A un mese dalle elezioni di medio termine del 3 novembre, mentre una parte delle élite MAGA sta già organizzando azioni di contestazione, anche violente, contro i risultati, i principali aggregatori di sondaggi prevedono una netta vittoria dei democratici.
- Nate Silver attribuisce ai democratici un vantaggio di 9 punti e di 9,6 punti se si considerano solo gli elettori probabili 1.
- L’aggregatore Fifty PlusOne attribuisce ai democratici un vantaggio di quasi 8 punti, con il 50,8% contro il 43,1% dei repubblicani.
- Lo stesso modello, che aggrega tutti i sondaggi pubblici ponderandoli in base a diversi criteri (affidabilità, caratteristiche dei collegi elettorali), attribuisce ai democratici il 99% di probabilità di riconquistare la Camera dei Rappresentanti.
Nonostante le modifiche ai collegi elettorali apportate dai repubblicani per ottenere vantaggi nel conteggio dei voti attraverso la pratica del gerrymandering, un vantaggio di 3,5 punti dovrebbe essere sufficiente ai democratici per riprendere il controllo della Camera dei Rappresentanti.
- I democratici detenevano 214 seggi nella Camera uscente. La maggioranza è di 218 seggi su 435, tutti rinnovati il 3 novembre.
- Il modello Fifty PlusOne indica oggi i democratici come favoriti in circa 250 circoscrizioni, mentre 7 risultano ancora in bilico.
Il Senato sembra più conteso, in parte a causa del sistema elettorale.
- Dei 100 seggi, solo 35 sono in gioco. Il gruppo democratico ne detiene 47 e deve conquistarne quattro per raggiungere la maggioranza di 51, dato che il vicepresidente J.D. Vance ha il potere di decidere in caso di parità 50-50.
- Secondo il modello Fifty PlusOne, i democratici hanno il 73% di probabilità di ottenere la maggioranza.
- Secondo G. Elliott Morris, fondatore del modello Fifty PlusOne ed ex responsabile del sito FiveThirtyEight: «Se i democratici hanno il 73% di probabilità di conquistare il Senato, non è grazie agli Stati più contesi, ma a quelli in cui rimangono sfavoriti». 2
- Nella Carolina del Nord, dove l’ex governatore democratico Roy Cooper è dato per favorito, il divario supera ormai il margine di errore statistico. Il Texas, l’Ohio, l’Iowa e il Maine sono testa a testa, e persino in Kansas il candidato democratico è a meno di mezzo punto nei sondaggi.
Dalla fine della Seconda guerra mondiale, il partito del presidente ha perso seggi alla Camera dei Rappresentanti in 18 delle 20 elezioni di medio termine. Le due eccezioni sono le elezioni del 1998 e del 2002, sotto la presidenza di due presidenti estremamente popolari, cosa che Donald Trump non è.
- Il presidente ha raggiunto livelli di impopolarità senza precedenti. Diversi istituti hanno registrato questa settimana il suo livello più basso nei sondaggi, considerando tutti i mandati 3.
- Secondo un sondaggio condotto un mese fa, un elettore di Trump su cinque ora si pente del proprio voto 4. Gli elettori latini, che nel 2024 avevano votato per Trump, stanno tornando a sostenere i democratici, in particolare in Texas e in Florida.
- Più in generale, il 60% dei repubblicani disapprova il suo modo di governare e le conseguenze sul costo della vita, contro circa il 50% di aprile 5.
Sebbene la dinamica sembri chiara, la questione che si pone è tuttavia più ampia. I sondaggi sono ancora affidabili negli Stati Uniti? In un’intervista pubblicata oggi con il premio Nobel per l’economia Paul Krugman, G. Elliott Morris invita alla cautela 6.
- Il modo di condurre i sondaggi è cambiato notevolmente negli ultimi anni. Gli istituti hanno in gran parte abbandonato il telefono, al quale quasi nessuno risponde più, per orientarsi verso i panel online. Tuttavia, come ricorda Morris, «il grande problema dei sondaggi è che chi risponde non assomiglia affatto a chi non risponde». Gli istituti adeguano i propri campioni in base all’età o al reddito, ma non sono in grado di determinare quanti elettori di ciascuna fazione dovrebbero esservi rappresentati.
- Considerato isolatamente, nessun sondaggio è quindi sufficiente a cogliere le dinamiche elettorali. Ecco perché i principali modelli li confrontano con i risultati elettorali effettivi. Quest’anno, le primarie del Partito Democratico hanno attirato molti più elettori rispetto a quelle del Partito Repubblicano, un divario nettamente più favorevole rispetto al 2022.
- Confrontando il rapporto di forze osservato nelle primarie del 2026 con la relazione storica tra affluenza alle primarie e voto popolare alla Camera, Daniel Donner ritiene che tale indicatore corrisponderebbe a un vantaggio democratico di circa 13 punti a novembre, ovvero un margine superiore agli 8 punti indicati dai sondaggi e una delle peggiori sconfitte nella storia del Partito Repubblicano 7.
Note
- Nate Silver, «Who’s ahead on the generic congressional ballot?», Silver Bulletin, 2 ottobre 2026.
- G. Elliott Morris, «How much worse can things get for the GOP?», Strength in Numbers, 1° ottobre 2026.
- Sara Dorn, «Trump’s Approval Rating On The Economy Hits All-Time Low In 2 Polls This Week», Forbes, 2 ottobre 2026.
- Tina Tang, «Feeling Duped: Trump Voters Go From Hope to Regret», Navigator Research, 3 settembre 2026.
- «Sondaggio AP-NORC: l’approvazione economica di Trump tocca un nuovo minimo tra i repubblicani», Associated Press, 1° ottobre 2026.
- Paul Krugman, «The Midterms! Talking with G. Elliott Morris and David Nir», Substack, 3 ottobre 2026.
- Ibid.