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Il Partito Progressista Serbo (SNS) domina la scena politica nazionale dal 2012. Su cosa si basa la sua forza elettorale?
Quando il Partito Progressista Serbo salì al potere nel 2012, era un partito relativamente recente. Ma le sue origini risalgono in realtà al Partito Radicale Serbo (SRS), dal quale si è separato. L’SRS è un partito di estrema destra che è stato partner di coalizione in diversi governi di Slobodan Milošević nel corso degli anni ’90. È stato anche una delle principali forze di opposizione durante la transizione democratica del 2000. Prima della scissione, l’SRS godeva di un sostegno massiccio, rappresentando quasi il 30% dell’elettorato, ovvero poco più di un milione di voti, ma non era mai riuscito ad accedere al potere da solo a causa del suo potenziale di coalizione molto limitato.
L’SNS si è quindi affermato come un partito populista filoeuropeo e “onnicomprensivo”, rivolgendosi in primo luogo ai “perdenti” della transizione democratica e agli elettori che si sentivano emarginati. Il partito si è rapidamente costruito una solida base elettorale di quasi due milioni di elettori fedeli.
Per la prima volta dal 2012, questo partito dominante è stato seriamente messo in discussione dal movimento studentesco emerso due anni fa. Certo, c’erano stati tentativi precedenti. Si pensi, ad esempio, all’opposizione parlamentare che aveva ottenuto risultati significativi nel 2023; ma ciò non era bastato per formare un governo.
Il crollo della pensilina della stazione di Novi Sad nel novembre 2024, che ha causato 16 vittime, viene spesso indicato come l’evento scatenante che ha dato origine a questo movimento studentesco. È una lettura corretta?
Per comprendere come il movimento sia nato e abbia acquisito influenza, occorre distinguere diversi fattori. Il primo è stato, come lei ricorda, il crollo della tettoia. Ciò ha dato luogo a manifestazioni sporadiche; tuttavia, in un primo momento, queste non sono riuscite a prendere slancio.
In realtà, la vera svolta è stata l’aggressione contro gli studenti della Facoltà di Arti Drammatiche di Belgrado. Secondo la Procura, alcuni degli aggressori erano membri dell’SNS nel comune di Novi Beograd. Hanno aggredito gli studenti per strada, costringendoli a rifugiarsi nell’edificio della facoltà. È così che, alla fine di novembre del 2024, sono iniziati i blocchi stradali e il movimento ha preso forma.
Il movimento studentesco esiste ormai da due anni. Come si spiegano la sua portata e la sua capacità di mantenere lo slancio nel tempo?
La Serbia vanta una lunga tradizione politica di sostegno alle manifestazioni studentesche. Tuttavia, limitarsi a definire questo movimento come una «ribellione studentesca» significherebbe trascurare un elemento chiave: l’età media in Serbia è di 47 anni; solo il 15% della popolazione ha un’età compresa tra i 15 e i 29 anni, e gli studenti rappresentano appena il 2,7% dei residenti, ovvero circa 200.000 persone. In questo contesto demografico, ciò che è accaduto è straordinario. In Nepal, dove si è verificata anch’essa una ribellione studentesca, l’età mediana è di 27 anni; i giovani rappresentano quindi una fetta ben più consistente della società.
Pertanto, sebbene si parli di «movimento studentesco» o di «Lista studentesca», gran parte dei sostenitori di questo movimento non sono studenti, bensì persone la cui formazione universitaria risale agli anni ’90. Ricordano di aver vissuto la guerra e l’isolamento, di aver lottato per la democrazia. Gli studenti hanno infuso in loro speranza e slancio. Questo contribuisce a spiegare il successo del movimento.
La sua forza è dovuta anche a fattori strutturali. Il SNS si è mantenuto al potere grazie a una strategia di controllo totale, a tutti i livelli di governo. Anche in un minuscolo villaggio isolato di 20 o 50 abitanti, sa come impiegare le risorse dello Stato per vincere le elezioni. L’opposizione, che non dispone dei mezzi per competere con un potere così schiacciante, è stata gravemente indebolita da questa strategia. Da un decennio, gran parte della popolazione è stata così esclusa da qualsiasi partecipazione alla vita politica. Va ricordato che il tasso medio di affluenza alle principali elezioni dal 2014 oscilla tra il 55 e il 56%, ovvero oltre il 40% di astensionismo.
