registrati presso Roskomnadzor, l’autorità di regolamentazione delle comunicazioni 31.

Nel 2019, la legge sull’«Internet sovrano» obbliga gli operatori a installare apparecchiature di monitoraggio del traffico controllate dallo Stato. Un’altra legge impone invece la preinstallazione di applicazioni russe sugli smartphone venduti nel Paese. Yandex, infine, accetta di sottoporre alcune delle sue decisioni strategiche (cessioni di dati personali o di diritti di proprietà intellettuale, acquisizioni di partecipazioni rilevanti) al veto di una «fondazione di interesse pubblico» in cui siedono persone vicine al potere 32. Ciascuna di queste misure sembra di natura tecnica. Ma, considerate nel loro insieme, delineano un Internet nazionale che può essere isolato, sorvegliato e, al momento opportuno, ridotto all’essenziale.

Meno libertà e meno comodità: il contratto autocratico rischia di subire un effetto forbice.

Antony Dabila, Alexandre Escudier, Jean-François Marti

L’invasione dell’Ucraina ha accelerato il processo. Facebook e Instagram sono stati bloccati già a marzo 2022. Nello stesso anno, Yandex ha ceduto a VK, gruppo controllato da azionisti vicini allo Stato, il proprio aggregatore di notizie e la propria piattaforma di contenuti, denominata Zen. YouTube viene gradualmente rallentato fino a diventare praticamente inaccessibile nel 2024. Nel 2025, una legge istituisce un servizio di messaggistica nazionale, MAX, sviluppato da VK e preinstallato su tutti gli smartphone venduti in Russia a partire dal 1° settembre. Nel febbraio 2026, Roskomnadzor rallenta Telegram, per poi bloccare WhatsApp, utilizzato da oltre 100 milioni di russi 33. Ogni volta che un servizio straniero scompare, un servizio nazionale ne prende il posto. Grazie a queste sostituzioni, il potere è così riuscito a restringere progressivamente lo spazio digitale, garantendo al contempo gli utilizzi a cui la popolazione era abituata. 

Le interruzioni della connessione Internet mobile, diffuse a partire da maggio 2025, completano questo dispositivo. Giustificate dalla lotta contro i droni ucraini, che utilizzerebbero le antenne di telefonia mobile per orientarsi, colpiscono in modo diseguale le diverse regioni della Federazione. Alcune, come quella di Ulyanovsk, ne sono private a tempo indeterminato 34; altre, come Mosca, sono state a lungo risparmiate. Nella capitale, tuttavia, le interruzioni del marzo 2026 hanno compromesso, per oltre una settimana, l’accesso a numerose applicazioni. La perdita stimata da Kommersant si attesta tra i 3 e i 5 miliardi di rubli in cinque giorni; secondo il Cremlino, la sicurezza contro i droni era una motivazione sufficiente per giustificarla 35. 

La clausola di sicurezza messa a dura prova dai droni ucraini

Gli attacchi ucraini in profondità aggiungono un nuovo elemento a queste tensioni. Disturbando la routine digitale degli utenti comuni, tendono a ridurre la distanza materiale che ancora separava una parte della società dal conflitto. La loro portata non si misura quindi solo in base al valore delle infrastrutture distrutte, ma anche al livello di disagio causato nella vita quotidiana dei cittadini. Una raffineria colpita finisce per incidere sul prezzo del carburante. Un magazzino distrutto ritarda le consegne. Un centro dati fuori uso rende un’applicazione indisponibile, disturba il lavoro e interrompe i servizi. Man mano che questi effetti si sommano, la guerra smette di apparire solo come un combattimento che si svolge in un Altrove lontano. 

Con Yandex, il malfunzionamento è di per sé il messaggio. L’utente non percepisce il problema come un’informazione lontana, ma lo vive concretamente, quando il suo taxi non arriva, il pagamento non va a buon fine o il suo backup sul cloud diventa inaccessibile. Questi contrattempi sono certamente più modesti di quelli subiti dai piccoli imprenditori che immagazzinano la loro produzione nei magazzini di Wildberries e Ozon, ma questa volta coinvolgono decine di milioni di utenti. Per riprendere l’intuizione centrale di McLuhan, se i media estendono i nostri sensi e le nostre capacità di azione, riconfigurando così ciò che egli chiama il «sensorium», la loro interruzione si avverte ormai, con la digitalizzazione della vita quotidiana, nei gesti più ordinari 36. La guerra non ha quindi più bisogno di immagini per essere percepibile. 

