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Rebecca Shriver, A Feminine Federation; The Interwar Campaign for Peace and European Integration, Cambridge University Press

«In questa storia del federalismo europeo degli anni ’20 e ’30, Rebecca Shriver mette in luce un fenomeno sorprendente. Al di là della consueta narrazione incentrata sugli intellettuali provenienti dalle élite maschili, le donne e le attiviste femministe dell’Unione Paneuropea, del Gruppo della Nuova Europa e della Lega Internazionale delle Donne per la Pace e la Libertà hanno plasmato nuove visioni di un’Europa unita. 

Queste organizzazioni immaginavano una federazione continentale che privilegiasse la cooperazione, la riconciliazione e l’individualismo – qualità che associavano alla leadership femminile. Riquadrando i fallimenti dello Stato-nazione come il prodotto di sistemi «creati dagli uomini», proponevano alternative basate su concezioni della pace improntate a una prospettiva di genere. 

Basandosi su un’approfondita ricerca d’archivio, questo studio mette in discussione le narrazioni convenzionali sull’integrazione europea e dimostra il ruolo centrale delle donne nelle sue fondamenta intellettuali. Affronta dibattiti relativi alla democrazia, alla polarizzazione e alla cooperazione internazionale che continuano a trovare eco ancora oggi.»

In uscita il 1° ottobre

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Tobias Becker,Heimweh nach gestern. Eine Geschichte der Nostalgie in Deutschland, Suhrkamp

«Ah, i bei vecchi tempi! La moda, la musica, la crescita economica… Si dice che un tempo tutto fosse migliore. Oggi, nulla sembra prendere piede quanto la nostalgia di un passato migliore. Si accusa persino la politica di giocare la carta della nostalgia per conquistare voti. Eppure, la nostalgia non è né così nuova né così negativa come la sua reputazione lascerebbe intendere.

Tobias Becker ripercorre la storia della Germania divisa e poi riunificata attraverso il suo rapporto con il passato. Come la gioventù degli anni ’60 abbia riscoperto gli «anni folli» e quella degli anni ’70 il rock’n’roll degli anni ’50 – e come, parallelamente, il passato nazista sia riemerso. Se fino al 1990 la nostalgia era considerata da entrambe le parti della cortina di ferro come un «fenomeno capitalista occidentale», in seguito sembrò esistere solo nella Germania dell’Est. Ma perché il Dizionario menziona l’«Ostalgie» (nostalgia dell’Est) e non la «Westalgie» (nostalgia dell’Ovest)?

Per Tobias Becker, la nostalgia è la chiave per comprendere la società tedesca. Infatti, questo concetto la dice lunga più su chi lo usa che su chi ne è oggetto. Che si tratti delle tendenze retrò nella cultura pop o della politica storica dei partiti populisti: è guardando al passato che si capisce chi siamo oggi – o chi vogliamo essere.»

In uscita il 1° ottobre

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Juan Francisco Fuentes, Marie-Angèle Orobon e José Carlos Rueda Laffond (a cura di), Diccionario europeo de símbolos políticos y sociales, Taurus

«Se l’essere umano è, come ha affermato il filosofo Ernst Cassirer, un animale simbolico, l’Europa è un crogiolo di simboli e miti che hanno contribuito a forgiarne l’identità e la storia. Questo dizionario si sofferma su quelli che hanno plasmato l’immaginario politico e sociale del secolo scorso, composto da immagini, canzoni, riti e luoghi quali il 1° maggio, Stalingrado, il muro di Berlino, la svastica, la falce e il martello o L’Internazionale.

Tra le circa cinquanta voci contenute in questo volume, ve ne sono anche alcune che analizzano il modo in cui sono stati rappresentati correnti, ideologie e movimenti sociali quali il femminismo, il socialismo, il fascismo, la libertà, la rivoluzione, la globalizzazione o il progresso. 

Il risultato è un’affascinante mappa concettuale, visiva e sonora dell’Europa contemporanea, attraverso i suoi simboli politici e sociali, nonché i sogni e i traumi che vi si riflettono.»

In uscita il 1° ottobre

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Vincent Duclert, La philosophie contre l’antisémitisme, Puf

«Verificatosi alla fine del XIX secolo in Francia, il caso Dreyfus segna una svolta decisiva nell’odio verso gli ebrei. L’arbitrarietà politica, gli attacchi alle libertà individuali e le minacce contro questo popolo senza Stato raggiunsero allora il loro apice.

Ma questo caso è stato anche teatro di una lotta senza precedenti contro l’antisemitismo, resa possibile grazie all’azione di una minoranza rara ma coraggiosa di spiriti liberi, disposti ad assumersi le conseguenze dei propri interventi pubblici e pronti a smascherare e respingere un pericolo mortale. Nel caso Dreyfus si sono consumate battaglie pionieristiche, modelli per il futuro e per la sopravvivenza delle società democratiche.