Il successo del movimento studentesco si basa quindi sulla richiesta di una parte dell’elettorato serbo che chiede una forza politica al di fuori del «sistema». La «Lista studentesca» è riuscita a conquistare elettori che erano rimasti inattivi negli ultimi quattordici anni. Ha affrontato l’SNS con una strategia innovativa, che si è rivelata efficace nel suscitare una mobilitazione di massa; questa domenica potremmo assistere a un afflusso alle urne di circa un milione di elettori in più. Resta da vedere se questa strategia sarà sufficiente per vincere le elezioni.
I sostenitori dell’SNS potrebbero lasciarsi convincere dal movimento studentesco?
Bisognerà attendere domenica per sapere se alcuni sostenitori dell’SNS siano diventati elettori indecisi e abbiano ritenuto che il partito sia rimasto al potere abbastanza a lungo. Sembra che tra l’elettorato si sia diffuso un desiderio di cambiamento. Ma l’atmosfera è una cosa, la realtà elettorale è un’altra. D’altra parte, qualunque sia il risultato, il cambiamento sarà inevitabile. Il vincitore dovrà affrontare un’opposizione parlamentare forte e consolidata. Inoltre, il modello economico e politico dell’SNS ha fatto il suo tempo. Se Aleksandar Vučić e la sua squadra rimarranno al potere, dovranno trovare un altro modo di governare.
Da quali elementi si può riconoscere questa perdita di influenza del SNS?
Sebbene la leadership del partito sembri consolidata – le sue figure di spicco rimangono fedeli alle proprie politiche e posizioni –, lo stesso non si può dire a livello locale. Nelle città e nei comuni, i cittadini sono profondamente insoddisfatti dei propri rappresentanti governativi, soprattutto a causa della corruzione. La corruzione locale riceve scarsa attenzione da parte dei media, poiché i casi sono relativamente di minore entità, ma incide sulla vita quotidiana della popolazione. Ai vertici, l’SNS sembra ancora potente; le sue fondamenta, però, si sono erose.
Il 9 settembre, Aleksandar Vučić ha annunciato lo svolgimento di elezioni parlamentari anticipate, una richiesta avanzata da tempo dal movimento studentesco. Poche settimane dopo, Vučić ha presentato le dimissioni per candidarsi alla carica di primo ministro. Questo ribaltamento del calendario elettorale gioca a favore dell’SNS?
L’SNS ha stravolto di proposito il calendario elettorale. Le elezioni presidenziali avrebbero dovuto tenersi ad aprile o a maggio del 2027, seguite sei mesi dopo dalle elezioni legislative. Invece, hanno invertito l’ordine delle votazioni e ridotto l’intervallo tra una e l’altra a un mese e mezzo. Da un punto di vista strategico, l’SNS voleva così assicurarsi che la propria base elettorale fosse consolidata e che fosse trascorso un lasso di tempo sufficiente dalla tragedia di Novi Sad e dalle manifestazioni di massa del primo semestre del 2025. Contavano su una sorta di amnesia politica, che, come è noto, esiste nella regione. Dopo un certo periodo, la popolazione tende a dimenticare i dettagli del passato; gli uomini forti dei Balcani occidentali sfruttano questa tendenza moltiplicando gli eventi o le polemiche, creando un clamore costante che rende difficile la riflessione. Vučić e l’SNS contavano proprio su questo.
Avevano inoltre fissato le elezioni per la fine di ottobre, poiché nei mesi precedenti erano stati portati a termine diversi grandi progetti infrastrutturali, in particolare autostrade. Sono state inoltre annunciate misure sociali che prevedono un aumento delle pensioni e un aumento salariale dell’8,5% per i dipendenti pubblici, subordinatamente alla vittoria elettorale. La scelta di questa data è quindi razionale per l’SNS: il partito ha investito risorse in politiche e progetti che ora stanno dando i loro frutti.
Per il movimento studentesco, il momento conta meno. I suoi rappresentanti hanno ribadito più volte che sarebbero pronti per le elezioni, che si tengano domani, tra tre mesi o tra un anno. Per quanto riguarda l’opposizione tradizionale, inizialmente è stata colta un po’ alla sprovvista, ma da allora si è adattata. La campagna è stata molto dinamica.
