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In Brasile, il rapporto tra religione e voto viene spesso affrontato in modo radicale. Da un lato, viene diffusa l’immagine di un «voto cieco» o di un «voto gregario»: il fedele seguirebbe passivamente le direttive del pastore o del sacerdote. Dall’altro, la difesa della libertà religiosa viene presentata come una garanzia che nulla di ciò che viene detto nel luogo di culto possa subire l’ingerenza dello Stato. Ciò che accade realmente durante le messe e le funzioni religiose è tuttavia più sfumato. Tra la propaganda elettorale esplicita e il discorso antipolitico, emerge una varietà di prese di posizione politiche, etiche e civiche, dirette o indirette.
Uno studio inedito condotto da More in Common Brasil in collaborazione con l’Università Federale di Rio de Janeiro ha analizzato 7.500 funzioni religiose e messe delle due domeniche precedenti il primo turno delle elezioni del 4 ottobre, al fine di tracciare un quadro del ruolo della politica nelle omelie delle chiese cattoliche, battiste e dell’Assemblea di Dio. In totale sono state analizzate 13.886 ore di registrazioni audio relative a cerimonie organizzate in 26 Stati e nel Distretto Federale, pari a 578 giorni consecutivi di trasmissione.
Da questi estratti video emerge un quadro empirico del modo in cui i temi elettorali vengono affrontati nei discorsi religiosi.
1. Una propaganda elettorale davvero marginale
Solo il 3% delle messe e delle funzioni religiose è interessato dalla propaganda elettorale. Per «propaganda elettorale» si intendono tutte le pratiche che promuovono o attaccano una candidatura, direttamente o indirettamente. Ciò include l’esplicito invito al voto, ma anche la designazione e/o la benedizione di candidati o di una fazione politica, dato che alcuni candidati possono provenire dalla stessa comunità.
Un candidato proveniente dalla stessa comunità — Parrocchia di Nostra Signora di Fatima, Sorocaba, San Paolo
Questo dato contraddice la convinzione ampiamente diffusa secondo cui i pastori e i sacerdoti considerino i fedeli come una riserva di voti. Questo comportamento è molto raro durante le messe cattoliche (0,7% delle messe analizzate), leggermente più frequente durante le funzioni battiste (1,4%) e più marcato durante le funzioni delle Assemblee di Dio (8,3%) – ma rimane comunque minoritario.
2. Una propaganda elettorale più incisiva all’interno delle Assemblee di Dio
Occorre prestare attenzione ai risultati ottenuti per le Assemblee di Dio. Per quanto riguarda la Chiesa cattolica e le due grandi convenzioni battiste, è possibile basarsi sui registri amministrativi. Al contrario, non esistono dati relativi alle Assemblee di Dio. Pertanto, non sappiamo se le chiese che trasmettono le loro celebrazioni contengano meno propaganda elettorale rispetto alle altre, poiché sanno che il contenuto è disponibile su YouTube, o se, al contrario, ne contengano di più, dato che i sacerdoti e i pastori più politicizzati tendono a trasmettere per ampliare la portata del loro messaggio.
Vi do un consiglio — Assemblea di Dio di Balneário Camboriú, Santa Catarina.
Tuttavia, anche se questi campioni non sono rappresentativi, suggeriscono che la propaganda elettorale sia molto più frequente all’interno delle Assemblee di Dio che nelle chiese battiste e cattoliche. Come si spiega questo fenomeno? La centralizzazione amministrativa della Chiesa cattolica e l’orientamento delle due grandi convenzioni battiste (la Convenzione Battista Brasiliana e la Convenzione Battista Nazionale) hanno forse permesso di imporre una disciplina più conforme alla legislazione elettorale brasiliana.
3. Contenuti civici più frequenti
In media, i contenuti civici erano cinque volte più frequenti di quelli di carattere elettorale, con un rapporto inferiore tra contenuti civici e contenuti elettorali nelle funzioni delle Assemblee di Dio. In altre parole, quasi una messa o una funzione su sei conteneva discorsi civici.
Per «contenuto civico» si intendono tutte quelle pratiche che contrastano la divisione sociale e la polarizzazione politica e/o che mirano a incoraggiare un voto consapevole, fondato su valori umanistici e/o religiosi, senza mai indicare una candidatura o una corrente politica specifica. Questi discorsi dimostrano che le Chiese sono state in grado di integrare il contesto elettorale nelle loro omelie e nei loro sermoni in modo civico e apartitico.