Se la storia dell’antisemitismo è stata ampiamente studiata, quella delle lotte contro l’antisemitismo rimane in gran parte sconosciuta. Centrato sul caso Dreyfus a cavallo tra il XIX e il XX secolo, questo libro riflette anche sulla nostra epoca, dominata dalla sfida di combattere ancora una volta, e con immutata determinazione, contro questo flagello. L’importanza di queste lotte del passato risiede nel fondamento filosofico che le anima. È quindi ancora più urgente riscoprire la storia, scriverla e metterla in pratica.»

In uscita il 1° ottobre

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Nicolas Mariot, Tuer. Comment expliquer les violences de masse, Gallimard 

«Guerre totali, massacri su larga scala, genocidi: le violenze di massa costituiscono una delle principali eredità del XX secolo. Da almeno tre decenni sono oggetto di un rinnovato interesse scientifico. La sfida che pongono ai ricercatori e a ciascuno di noi può essere sintetizzata così: come spiegare che persone apparentemente “normali” prendano parte a episodi del genere?»

Basata su una dozzina di casi di studio che spaziano dalla Prima guerra mondiale al genocidio dei tutsi in Ruanda, questa indagine si concentra sulle risposte che storici, sociologi e psicologi hanno fornito alla questione. In che modo formulano il problema? Quali materiali empirici e quali metodi utilizzano? Quali sono gli argomenti oggetto di dibattiti o controversie? Ciascun capitolo è dedicato all’analisi di un enigma concreto: perché alcuni esecutori aggiungono crudeltà agli omicidi? Oppure perché altri uccidono pur riconoscendo l’umanità delle loro vittime?

«Considerati nel loro insieme, questi studi tracciano un bilancio critico delle ricerche volte a comprendere come le società umane scivolino nella violenza più estrema.»

In uscita il 1° ottobre

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Ignacio Sánchez-Cuenca,Atado y mal atado. El suicidio de las Cortes franquistas y la Transición, Catarata

«Il 18 novembre 2026 ricorrerà il cinquantesimo anniversario dell’adozione della legge sulla riforma politica (LRP), che ha permesso la transizione del regime verso la democrazia. Questa legge ha costituito l’elemento chiave della Transizione, ma anche la sua caratteristica più significativa dal punto di vista comparativo. La democrazia non è nata da una rottura, ma da una riforma delle leggi fondamentali che fungevano da costituzione franchista.»

Uno dei grandi enigmi della Transizione è stato il comportamento dei deputati delle Cortes franchiste, che hanno votato a favore di una legge che, di fatto, poneva fine alle loro posizioni di potere e apriva la strada a elezioni democratiche e a un periodo costituente. A prima vista, si potrebbe dire che abbiano votato contro i propri interessi, il che all’epoca diede adito a commenti che evocavano l’harakiri e il suicidio. Questo volume ricostruisce la situazione politica del 1976, analizzando i rapporti di forza tra l’opposizione e il regime, nonché le riforme condotte dapprima dal governo di Carlos Arias Navarro e poi da quello di Adolfo Suárez, al fine di spiegare il comportamento paradossale dei deputati.»

In uscita il 5 ottobre

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Kevin Roose, The AGI Chronicles; The Inside Story of the Race to Create an Artificial Superintelligence, Farrar, Straus and Giroux

«Da una decina d’anni, una manciata di aziende specializzate nell’IA è impegnata in una corsa sfrenata per mettere a punto la tecnologia più potente della storia: l’intelligenza artificiale generale (AGI), un sistema informatico in grado di superare gli esseri umani in quasi tutti i campi. Alcune di esse sperano che l’AGI permetta di curare le malattie e salvare il pianeta. Altre temono che possa uccidere tutti gli abitanti della Terra. Hanno deciso comunque di svilupparla.

Il libro di Kevin Roose racconta i retroscena di questa corsa sfrenata. Attingendo a oltre 150 interviste con figure chiave di OpenAI, Anthropic e Google DeepMind, oltre che a documenti aziendali e appunti di ricerca inediti, Kevin Roose ripercorre il decennio più significativo della storia della tecnologia. Ci porta nelle sale dove i ricercatori osservano i grandi modelli linguistici imparare a parlare, ragionare e programmare a una velocità sovrumana. Ci conduce alla Casa Bianca, dove gli alti funzionari si trovano alle prese con una tecnologia che evolve troppo rapidamente per essere compresa, e tanto meno regolamentata. Svela nuovi dettagli sui disaccordi che hanno portato i fondatori di Anthropic a lasciare OpenAI, oltre a informazioni inedite sul clamoroso licenziamento di Sam Altman – e sulla sua altrettanto clamorosa reintegrazione – nella carica di amministratore delegato. Ci svela i retroscena del frenetico tentativo di Google di recuperare terreno nella frontiera dell’IA. E ci immerge nell’ambiente dell’IA a San Francisco, dove gli «accelerazionisti» delle hacker house e i «pessimisti» dei vertici sulla sicurezza dell’IA si scontrano per la supremazia.»

