Il genero di Trump annuncia un tentativo di cambio di regime in Europa

All’indomani della sconfitta repubblicana alle elezioni di medio termine, Jared Kushner svela i contorni di un progetto di riorganizzazione dell’ordine di sicurezza europeo negoziato con il Cremlino, senza di noi.

Traduciamo e commentiamo questo documento che segna un’accelerazione della convergenza tra Trump e Putin.

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© Ufficio del presidente russo/UPI/Sipa

Nella notte del 5 novembre, il genero di Donald Trump, l’uomo d’affari Jared Kushner, ha pubblicato a nome della Casa Bianca e dell’inviato speciale per le missioni di pace, Steve Witkoff, un testo di 423 parole che riprendeva una dichiarazione di Donald Trump rilasciata nello Studio Ovale al fine di definire gli obiettivi statunitensi per il dopoguerra in Ucraina.

Questo articolo fa seguito a un incontro alla Casa Bianca tra Donald Trump e Kirill Dmitriev, inviato di Vladimir Putin negli Stati Uniti, e precede di cinque giorni i colloqui trilaterali di Abu Dhabi del 10 e 11 novembre.

In occasione di questi primi negoziati diretti da febbraio, Kushner e Witkoff guideranno la delegazione statunitense di fronte a Vladimir Medinski, in rappresentanza della Russia. Secondo l’annuncio americano, e in risposta a una richiesta russa, gli europei, la NATO e l’Unione europea non saranno presenti al tavolo delle trattative. Germania, Francia e Regno Unito saranno «consultati» nel cosiddetto formato di Shell Bay — dal nome di un golf club della Florida —, per poi essere ricevuti «a margine». La partecipazione diretta degli europei è prevista solo «se si registreranno progressi».

Il contenuto del testo, che qui traduciamo e analizziamo, segna una schiacciante vittoria russa sul piano del discorso e del posizionamento statunitensi.

La Casa Bianca riprende proprio l’espressione che Mosca rivendica sin dalla proposta di Dmitrij Medvedev del 2008 e dagli ultimatum del dicembre 2021: una «nuova architettura di sicurezza europea». L’oggetto della negoziazione smette quindi di essere l’Ucraina per diventare l’ordine del continente.

Nel definire questi equilibri, Kushner pone l’Europa e la Russia su un piano di parità – «da oltre trent’anni, l’Europa e la Russia si adoperano per istituire un quadro di sicurezza duraturo» –, e fa riferimento a «preoccupazioni di sicurezza contrastanti», senza menzionare l’invasione dell’Ucraina da parte del regime di Putin. 

Ne derivano cinque obiettivi che rientrano più nell’ambito delle misure di fiducia che in quello della deterrenza (consultazioni continue, comunicazione di crisi, trasparenza militare e reciprocità). Tuttavia, come sottolinea l’analista Mujtaba Rahman, «l’ordine di sicurezza europeo non è fallito per mancanza di meccanismi di dialogo o di trasparenza; è fallito perché Vladimir Putin ha scelto di distruggerlo. Nessun nuovo quadro, in particolare se concepito in modo impositivo dall’amministrazione Trump, potrà sostituire una deterrenza credibile a livello continentale e il sostegno all’Ucraina».

Da notare inoltre che Kushner afferma che «la NATO rimarrà fondamentale per la difesa collettiva europea», senza dire nulla sull’impegno statunitense che renderebbe credibile tale ruolo centrale. La Casa Bianca parla ormai sistematicamente dell’Alleanza come di una struttura estera di cui potrebbe limitarsi a constatare la solidità dall’esterno. 

Pur mettendo in luce un’impressionante vittoria di Putin sul discorso dell’amministrazione Trump, questo testo viene pubblicato in un momento in cui tre variabili si stanno evolvendo in modo sfavorevole a una convergenza.

