Il valore delle esportazioni russe di petrolio greggio ha raggiunto i 2,58 miliardi di dollari a settimana al 4 ottobre, su una media di 4 settimane, contro i circa 900 milioni a settimana all’inizio dell’anno – con un aumento di quasi il 200% –, secondo i dati raccolti da Bloomberg 1.

  • Il volume delle esportazioni di greggio ha raggiunto i 3,8 milioni di barili al giorno all’inizio di ottobre, tornando al livello di agosto dopo un calo registrato a settembre.
  • A causa dell’aumento del prezzo del barile di Urals, i proventi che Mosca ricava dalla vendita di greggio sono cresciuti più rapidamente rispetto alla ripresa delle esportazioni.

La Russia, le cui infrastrutture energetiche sono regolarmente oggetto di attacchi da parte dell’Ucraina, trae vantaggio dalla domanda indiana e cinese, mentre le forniture provenienti dal Golfo rimangono limitate, sebbene siano in via di ripresa.

L’aumento delle esportazioni di greggio non è tuttavia necessariamente una buona notizia per Mosca.

  • Questo aumento è dovuto al calo dell’attività di raffinazione nel Paese, causato dai bombardamenti ucraini.
  • La messa fuori servizio di queste infrastrutture costringe infatti Mosca a orientarsi verso l’esportazione di greggio, che non può più essere lavorato in quantità sufficienti in Russia.

Per garantire l’approvvigionamento di carburante al mercato interno, a settembre il governo russo ha erogato alle compagnie petrolifere la sovvenzione più consistente dall’aprile 2022: 305 miliardi di rubli, pari a 3,2 miliardi di euro.

  • Questi aiuti sono fondamentali per i produttori e i raffinatori, che devono far fronte a sospensioni prolungate dell’attività e a interventi di riparazione e manutenzione sempre più frequenti.
  • Tuttavia, incidono pesantemente sulle entrate che lo Stato ricava dal settore petrolifero.

Dall’inizio dell’anno, il Tesoro russo ha incassato 5.470 miliardi di rubli di entrate derivanti dal petrolio e dal gas, ovvero il 17% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, nonostante la guerra in Medio Oriente contribuisca a mantenere alto il prezzo del barile.

  • Secondo i dati del Ministero delle Finanze, il prezzo del barile di Urals ha raggiunto il livello più alto dal febbraio 2022, attestandosi intorno ai 120 dollari.
  • Dall’inizio dell’anno, alcuni acquirenti, in particolare le raffinerie indiane, hanno quindi acquistato l’Urals a un prezzo superiore a quello del Brent.
Note
  1. Julian Lee, «Russia’s Oil-Export Boom Undercut by Payouts, Diesel Sales Ban», Bloomberg, 6 ottobre 2026.