In uscita il 6 ottobre

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Rana Foroohar, Sea Change ; America’s New Great Game in the Arctic Circle, Crown

«Con lo scioglimento dei ghiacci polari e l’apertura di nuove rotte marittime, l’Artico è diventato il teatro geopolitico più determinante – e meno compreso – del mondo. In Sea Change, Rana Foroohar accompagna i lettori a bordo dell’unico rompighiaccio statunitense in servizio nell’Artico e dietro le quinte del potere a Washington, Pechino, Mosca e nelle capitali regionali, per rivelare come il cambiamento climatico stia ridefinendo il commercio mondiale, la sicurezza nazionale e la politica industriale.

Grazie a un accesso senza precedenti alle missioni della Guardia Costiera, ad alti funzionari di diverse amministrazioni, a leader sindacali e a partner internazionali, Rana Foroohar dimostra quanto sia fondamentale essere una grande potenza marittima e come gli Stati Uniti stiano faticando a recuperare il ritardo in questo ambito nell’Artico. 

Spiega inoltre come il controllo delle rotte marittime artiche, delle capacità di costruzione navale, dei cavi sottomarini per la trasmissione dei dati e delle risorse naturali non ancora sfruttate determinerà la supremazia economica e militare nei prossimi decenni. Sea Change sostiene che la prosperità e la sicurezza future degli Stati Uniti potrebbero benissimo giocarsi ai confini del mondo.»

In uscita il 6 ottobre

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Matthew Botvinick, AI and Political Freedom ; The Risk to Democracy and How to Respond, Princeton University Press

«L’IA sta per destabilizzare le nostre istituzioni democratiche, attaccandole nei loro punti più vulnerabili e fornendo uno strumento utile ai leader con aspirazioni autoritarie. Tuttavia, nonostante la potenziale minaccia rappresentata dallo scontro tra IA e democrazia, Matthew Botvinick sostiene che esistano modi per preservare la nostra libertà politica.

Sottolinea che le preoccupazioni relative al declino della democrazia sono emerse proprio nel momento in cui l’attenzione dell’opinione pubblica si stava concentrando sulla sicurezza dell’IA. I timori legati alla proliferazione dei deepfake e delle notizie false generate dall’IA, nonché all’espansione del potere politico delle aziende tecnologiche, sono stati ampiamente diffusi, ma raramente sono stati messi in relazione con le preoccupazioni relative al deterioramento delle istituzioni democratiche. 

Matthew Botvinick stabilisce questo nesso esaminando i potenziali effetti dell’IA sulla nostra vita politica. La disoccupazione di massa causata dai progressi tecnologici rende la popolazione ricettiva ai discorsi autoritari; le crisi di sicurezza potrebbero consentire ai governi di abusare dei propri poteri di emergenza; e l’uso dell’IA nel campo dell’intelligence crea il rischio di una sorveglianza politicizzata. Per porre fine a questo allontanamento dai valori democratici, dobbiamo rafforzare le nostre istituzioni democratiche e, a lungo termine, ripensare il funzionamento della democrazia, introducendo forme di partecipazione civica più ricche e coinvolgenti.»

In uscita il 6 ottobre

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F. Darrell Munsell, Architects of Authoritarianism; The Claremont Institute and the Making of the MAGA New Right, University Press of Kansas

«Lo storico F. Darrell Munsell rivela come il Claremont Institute, un tempo rifugio di eruditi filosofi politici, sia diventato il quartier generale dell’insurrezione del 6 gennaio, del “Project 2025” e del programma autoritario del presidente Trump.

I think tank privati costituiscono da tempo il motore intellettuale nascosto della politica conservatrice. Ma il Claremont Institute rimane l’organizzazione più influente nell’elaborazione del programma MAGA. Fondato nel 1979 nella California meridionale, il Claremont Institute aveva inizialmente come missione quella di «restituire ai principi fondatori degli Stati Uniti l’autorità legittima e preminente che spetta loro» all’interno della società americana. 

L’impegno politico dell’istituto è iniziato con il sostegno a Donald Trump durante le elezioni presidenziali del 2016, seguito rapidamente dal suo ingresso nelle battaglie culturali contro il movimento Black Lives Matter, il multiculturalismo, la teoria critica della razza e il ricorso a programmi di diversità, equità e inclusione nelle università pubbliche, nelle agenzie governative e nelle imprese commerciali. Alla fine del primo mandato di Trump, il Claremont Institute riteneva che il «wokismo» costituisse una minaccia esistenziale per la Costituzione dei Padri Fondatori e lottava per vincere la guerra culturale a tutti i costi – compreso il tentativo di ribaltare i risultati delle elezioni del 2020.