Questo accumulo va ben oltre i soli attacchi contro Yandex. Alla fine di agosto, secondo il Centro Levada, il 65% dei russi dichiarava di aver subito nel mese precedente una carenza di benzina o la chiusura di stazioni di servizio; il 68%, difficoltà di accesso a Internet mobile; e il 63% da blocchi dei servizi di messaggistica 37. Gli effetti dell’azione ucraina non sono ovviamente l’unica causa di questo peggioramento della qualità della vita in Russia. Il deterioramento della vita digitale è addirittura dovuto in primo luogo alle interruzioni decise dal potere e, poiché questi disagi si sommano senza avere un’unica origine, la loro attribuzione diventa di per sé una questione politica.

La battaglia dell’imputazione

La questione non è tanto se i russi si ribelleranno a causa dei gravi danni subiti da Yandex, quanto piuttosto di stabilire fino a che punto la progressiva estensione della guerra alle retrovie possa appesantire e peggiorare la vita quotidiana di gruppi sociali a lungo tenuti materialmente lontani da un conflitto militare altamente letale, ufficialmente eufemisticamente definito «operazione militare speciale». 

Per comprendere cosa possa provocare questa pressione, occorre quindi distinguere due centri di gravità del regime. Il primo è di natura militare: l’apparato di dominio che protegge il centro esecutivo – in particolare l’esercito, la polizia, i servizi di sicurezza e la Guardia Nazionale. La sua asimmetria di potere spiega perché un regime autoritario non crolli semplicemente a causa dell’aumento del malcontento sociale. Dovrebbe aprirsi una frattura all’interno di questo apparato e una fazione dovrebbe disertare senza essere immediatamente isolata, neutralizzata e poi epurata.

Nulla indica che l’Ucraina sia oggi in grado di provocare una simile frattura, ma può esercitare pressione sul regime in modo più indiretto, attraverso il deterioramento delle condizioni sociali. Queste ultime consentono al potere di mobilitare solo in misura marginale il proprio apparato coercitivo contro la propria popolazione. È qui che emerge il secondo centro di gravità, quello sociale.

Da ciò dipendono aspettative molto più diffuse: poter lavorare, guadagnarsi da vivere, spostarsi, consumare, crescere i propri figli, mantenere un minimo di sicurezza e prevedibilità, senza dover entrare in prima persona nella politica. Il sostegno all’esecutivo rimane elevato fintantoché il potere soddisfa queste aspettative. I termini del compromesso autoritario possono quindi essere messi a dura prova dal loro deterioramento duraturo. 

Non bisogna aspettarsi che un accumulo di guasti o carenze provochi automaticamente una rivolta. Si tratta piuttosto di rendere più onerosa la riproduzione del contratto sociale autoritario: il potere deve sempre preservare la normalità economica, ma è anche costretto a finanziare lo sforzo bellico. 

Non vi è tuttavia una traduzione politica automatica per ciascuno di questi effetti. Una popolazione colpita può anche schierarsi a favore del potere; ogni interruzione può essere attribuita dal Cremlino all’aggressione ucraina, diventando così un’ulteriore prova dell’assedio di cui la Russia sarebbe vittima. Una stessa interruzione materiale può quindi alimentare interpretazioni politiche opposte. Ad ogni interruzione, l’utente fatica a capire se la causa sia un drone ucraino o Roskomnadzor, tanto più che il regime spesso attribuisce le proprie interruzioni alla minaccia ucraina. Alla popolazione russa rimane una domanda: è la guerra voluta e prolungata dal Cremlino a costare sempre di più, o è il nemico esterno a colpire la vita quotidiana dei russi?

Interesse strategico e legittimità degli obiettivi: due questioni distinte

Considerare la campagna elettorale come una guerra logorante richiede tuttavia una distinzione fondamentale: una vulnerabilità strategicamente sfruttabile non è per questo un bersaglio legittimo.

