Negli ultimi giorni del 2020, l’arrivo delle prime dosi dei vaccini Pfizer-BioNTech Covid-19 nell’Unione europea e l’organizzazione di “V-days” congiunti di vaccinazione in tutta l’UE dal 27 al 29 dicembre sono stati salutati come un momento simbolico “storico” nella lotta dell’Europa contro la pandemia, una “toccante prova di unità” nelle parole di Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea. Fin dal suo inizio e al di là dei proclami di buon senso, la campagna di vaccinazione su scala europea era diventata un simbolo non solo di unità, ma anche di profonde divisioni.

Oltre ai complessi ostacoli normativi che il vaccino ha affrontato (e continua ad affrontare) e le notevoli sfide logistiche di trasporto, stoccaggio e somministrazione, i funzionari dell’UE e i leader politici nazionali hanno dovuto affrontare un’altra sfida che potrebbe mettere a rischio il successo della campagna di vaccinazione: in un numero significativo di stati dell’UE, una percentuale insufficiente della popolazione generale attualmente esprime la volontà di essere vaccinata. Questi “scettici” superano di gran lunga i no-vax e i negazionisti della crisi sanitaria; ma se è possibile che le opinioni cambino quando la campagna di vaccinazione sarà più estesa, il livello incredibilmente basso di fiducia del pubblico nei confronti dei vaccini è motivo di seria preoccupazione.

Se è possibile che le opinioni cambino quando la campagna di vaccinazione sarà più estesa, il livello incredibilmente basso di fiducia del pubblico nei confronti dei vaccini è motivo di seria preoccupazione.

LUIZA BIALASIEWICZ

In questo momento, la comunicazione sui vaccini è dunque una battaglia cruciale per i leader europei. Infatti, mentre nella maggior parte degli stati membri dell’UE l’opposizione popolare ai vaccini ruota intorno al diritto alla “libertà individuale” per quanto riguarda il momento (e la possibilità) della vaccinazione, vari studi mostrano che l’ecosistema informativo che plasma queste scelte è tutt’altro che “libero”, e ha poco a che fare con le scelte “personali”. Come la stessa pandemia Covid-19, gli sforzi per la vaccinazione sono soggetti a campagne di disinformazione che sostengono diversi interessi politici, a livello nazionale, europeo e globale. In effetti, la geopolitica che determinerà il successo delle campagne di vaccinazione non sarà contestata solo nel quadro della competizione “globale” delle grandi potenze per l’accesso ai vaccini, la loro distribuzione e il prestigio associato, ma anche in contesti molto più comuni – sugli schermi e sui giornali – in una competizione molto più sottile che riguarda gli immaginari geopolitici “quotidiani” degli europei in termini di sicurezza e insicurezza, fiducia e diffidenza.

Questi immaginari geopolitici “globali” e “quotidiani” sono profondamente interconnessi, come le specialiste di geopolitica femministe hanno a lungo sostenuto: la “grande” geopolitica è sempre ripiegata negli spazi intimi della vita quotidiana, dei corpi, dei sentimenti (come la paura e la speranza). Anche gli oggetti e le abitudini quotidiane diventano siti di riproduzione dei “grandi” immaginari e di possibilità geopolitiche1. In momenti di “vertigine geopolitica” come l’attuale pandemia, il bisogno di dare un senso al mondo – sia a livello intimo del corpo che a livello di affari globali – apre un vasto spazio all’immaginario cospirazionista che fornisce facili narrazioni su “cosa c’è di sbagliato” e “di chi è la colpa“. Le immaginazioni cospirative geopolitiche legate al vaccino Covid-19 operano su queste scale multiple, e si articolano in modo più o meno aperto.

Il vaccino contro il Covid-19 è diventato da mesi il terreno di gioco della politica delle grandi potenze. Per i principali attori mondiali, la corsa al vaccino si è infatti trasformata in una corsa al dominio geopolitico: per la Cina, è un tentativo di riscattare la sua immagine di “propagatrice del virus” per passare a quella di salvatrice (dei propri cittadini, ma anche delle popolazioni del Sud); per la Russia, un tentativo di affermare la sua eccellenza scientifica e la sua autarchia, ma anche il suo ruolo di potenza regionale; per l’amministrazione Trump, un modo per mostrare come gli Stati Uniti sono stati in grado di accelerare l’apertura della loro economia grazie al progresso scientifico imprenditoriale, piuttosto che alle restrizioni; per il Regno Unito, una possibilità di dimostrare come il paese sia stato in grado di agire meglio e più velocemente senza l’UE, nell’era post-Brexit. Per l’Unione, la strategia comune in materia di appalti pubblici e lo spiegamento congiunto della campagna di vaccinazione sono stati utilizzati come dimostrazione di unità e solidarietà tra gli Stati membri. Allo stesso tempo, garantire la parità di accesso alla vaccinazione in tutto il mondo è diventato – almeno in teoria – un elemento dell’auto-rappresentazione geopolitica dell’Unione, con l’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune Josep Borrell che ribadisce l’impegno dell’Europa “a non lasciare indietro nessuno e a rendere il vaccino Covid-19 un bene pubblico globale”2.

