Il 24 febbraio 2022, il primo giorno dell’offensiva russa contro l’Ucraina, scrivevo:1 “Qualunque sia il risultato della guerra, Putin l’ha già persa. Oltre a spingere ciò che resta dell’Ucraina verso ovest, rafforzerà e persino allargherà la NATO, isolerà e indebolirà la Russia come paria, e minaccerà il suo stesso potere a Mosca. L’inizio della fine”2. Può sembrare presuntuoso il primo giorno di una guerra prevedere il suo esito, e controintuitivo – o ottimista – considerare che non sarà favorevole al più potente dei due belligeranti. Tuttavia, mi sembrava che questo risultato fosse la conclusione logica del seguente ragionamento in cinque fasi.

1 – Il prezzo della vittoria militare

Se la vittoria militare di Putin sembra inevitabile, data l’asimmetria delle forze coinvolte, avrà un costo umano e materiale considerevole. In soli tre giorni di confronto, lo stato maggiore dell’esercito ucraino – le cui cifre devono ovviamente essere prese con il necessario senno di poi – stima che le forze russe hanno perso 4.300 uomini (uccisi o catturati), 27 aerei, 26 elicotteri, 2 barche, 146 carri armati e 706 veicoli corazzati3. Mosca, da parte sua, nega di aver subito queste perdite e probabilmente non comunicherà mai il vero costo. In ogni caso, grazie alla straordinaria combattività degli ucraini, forniti di armi da almeno 28 paesi, lo scontro non è la guerra lampo sperata: è più intenso e sarà senza dubbio più lungo di quanto gli strateghi russi sperassero. Come ha sottolineato Lawrence Freedman, hanno commesso due errori classici, la sottovalutazione del nemico e la sopravvalutazione delle proprie forze, che in realtà sono due facce della stessa medaglia: l’arroganza4.

Questo pone problemi logistici alle forze russe (mancanza di carburante, razioni e forse anche di munizioni) – che si sapeva già prima dell’invasione essere il punto debole di una tale operazione5 – ma anche problemi di immagine, poiché la parte ucraina documenta e diffonde foto e video di aerei abbattuti, carri armati distrutti, soldati russi uccisi e catturati, e crimini di guerra commessi (per esempio l’uso di bombe a grappolo in aree civili)6. Lo fanno con il supporto di una comunità di “Osinters”, cioè esperti di intelligence open-source situati in tutto il mondo, la cui efficacia in questo conflitto è spettacolare – così come il loro uso dei social network, specialmente Twitter. A differenza dei loro avversari, le forze ucraine stanno comunicando estremamente bene e il presidente Zelensky è diventato in pochi giorni una figura eroica, lodata in tutto il mondo. Qualunque sia il risultato militare del conflitto, Putin ha già perso la battaglia dell’immagine.

Qualunque sia il risultato militare del conflitto, Putin ha già perso la battaglia dell’immagine.

JEAN-BAPTISTE JEANGÈNE VILMER

La mancanza di risultati concreti sul terreno, la lentezza dell’avanzata degli invasori, che al momento di scrivere non controllavano ancora nessuna città importante, unita alle difficoltà precedenti, possono portare a un crescente senso di frustrazione tra le truppe russe7. Poiché non tutti erano convinti della necessità di questa guerra, più va avanti e più il dubbio si insinua, raggiungendo forse presto il morale delle truppe. In ogni caso, è certo che Mosca perderà almeno diverse migliaia di uomini, rendendo questa guerra il suo intervento militare più costoso degli ultimi due decenni.

In queste condizioni, ci sono due possibilità. Il primo è che Putin non andrà fino in fondo. La resistenza locale, combinata con la pressione internazionale e il rischio interno (vedi punti 4 e 5), potrebbe spingerlo a negoziare prima che l’esercito ucraino sia sconfitto. Lo presenterebbe in modo vantaggioso, ma nessuno si farebbe ingannare: sarebbe un enorme fallimento per lui personalmente e per le forze armate russe, e anche un’umiliazione. Era pronto a pagare un prezzo calcolato per un guadagno, ma rischia di pagare un prezzo molto più alto di quello che immaginava per un guadagno minimo o nullo. Putin sa che una sconfitta in Ucraina significherebbe probabilmente la sua caduta a Mosca. Se ha le spalle al muro, la linea d’azione più probabile è la fuga.

