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Lula: «Il Brasile non è il cortile di nessuno»

Rieletto per un quarto mandato all’età di 80 anni, il presidente del Brasile prende di mira il clan Bolsonaro, i giganti americani del digitale e la dottrina Trump.

Traduciamo e commentiamo il suo discorso di vittoria pronunciato nella notte a San Paolo.

Per la prima volta dal ritorno alle elezioni presidenziali a suffragio universale diretto nel 1989, in Brasile un candidato arrivato secondo al primo turno ha vinto il secondo turno.

Con il 51,8% dei voti contro il 48,2% di Flávio Bolsonaro, Luiz Inácio Lula da Silva conquista il quarto mandato alla guida del Brasile, all’età di 80 anni. Sottolinea il carattere storico di questa vittoria paragonandosi a Franklin D. Roosevelt, l’unico presidente americano eletto quattro volte. «Nel mondo abbiamo Roosevelt, che è stato eletto quattro volte, ma che non ha potuto portare a termine il suo mandato perché affetto da una malattia molto grave», ricorda, prima di aggiungere con umorismo e sfidando la sua età e la propria malattia: «Ora, il piccolo Lula porterà a termine questo mandato correndo più veloce di chiunque di voi».

Il suo avversario, Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro, attualmente in carcere dopo essere stato condannato a 27 anni di reclusione per tentato colpo di Stato, si è rifiutato di riconoscere la propria sconfitta e ha annunciato l’intenzione di chiedere l’annullamento delle elezioni. Questa contestazione prolunga le tensioni intorno alla democrazia brasiliana, quattro anni dopo il rifiuto di Jair Bolsonaro di accettare la propria sconfitta contro Lula.

Nel suo discorso di vittoria, pronunciato nella notte del 25 ottobre a San Paolo e che riportiamo qui integralmente con traduzione e commento, Lula indica due avversari.

Sul piano interno, il bolsonarismo, che egli associa alle milizie, alla menzogna e al negazionismo: «Queste elezioni hanno rappresentato una sconfitta per il negazionismo. Sono state una sconfitta per la menzogna».

Sul piano internazionale, denuncia l’ingerenza delle grandi piattaforme digitali statunitensi nel processo elettorale. La sua campagna aveva in particolare accusato Meta, proprietaria di Facebook, Instagram e WhatsApp, di aver favorito il suo avversario. «Non possiamo accettare che aziende gigantesche guadagnino miliardi e miliardi senza pagare alcuna imposta in questo Paese, cercando al contempo di influenzare il risultato elettorale.»

Questo duplice confronto conferisce alla sua vittoria una portata che va oltre i confini del Brasile. Lula presenta il suo Paese come difensore della democrazia a livello internazionale, arrivando persino a paragonare la mobilitazione popolare a una vera e propria forza militare. «Dubito che la Russia, la Cina o gli Stati Uniti dispongano di un esercito vittorioso quanto l’esercito della democrazia di questo Paese», afferma a conclusione del suo discorso, prima di rendere omaggio ai «soldati e alle soldatesse del nostro esercito».

Mentre l’America Latina sta vivendo da quasi due anni un’ascesa della destra e dell’estrema destra, segnata dalla vittoria del partito di Javier Milei alle elezioni legislative di metà mandato in Argentina (26 ottobre 2025), di José Antonio Kast alle presidenziali cilene (14 dicembre 2025) e di Abelardo de la Espriella in Colombia (21 giugno 2026), la rielezione di Lula rappresenta un primo freno a questa dinamica regionale.

