Dopo le dichiarazioni di Jordan Bardella pubblicate di recente dal media francese Mediapart, dove il numero due del Rassemblement National si lasciava andare a una dichiarazioni antisemite, citandolo, vale la pena ripercorrere la vicenda di questo punto di riferimento dell’estrema destra in Francia.
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Uno spettro si aggira nel panorama politico francese: un’ideologia nazionalista, antisemita e complottista di cui Alain Soral è l’incarnazione da oltre 25 anni. Attraverso libri e soprattutto innumerevoli video, è riuscito ad affermarsi come un leader d’opinione imprescindibile all’interno dell’estrema destra francese contemporanea. Negli Stati Uniti, grazie al ritorno al potere di Donald Trump, una corrente ideologica radicale e inizialmente marginale, «le Illuminismo oscuro» 1, ha acquisito una notevole visibilità e sembra ottenere una forma di riconoscimento ai massimi livelli. Infatti, uno dei suoi principali teorici, Curtis Yarvin, ha affermato di aver incontrato più volte il numero due dell’attuale amministrazione americana, il vicepresidente J. D. Vance, il quale lo ha citato esplicitamente già nel 2021, riprendendo pubblicamente molte delle sue idee. Una corrente radicale sembra così normalizzarsi, avvicinandosi al centro della vita politica americana.
È ipotizzabile uno scenario del genere in Francia? Il Rassemblement National è profondamente influenzato dall’ideologia soraliana? Non pretendiamo di dare una risposta definitiva a queste domande, ma di partecipare al dibattito pubblico facendo luce sull’ideologia soraliana, i cui meccanismi, a nostro avviso, rimangono troppo poco conosciuti. Precisiamo che l’ideologia sviluppata da Alain Soral non rientra nella corrente ideologica propria dell’ «Illuminismo oscuro». Sebbene si possano osservare alcune somiglianze, in particolare la critica alla democrazia liberale e la denuncia di un potere occulto e diffuso, le loro origini intellettuali, i loro sistemi di valori e i loro progetti politici differiscono completamente. Lo stesso Alain Soral giudica negativamente questa ideologia, ritenendo che si tratti di un progetto volto a superare l’universalismo liberale, mentre egli sostiene, al contrario, un ritorno a una forma di universalismo repubblicano 2 – sebbene completamente snaturato, come vedremo. Resta da scrivere un’analisi comparativa; la prospettiva qui proposta ha il solo scopo di mettere in luce un precedente recente. Quest’ultimo permette di constatare che la marginalità ideologica non esclude la capacità di esercitare un’influenza significativa nel dibattito pubblico, se non addirittura sugli orientamenti del potere politico.
Un maschilismo in anticipo sui tempi?
Corrente ideologica eterogenea, il maschilismo emerge già negli anni ’70, in reazione al femminismo che si sta allora sviluppando nelle società occidentali, ma la sua ascesa diventerà più evidente negli anni 2010, grazie agli strumenti digitali. Per certi aspetti, i primi saggi di Alain Soral 3 prefiguravano alcune delle sue componenti: la riabilitazione della virilità, il rifiuto della femminilizzazione della società, l’incapacità delle donne di assumere una visione collettiva. Tuttavia, un’analisi attenta permette di individuare alcune specificità interessanti. Si possono già individuare le tre componenti essenziali che struttureranno l’ideologia soraliana, ovvero un uso rivendicato dello strumento di analisi marxista, riferimenti a valori tradizionali e reazionari e il ricorso a un complottismo già chiaramente identificabile.
Per Alain Soral, il femminismo non è altro che un «comunitarismo vittimistico» che consisterebbe nel mascherare la vera frattura che struttura le società umane, tra ricchi e sfruttati. La lotta femminista è quindi, ai suoi occhi, solo un’impostura. Egli precisa infatti che «la donna, non più dell’uomo, è una categoria sociale. L’interesse della borghese raramente coincide con quello della lavoratrice, che lei e le sue simili sfruttano senza nemmeno pensarci» 4. Si spinge addirittura oltre affermando che «la presunta opposizione uomo/donna mina la solidarietà salariale sul posto di lavoro» 5. Soral vede quindi nel femminismo una visione concorrente del marxismo che si ispirerebbe allo stesso principio della lotta perpetua come motore della storia – la lotta dei sessi che sostituisce quella delle classi.