I sostenitori dell’SNS potrebbero lasciarsi convincere dal movimento studentesco?
Bisognerà attendere domenica per sapere se alcuni sostenitori dell’SNS siano diventati elettori indecisi e abbiano ritenuto che il partito sia rimasto al potere abbastanza a lungo. Sembra che tra l’elettorato si sia diffuso un desiderio di cambiamento. Ma l’atmosfera è una cosa, la realtà elettorale è un’altra. D’altra parte, qualunque sia il risultato, il cambiamento sarà inevitabile. Il vincitore dovrà affrontare un’opposizione parlamentare forte e consolidata. Inoltre, il modello economico e politico dell’SNS ha fatto il suo tempo. Se Aleksandar Vučić e la sua squadra rimarranno al potere, dovranno trovare un altro modo di governare.
Da quali elementi si può riconoscere questa perdita di influenza del SNS?
Sebbene la leadership del partito sembri consolidata – le sue figure di spicco rimangono fedeli alle proprie politiche e posizioni –, lo stesso non si può dire a livello locale. Nelle città e nei comuni, i cittadini sono profondamente insoddisfatti dei propri rappresentanti governativi, soprattutto a causa della corruzione. La corruzione locale riceve scarsa attenzione da parte dei media, poiché i casi sono relativamente di minore entità, ma incide sulla vita quotidiana della popolazione. Ai vertici, l’SNS sembra ancora potente; le sue fondamenta, però, si sono erose.
Il 9 settembre, Aleksandar Vučić ha annunciato lo svolgimento di elezioni parlamentari anticipate, una richiesta avanzata da tempo dal movimento studentesco. Poche settimane dopo, Vučić ha presentato le dimissioni per candidarsi alla carica di primo ministro. Questo ribaltamento del calendario elettorale gioca a favore dell’SNS?
L’SNS ha stravolto di proposito il calendario elettorale. Le elezioni presidenziali avrebbero dovuto tenersi ad aprile o a maggio del 2027, seguite sei mesi dopo dalle elezioni legislative. Invece, hanno invertito l’ordine delle votazioni e ridotto l’intervallo tra una e l’altra a un mese e mezzo. Da un punto di vista strategico, l’SNS voleva così assicurarsi che la propria base elettorale fosse consolidata e che fosse trascorso un lasso di tempo sufficiente dalla tragedia di Novi Sad e dalle manifestazioni di massa del primo semestre del 2025. Contavano su una sorta di amnesia politica, che, come è noto, esiste nella regione. Dopo un certo periodo, la popolazione tende a dimenticare i dettagli del passato; gli uomini forti dei Balcani occidentali sfruttano questa tendenza moltiplicando gli eventi o le polemiche, creando un clamore costante che rende difficile la riflessione. Vučić e l’SNS contavano proprio su questo.
Avevano inoltre fissato le elezioni per la fine di ottobre, poiché nei mesi precedenti erano stati portati a termine diversi grandi progetti infrastrutturali, in particolare autostrade. Sono state inoltre annunciate misure sociali, tra cui un aumento delle pensioni e un aumento salariale dell’8,5% per i dipendenti pubblici, subordinato alla vittoria elettorale. La scelta di questa data è quindi razionale per il SNS: ha investito risorse in politiche e progetti che ora stanno dando i loro frutti.
Per il movimento studentesco, il momento conta meno. I suoi rappresentanti hanno ribadito più volte che sarebbero pronti per le elezioni, che si tengano domani, tra tre mesi o tra un anno. Per quanto riguarda l’opposizione tradizionale, inizialmente è stata colta un po’ alla sprovvista, ma da allora si è adattata. La campagna è stata molto dinamica.
Per anni l’opposizione serba ha sofferto per la sua mancanza di unità. Le coalizioni di opposizione come «La Serbia contro la violenza» (SPN) non sono riuscite a ribaltare i rapporti di forza. A prima vista, la Lista degli Studenti poteva sembrare ancora più debole, poiché fino a poco tempo fa non disponeva di alcun leader chiaramente identificato.