Si tratta quindi di una battuta d’arresto per Donald Trump, la cui amministrazione cerca di riaffermare la preminenza americana nel continente, in particolare attraverso la cosiddetta dottrina «Donroe».
Di fronte a questa offensiva, Lula ribadisce la sovranità del Brasile. «Questo Paese non accetta di essere il cortile di casa di nessuno», afferma, prima di rivendicare l’indipendenza tecnologica nei confronti delle due grandi potenze rivali. «Non voglio rimanere dipendente dall’intelligenza artificiale cinese o americana, voglio crearne una brasiliana. » Questa ambizione riflette il rifiuto del Brasile di inserirsi in una logica bipolare dominata dalla rivalità tra Stati Uniti e Cina, e la sua volontà di affermare un percorso autonomo.

Attraverso questo discorso improvvisato, tipico del suo stile politico carismatico, Lula inserisce la sua vittoria in un contesto più ampio di confronto sulla democrazia e sulla sovranità. «Vogliamo essere un Paese di primo piano nelle decisioni politiche, economiche e a favore della pace», afferma.

Un obiettivo che dovrà ora concretizzare di fronte a un Congresso largamente dominato dalle forze conservatrici, in un clima di profonda sfiducia nei confronti delle istituzioni democratiche. Il rifiuto da parte del campo bolsonarista di riconoscere la propria sconfitta, unito al sostegno dei suoi alleati trumpisti, fa incombere la minaccia di una nuova offensiva contro la legittimità del voto, che potrebbe sfociare in una grave crisi istituzionale. Per un’estrema destra che ora si gioca la propria sopravvivenza politica, la tentazione di agire con la forza potrebbe essere più forte che mai.

Fortunato il presidente che può contare su un vicepresidente che offra le garanzie di qualità, integrità nel comportamento e lealtà che ritrovo in Alckmin.

Ex governatore dello Stato di San Paolo ed ex leader del Partito Socialdemocratico Brasiliano (PSDB), Geraldo Alckmin è stato a lungo un avversario politico di Lula, in particolare in occasione delle elezioni presidenziali del 2006. Diventato suo vicepresidente nel 2023, incarna l’allargamento della sua coalizione verso il centro-destra.

Oggi, il mio intervento davanti alla stampa è un intervento di ringraziamento. Abbiamo registrato il numero più basso di astensioni nella storia di questo Paese. Abbiamo registrato il numero più basso di voti nulli nella storia di questo Paese. E devo ringraziare le persone che hanno guidato la nostra campagna, nonché i partiti che hanno partecipato al nostro fianco.

Ma vorrei ringraziare il popolo brasiliano per la generosità che mi dimostra da moltissimo tempo. E, in occasione di questo secondo turno, vorrei ringraziare i giovani brasiliani per la loro generosità, loro che sono scesi in piazza per difendere la democrazia.

Tra i due turni, i giovani brasiliani si sono fortemente mobilitati a favore di Lula, in particolare attraverso le organizzazioni studentesche, le manifestazioni di piazza e i social network. L’Unione Nazionale degli Studenti (UNE) ha lanciato una campagna nazionale a sostegno della sua rielezione. Questa mobilitazione mirava in particolare a convincere gli astenuti ad andare a votare. L’astensionismo nazionale è sceso dal 21,08% al 19,20% tra i due turni, pari a circa tre milioni di elettori in più.

Vorrei ringraziare gli anziani. Oggi ho visto molte scene in cui i nonni venivano accompagnati dai nipoti a votare; persone con difficoltà motorie, persone affette da cancro o da altre malattie.

E queste persone sono andate a votare perché siamo riusciti a convincerle che il loro voto era molto importante per garantire la democrazia nel nostro Paese.

Vorrei ringraziare l'intera azienda.

Ciò che ha vinto, in realtà, è proprio ciò che sapevamo di dover far trionfare: la lotta contro l’ingerenza dall’esterno verso l’interno, attraverso le piattaforme digitali.

