Il piano dell’estrema destra tedesca per mettere l’Europa al servizio di Berlino
L’AfD non vuole più limitarsi a uscire dall’Unione, ma intende trasformarla dall’interno.
Traduciamo e commentiamo per la prima volta questo documento inedito.
- Autore
- Pierre Mennerat, Linn Selle
Mercoledì 21 ottobre l’AfD ha presentato un programma per lo smantellamento dell’Unione europea nel caso in cui nel 2029 si formasse una maggioranza «patriottica e di destra» al Parlamento europeo. Il testo, lungo 14 pagine, è stato elaborato dalla delegazione parlamentare dell’AfD, che fa parte del gruppo ESN, i cui 27 deputati costituiscono il gruppo più piccolo del Parlamento europeo. Il partito di estrema destra concepisce la propria strategia in funzione di due circostanze elettorali: la conquista del potere in Germania e un’alleanza delle destre populiste e nazionaliste in Parlamento. L’AfD auspica un’Europa-fortezza, ma un’Unione svuotata di ogni sostanza, che si dissolverebbe di fronte al principio sistematicamente ribadito della sovranità del popolo, che si esprime sempre e solo in ambito nazionale.
Sebbene il programma riprenda alcune delle misure sostenute dall’estrema destra, include anche tematiche specificamente tedesche, dalla difesa degli interessi finanziari all’insistenza sul diritto di utilizzare il contante.
Il concetto di “Dexit”, talvolta utilizzato dalla presidente dell’AfD Alice Weidel sulla scena politica interna, non emerge immediatamente in questo programma, ma piuttosto come un’ultima possibile risorsa. Se i negoziati dovessero fallire, l’AfD afferma di voler restituire la decisione al popolo attraverso un referendum sull’Unione europea, qualora dovesse perdere il braccio di ferro con i propri partner. Durante la conferenza stampa, la presidente del partito non ha confermato la strategia riguardo alla moneta unica espressa nel programma 1.
Il piano prevede un riorientamento istituzionale, finanziario e ideologico dell’Europa: la fine dell’elezione diretta del Parlamento europeo a suffragio universale, la centralità del Consiglio europeo e la riduzione del ruolo della Commissione a quello di semplice esecutore amministrativo delle decisioni di quest’ultimo. Il partito prevede inoltre l’abolizione o il «ridimensionamento» di gran parte delle direzioni.
Il testo utilizza l’espressione «Unione europea» solo in senso negativo, e generalmente al passato, e menziona solo «l’Europa» e il «livello europeo» (Europäische Ebene) quando si parla della nuova forma da attribuirle.
Il programma si presenta anche come una serie di rifiuti rivolti all’Unione europea contro una presunta estensione illimitata dei suoi ambiti di competenza e propone una restrizione radicale degli ambiti condivisi: mercato comune, frontiere esterne, armamenti, ricerca e tecnologia e tutela del patrimonio culturale comune. Al di fuori di questi ambiti, l’AfD prevede competenze condivise altrettanto limitate e respinge tutto il resto. Tuttavia, il programma si basa su presupposti in gran parte irrealistici che renderebbero la cooperazione europea del tutto inefficace, anche nei settori che l’AfD intende mantenere.
L’AfD propone un’Europa delle nazioni priva di qualsiasi volontà normativa in ambito culturale, sociale o ecologico. La minaccia del diritto di recesso, denominato nel testo «Opt-Out», funge da strategia di ricatto permanente.
La riorganizzazione della cooperazione europea: nazioni sovrane, Europa comune
Prefazione: Un’Europa delle nazioni come obiettivo della politica tedesca
Nel 2029 potrebbe verificarsi ciò che finora abbiamo appena osato immaginare: una maggioranza patriottica e di destra al Parlamento europeo è a portata di mano. Ciò rende possibile un cambiamento di rotta fondamentale per l’Europa. Dobbiamo cogliere questa opportunità storica. Non solo per apportare ritocchi superficiali, ma per una riorganizzazione radicale della cooperazione europea. Gli errori commessi nello sviluppo dell’Unione europea e della moneta unica sono così profondi che alcune riforme non sarebbero sufficienti. Una maggioranza patriottica di destra deve quindi attuare cambiamenti sostanziali. Vogliamo rinegoziare i trattati europei!
Mentre la richiesta di una modifica dei trattati europei è stata al centro del movimento filoeuropeo negli ultimi decenni, è interessante notere che l’AfD la riprende come base strumentale di un programma di riforma sovranista. In questo modo ribalta la narrativa filoeuropea a vantaggio della propria «agenda patriottica».
Le competenze europee devono limitarsi ai settori in cui i vantaggi concreti sono evidenti. La loro missione consiste innanzitutto nella protezione effettiva delle frontiere esterne dell’Europa, nel mercato comune, nella lotta transfrontaliera alla criminalità, nonché nella cooperazione e nel coordinamento in materia di politica di sicurezza.
Questa riorganizzazione avrà inevitabilmente conseguenze finanziarie e istituzionali. Il bilancio a livello europeo subirà una forte riduzione e l’apparato amministrativo europeo verrà drasticamente snellito. La Germania deve smetterla di ricoprire da decenni lo stesso ruolo, quello di tesoriere costretto a versare contributi eccessivi!
Anche l’architettura della moneta unica deve essere profondamente trasformata. È necessario ripristinare i criteri di stabilità originari del Trattato di Maastricht come fondamento dell’euro e il diritto di voto di un paese in seno al Consiglio della BCE deve essere proporzionale alle sue dimensioni. La Germania deve ricevere un diritto di voto commisurato al proprio peso finanziario ed economico. I saldi TARGET negoziati all’interno dell’area dell’euro vengono aboliti e sostituiti da titoli patrimoniali regolari. Nell’unione monetaria viene introdotto un regolamento in materia di insolvenza e la BCE torna alla sua neutralità in materia di politica monetaria.
Finché questo processo negoziale è in corso, le possibilità di “opt-out” – come quelle utilizzate da Danimarca, Svezia, Polonia e altri Stati membri – rappresentano lo strumento privilegiato per proteggere la Germania dai danni (sovranità cooperativa). Queste disposizioni di opt-out possono essere utilizzate affinché la Germania non sia costretta a partecipare a politiche di ampia portata e particolarmente dannose per il nostro Paese, come l’assegnazione di immigrati privi del diritto di soggiorno in Germania ai sensi degli accordi di Dublino, o i prestiti dell’Unione europea garantiti in solido.
L’idea di «semplicemente» ritirarsi (Opt-Out) da alcune politiche dell’Unione europea mostra come funziona la retorica dell’AfD sull’Europa: promettere che sia possibile mantenere solo le politiche ritenute conformi agli interessi tedeschi. A questo proposito, gli esempi di Danimarca, Svezia e Polonia sono fuorvianti, poiché i rispettivi Opt-Out sono stati decisi prima dell’integrazione di tali politiche (come nel settore della giustizia e degli affari interni e nell’Eurosistema).
Il 2029 potrebbe quindi rappresentare una svolta storica. Se dovesse risultare che, nonostante un governo tedesco con la partecipazione dell’AfD e maggioranze favorevoli, la trasformazione sostanziale dell’Unione europea sia impossibile, la decisione dovrà spettare a chi, in democrazia, detiene il potere di ultima istanza: il popolo. A quel punto il popolo tedesco dovrà scegliere autonomamente la via europea che la Germania intraprenderà. Il 2029 è un anno storico, che ci permette di trasformare un’Europa ancora centralizzata in un’Europa delle nazioni sovrane.
Ciò illustra l’evoluzione più generale dell’approccio dell’AfD nei confronti dell’Unione europea: in occasione del congresso del 2025 a Riesa, il partito aveva sostenuto la posizione di un’uscita dall’Unione europea al fine di costruire una «Confederazione delle nazioni europee». Ciò che si osserva oggi, con questo programma e la presentazione delle idee di Alice Weidel a Strasburgo, è che l’AfD sta cercando di trasformare l’Unione dall’interno.