Il fatto che un centro dati sia importante per l’economia o per la potenza generale di un paese non è sufficiente a renderlo un obiettivo militare lecito. Il Comitato Internazionale della Croce Rossa ricorda che i centri dati utilizzati esclusivamente per scopi civili rimangono beni civili protetti. Un centro, o una parte identificabile di esso, può diventare un obiettivo militare solo se apporta un contributo effettivo all’azione militare e se la sua neutralizzazione procura, nelle circostanze del momento, un vantaggio militare specifico. Continuano ad applicarsi le regole di proporzionalità e di precauzione, anche per quanto riguarda gli effetti indiretti sui civili che dipendono dai servizi ospitati 38.

Al momento non disponiamo di informazioni pubbliche sufficienti per stabilire la qualificazione giuridica di ciascuno dei tre siti Yandex colpiti. Dimostrarne l’importanza strategica non significa quindi affatto concludere che ciascuno di questi attacchi fosse giuridicamente lecito.

La distinzione assume particolare importanza quando ci si concentra sugli effetti sociali ricercati o prodotti da una campagna di attacchi. È proprio questo il caso, poiché la strategia ucraina può avere l’effetto di minare il consenso della società russa alla guerra. Una strategia può mirare a rendere più oneroso il proseguimento della guerra, a moltiplicare le funzioni che uno Stato deve proteggere o a perturbare la normalità del proprio retrovia. Il diritto internazionale umanitario non autorizza tuttavia a prendere direttamente di mira la popolazione civile o i beni civili in quanto tali 39. Lo scopo politico di una campagna non qualifica alcun obiettivo. È sito per sito che si valutano l’effettivo contributo all’azione militare e il preciso vantaggio militare; e la dottrina dominante non annovera l’indebolimento del morale di una popolazione tra i vantaggi ammessi. La reciprocità invocata da Kiev non fornisce alcun fondamento giuridico, poiché il primo Protocollo aggiuntivo vieta le rappresaglie contro i beni di carattere civile. L’ampliamento degli obiettivi non può quindi comportare automaticamente un ampliamento equivalente dell’ambito degli obiettivi militari leciti.

Chi paga la resilienza adattativa?

Il caso Yandex ci costringe a tornare su un antico concetto di strategia: la profondità. Per la Russia, questo vantaggio difensivo ha persino un nome leggendario, quello del «Generale Inverno». Tale vantaggio si basava soprattutto sulla geografia e sull’immensità del territorio, che consentiva alle truppe di ritirarsi e spostarsi, e a parte delle infrastrutture di essere protette dagli attacchi nemici. Questo vantaggio territoriale è ormai eroso dalle capacità a lungo raggio delle armi ucraine: la distanza non protegge più necessariamente un impianto situato a 700 o 1.000 chilometri dal fronte. Non basta più impedire, tramite la rilevazione, le interferenze o la difesa aerea, che venga colpita: occorre anche prevedere cosa accadrà se ciò dovesse verificarsi. Yandex, ad esempio, distribuirà i propri data center e i nodi della propria rete in modo distribuito, in previsione di eventuali attacchi, affinché altri possano subentrare qualora uno di essi venisse distrutto. La distanza non è quindi più l’unico parametro della profondità. Questa strategia si basa anche sulla capacità di organizzare le infrastrutture in modo che una perdita localizzata influisca il meno possibile sull’intero sistema. 

Caratteristica sia dello spazio che della rete, la profondità è definita “reticolare” quando si basa sulla duplicazione delle capacità, sull’esistenza di soluzioni alternative e sulla possibilità di ridistribuire rapidamente le funzioni di un sito colpito. Al contrario, un sistema perde profondità effettiva quando un nodo concentra un numero maggiore di dipendenze senza un sostituto immediato. Pertanto, si sovrappongono ora due logiche: fronte → distanza → protezione da un lato, nodo → dipendenze → propagazione funzionale dall’altro.