Lula si riferisce qui a Meta, la multinazionale statunitense proprietaria di Facebook, Instagram e WhatsApp, accusata dal suo team elettorale di aver favorito il suo avversario Flávio Bolsonaro. Tra il primo e il secondo turno, la campagna di Lula ha denunciato restrizioni alla diffusione dei propri post, il blocco degli annunci elettorali e risposte distorte da parte dell’intelligenza artificiale di Meta, in grado di generare immagini favorevoli a Bolsonaro rifiutando al contempo alcune richieste simili riguardanti Lula. Chiamato a pronunciarsi sul caso, il Tribunale Superiore Elettorale (TSE) ha esigito un trattamento equo dei candidati. Il comitato di supervisione indipendente di Meta ha riconosciuto delle carenze nell’applicazione delle proprie regole. L’azienda ha tuttavia negato qualsiasi intervento politico intenzionale, attribuendo tali disfunzioni a problemi tecnici.

Non è possibile che non ci rendiamo conto del fatto che la criminalità nel mondo digitale debba essere affrontata allo stesso modo della criminalità nella vita reale.

Non possiamo accettare che aziende colossali guadagnino miliardi e miliardi senza pagare nemmeno un centesimo di tasse in questo Paese, cercando nel contempo di influenzare l’esito elettorale.

Queste elezioni hanno rappresentato una sconfitta per il negazionismo. Hanno rappresentato una sconfitta per la menzogna.

In Brasile, il termine “negacionismo” viene spesso utilizzato per denunciare il rifiuto delle conoscenze scientifiche consolidate, in particolare riguardo alla pandemia di Covid-19, alla vaccinazione e al cambiamento climatico. Il suo impiego nel discorso politico si è particolarmente diffuso durante la presidenza di Jair Bolsonaro, dal 2019 al 2022.

E vi confesso che, ogni volta che partecipavo a un dibattito, mi sentivo in imbarazzo, perché ho già discusso con molte persone, ho già partecipato a numerose elezioni, ogni anno incontro i membri del G20, dei BRICS, del G7, ogni anno incontro i principali capi di Stato del mondo, discutiamo delle grandi questioni internazionali, ma non avrei mai pensato di trovarmi di fronte a un vero e proprio rappresentante del potere delle milizie in questo Paese.

Nel discorso, Lula utilizza proprio il termine “milicianismo”, che si può tradurre con “sistema miliziano” o “potere delle milizie”. Si rivolge direttamente al suo avversario Flávio Bolsonaro, i cui rapporti passati con alcune personalità legate alle milizie – gruppi criminali particolarmente presenti a Rio de Janeiro, alcuni dei quali provengono da reti di poliziotti e ex poliziotti – sono stati oggetto di polemiche.

Non l’avrei mai immaginato. Non avrei mai immaginato che una persona potesse mentire così tanto, dare prova di tanta sfacciataggine, come se non avesse in sé nemmeno un briciolo di umanità.

Sembra tutto falso. 

Lo dico perché ciò che ho visto durante questo giro, nel corso di queste elezioni, in tutti gli Stati brasiliani, ma soprattutto ciò che ho visto ieri sull’Avenida Paulista, è qualcosa di incredibile.

Inaugurata nel 1891 a San Paolo, l’Avenida Paulista è diventata uno dei principali luoghi di raduno politico del Brasile, in particolare del movimento “Diretas Já”, che nel 1984 chiedeva il ripristino delle elezioni presidenziali a suffragio diretto dopo la dittatura militare.

Non avevamo mai visto nulla di simile, non solo per il numero di persone presenti, ma anche per il loro entusiasmo.

Mi sono commosso molto, mi è venuta voglia di chiedere che si cantasse l'inno dell'indipendenza.

L’Hino da Independência, legato alla proclamazione dell’indipendenza del Brasile nel 1822, ha un testo di Evaristo da Veiga e una musica tradizionalmente attribuita a Pietro I. Il suo ritornello, ripreso da Lula, celebra la libertà nazionale e il sacrificio patriottico. Si distingue dall’attuale inno nazionale brasiliano.

Sono rimasto a bocca aperta nel vedere l’entusiasmo delle persone che cantavano: «O la patria rimane libera, o moriremo per il Brasile», a dimostrazione del fatto che questo Paese non accetta di essere il cortile di nessuno.