Capitolo II: Ripartizione delle competenze, responsabilità europee e nazionali
L’insidiosa espansione delle competenze europee in ambiti che riguardano l’autodeterminazione nazionale e la garanzia della loro esistenza è alla base della perdita di fiducia nell’Unione europea. Un’Europa pronta per il futuro ha bisogno di due cose: un confine netto tra le vere missioni comuni e le competenze nazionali, e uno strumento efficace che imponga tale confine in caso di controversia. Lo strumento è la «non partecipazione», l’«opt-out» sovrano.
1. Il diritto di recesso (“Opt-Out”, N.d.T.) come correzione dell’organizzazione delle competenze
Quando l’Unione europea oltrepassa i propri compiti fondamentali e interviene senza giustificazione nelle competenze nazionali senza che ciò produca un valore aggiunto comune identificabile, gli Stati membri hanno il diritto di non partecipare. La Danimarca, l’Irlanda, la Polonia e, fino al 2020, il Regno Unito hanno dimostrato che i percorsi autonomi (Sonderwege) garantiti dai trattati non indeboliscono la cooperazione europea, ma al contrario la rafforzano. Essi costringono l’Unione ad autolimitarsi su ciò che richiede realmente una norma comune. La Germania utilizzerà in futuro questo strumento con determinazione – non come una ritirata o una fuga, ma come una correzione al servizio di un’Europa comune, che agisce solo quando ciò va a diretto beneficio dei suoi popoli.
2. I compiti fondamentali di una vera cooperazione europea
Nei seguenti settori, l’azione comune è espressione della sussidiarietà e non ne costituisce una violazione: si tratta infatti dei settori in cui la cooperazione europea apporta un comprovato valore aggiunto:
- Il mercato interno come spazio di libertà economica
Siamo favorevoli al libero scambio di beni, servizi, capitali e persone, nella misura in cui ciò vada a vantaggio dei nostri popoli. Il mercato interno deve essere liberato dalle catene che ne ostacolano lo sviluppo economico. Anziché ricorrere a un eccesso di regolamentazione burocratica come il Green Deal, il REACH o le direttive ESG, puntiamo a liberare il potenziale economico dei nostri imprenditori e dei nostri lavoratori e a preservare il nostro tessuto industriale.
Contrariamente a quanto affermato in passato, l’AfD potrebbe ricorrere più spesso a una visione costruttiva dell’Unione europea. Il testo menziona addirittura la libera circolazione dei lavoratori, che non figurava nei precedenti programmi del partito.
D’altra parte, queste rivendicazioni non potranno andare a buon fine se il bilancio europeo verrà drasticamente ridotto, come chiede l’AfD.
- Lo scudo del continente: una protezione efficace delle nostre frontiere esterne
La sovranità è impensabile senza l’integrità fisica delle frontiere. La protezione senza compromessi delle frontiere esterne dell’Unione europea non è un’opzione, ma un dovere esistenziale. Solo una difesa rafforzata delle frontiere può garantire la sicurezza interna, lo Stato di diritto e l’identità culturale del nostro continente. È il fondamento su cui poggiano la fiducia e l’ordine nel nostro continente.
- Tutela del patrimonio naturale europeo
La tutela dell’aria, dei corsi d’acqua e della biodiversità è la tutela della nostra patria (Heimat) naturale. Laddove gli spazi naturali non si fermano ai confini naturali – come nel caso della pulizia dei nostri grandi fiumi o della protezione dei banchi di pesci nei nostri mari – coordiniamo la nostra azione con determinazione. Garantiamo il patrimonio naturale europeo per le generazioni future.
- Armamenti e tecnologia della difesa
Una vera autonomia strategica richiede di rinunciare alle dipendenze energetiche, in particolare nei confronti delle potenze extraeuropee. Puntiamo sulla cooperazione tra le industrie della difesa degli Stati sovrani: attraverso lo sviluppo comune in settori chiave come i sistemi di droni o l’intelligenza artificiale per la sicurezza e attraverso l’acquisto prioritario reciproco, uniamo le nostre forze per creare un arsenale comune delle nazioni. La cooperazione serve in questo caso all’affermazione tecnologica e al potenziamento industriale, mentre il comando dei soldati rimane necessariamente nelle mani degli Stati.
- Ricerca e tecnologia
Per poter determinare autonomamente il proprio futuro, l’Europa deve porre fine alla propria dipendenza tecnologica dalle potenze extraeuropee. Uniamo le nostre forze nella ricerca d’avanguardia: dall’esplorazione spaziale alle innovazioni mediche rivoluzionarie, dallo sviluppo di modelli di intelligenza artificiale propri alle fonti energetiche del futuro. L’Europa deve essere un centro di eccellenza, che affermi la propria libertà attraverso progressi tecnologici.
- Tutela del nostro patrimonio occidentale-cristiano
L’identità del nostro continente si manifesta in una diversità materiale e spirituale unica: essa trae vita dall’unicità delle sue lingue, dalla profondità della sua filosofia e della sua cultura giuridica, dalla grandezza della sua musica, nonché dalle sue cattedrali e dai luoghi in cui la nostra storia è stata scolpita nella pietra. La tutela del nostro patrimonio nel suo insieme è un dovere nei confronti della nostra storia e dei nostri discendenti.
3. Non partecipazione a livello nazionale: nei casi in cui la Germania si avvale del proprio diritto di recesso (“Opt-Out”, N.d.T.)
Nei seguenti ambiti, l’Unione europea non dispone della legittimazione derivante dai trattati e dalla democrazia per un’azione centralizzata: la Germania si impegna pertanto a favore di una rinegoziazione fondamentale dei trattati europei per riportare tali competenze in modo duraturo e ufficiale a livello nazionale, in conformità con il principio del diritto dell’Unione dell’autorizzazione caso per caso (Einzelermächtigung), secondo il quale ogni competenza non espressamente delegata rimane di competenza degli Stati membri. Finché tale riorganizzazione non sarà stata completata mediante un trattato, nei settori in cui l’Europa cerca di interferire nel cuore della sovranità nazionale, la Germania farà risolutamente uso del proprio diritto di non partecipazione, il diritto di recesso («Opt-Out», N.d.T.):
- La politica fiscale e sociale
L’organizzazione dello Stato sociale e la riscossione delle imposte costituiscono il nucleo inalienabile dell’autodeterminazione democratica. Rifiutiamo qualsiasi forma di armonizzazione sociale europea. Con noi non ci saranno né un salario minimo europeo, né un’assicurazione contro la disoccupazione europea, né un fondo sociale sovranazionale. La garanzia dell’autonomia delle parti sociali a livello nazionale e la tutela della nostra struttura economica hanno la priorità assoluta rispetto all’egualitarismo e a uno Stato sociale imposto dall’Unione europea.
- Migrazione e asilo
Decidere chi entra nel nostro territorio e chi vi rimane è la caratteristica più fondamentale della sovranità dello Stato. Sosteniamo espressamente una cooperazione volta a garantire una protezione senza lacune delle frontiere esterne, nonché soluzioni europee per il trasferimento delle procedure di asilo in Stati terzi. Ma ciò che rifiutiamo categoricamente è la gestione intraeuropea della migrazione a scapito della capacità di agire delle nazioni. La Germania non prenderà più parte ad alcun meccanismo di ripartizione o di quote relative ai richiedenti asilo. Sulla base del modello della deroga concessa alla Danimarca, esigiamo un «opt-out» che ci garantisca capacità illimitate di respingimento alle frontiere. La cooperazione europea è necessaria alle frontiere, ma la decisione in ultima istanza alla frontiera tedesca deve rimanere sovrana.