All’indomani della sconfitta di Trump nel 2020, il Claremont Institute ha virato ancora più a destra, verso il populismo, il nazionalismo cristiano e l’illiberalismo. Guidato da John Eastman, Charles Kesler, Thomas D. Klingenstein e da una nuova generazione di giovani attivisti conservatori – alcuni dei quali provenienti dalle frange più estreme dell’estrema destra –, il Claremont Institute sta plasmando il movimento del conservatorismo nazionale, impegnandosi a sostituire la democrazia costituzionale con un sistema di governo autoritario. Claremont ha collaborato con la Heritage Foundation e altri gruppi per redigere il «Progetto 2025», quel piano ormai tristemente famoso destinato al secondo mandato di Trump.»

In uscita il 6 ottobre

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Alexandra Prokopenko,  From Sovereigns to Servants ; How the War Against Ukraine Reshaped Russia’s Elite, Hurst

«Quando Mosca ha lanciato la sua invasione su larga scala dell’Ucraina, l’Occidente ha imposto sanzioni devastanti alla Russia. Molti si aspettavano che l’élite del Paese – eminenti liberali e uomini d’affari internazionali – difendesse i propri beni e il proprio stile di vita cosmopolita costringendo Putin a porre fine alla guerra. Invece, i leader di orientamento liberale hanno riorientato l’economia verso la guerra; le aziende si sono adeguate alle nuove regole; e solo una manciata di loro si è dimessa o ha alzato la voce. Perché?

Basandosi su decine di interviste condotte a partire dalla metà degli anni 2010 con alti funzionari e uomini d’affari russi, questo volume analizza il loro ragionamento morale e il modo in cui i limiti di ciò che consideravano eticamente accettabile si sono ampliati nel corso del tempo, in linea con le aspettative dei loro superiori. Sebbene la classe dirigente russa abbia conservato gli attributi formali del potere, in realtà ha perso la propria autonomia, diventando sostanzialmente un semplice strumento di governo.

Alexandra Prokopenko mette in luce i momenti chiave della guerra: le sanzioni occidentali, la mobilitazione generale, l’annessione di quattro regioni ucraine e l’ammutinamento fallito di Evgenij Prigozhin nel 2023. Ricostruisce minuziosamente come le fazioni rivali, dai tecnocrati ai falchi, abbiano giustificato ogni scontro e riorientato le proprie alleanze. E inserisce questo processo in una storia dall’interno del regime di Putin, analizzando la trasformazione delle mentalità sia a livello individuale che sociologico. Poiché queste persone continueranno a influenzare la politica mondiale, dobbiamo capire il modo in cui pensano e agiscono.»

In uscita l’8 ottobre

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Maud Quessard,  La Puissance sans principe. Le nouvel empire américain, Le Seuil

«Alle ambizioni universalistiche e alla promessa di un futuro desiderabile che gli Stati Uniti pretendevano di offrire al mondo dopo la guerra fredda, subentrano logiche più transazionali e conflittuali. Le alleanze diventano condizionate, gli strumenti economici si trasformano in mezzi di pressione, le piattaforme digitali diventano attori geopolitici a pieno titolo e le guerre dell’informazione infuriano nella competizione internazionale. E se il secondo mandato di Donald Trump non incarnasse solo un populismo esagerato, ma fosse l’acceleratore di una svolta civilizzativa americana?

Coniugando storia, geopolitica, cultura e analisi delle strategie di influenza, La potenza senza principi ripercorre la genealogia del nuovo impero americano. Gli imperi di oggi (Stati Uniti, Cina e Russia) non si limitano più a dominare i territori, ma cercano di imporre la propria visione del mondo. Ed è forse proprio qui che si giocherà il futuro dell’Europa e dei paesi del Sud: nella capacità di produrre insieme idee sufficientemente forti, visioni abbastanza desiderabili e immaginari unificanti per opporre resistenza a tali imperi.»

In uscita il 9 ottobre

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Elisabeth Braw, “Undersea War ; The Battle to Control the Cables and Pipelines That Connect Our World”, PublicAffairs

«Il mondo dipende da una rete intricata di condotte sottomarine posate sui fondali oceanici. Ogni giorno, i cavi sottomarini trasmettono la quasi totalità dei dati mondiali, mentre i gasdotti e gli oleodotti intercontinentali trasportano i due terzi del petrolio e del gas del pianeta. Svolgono la loro funzione con tale affidabilità che pochi immaginerebbero che “il cloud” si trovi in realtà sott’acqua, o che la stabilità economica mondiale poggi su condotte posate sul fondo degli oceani. Ma, come rivela Elisabeth Braw, si sta intensificando una battaglia invisibile intorno a questi cavi e gasdotti.

Undersea War racconta la storia delle infrastrutture sottomarine che sostengono la nostra vita quotidiana. Nel 2022, dopo decenni di apparente armonia sottomarina, due gasdotti del Mar Baltico sono misteriosamente esplosi. Nel giro di pochi mesi, l’interruzione dei collegamenti dati tra le isole Matsu, a Taiwan, e il resto del mondo, nonché la conseguente distruzione di altri cavi nel Mar Baltico e di un gasdotto, hanno segnato la fine dell’armonia nelle profondità oceaniche. Le superpotenze sono ora impegnate in una corsa sfrenata per proteggersi, mentre gli stessi fondali marini si trasformano in un campo di battaglia.