Putin sa che una sconfitta in Ucraina significherebbe probabilmente la sua caduta a Mosca. Se ha le spalle al muro, la linea d’azione più probabile è la fuga.

JEAN-BAPTISTE JEANGÈNE VILMER

La seconda possibilità, che purtroppo sembra più probabile, è che egli persista, a qualunque costo. I combattimenti potrebbero andare avanti per settimane e, al fine di accelerare il risultato e quindi ridurre l’impressione di una sconfitta russa, per rompere il morale della popolazione ucraina, potrebbe essere tentato di ricorrere a massicci attacchi aerei uccidendo decine di migliaia di civili, come i russi hanno dimostrato di poter fare in Siria. Ciò è tanto più probabile in quanto l’ipotesi era già stata discussa alla televisione russa nel 2016: mentre un oratore suggeriva “che non sarebbe utile inviare forze di terra russe nelle principali città ucraine perché porterebbe a “enormi perdite per l’esercito russo”[, altri] non erano d’accordo e dicevano che [il bombardamento a tappeto di] Aleppo mostra il percorso che Mosca potrebbe seguire”8.

2 – Il pantano dell’occupazione

In questa seconda ipotesi, se in qualche modo Mosca finisce con una vittoria militare – ad un prezzo che sarà esorbitante, non solo per il popolo ucraino ma anche per i soldati russi – questo sarebbe solo l’inizio delle difficoltà. Se la guerra americana in Iraq (Operazione Iraqi Freedom, 2003) è un’indicazione, persino un’ispirazione per Mosca poiché, come ha mostrato Elie Tenenbaum, il parallelo “è impressionante”9, va ricordato che il famoso discorso di George W. Bush del 1° maggio 2003 sulla portaerei USS Abraham Lincoln che mostrava con orgoglio uno striscione “Missione compiuta” ha segnato non la fine ma l’inizio dei guai per gli americani in Iraq (nel 2010, Bush ammetterà che questo striscione fu “un errore”)10. C’è una differenza importante, che è che i russi sono molto più vicini agli ucraini di quanto lo fossero gli americani agli iracheni, e quindi avevano più ragione di aspettarsi di essere accolti come ‘liberatori’ da almeno alcuni di loro – ma l’aggressione russa invece di approfittare della disunione della società ucraina sembra aver creato un effetto ‘rally around the flag‘ contro l’invasore, che Mosca chiaramente non si aspettava.

In ogni caso, conquistare un paese è una cosa – ed è alla portata di una grande potenza militare come la Russia – ma tenerlo, cioè occuparlo, è un’altra. Questo vale anche per la Cina nei confronti di Taiwan.

Conquistare un paese è una cosa – ed è alla portata di una grande potenza militare come la Russia – ma tenerlo, cioè occuparlo, è un’altra. Questo vale anche per la Cina nei confronti di Taiwan.

JEAN-BAPTISTE JEANGÈNE VILMER

Se, prima opzione, Putin annette de facto tutto il territorio ucraino, le truppe russe dovranno affrontare una resistenza quotidiana, certamente variabile ma reale e probabilmente duratura perché sostenuta da stranieri, sia in termini di equipaggiamento che di volontari (che già si stanno riversando: il 27 febbraio Zelensky ha annunciato la creazione di una legione internazionale, una formazione della guardia nazionale che arruola stranieri)11. Questa occupazione sarebbe quindi estremamente costosa, sia economicamente che umanamente, e per questo sarebbe senza dubbio impopolare non solo con la popolazione russa ma anche con l’élite.

Se, come seconda opzione, che per le ragioni di cui sopra è più probabile, Putin preferisce mantenere sotto il suo controllo solo una parte del territorio – probabilmente il Donbass e il corridoio meridionale che lo collega alla Crimea o anche alla Transnistria – e mettere un governo filorusso a Kiev, il rischio è allora quello di una guerra civile poiché la resistenza sarà la stessa ma diretta questa volta contro queste autorità illegittime. Poiché l’equilibrio di potere non è a priori a favore di quest’ultimo – dato che il centro e l’ovest dell’Ucraina sono proprio le regioni a maggioranza filo-occidentale – i russi che controllano il resto del paese saranno probabilmente costretti a intervenire regolarmente, tenendo le autorità locali sotto perfusione, il che equivarrebbe in effetti a una versione degradata della prima opzione.