Egli denuncia inoltre la responsabilità del femminismo nell’alterazione dei valori virili, che secondo lui sono inerenti alla lotta politica e necessari ad essa – mentre la femminilità favorirebbe, al contrario, la sottomissione al dominio costituito. E precisa così: «secondo la mia teoria, la donna non è “il futuro dell’uomo”, ma quello (sic) della socialdemocrazia neoliberista, che passa necessariamente attraverso la depoliticizzazione “societaria” delle lotte sociali» 6. Alain Soral si basa qui sull’opera Sesso e carattere del filosofo austriaco Otto Weininger 7 in cui, secondo lui, si spiega che «la donna è un uomo privo di una visione collettiva del futuro, ovvero l’essere più facilmente manipolabile dalla politica» 8, e che il genio sarebbe intrinsecamente maschile. In quest’opera, Weininger concepisce la differenza tra uomo e donna solo in termini di inferiorità o superiorità, secondo una logica del tutto gerarchica ed essenzialista, ampiamente condivisa in certi ambienti intellettuali dell’epoca: «la donna» sarebbe guidata soprattutto dall’affettività, il suo posto non sarebbe quindi nell’azione politica, ma nella sfera privata.
Soral ritiene inoltre che i movimenti femministi non abbiano nulla di spontaneo, ma siano invece orchestrati dalle élite oligarchiche al potere. Il loro scopo sarebbe quello di distogliere l’attenzione dei lavoratori dai veri rapporti di dominio. Qui emerge la logica complottista: nulla è frutto del caso né di complesse evoluzioni storiche e sociali; i fenomeni sociali e politici sono pianificati e organizzati da un numero esiguo di persone in grado di trarne profitto.
Dalla critica al comunitarismo a un antisemitismo dalle molteplici forme
Nel suo primo libro apertamente politico 9, i comunitarismi vengono ritenuti responsabili di una grave violazione dell’universalismo repubblicano, dell’unità della nazione e del progresso sociale. Soral attribuisce un ruolo centrale al «comunitarismo ebraico», poiché questo sarebbe, secondo lui, la comunità più potente, meglio organizzata e più dannosa. Essa manipolerebbe gli altri per dividere il popolo, creando così problematiche e questioni secondarie, che però presenterebbe come essenziali (la questione del matrimonio omosessuale, ad esempio), al fine di mascherare il proprio dominio. Tutte le crisi sociali e le tensioni comunitarie sarebbero quindi orchestrate al solo scopo di creare un diversivo, una cortina fumogena, che nasconda il vero dominio all’opera nella nostra società, quello dell’élite ebraica.
Vale la pena riportare integralmente la seguente citazione, poiché costituisce un’eccellente sintesi del pensiero di Soral su questo argomento (nel suo discorso, l’espressione «quella gente» si riferisce alle élite ebraiche): «Ci troviamo in un paese in cui quella gente è riuscita a raggiungere la posizione che occupa oggi, e quando si assiste alla cena del CRIF [Il Consiglio rappresentativo delle istituzioni ebraiche di Francia, la principale unione ebraica del Paese, ndt]si capisce benissimo che si tratta di una posizione dominante […]. E si vede chiaramente che governano in nome dell’uguaglianza per imporre una visione del mondo totalmente inegualitaria, che è interamente racchiusa nei due pilastri su cui si fonda la loro visione del mondo: popolo eletto, terra promessa; è abbastanza evidente. Come possono proteggersi da questa evidenza, che io chiamo i valori della Torah? Attraverso la Shoah, perché ogni volta che li si mostra come dominanti e dediti al doppio standard, e persino alla strategia del «divide et impera», tirano fuori il jolly della Shoah, da cui deriva l’ipertrofia della storia della Shoah oggi. La Shoah come scudo per governare secondo le regole della Torah, che è una visione del mondo razziale, inegualitaria, teologica» 10. Sono identificabili tutte le componenti dell’antisemitismo soraliano: l’antigiudaismo teologico, l’antisemitismo economico, un antisionismo radicale e complottista e il negazionismo.
In che modo Alain Soral «giustifica» il proprio antisemitismo? «La verità è che ho scoperto il dominio ebraico mentre studiavo la lotta di classe», afferma, «e del resto i due concetti si integrano molto bene dal punto di vista storico» 11. Alain Soral stabilisce uno stretto legame tra il «dominio ebraico» che intende denunciare e lo sfruttamento economico. Ciò rimanda a ciò che si può definire «antisemitismo economico» e denote anche una visione complottista – questa idea di dominio che evoca un potere nascosto e illegittimo. Lo storico Michel Dreyfus, nella sua opera L’antisemitismo a sinistra 12, individua una correlazione tra il pensiero anticapitalista di alcuni autori (Proudhon, Toussenel) e un antisemitismo anch’esso in forte ascesa nella seconda metà del XIX secolo.