- La politica di sicurezza e difesa
La decisione in materia di guerra e pace costituisce l’aspetto fondamentale della sovranità statale e non può mai essere delegata a istituzioni sovranazionali; ci opponiamo fermamente a un esercito dell’Unione europea con un comando centrale o alla messa in comune della politica di difesa. La riserva parlamentare costituzionale e il comando nazionale esercitato dal Parlamento sulle nostre forze armate (Parlamentsheer, NDT) sono intangibili. La Germania non parteciperà ad alcuna struttura militare sovranazionale che eroda le catene di comando nazionali e sottoponga i soldati tedeschi a dottrine operative straniere.
- L’ingerenza nelle questioni sociali
Il livello europeo non ha alcun mandato per modificare gli ordinamenti sociali ereditati dalla storia e dalla cultura dei suoi Stati membri. Rifiutiamo di partecipare a programmi che, con il pretesto dei «valori» o della «società civile», impongono un controllo ideologico nelle politiche di genere, sul clima o sulla famiglia. Il finanziamento di reti politiche e ONG con fondi europei costituisce un abuso di fondi pubblici e non sarà né sostenuto né tollerato dalla Germania.
- La ripartizione e i contributi permanenti
La vera solidarietà presuppone la responsabilità individuale. Rifiutiamo l’insidiosa creazione di un’unione dei trasferimenti in Europa. Non può esistere una logica di coesione che mascheri l’insufficiente competitività con sovvenzioni permanenti. I trasferimenti finanziari senza una contropartita concreta e misurabile e senza riforme strutturali consolidano le dipendenze e saranno quindi bloccati da un veto tedesco. Queste riserve non sono un miscuglio di rivendicazioni individuali, ma l’applicazione coerente di un principio politico: ogni competenza che non rientri nel nucleo delle vere missioni dell’Europa spetta necessariamente alla nazione. Per garantire in modo duraturo questo principio di restituzione nel diritto primario, la rinegoziazione dei trattati europei ai sensi dell’articolo 48 del TUE è l’obiettivo essenziale – che, se necessario, otterremo nel periodo di transizione attraverso un diritto di recesso («Opt-Out», NDT) tedesco. Le modalità per sancire giuridicamente questo strumento e la sua applicazione nei diversi ambiti politici sono illustrate nella tabella di marcia del capitolo VII.
Ciò non sarà ben accolto dai «partner patrioti» dell’AfD all’interno del gruppo ESN, provenienti dalla Polonia, dalla Repubblica Ceca e da altri paesi.
Capitolo III: Architettura istituzionale: un parlamento delle nazioni
Un’organizzazione delle competenze che esiste solo sulla carta, ma che non è radicata nelle istituzioni e nella sovranità del popolo, rimane priva di effetto. L’attuale struttura amministrativa dell’Unione europea è caratterizzata da una dispersione delle responsabilità, da una Commissione fuori controllo, da una prassi legislativa che garantisce un accesso privilegiato alle lobby e da un Parlamento scarsamente collegato alle nazioni, ed è quindi totalmente fuori controllo. Una riorganizzazione istituzionale dell’Unione europea deve garantire che i limiti stabiliti nel Capitolo II tra le competenze nazionali ed europee siano applicabili anche in termini democratici.
1. Una legittimazione democratica da parte dei parlamenti nazionali
Vogliamo un’Europa delle nazioni sovrane. Pertanto, il Parlamento europeo non deve più essere eletto a suffragio diretto, ma essere composto da deputati inviati da ciascuna delle nazioni. Ogni rappresentanza nazionale elegge i propri delegati in base alle maggioranze presenti in ciascun paese e trasmette così direttamente la propria legittimazione democratica al lavoro in commissione (Gremienarbeit, NDT) a livello europeo. In questo modo il Parlamento rimane legato ai cittadini delle nazioni invece di sviluppare una propria logica.
Il progetto dell’AfD prevede un ritorno alla situazione precedente al 1979 per il Parlamento europeo, al quale viene negata ogni forma di legittimità democratica nonostante sia stato eletto a suffragio universale. Poiché, secondo la concezione del partito, ogni democrazia si fonda esclusivamente sulla nazione, la creazione di partiti e gruppi transnazionali tra i deputati a Strasburgo è per sua natura antidemocratica.
2. Competenze ben definite: il Consiglio decide, la Commissione amministra
Il Consiglio europeo diventa l’organo decisionale centrale: i capi di Stato e di governo negoziano e decidono direttamente. La Commissione è limitata a un ruolo di coordinamento e di esecuzione e non agisce più come un governo de facto. La maggior parte delle direzioni generali e delle agenzie viene drasticamente snellita, le strutture superflue vengono sciolte e le competenze sovrapposte vengono fuse. Un controllo regolare e una soppressione sistematica degli atti giuridici dell’Unione europea garantiscono che gli Stati membri mantengano il loro potere decisionale.
Ciò significa che il Consiglio europeo diventerebbe l’organo esecutivo dell’Unione europea: proporrebbe e adotterebbe la legislazione. La Commissione europea verrebbe privata del proprio potere esecutivo e ridotta a un organo di coordinamento posto sotto l’autorità del Consiglio europeo. Ciò andrebbe contro l’essenza stessa dell’integrazione europea così come la conosciamo, poiché Jean Monnet aveva deliberatamente concepito l’Alta Autorità come un’istituzione indipendente, chiaramente orientata verso una prospettiva autenticamente europea, al di là degli interessi nazionali. Questo legame con un bene comune europeo più ampio verrebbe meno con un simile assetto istituzionale.
3. Prevalenza del diritto nazionale
Le costituzioni nazionali prevalgono sul diritto secondario europeo, purché quest’ultimo non riguardi i veri compiti fondamentali dell’Unione europea. Nell’ambito dei compiti fondamentali – in particolare il mercato interno – il diritto europeo è unico e vincolante per tutti gli Stati membri: solo così può funzionare uno spazio economico comune. La priorità del diritto nazionale si applica quindi proprio laddove l’Unione europea oltrepassi le competenze che le sono state conferite dai trattati e interferisca con il cuore della sovranità nazionale – non laddove gli Stati membri le abbiano consapevolmente affidato una competenza normativa. La Corte di giustizia dell’Unione europea sarà trasformata in un tribunale arbitrale europeo, che interverrà esclusivamente come organo interstatale in questioni ben definite del diritto dei trattati europei nell’ambito delle competenze trasferite, e non in materia di competenze nazionali o costituzionali. Gli articoli 4 e 5 del TUE saranno modificati di conseguenza, affinché la portata delle competenze e la sovranità interpretativa nazionale siano garantite giuridicamente.
Qui si ritrova la logica dell’Europa «à la carte»: mantenere un ordine giuridico europeo unificato laddove lo si ritenga necessario, come nel mercato unico (una dichiarazione tanto più interessante in quanto l’AfD voleva ancora uscirne appena due anni fa), stabilendo al contempo il primato del diritto nazionale nei settori in cui l’Unione europea eccede le proprie competenze, cosa su cui si pronuncerebbe il futuro tribunale arbitrale europeo (al posto della Corte di giustizia dell’Unione europea).
4. Il quadro giuridico relativo al diritto di recesso (“Opt-Out”)
Affinché le riserve nazionali menzionate nel capitolo II non rimangano semplici dichiarazioni d’intenti, è necessario integrare protocolli vincolanti nei trattati dell’Unione europea, sul modello dei regimi derogatori di cui beneficiano la Danimarca e l’Irlanda. Un diritto di recesso («Opt-Out») è efficace solo se garantito dai trattati e non può essere revocato a discrezione della Commissione. Questa riforma istituzionale conferisce così una base giuridica alle esigenze sostanziali in materia di ripartizione delle competenze.