Se, come terza opzione, che per le ragioni di cui sopra è più probabile delle altre due, Putin divide il paese in due, per esempio a livello del Dnieper, creando un’Ucraina orientale de facto sotto il suo controllo (o direttamente tramite annessione, o indirettamente istituendo un’autorità al suo soldo in stile bielorusso) e un’Ucraina occidentale a cui sta rinunciando perché sarebbe comunque ingovernabile e perché questo gli dà una carta da giocare nei negoziati con la NATO. La situazione a lungo termine non gli sarà più favorevole perché questa Ucraina occidentale cercherà di entrare al più presto nell’Unione Europea o addirittura nella NATO, il che potrebbe essere più favorevole di prima. In altre parole, anche se non riguarderà la stessa area territoriale, Putin avrà accelerato l’espansione che voleva impedire. Ecco perché ho scritto che avrebbe “spinto ciò che resta dell’Ucraina verso ovest”.

3 – Il rafforzamento della NATO

L’aggressione russa – la sua doppiezza, la sua portata e la sua brutalità – è stata per gli europei soprattutto, ma anche per i nordamericani e parte del resto del mondo, uno shock di portata ancora maggiore di quello dell’11 settembre 2001, che ci ha portato in una nuova era di relazioni internazionali (un’era post-guerra fredda, cioè “l’inizio di una vera guerra fredda” per dirla con Bruno Tertrais12, con il paradosso che inizia con una guerra “calda”).

Questo shock ha avuto e avrà diversi effetti. In primo luogo, ha rafforzato immediatamente la ragion d’essere di un’alleanza che, dalla dissoluzione del Patto di Varsavia contro cui era diretta, aveva attraversato diverse crisi esistenziali. La guerra in Ucraina ha messo fine alle domande metafisiche che alcuni avrebbero potuto avere sulla rilevanza o l’interesse della NATO oggi, dimostrando chiaramente che il fatto che non ci sia più l’URSS non significa che i paesi dell’Alleanza non debbano affrontare una minaccia comune – tanto più che questa minaccia è visibilmente motivata dal desiderio di ricostruire una forma di URSS o addirittura di impero – che giustifica quindi una difesa comune (e, a posteriori, giustifica anche la preveggenza di coloro che pensavano che fosse meglio mantenere la NATO in caso di irredentismo russo). La guerra ha anche rafforzato la coesione della NATO, che per la prima volta nella sua storia ha attivato la sua forza di reazione rapida, creata al vertice di Praga del 2002.

In secondo luogo, questo shock, che è stato una brusca presa di coscienza – per coloro che, per ideologia o ingenuità, fingevano ancora di ignorarlo – che la Russia è uno stato ostile alle porte dell’Europa, guidato da un uomo imprevedibile e irrazionale, spingerà tutti i paesi interessati ad aumentare il loro sforzo di difesa. Non c’è incentivo migliore per raggiungere o superare l’obiettivo della NATO del 2% del PIL per le spese militari, per modernizzare l’equipaggiamento e aumentare la sua prontezza per i conflitti ad alta intensità. Il 27 febbraio, durante una sessione straordinaria del Bundestag, il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha annunciato un budget di 100 miliardi di euro per modernizzare l’esercito tedesco e un aumento del bilancio della difesa a più del 2% del PIL. Si tratta di un passo storico. Putin è riuscito a svegliare la Germania, che era particolarmente arretrata in questo campo. Come ha scritto Benjamin Haddad, “il tempo del riarmo europeo è arrivato”.

La guerra in Ucraina ha messo fine alle domande metafisiche che alcuni avrebbero potuto avere sulla rilevanza o l’interesse della NATO oggi, dimostrando chiaramente che il fatto che non ci sia più l’URSS non significa che i paesi dell’Alleanza non debbano affrontare una minaccia comune che giustifica quindi una difesa comune.