L’espressione «cortile di casa» rimanda alla concezione dell’America Latina come sfera d’influenza degli Stati Uniti. Essa fa eco alla dottrina Monroe del 1823 e alla sua reinterpretazione da parte di Donald Trump. Riaffermata nella strategia di sicurezza nazionale statunitense del 2025, tale dottrina rivendica la preminenza degli Stati Uniti nell’emisfero occidentale e mira a limitare l’influenza delle potenze rivali, in particolare della Cina. Lula afferma qui la sovranità del Brasile di fronte a questa logica di dominio regionale.

Come direbbe il mio cantante preferito, Chico Buarque de Hollanda, amava il nostro governo perché il nostro governo non parlava con tono duro alla Bolivia, mentre parlava con tono gentile agli Stati Uniti.

Nato nel 1944, Chico Buarque è una delle figure di spicco della canzone popolare brasiliana. Oppositore della dittatura militare dal 1964 al 1985, ha composto in particolare «Apesar de Você» nel 1970 e «Cálice» nel 1973, due canzoni diventate emblematiche della resistenza alla censura.

Parlavamo allo stesso modo con tutti.

Vorrei ringraziare questo compagno che è qui con noi, Janones. Ti abbraccio, generale.

Deputato federale dello Stato di Minas Gerais, André Janones si è fatto conoscere per il suo uso aggressivo dei social media e per la sua partecipazione alla campagna presidenziale di Lula nel 2022. Il soprannome di «generale» qui utilizzato da Lula rimanda al vocabolario militare impiegato per descrivere la mobilitazione dei suoi sostenitori online.

Ha svolto un ruolo straordinario in questa campagna, contribuendo ogni giorno, mattina, pomeriggio e sera, a tenere alto il morale delle nostre truppe.

Queste elezioni mi hanno insegnato molte cose.

Posso garantirvi che cambieremo il nostro modo di governare questo Paese.

Faremo in modo che i cittadini partecipino maggiormente alle nostre decisioni, e la comunicazione digitale avrà un ruolo molto importante nel mio governo.

Ho già ricevuto una telefonata dal mio comandante Rafael, governatore del Piauí, e sto già imparando a comunicare.

E potete stare certi che, d’ora in poi, parlerò molto con il popolo brasiliano, più volte al giorno, direttamente.

Non permetterò che le mie parole vengano interpretate dai giornalisti: sarò io stesso a dire ciò che penso e ciò che faccio.

Durante queste elezioni, una delle cose che mi ha motivato di più è stata la nostra determinazione a impedire a queste persone di vincere e di privatizzare il nostro SUS.

Il Sistema Único de Saúde (SUS) è il sistema sanitario pubblico brasiliano, istituito dalla Costituzione del 1988 e disciplinato dalle leggi del 1990. Basato sui principi di universalità, integralità e parità di accesso, garantisce a tutta la popolazione l’accesso ai servizi sanitari pubblici senza pagamento diretto al momento della prestazione.

Ancora una volta, voglio dirvi che, non appena vinceremo le elezioni, non avremo più avversari.

Devo governare per 215 milioni di persone.

«Devo governare per tutti i cittadini, ma, nel corso del mio prossimo mandato, prenderò molto sul serio la politica di assistenza ai nostri cari anziani, che sono all’origine della nostra esistenza.»

«Le donne saranno trattate con molto più rispetto.

Tutte le religioni saranno rispettate su un piano di parità.

Non ho alcuna preferenza per una religione in particolare; la mia preferenza va al rispetto della fede del popolo brasiliano, garantendo la piena libertà religiosa affinché ciascuno possa praticare liberamente la propria fede in uno Stato laico.