Grazie a questa struttura, mettiamo fine all’era del centralismo di Bruxelles e poniamo le basi per un’Europa che non sia sostenuta da normative, ma dalla libera volontà dei suoi popoli. Stiamo costruendo un’opera in cui libertà e sovranità non si contrappongono, ma costituiscono al contrario le condizioni necessarie alla sua sostenibilità.
Capitolo IV: Sovranità finanziaria: la responsabilità al posto dell’unione dei trasferimenti
La sovranità finanziaria è il fondamento di ogni autodeterminazione nazionale. Un popolo che non decide più come utilizzare le risorse che ha generato perde la propria capacità di agire politicamente. L’attuale sistema finanziario dell’Unione europea si è allontanato dai principi della responsabilità individuale e dell’onestà ed è stato sostituito da un sistema di garanzia collettiva e di ripartizione. La nuova Europa richiede un ritorno alla verità fiscale: libertà e responsabilità devono tornare ad essere inseparabili.
1. Abbandonare il ruolo di tesoriere: un bilancio limitato
La fine del ruolo della Germania come tesoriere dell’Unione europea non è una semplice esigenza fiscale, ma un atto di affermazione democratica. Chiediamo un tetto massimo strutturale e una riduzione del bilancio dell’Unione europea.
La Germania è stata e rimane la principale beneficiaria del mercato unico e contribuisce quindi in misura maggiore (circa il 23%) al bilancio dell’Unione europea. Da questi versamenti ricava benefici considerevoli, misurabili sia in termini assoluti che relativi, grazie alla sua forza nelle esportazioni e nelle importazioni all’interno del mercato unico.
- La sovranità contributiva
La logica della ridistribuzione automatica giunge al termine. Chiediamo l’abolizione dell’IVA e dei fondi propri “plastici”, nonché una drastica riduzione del contributo netto tedesco. In futuro, la Germania erogherà fondi solo per compiti che presentino un valore aggiunto europeo dimostrabile.
- L’efficienza amministrativa
L’amministrazione dell’Unione europea non deve essere fine a se stessa. Chiediamo un rigoroso congelamento dell’organico e lo scioglimento sistematico delle agenzie che non offrono vantaggi funzionali fondamentali.
2. Investire nella convergenza piuttosto che nel finanziamento di un’ideologia
Le risorse pubbliche non devono essere utilizzate in modo improprio per la rieducazione ideologica. Il livello europeo non ha il mandato di intervenire nell’ordine costituito dei popoli finanziando ONG politicizzate o programmi socio-politici.
- Il principio del valore aggiunto
I programmi dell’Unione europea volti a promuovere i «valori» o «l’educazione alla democrazia», che in realtà servono a esercitare un’influenza politica unilaterale, devono essere aboliti senza essere sostituiti.
- Una vera convergenza
La politica di coesione sta passando da un sistema di trasferimenti permanenti a un modello basato su progressi misurabili. Aiutare le persone ad aiutarsi da sole invece di rafforzare la loro dipendenza: in futuro, i fondi saranno erogati solo in base a rigorosi indicatori di convergenza e con un maggiore contributo nazionale.
3. Sovranità degli investimenti: capitali privati e alleanze strategiche al posto dei fondi di Bruxelles finanziati dal debito
La drammatica debolezza dell’Europa nella concorrenza industriale e tecnologica mondiale deriva da una palese carenza di capitale di rischio e di capitale proprio privato. La creazione di fondi europei sempre nuovi, finanziati dal debito, non fa che oscurare le vere cause della fuga dei capitali europei. Una vera sovranità finanziaria richiede di allontanarsi da questa logica del debito pubblico e di orientarsi verso la liberazione della creatività privata.
- La deregolamentazione del mercato dei capitali
I capitali europei devono poter circolare nuovamente liberamente verso le innovazioni industriali e tecnologiche, invece di essere vincolati da direttive politiche a prodotti finanziari “verdi” improduttivi.
- La nuova Europa come coordinatrice degli investimenti strategici
Anziché una ridistribuzione ideologica, chiediamo la creazione di un quadro di riferimento per i consorzi di investimento intergovernativi. L’Unione europea funge da coordinatrice amministrativa di progetti industriali e tecnologici su larga scala, il cui finanziamento è deciso in via sovrana dagli Stati membri. In questo modo, mettiamo in comune le risorse nazionali per realizzare economie di scala a livello continentale e facciamo dell’Unione il coordinatore della nostra indipendenza strategica.
4. Un sistema monetario stabile per cittadini liberi
La vera sovranità finanziaria comprende anche la protezione dei beni individuali dall’accesso da parte del governo e dalla svalutazione inflazionistica. Il sistema dell’euro necessita di una riforma radicale per ripristinare la solidità di bilancio.
Non più tardi che nel suo programma del 2025, l’AfD sosteneva l’uscita dall’euro: «È solo attraverso le valute nazionali che ogni Stato può ritrovare la propria sovranità in materia di politica economica e monetaria». Questo è uno dei principi fondanti su cui il partito è stato creato nel 2013, durante la crisi del debito pubblico. Il partito ora intende riformare l’eurozona piuttosto che farne uscire la Germania; le sue richieste equivarrebbero tuttavia a un’uscita de facto della Germania dall’euro. Come ultima risorsa, viene ripresa l’idea di un referendum sull’adesione all’euro.
- Disciplina monetaria e neutralità della BCE
Chiediamo la fine del finanziamento indiretto del governo da parte della BCE e un bilanciamento annuale dei saldi Target 2 con titoli di valore quali l’oro o il Bitcoin. In futuro, i diritti di voto nel Consiglio della BCE dovranno basarsi sulla quota di capitale. La BCE deve limitarsi rigorosamente al suo mandato originario di stabilità dei prezzi; respingiamo l’integrazione di obiettivi di politica climatica, sociale o economica nelle sue decisioni di politica monetaria in quanto violazione della sua neutralità e indipendenza sancite contrattualmente.
Qui si intravede un riferimento alle origini ordoliberali dell’AfD negli anni 2010, a seguito del piano di salvataggio della Grecia e dell’eurozona messo in atto, in particolare, da Angela Merkel e Wolfgang Schäuble.
- Libertà delle operazioni di pagamento
Il diritto al contante deve essere sancito nei trattati europei come espressione della libertà individuale. Ci opponiamo all’introduzione delle valute digitali delle banche centrali (CBDC) poiché queste potrebbero consentire di monitorare e controllare completamente i flussi dei pagamenti privati.
- Concorrenza monetaria
Consideriamo le criptovalute decentralizzate come il Bitcoin un passo avanti verso un ordine finanziario libero. Anziché un eccesso di regolamentazione tecnologica (MiCA) 2, ci affidiamo a un quadro normativo che favorisca l’innovazione e garantisca la tutela della sovranità dei singoli asset in un mondo digitale.
5. La questione fondamentale dell’unione monetaria: una riforma coerente piuttosto che una costruzione errata
L’euro, nella sua forma attuale, presenta un problema strutturale fondamentale: un’unione monetaria di economie economicamente eterogenee, priva di comunitarizzazione di bilancio, ha di fatto portato, attraverso una scappatoia, a un’unione del debito e delle passività. Le riforme menzionate in questo capitolo – fine del finanziamento indiretto dello Stato da parte della BCE, perequazione dei saldi TARGET, diritti di voto ponderati in base al capitale, regime di insolvenza credibile per gli Stati membri – rappresentano il modo in cui chiediamo di correggere questa costruzione errata e di porre l’euro su una base sostenibile di responsabilità individuale.
Come indicato nella prefazione, la decisione sul futuro orientamento della politica europea e monetaria della Germania spetta, in caso di dubbio, al sovrano stesso.