Certo, il movimento studentesco non disponeva di una struttura direttiva paragonabile a quella dell’opposizione. D’altra parte, contava su militanti pronti a fare porta a porta e a condurre campagne telefoniche. L’opposizione non ha mai sviluppato questo tipo di rete, perché la gente non ci credeva e perché mancava di risorse. Il porta a porta è costoso: servono mezzi di trasporto e materiale per la campagna elettorale. In Serbia, i partiti ricevono un finanziamento pubblico proporzionale alla loro rappresentanza parlamentare. Un partito di opposizione che disponga, diciamo, di sette seggi su 250 ne riceve piuttosto pochi. Al contrario, l’SNS è diventato estremamente ricco. Dispone anche di donatori privati, ma le sue risorse vanno ben oltre. Durante le elezioni del 2023, alle quali si è presentata la coalizione dei partiti di opposizione «La Serbia contro la violenza», l’SNS ha speso circa 7 milioni di euro per la propria campagna. Rispetto al numero totale di voti ottenuti, ciò ha rappresentato circa 4 euro per elettore, una cifra considerevole.
L’opposizione non ha mai disposto di risorse simili. Di conseguenza, nell’ultimo decennio, i partiti dell’opposizione sono certamente riusciti a organizzare manifestazioni e marce di durata piuttosto limitata. Tuttavia, queste non sono state seguite da una campagna sostenuta. L’opposizione non aveva la capacità di trasformare la protesta in persuasione, di andare incontro agli elettori, di garantire un seguito e di convincerli a votare.
All’inizio, il movimento studentesco si basava principalmente sulle donazioni e, soprattutto, sull’impegno dei volontari pronti a condurre azioni sul campo. Ora dispone di fondi sufficienti per apparizioni televisive, pubblicità a pagamento e materiale stampato, ma la sua principale e più importante risorsa rimane la capacità di mobilitazione alla base.
L’emergere della Lista Studentesca ha un’influenza sulle strategie di coalizione all’interno dei partiti dell’opposizione?
All’indomani del voto sono ipotizzabili diverse reazioni da parte degli altri partiti. Con ogni probabilità, il Partito Socialista dovrebbe schierarsi dalla parte dell’SNS. All’interno dell’opposizione, le posizioni differiscono da un blocco all’altro. Le sue due componenti principali sono la lista «Serbia europea», una coalizione pro-europea composta da tre partiti, e una corrente nazionalista di destra, la Destra Autentica, le cui posizioni sono simili a quelle di altri partiti di estrema destra europei: anti-UE, anti-LGBT e anti-pluralista.
I partiti filoeuropei propongono di formare una vera e propria coalizione di governo che porti avanti l’integrazione europea e modernizzi la società nei prossimi quattro anni. Tracciano un percorso specifico per la situazione ungherese, ovvero un programma di cambiamenti radicali nell’arco di quattro anni e lo smantellamento delle strutture di potere dell’SNS.
I partiti di destra, invece, propongono solo una coalizione tecnica della durata di circa un anno, il cui unico obiettivo sarebbe quello di ripristinare condizioni politiche ed elettorali libere ed eque. Ciò comporterebbe la liberalizzazione dei media, la verifica delle liste elettorali per eliminare i nomi delle persone decedute, la garanzia dell’indipendenza giudiziaria e la riduzione dell’influenza politica sulla polizia. Verrebbero quindi indette nuove elezioni. Questo scenario è simile a quello che si è verificato in Montenegro: un governo tecnico di breve durata, seguito da una stabilizzazione del sistema politico. In questo scenario, l’SNS rimarrebbe potenzialmente il partito più grande, con circa il 30% dei voti, ma senza avere la capacità di governare.
Perché le liste dell’SPS o di «Serbia europea» non si sono allineate alla Lista studentesca? L’opposizione tradizionale, centrista e di sinistra, è stata aggirata o assorbita dal movimento studentesco?
Non credo che una coalizione del genere sarebbe stata un’opzione realistica. Nel momento stesso in cui, nell’aprile 2025, il movimento studentesco ha fatto delle elezioni il proprio obiettivo politico, ha esplicitamente escluso qualsiasi coalizione. L’opposizione aveva allora a disposizione diciotto mesi per prepararsi. Avrebbe potuto formare una sorta di seconda coalizione «Serbia contro la violenza» e dichiarare: «Gli studenti hanno i loro elettori, e noi mobiliteremo il nostro elettorato tradizionale proponendo al contempo una coalizione dopo le elezioni».