JEAN-BAPTISTE JEANGÈNE VILMER

Infine, questo shock ha anche aumentato notevolmente l’attrattiva della NATO, poiché l’Ucraina è stata una vivida dimostrazione della vulnerabilità di coloro che non fanno parte della NATO. Il presidente Biden ha reso questo punto molto chiaro quando ha avvertito, due settimane prima dell’invasione russa, che gli americani non avrebbero inviato truppe in Ucraina13. Se la decisione era ben fondata in termini assoluti – poiché si trattava di evitare un’escalation che avrebbe potuto portare a una “guerra mondiale” – è discutibile se fosse necessario chiarirlo, poiché la dichiarazione potrebbe essere interpretata a Mosca come un via libera. L’ambiguità strategica sarebbe stata preferibile. In ogni caso, questa guerra è una dimostrazione per assurdo del valore aggiunto della NATO, cioè una dimostrazione del rischio di non farne parte. Avrà conseguenze immediate per paesi come la Svezia e la Finlandia che se lo stavano chiedendo: l’invasione russa dell’Ucraina “cambierà” il dibattito nazionale sull’adesione alla NATO, ha detto il primo ministro finlandese il primo giorno dell’offensiva.14 Questo è il motivo per cui ho scritto sulla necessità che l’UE assuma un ruolo più attivo nel processo della NATO.

Ecco perché ho scritto che questa guerra “rafforzerà e persino amplierà la NATO”. Renderà più forti, sia individualmente che collettivamente, proprio le persone che Putin voleva indebolire.

In ogni caso, questa guerra è una dimostrazione per assurdo del valore aggiunto della NATO, cioè una dimostrazione del rischio di non farne parte.

JEAN-BAPTISTE JEANGÈNE VILMER

4 – L’isolamento della Russia

La reazione della comunità internazionale può sembrare per il momento insufficiente perché non ha effetti immediati sui combattimenti, ma le sanzioni contro Mosca, che sono le più massicce mai prese contro uno stato, avranno un impatto duraturo su settori (finanza, energia, trasporti, tecnologia) e individui, compresi potenti oligarchi. Stanno già cominciando ad essere applicate: il 26 febbraio, per esempio, le autorità francesi hanno intercettato una nave cargo russa nel Canale della Manica, carica di automobili dirette a San Pietroburgo, che è stata dirottata a Boulogne-sur-Mer.15 L’esclusione della Russia dal sistema del mercato interno dell’UE avrà un forte impatto sull’economia del paese. L’esclusione della Russia dal sistema bancario Swift – una delle misure economiche più radicali – dovrebbe entrare in vigore presto. Le sanzioni non vengono solo dall’Europa e dal Nord America, ma anche dall’Australia, dal Giappone, dalla Corea del Sud e da Taiwan, anche su tecnologie chiave necessarie a Mosca come i semiconduttori. La Cina sarà in grado di compensare alcuni di questi effetti, ma non tutti e ci vorrà del tempo. Non potrà restituire i fondi sequestrati, i beni, gli yacht; non potrà riaprire lo spazio aereo ormai chiuso agli aerei russi, ecc.

La risoluzione presentata al Consiglio di Sicurezza dell’ONU (CSNU) il 26 febbraio16 ha confermato l’isolamento della Russia, l’unico stato a votare contro – e che quindi, senza sorpresa, l’ha bloccata con il suo veto (un’occasione per ricordare che la Russia è, di gran lunga, il membro permanente del CSNU che ha fatto più uso del suo veto dal 1990, e soprattutto nell’ultimo decennio)17. L’astensione della Cina era attesa, quella dell’India e degli Emirati Arabi Uniti sono state deludenti, anche se, in totale, 11 Stati su 15 hanno votato a favore del testo che chiede a Mosca di fermare immediatamente il suo attacco e ritirare le sue truppe. L’esito di questa risoluzione era certo, ma era necessario andare fino in fondo per considerare altre opzioni. Alcuni pensano ora a una risoluzione dell’Assemblea Generale, che confermerebbe l’isolamento della Russia sulla scena internazionale.18

La società civile globale non è da meno e può anche causare gravi danni, non solo d’immagine. All’indomani dell’offensiva sull’Ucraina, il collettivo di hacker Anonymous ha dichiarato “guerra cibernetica” alla Russia e ha rivendicato la responsabilità degli attacchi che hanno messo offline diversi siti web governativi, tra cui quello del ministero della Difesa russo, nonché quello del media RT (ex Russia Today)19. In diversi paesi, tra cui il Regno Unito e la Francia, parlamentari e personalità pubbliche hanno chiesto la sospensione di RT20. In Australia, l’operatore televisivo Foxtel lo ha fatto il 26 febbraio21. YouTube ha già “iniziato a sospendere la capacità di alcuni canali [russi] di generare entrate su YouTube, compresi i canali di RT in tutto il mondo”22. E presto potrebbero essere adottate misure europee per combattere la propaganda russa23. Anche il mondo dello sport si è mobilitato: la UEFA ha condannato l'”invasione militare” russa e ha spostato la finale di Champions League che doveva essere giocata a San Pietroburgo, diversi sportivi di alto profilo si sono ritirati dalle competizioni in Russia e diverse squadre nazionali hanno annunciato che non giocheranno più contro squadre russe. In tutti i settori, gli appelli a boicottare beni e servizi russi sono in aumento.