La situazione militare rimane critica per la Russia. Domenica scorsa, lo Stato Maggiore ucraino ha riferito di 2.500 perdite russe in ventiquattro ore, ovvero un soldato messo fuori combattimento ogni trentacinque secondi, e di 54.400 nel mese di ottobre, il bilancio mensile peggiore della guerra per pochi chilometri guadagnati. Queste cifre provengono da una delle parti belligeranti e comprendono morti e feriti, ma la tendenza è in linea con tutte le stime attendibili che rilevano come la Russia si stia logorando senza ottenere alcuna vittoria decisiva sul fronte.

Il contesto politico statunitense è inoltre particolarmente sfavorevole a Trump. Le elezioni di midterm hanno consegnato ai democratici il controllo di entrambe le Camere, anche in Stati tradizionalmente repubblicani. Alla vigilia della pubblicazione di questo articolo, diversi media riportavano che Marco Rubio stava valutando di lasciare il Dipartimento di Stato. 

La terza variabile riguarda la Cina. Di ritorno da Pechino, il presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier ha riferito che, contrariamente a quanto affermato dall’amministrazione Trump, Xi Jinping non intendeva organizzare un vertice trilaterale con Washington e Mosca sull’Ucraina. Sembrava inoltre sorpreso da tale proposta. Un incontro con Trump e Putin avrà senza dubbio luogo a margine del vertice dell’APEC a Shenzhen, ma l’Ucraina non figurerà all’ordine del giorno. Secondo Steinmeier, Xi «è stato chiaro: si tratta di un conflitto europeo e anche gli europei devono sedersi al tavolo dei negoziati». Questo rifiuto, proveniente tuttavia da una potenza profondamente allineata con la Russia, potrebbe spiegarsi in due modi. Da un lato, un vertice di questo tipo consacrerebbe lo status di grande potenza che Mosca cerca di farsi riconoscere, proprio mentre è sempre più assoggettata a Pechino. Dall’altro, coinvolgerebbe la Cina in una soluzione di cui non vuole assumersi la responsabilità a livello regionale e per quanto riguarda il proprio posizionamento internazionale.

La fuga in avanti descritta in questo documento diplomatico deriva quindi da un potere indebolito sul piano interno, la cui diplomazia vacilla, e che cerca di avvicinarsi a un altro sistema impantanato in un contesto difficile; un’accelerazione che potrebbe tradurre una certa forma di agitazione.

In un discorso tenuto ad Atlanta il 17 ottobre, Jon Ossoff, senatore della Georgia ampiamente rieletto e candidato alla presidenza, ha citato espressamente i due firmatari di questo testo e il contesto in cui esso si inserisce.

Vale la pena leggerlo:

«Vi ricordate tutti di Jared Kushner? Sì. Il genero del presidente, quel cosiddetto “inviato speciale” incaricato delle relazioni diplomatiche con la Russia e il Medio Oriente? E dell’altro inviato speciale, Steve Witkoff, che ha cofondato World Liberty, la discutibile società di criptovalute del presidente? Bene. Allora seguite bene il mio ragionamento. Jared e Steve stanno attualmente negoziando con Putin per vendere giacimenti petroliferi, raffinerie e stazioni di servizio russe del valore di diversi miliardi agli amici del presidente. C’è innanzitutto lo sceicco Tahnoun, capo dei servizi segreti degli Emirati Arabi Uniti, che ha versato 500 milioni di dollari alla società di criptovalute di Trump e Witkoff. Ci sono poi i fratelli Al-Khayyat, due siriani che finanziano il progetto di un complesso turistico albanese da diversi miliardi di dollari di Jared e Ivanka. E infine c’è il terzo socio: un miliardario che ha versato una somma colossale alla campagna elettorale di Trump. Oh, e il governo americano avrebbe una partecipazione del 15%, per la cronaca. Vi rendete conto della situazione? Nel bel mezzo di una crisi energetica mondiale, il genero e il socio in affari del presidente stanno negoziando la vendita di giacimenti petroliferi russi ad amici della «prima famiglia». Quegli stessi amici che hanno iniettato centinaia di milioni di dollari nelle aziende della famiglia Trump. Ma come! Ma ecco il punto fondamentale. Se siete coinvolti in modo diretto o indiretto in tutte queste manovre, l’anno prossimo vi troverete in una situazione molto semplice: alzerete la mano destra e giurerete di dire la verità, tutta la verità e nient’altro che la verità, con l’aiuto di Dio, davanti al Congresso degli Stati Uniti.»