Al contrario, una manciata di partiti, tra cui il Fronte Verde-Sinistra (ZLF) e il Movimento dei Cittadini Liberi (PSG), hanno annunciato, prima della convocazione ufficiale delle elezioni, che non si sarebbero presentati e avrebbero sostenuto gli studenti. Anche una coalizione moderata di centro-destra si è ritirata in seguito, quando la campagna elettorale era già iniziata. Altri partiti hanno fatto una scelta diversa. Quando Aleksandar Vučić ha pubblicato il decreto di indizione delle elezioni, alcuni speravano ancora di formare un’ampia alleanza, ma alla fine questa non si è concretizzata.
Al di là dell’obiettivo centrale del movimento studentesco, ovvero il ripristino dello Stato di diritto e la lotta alla corruzione, in che misura tale movimento è coerente sul piano sociale e politico? Sono emerse divisioni ideologiche significative, in particolare sulle questioni economiche e sociali o in materia di politica estera?
La Lista degli studenti ha adottato una strategia di ambiguità. Diffonde messaggi generici che gli elettori possono interpretare in modi diversi. Durante il dibattito trasmesso mercoledì 21 ottobre sul canale pubblico RTS, ad esempio, il suo rappresentante ha dichiarato esplicitamente che la Lista degli Studenti non avrebbe imposto sanzioni alla Federazione Russa. Questo messaggio è rivolto in parte agli elettori dell’SNS che potrebbero prendere in considerazione l’idea di cambiare schieramento: suggerisce loro che possono votare per nuovi candidati con un percorso irreprensibile senza per questo aderire a una politica estera radicalmente diversa.
Lo svantaggio è che sappiamo ben poco del programma del movimento studentesco. Si è detto che esistesse un programma, lungo forse 400 pagine, ma non è stato reso pubblico. Da quanto ho potuto capire, il movimento non sembra proporre cambiamenti radicali. Probabilmente si tratta di una scelta deliberata, poiché sostenere un programma che promuova un cambiamento radicale in Serbia potrebbe costare la vittoria. La strategia del movimento consiste invece nell’evitare di alienarsi gli elettori.
Come conciliare queste diverse fazioni in una società così polarizzata, tanto più che il dibattito mediatico è diventato molto difficile, con i giornalisti che vengono spesso presi di mira?
Queste aggressioni e la mancanza di un vero e proprio spazio di dibattito politico testimoniano la profonda divisione della società serba. Questa polarizzazione non è solo ideologica, ma anche fisica. Basta fare una passeggiata per strada per vedere sostenitori di fazioni opposte che si urlano contro a vicenda. Anche chi desidera rimanere fuori dalla politica si ritrova coinvolto in questo scontro.
La situazione potrebbe cambiare se il sistema incentrato su un partito dominante fosse sostituito da una vera concorrenza politica. Anche se l’SNS ottenesse voti sufficienti per formare un governo, dovrebbe negoziare con un partner di coalizione, come ad esempio il Partito Socialista (SPS), piuttosto che con un alleato puramente nominale. I socialisti dovrebbero poter minacciare in modo credibile di sostenere un governo di minoranza appoggiato dal movimento studentesco qualora le loro rivendicazioni venissero ignorate. Pertanto, anche se Vučić dovesse diventare il prossimo primo ministro, i significativi vincoli al suo potere imposti dai suoi eventuali partner costituirebbero un primo passo verso l’appianamento del panorama politico. La società deve riscoprire che cambiare governo non è una catastrofe: gli elettori possono eleggere qualcun altro e sostituire quella maggioranza alle prossime elezioni se si dimostra inefficace.
Molti analisti sembrano ritenere che una delle due fazioni debba prevalere e che l’altra debba scomparire. Ma questa visione non è realistica. Anche se l’SNS dovesse perdere, rimarrà comunque una forza di opposizione molto potente, che potrebbe disporre di almeno 100 dei 250 seggi dell’Assemblea. La Serbia ha quindi nuovamente bisogno di governi di coalizione per ripristinare il pluralismo e i controlli e contrappesi, non solo a livello istituzionale tra il potere giudiziario e quello legislativo, ma anche a livello politico tra i partner di coalizione. Un partner deve poter affermare di sostenere il governo solo fino a un certo punto e di non accettare un potere illimitato. Sostituire l’SNS con un altro partito che eserciti lo stesso grado di dominio non consentirebbe di sanare i mali della società serba. Dobbiamo tornare a una politica di consenso, come nel 2008, quando, dopo la transizione avviata nel 2000, è nata una vera e propria coalizione tra il Partito Democratico e il Partito Socialista, con un orientamento chiaramente filoeuropeo. L’accordo concluso tra i partiti non deve necessariamente essere identico a quello del 2008, ma il principio del compromesso politico è essenziale.
