Secondo Shahin Vallée, ex consigliere economico di Emmanuel Macron al Ministero delle Finanze, in tre settimane la Francia è entrata in una zona di «pericolo storico» per quanto riguarda il proprio debito.
- «Nessuno sembra voler parlare, né sulla stampa né in ambito politico, di questa perdita di controllo dello spread OAT-Bund».
Lo spread corrisponde alla differenza tra il tasso di interesse pagato dalla Francia su un prestito a 10 anni e quello pagato dalla Germania, considerata il mutuatario più sicuro dell’eurozona.
- Più questo divario si allarga, più i mercati impongono alla Francia un premio di rischio per compensare il rischio che si assumono prestandole denaro.
- «Lo spread era inferiore a 70 punti base (pb) in primavera; alla fine di agosto si attestava intorno agli 85 pb. Oggi supera i 110 pb, il che significa che la Francia prende in prestito a un tasso superiore dell’1,1% rispetto alla Germania».
Quali conseguenze concrete? «In tre settimane, la Francia avrebbe perso l’equivalente di 15 miliardi di euro all’anno di onere del debito aggiuntivo su un periodo di dieci anni. Complessivamente, si tratterebbe di quasi 100 miliardi di euro nel corso del decennio».
- Per avere un’idea, 15 miliardi corrispondono all’incirca a una volta e mezzo il bilancio del Ministero della Giustizia, oppure alla metà di quello del Ministero dell’Istruzione superiore e della Ricerca.
- Il totale degli investimenti pubblici francesi si aggira intorno ai 130 miliardi all’anno.
Secondo Shahin Vallée, la Francia si sta avvicinando a due picchi: «Ci stiamo avvicinando a grandi passi al nostro livello massimo nell’euro, ovvero 211 punti base nel novembre 2011, al culmine della crisi del debito sovrano».
- Nel 1992, durante la crisi del franco, caratterizzata da attacchi speculativi contro il Sistema monetario europeo, il differenziale sui tassi a lungo termine era rimasto al di sotto dei 150 pbs.
- Nel 1983, prima dell’introduzione dell’euro, il divario con la Germania aveva raggiunto quasi 700 punti base. Il governo Mauroy era stato allora costretto ad abbandonare la politica socialista di rilancio a favore della «svolta all’austerità».
Per capire perché ciò sia fondamentale, Shahin Vallée ritiene che occorra comprendere il significato di una formula ben nota agli economisti: «r > g».
- Quando il tasso di interesse pagato sul debito («r») supera la crescita nominale dell’economia («g»), il debito cresce più rapidamente della ricchezza utilizzata per ripagarlo. Il rapporto debito/PIL aumenta quindi automaticamente anche in assenza di un nuovo disavanzo primario.
- In questo modo, la Francia potrebbe entrare in un effetto “valanga riflessiva”: l’aumento dei tassi appesantisce il debito, il che preoccupa ulteriormente i mercati, e i tassi salgono ancora.
I margini di manovra sono limitati per un governo senza maggioranza, nel pieno della campagna presidenziale.
- La sua garanzia: «L’articolo 47, comma 3, della Costituzione consente di attuare il bilancio mediante ordinanza qualora l’Assemblea non si sia pronunciata entro i termini previsti. Nessun governo ha mai fatto ricorso a tale disposizione».
- Il problema è che bisogna prima attendere 70 giorni di dibattiti parlamentari.
In breve: «Nessuno sembra rendersi conto della zona di pericolo in cui stiamo entrando».