Essendo un campo di battaglia geopolitico, non sorprende che il vaccino venga spesso descritto usando metafore militari. Che si tratti di riferimenti al “nazionalismo dei vaccini”, alla lotta tra gli stati per il primato nel “catturare” risorse/dosi sufficienti per le rispettive popolazioni, o all’effettivo dispiegamento di personale militare per la somministrazione, lo stoccaggio e il trasporto dei vaccini, l’immaginario – ma anche l’infrastruttura fisica – della guerra abbondano. E, come in altri conflitti, questa lotta è stata presentata non solo come un mezzo per salvare i corpi dei cittadini, ma anche come una guerra per le menti, come i leader europei stanno imparando rapidamente.

Come in altri conflitti, questa lotta è stata presentata non solo come un mezzo per salvare i corpi dei cittadini, ma anche come una guerra per le menti, come i leader europei stanno imparando rapidamente.

LUIZA BIALASIEWICZ

Sulla base di queste evocazioni militarizzate, in un commento in prima pagina alla vigilia dei “V-days” europei, il direttore de La Repubblica Maurizio Molinari ha paragonato la campagna di vaccinazione a una “campagna di liberazione del continente”. Ma questa campagna, ha notato, ha un tallone d’Achille molto preoccupante: l’alta percentuale di cittadini europei che si oppongono alla vaccinazione per una ragione o per l’altra, per la mancanza di informazioni adeguate o per una combinazione di paure3.

Mentre nel contesto italiano la percentuale di scettici o di veri e propri oppositori del vaccino è rapidamente diminuita con l’inizio della campagna di vaccinazione, in altri paesi europei la situazione è ancora molto preoccupante.

Come ha mostrato un sondaggio commissionato negli ultimi giorni del 2020 dal quotidiano polacco Gazeta Wyborcza, solo il 43,4% dei polacchi era disposto a farsi vaccinare contro il Covid-19; un po’ di più era contrario (43,8%), mentre quasi il 13% era “incerto”4. In Ungheria, dove i sondaggi di fine anno hanno mostrato che solo il 15% della popolazione era pronta a farsi vaccinare, il governo Orban ha passato gli ultimi mesi a minare la fiducia del pubblico verso il processo di approvazione del vaccino dell’UE, lamentandosi della sua lentezza e dubitando della sua efficacia, sostenendo inoltre che gli ungheresi starebbero meglio con vaccini russi o cinesi. Inutile dire che non è arrivato nessun vaccino russo o cinese, ma quando sono arrivati i vaccini approvati dall’UE, pochissimi ungheresi hanno accettato di essere vaccinati5. La battaglia si è rapidamente estesa dai vaccini alla libertà di parlare degli stessi, diventando sempre più violenta: Péter Krekó, un importante analista politico ungherese, ha ricevuto minacce di morte dopo che un commento fatto ad articolo di POLITICO sulla strumentalizzazione degli atteggiamenti no-vax da parte del regime di Orban è stato distorto dai media filo-governativi6. In Polonia, le fazioni conservatrici della Chiesa cattolica hanno contribuito negli ultimi mesi a seminare dubbi non solo sulla sicurezza, ma anche sulla moralità dei vaccini, che potrebbero essere prodotti da aziende che utilizzano tessuti fetali: il gruppo di esperti in bioetica del Consiglio episcopale polacco ha emesso, alla vigilia dell’arrivo dei vaccini, l’ambigua raccomandazione di lasciare libertà di “scelta individuale” ai cattolici, lasciando a molti sacerdoti la decisione di scoraggiare la vaccinazione.[/note]https://wyborcza.pl/7,75398,26642729,episkopat-kosciol-szczepien-nie-zabrania-ale-zostawia-je-sumieniu.html#S.DT-K.C-B.2-L.3.maly. É pertinente notare in questa sede che Papa Francesco si é espresso chiaramente in favore della vaccinazione. Nel suo discorso di Natale “Urbi et Orbi”, il Papa ha definito il vaccino “luce di speranza”, il cui accesso libero e uguale non dovrebbe essere intaccato “dalle chiusure del nazionalismo” e da un “individualismo radicale”(Si veda https://www.avvenire.it/papa/pagine/papa-urbi-et-orbi-natale-vaccini-per-tutti-dona-tamponi-a-senza-dimora)[/note].