«Undersea War dimostra che la prossima battaglia per la supremazia mondiale potrebbe benissimo svolgersi nelle profondità degli oceani.»

In uscita il 13 ottobre

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Kim Ghattas, The Best Kind of American ; A True Story of Murder, War, and America’s Undoing in the Middle East, Henry Holt

«Il 18 gennaio 1984, Malcolm Kerr, rettore dell’Università Americana di Beirut, fu assassinato da due uomini armati davanti al suo ufficio. Il suo omicidio, avvenuto sulla scia dell’attentato dinamitardo contro la caserma dei Marines statunitensi, della guerriglia palestinese e dell’invasione israeliana del Libano nel 1982, non fu che l’ennesimo fatto di cronaca scioccante in una città devastata dal caos di nove anni di guerra civile. Non fu condotta alcuna indagine. Quattro decenni dopo, la questione di chi abbia ucciso Malcolm Kerr e perché non è ancora stata del tutto chiarita.

In The Best Kind of American, Kim Ghattas intraprende un’indagine volta a gettare nuova luce sull’omicidio dimenticato di Malcolm Kerr, intrecciando la storia della sua famiglia con quella dei signori della guerra e degli artefici della pace libanesi, dei sequestratori di Hezbollah e delle Guardie della Rivoluzione iraniane, nonché dei presidenti statunitensi, da Reagan a Trump. 

Racconta inoltre come Beirut sia diventata la culla dei politici e delle personalità che hanno plasmato il Medio Oriente per decenni, dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu alla Guida Suprema iraniana Ali Khamenei, che è stato poi assassinato durante un attacco congiunto statunitense-israeliano nella fase iniziale della loro guerra del 2026 contro la Repubblica islamica.»

In uscita il 13 ottobre

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Emily Feng, Our Hearts Burned for Home ; Uyghur Militants in Syria’s Civil War, Columbia Global Reports

«Cosa ha spinto alcune migliaia di uomini e donne a lasciare i deserti e le città della Cina occidentale per raggiungere il fronte di guerra in Siria? Emily Feng porta alla luce la storia poco conosciuta degli esiliati uiguri che sono fuggiti dal regime di polizia cinese in continua espansione, finendo per diventare una forza determinante nella caduta del regime di Bashar al-Assad. Al centro di questa storia c’è un paradosso sorprendente: la repressione di Pechino, volta a schiacciare il dissenso, ha invece disperso e radicalizzato un’intera generazione.

Ripercorrendo il loro percorso, dalle manifestazioni represse nello Xinjiang degli anni ’90 fino ai campi di battaglia islamisti di Idlib, Our Hearts Burned for Home rivela come una campagna di sorveglianza e di cancellazione culturale, insieme ai disordini in Medio Oriente, abbia dato vita a un movimento militante uiguro lontano dalla propria terra. 

Grazie a un reportage avvincente e a un accesso privilegiato ai combattenti e alle loro famiglie, Emily Feng, in collaborazione con lo scrittore uiguro Abduweli Ayup, esplora come questi uiguri abbiano, in modo controverso, abbracciato la resistenza armata – e come la loro rivoluzione senza patria stia ora plasmando il fragile futuro della Siria.»

In uscita il 13 ottobre

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Arnaud Orain, Qui contrôle la mer contrôle le monde ?, Flammarion

«Da oltre cinquecento anni, le rotte oceaniche sono o controllate da potenze rivali o dominate da una potenza egemonica: la Gran Bretagna nel XIX secolo, gli Stati Uniti dopo il 1945. 

Ma, mentre la superiorità americana vacilla e la Cina si afferma sempre più sui mari, si profila una nuova era marittima. Infatti, proprio in questo momento, il diritto internazionale, che dovrebbe regolare la guerra di tutti contro tutti, la rafforza attraverso la suddivisione e la privatizzazione dell’oceano, e a queste tensioni si aggiungono il riscaldamento, l’acidificazione e la perdita di biodiversità dello stesso.

Da questo brillante saggio emerge una constatazione ineludibile: non si può possedere e controllare il mare allo stesso tempo, a meno di non perderlo definitivamente.»

In uscita il 14 ottobre

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Ulrike von Hirschhausen, Frozen Conflicts. Brennpunkte der Gegenwart zwischen Krieg und Frieden, C.H. Beck

«Stiamo assistendo a un moltiplicarsi di conflitti legati al territorio e allo Stato che sembrano irrisolvibili, sia in Ucraina, nel Caucaso, in Palestina, nel Kashmir o a Taiwan. Quasi tutti questi teatri di conflitto sono nati dalle vestigia di grandi imperi, e l’eredità di questi ultimi segna profondamente il loro presente. Ulrike von Hirschhausen spiega perché questi conflitti si sono cristallizzati, come vivono le popolazioni in questi contesti e quali sono le possibilità di sbloccare questi conflitti congelati che ruotano attorno al territorio e alla sovranità.»

