Questo lunedì 28 settembre, la guerra scatenata dagli Stati Uniti e da Israele contro l’Iran entra nel suo ottavo mese. A poco più di un mese dalle elezioni di medio termine, che potrebbero portare a una sconfitta dei repubblicani in entrambe le camere del Congresso, non si intravede alcuna soluzione diplomatica al conflitto.

  • Questo fine settimana Trump ha respinto una proposta iraniana per porre fine alla guerra, pur affermando ieri, domenica 27, di aspettarsi che «i negoziatori statunitensi conducano nuovi colloqui con Teheran questa settimana» 1.
  • A margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, l’Iran aveva proposto di riaprire lo Stretto di Ormuz e di riprendere i negoziati sul nucleare entro una settimana, a condizione che gli Stati Uniti revocassero il blocco navale e le sanzioni sulle vendite di petrolio e rispettassero un cessate il fuoco in tutta la regione.

Secondo Vali Nasr, è molto improbabile che, a questo punto, i negoziati portino a una soluzione duratura: «L’Iran ritiene di aver vinto la guerra nei primi quaranta giorni e di esserne uscito nettamente rafforzato. Gli iraniani ritengono quindi di aver costretto Washington a concludere, in Pakistan a giugno, un protocollo d’intesa a loro molto favorevole. Il regime iraniano vuole quindi preservare il protocollo d’intesa. Gli Stati Uniti cercano la vittoria, o almeno che il presidente Trump possa rivendicarla. Tuttavia, nessun negoziato glielo consente per il momento».

  • Allo stesso tempo, Trump ha dichiarato che l’esercito statunitense sta facilitando il transito di ingenti quantità di petrolio attraverso lo stretto di Ormuz.
  • Un funzionario statunitense ha confermato la notizia, aggiungendo che venerdì sera 22 milioni di barili di petrolio hanno attraversato lo stretto.
  • Secondo diversi esperti, i volumi di petrolio che transitano attraverso lo stretto di Ormuz sarebbero tornati a circa i due terzi del livello prebellico, a causa di un forte aumento delle esportazioni saudite.

Questa ripresa dell’attività potrebbe indicare che l’influenza di Teheran sulla rotta marittima si sta indebolendo.

  • Secondo i dati di Bloomberg, le esportazioni di petrolio greggio saudita hanno infatti raggiunto una media di 5,28 milioni di barili al giorno nei primi 23 giorni di settembre, il ritmo più sostenuto dall’inizio del conflitto 2.
  • Il prezzo del barile di Brent si attesta oggi a 107 dollari, con un aumento di oltre il 50% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.
Note
  1. Barak Ravid, «After nixing Iran proposal, Trump tells Axios he expects talks this week», Axios, 27 settembre 2026.
  2. Julian Lee e Yongchang Chin, «Saudis Surge Oil Exports to War-Time Peak on Hormuz Ramp Up», Bloomberg, 24 settembre 2026.