Eppure questi attori particolarmente evidenti non sono i soli a plasmare l’orientamento degli europei verso i vaccini, e forse nemmeno i più influenti. Negli ultimi mesi, organizzazioni come il progetto EUvsDisinfo del Servizio di Azione Esterna dell’UE7, così come vari gruppi di accademici e attivisti che studiano la disinformazione sui social media – come il progetto anglo-olandese Infodemic”8 o la rete di media FirstDraft – hanno seguito lo sviluppo e la diffusione di storie sconcertanti e soprattutto di teorie cospirative: prima sulla pandemia stessa, e più recentemente sui vaccini contro il Covid19. Come questi e altri studi sottolineano, queste strategie di disinformazione sono direttamente geopolitiche e mirano a minare non solo la fiducia nel vaccino, ma anche, più in generale, la fiducia nelle istituzioni e nelle competenze pubbliche europee: come ha sottolineato EUvsDisinfo, la disinformazione russa che mette in dubbio l’efficacia del vaccino Pfizer-BioNTech è stata associata a teorie che suggeriscono che la pandemia era una “cospirazione delle élite globali” per “stabilire un controllo totale sulle popolazioni”9.

Il gruppo di esperti in bioetica del Consiglio episcopale polacco ha emesso, alla vigilia dell’arrivo dei vaccini, l’ambigua raccomandazione di lasciare libertà di “scelta individuale” ai cattolici, lasciando a molti sacerdoti la decisione di scoraggiare la vaccinazione.

LUIZA BIALASIEWICZ

Come notano tutti questi studi, la diffusione di questa disinformazione è aggravata dalla “complessità e vulnerabilità dell’ecosistema dell’informazione” che, come nota il rapporto FirstDraft, “è pieno di ‘data gaps’ – situazioni in cui la domanda di informazioni su un argomento è alta ma l’offerta di informazioni credibili è bassa – che sono sfruttate da una varietà di attori”. E “quando la gente non può accedere facilmente a informazioni affidabili sui vaccini e la sfiducia nei confronti degli attori e delle istituzioni legate ai vaccini è alta, le narrazioni di disinformazione corrono a riempire il vuoto”10.

La questione delle “lacune di dati” – o, meglio, la percezione di un accesso ineguale alle informazioni “reali” – è cruciale per capire come funziona la disinformazione, ma anche per combatterla.

L’attuale pandemia non è il primo esempio di una crisi sanitaria che scatena immaginazioni fantasiose e varie teorie del complotto. In un recente articolo del Sydney Morning Herald, il filosofo e neuroscienziato australiano Colin Klein ci ricorda che “quando le cose cambiano rapidamente, non è irragionevole supporre che alcune persone abbiano più informazioni di altre”, con “le teorie della cospirazione nate dall’oscura sensazione che non tutto ci sia rivelato, che la verità sia ancora nell’ombra e che qualcun altro stia tirando i fili”11. Non è sorprendente, quindi, che le teorie del complotto “attecchiscano” più fortemente nei momenti di crisi, specialmente in quei luoghi e tra quel pubblico che si sente meno “in controllo” degli eventi. Come ha notato Ed Yong nel suo eccellente pezzo per The Atlantic sul futuro della pandemia, le aree geografiche di vaccinazione saranno ineguali come la diffusione del virus: in primo luogo perché i non vaccinati non saranno sparsi a caso, ma formeranno dei gruppi in comunità che non hanno uguale accesso ai vaccini, e in secondo luogo perché lo scetticismo sui vaccini si sta diffondendo tra amici e famiglie nello scambio quotidiano di immaginazioni geopolitiche, sia fisiche che virtuali12