Sasovo ne è un esempio lampante. Il sito ospitava Chervonenkis e Lyapunov, due dei supercomputer di Yandex destinati all’apprendimento automatico. Il terzo, Galushkin, era installato a Vladimir. Entrambe le sedi sono state colpite tra l’8 e l’11 ottobre; le condizioni esatte delle loro infrastrutture rimangono ad oggi sconosciute 40. Ciascuno di questi sistemi riunisce oltre un migliaio di processori grafici Nvidia A100; nel 2021, tutti figuravano tra i quaranta supercomputer più potenti al mondo 41. Se da un lato questa concentrazione di potenza di calcolo garantisce una maggiore efficienza in tempo di pace, dall’altro diventa invece un punto critico di vulnerabilità in un contesto bellico, in cui un drone può colpire l’edificio. 

Difficili da sostituire, questi processori rendono questa ambivalenza ancora più acuta. Yandex è certamente riuscita a mantenere i propri utenti dopo la scissione del 2024, ma deve rinunciare ai processori più avanzati a causa delle sanzioni. L’ex divisione internazionale Nebius è invece diventata un importante fornitore di potenza di calcolo per l’intelligenza artificiale al di fuori della Russia: nel 2025 ha firmato un contratto da 17,4 miliardi di dollari con Microsoft 42. La concentrazione delle capacità di calcolo a Sasovo concretizza così uno degli effetti della «russificazione». 

Nello stabilimento Moskvich di Mosca vengono prodotti in serie i monopattini elettrici Yandex. © Yevgeny Messman/TASS

Nel gennaio 2025, Vladimir Putin ha chiesto al governo e al direttore generale della Sberbank, German Gref, di rafforzare la cooperazione con la Cina in questo settore; Gref ha riconosciuto che i processori grafici erano difficili da sostituire con equivalenti disponibili in Russia 43. Secondo Kommersant, la sostituzione delle apparecchiature danneggiate dovrebbe richiedere circa sei mesi, mentre i prezzi dell’hardware informatico hanno raggiunto il livello più alto degli ultimi anni. Questo aumento dei costi dovrebbe ripercuotersi sulle tariffe del cloud 44.

Più che una vulnerabilità, gli attacchi contro Yandex mettono in luce la questione dell’adattamento – ovvero la possibilità di mantenere le stesse funzioni quando le infrastrutture che le ospitano diventano vulnerabili. Una maggiore dispersione e l’organizzazione della resilienza delle infrastrutture digitali attraverso la loro ridondanza reticolare sembrano rappresentare la risposta più ovvia.

Yandex, del resto, conosceva da tempo questo principio. Già nel 2007, in occasione dell’inaugurazione di un nuovo data center, un responsabile dell’azienda spiegava che i siti dovevano essere «autonomi, intercambiabili e geograficamente separati» al fine di aumentarne la resistenza alle perturbazioni esterne 45. Si tratta proprio del principio stesso della profondità reticolare: una funzione non deve risentire della perdita di un nodo che la garantisce. 

Non tutte le funzioni, tuttavia, si prestano così facilmente alla distribuzione. I dati e i servizi ordinari possono essere duplicati tra più centri, e le elaborazioni ridistribuite da un sito all’altro, a costo di un temporaneo calo delle prestazioni. Dopo gli attacchi, alcuni fornitori partner hanno inoltre fornito supporto a Yandex per aiutare determinati clienti 46.

La dispersione comporta costi maggiori nel campo del supercalcolo. Le prestazioni dei grandi modelli di intelligenza artificiale richiedono una stretta sincronizzazione di migliaia di processori. 

La Russia deve affrontare un ulteriore ostacolo. Distribuire la potenza di calcolo su un numero maggiore di siti richiede di moltiplicare i collegamenti e i sistemi di ridondanza, e molto spesso di aumentare il numero di processori. Tuttavia, le sanzioni rendono più difficile l’acquisto e la sostituzione di questi componenti avanzati. Spostare i server non basta a contrastare gli attacchi ucraini. La Russia deve anche procurarsi risorse che la guerra economica contribuisce proprio a rendere più scarse. In questo senso, la guerra dei droni si intreccia direttamente con quella delle sanzioni. 

Il successo ucraino non si misura quindi solo in termini di server distrutti o di ore di indisponibilità, ma anche in base al costo aggiuntivo che la Russia deve sostenere per mantenere, proteggere o ripristinare la funzione compromessa da un attacco. Oltre agli investimenti civili, tale costo incide anche sull’allocazione delle risorse militari. Infatti, per difendere meglio i propri data center, le raffinerie, i magazzini, le centrali elettriche o altri siti economici, la Russia deve distribuire un maggior numero di risorse per la difesa aerea. La protezione delle infrastrutture pone quindi in competizione ogni nuova categoria di infrastruttura con quelle necessarie al rilevamento, alla disturbo e all’intercettazione.

