Oggi, 5 ottobre, il presidente francese e il cancelliere tedesco hanno inviato alla presidente della Commissione una lettera di una pagina, accompagnata da un documento informale franco-tedesco di tre pagine. 

  • Questo formato, che non vincola formalmente nessuno, è lo strumento abituale attraverso il quale le due capitali contribuiscono a definire l’ordine del giorno della Commissione. 
  • Esso fa seguito alle discussioni del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno, nonché a quelle del Consiglio dei ministri franco-tedesco del 17 luglio, in vista del Consiglio europeo di ottobre.

Questi due documenti apportano diversi elementi nuovi, mentre Parigi e Berlino descrivono uno «shock industriale di vasta portata» che colpisce settori fondamentali del modello europeo, dall’industria farmaceutica a quella automobilistica, passando per l’aerospaziale, le macchine utensili e l’industria chimica.

  • Parigi e Berlino chiedono l’istituzione di un meccanismo di risposta sistemica volto a regolamentare l’accesso al mercato unico e a prevedere un «blocco immediato» nei confronti di qualsiasi paese terzo che tenti di ostacolare il ripristino di condizioni di concorrenza eque. Esplicitamente «country agnostic», tale meccanismo mirerebbe a contrastare ogni forma di distorsione, «da un singolo prodotto a un intero settore, dalle sovvenzioni alla manipolazione delle valute».
  • La sua attivazione non dipenderebbe da un voto favorevole degli Stati membri, ma da una maggioranza qualificata inversa. La proposta della Commissione verrebbe adottata a meno che una maggioranza qualificata non si opponga, affinché l’inerzia giochi a favore dell’azione, anziché contro di essa.
  • Senza attendere l’introduzione di questo nuovo strumento, le due capitali chiedono un utilizzo molto più proattivo delle risorse esistenti. Auspicano che la Commissione avvii un maggior numero di indagini di propria iniziativa, al fine di garantire che gli Stati membri che hanno presentato una denuncia non siano gli unici a subire il peso delle ritorsioni, che esamini interi settori piuttosto che «categorie ristrette di prodotti » e, infine, che deroghi alla regola della norma giuridica più debole quando gli interessi dell’Unione lo giustifichino.
  • Il testo prevede inoltre che i livelli senza precedenti di non conformità alle norme europee, dovuti in particolare ai «flussi massicci di piccoli pacchi», comportino restrizioni all’accesso al mercato unico. Entro la fine del 2026 dovrebbero essere adottate una «legge sull’accelerazione industriale» e una «preferenza europea» mirata nei settori strategici.
  • Parigi e Berlino invitano infine l’Eurogruppo, la BCE e la Commissione a riprendere il dialogo con le «autorità competenti» sui tassi di cambio, un dialogo che è in stallo da anni.

Nessuno dei due testi menziona esplicitamente la Cina, ma l’analisi fa implicitamente riferimento alla sua economia parlando di «eccesso di capacità strutturale a livello mondiale», di «sovvenzioni eccessive e generalizzate», di «manipolazione valutaria», o di «flussi massicci di piccoli colli» non conformi alle norme europee.

  • Come sottolinea Pascal Lamy, nel 2025 l’Unione europea ha registrato un deficit commerciale di un miliardo di euro al giorno con la Cina. Le imprese cinesi ricevono da tre a otto volte più sostegno pubblico rispetto alle loro concorrenti dei paesi dell’OCSE. A ciò si aggiunge uno yuan sottovalutato dal 16 al 30%, nonché una domanda interna atrofizzata, con i consumi privati che rappresentano solo il 40% del PIL cinese, contro il 53% nell’Unione e il 68% negli Stati Uniti.

L’8 ottobre, il commissario europeo per il Commercio e la Sicurezza economica, Maroš Šefčovič, copresiederà a Pechino il gruppo di lavoro «Commercio e Investimenti» insieme al suo omologo Wang Wentao. Ha dichiarato di sperare di tornare con una «prova di concetto» che affronti tre temi: gli improvvisi aumenti delle esportazioni cinesi in settori industriali chiave, misure concrete per incrementare le esportazioni di prodotti europei verso la Cina e una visione chiara a lungo termine riguardo alle restrizioni cinesi all’esportazione di materie prime, in particolare le terre rare.

  • La Commissione ha avvertito che, in assenza di «risultati tangibili», avrebbe messo in atto i propri strumenti di difesa commerciale. 
  • I colloqui che si terranno a Pechino questa settimana saranno presentati al Consiglio europeo, che si riunirà il 15 e il 16 ottobre.