Secondo i dati raccolti da Kpler, la scorsa settimana i flussi di petrolio provenienti dal Medio Oriente hanno superato i livelli prebellici: sono stati esportati in media oltre 24 milioni di barili al giorno, contro i 23,3 milioni precedenti all’inizio della guerra contro l’Iran da parte degli Stati Uniti e di Israele 1.

  • Questo aumento è evidente dalla fine dell’estate.
  • Gli analisti attribuiscono questa situazione a diversi fattori: la scorta alle navi mercantili offerta agli armatori dall’esercito statunitense, l’utilizzo di petroliere-navetta, che attraversano lo stretto per poi trasbordare i propri carichi su altre navi nel Golfo di Oman, e l’aggiramento dello stretto di Ormuz tramite altre rotte che contribuiscono a far uscire il petrolio dalla regione, come l’oleodotto saudita Est-Ovest.

Anche altre dinamiche in atto potrebbero spiegare l’aumento dei flussi.

  • Secondo fonti che hanno una conoscenza diretta della questione, l’Iran starebbe ora esportando parte del proprio petrolio passando per gli Emirati Arabi Uniti, i cui porti si trovano per lo più all’interno del Golfo Persico.
  • Questi ultimi nasconderebbero la provenienza dei barili, ottenendo in cambio una nuova leva nei confronti di Teheran e una nuova garanzia di sicurezza di fronte a ciò che in diversi Stati del Golfo viene percepito come un abbandono da parte degli Stati Uniti.
  • Dopo aver scatenato una guerra contro l’Iran, l’esercito statunitense non è infatti riuscito a proteggere le città e le infrastrutture energetiche e civili di quei paesi, mettendo in discussione il proprio sistema di alleanze.

L’aumento dei flussi, sebbene misurabile, non ha tuttavia determinato un calo del prezzo al barile: il Brent ha sfiorato i 110 dollari al barile negli ultimi giorni, ovvero il 70% in più rispetto a un anno fa. 

  • Il prezzo del barile di Brent riflette le tensioni che permangono sui mercati energetici, in particolare il moltiplicarsi degli attacchi iraniani contro le navi e il rischio di una ripresa della fase attiva del conflitto dopo le elezioni di medio termine.

Tuttavia, il ridursi del divario tra il prezzo del barile di greggio di Dubai – il punto di riferimento per il petrolio mediorientale venduto in Asia – e quello del greggio dell’Oman, caricato al di fuori dello stretto di Ormuz, lascia intravedere un allentamento della tensione sul mercato fisico.

  • Il differenziale è sceso a 3,9 dollari al barile lunedì 19 ottobre, il livello più basso dalla fine di luglio 2.
  • Nel momento di massima intensità della crisi, a marzo, quando Teheran aveva bloccato la maggior parte dei transiti attraverso lo stretto di Ormuz, il prezzo aveva superato i 60 dollari.
Note
  1. Benoit Faucon, Georgi Kantchev e Rebecca Feng, «More Oil Is Now Coming Out of the Persian Gulf Than Before the Iran War», The Wall Street Journal, 20 ottobre 2026.
  2. Shariq Khan, Anthony Di Paola e Alex Longley, «Key Mideast Oil Benchmark Hits 3-Month Low on Resilient Exports», Bloomberg, 21 ottobre 2026.