Questo volume offre una panoramica dei conflitti congelati della nostra epoca, in cui le parti in causa non riescono a trovare una soluzione e che, proprio per questo motivo, oscillano costantemente tra la guerra e una pace precaria. Si addentra nel cuore della vita quotidiana di queste società, segue i destini umani in questi contesti e spiega il ruolo degli attori esterni, spesso ex imperi, che cercano di determinare l’andamento del conflitto.»

In uscita il 14 ottobre

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Christophe Jaffrelot, L’ambition indienne. Les paradoxes d’une nouvelle puissance, Tallandier

«Con i suoi 1,5 miliardi di abitanti, l’India è diventata il Paese più popoloso del mondo. Eppure la conosciamo poco. Christophe Jaffrelot, grande esperto della regione, analizza la sua aspirazione al potere sotto la guida di Narendra Modi e le sfide, sia esterne che interne, che deve affrontare.»

Dall’indipendenza nel 1947, l’India si era guadagnata il prestigio di una potenza non allineata dotata di un grande soft power. In netto contrasto con questo passato, Narendra Modi, alla guida del Paese dal 2014, sta costruendo una strategia dalle molteplici sfaccettature: civile, caratterizzata da un nazionalismo religioso e dal suo slogan «India First» ben prima di Donald Trump; diplomatica, con il suo concetto di «plurilateralismo»; e infine strategica, volta a dotare il Paese di una potenza militare senza precedenti.

Il suo obiettivo? Diventare una potenza internazionale. Ma è in grado di competere con la Cina e persino di opporvisi? Se il settore informatico traina la crescita, il resto dell’economia fatica a decollare, non essendo riuscita a compiere la transizione industriale di una società ancora prevalentemente rurale. Lo sviluppo del Paese rimane frenato dalle disuguaglianze di classe e di casta, nonché dalle tensioni religiose e dai contrasti regionali.»

In uscita il 15 ottobre

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Robert Boyer, L’époque de tous les dangers. Causes et conséquences du trumpisme, La Découverte

«Le esagerazioni sistematiche, imprevedibili e quasi deliranti di Donald Trump sembrano sfuggire a qualsiasi analisi politica. Robert Boyer dimostra il contrario, inserendo l’emergere del trumpismo nella lunga storia del capitalismo statunitense. In questo modo, mette in luce i cambiamenti che hanno reso possibile la sua ascesa al potere e documenta la portata dei rischi politici, economici e sociali che gli Stati Uniti fanno oggi correre al mondo intero.

Il trumpismo è un caso fortuito della storia i cui effetti saranno transitori, oppure preannuncia un lungo periodo di instabilità su scala mondiale? Secondo Robert Boyer, per quanto sconcertanti possano sembrare l’elezione di Donald Trump e le decisioni imprevedibili che caratterizzano il suo secondo mandato, la sua ascesa al potere può essere analizzata come la combinazione di trasformazioni strutturali e di un percorso personale.

Dopo il lungo periodo di prosperità del fordismo, caratterizzato in particolare dall’indicizzazione dei salari agli elevati aumenti di produttività, l’economia statunitense ha continuato a trasformarsi sotto l’effetto della sua apertura internazionale, della sua deindustrializzazione e di una finanziarizzazione che ha portato a una serie di crisi. La società, a lungo stabilizzata da una classe media inclusiva, è stata lacerata dall’aumento delle disuguaglianze e poi polarizzata tra due gruppi sociali con interessi e visioni del mondo sempre più inconciliabili. Il Partito Democratico, concentrandosi su rivendicazioni identitarie, ha lasciato da parte una parte dei lavoratori precari. Attraverso una comunicazione demagogica diffusa dai social media, Trump ha saputo sfruttare questa frattura.

Avvalendosi degli strumenti dell’economia e delle scienze sociali, quest’opera passa dall’analisi delle cause all’esplorazione delle conseguenze prevedibili del trumpismo. Mette in luce le contraddizioni che lo attraversano, sul piano economico, sociale e politico, sia negli Stati Uniti che a livello internazionale. Questa storia non è certamente del tutto determinata, ma dall’analisi emerge una diagnosi: in assenza di una svolta europea, il declino degli Stati Uniti – di cui la corsa sfrenata all’egemonia è il segno paradossale – e l’affermazione del ruolo internazionale della Cina, che esso incoraggia involontariamente, mettono a repentaglio l’economia mondiale e la società delle nazioni.»

In uscita il 15 ottobre

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David Colon, Infodémie. Comment lutter contre le virus de la désinformation, Tallandier

«La disinformazione uccide. Nel febbraio 2020, in Iran, centinaia di persone sono morte dopo aver bevuto metanolo: una voce di corridoio sosteneva che neutralizzasse il coronavirus. Negli Stati Uniti, si stima che la disinformazione sui vaccini sia costata la vita ad almeno 232.000 persone. A Southport, nel 2024, il falso nome di un assassino ha gettato l’Inghilterra nel caos – e ha fruttato fino a 30.000 sterline al giorno agli account che hanno diffuso la notizia.

