L’esercito pakistano ha colpito alcuni obiettivi in Afghanistan nella notte tra mercoledì 23 e giovedì 24 settembre, in risposta a una «incursione deliberata e illegale in territorio pakistano da parte di droni lanciati dal territorio afghano» avvenuta il giorno prima, secondo quanto affermato dal ministro pakistano dell’Informazione e delle Trasmissioni radiotelevisive, Attaullah Tarar, cosa che Kabul nega. Si tratta di una delle serie di attacchi più significative dalla primavera.

Islamabad e Kabul hanno fornito pochi dettagli sui danni causati da questi attacchi.

  • Il Pakistan afferma di aver preso di mira 10 siti utilizzati «per il lancio e lo stoccaggio di droni […] Gli attacchi sono stati deliberati, precisi, mirati e proporzionati» 1.
  • Almeno un attacco avrebbe preso di mira la città afghana di Kandahar, sede del capo supremo del governo talebano.
  • Altre fonti riferiscono di attacchi nelle province di Paktia e Khost, al confine con il Pakistan.

Negli ultimi mesi il Pakistan e l’Afghanistan si sono scambiati diversi attacchi aerei e con droni, con ciascuna delle parti che accusa l’altra di ospitare sul proprio territorio gruppi terroristici responsabili di attacchi transfrontalieri. Lunedì 21 settembre, almeno 3 civili afghani sono stati uccisi da attacchi pakistani nella provincia di Kunar 2.

  • Il governo di Islamabad accusa il Paese confinante di dare rifugio ai talebani pakistani membri del Tehrik-e-Taliban Pakistan (TTP).
  • Da parte sua, Kabul accusa il Pakistan di fungere da rifugio per i combattenti dello Stato Islamico.

A lungo concentrati sui campi e sulle postazioni del TTP, dall’avvio dell’operazione “Ghazab lil Haq”, alla fine di febbraio, gli attacchi pakistani prendono di mira lo stesso apparato militare dei talebani afghani, fino a Kabul e Kandahar.

  • L’esercito pakistano avrebbe quindi colpito durante la notte il complesso di Sarai Mullah Sahib, dove sarebbero di stanza, in particolare, le forze speciali fedeli al leader talebano Haibatullah Akhundzada, secondo fonti locali afghane 3.
  • Questo luogo era un tempo la residenza del mullah Mohammad Omar, fondatore ed ex capo supremo dei talebani, deceduto nel 2013.

Sebbene la situazione al confine si fosse relativamente calmata dalla fine di giugno, la ripresa dei combattimenti minaccia gli sforzi di mediazione condotti in particolare dalla Cina, che cerca di siglare un accordo duraturo tra i due Paesi. L’inviato speciale del Ministero degli Affari Esteri cinese per le questioni afghane, Yue Xiaoyong, si è recato più volte a Kabul, Islamabad e in Turchia negli ultimi mesi e sta spingendo per organizzare una seconda serie di colloqui a Ürümqi, nello Xinjiang.

  • Pechino ambisce alle risorse naturali dell’Afghanistan, e la promessa di investimenti potrebbe indurre Kabul a negoziare un modus vivendi con Islamabad.

Circa quaranta paesi sono attualmente coinvolti in un conflitto in corso, sia esso interstatale, intra-statale, extrasistemico o non statale. Oltre alla Russia e all’Ucraina, gli unici conflitti aperti tra Stati che si registrano oggi sono quelli tra Afghanistan e Pakistan e tra Iran e Stati Uniti.