6. Il veto fiscale come strumento di protezione
Per noi, la ristrutturazione delle finanze europee non è negoziabile. La Germania abbandonerà il suo ruolo di garante finanziario a favore di una politica di ridistribuzione destinata al fallimento.
Se una riforma radicale del sistema di finanziamento dell’Unione europea dovesse essere bloccata, la Germania opterà per una strategia di ostruzionismo parlamentare in occasione delle future decisioni relative alle risorse proprie. Chiunque rispetti la libertà dei popoli deve rispettare anche la loro sovranità finanziaria.
Le riforme presentate devono essere considerate nel contesto della revisione della politica monetaria europea, così come prevista nel programma elettorale per le elezioni del Bundestag del 2025. In tale contesto, il mantenimento dell’euro — o di un’unità di conto flessibile, paragonabile all’ECU — rimane una possibilità come elemento parallelo. Tuttavia, anche in questo scenario, l’euro dovrebbe essere adeguato di conseguenza.
Il gruppo al Parlamento europeo, contrariamente alle posizioni estremiste espresse in particolare da Alice Weidel, non affronta in modo diretto la questione dell’uscita dall’euro.
Capitolo V: Sovranità in materia di produzione e approvvigionamento: economia, energia e agricoltura
Il fondamento materiale della nostra libertà politica risiede in un’economia efficiente e autonoma. Una nuova Europa deve ambire a tornare ad essere un polo mondiale di primo piano per l’industria e l’innovazione, piuttosto che limitarsi al ruolo di museo a cielo aperto ultra-regolamentato o di semplice mercato di sbocchi commerciali, privo di qualsiasi capacità creativa propria. Una vera sovranità richiede il controllo del proprio approvvigionamento energetico, la tutela della produzione nazionale e la garanzia della nostra sovranità alimentare.
1. Sostanza industriale e libertà tecnologica
Sosteniamo un’Europa che liberi le forze creative dei suoi imprenditori e dei suoi lavoratori qualificati, invece di paralizzarle con direttive dirigistiche.
- Sburocratizzazione
Chiediamo una moratoria su qualsiasi nuova normativa europea. I vincoli esistenti – come il regolamento REACH sulle sostanze chimiche o le normative burocratiche sulle catene di approvvigionamento – devono essere ridimensionati, se non addirittura aboliti.
- Neutralità tecnologica
L’innovazione non deve essere ostacolata da divieti (come quello sui motori a combustione interna) 3. Come sottolineato al punto II, coordineremo i nostri sforzi di ricerca laddove questi rafforzino la nostra autonomia strategica – in particolare nei settori dell’intelligenza artificiale, della robotica, dell’aerospaziale e della ricerca nucleare moderna.
2. Sovranità energetica: il mix energetico nazionale come vantaggio competitivo
L’approvvigionamento energetico costituisce il sistema nervoso di ogni nazione industriale e deve assolutamente rimanere sotto la responsabilità degli Stati. Chiediamo pertanto la fine del “Patto verde” europeo (Green Deal) 4, il quale, con le sue direttive di pianificazione centralizzata, compromette la sicurezza del nostro approvvigionamento e fa lievitare i prezzi.
- Libertà nel mix energetico
Ogni nazione decide in modo sovrano il proprio mix energetico. La Germania deve mantenere la libertà di ricorrere all’energia nucleare, al carbone, al gas e alle energie rinnovabili, in base alle esigenze del proprio tessuto economico. Un’energia accessibile costituisce il fattore di produzione fondamentale da cui dipende la sopravvivenza della nostra base industriale.
- Preservare la competitività anziché imporre vincoli burocratici
Un’energia a costi contenuti e una solida base industriale costituiscono il fondamento della nostra prosperità.
Respingiamo ogni misura burocratica che minacci tali fondamenti, come l’obbligo di acquistare quote di CO₂ o i meccanismi di adeguamento del carbonio alle frontiere (MACF) 5. Piuttosto che un orientamento ideologico, chiediamo una politica energetica che rispetti la libertà decisionale degli Stati membri, garantisca la sicurezza della produzione industriale e consenta il pieno dispiegamento delle nostre capacità economiche e industriali.
3. Agricoltura: finanziamenti stabili e sovranità alimentare strategica
I nostri agricoltori sono i garanti della nostra sovranità alimentare strategica e i custodi dei nostri paesaggi culturali. Consapevoli che l’agricoltura — essenziale per la sopravvivenza della nostra nazione e del nostro continente — non può essere ridotta a un semplice settore economico tra gli altri, intendiamo proteggere la nostra produzione alimentare nazionale di alta qualità.
- Garantire un finanziamento stabile agli agricoltori
Chiediamo, nel breve termine, l’abbandono di qualsiasi progetto di riduzione dei finanziamenti nell’ambito della Politica agricola comune (PAC). La degressività e il tetto massimo degli aiuti costituiscono una minaccia per le aziende agricole e mettono a rischio la sicurezza dell’approvvigionamento in Germania. A lungo termine, raccomandiamo una rinazionalizzazione del sostegno all’agricoltura.
- Accordi commerciali
Siamo favorevoli al commercio internazionale, motore e vettore della nostra prosperità. La diversificazione delle relazioni commerciali crea nuovi sbocchi commerciali e rafforza la resilienza delle catene di approvvigionamento. Allo stesso tempo, la conclusione di accordi commerciali non deve avvenire a scapito dei cittadini e dei loro diritti democratici. Gli accordi commerciali devono essere conclusi solo se la qualità dei prodotti agricoli importati non lascia spazio a dubbi. Dobbiamo essere in grado di nutrirci con le nostre risorse se vogliamo evitare qualsiasi forma di ricatto. Per principio, riteniamo che sia democraticamente necessario che gli accordi commerciali siano sottoposti all’approvazione dei parlamenti competenti.
A differenza del RN in Francia, l’AfD sostiene per principio gli accordi commerciali.
- Riduzione della burocrazia
La volontà di sviluppare il commercio internazionale è ostacolata da un’eccessiva burocrazia proveniente da Bruxelles, che lascia poco o nessun margine di manovra all’agricoltura tedesca ed europea per prepararsi al mercato agricolo mondiale e affrontare la concorrenza internazionale su un piano di parità. Per questo motivo l’eccessiva burocrazia agricola europea deve essere smantellata e la sua politica agricola riformata. Solo a questa condizione l’Unione europea potrà creare le condizioni interne per la propria prosperità. È necessario limitarsi alla raccolta dei dati delle aziende agricole e adeguare maggiormente le direttive alle dimensioni delle aziende e alla situazione pratica. Le autorizzazioni devono essere concesse più rapidamente e l’eccessiva regolamentazione deve essere ridotta, affinché le aziende agricole possano investire più facilmente e orientarsi verso i mercati. In questo modo i nostri eccellenti prodotti acquisiranno maggiore competitività a livello internazionale. In questo modo saranno garantiti sia gli standard di qualità europei sia la sostenibilità dell’agricoltura locale.
Capitolo VI: La vita intellettuale e la sfera pubblica: istruzione, cultura e media
La nostra identità europea non è il risultato di decreti emanati da Bruxelles, ma un’eredità comune, che vive nella diversità dei nostri popoli, delle nostre lingue e delle nostre tradizioni. In quanto patria della libertà di opinione e di pensiero, riteniamo che l’Europa abbia il dovere particolare di opporsi al paternalismo, alla censura e alla sorveglianza. La difesa di questa eredità contro l’egualitarismo tecnocratico e la repressione delle opinioni è per noi più di un tema educativo, mediatico e culturale, ma una missione centrale della nostra politica. Per proteggere l’Europa nella sua diversità e nella sua unità, è indispensabile che le competenze intellettuali e identitarie siano chiaramente di competenza delle nazioni.
