Oltre l’85% delle schede delle elezioni legislative israeliane tenutesi ieri, martedì 27 ottobre, è stato scrutinato questo mercoledì 28 alle 17:00 (ora di Roma). Il blocco del primo ministro Benyamin Netanyahu dovrebbe ottenere 53 seggi alla Knesset (rispetto ai 64 del 2022), mentre quello del suo principale avversario, Gadi Eisenkot, 48 seggi.
I risultati potrebbero continuare a cambiare da qui a giovedì. La commissione elettorale ha tempo fino al 4 novembre per comunicare i risultati ufficiali al presidente Herzog.
- Le elezioni rappresentano una vittoria in parte deludente per il Likud, il partito di Netanyahu, che dovrebbe arrivare in testa con circa il 21% dei voti.
- Yashar!, il partito di Eisenkot, è dato in questo momento al 16% circa dei voti, mentre la Lista Unificata, che riunisce tre partiti a maggioranza araba (Hadash, Balad e Ta’al), supera il 9%.
- Si tratterebbe del miglior risultato della lista dal 2020, quando ne faceva ancora parte Ra’am. Con i 7 seggi di Ra’am, i partiti arabi totalizzerebbero 19 seggi.
In assenza di una maggioranza netta per i due principali blocchi – sono necessari 61 seggi per ottenere la maggioranza alla Knesset –, i partiti arabi potrebbero trovarsi a svolgere un ruolo determinante. Potrebbero tuttavia essere necessarie diverse settimane per tentare di formare una coalizione, periodo durante il quale la situazione in Israele e nella regione potrebbe evolversi, in particolare per quanto riguarda l’Iran e gli Stati Uniti.
- Netanyahu ha cercato di riaccendere il conflitto con Teheran una settimana prima delle elezioni, inviando decine di aerei fino al confine iraniano, in una manovra che avrebbe potuto provocare una risposta da parte dell’Iran.
- Donald Trump, a cui il primo ministro israeliano si è rivolto nelle ultime settimane nel tentativo di ottenere segni di sostegno, mercoledì 28 si è attribuito il merito del risultato ottenuto da Netanyahu.
- In un post su Truth Social, il presidente americano ha riportato una dichiarazione attribuita a un certo Irving C. Schwartz: «Quando il presidente Trump ha espresso il proprio sostegno a Bibi Netanyahu, la situazione si è completamente ribaltata e oggi, anziché una cocente sconfitta per un grande primo ministro, sembra che si stia assistendo a una rimonta spettacolare che porterà a una situazione di stallo, se non addirittura a una VITTORIA per Netanyahu».
In Israele, il presidente svolge un ruolo istituzionale nella formazione del governo. È a lui che i leader dei partiti politici rivolgeranno le loro «raccomandazioni» per designare la figura incaricata di formare il governo, che non è necessariamente il leader del primo partito. Quest’ultimo avrà quindi a disposizione 28 giorni per cercare di ottenere una maggioranza, con la possibilità di prorogare tale periodo di 14 giorni.
Se questo primo tentativo dovesse fallire, il presidente potrà designare un secondo candidato, il quale avrà a disposizione 28 giorni, senza possibilità di proroga.
- Herzog potrebbe affidare questo incarico a Netanyahu, il cui partito dovrebbe risultare il primo alle urne. Tutti i partiti dell’opposizione hanno tuttavia escluso di governare sotto la sua guida, il che complicherebbe la formazione di una coalizione.
- Potrebbe anche rivolgersi a Gadi Eisenkot, il cui partito, Yashar!, diventerebbe la seconda forza politica della Knesset con circa 21 seggi, dietro al Likud (26 seggi).
- Eisenkot avrebbe tuttavia bisogno del sostegno, esplicito o tacito, delle due formazioni politiche arabe israeliane, sul quale ha dichiarato durante la campagna elettorale di essere disposto a fare affidamento per guidare una coalizione di minoranza.
Anche se dovesse rimanere al potere alla guida di un governo di transizione, Netanyahu potrebbe trovarsi a dover rispondere davanti a una commissione d’inchiesta statale sulle mancanze che hanno portato all’attacco del 7 ottobre 2023, che la nuova Knesset potrebbe decidere di istituire.
- Secondo Haaretz, le cui informazioni sono state successivamente confermate dal New York Times, il leader israeliano sarebbe stato avvertito dal presidente degli Emirati Arabi Uniti Mohammed bin Zayed, dieci giorni prima dell’attacco, che Hamas, allora guidato da Yahya Sinwar, stava preparando un’operazione di grande portata contro Israele.
- L’ufficio del Primo Ministro israeliano ha smentito tali notizie.