In queste condizioni, l’indebolimento economico della Russia è inevitabile, così come il suo isolamento politico sulla scena internazionale. La Russia diventerà veramente uno stato paria, non più desiderato nelle relazioni commerciali, nei formati diplomatici (il secondo giorno dell’offensiva il Consiglio d’Europa stava già sospendendo i diritti di rappresentanza della Russia), nello spazio aereo, nello spazio d’informazione, nelle competizioni sportive e in tutti gli eventi che costituiscono la vita internazionale. Ecco perché ho scritto che la guerra “isolerà e indebolirà la Russia, che diventerà un paria”.

Putin può rassicurarsi che avrà relazioni con la Cina, l’Iran, il Pakistan e qualche altro stato indifferente al rispetto del diritto internazionale e dei principi dell’umanità, ma questo potrebbe non convincere gli imprenditori, gli atleti e in generale la popolazione che pagherà il prezzo di questo isolamento.

L’indebolimento economico della Russia è inevitabile, così come il suo isolamento politico sulla scena internazionale. La Russia diventerà veramente uno stato paria.

JEAN-BAPTISTE JEANGÈNE VILMER

5 – La fine di Putin?

Quello che questa guerra sta distruggendo è il futuro della Russia e il suo popolo lo sa. La guerra in Ucraina produrrà un immenso malcontento in Russia, e quindi un immenso problema per Putin che, come tutti i dittatori, teme prima di tutto il suo popolo. Prima di tutto, perché la guerra provocherà migliaia di morti russi e decine di migliaia di famiglie e amici in lutto. Le autorità ucraine stanno giocando questa carta molto abilmente, istituendo una hotline, un servizio di assistenza telefonica e un sito internet24 per le famiglie dei soldati russi uccisi o catturati, e chiedendo al CICR di rimpatriare i corpi in Russia25. Questa pratica ha almeno due interessi: da un lato, aggira la censura russa, che non informa le famiglie sulla sorte dei loro cari, in modo che la popolazione russa prenda coscienza delle perdite e dei costi di questa guerra, ma anche delle menzogne del loro governo, che cerca di nasconderla loro, il che dovrebbe aumentare il loro risentimento e quindi le possibilità che si mobilitino. D’altra parte, è anche un guadagno d’immagine, poiché gli ucraini mostrano così che la loro condotta è più umanitaria di quella dei russi che li attaccano comunque.

La popolazione russa non capisce questa guerra e si oppone ad essa. Appena iniziata l’offensiva, sono state organizzate manifestazioni in tutto il paese. I cartelli “No alla guerra” sono apparsi ovunque, e i pochi media indipendenti rimasti nel paese stanno mostrando la loro opposizione al conflitto e il loro sostegno al popolo ucraino. Un collettivo di 664 ricercatori e scienziati russi ha denunciato la responsabilità della Russia in una lettera aperta e ritiene che si sia “condannata all’isolamento internazionale e a un destino di paese paria”.26 Anche il consenso politico ha cominciato a incrinarsi: il terzo giorno di guerra, un deputato della Duma che aveva votato a favore del riconoscimento delle entità separatiste si é opposto all’invasione.27 In generale, la guerra sará un catalizzatore dell’opposizione russa.

In contrasto con il sostegno popolare per l’annessione della Crimea e il sostegno ai separatisti filorussi nel Donbass nel 2014 e negli anni successivi, la guerra totale di Putin a tutta l’Ucraina, senza alcuna ragione, sta generando incomprensione e proteste che cresceranno solo quando le forze russe massacreranno i civili ucraini, ai quali la maggior parte dei russi si sente piuttosto vicina, e quando questa carneficina avrà un impatto sul loro tenore di vita.

In generale, la guerra sará un catalizzatore dell’opposizione russa.