Questa sezione è al centro dei programmi dell’AfD, sia a livello nazionale che regionale: il ripristino di una presunta libertà di espressione e dei «valori nazionali» rientra nel suo approccio alla metapolitica (Metapolitik) e nella sua volontà di allineare la cultura e l’istruzione alle posizioni del partito. È interessante notere che il partito affronti queste questioni anche a livello europeo, dove l’Unione europea dispone solo di competenze limitate.
1. La politica culturale: uno spazio dedicato alla conservazione e alla creazione
La diversità culturale dell’Europa non si nutre solo della conservazione del proprio patrimonio, ma poggia sulle spalle di personalità creative che comprendono il passato, il presente e il futuro e lo rendono visibile o udibile. Ciò richiede tuttavia uno spazio di libera espressione, non istruzioni e regolamenti ideologici. Vogliamo creare uno spazio di libero scambio di questo tipo, che tuteli la creazione artistica, e rifiutiamo qualsiasi condizionalità politica per le sovvenzioni.
2. L’istruzione: la sovranità sul proprio intelletto
La salvaguardia dell’istruzione, della lingua e della storia è la condizione fondamentale per l’identità civica e l’autodeterminazione democratica. Rifiutiamo quindi qualsiasi tentativo di uniformare i programmi scolastici nazionali o le identità culturali attraverso direttive europee. La sovranità sulle istituzioni educative è inviolabile. Ogni nazione decide autonomamente come proteggere e sviluppare il proprio patrimonio culturale.
3. I media: la libertà di dibattito come elisir di vita
Un’Europa delle nazioni libere ha bisogno del confronto tra argomenti, non dell’imposizione di narrazioni centralizzate. La diversità dei media e la libertà di opinione sono l’elisir di vita della partecipazione democratica. Rifiutiamo l’estensione dei meccanismi sanzionatori europei ai giornalisti e qualsiasi strumentalizzazione del diritto contro posizioni politiche divergenti. Un ordine democratico si difende con la libertà di parola, non con una censura politicamente corretta. Non si può abusare del livello europeo per controllare l’opinione pubblica o bandire i discorsi critici.
4. La famiglia come fondamento della società
La famiglia, composta da un uomo, una donna e dei figli, è il motore insostituibile di ogni società. Al suo interno si vive la responsabilità, si crea la coesione intergenerazionale: essa è la condizione di tutto ciò che rende possibili l’educazione, la cultura e la comunità in Europa. La tutela del matrimonio e della famiglia non è quindi un aspetto secondario della politica sociale, ma un pilastro della nostra concezione della società. Sosteniamo la famiglia come istituzione naturale e tutelata dalla Costituzione e respingiamo ogni tentativo di relativizzarne l’importanza rispetto a qualsiasi scelta di vita o di abolirne la funzione sociale determinante. Ciò riguarda la tutela della vita, dal concepimento fino al suo termine naturale. Da questa funzione protettiva deriva anche il rifiuto di qualsiasi riorganizzazione ideologica: rifiutiamo l’istituzionalizzazione del gender mainstreaming e di ogni propaganda LGBTQ, nonché la sessualizzazione precoce nelle istituzioni educative e nello spazio pubblico. È necessario garantire ai bambini uno spazio protetto per il loro sviluppo naturale, indipendente da qualsiasi influenza ideologica. Il sostegno alle famiglie e ai bambini è una responsabilità nazionale: il livello europeo non dispone in questo ambito di alcuna competenza né di alcun mandato.
In questa sezione si riscontrano parallelismi con il programma ideologico e culturale elaborato in vista delle elezioni in Sassonia-Anhalt.
Capitolo VII Futuro e attuazione: la riorganizzazione dell’Europa
Con un governo federale che include l’AfD, si apre per la Germania una fase di responsabilità, durante la quale l’orientamento e il futuro dell’Unione europea saranno rinegoziati nell’interesse delle nazioni europee e dei loro cittadini. L’obiettivo centrale di questa riforma è una rinegoziazione globale dei trattati europei, volta a sancire in modo duraturo nel diritto primario il modello — sviluppato nel presente documento — di una federazione di nazioni europee sovrane. Tale riforma si svolgerà in tre fasi successive, caratterizzate da orizzonti temporali sempre più ampi e da una portata giuridica sempre più approfondita.
1. Misure nell’ambito del quadro giuridico vigente
Non appena il governo entrerà in carica, saranno adottate tutte le misure consentite dalla normativa vigente:
- Eliminazione delle agenzie e delle direzioni generali superflue; riduzione della Commissione ai suoi portafogli essenziali.
- Introduzione di un freno alla spesa nel quadro finanziario pluriennale.
- Istituzione di un diritto di veto nazionale in caso di violazione del principio di sussidiarietà.
La presentazione di un “Regierungsprogramm” (programma di governo) per il 2029 mira a dimostrare al proprio elettorato che l’AfD intende prendere il potere. Tuttavia, nel sistema a più livelli dell’Unione europea, una presa di controllo totale da parte delle forze sovraniste, ovvero una maggioranza in seno al Consiglio e al Parlamento, rimane poco probabile, nonostante l’avanzata di tali forze. Inoltre, l’introduzione di un veto nazionale in materia di sussidiarietà richiederebbe molto probabilmente una modifica dei trattati.
Ciò richiederà maggioranze qualificate in seno al Consiglio e maggioranze semplici in Parlamento.
Orizzonte temporale: da due a tre anni.
2. Misure che richiedono una modifica dei trattati
Il fulcro di questa riforma richiede una rinegoziazione globale dei trattati europei, secondo la procedura prevista dall’articolo 48 del Trattato sull’Unione europea (TUE) — decisione all’unanimità del Consiglio europeo e ratifica da parte di tutti gli Stati membri. Tale rinegoziazione persegue un duplice obiettivo: la riforma istituzionale (capitolo III) e l’inserimento duraturo — e contrattualmente irrevocabile — delle riserve nazionali menzionate nel capitolo III sotto forma di protocolli vincolanti, sul modello dei regimi derogatori di cui beneficiano la Danimarca e l’Irlanda. Più precisamente:
- Trasformazione del Parlamento europeo in una camera composta da delegazioni inviate dalle nazioni.
- Chiarimento degli articoli 4 e 5 del TUE (Trattato sull’Unione europea) volto a sancire il primato del diritto nazionale al di fuori dei settori che rientrano nelle vere e proprie missioni fondamentali dell’Unione, confermando al contempo il primato del diritto dell’Unione europea nell’ambito di tali compiti fondamentali – in particolare per quanto riguarda il mercato interno (capitolo V).
- Inserimento di un meccanismo di limitazione del debito e della spesa nel diritto primario.
- Inserimento di protocolli di recesso (“Opt-Out”) vincolanti per i settori di cui al capitolo II.3, che non possono essere lasciati alla sola discrezionalità della Commissione europea.
Orizzonte temporale: da cinque a sette anni.
3. La sovranità di bilancio come leva
Poiché qualsiasi modifica della decisione relativa alle risorse proprie dell’Unione europea richiede la ratifica all’unanimità – e quindi l’approvazione del Bundestag e del Bundesrat –, la Germania dispone di un diritto di veto effettivo. Se Bruxelles dovesse rifiutare la via della riforma, tale veto verrà utilizzato per bloccare i futuri atti legislativi relativi al finanziamento dell’Unione europea e per ridurre drasticamente i contributi finanziari tedeschi. La Germania non è più disposta a finanziare un sistema che si rifiuta di attuare qualsiasi riforma.
Si tratta di uno scenario realistico (almeno nell’ipotesi di una presidenza del RN in Francia).
4. Il meccanismo di recesso (“opt-out”): individuare le lacune e richiedere una revisione
Per noi, il ricorso a un «opt-out» non è fine a se stesso; costituisce la conseguenza di una lacuna chiaramente individuata nell’attuale cooperazione, nonché uno strumento di transizione necessario fino a quando non sarà completata la revisione dei trattati, descritta al punto 2.