E se le notizie false si diffondessero come un virus? David Colon ne fa un metodo di analisi. Tasso di riproduzione, superdiffusori, immunità di gregge: egli applica alla disinformazione gli strumenti dell’epidemiologia e risale alla fonte del contagio: gli Stati, i gruppi di influenza, i social media (Instagram, Facebook, YouTube, TikTok…), per i quali la falsità non è un caso fortuito, ma un modello economico molto redditizio.

Frutto di anni di indagini e interviste, questo libro racconta la guerra dall’interno, attraverso le voci di chi la conduce, e dimostra che esistono anche degli antidoti a questo virus: il prebunking, la responsabilità penale dei dirigenti, la creazione di social media di interesse generale…

«In un’epoca in cui l’intelligenza artificiale produce falsità su misura, questo libro è un manuale di resistenza democratica.»

In uscita il 15 ottobre

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Andrea Daniele Signorelli, Storia umana dell’intelligenza artificiale. Sogni, battaglie e illusioni da Turing ad oggi, Laterza

«L’intelligenza artificiale ha fatto irruzione nella nostra vita quotidiana con una forza devastante. Nel giro di pochi anni, chatbot, software e algoritmi intelligenti ci sono diventati familiari. Ma sono in pochi a conoscere la storia e le idee di coloro che, nel corso di un secolo, hanno preparato in silenzio questa improvvisa esplosione. Fin dai suoi esordi, negli anni ’40, gli scienziati all’origine di questa disciplina hanno esplorato le vie più disparate per perseguire un obiettivo comune: riprodurre il funzionamento del cervello umano. Un sogno incredibilmente ambizioso, che ha dato luogo più volte ad aspettative smisurate, suscitando dibattiti senza fine sul concetto stesso di “intelligenza”.

Andrea Daniele Signorelli ripercorre le figure più importanti, gli approcci filosofici, i momenti decisivi e le impasse incontrate in questa tenace impresa volta a dotare le macchine della capacità di pensare: dalle intuizioni di Alan Turing alla rivalità tra Marvin Minsky e Frank Rosenblatt, ideatore della prima rete neurale; dalla famosa conferenza di Dartmouth al “padrino dell’IA” Geoff Hinton; da ELIZA, antenata di ChatGPT, alla rivoluzione della visione artificiale con Fei-Fei Li. Passando per il confronto tecnologico tra Stati Uniti, Unione Sovietica e, oggi, Cina, la sconfitta di Garry Kasparov contro Deep Blue, la rottura tra Elon Musk e Sam Altman, le iniziative di Google, Anthropic e degli altri giganti della tecnologia.

«L’intelligenza artificiale è una vera e propria avventura, nata tra le mura delle università per conquistare il mondo intero; una storia movimentata, fatta di slanci iperbolici e di brusche battute d’arresto. Un passato dal quale possiamo ancora trarre numerosi insegnamenti sul futuro di questa tecnologia.»

In uscita il 16 ottobre

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Charles A. Kupchan, Bringing Order to Anarchy; Governing the World to Come, Yale University Press

«L’ordine internazionale stabile e aperto instaurato sotto l’egida degli Stati Uniti si sta sgretolando. La democrazia sta perdendo terreno rispetto all’autocrazia; i mercati globalizzati si stanno frammentando; e l’era di pace perpetua auspicata alla fine della Guerra Fredda ha lasciato il posto a una rivalità tra grandi potenze. Questa frattura del sistema internazionale si verifica proprio mentre molte delle nostre sfide più grandi, come il cambiamento climatico, la minaccia delle pandemie e la rapida evoluzione delle tecnologie, richiedono un’azione collettiva.

Charles A. Kupchan analizza le cause del disordine mondiale e propone una guida per costruire un nuovo ordine adeguato al mondo multipolare emergente. Ispirandosi al Concerto europeo, che ha preservato la pace tra le grandi potenze dopo le guerre napoleoniche, propone un sistema mondiale di «concerti» – gruppi direttivi di alto livello che superano le divisioni ideologiche – al fine di consolidare un mondo regionalizzato e policentrico. 

La missione di costruire un ordine mondiale deve iniziare con il rinnovamento della democrazia americana e il mantenimento di una leadership costante della nazione all’estero. Solo quando le democrazie riusciranno a superare le alternative illiberali e autocratiche, afferma Charles A. Kupchan, saranno in grado di guidare il mondo attraverso la transizione che ci attende e, a lungo termine, di riportare l’arco della storia verso la libertà.»

In uscita il 20 ottobre

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Antonio Scurati, Storie di donne e uomini in lotta per la democrazia, Feltrinelli

«“Cosa avrei fatto al loro posto? Ecco il dilemma. Nessun’altra domanda ha davvero senso quando iniziamo una corrispondenza con un’umanità lontana, tormentata, una vita estranea, quando entriamo in sintonia con un’epoca in cui alcune persone solitarie hanno trovato la forza di invocare la giustizia in mezzo alla devastazione, di testimoniare la loro fede nella democrazia di fronte al trionfo della dittatura, il loro attaccamento alla verità di fronte al regno della menzogna.”