Quali sono state le questioni che hanno maggiormente caratterizzato la campagna?
La rivendicazione centrale del movimento studentesco è stata, e rimane, la lotta alla corruzione. Qualunque sia la domanda posta, il movimento tende a rispondere che gli altri problemi possono essere affrontati in un secondo momento e che occorre innanzitutto allontanare i politici corrotti.
Il SNS, invece, ha cercato di presentare il movimento studentesco come inautentico e compromesso dai propri scandali o dalla propria corruzione. I tabloid filogovernativi hanno diffuso senza sosta accuse, mezze verità e disinformazione volte a screditare i propri avversari. Ma questi attacchi hanno avuto scarso impatto, poiché gli studenti sono rimasti concentrati su un unico messaggio: la lotta alla corruzione. Un episodio emblematico illustra bene questo fenomeno: la messa in scena di Vučić che simulava un dibattito con un sasso e una fotografia di Ilija Srdanović, capolista della Lista Studentesca. Quest’ultimo aveva rifiutato più volte di dibattere con lui. Questo episodio ha dimostrato quanto le successive accuse dell’SNS sembrassero avere scarsa risonanza. Allo stesso modo, il campo governativo aveva messo in evidenza presunte irregolarità che coinvolgevano un docente della Lista Studentesca 1. Ma il movimento studentesco aveva immediatamente replicato sottolineando che lo stesso ministro delle Finanze era stato oggetto di una polemica di plagio riguardante la sua tesi di dottorato.
Una delle strategie della campagna del SNS è stata quella di presentare la Lista Studentesca come un movimento di giovani urbani distaccati dalla realtà sociale. Questa strategia ha funzionato?
L’SNS utilizza varianti di questa strategia dal 2011 e oggi l’ha riportata in auge. Tuttavia, la società serba non è rimasta immobile durante questi quattordici anni di governo dell’SNS. Alcune persone hanno scalato la scala sociale, migliorato il proprio livello di istruzione e sono entrate a far parte della classe media nel corso di questo periodo. Il loro dilemma è se attribuire la propria ascesa al SNS, pur riconoscendo che ora hanno bisogno di idee nuove perché la loro ascesa si è arenata, oppure se sia meglio evitare il cambiamento per paura di perdere ciò che hanno acquisito. Ci sono argomenti a favore di entrambe le posizioni. Le automobili sono un importante simbolo di status sociale in Serbia: se posso permettermi di spingere un po’ questa metafora, chi ha sostituito una vecchia Renault Clio con un’Audi A4 potrebbe esitare a correre il rischio di tornare indietro.
Anche questo passaggio da una Renault Clio a un’Audi la dice lunga sulla percezione della corruzione. La gente, infatti, può supporre che chi guida un’auto di lusso l’abbia ottenuta in modo disonesto. Ricordo un’intervista per strada a un operatore sanitario di Novi Sad che diceva di voler vivere in una società in cui, vedendo qualcuno al volante di una Mercedes, potesse dire: «Buon per lui, se l’è meritata», piuttosto che sospettarlo di corruzione. La diffidenza nasce quando persone legate al partito al potere registrano aumenti improvvisi e ostentati della propria ricchezza materiale.
Da un altro punto di vista, cosa si può dire della qualità del processo elettorale? Secondo voi, le elezioni di questa domenica saranno libere?
Sarei propenso a descrivere le elezioni serbe come «libere, ma non eque». Ufficialmente, la Serbia conta 6,5 milioni di elettori iscritti. Tra il 2014 e il 2023, circa 3,5 milioni di elettori hanno partecipato al voto. Questa volta, l’affluenza alle urne potrebbe attestarsi tra i 4 e i 4,3 milioni. Tuttavia, è noto che il registro elettorale è impreciso e contiene più nomi di quanti siano gli elettori effettivi. Pertanto, 4,2 o 4,3 milioni di elettori potrebbero rappresentare oltre il 70% dell’elettorato effettivo, il che conferirebbe a queste elezioni una grande legittimità in termini di affluenza.