Laddove scegliamo di ritirarci, proponiamo al contempo ambiti in cui una vera cooperazione europea potrebbe subentrare – ispirandoci agli esempi di Danimarca, Irlanda e Polonia, che dimostrano come percorsi specifici e valore aggiunto europeo non si escludano a vicenda. Le seguenti misure illustrano come, grazie alla strategia dell’«opt-out» (clausola di non partecipazione), rendiamo possibile una riforma della cooperazione europea:
- Politica finanziaria e di bilancio
Problema: la condivisione delle responsabilità e l’unione bancaria minano la responsabilità individuale e distorcono la concorrenza tra gli Stati membri.
Riforma: Anziché una condivisione delle responsabilità, raccomandiamo un meccanismo trasparente di convergenza e di allerta precoce, che metta in luce gli abusi senza però finanziarli con il denaro dei contribuenti stranieri.
- Politica monetaria
Problema: l’euro digitale e l’unione dei trasferimenti erodono la sovranità monetaria dei cittadini.
Riformulazione: Chiediamo invece che il diritto all’uso del contante (capitolo IV.4) sia sancito nel diritto europeo come diritto fondamentale per tutti gli europei; si tratta di una vera e propria cooperazione volta a tutelare la libertà individuale, piuttosto che di un controllo centralizzato.
- Migrazione, asilo e protezione delle frontiere
Problema: la ripartizione comune dei richiedenti asilo si è scontrata con la diversità delle realtà nazionali e ha minato la fiducia nello spazio Schengen.
Riorganizzazione: laddove la ripartizione fallisce, occorre rafforzare la cooperazione alle frontiere esterne: puntiamo sullo sviluppo di Frontex, su accordi comuni di rimpatrio e sul trasferimento delle procedure di asilo verso paesi terzi — una vera cooperazione europea laddove risulta efficace.
- Politica climatica e agricola
Problema: il «Green Deal» e le normative centralizzate indeboliscono le basi industriali e agricole dell’Europa. Devono essere aboliti.
Riorganizzazione: Anziché una gestione dirigista, sosteniamo una cooperazione che tuteli le forze produttive europee: puntiamo sulla protezione comune del mercato interno dalle importazioni con standard inferiori (sovranità alimentare) e sulla cooperazione tecnologica nei settori della ricerca nucleare ed energetica (capitolo V). Una vera cooperazione europea tutela la produzione invece di soffocarla sotto il peso della burocrazia.
- Politica industriale e delle infrastrutture
Constatazione: l’attuale sostegno dell’Unione europea si perde in una microgestione burocratica e in una logica di dispersione delle risorse, in cui i fondi vengono distribuiti secondo criteri di proporzionalità piuttosto che di efficacia strategica; ne deriva una crescente dipendenza tecnologica dalle potenze extraeuropee.
Riorganizzazione: la Germania ricorre alla clausola di esclusione (opt-out) per consentire l’assegnazione di fondi nazionali al modello dei «consorzi di investimento» definito nel capitolo IV. Immaginiamo qui un’Unione europea riformata che agisca come piattaforma centrale e capofila: essa coordina, al di là dei confini nazionali, l’implementazione su larga scala di progetti di grande portata — che spaziano dalle infrastrutture energetiche autonome e dai sistemi di navigazione satellitare alle capacità di produzione di semiconduttori. Uniamo così le nostre forze economiche e industriali nazionali in uno sforzo continentale, al servizio di un «Piano per la potenza europea».
- Catene di approvvigionamento e sicurezza delle materie prime
Constatazione: La legislazione europea sulle catene di approvvigionamento indebolisce la nostra competitività, imponendo una burocrazia di controllo eccessiva e rischi di responsabilità basati su considerazioni di natura morale.
Riorganizzazione: la Germania pone fine a questo onere normativo facendo valere il proprio diritto di recesso (“Opt-Out”, N.d.T.). Raccomandiamo la creazione di una «Alleanza europea per la sicurezza degli approvvigionamenti»: anziché imporre restrizioni alle proprie imprese, l’Unione europea deve mobilitare il proprio peso diplomatico ed economico per garantire l’accesso alle materie prime critiche, direttamente presso i paesi partner. Una vera cooperazione europea significa in questo caso: garantire la sicurezza geopolitica dell’approvvigionamento di materie prime, piuttosto che una sorveglianza burocratica delle nostre catene del valore.
Queste clausole di deroga devono essere attuate in collaborazione con partner che intendano impegnarsi sulla stessa strada: quella dell’affermazione di sé e di una riforma costruttiva. In questo modo, le singole decisioni di disimpegno si trasformano in un progetto europeo comune.
Capitolo VIII: Il modello: un’associazione delle nazioni europee
L’Europa del futuro non è uno Stato federale centralizzato, bensì un’associazione di nazioni sovrane. In questo modello, ogni nazione è portatrice e garante della propria sovranità. La politica comune viene attuata esclusivamente laddove crea un valore aggiunto che lo Stato nazionale non può creare da solo. A fondamento di questa cooperazione vi sono principi immutabili:
1. La sussidiarietà e la responsabilità al posto del centralismo
La sussidiarietà non è solo uno slogan amministrativo, ma un principio fondamentale dello Stato in Europa, secondo il quale il potere va sempre dal più piccolo al più grande. Le decisioni devono essere prese là dove producono i loro effetti: nelle famiglie, nei comuni, nelle regioni, nei Länder o nelle nazioni. Restituendo il potere decisionale ai cittadini, difendiamo l’ideale europeo di libertà e responsabilità contro l’attuale sviluppo di un’amministrazione totalitaria. La sussidiarietà è il coraggio di decidere da sé: laddove le istituzioni dell’Unione europea cercano di uniformare ogni ambito della vita, noi puntiamo su una crescita organica e sul giudizio dei nostri popoli. Non vogliamo un ritorno alla ristrettezza mentale nazionale, ma il riconoscimento che l’Europa è forte solo quando rispetta la libertà delle sue parti.
2. La responsabilità come principio della sovranità
Il principio di responsabilità è per noi indissolubilmente legato al concetto di sovranità dello Stato; una comunità di Stati sovrani si fonda sul principio secondo cui libertà e responsabilità sono le due facce della stessa medaglia. Ogni Stato è responsabile delle proprie azioni, delle proprie decisioni economiche e delle proprie finanze. La fine della garanzia comune dei debiti e della ripartizione forzata non è quindi solo una necessità economica, ma una questione di onestà politica. Agire senza responsabilità corrompe il carattere della comunità politica. La vera solidarietà europea non si manifesta nei trasferimenti anonimi, ma nel rispetto reciproco della sovranità finanziaria e del contributo economico di ciascuno. Responsabilità significa mettere ordine in casa propria per essere un partner affidabile nel villaggio comune europeo.
3. Il destino comune delle nazioni europee
Una nuova Europa sorgerà non grazie all’imposizione dell’uniformità, ma attraverso una comunità di destino comune. Rifiutiamo ogni forma di sciovinismo nazionale che si erga al di sopra degli altri, così come rifiutiamo un universalismo senza radici, che dichiari inesistenti i popoli o miri a dissolverli.
Il nostro percorso consiste nel riconoscere la dignità di ogni popolo: solo chi è saldamente radicato nella propria identità possiede la grandezza interiore necessaria per rispettare, a sua volta, l’unicità del proprio vicino. La vera solidarietà europea non trae origine da normative astratte, ma dall’orgoglio delle nazioni sovrane, unite nella loro diversità.
