Gli attacchi contro navi mercantili nello Stretto di Ormuz e nelle zone circostanti si sono notevolmente intensificati dall’inizio del mese. L’Ufficio per le operazioni commerciali marittime del Regno Unito (UKMTO), un organismo di collegamento della Royal Navy britannica, ha segnalato 23 attacchi nelle prime due settimane di ottobre, un numero superiore a quello registrato in qualsiasi altro mese dall’inizio della guerra contro l’Iran, iniziata il 28 febbraio.
- Tra martedì 13 e mercoledì 14, due navi di armatori degli Emirati Arabi Uniti, presumibilmente attaccate dall’Iran, sono affondate dopo essere state colpite all’interno o in prossimità dello stretto di Ormuz.
- La nave portacontainer GFS Pride era stata colpita martedì da un «proiettile sconosciuto», mentre la nave portarinfuse Cape Dao era stata colpita tre settimane prima, il 23 settembre 1.
- Si tratta delle prime navi affondate nello stretto di Ormuz dall’inizio di marzo, quando la Safeen Prestige, una portacontainer battente bandiera maltese, era stata colpita al largo delle coste dell’Oman.
Mentre le ultime operazioni militari statunitensi in Iran risalgono, secondo l’Institute for the Study of War, all’inizio di settembre, l’Iran ha intensificato gli attacchi nelle ultime settimane, costringendo le superpetroliere a invertire la rotta per tornare nel Golfo Persico 2.
Questi attacchi potrebbero causare un rallentamento dei flussi di petrolio provenienti dal Medio Oriente, che hanno registrato un netto aumento alla fine di settembre.
- All’inizio della settimana alcuni funzionari iraniani hanno dichiarato che, dall’inizio del mese, il Paese ha iniziato a ricorrere a diverse tattiche offensive contro le navi che ritiene violino le sue restrizioni 3.
- Questi stessi responsabili sostengono di voler contrastare gli sforzi compiuti dall’amministrazione Trump per far scendere i prezzi mondiali del petrolio – e quindi anche quelli alla pompa negli Stati Uniti – in vista delle elezioni di medio termine.
Lo shock energetico causato dalla guerra contro l’Iran continua a incidere sui prezzi, in particolare su quelli della benzina, nonostante i tentativi dell’amministrazione Trump di farli scendere. Negli Stati Uniti, l’indice che misura i prezzi della benzina ha registrato un balzo del 9,1% a settembre, il rialzo più consistente da marzo (+21,2%).
- Venerdì 9, il presidente americano ha annunciato di aver raggiunto un accordo con il Cremlino per immettere «immediatamente» 300.000 tonnellate di gasolio «sul mercato americano e mondiale».
- Oggi, giovedì 15, l’Agenzia internazionale per l’energia ha reso noto che i suoi membri hanno concordato di «portare a termine le ultime immissioni sul mercato di circa 100 milioni di barili», di cui oltre 20 milioni di barili di gasolio 4.
In precedenza, nel corso della giornata, alcuni rappresentanti statunitensi avevano esercitato pressioni sugli altri membri dell’Agenzia affinché immettessero sul mercato almeno 100 milioni di barili in più provenienti dalle riserve di emergenza 5. Dall’inizio della guerra, sono stati immessi sul mercato 330 milioni di barili dei 400 milioni stanziati a marzo – ovvero il più consistente rilascio di petrolio da parte dell’Agenzia dalla sua fondazione, nel 1974.
Note
- Benoit Faucon e Rebecca Feng, «Two Cargo Ships Sink Near Strait of Hormuz, as Iranian Attacks Increase», The Wall Street Journal, 14 ottobre 2026.
- Grant Smith, Weilun Soon, Prejula Prem e Anthony Di Paola, «Iran Escalates Attacks on Ships, Threatening Oil Export Recovery», Bloomberg, 13 ottobre 2026.
- Parisa Hafezi, Jonathan Saul e Phil Stewart, «L’Iran cambia tattica per intensificare gli attacchi alla navigazione prima delle elezioni statunitensi, secondo quanto affermano i funzionari», Reuters, 14 ottobre 2026.
- Dichiarazione del Consiglio direttivo dell’AIE sui mercati energetici e la sicurezza, Agenzia internazionale per l’energia, 15 ottobre 2026.
- Ewa Krukowska e Grant Smith, «US Tells IEA Nations It’s Unhappy With Emergency Oil Release», Bloomberg, 15 ottobre 2026.