Da quando, il 28 febbraio, gli Stati Uniti e Israele hanno dato il via a una guerra contro l’Iran, le turbolenze sui mercati energetici hanno comportato un sovraccosto globale di 468 miliardi di dollari per la benzina e il gasolio nel periodo compreso tra il 1° marzo e il 14 ottobre, secondo uno studio del Centre for Research on Energy and Clean Air (CREA) pubblicato oggi, lunedì 26 ottobre 1.

Più di un terzo di questa fattura è stato pagato dagli americani.

  • Da marzo gli Stati Uniti stanno registrando un aumento dei prezzi alla pompa simile a quello osservato in altre economie di mercato.
  • Tuttavia, l’elevato consumo di carburante pro capite e gli scarsi progressi nella riduzione della dipendenza dal petrolio incidono notevolmente sul costo di tale aumento pro capite.
  • Secondo i calcoli della rivista, un americano consuma in media quasi cinque volte più benzina e gasolio all’anno rispetto a un cittadino dell’Unione.

Se si rapporta il sovraccosto del carburante alla popolazione, gli Stati Uniti sono sempre in testa: raggiunge in media i 471 dollari pro capite. Anche i canadesi (422 dollari), gli australiani (386 dollari), i neozelandesi (342 dollari) e i belgi (330 dollari) hanno tuttavia subito aumenti considerevoli.

  • Sono stati soprattutto i paesi che hanno ridotto il proprio consumo di carburante a riuscire ad attutire meglio l’impatto.
  • In Cina, il calo dei consumi registrato dal 2023, dovuto in particolare alla massiccia elettrificazione dei veicoli, ha permesso al Paese di risparmiare quasi 11 miliardi di dollari.
  • Negli Stati Uniti, i conducenti di auto elettriche hanno visto aumentare la propria spesa per la ricarica in media di 17 dollari da marzo, ovvero 26 volte meno rispetto al sovrapprezzo del carburante pagato dai conducenti di veicoli a benzina.

Sebbene gli Stati Uniti producano più gasolio di quanto ne serva per rifornire il proprio mercato interno, non possono isolarsi dai prezzi internazionali: la produzione delle loro raffinerie può essere riorientata verso la benzina solo in misura marginale.

  • Infatti, secondo il CREA, gli Stati Uniti hanno bisogno di altri mercati «per assorbire l’eccedenza di gasolio che producono e rendere redditizia la raffinazione».
  • Inoltre, l’eccedenza di produzione non può essere trattenuta per far scendere i prezzi sul mercato interno, poiché le raffinerie vendono dove i prezzi sono più alti, il che allinea i prezzi statunitensi a quelli mondiali.