Gli Huthi hanno sferrato ieri, martedì 8 settembre, i loro attacchi più massicci dal cessate il fuoco del 2022 negoziato dall’ONU: quattro città nel sud dell’Arabia Saudita – Abha, Najran, Jizan e Khamis Mushait – sono state prese di mira da diverse decine di droni e missili balistici, che hanno colpito in particolare gli impianti di Aramco e la base aerea del re Khalid.

Questi attacchi hanno causato almeno 73 feriti tra i civili e costretto diversi impianti energetici a sospendere la propria attività.

  • Gli Huthi hanno presentato questi attacchi come una risposta a un attacco aereo saudita avvenuto il giorno prima, lunedì 7 settembre, contro il carcere di Al-Hazm, nel governatorato di Al-Jawf, che avrebbe causato 23 vittime.
  • Le tensioni tra le due fazioni avevano raggiunto un nuovo picco a luglio, dopo l’attacco all’aeroporto internazionale di Sanaa, attribuito all’Arabia Saudita dagli Huthi, che lo avevano definito «un’aggressione palese».
  • Il governo yemenita, sostenuto da Riad, aveva rivendicato gli attacchi, accusando gli Huthi di aver «violato la sovranità yemenita» consentendo l’atterraggio di un aereo iraniano.

Gli attacchi degli Huthi mirano a colpire l’economia saudita per costringere Riad a porre fine alla sua campagna militare nello Yemen. Martedì 8 settembre, i media ufficiali degli Huthi hanno dichiarato che il gruppo avrebbe continuato i propri attacchi contro le «arterie economiche» saudite finché il regno non avesse cessato le operazioni militari, non avesse revocato il blocco sui porti e sugli aeroporti sotto il controllo degli Huthi, non avesse versato gli stipendi dei propri funzionari e non avesse pagato i risarcimenti di guerra 1.

Mercoledì 9, il prezzo del barile di Brent ha superato i 100 dollari, la prima volta da luglio.

  • Riad si è impegnata a reagire, mentre il ministro della Difesa pakistano ha dichiarato che l’Arabia Saudita potrebbe attivare la clausola di difesa reciproca dell’accordo di difesa congiunto firmato ad agosto, che include anche la Turchia 2.

Un’escalation del conflitto potrebbe complicare gli sforzi statunitensi volti a disinnescare la guerra con l’Iran, a poche settimane dalle elezioni di medio termine.

  • La Casa Bianca ha sostanzialmente ignorato gli attacchi degli Huthi nel Mar Rosso contro le petroliere saudite.
  • Il gruppo aveva annunciato alla fine di luglio un embargo sui porti e sulle navi saudite, costringendo Riad a trovare nuove soluzioni alternative per le sue esportazioni di petrolio, già compromesse dal blocco dello stretto di Ormuz.
  • I clienti asiatici di Aramco sono quelli più colpiti da questa riorganizzazione logistica: i carichi imbarcati a Yanbu, sul Mar Rosso, transitano ora attraverso il Canale di Suez per evitare lo stretto di Bab el-Mandeb, prima di aggirare l’Africa per raggiungere l’Asia – il che raddoppia la distanza del percorso.

Gli attacchi alle infrastrutture energetiche saudite potrebbero segnare una svolta nella strategia degli Huthi, che finora si è concentrata principalmente sul traffico petrolifero nel Mar Rosso. Almeno otto petroliere saudite sono state prese di mira dagli Huthi dall’annuncio dell’embargo, il 20 luglio.