Il presidente Trump ha avviato oggi un importante dibattito con diversi leader europei sulla necessità di un’architettura di sicurezza europea più ampia, in grado di contribuire a creare le condizioni per una pace duratura. 

Il testo assume fin dall’inizio una posizione russa. L’appello a una «nuova architettura della sicurezza europea» è un tema ricorrente nella diplomazia russa. È presente nella bozza di trattato sulla sicurezza europea proposta da Dmitrij Medvedev nel giugno 2008, poche settimane prima della guerra in Georgia, e poi nuovamente nei due progetti di trattato inviati a Washington e alla NATO alla vigilia dell’invasione dell’Ucraina nel 2021. In entrambi i casi, l’obiettivo era quello di avviare negoziati retorici volti a far riconoscere dagli Stati Uniti lo status di grande potenza della Russia, proponendo così un accordo e una ripartizione dell’ordine di sicurezza del continente sul modello di Yalta, aggirando al contempo la questione della sovranità e assicurandosi un diritto di controllo sulle alleanze dei paesi confinanti con la Russia. 

A seguito dell’azione intrapresa e del lavoro di fondo svolto questa settimana a Bruxelles con l’Ucraina, la NATO e i nostri partner europei, l’inviato speciale Steve Witkoff ed io desideriamo condividere alcuni degli obiettivi che guidano le nostre discussioni in corso.

Il testo è stato pubblicato su X dal presidente e cofirmato dall’inviato speciale per le missioni di pace, Steve Witkoff, un vecchio amico e collaboratore di Donald Trump. Mentre Marco Rubio lascia intendere la possibilità di dimettersi, questo documento evidenzia come siano stati aggirati il Dipartimento di Stato e la diplomazia americana, nonché l’implicita mancanza di interesse da parte del capo della diplomazia ad assumersi le conseguenze politiche, e potenzialmente giuridiche, di questa trattativa.

Da oltre trent’anni, l’Europa e la Russia faticano a definire un quadro di sicurezza sostenibile. Decenni di diffidenza, preoccupazioni contrastanti in materia di sicurezza e le conseguenze devastanti di questa guerra rendono questa sfida straordinariamente ardua, ma essa è fondamentale per una pace duratura. 

Ancora una volta, la posizione statunitense riprende parola per parola quella russa. Gli Stati Uniti si presentano come un arbitro razionale e obiettivo, mentre «l’Europa e la Russia» vengono messe l’una contro l’altra. Suggerendo un dilemma di sicurezza, ovvero una spirale di reciproca diffidenza in cui nessuno ha davvero torto, la Casa Bianca ritiene in realtà che non vi sia una strategia sfrenata di aggressione territoriale e di guerra politica da parte della Russia. Come ha osservato Olivier Schmitt, la Russia segue da tempo una traiettoria di ostilità e «dall’inizio della guerra su larga scala nel 2022, il regime si è radicalizzato… Finché Vladimir Putin sarà al potere, non ci si può aspettare alcuna ‘normalizzazione’ da parte di Mosca».

Il nostro obiettivo è quello di elaborare soluzioni concrete che rispondano alle preoccupazioni in materia di sicurezza di tutte le parti, riducano il rischio di conflitti futuri e creino un contesto di sicurezza più stabile e prevedibile.

Stiamo esaminando cinque obiettivi principali: consultazioni permanenti in materia di sicurezza, comunicazioni affidabili in situazioni di crisi, maggiore trasparenza militare, misure reciproche volte a ridurre i rischi di escalation e un quadro sostenibile per la sicurezza e la stabilità europee a lungo termine.

Ciascuno di questi cinque obiettivi rientra nelle misure di fiducia e non in quelle di deterrenza. Nessuno di essi riguarda garanzie in grado di scongiurare il rischio principale, ovvero non una nuova invasione su larga scala da parte della Russia, ma un’occupazione territoriale in uno Stato membro della NATO volta a mettere alla prova l’articolo 5 e a provocare il crollo politico dell’Alleanza, uno scenario che nessun meccanismo di consultazione potrebbe evitare.

