Secondo il direttore generale della compagnia petrolifera Shell, Wael Sawan, i flussi di petrolio provenienti dal Medio Oriente ammontano ormai a circa l’80% dei volumi registrati prima dell’inizio della guerra israelo-americana contro l’Iran, il 28 febbraio 1. I dati della società di Data Intelligence Kpler indicano che tale livello ha raggiunto il 92% nell’ultima settimana di settembre.
- Questi dati suggeriscono che l’Iran non riesca più a regolare il traffico nello stretto di Ormuz, come era riuscito a fare nelle settimane successive allo scoppio della guerra.
Secondo gli analisti, la ripresa dei flussi petroliferi è dovuta principalmente a tre fattori:
- La scorta alle navi mercantili offerta agli armatori dall’esercito statunitense, che mantiene una forte presenza nella regione;
- L’utilizzo di petroliere-navetta, che attraversano lo stretto per poi trasbordare i propri carichi su altre navi nel Golfo di Oman;
- E l’aggiramento dello stretto di Ormuz attraverso altri percorsi che contribuiscono al trasporto del petrolio fuori dalla regione, come l’oleodotto saudita Est-Ovest, che sfocia nel Mar Rosso.
Il ministro dell’Energia saudita, Abdulaziz bin Salman, ha dichiarato ieri, martedì 6 ottobre, che l’oleodotto trasporta ora 5,8 milioni di barili al giorno, ovvero leggermente meno della sua capacità massima di 7 milioni di barili al giorno. L’infrastruttura era stata presa di mira l’11 settembre dagli Houthi.
Il regime iraniano, messo sotto pressione da crescenti difficoltà economiche, ha intensificato gli attacchi negli ultimi giorni nel tentativo di riaffermare il proprio controllo sulla rotta marittima. Da venerdì 2 ottobre, le United Kingdom Maritime Trade Operations (UKMTO) hanno registrato almeno un attacco al giorno nello Stretto di Ormuz o nel Golfo di Aden, una zona di attività degli Houthi nel sud dello Yemen.
Dal 28 settembre, almeno 11 petroliere sono state attaccate nello stretto.
- Sebbene dal Medio Oriente riesca ad arrivare una quantità maggiore di petrolio, l’instabilità contribuisce a mantenere il prezzo del barile di Brent intorno ai 100 dollari, ovvero a un livello superiore del 50-55% rispetto a prima della guerra.
- Inoltre, alla fine di settembre JPMorgan stimava che i flussi di prodotti raffinati, come la benzina e il gasolio, rimanessero inferiori di circa il 40% rispetto ai livelli prebellici 2.
Note
- Charles Gorrivan, Grant Smith e Alex Longley, «Mideast Oil Flows Are Near 80% of Prewar Levels, Shell CEO Says», Bloomberg, 6 ottobre 2026.
- Jake Lloyd-Smith, «JPMorgan and Goldman See Mideast Oil Flows Near Pre-War Levels», Bloomberg, 30 settembre 2026.