La separazione istituzionale tra Chiesa e Stato risale alla proclamazione della Repubblica nel 1889 e alla Costituzione del 1891. La Costituzione del 1988 garantisce la libertà di coscienza e di religione. Come abbiamo dimostrato in un recente studio, il cattolicesimo e soprattutto le Chiese evangeliche mantengono un’influenza significativa nella vita sociale e politica brasiliana.

Voglio dirvi che continuerò a guidare la rivoluzione dell’istruzione brasiliana.

Dobbiamo insegnare più matematica e più ingegneria, perché non voglio continuare a dipendere dall’intelligenza artificiale cinese o americana: voglio creare un’intelligenza artificiale brasiliana.

Questa dichiarazione rientra nella volontà di contrastare la «nuova guerra fredda» tra Cina e Stati Uniti, di cui la competizione per la supremazia tecnologica costituisce una delle principali manifestazioni. Già nel 2024 il Brasile aveva lanciato un piano nazionale da 23 miliardi di reais per sviluppare le proprie infrastrutture e i propri modelli di intelligenza artificiale. Sulla scia dell’India, Lula rivendica la capacità dei paesi del Sud di produrre le proprie tecnologie e di avere il controllo dei propri dati. Questa ambizione mette in discussione una divisione internazionale del lavoro digitale che concentra la progettazione delle tecnologie avanzate nelle mani di poche grandi potenze

Dobbiamo sfruttare il potenziale energetico di un Paese che è forse quello con la maggiore capacità di produzione di energia rinnovabile, al fine di attirare qui i data center necessari per archiviare i nostri dati in Brasile.

Dovremo riservare una parte di questi data center alle informazioni brasiliane.

Vogliamo trasformare questo Paese da un Paese in via di sviluppo a un Paese sviluppato.

Sarà necessario investire massicciamente nell'economia digitale, nell'economia verde e nell'economia creativa.

Vogliamo essere un Paese di primo piano nelle decisioni politiche, economiche e in quelle a favore della pace.

Mostreremo al mondo come si conduce una politica climatica in questo Paese.

Quest'anno è la prima volta che riusciamo a ridurre la deforestazione per quattro anni consecutivi.

Per questo motivo desidero ringraziare la nostra compagna Marina e il nostro compagno Capobianco, che hanno svolto un lavoro straordinario.

E continueremo a guidare una rivoluzione nel settore sanitario.

Sono convinto che, molto presto, il Brasile sarà il Paese al mondo con la percentuale più alta di pazienti affetti da tumore in cura.

Abbiamo la nostra cara compagna Ludhmila che si occupa del nostro ospedale intelligente, finanziato dalla nostra compagna Dilma Rousseff, presidente dei BRICS, in collaborazione con l’Università Federale del Rio Grande do Sul.

Ex presidente del Brasile dal 2011 al 2016, Dilma Rousseff è a capo della Nuova Banca di Sviluppo, istituzione finanziaria creata dai BRICS nel 2014. Lula la definisce qui in modo impreciso come «presidente dei BRICS», mettendo in risalto un successo diplomatico personale.

«E in questo Paese disporremo di quindici unità di terapia intensiva intelligenti, per evitare che le persone muoiano per mancanza di cure o per mancanza di tempo.»

Questo Paese è pronto per essere costruito.

Questo Paese ha una Costituzione.

Nessuno è obbligato ad apprezzare il presidente eletto, ma questi è stato eletto per governare nell’interesse di tutti, nel rispetto della Costituzione.

Promulgata il 5 ottobre 1988, la Costituzione brasiliana, soprannominata “Constituição Cidadã” o “Costituzione dei cittadini”, consolida la transizione democratica avviata dopo la fine della dittatura militare nel 1985. Essa garantisce le libertà fondamentali, amplia i diritti sociali e organizza la separazione dei poteri in una repubblica federale.

Non sono d’accordo quando alcuni dicono: «Lula avrà molte difficoltà a governare perché il Congresso è più conservatore».