Qualsiasi accordo dovrà rispettare pienamente la sovranità, l’integrità territoriale e l’autonomia decisionale di ogni nazione. Ogni paese manterrà l’autorità sulla propria sicurezza e sulle proprie alleanze, e nessun paese avrà diritto di veto sulle scelte sovrane di un altro. La NATO rimarrà fondamentale per la difesa collettiva europea, e questa iniziativa si baserebbe sulle istituzioni e sugli impegni esistenti.

Questo paragrafo adotta una serie di precauzioni retoriche, senza mai affrontare le questioni di merito. Yarsolav Trofimov ha commentato sarcasticamente: «Non vedo l’ora che Kushner e Witkoff negozino la restituzione della Crimea». Se è necessario precisare che nessun paese avrà diritto di veto sulle alleanze di un altro, è perché, in realtà, la questione è ben posta. Da quattro anni il Cremlino esige che l’Ucraina rinunci alla sua posizione nei confronti della NATO. Quanto all’affermazione secondo cui «la NATO rimarrà centrale», essa non dice nulla sull’impegno americano che la renderebbe credibile.

Continueremo le consultazioni nell’ambito del formato Shell Bay con l’Ucraina, la NATO, l’Unione europea e i nostri partner europei, ampliando il dialogo affinché tutte le prospettive e le idee rilevanti siano prese in considerazione. Coinvolgeremo inoltre la Russia nel quadro dei negoziati di pace.

Il formato “Shell Bay”, dal nome del golf club della Florida (sic) dove Steve Witkoff ha riunito alla fine di ottobre i rappresentanti statunitensi, ucraini e, per l’Europa, del Regno Unito, Germania e Francia, indica il quadro di consultazione che coinvolge l’Ucraina, la NATO, l’Unione europea e i partner europei, parallelamente ai negoziati condotti con la Russia. Va notato che gli europei, la NATO e l’Unione siano «consultati», mentre la Russia è «impegnata nei negoziati» e gli Stati Uniti mettono la NATO sullo stesso piano dell’Unione, pur essendo essi stessi una parte fondamentale dell’alleanza atlantica. 

La prossima settimana ad Abu Dhabi, gli Stati Uniti ospiteranno i primi colloqui di pace trilaterali con l’Ucraina e la Russia dal mese di febbraio. Tutte le parti continuano a impegnarsi intensamente nella preparazione di negoziati sostanziali e produttivi. Ci consulteremo strettamente con i nostri partner europei a margine dell’evento e, qualora si registrino progressi, punteremo a passare a un formato multilaterale allargato con la loro partecipazione diretta.

In uno scenario di pura vassallaggio, la partecipazione diretta dell’Europa è subordinata all’avanzamento di un negoziato al quale gli europei non prendono parte.

Queste idee continuano a evolversi e accogliamo con favore i contributi ponderati. Creare la struttura giusta sarà determinante per porre fine a questa guerra e passare dal conflitto a condizioni che rendano possibile una pace duratura.

È un lavoro difficile e meticoloso. Non esistono soluzioni facili. Ma l’opportunità di contribuire a porre fine a questa guerra devastante e di gettare le basi per un’Europa più pacifica, più sicura e più prospera per le generazioni future ne fa una sfida che vale la pena affrontare.

Un cessate il fuoco senza deterrenza né garanzie di sicurezza libererebbe la Russia dalla pressione dell’ logoramento e le restituirebbe l’iniziativa. Volodymyr Zelensky esige garanzie «incrollabili» ed esclude qualsiasi discussione sulla limitazione del proprio esercito o sulla neutralità del proprio Paese. Vladimir Putin continua a rifiutarsi di incontrarlo e persino Marco Rubio dubita che sia possibile raggiungere un accordo negoziato. 

Vedremo come si evolveranno queste discussioni e continueremo a lavorare intensamente con tutte le parti per raggiungere l’obiettivo del presidente Trump: una pace globale e duratura.

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