JEAN-BAPTISTE JEANGÈNE VILMER

La popolazione russa è troppo repressa perché questo possa portare a grandi rivolte – 1700 manifestanti sono stati arrestati in 42 città solo il 24 febbraio28 – e, consapevole del pericolo, il regime probabilmente aumenterà ulteriormente la repressione interna. Infatti, il 25 febbraio, l’ex presidente russo Dmitry Medvedev ha proposto di approfittare dell’espulsione della Russia dal Consiglio d’Europa per reintrodurre la pena di morte29 – un segnale alla popolazione che, per assicurare la sua sopravvivenza, il regime è pronto a prendere misure sempre più radicali. Questo non farà che aggravare la situazione e confermare che con questa guerra Putin ha probabilmente perso parte del sostegno popolare che aveva costruito negli ultimi due decenni.

Più preoccupante per lui è il malcontento dell’élite economica russa, che perderà molto denaro a causa dell’avventurismo del presidente, che presenta un rischio reale di frammentazione del regime che finora ha mantenuto sottili equilibri. Con la “sua” guerra, Putin si sta facendo nemici dall’interno, compresi oligarchi molto potenti che pagheranno il prezzo dei suoi sogni di grandezza. Il risentimento e l’ostilità che genererà all’interno dell’élite russa costituisce un rischio reale per la sua continuazione al potere nei prossimi mesi e anni. Questa guerra “di troppo” è il suo più grande errore di giudizio e potrebbe essere la sua rovina. Ecco perché ho scritto che “minaccerà il suo stesso potere a Mosca” e che sarà “l’inizio della fine” – della sua fine.

Con la “sua” guerra, Putin si sta facendo nemici dall’interno, compresi oligarchi molto potenti che pagheranno il prezzo dei suoi sogni di grandezza.

JEAN-BAPTISTE JEANGÈNE VILMER

Lo scenario peggiore

Tutto quanto sopra è solo uno scenario, e per giunta uno ottimistico, poiché presuppone che la guerra rimanga limitata al territorio ucraino, il che non è affatto certo. Purtroppo c’è un’altra possibilità. Vedendo che ha sopravvalutato le sue forze in Ucraina e sottovalutato la reazione internazionale, cioè che sta perdendo il controllo della situazione, Putin potrebbe voler riprendere l’iniziativa con un’escalation. Può farlo in almeno tre modi:

  1. Verso la NATO, in un contesto di estrema tensione, attaccando uno stato membro e accusandolo di fornire armi e/o intelligence, di proteggere il presidente Zelensky e/o membri del suo governo, di un attacco inscenato – come parte di un’operazione false flag – o attraverso un incidente di frontiera – per esempio, al confine polacco attraverso il quale passano le armi30 – o attraverso una schermaglia nei cieli o nel Mar Nero. Se attacca uno stato membro, lo farà segnalando la minaccia nucleare in modo abbastanza esplicito da mettere alla prova la solidarietà dell’articolo 5.
  2. Può anche condurre un’escalation sul territorio ucraino, inizialmente ricorrendo a bombardamenti massicci come menzionato sopra, ma anche come ultima risorsa usando un’arma nucleare tattica, con il pretesto di rappresaglia contro un attacco inscenato – Mosca sta già iniziando a diffondere la voce che gli ucraini potrebbero far esplodere una ‘bomba sporca’ sul territorio russo.31 Attraverso l’uso dell’arma nucleare, il governo russo può anche usare le proprie armi nucleari per attaccare gli ucraini. Usando armi nucleari contro l’Ucraina, Mosca segnalerebbe la sua intenzione di andare “fino in fondo”, sperando di creare un effetto di stordimento e supponendo che la NATO non oserà escalation.
  3. Potrebbe infine voler aprire un nuovo fronte, nei Balcani o altrove, non solo per massimizzare le sue possibilità di vittoria allo stesso costo (se sente che le sanzioni internazionali hanno già raggiunto il loro picco), ma anche per creare un diversivo, cioè per coprire quello che sarà un fallimento relativo o assoluto in Ucraina. Tuttavia, questa ipotesi si scontra con una realtà materiale e psicologica: visto il costo umano e materiale della guerra in Ucraina, non è affatto certo che la Russia abbia i mezzi per altre ambizioni, e soprattutto che i generali – alcuni dei quali si diceva già non fossero favorevoli all’avventura ucraina – seguiranno Putin altrove, il che non farebbe che aumentare la sua frustrazione.

