Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva è stato rieletto ieri, domenica 25 ottobre, per un quarto mandato contro Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro, posto agli arresti domiciliari dopo essere stato condannato a 27 anni di reclusione per tentato colpo di Stato. La cerimonia di insediamento si terrà il 5 gennaio 2027.

  • Ad oggi, i governi di metà dei paesi della regione (16 su 32) hanno inviato le loro congratulazioni a Lula, mentre per 13 di essi non è stata registrata alcuna reazione ufficiale.
  • Il Costa Rica è l’unico Paese dell’America Latina il cui governo ha «espresso le proprie congratulazioni al popolo brasiliano per aver […] eletto il proprio nuovo presidente attraverso un processo democratico e pacifico», senza tuttavia menzionare Lula.
  • In Colombia, il presidente Abelardo de la Espriella, che aveva sostenuto Flávio Bolsonaro, ha riconosciuto la vittoria di Lula senza congratularsi con lui: «Né Lula decide per i colombiani, né io per i brasiliani», e ha fatto riferimento a «grandi e profonde differenze politiche e ideologiche» con il presidente brasiliano.
  • In Argentina, il governo di Javier Milei non ha ancora rilasciato alcuna dichiarazione in merito alle elezioni brasiliane e il presidente non si è congratulato con Lula.
  • Prima delle elezioni, Milei aveva scritto sul social network X sperando che l’«ultimo round di campagna diffamatoria» di Lula «non prevedesse il furto delle elezioni».
  • Il giorno delle elezioni, ha condiviso alcuni post in cui accusava Lula di voler «rubare» le elezioni.
  • Nelle sue storie su Instagram, Milei ha pubblicato un’immagine con la didascalia «Lula ladro e bugiardo», secondo quanto riportato dal quotidiano argentino Perfil.
  • Ha inoltre pubblicato un’immagine generata dall’IA che lo ritrae al fianco di Flávio Bolsonaro, con una citazione attribuita a quest’ultimo: «Sono fiducioso che il Brasile riuscirà a risollevarsi» 1.

La vittoria di Lula, con oltre 4 milioni di voti di vantaggio su Flávio Bolsonaro, interrompe la serie di successi registrati dai candidati vicini o allineati a Donald Trump a partire dal 2025. Ad eccezione del Suriname, dove la candidata di sinistra Jennifer Geerlings-Simons era stata eletta nel luglio 2025, tutte le principali consultazioni elettorali avevano portato all’elezione di un leader vicino a Washington.

  • La rielezione di Trump, nel novembre 2024, era coincisa con un effetto domino che sembra aver provocato, almeno in parte: oltre al Perù, l’Ecuador, la Bolivia, il Cile, il Costa Rica, la Colombia e l’Honduras avevano eletto presidenti di destra e di estrema destra.
  • Tra le cinque principali economie della regione, il Brasile e il Messico, che rappresentano oltre la metà del PIL dell’America Latina, sono gli unici paesi guidati da un presidente di sinistra.
Note
  1. Pablo Varela, «Dal “Lula ladro” al silenzio: il governo nazionale non parla della vittoria del PT in Brasile», Perfil, 25 ottobre 2026.