È già evidente oggi quanto lo scetticismo sui vaccini sia direttamente collegato a credenze cospiratorie più ampie, ma è anche più fortemente concentrato tra quelle popolazioni che si sentono meno in controllo del loro futuro destino politico, economico e socio-sanitario. Uno dei contesti geografici più rilevanti in questo senso è quello dei Balcani occidentali, segnato non solo dalla più forte opposizione al vaccino, ma anche dai più alti livelli di sostegno a varie teorie del complotto sull’origine e la diffusione del virus e sui “veri” motivi dietro i tentativi di combatterlo. Uno studio condotto dall’Advisory Group on Balkan Policy in Europe e guidato da Florian Bieber dell’Università di Graz ha rivelato che più del 75% dei cittadini dei Balcani occidentali credeva in una o più teorie di cospirazione riguardanti il virus Covid-19 (le percentuali negli stati dell’UE come la Germania o l’Italia sono tra il 20 e il 25%)13. Mentre l’istruzione, l’età o il sesso non hanno alcuna influenza su queste convinzioni, è sorprendente che questi criteri siano direttamente collegati a più ampi orientamenti geopolitici, sia nell’UE che in Russia, negli Stati Uniti come in Cina. Inoltre, le tendenze alla cospirazione sono anche direttamente collegate a più ampie convinzioni politiche e “visioni del mondo”, compresa la fiducia nel processo democratico e nelle istituzioni, il che dimostra quanto siano profondamente intrecciate le “grandi” visioni geopolitiche e le paure quotidiane. 

Come si possono combattere queste paure, che non solo sono di rilevanza immediata per i programmi europei di salute pubblica, ma possono anche avere effetti perniciosi e a lungo termine sulla fiducia nelle istituzioni e nei funzionari pubblici? Garantire che i cittadini europei sentano di avere pieno e uguale accesso alle informazioni sulla pandemia e sui vaccini destinati a combatterla è un primo passo essenziale, e gli organismi nazionali ed europei stanno facendo del loro meglio per ampliare la gamma e la disponibilità di informazioni scientifiche comprensibili al grande pubblico14. Tuttavia, parallelamente a questi sforzi di comunicazione scientifica, i governi dovrebbero anche sensibilizzare i cittadini europei sul fatto che le “scelte personali” che possono fare sui vaccini non sono affatto libere e personali, ma piuttosto sono oggetto di strategie geopolitiche mirate da parte di attori ostili.

Note
  1. Si veda, tra gli altri, Rachel Pain et Susan Smith (2008) Fear : Critical Geopolitics and Everyday Life. Aldershot : Ashgate.
  2. https://eeas.europa.eu/headquarters/headquarters-Homepage/88701/no-vaccine-nationalism-yes-vaccine-multilateralism_en
  3. https://rep.repubblica.it/pwa/editoriale/2020/12/19/news/la_sfida_epocale_dell_europa-279108589
  4. https://wyborcza.biz/biznes/7,177151,26642642,sondaz-wyborczej-do-szczepien-na-covid-polakow-przekona-tylko.html#S.DT-K.C-B.2-L.2.maly:undefined
  5. https://www.politico.eu/article/in-hungary-politicizing-of-vaccine-hangs-over-immunization-efforts
  6. https://politicalcapital.hu/news.php?article_read=1&article_id=2680&fbclid=IwAR01RgoyvEY17_dw8CVLozyUEJXH_VCswuYXDI6eU8BqZ21JbH5ec-skOJk
  7. Lanciato nel 2015 per combattere le strategie russe di disinformazione indirizzate all’UE e alla regione nel senso ampio, ma con un mandato molto piú largo, che include i flussi di disinformazione sulla pandemia (https://euvsdisinfo.eu/eeas-special-report-update-short-assessment-of-narratives-and-disinformation-around-the-covid-19-pandemic-update-may-november).
  8. https://firstdraftnews.org/project/vaccines-and-misinformation-get-the-support-you-need
  9. https://euvsdisinfo.eu/2021-a-happy-new-year-and-some-sad-old-tropes
  10. https://firstdraftnews.org/wpcontent/uploads/2020/11/FirstDraft_Underthesurface_Fullreport_Final.pdf?x55001
  11. https://www.smh.com.au/national/how-conspiracy-theories-about-covid-19-went-viral-20200318-p54bhm.html
  12. https://www.theatlantic.com/health/archive/2020/12/pandemic-year-two/617528
  13. https://biepag.eu/wp-content/uploads/2020/12/Conspiracies-and-COVID19-in-the-Balkan-English.pdf?fbclid=IwAR3qLIFRnCATCi2j8aSijDABkxg7gKFDdlCGI5kpyCI8G_fGv3GnG5iVqkE
  14. Comme ce « Livre blanc » publié par les virologistes polonais : http://naukaprzeciwpandemii.pl