Per impedire a Vučić di mantenere il potere, il suo totale di voti dovrebbe rimanere inferiore a due milioni. Vučić ha affermato di poter ottenere tra i 2 e i 2,1 milioni di voti, contando su una campagna fortemente personalizzata per raggiungere tale obiettivo. I suoi sostenitori hanno chiesto ai propri elettori di «eleggere» Vučić alla carica di primo ministro, sebbene il sistema elettorale serbo non preveda l’elezione diretta a tale carica. Vučić spera così di mantenere i circa due milioni di voti che ha ottenuto alle elezioni presidenziali del 2022, raccogliendo elettori che votano per lui personalmente piuttosto che per l’SNS come partito. Ma il profondo malcontento nei confronti delle autorità locali potrebbe costargli centinaia di migliaia di voti.
La Lista Studentesca, dal canto suo, potrebbe raccogliere oltre 1,5 milioni di voti. Recenti stime informali indicano una cifra di circa 1,7 milioni, un risultato più o meno paragonabile a quello dell’SNS. L’SNS potrebbe quindi superare di poco la Lista degli Studenti, ma solo di poche decine di migliaia di voti anziché di mezzo milione, come spera Vučić. Sarebbe quindi necessario formare una coalizione. Se le due liste più importanti ottenessero ciascuna circa 1,7-1,8 milioni di voti, rimarrebbero diverse centinaia di migliaia di voti da attribuire agli altri partiti. I socialisti potrebbero ottenerne circa 200.000, mentre il resto verrebbe ripartito tra i partiti dell’opposizione. Alcuni voti andrebbero inoltre persi a favore delle liste che non raggiungono la soglia elettorale, per poi essere ridistribuiti secondo la formula di attribuzione dei seggi. L’entità di questo effetto può essere significativa, ma non mi aspetto che sia determinante.
Anche le iscrizioni alle liste elettorali dall’estero sono aumentate. Gli elettori della diaspora sono spesso trascurati dai sondaggi d’opinione. Questo potenziale di circa 100.000 voti 2 potrebbe aggiungersi al totale della Lista degli Studenti?
È possibile, ma l’entusiasmo manifestato sui social network può essere fuorviante. Può dare l’impressione che gli studenti otterranno la quasi totalità dei voti della diaspora. In questo contesto, occorre distinguere chiaramente gli elettori della diaspora di un paese come la Francia da quelli dei paesi confinanti con la Serbia. In Bosnia-Erzegovina, ad esempio, sono registrati circa 20.000 elettori e si può stimare, con cautela, che oltre il 60% di essi voterà per Vučić. Gli studenti potrebbero conquistare una quota significativa dei voti altrove, e ogni voto conta, ma l’impatto della diaspora è probabilmente sopravvalutato. Forse non modificherà in modo decisivo l’equilibrio tra le principali liste.
Le differenze nella partecipazione al voto tra i giovani e gli elettori più anziani, o tra le aree urbane e quelle rurali, potrebbero modificare in modo significativo l’equilibrio di forze elettorale?
Queste divisioni socio-politiche – in particolare quella generazionale – esistono da tempo in Serbia. Ciò che potrebbe cambiare questa volta è la partecipazione dei giovani. Circa 800.000 persone sotto i 30 anni hanno diritto di voto. In passato, il loro tasso di affluenza si aggirava intorno al 45-50%, una cifra inferiore alla media nazionale ma comunque significativa. Si potrebbero quindi registrare tra i 100.000 e i 200.000 elettori in più di età inferiore ai 30 anni. Gli elettori più anziani, dal canto loro, hanno tradizionalmente registrato il tasso di affluenza più elevato.
La Polonia offre un esempio illuminante: se alcune analisi hanno posto l’accento sui giovani, sulle donne e sui gruppi emarginati, anche gli elettori che ricordavano la transizione degli anni ’90 – e che oggi hanno circa cinquant’anni – hanno svolto un ruolo importante nelle elezioni che hanno portato al potere la Coalizione Civica.
