Secondo l’indice Agriculture Spot di Bloomberg, che monitora l’andamento dei prezzi di 10 colture chiave (mais, grano, soia, zucchero, caffè…), i prezzi agricoli hanno registrato un’impennata del 13% nel corso del terzo trimestre del 2026. Si tratta del rialzo più consistente dal primo trimestre del 2022, caratterizzato dall’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia, quando l’indice aveva registrato un aumento del 19,5% 1.

  • Il forte aumento dei prezzi agricoli riflette i timori legati al peggioramento delle condizioni meteorologiche e, in particolare, alla moltiplicazione dei fenomeni estremi, favoriti da El Niño.
  • Secondo la maggior parte delle previsioni, questo fenomeno si preannuncia come uno dei più intensi della storia recente: nella zona Niño 3.4, al centro dell’Oceano Pacifico equatoriale, la temperatura media dell’oceano ha già raggiunto i 3,1 °C al di sopra della media, ovvero l’anomalia più elevata mai registrata.

I prezzi agricoli risentono anche del calo delle esportazioni russe di cereali, che ha subito un’accelerazione a partire da settembre. A causa degli attacchi ucraini contro i terminali cerealicoli del Mar Nero, tra il 1° e il 20 settembre le esportazioni di Mosca sono state inferiori del 17% rispetto a quelle dell’Ucraina.

L’anno scorso, nello stesso periodo, erano più che raddoppiate.

  • L’aumento del prezzo delle materie prime non dovrebbe, in una prima fase, ripercuotersi sui prezzi pagati dai consumatori.
  • L’impennata dei prezzi agricoli rischia tuttavia di alimentare ulteriormente l’inflazione, mentre gli elevati prezzi dell’energia, causati dalla guerra in Medio Oriente, gravano già sui bilanci delle famiglie e, in particolare, degli agricoltori.
  • Tra febbraio e settembre, i prezzi della benzina sono aumentati di quasi il 50% negli Stati Uniti, del 35% in Indonesia e in Sudafrica, del 17% in Cina e del 24% in media nell’Unione. 

A causa della chiusura dello stretto di Ormuz da parte di Teheran, che ha provocato un calo delle esportazioni di fertilizzanti dal Golfo – uno dei principali produttori mondiali di urea –, quest’anno le semine di grano e mais, in particolare, sono state inferiori a livello mondiale.

  • Il meccanismo è semplice: un agricoltore che non ha i mezzi per acquistare l’urea all’inizio della semina può ridurre le dosi di applicazione, optare per colture meno esigenti o semplicemente rinunciare a seminare.
  • Da tre a sei mesi dopo, questa decisione si riflette nei dati relativi al raccolto. Da uno a tre mesi dopo, si ripercuote sui prezzi al consumo.
Note
  1. Hallie Gu ed Eleanor Thornber, «The Biggest Jump in Global Crop Prices Since 2022 Threatens to Boost Inflation», Bloomberg, 1° ottobre 2026.