È partendo da questo dilemma, che mette in luce i momenti più significativi e drammatici del XX secolo europeo, che Antonio Scurati racconta la straordinaria vita di donne e uomini che, resistendo ai fascismi, ai totalitarismi, alla violenza del potere in tutte le sue forme, hanno difeso i valori della democrazia e, riaffermandoli, hanno gradualmente fatto valere nuovi diritti: quelli dei lavoratori, delle donne, degli omosessuali, dei malati, degli studenti, dell’ambiente. 

Da Sandro Pertini ad Anna Politkovskaya, da Franco Basaglia a Livia Bottardi e Manlio Milani, da Gisèle Halimi ad Alexander Langer: donne e uomini che hanno ampliato gli orizzonti democratici al punto, in alcuni casi, di pagare la loro tenace fedeltà con la prigione, l’esilio o addirittura con la vita. Attraverso le loro conquiste – soprattutto quelle imperfette o tradite –, la democrazia torna a essere una lotta viva, quotidiana. Così, dopo esserci chiesti «Cosa avrei fatto al loro posto?», ora ci chiediamo: cosa posso fare, oggi, al mio posto? »

In uscita il 20 ottobre

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Teemu Ruskola, The Unmaking of the Chinese Working Class: How Communism Built a Capitalist Superpower, Verso

«Dalle riforme della fine degli anni ’70, la Cina ha registrato una crescita a un ritmo straordinario. Questa trasformazione non ha comportato un ritiro dello Stato dall’economia. Infatti, sono proprio le fondamenta comuniste della Cina ad aver reso possibile questo sviluppo sbalorditivo. Tuttavia, parallelamente, queste riforme hanno portato la Cina ad abbandonare l’idea di uguaglianza, smantellando così la classe operaia che la rivoluzione aveva forgiato. Il racconto di Teemu Ruskola pone l’accento sull’organizzazione della terra e del lavoro come chiave per comprendere l’ascesa della Cina, spiegando come la loro mercificazione abbia rimodellato non solo lo Stato-nazione cinese, ma anche lo stesso capitalismo mondiale.

Mettendo in discussione i discorsi dominanti sullo sviluppo economico, quest’opera dimostra in che modo l’evoluzione del capitalismo di Stato cinese si discosti sia dal passaggio dell’Inghilterra dal feudalesimo al capitalismo, sia dalle trasformazioni post-socialiste dell’Unione Sovietica. Mettendo in luce i limiti globali dello sviluppo, l’opera rappresenta un appello urgente a ripensare il nostro rapporto con il lavoro e la terra, con la produzione e la natura.»

In uscita il 20 ottobre

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Nicholas Mulder, The Age of Confiscation; Making and Taking Property in the Creation of the Modern World, Allen Lane

«L’espropriazione – il trasferimento coatto dei diritti di proprietà – è generalmente associata ai dittatori, ai paesi instabili e alle rivoluzioni violente. Ma, in realtà, essa è stata parte integrante della storia politica ed economica dell’Occidente, consentendo sia l’abolizione della servitù della gleba e della schiavitù, sia l’industrializzazione, l’ascesa e il declino degli imperi coloniali, nonché l’espansione dello Stato sociale. Nel bene e nel male, gran parte del nostro mondo moderno si è costruito grazie all’acquisizione coercitiva di beni.

In questa innovativa storia internazionale dell’espropriazione, Nicholas Mulder traccia un percorso avvincente dal XVIII secolo ai giorni nostri, che spazia dalla Rivoluzione francese alla guerra russo-ucraina, dalle compagnie coloniali agli imperi ferroviari, dalla vendita dei terreni della Chiesa alla nazionalizzazione del petrolio, e dalla confisca dei brevetti al congelamento dei beni sul mercato dell’eurodollaro. Egli mostra come movimenti politici di ogni genere – liberali e nazionalisti, socialisti e fascisti, imperialisti e anticolonialisti – abbiano al tempo stesso dissolto e ridistribuito i diritti di proprietà. Il successo della costruzione dello Stato non dipendeva dall’eliminazione dello Stato confiscatorio, ma dal controllo dei suoi poteri e dal loro riorientamento verso nuovi fini.

Attingendo a un’ampia gamma di fonti e dati provenienti dalla storia, dalla politica e dall’economia, Nicholas Mulder propone una storia audace che ripercorre il modo in cui la proprietà è stata creata e poi smantellata, trasferita e poi convertita, rubata e poi restituita. The Age of Confiscation rivela quanto l’espropriazione abbia segnato il nostro recente passato e come, in un contesto di crescente concorrenza geopolitica, di disuguaglianze sempre più marcate e di cambiamenti climatici, segnerà il nostro futuro.

In uscita il 29 ottobre

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Credits
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