Già nell’agosto 2026, ancor prima dell’attacco a Yandex, il governo russo aveva ottenuto poteri rafforzati per riprendere il controllo delle infrastrutture critiche ritenute insufficientemente protette – segno che la questione era già diventata politica 47. Dopo gli attacchi, il Ministero dello Sviluppo Digitale ha avviato discussioni con il Ministero della Difesa sulla protezione dei centri dati, mentre alla Duma si ricordava che tale protezione spettava alle aziende stesse 48. 

La questione assume quindi anche una dimensione distributiva: chi deve pagare per questa maggiore resilienza? Con un deficit federale ormai stimato a 7.300 miliardi di rubli per il 2026, pari al 3,2% del PIL, lo Stato è indotto a trasferire parte dell’onere agli operatori privati, i quali a loro volta possono scaricarlo sui propri clienti 49. Il costo strategico di un attacco si estende quindi ben oltre il sito colpito. Classificando gli attacchi con i droni come casi di forza maggiore, Yandex ha del resto già indicato su chi ricadrà tale costo: l’utente paga due volte, prima per l’interruzione del servizio e poi per la bolletta.

Gli attacchi di ottobre non consentono tuttavia ancora di stabilire se questa strategia avrà successo. Sarà necessario conoscere lo stato effettivo dei tre supercomputer e ai primi attacchi potrebbero aggiungersene altri. Questi danni immediati forniranno solo una parte della risposta. Sarà soprattutto necessario osservare quali saranno le prossime mosse della Russia: nuovi centri, duplicazione delle capacità, protezione anti-droni, ridistribuzione dei carichi e nuova geografia del calcolo.

È proprio da questi adeguamenti che si misurerà l’effetto strategico duraturo della campagna. Se Yandex ripristinerà i propri siti senza modifiche significative, gli attacchi avranno causato un danno puntuale. Se invece l’azienda e lo Stato russo modificheranno in modo duraturo l’architettura delle loro infrastrutture digitali, gli attacchi avranno costretto la Russia a destinare maggiori risorse al mantenimento delle capacità di cui già disponeva.

Ruggine sul “cuore di ferro”

Yandex definisce i propri centri dati il suo «cuore di ferro». L’immagine è più azzeccata di quanto sembri, poiché il ferro ha un nemico più paziente dell’urto: la ruggine. La guerra corrosiva non distrugge, ma erode. Non mira al crollo dell’avversario, ma lo costringe a spendere sempre di più per mantenere le stesse funzioni, fino a quando la manutenzione del metallo costa più di quanto frutta.

La campagna di ottobre agisce quindi su tre livelli contemporaneamente. Innanzitutto a livello materiale: il sovraccosto della resilienza dirotta verso la protezione, la duplicazione e la ricostruzione delle risorse che le sanzioni rendono sempre più scarse. In secondo luogo, a livello sociale: il contratto autocratico subisce l’effetto forbice tra libertà ridotte e un benessere in declino, poiché la seconda clausola non compensa più la prima. Infine, a livello cognitivo: ogni interruzione fa entrare la guerra nell’esperienza quotidiana e mette alla prova il «regime del plausibile» putiniano, trasformando l’attribuzione delle sue cause in una questione politica. Nessuno di questi livelli cede d’un colpo. Tutti si deteriorano insieme.

L’utente paga due volte: prima per il guasto e poi per la bolletta.

Antony Dabila, Alexandre Escudier, Jean-François Marti

I droni ucraini che hanno raggiunto Sasovo, Kaluga e Vladimir non si sono quindi limitati a penetrare in profondità nel territorio russo. Hanno colpito proprio quell’Internet che il regime aveva scelto di mantenere, ovvero quelle infrastrutture attraverso le quali la guerra può propagarsi ben oltre il luogo colpito, nell’economia, nei servizi, nell’allocazione delle risorse e, più indirettamente, nell’esperienza sociale del conflitto. 