La legge elettorale brasiliana mira a garantire la “parità di condizioni” tra i candidati al fine di evitare qualsiasi asimmetria. La limitazione della propaganda nei luoghi di culto rientra tra le misure volte a garantire tale parità. Ciò pone tuttavia un problema alle Chiese che affrontano questioni sociali e promuovono valori etici e religiosi che hanno naturalmente implicazioni politiche. Ciononostante, constatiamo che numerose Chiese hanno sviluppato discorsi che definiamo «civici», invitando i fedeli a votare in modo ponderato tenendo conto dei valori umanistici e cristiani, senza indicare candidati, partiti o correnti politiche. Molti criticano inoltre la polarizzazione politica e la divisione sociale, ricordando i legami duraturi che uniscono le comunità. Riteniamo che questo tipo di approccio non solo rispetti la legge elettorale, ma illustri anche il modo in cui le funzioni religiose possono affrontare le questioni politiche in periodo elettorale, coniugando il loro lavoro pastorale con un approccio pluralista alla politica.
La Chiesa cattolica non vi dice per chi dovete votare. Non litigate per questioni politiche — Parrocchia di San Giuseppe, a São José do Rio Preto, San Paolo
Votate per chi rispetta la vita e l’ambiente e si batte per i più bisognosi — Parrocchia della Sacra Famiglia, São José dos Campos, San Paolo
4. Designare: il segno delle dinamiche locali
Quando si procede alla designazione nominativa dei candidati, i principali interessati non sono necessariamente i candidati alle cariche esecutive, bensì i candidati alle elezioni legislative, sia a livello statale che federale. Questi ultimi vengono spesso presentati per la loro vicinanza alla comunità religiosa, per la loro appartenenza alla Chiesa o per il sostegno che hanno offerto in passato all’istituzione. Si tratta quindi di una politica meno incentrata esclusivamente sulla corsa alla presidenza e maggiormente radicata nelle reti locali di reciprocità e rappresentanza.
Reciprocità tra la Chiesa e i candidati — Assembleia de Deus Paulistana, Mauá, San Paolo
5. Forme di propaganda e orientamento elettorale
La propaganda assume diverse forme e l’esplicito invito al voto è solo una tra tante. Si osservano così candidati presentati in occasione di celebrazioni, riferimenti a candidati sostenuti dalla Chiesa, nonché orientamenti basati su categorie morali e politiche più ampie. In alcuni casi, inizialmente non viene menzionato alcun nome, ma si contrappongono la «destra» e la «sinistra», i «cristiani» e i «comunisti», oppure i candidati che difenderebbero determinati valori religiosi e quelli che li minaccerebbero.
Smentita delle notizie false e attacco alla sinistra — Parrocchia di Menino Jesus, Paraúna, Goiás
In altri casi, lo spazio fisico della chiesa diventa anche un luogo di diffusione di materiale elettorale, con volantini, liste di «candidati raccomandati», manifesti elettorali e persone incaricate di distribuirli all’uscita.
Richiesta di apporre adesivi sulle automobili — Assembleia de Deus Ypiranga, Valparaíso de Goiás, Goiás
6. Una propaganda che riconosce i propri limiti
Ci sono anche situazioni particolarmente rivelatrici in cui gli stessi leader sembrano riconoscere l’esistenza di un limite a ciò che può essere detto pubblicamente. Di conseguenza, interrompono la trasmissione o invitano i fedeli a contattarli per telefono o durante un colloquio privato per ricevere consigli elettorali. Il limite legale non restringe quindi determinate pratiche, ma sembra, in alcuni casi, modificarne la forma e il canale di diffusione.
Interruzione della trasmissione — Assemblea di Dio del ministero di Vila Nova, Goiânia, Goiás
7. La dimensione soteriologica dell’interpretazione religiosa della politica
Esiste inoltre una dimensione soteriologica nel modo in cui la politica viene considerata da un punto di vista religioso. La soteriologia è, in termini semplici, la riflessione religiosa sulla salvezza e su ciò da cui dipende, in ultima analisi, il destino del fedele. Anche in occasione di celebrazioni fortemente politicizzate, l’azione elettorale viene quindi spesso relativizzata dall’affermazione secondo cui il risultato delle urne non sostituisce la sovranità divina.
La politica ha la sua importanza, deve mobilitare il cristiano e può persino essere presentata come il terreno di uno scontro tra forze morali antagoniste, ma rimane subordinata a un ordine religioso più ampio. Questa combinazione è importante perché impedisce di interpretare automaticamente la politicizzazione dei culti come una sostituzione della religione con la politica. In molti casi, accade proprio il contrario: la politica viene assorbita da una logica religiosa che esige contemporaneamente la partecipazione e ne limita l’importanza ultima.
La reazione dei fedeli alla campagna — Assemblea di Dio a Paulo Ramos, nello Stato del Maranhão
Prima chiesa battista di Itatiaia, Rio de Janeiro
8. Tra spazio pubblico e comunità religiose: una diversa percezione delle controversie
Durante il periodo pre-elettorale, gran parte del dibattito pubblico è stato animato dalla polemica su Nostra Signora di Aparecida. Si trattava di una notizia falsa secondo cui il candidato Flávio Bolsonaro avrebbe avuto intenzione di revocare a Nostra Signora di Aparecida il titolo di patrona del Brasile. Nonostante la sua ampia diffusione sui social network e sulla stampa, durante le celebrazioni si è osservata una presenza molto marginale di questa polemica e vi sono stati pochi riferimenti ad essa. Quando la polemica è stata menzionata, si è trattato soprattutto di smentire, correggere o chiarire la notizia, anche se tale chiarimento era talvolta accompagnato da interpretazioni politiche sulla sua diffusione.
