Secondo il segretario all’Energia degli Stati Uniti, Chris Wright, l’oleodotto Est-Ovest, che trasporta la maggior parte del petrolio esportato dall’Arabia Saudita e che venerdì 11 settembre è stato colpito da droni lanciati dall’Iraq da un gruppo che sostiene gli Huthi, dovrebbe riprendere il transito nei «prossimi giorni» 1.

Rimangono tuttavia dei dubbi sulla data di ripresa, mentre diversi analisti ritengono che il tempo necessario per le riparazioni sia di almeno diverse settimane.

  • Il PIL del regno potrebbe registrare un calo del 4,5% nel 2026 se l’oleodotto rimanesse chiuso per un mese e lo stretto di Ormuz rimanesse bloccato, ovvero 1,4 punti in più rispetto alle previsioni dell’Abu Dhabi Commercial Bank 2.
  • Nelle sue previsioni di luglio, il Fondo Monetario Internazionale aveva rivisto al ribasso le stime di crescita per l’Arabia Saudita all’1,7% per il 2026, rispetto al 3,1% di aprile.

La reazione saudita è stata finora limitata.

  • Ryadh ha reagito agli attacchi degli Huthi contro le proprie basi militari e le infrastrutture energetiche sferrando, negli ultimi giorni, oltre 450 attacchi contro le postazioni del gruppo nello Yemen 3.
  • Il livello di impegno militare dell’Arabia Saudita rimane tuttavia, per il momento, molto inferiore rispetto all’intervento nella guerra civile yemenita, dieci anni fa.
  • Le opzioni del regno sono limitate: nonostante le notevoli capacità militari e le attrezzature all’avanguardia, il governo saudita sembra voler evitare a tutti i costi un’escalation che minaccerebbe a lungo termine la stabilità economica del regno, già compromessa dall’inizio della guerra in Iran.

Dal 2022, dopo sette anni di guerra contro gli Huthi, l’Arabia Saudita ha cambiato approccio, adottando una politica di distensione che, nello stesso anno, ha portato alla conclusione di un cessate il fuoco negoziato dall’ONU. Oggi Ryadh si trova con le spalle al muro: cedere firmando un nuovo accordo darebbe un’immagine di debolezza, che potrebbe minare lo status del regno come potenza regionale, ma una ripresa attiva del conflitto rischierebbe di far precipitare il paese in un conflitto lungo e costoso 4.

  • Trump ha rifiutato di intervenire per colpire gli Huthi, dopo la richiesta avanzata dal principe ereditario saudita, Mohamed bin Salman.
  • Tuttavia, lo scorso fine settimana alcuni diplomatici statunitensi hanno incontrato i rappresentanti del gruppo yemenita presso l’ambasciata americana in Oman.

Secondo fonti a conoscenza della trattativa, gli Huthi avrebbero ribadito il loro impegno a non prendere di mira navi commerciali nello stretto di Bab el-Mandeb, con l’eccezione di quelle appartenenti ad armatori sauditi 5.

  • Il vicepresidente americano J.D. Vance ha confermato lunedì 14 settembre che gli Stati Uniti hanno avuto «contatti diretti con gli stessi Huthi».
Note
  1. «US energy chief says Saudi Arabia oil pipeline should be back online within days», Reuters, 15 settembre 2026.
  2. Mirette Magdy, Fiona MacDonald, Veena Ali-Khan e Alex Wickham, «MBS and Saudi Arabia Face Crisis With Escalating Houthi Attacks, Oil Pipeline Shut», Bloomberg, 15 settembre 2026.
  3. Tabby Wilson, «Saudi Arabia says it shot down Houthi drone south of Mecca», BBC, 16 settembre 2026.
  4. Sean Mathews, «’Few cards to play’: Saudi Arabia faces limited options against Houthis with allies out», Middle East Eye, 16 settembre 2026.
  5. Timour Azhari, Alexander Cornwell, Gram Slattery e Humeyra Pamuk, «US officials met Iran-backed Houthis in Oman over the weekend, sources say», Reuters, 16 settembre 2026.