Lo scenario peggiore è improbabile ma non impossibile, così come in generale il rischio di una grande guerra.

JEAN-BAPTISTE JEANGÈNE VILMER

Lo scenario peggiore è improbabile ma non impossibile, così come in generale il rischio di una grande guerra32. Poiché Putin è visibilmente chiuso in un delirio paranoico e arrogante, nulla può essere escluso. È anche in questo senso tragico che questo potrebbe essere “l’inizio della fine”.

Note
  1. L’autore parla a proprio nome e i suoi commenti non sono vincolanti per l’IRSEM, il Ministero delle Forze Armate o il governo francese.
  2. https://twitter.com/jeangene_vilmer/status/1496876554915303441
  3. https://twitter.com/ArmedForcesUkr/status/1497865915660185601
  4. https://samf.substack.com/p/a-reckless-gamble
  5. https://warontherocks.com/2021/11/feeding-the-bear-a-closer-look-at-russian-army-logistics/
  6. https://twitter.com/EliotHiggins/status/1497614812167086088
  7. https://www.nytimes.com/2022/02/26/world/europe/russia-ukraine-invasion-kyiv-kharkiv-kherson.html
  8. https://euromaidanpress.com/2016/12/30/russia-learned-in-aleppo-what-to-do-with-ukrainian-cities-moscow-tv-host-says/
  9. https://www.ifri.org/sites/default/files/atoms/files/tenenbaum_guerre_ukraine_russie_2022.pdf
  10. http://content.time.com/time/nation/article/0,8599,1871060,00.html
  11. https://www.reuters.com/world/europe/ukraine-establishing-foreign-legion-volunteers-abroad-president-2022-02-27/
  12. https://www.lefigaro.fr/vox/monde/bruno-tertrais-c-est-l-amorce-d-une-veritable-guerre-froide-politique-militaire-ideologique-20220225
  13. https://www.nytimes.com/2022/02/10/us/biden-ukraine.html
  14. https://yle.fi/news/3-12332089
  15. https://www.lavoixdunord.fr/1145494/article/2022-02-26/que-fait-ce-cargo-sous-pavillon-russe-dans-le-port-de-boulogne-ce-samedi
  16. https://news.un.org/en/story/2022/02/1112802
  17. https://twitter.com/mlafontrapnouil/status/1497346454029017090
  18. https://www.ejiltalk.org/what-can-the-un-general-assembly-do-about-russian-aggression-in-ukraine/
  19. https://twitter.com/YourAnonOne
  20. https://www.liberation.fr/economie/medias/leurope-de-louest-sinquiete-de-la-menace-russia-today-20220224_OYF22YO7HJD4DK2ILOJJBBMEVE/
  21. https://legrandcontinent.eu/fr/2022/02/27/pourquoi-poutine-a-deja-perdu-la-guerre/#easy-footnote-bottom-21-132268
  22. https://www.lefigaro.fr/flash-eco/youtube-suspend-la-capacite-de-la-chaine-russe-rt-a-generer-des-revenus-sur-sa-plateforme-20220226
  23. https://twitter.com/ThierryBreton/status/1497652998155157508
  24. https://twitter.com/benvtk/status/1497667782778966019
  25. https://twitter.com/MFA_Ukraine/status/1497509017559699460
  26. https://www.lemonde.fr/idees/article/2022/02/25/appel-de-664-chercheurs-et-scientifiques-russes-nous-exigeons-l-arret-immediat-de-tous-les-actes-de-guerre-diriges-contre-l-ukraine_6115263_3232.html
  27. https://twitter.com/tweet_matveev/status/1497393053035810817
  28. https://www.francetvinfo.fr/monde/europe/manifestations-en-ukraine/guerre-en-ukraine-des-dizaines-de-manifestants-ont-ete-arretes-a-moscou-et-saint-petersbourg_4979592.html
  29. https://www.reuters.com/world/europe/russia-no-longer-needs-diplomatic-ties-with-west-ex-president-medvedev-2022-02-26/
  30. https://twitter.com/DSI_Magazine/status/1497840044509388800
  31. https://twitter.com/DmytroKuleba/status/1497558840606400516
  32. https://lerubicon.org/publication/une-guerre-majeure-toujours-possible-et-moins-improbable/