Questa divergenza è significativa: i temi religiosi che possono dominare il dibattito pubblico e digitale non influenzano necessariamente, con la stessa intensità, la vita quotidiana delle comunità religiose. La liturgia cattolica ha una dinamica propria e non riproduce meccanicamente l’agenda delle controversie pubbliche.
Parrocchia di Sant’Agostino, Chapada Gaúcha (MG), 27 settembre 2026
9. Discorsi che sfuggono al diritto
A seguito della modifica apportata dalla legge n. 12.034/2009 all’articolo 37, comma 4, la legge elettorale (legge n. 9.504/1997) considera i luoghi di culto come «beni di uso comune», alla stregua di cinema, circoli e stadi. In altre parole, si tratta di luoghi privati, ma aperti al pubblico, in cui è vietato diffondere qualsiasi forma di propaganda elettorale. La stessa legge vieta alle entità religiose di effettuare donazioni alle campagne elettorali (art. 24, VIII).
Il quadro giuridico è quindi restrittivo in termini di spazio e risorse. Non dice tuttavia nulla riguardo al contenuto: la legge non definisce cosa distingua la predicazione su temi morali e pubblici dall’invito al voto.
È spettato alla giustizia elettorale colmare questa lacuna, cosa che ha fatto con cautela. Nel 2020, durante il giudizio di un caso a Luziânia (GO), il giudice del Tribunale Superiore Elettorale (TSE) Edson Fachin ha proposto di riconoscere l’«abuso di potere religioso» come una categoria autonoma suscettibile di comportare la destituzione. La maggioranza del TSE ha respinto questa tesi a causa della mancanza di una disposizione di legge. È stato quindi stabilito che l’uso elettorale della struttura religiosa può essere sanzionato solo quando rientra nelle figure già esistenti di abuso di potere economico, abuso di potere politico o uso improprio dei media. L’abuso di potere religioso rimane privo di un’esistenza giuridica propria, ma la tolleranza nei confronti dei luoghi di culto trasformati in tribune elettorali è diminuita.
10. Un consenso tra legislazione e fedeli?
Lo studio «Religione e vita pubblica in Brasile», pubblicato di recente e condotto dall’Istituto di studi religiosi in collaborazione con Quaest, ha fornito un contesto prezioso per l’interpretazione dei dati, poiché dimostra che la restrizione legale del discorso elettorale nelle chiese gode di ampio sostegno. Otto brasiliani su dieci sono contrari alle discussioni politiche nei luoghi di culto e nove su dieci disapprovano il fatto che i leader religiosi mettano a disposizione la chiesa ai candidati per scopi elettorali. Lo stesso sondaggio mostra che tale disapprovazione coesiste con la pratica.
Sebbene vi sia un apparente consenso tra la legislazione e i fedeli, tale consenso nasconde tuttavia una zona grigia molto ampia: il divieto di legge si applica alla propaganda all’interno della chiesa, ma non alla distribuzione di volantini sul marciapiede o all’uscita dalla funzione, per esempio. La giurisprudenza sanziona il candidato presentato e celebrato sull’altare, ma non ha molto da dire sull’invito discreto a «parlare in privato con il pastore». Temi come l’aborto, la famiglia o la sicurezza pubblica possono essere predicati come una dottrina, e il confine tra questa predicazione e l’invito a votare per chi li difende è raramente tracciato con chiarezza. La preghiera per i governanti, i ringraziamenti rivolti a coloro che «hanno aiutato la Chiesa» e la presenza di personalità ufficiali in prima fila sono pratiche che non rientrano facilmente in una categoria giuridica.
I valori cristiani contro l’aborto, l’ideologia di genere e la corruzione — Prima Chiesa Battista di Cancela Preta, Padre Miguel, Rio de Janeiro
11. Un approccio teologico ed etico necessario
In linea di massima, l’intersezione tra fede e politica è considerata una forma di manipolazione elettorale. La regolamentazione da parte della giustizia elettorale sembra quindi essere l’unica soluzione. Tuttavia, i leader e le istituzioni religiose possono svolgere un ruolo importante. È quindi necessario interrogarsi, da un punto di vista politico e teologico, su come le cerimonie religiose possano integrarsi nel contesto elettorale in modo più sano, nel rispetto del pluralismo e favorendo la coscienza civica.
Dal punto di vista teologico, si tratterebbe di interrogarsi su ciò che ciascuna tradizione intende per «missione profetica» e su ciò che considera una strumentalizzazione della fede. Dal punto di vista etico, occorre evocare il rispetto della coscienza del fedele e interrogarsi sull’asimmetria di potere tra chi predica e chi ascolta.