In Polonia, alcuni sostenitori più anziani di Diritto e Giustizia sono rimasti a casa; il cambiamento non è stato quindi determinato esclusivamente dalla mobilitazione dei giovani elettori…
Esatto. Una situazione simile potrebbe verificarsi in Serbia, anche se bisognerà vedere come si comporteranno gli elettori più anziani questa domenica.
Per quanto riguarda le disparità geografiche, la Serbia non presenta il classico divario tra aree urbane e rurali che si osserva in Francia. La distinzione si manifesta piuttosto tra Belgrado e il resto del Paese. Gli abitanti di Belgrado figurano tra coloro che si sono astenuti di più nel corso dell’ultimo decennio. Zoran Đinđić, l’ex presidente serbo, definiva queste persone «voyeur della democrazia»: osservano e criticano la politica, ma il giorno delle elezioni trovano altro da fare o ritengono che il loro voto non cambierà nulla. Gli studenti hanno messo in discussione questo atteggiamento e sono riusciti a mobilitare una parte di questi elettori passivi.
Sebbene durante la campagna elettorale si sia parlato pochissimo di politiche economiche concrete, le disuguaglianze sociali potrebbero rivelarsi decisive per l’esito delle elezioni. La questione è capire se coloro che hanno vissuto la difficile transizione sociale ed economica degli anni 1990-2000 diano credito alle minacce del SNS, secondo cui una vittoria degli studenti farebbe tornare quell’epoca, oppure se, al contrario, si aspettino un miglioramento o considerino semplicemente l’alternanza politica come un fenomeno naturale. Potremo comprendere appieno le loro motivazioni solo dopo le elezioni, una volta che sarà stato svolto il necessario lavoro di ricerca.
Quale ruolo potrebbero svolgere i partiti minoritari, in particolare quelli che rappresentano le comunità ungherese e bosniaca, nella formazione di un governo?
L’equilibrio regionale dei poteri è cambiato. Prendiamo l’esempio dell’Alleanza degli Ungheresi della Vojvodina (VMSZ), partner tradizionale e fedele dell’SNS. Viktor Orbán era uno stretto alleato di Aleksandar Vučić, ma non è più al potere. Di conseguenza, i rapporti tra i due Stati non sono necessariamente cattivi, ma si sono raffreddati. L’Alleanza potrebbe quindi trovarsi di fronte a una scelta: rimanere allineata a Vučić o adeguarsi alle volontà del nuovo governo ungherese, secondo la posizione di Péter Magyar. Dovrà trovare un equilibrio tra i suoi rapporti con l’Ungheria e il suo interesse a mantenere la propria influenza sul governo serbo.
Tra i partiti bosniaci del Sandžak, alcuni hanno già dichiarato che aderiranno all’SNS. Rasim Ljajić, presidente (bosniaco) del Partito socialdemocratico serbo, ha lasciato intendere che il suo partito potrebbe conquistare uno o due seggi. Egli desidera essere rappresentato al tavolo delle trattative quando verranno prese le decisioni, senza tuttavia schierarsi chiaramente a favore dell’una o dell’altra fazione.
Nell’ultimo decennio, la Serbia ha adottato una posizione di equilibrio nelle sue relazioni con l’Unione europea, la Russia e la Cina. Questa situazione potrebbe cambiare se la Lista degli Studenti dovesse vincere?
Semplicemente non sappiamo quale sarebbe la posizione della Lista Studentesca. Ha adottato un approccio molto cauto su questi temi, limitandosi spesso a rispondere, in sostanza, che tutti gli argomenti sarebbero stati affrontati a tempo debito. A questo proposito, la Lista Studentesca è un po’ come il monarca britannico: evita di svelare le proprie intenzioni. Se dovesse formare una coalizione con partiti filoeuropei, i negoziati potrebbero rendere l’integrazione nell’Unione la principale priorità della politica estera serba. Anche l’SNS afferma, e da tempo, che l’integrazione nell’Unione è il suo obiettivo. Nel caso in cui la Lista degli Studenti ottenesse più del 50% dei voti e potesse governare da sola, il suo orientamento sarebbe ancora più difficile da prevedere.
Note
- «Il Ministero dell’Istruzione indaga su un candidato della Lista Studentesca», N1 info, 14 ottobre 2026.
- «Koliko je birača iz dijaspore prijavljeno u kojoj zemlji?», Savremena politika, 12 ottobre 2026.