La lezione va oltre i confini della Russia. Nella notte tra il 9 e il 10 marzo 2021, l’incendio di un data center di OVHcloud a Strasburgo ha messo fuori servizio circa 3,6 milioni di siti web, tra cui la piattaforma per gli appalti pubblici dello Stato francese. Alcuni clienti hanno perso sia i propri server che i backup, conservati dal provider nello stesso edificio, il che gli è valso una condanna nel 2023 50. Come rivela questo incidente, la vita digitale di una società a volte dipende da pochi edifici. Gli Stati europei, che a loro volta hanno concentrato i propri dati, i mezzi di pagamento e i servizi pubblici in un numero ristretto di infrastrutture digitali, farebbero bene a fare un inventario delle vulnerabilità che ne derivano, prima che sia un avversario a farlo al posto loro. La ruggine avanza silenziosamente e non si ferma mai da sola.

Note
  1. Il 27 settembre 2025, 54 regioni segnalavano interruzioni della connessione Internet mobile, di cui 30 con liste bianche. Maria Kolomychenko, «How Far Will the Kremlin Take Its Internet Crackdown?», Carnegie Politika, 16 dicembre 2025; Daria Dergacheva, «Inside-net: Russia is dismantling free internet connections», Global Voices, 7 ottobre 2025.
  2. Gleb Stolyarov e Gleb Bryanski, «Drones hit Yandex site in first major attack on Russian data hub», Reuters, 8 ottobre 2026; Mark Trevelyan e Gleb Stolyarov, «L’Ucraina colpisce un secondo importante sito tecnologico, ampliando la gamma di obiettivi all’interno della Russia», Reuters, 9 ottobre 2026; «Russia’s Yandex says data center in Vladimir area shut down after drone attack», Reuters, 11 ottobre 2026.
  3. Cfr. Andrei Soldatov e Irina Borogan, The Red Web. The Struggle Between Russia’s Digital Dictators and the New Online Revolutionaries, New York, PublicAffairs, 2015; Human Rights Watch, Online and On All Fronts. Russia’s Assault on Freedom of Expression, 18 luglio 2017.
  4. Yandex, «What is happening to our data centers, the iron heart of Yandex», 9 ottobre 2026.
  5. Cfr. Antony Dabila, «Alfred Thayer Mahan, difesa e illustrazione della guerra sui mari», in Benoit Durieux e Olivier Wieviorka (a cura di), I maestri della strategia, Parigi, Seuil, 2025.
  6. Yandex, «3Q25 IR Presentation», ottobre 2025, (68% del mercato russo della ricerca nel terzo trimestre del 2025, 44,9 milioni di abbonati a Yandex Plus, 58,4 milioni di utenti mensili di Yandex Go a settembre 2025).
  7. Yandex, «Yandex Announces Second Quarter 2026 Financial Results», 29 luglio 2026; Yandex B2B Tech, risultati del primo semestre 2026, 12 agosto 2026.
  8. « Yandex introduces Alice, an Alexa-like assistant that speaks Russian », TechCrunch, 10 ottobre 2017; Yandex, «Yandex annuncia i risultati finanziari del secondo trimestre 2026», 29 luglio 2026.
  9. Alexander Marrow, «Yandex split finalised as Russian assets sold in $5.4 bln deal», Reuters, 15 luglio 2024.
  10. Gleb Stolyarov e Gleb Bryanski, «Drones hit Yandex site in first major attack on Russian data hub», Reuters, 8 ottobre 2026; Gleb Stolyarov e Gleb Bryanski, «Russia’s Yandex says it is unclear whether data center can be restored after drone strike», Reuters, 8 ottobre 2026; Yandex, «Cosa sta succedendo ai nostri data center, il cuore di ferro di Yandex», 9 ottobre 2026.
  11. Lachlan Hyatt, « ‘We always respond in kind’: Zelensky addresses Ukrainian attacks on Russian data center », The Kyiv Independent, 8 ottobre 2026.
