Washington e alcune voci ufficiali russe concordano nell’attribuire le violenze in Francia all’immigrazione.

  • Donald Trump ha così dichiarato: «La Francia è in fiamme […] L’immigrazione di persone provenienti da un mondo completamente diverso, persone animate dall’odio, ha distrutto questo Paese un tempo così grande […] Chiudete le vostre frontiere e riprendete il controllo prima che sia troppo tardi».
  • Il vicepresidente J.D. Vance, sulla stessa linea, ha aggiunto: «I progressisti occidentali hanno importato il Terzo Mondo in Francia e in altri paesi in nome della diversità e della compassione. Hanno trascurato le questioni fondamentali dell’assimilazione e della compatibilità. Era stato loro detto che sarebbe finita così, ma non hanno ascoltato […] Prego affinché la Francia, un bel paese con una popolazione meravigliosa, metta fine a questa follia prima che altri monumenti vadano in fiamme».
  • Con l’avvicinarsi delle elezioni di medio termine del 3 novembre, che secondo la maggior parte dei sondaggi i repubblicani stanno per perdere, anche il senatore del Texas Ted Cruz parla di un «suicidio culturale» dell’Europa: «Dobbiamo considerare la Francia come un assaggio di ciò che attende l’America se non poniamo fine a tutto questo qui. Stiamo lottando per salvare la nostra nazione.»
  • Al Cremlino, l’inviato speciale di Putin, Kirill Dmitriev, riprendendo quasi parola per parola le dichiarazioni della Casa Bianca, parla di «suicidio della civiltà occidentale a causa del caos migratorio». In un altro messaggio, riferendosi alla guerra di aggressione che la Russia sta conducendo in Ucraina, afferma che «l’Occidente è caduto perché non è stato in grado di discutere e correggere errori dalle gravi conseguenze in materia di migrazione, energia e incitamento alla guerra». 
  • Questo messaggio rientra nel classico schema della propaganda russa. Ma ciò che questa sequenza rivela soprattutto è la crescente convergenza tra Washington e il Cremlino nelle loro strategie politiche nei confronti dell’Europa, alla vigilia delle elezioni decisive nel continente.

In Europa, mentre si sono svolte manifestazioni anche in Italia, in Portogallo e in Belgio, il primo ministro ungherese, Péter Magyar, ha reagito agli eventi in Francia dichiarando: «Di fronte a questa distruzione insensata e a questa violenza ingiustificata, forse ora è chiaro a tutti perché l’Ungheria adotti la posizione più dura possibile in materia di migrazione». 

  • Senza citare esplicitamente la Francia, il primo ministro polacco Donald Tusk, che si appresta ad affrontare le elezioni del prossimo anno, ha a sua volta collegato le rivolte al fenomeno migratorio, aggiungendo che la Polonia non ripeterà né pagherà per gli errori commessi da altri paesi e che manterrà la sua rigorosa politica in materia di asilo.
  • Le forze di estrema destra in Italia, nella persona di Matteo Salvini (Lega), e in Spagna, nella persona di Santiago Abascal (Vox), vedono in questo fenomeno ciò che attende l’Europa con l’«islamo-sinistrismo» e parlano di «barbari». Salvini indica un’alleanza tra estremisti di sinistra e fanatici islamisti come il pericolo numero uno.
  • In Grecia, il primo ministro ha fatto riferimento alle manifestazioni in Francia per mettere in evidenza la situazione nel proprio Paese: «Quando vediamo queste immagini, dobbiamo assumere un impegno esplicito: la Grecia non tornerà mai più ai tempi delle grandi agitazioni sociali, all’epoca dei populisti che ci dicevano di poter, “con una legge e un articolo”, strappare i memorandum, all’epoca in cui le menzogne dominavano il dibattito pubblico […] Mentre tutte le economie europee sono messe a dura prova dal costo della vita, il nostro Paese dispone delle risorse di bilancio necessarie per sostenere le famiglie greche».
  • Atene ha infatti registrato un avanzo di bilancio complessivo dell’1,7% nel 2025. Nonostante le sue dichiarazioni, per mercoledì sono comunque previste manifestazioni in tutto il Paese per denunciare il costo della vita. 

In altre parti del mondo, il presidente del Salvador, Nayib Bukele, ha pubblicato un messaggio su X in francese in cui paragona l’esperienza del suo Paese a ciò che la Francia dovrebbe fare: «Abbiamo superato in un anno un problema cento volte più grave, senza disporre dei mezzi di cui dispone la Francia. La Francia potrebbe farcela in una settimana».

Diversi paesi hanno inoltre aggiornato le informazioni destinate ai propri cittadini in viaggio in Francia: 

  • Gli Stati Uniti mantengono la Francia al livello due (vigilanza rafforzata). L’ambasciata americana aveva emesso un avviso relativo alle manifestazioni del 16 ottobre.
  • L’Italia invita i propri cittadini a segnalare la propria presenza in Francia e a evitare i luoghi molto affollati. La Repubblica Ceca ritiene che la situazione della sicurezza si sia deteriorata e invita, così come la Polonia, i Paesi Bassi, la Danimarca, la Svezia, la Finlandia e la Norvegia, a evitare le manifestazioni. L’Austria ha emanato alcune raccomandazioni. 
  • La Germania mette in guardia contro possibili disordini nei prossimi giorni.
  • Allo stesso modo, la Cina invita i propri cittadini in viaggio in Francia a «rafforzare le misure di sicurezza».