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La dichiarazione di un deputato iraniano — che non ha alcun potere decisionale in materia — sta suscitando da ieri crescente attenzione, poiché alcuni la interpretano erroneamente come una decisione ufficiale del Parlamento, o addirittura dello Stato iraniano, di chiudere lo stretto di Ormuz alla navigazione.

Tuttavia, non spetta all’Assemblea consultiva islamica prendere questo tipo di decisione. Se l’Iran sta ancora preparando la sua risposta all’attacco americano, le personalità che hanno chiesto di bloccare lo stretto di Ormuz sono esclusivamente giornalisti o personalità politiche che non ricoprono cariche di alta responsabilità.

Le reazioni dei paesi BRICS+ – un gruppo di dieci Stati, tra cui l’Iran – all’attacco americano contro l’Iran del 21-22 giugno evidenziano una divisione tra i membri che condannano fermamente il coinvolgimento degli Stati Uniti e quelli che invocano un allentamento delle tensioni, senza puntare specificamente il dito contro Washington.

Analizziamo le loro posizioni e dichiarazioni.

La Russia ha “condannato fermamente” l’attacco americano di ieri notte.

Ma basta leggere attentamente le ultime dichiarazioni di Vladimir Putin al Forum di San Pietroburgo — che traduciamo e commentiamo qui — per capire che è in corso un aggiustamento strategico.

Incapace di sostenere l’apertura di un nuovo fronte a sud, la Russia potrebbe, per realismo, vedere nuovamente diminuita la sua statura internazionale decidendo di abbandonare il regime iraniano a Israele e agli Stati Uniti, sollevando interrogativi sulla sua solvibilità geopolitica.

Chi critica l’attacco deciso da Donald Trump?

Chi lo sostiene?

Circa quindici ore dopo il lancio dell’operazione Midnight Hammer da parte del presidente degli Stati Uniti, una quarantina di paesi hanno reagito ufficialmente, rivelando linee di frattura a livello mondiale ma anche tra i paesi europei.

Le mappiamo.

Ultimo aggiornamento lunedì 23 giugno alle 8:30 (Parigi).

Dai talebani in Afghanistan ad Al-Chaara in Siria, il jihadismo ha ormai strategie per conquistare ed esercitare il potere in modo duraturo.

Questo nuovo paradigma è un’arma a doppio taglio: potrebbe ispirare i gruppi jihadisti di tutto il mondo a una maggiore moderazione — o a una maggiore violenza.

È nel Sahel, una zona con 500 milioni di abitanti più estesa dell’Unione Europea, che potrebbe giocarsi questa svolta.

La prima visita di un presidente francese in Groenlandia si inserisce in una crisi senza precedenti tra alleati.

Mentre la Casa Bianca continua a considerare l’annessione della Groenlandia una “priorità strategica”, Emmanuel Macron ha ribadito la sua “integrità territoriale” sorvolando la Groenlandia a bordo di un velivolo militare e salendo a bordo di una fregata danese, due gesti carichi di significato.

Negli ultimi mesi Mosca ha puntato molto sulla sua partnership con Teheran.

Ma dal lancio dell’operazione Am Kalavi da parte di Israele, i propagandisti del Cremlino sono presi dal panico: e se, dopo quello di Assad in Siria, cadesse anche il regime dei mullah?

Come riassume un’agenzia di stampa in Crimea: “Ecco la lezione per la Russia: se indietreggi, ti colpiscono ancora più forte”.