  12. Legge dell’Ucraina n. 2075-IX «Sui servizi di cloud computing» (Про хмарні послуги), 17 febbraio 2022; Russ Mitchell, Los Angeles Times, 16 dicembre 2022, ripreso da Stars and Stripes. Circa 10 milioni di gigabyte provenienti da 27 ministeri sono stati trasferiti tramite AWS; Microsoft, Defending Ukraine: Early Lessons from the Cyber War, 22 giugno 2022.
  13. «Datagroup data centre damaged in Russian strike on Kyiv», Censor.net, 25 settembre 2026.
  14. Mark Trevelyan e Gleb Stolyarov, «L’Ucraina colpisce un secondo importante sito tecnologico, ampliando la gamma di obiettivi all’interno della Russia», Reuters, 9 ottobre 2026, aggiornato l’11 ottobre 2026.
  15. «Russia’s Yandex says data centre in Vladimir area shut down after drone attack», Reuters, 11 ottobre 2026.
  16. Antony Dabila, «L’Ucraina può vincere la guerra ai magazzini?», Le Grand Continent, 6 agosto 2026.
  17. « Ukrainian drones strike across Russia, hitting refineries, Wildberries warehouse », Reuters, 29 luglio 2026.
  18. «L’Ucraina ha colpito sette dei dieci magazzini più grandi del rivenditore online russo Wildberries», Euronews, 17 agosto 2026, secondo il Ministero della Difesa ucraino e l’Institute for the Study of War. Il 22 agosto, il Ministero rivendicava i quindici hub più grandi.
  19. « I magazzini del gigante russo dell’e-commerce Ozon colpiti dai bombardamenti ucraini », franceinfo, 23 agosto 2026; Business AM, 27 agosto 2026.
  20. Stima di Forbes Russia, ripresa da Meduza, 3 agosto 2026; Sravni.ru, «Misure di sostegno ai venditori di Ozon e Wildberries: situazione a settembre 2026», 2 settembre 2026 (secondo Tatiana Kim, oltre 88.000 venditori hanno ricevuto i primi versamenti); decreto del governo della Federazione Russa n. 1074 del 25 agosto 2026.
  21. Sulla clausola di Wildberries, cfr. Antony Dabila, «L’Ucraina può vincere la guerra ai magazzini?», art. cit. Su quella di Yandex: Oleksandr Kuzmenko, «Yandex ha negato ogni responsabilità per le interruzioni del servizio causate da droni e missili», dev.ua, 11 ottobre 2026.
  22. Alexandre Escudier e Gilles Ivaldi, L’Avantage démocratique. Falle persistenti e resilienza contemporanea della democrazia, Parigi, Calmann-Lévy, 2026, p. 25 e segg. e passim. Questa questione sarà sviluppata in modo sistematico nel volume di prossima pubblicazione di Antony Dabila, Alexandre Escudier e Jean-François Marti, Puissances de corrosion. Sape autocratique et résilience démocratique, Parigi, 2027.
  23. «Russia keeps attacking Ukrainian data centers, calling it a “mandatory digital detox”», Meduza, 28 settembre 2026.
  24. Jess Weatherbed, «The Yandex outage probably didn’t blitz Russian bots», The Verge, 12 ottobre 2026.
  25. Sergei Guriev e Daniel Treisman, «Informational Autocrats», Journal of Economic Perspectives, vol. 33, n. 4, 2019, pp. 100-127.
  26. Aleksei Makarkin e Peter M. Oppenheimer, «The Russian Social Contract and Regime Legitimacy», International Affairs, vol. 87, n. 6, 2011, pp. 1459-1474.
  27. Igor Logvinenko, «Authoritarian Welfare State, Regime Stability, and the 2018 Pension Reform in Russia», Communist and Post-Communist Studies, vol. 53, n. 1, 2020, pp. 100-116.
  28. Alexandra Prokopenko, «Can Russia’s Militarized Economy Ever Return to a Civilian Model?», Carnegie Politika, 19 settembre 2025.
  29. Kevin Limonier, L’Empire déconnecté : explorations géopolitiques dans le cyberespace russe, Parigi, CNRS Éditions, 2026.
  30. Legge federale n. 242-FZ del 21 luglio 2014, entrata in vigore il 1° settembre 2015; «Russia’s Mir payment cards to give Visa and MasterCard a run for their money», TASS, 2 maggio 2017. (prime carte Mir emesse il 15 dicembre 2015).