Mentre il centralismo di Bruxelles percepisce la singolarità dei popoli europei come un ostacolo e cerca di eliminarla attraverso un’«armonizzazione» uniformatrice, noi, dal canto nostro, vi vediamo la fonte della nostra forza culturale e spirituale. L’unità europea non si fonda su regolamenti, ma sulla convinzione condivisa che la nostra identità etnico-culturale e la nostra cultura occidentale costituiscano i beni più preziosi, che occorre preservare in un mondo internazionale sempre più anarchico. Solo un’unione che difenda le specificità nazionali, in quanto elementi costitutivi del patrimonio europeo comune, troverà la forza di affermarsi.
Il modello a cui si mira è quello di un’associazione di Stati europei che conservino la propria indipendenza e libertà decisionale. Ogni nazione conserva la piena sovranità sui propri affari interni e partecipa alle politiche comuni solo sulla base di una convergenza chiaramente definita dei propri interessi nazionali. La cooperazione si attua laddove è necessaria e reciprocamente vantaggiosa: ad esempio in materia di sicurezza, commercio, ricerca e tutela delle condizioni di vita comuni.
4. Principi fondamentali della nuova Europa
- Sussidiarietà
Il principio di sussidiarietà implica che le decisioni politiche vengano prese il più vicino possibile ai cittadini, a livello locale o nazionale. Solo quando un problema supera manifestamente le competenze di una nazione, esso viene affrontato a livello comunitario. Prendiamo l’esempio della migrazione: il controllo dell’immigrazione rimane una prerogativa nazionale; solo in presenza di sfide o minacce transfrontaliere si possono prendere in considerazione misure europee coordinate. Tuttavia, tali misure comuni non devono mai ledere la competenza sovrana degli Stati-nazione, né servire da pretesto per un trasferimento di oneri finanziari. Il principio di sussidiarietà garantisce che si tenga conto delle reali esigenze dei cittadini e previene gli abusi che potrebbero derivare dall’azione delle istituzioni sovranazionali.
- Responsabilità
Il principio di responsabilità esige che ogni Stato si assuma pienamente la responsabilità delle proprie azioni e decisioni economiche. Non può esserci alcuna responsabilità comune per i debiti, né una ridistribuzione forzata dei rischi: una cattiva gestione o errori politici commessi da alcune nazioni non devono gravare sui contribuenti di altri paesi. Infatti, agire senza assumersene le responsabilità porta inevitabilmente a comportamenti irresponsabili. In materia di politica finanziaria, ad esempio, è escluso che i disavanzi nazionali vengano coperti con risorse comuni.
- L’Europa come unione di nazioni sovrane
L’attuale assetto dell’Unione europea è caratterizzato da un eccesso di regolamentazione, da una mancanza di trasparenza e da un marcato centralismo. I vincoli burocratici e la pressione a favore di un’integrazione sempre più spinta hanno suscitato, in molti cittadini, un senso di alienazione e di perdita di controllo. Questo modello deve evolversi verso un’associazione flessibile e cooperativa, che rispetti la diversità storica dell’Europa, rafforzi le specificità di ciascuna nazione e limiti la cooperazione all’essenziale: una collaborazione laddove sia pertinente, piuttosto che una subordinazione a un apparato centralizzatore.
- La diversità biologica come punto di forza dell’Europa
In questa nuova Europa, la ricchezza culturale non costituisce una debolezza, ma piuttosto una fonte di dinamismo, innovazione e stabilità. Sistemi politici diversi, culture radicate e interessi nazionali distinti coesistono, arricchendo così l’intera Unione. Un’Europa delle nazioni si fonda sul rispetto, sulla sussidiarietà e sulla responsabilità individuale. È l’unica via per continuare a esistere insieme e affrontare le sfide, sia attuali che future. L’autonomia culturale e la libertà decisionale nazionale costituiscono le fondamenta di un’Europa viva.
La nuova Europa: la nostra missione politica
Il progetto europeo, nella sua forma attuale, è fallito. Anziché consentire al nostro continente di scegliere liberamente e con orgoglio il proprio futuro, il centralismo, la burocrazia, la tecnocrazia e la sfiducia nei confronti dei propri cittadini lo stanno portando a soffocare le nostre economie nazionali, le nostre culture e la nostra autonomia politica. Sappiamo che la Germania è il cuore dell’Europa, ed è per questo che non vogliamo più assistere passivamente al furto di ogni spirito, di ogni volontà e di ogni futuro del nostro continente da parte della burocrazia di Bruxelles. La nostra Europa è quella delle nazioni e dei popoli, della storia e del passato, che vuole affermare il proprio posto nel mondo.
I cinque pilastri seguenti costituiscono le basi della nostra politica europea:
1. L’identità come base di sussistenza
La salvaguardia dell’identità culturale dei popoli europei è il nostro obiettivo principale e costituisce il fondamento della nostra regione del mondo. L’Europa non è né un sito produttivo, né un crocevia di comunicazioni, né un mercato, ma una comunità di culture di popoli storicamente legati tra loro. La tutela del nostro patrimonio è la nostra più alta missione europea.
2. La mancata collaborazione per il bene di tutti
Le nazioni sovrane sono pronte a mettere in secondo piano i propri interessi particolari laddove il bene dell’intero continente richieda un’azione comune. Laddove l’Unione europea antepone sistematicamente obiettivi ideologici alle reali esigenze comuni, il diritto di recesso («Opt-Out», N.d.T.) tedesco diventa una correzione necessaria. Realizziamo la nostra sovranità attraverso una serie di diritti di recesso («Opt-Out», NDT) globali, non per egoismo, ma come freno di emergenza contro gli errori di sviluppo che minacciano la stabilità, la prosperità e la diversità del continente.
3. La sussidiarietà al posto del centralismo
Le nazioni europee costituiscono la spina dorsale dell’Europa e devono continuare a esistere. Il livello europeo interviene laddove i popoli devono unire le loro forze per continuare a esistere in un’epoca di politica globale, in particolare per il mantenimento del mercato interno e delle frontiere esterne.
4. La disciplina finanziaria e la sovranità
La Germania non può più fungere da tesoriere dell’Europa. Mettiamo fine alla ridistribuzione automatica e contribuiamo solo quando un interesse chiaro e comune giustifica l’impiego dei fondi pubblici tedeschi.
5. La legittimità democratica
L’Europa non esiste fine a se stessa, ma trova le sue radici nelle nazioni che la compongono. L’Unione europea deve tornare ad essere vicina ai cittadini e controllabile. Chiediamo che il Parlamento europeo torni ad essere una camera composta da delegazioni designate dalle nazioni e che venga rigorosamente rispettato il primato delle costituzioni nazionali sul diritto derivato dell’Unione europea. Ecco la nostra guida per una trasformazione risoluta dell’Europa – per il bene dei nostri popoli e per la salvaguardia della nostra libertà.
Note
- AfD: Weidel vuole privare Bruxelles del potere e presenta un piano radicale per una nuova UE, Die Welt, 21 ottobre 2026.
- MiCA: Regolamento (UE) 2023/1114 sui mercati dei cripto-asset, nella versione attualmente in vigore.
- «Divieto sui motori a combustione interna»: Regolamento (UE) 2019/631 che stabilisce norme relative alle emissioni di CO₂ per le autovetture nuove e i veicoli commerciali leggeri nuovi, modificato in particolare dal regolamento (UE) 2023/851.
- Legge europea sul clima: Regolamento (UE) 2021/1119 che stabilisce il quadro necessario per raggiungere la neutralità climatica, nella versione attualmente in vigore.
- MACF (Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere): Regolamento (UE) 2023/956 che istituisce un meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, modificato in particolare dal regolamento (UE) 2025/2083. (CBAM: Regolamento (UE) 2023/956 che istituisce un sistema di adeguamento del carbonio alle frontiere, modificato in particolare dal regolamento (UE) 2025/2083.)