Non sono stato io a scegliere il Congresso, è stato il popolo a sceglierlo, ed è con lui che lavorerò per far approvare le misure necessarie.

Sono molto orgoglioso di essere l’unico operaio metallurgico senza titolo universitario ad essere stato eletto democraticamente quattro volte alla guida del Paese.

Nato nel 1945 in una famiglia povera del Nordeste, Lula diventa operaio metallurgico nella regione industriale di San Paolo. A 17 anni, perde il mignolo della mano sinistra in un incidente sul lavoro. Dirigente sindacale a São Bernardo do Campo, partecipa ai grandi scioperi del 1978-1980, che contribuiscono a indebolire la dittatura militare, per poi cofondare il Partito dei Lavoratori (PT) nel 1980. Durante il dibattito televisivo del 23 ottobre 2026, Flávio Bolsonaro si prende gioco della sua menomazione affermando che «dà con una mano e riprende con le sue nove dita». Lula ribatte con indignazione ricordando di aver perso il dito a 17 anni, mentre lavorava di notte per sopravvivere. «Se c’è qualcuno qui che conosce il mondo del lavoro, quello sono proprio io», prima di denunciare gli incidenti causati dalle condizioni di lavoro imposte agli operai. Flávio Bolsonaro finisce per scusarsi nel corso del dibattito.

A livello mondiale, abbiamo Roosevelt, che è stato eletto quattro volte, ma che non ha potuto portare a termine il suo mandato perché affetto da una malattia molto grave.

Franklin Delano Roosevelt è stato presidente degli Stati Uniti dal 1933 al 1945. Eletto quattro volte, nel 1932, 1936, 1940 e 1944, morì il 12 aprile 1945, all’inizio del suo quarto mandato. Il XXII emendamento alla Costituzione americana, ratificato nel 1951, limita da allora a due il numero dei mandati presidenziali elettivi.

Ora, il piccolo Lula porterà a termine questo mandato correndo più veloce di chiunque di voi, grazie al rispetto e all’affetto che ho ricevuto dal popolo, soprattutto dalle donne brasiliane.

Ve lo devo.

Continuo a pensare che Dio sia stato molto generoso con me, perché ci sono tante persone più preparate, con più titoli di studio, che hanno studiato più di me.

Sono stato scelto da Dio, ho sempre la sensazione che il dito di Dio sia posato sul mio capo.

Voglio ringraziare Dio e tutti voi per la forza che mi avete dato. 

È importante sapere che non ho mai vinto un’elezione al primo turno, ma che non ne ho mai persa nessuna al secondo turno.

Ho due mesi a disposizione per discutere del governo.

Voglio incontrare imprenditori, educatori, scienziati, donne…

Incontrerò anche i Corinthians, perché i Corinthians hanno perso di nuovo, amico mio! Ma dove stiamo andando così?

Ho 80 anni e dopodomani, il 27, ne compirò 81.

Voglio prendere un impegno: porterò a termine il miglior mandato che un presidente abbia mai realizzato nella storia di questo Paese.

Dedicherò ventiquattro ore al giorno a rendere questo Paese il Paese che tutti sognano.

Il governo federale non ha mai avuto alcuna competenza in materia di sicurezza pubblica, poiché la Costituzione del 1988 ha trasferito tale competenza agli Stati, ma è ormai dimostrato che gli Stati non riescono a far fronte alla situazione.

Ora interverremo per restituire ai lavoratori la tranquillità di cui hanno bisogno.

Al popolo lavoratore garantiremo protezione. Ai criminali riserveremo il carcere.

Un abbraccio a tutti voi!

Ora mi dirigo verso l'Avenida Paulista.

E vorrei approfittare della presenza del mio generale qui per dire questo: dubito che la Russia, la Cina o gli Stati Uniti dispongano di un esercito vittorioso quanto l’esercito della democrazia di questo Paese.

«Rendo omaggio ai soldati e alle soldatesse del nostro esercito!»

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