  31. «New Russian law targets news aggregators», Reporters sans frontières, 20 giugno 2016; Isaac Webb, «Russian Search Engine Will Only List Top News Stories from State-Registered Media», Global Voices, 21 ottobre 2016.
  32. Niall Firth, «Russia’s law that lets it disconnect from the internet comes into force today», MIT Technology Review, 1° novembre 2019; «Putin signs law making Russian apps mandatory on smartphones, computers», NBC News, 2 dicembre 2019.
  33. Natasha Lomas, «Yandex’s sale of News and Zen to VK completes», TechCrunch, 12 settembre 2022.
  34. Maria Kolomychenko, op. cit.; «Russia’s Ulyanovsk Oblast restricts mobile internet until war against Ukraine ends», Ukrainska Pravda, 11 novembre 2025.
  35. «Le aziende di Mosca in difficoltà mentre la Russia limita i servizi Internet sui cellulari», Associated Press, 13 marzo 2026.
  36. Marshall McLuhan, Capire i media. Le estensioni tecnologiche dell’uomo, trad. Jean Paré, Parigi, Seuil, 1977.
  37. Centro Levada, «Problemi con Internet mobile, blocco dei servizi di messaggistica, carenza di benzina: agosto 2026 » (Problemi con Internet mobile, blocco delle app di messaggistica, carenza di benzina: agosto 2026), 3 settembre 2026, levada.ru. Indagine condotta faccia a faccia, dal 18 al 28 agosto 2026, su un campione di 1.600 adulti in 137 località di 50 regioni. La carenza di carburante ha complicato la vita al 55% degli intervistati e, in modo grave, a quel 32% di essi.
  38. Comitato Internazionale della Croce Rossa, «Frequently Asked Questions: IHL and the escalating conflict in the Middle East», 2026, sezione «What is the status and protection of data centres during armed conflict?».
  39. Protocollo aggiuntivo alle Convenzioni di Ginevra del 12 agosto 1949 relativo alla protezione delle vittime dei conflitti armati internazionali (Protocollo I), 8 giugno 1977, art. 51, par. 2 e 6, art. 52, par. 1 e 2, e art. 57. La Russia e l’Ucraina ne sono parti contraenti.
  40. Gleb Stolyarov e Gleb Bryanski, «Drones hit Yandex site in first major attack on Russian data hub», Reuters, 8 ottobre 2026; «Третий дата-центр „Яндекса“ подвергся воздушной атаке. В нем размещался суперкомпьютер „Галушкин“», The Insider, 11 ottobre 2026.
  41. Yandex, «Yandex Supercomputers»; elenco del novembre 2021.
  42. « Nebius signs $17.4 billion AI infrastructure deal with Microsoft, shares jump », Reuters, 8 settembre 2025.
  43. «Putin ordina al governo russo e alla principale banca di sviluppare la cooperazione in materia di IA con la Cina», Reuters, 1° gennaio 2025.
  44. «L’Ucraina ha messo fuori uso i principali data center di Yandex. Le ripercussioni si fanno sentire in tutta la Russia», Meduza, 12 ottobre 2026, secondo Kommersant.
  45. Yandex, «Yandex’s New Data Center», 12 settembre 2007.
  46. Mark Trevelyan e Gleb Stolyarov, «L’Ucraina colpisce un secondo importante sito tecnologico, ampliando la gamma di obiettivi all’interno della Russia», Reuters, 9 ottobre 2026, aggiornato l’11 ottobre 2026.
  47. Gleb Stolyarov e Gleb Bryanski, «Drones hit Yandex site in first major attack on Russian data hub», Reuters, 8 ottobre 2026.
  48. Meduza, 12 ottobre 2026, op. cit.
  49. «Il Ministero delle Finanze ha rivisto al rialzo la stima del deficit di bilancio della Federazione Russa per il 2026 al 3,2% del PIL, attingerà al Fondo Nazionale di Ricchezza e aumenterà i prestiti » (Il Ministero delle Finanze aumenta al 3,2% del PIL la sua stima del deficit per il 2026, attingerà al fondo sovrano e aumenterà i prestiti), The Moscow Times, secondo Reuters, 28 settembre 2026.
  50. Paul Mutton, «3,6 milioni di siti web messi fuori linea dopo l’incendio nei data center di OVH», Netcraft, marzo 2021.