L’estrema destra francese allora nascente, sulla scia di Édouard Drumont[deputato e scrittore francese della fine del XIX sec., noto soprattutto per aver fondato la Lega antisemita di Francia nel 1899, ndt], non tarderà a fare propria questa analisi. Infatti, «l’internazionalismo degli ebrei» e il mito dell’«ebreo errante» sono presenti, ad esempio, negli scritti di Maurice Barrès: «Gli ebrei non hanno una patria nel senso in cui la intendiamo noi. Per noi, la patria è il suolo e gli antenati, è la terra e i morti. Per loro, è il luogo in cui trovano il loro massimo interesse; la patria è un’idea. Ma quale idea? Quella che è loro più utile» 13. Alain Soral si inserisce pienamente in questa continuità. Indica il neoliberismo, l’ultraliberismo economico e il liberalismo libertario (concetto mutuato da Michel Clouscard) come suoi avversari, attribuendo al contempo alla comunità ebraica la guida dell’«oligarchia mondialista» – in particolare attraverso il sistema bancario che egli presenta come uno strumento degli ebrei: «questa comunità ebraica organizzata a livello internazionale che oggi domina il mondo occidentale, grazie all’ascesa di quel capitalismo finanziario che ha sostituito il feudalesimo cristiano» 14. Soral personalizza qui fenomeni economici complessi e di ampia portata come il liberalismo economico, il cui sviluppo attribuisce a individui o gruppi di individui che ne sarebbero all’origine. Si tratta di una delle peculiarità del modo di pensare complottista: occorre individuare dei colpevoli, dei capri espiatori.
L’approccio razziale è poco sottolineato da Soral, ma non del tutto assente. Nel corso di un’intervista realizzata nel giugno 2014, Soral commenta un’intervista al presidente russo Putin, condotta dal giornalista francese Jean-Pierre Elkabbach, e pronuncia le seguenti parole: «e poi abbiamo visto anche il piccolo Elkabbach – qui entra in gioco la mia analisi un po’ più incentrata sulla razza e sulla comunità – che è il piccolo semita sefardita, sottomettersi alla fine come una donna a qualcuno che rappresenta ancora, direi, in un certo senso la virilità ariana, anche se è slava, e questa è la giusta gerarchia tradizionale» 15. Possiamo qui tornare a Otto Weininger, un autore che, per sua stessa ammissione, ha avuto grande importanza per Soral. A proposito del suo Sesso e carattere, Jacques Le Rider scrive: «La donna condivide con l’ebreo il ruolo di incarnare l’assoluto negativo e il germe della decadenza» 16.
Nel suo «Capitolo XIII: Gli ebrei», Weininger traccia infatti un ritratto particolarmente negativo dell’«ebreo», considerandolo come una razza specifica, incapace di incarnare le caratteristiche maschili positive da lui descritte. Questo legame tra donne ed ebrei è un luogo comune molto antico degli antisemiti, secondo Léon Poliakov 17. Per Weininger, come per Drumont, Henry Coston e numerosi altri autori antisemiti successivi, gli ebrei hanno in comune una «mentalità», una particolare costituzione psichica. Il Rider sottolinea il fatto che Weininger non attinge quasi nulla dalla biologia, anche se le sue considerazioni essenzialiste si inseriscono chiaramente in una logica razzista. La stessa logica si sviluppa nell’ideologia soraliana.
Sebbene sia importante distinguere tra antisionismo e antisemitismo, nel caso di Soral il suo antisionismo radicale, essenzialista e complottista può essere considerato un’altra forma di antisemitismo. Nel suo discorso, Soral equipara gli ebrei ai sionisti: ogni ebreo, anche se francese, è sospettato e spesso accusato di essere un sostenitore o addirittura un agente di Israele. Il CRIF è per Soral uno dei principali canali di questo «potere sionista», motivo per cui ribadisce regolarmente che «la lotta principale, la più seria, è quella contro il CRIF, contro il sionismo internazionale, contro l’ebraismo politico» 18. Il sionismo è quindi percepito qui come una rete di influenza estremamente potente alla quale tutti i decisori politici sarebbero costretti a sottomettersi se volessero proseguire la propria carriera politica e scalare i gradini della gerarchia. Nell’argomentazione di Soral, antisionismo e antisemitismo sono quindi strettamente legati: il primo può fungere da alibi per il secondo, ma spesso sono proprio dall’antisemitismo più classico che vengono tratti gli argomenti per denunciare il sionismo.
Aggiungiamo che il negazionismo deve essere considerato come la quarta componente dell’antisemitismo soraliano. Come è noto, per una parte dell’estrema destra francese, la realtà del genocidio degli ebrei durante la Seconda guerra mondiale sarebbe una menzogna particolarmente nefasta, un «ostacolo da abbattere». Innanzitutto perché il genocidio criminalizza il nazismo e il fascismo, rendendo più difficile la loro riabilitazione. In secondo luogo, perché ciò consentirebbe agli ebrei di assumere il ruolo di vittime e di rendersi così intoccabili. Soral fa proprio questo discorso e conclude il suo video in omaggio a Robert Faurisson, figura di spicco del negazionismo in Francia, dichiarando: «penso che la Francia potrà un giorno essere liberata, la Francia come nazione e come popolo, solo il giorno in cui sarà caduta l’ignobile e iniqua legge Gayssot; che non vi sia alcuna reale possibilità, come dice molto bene Vincent Reynouard 19, di una rinascita nazionalista e dell’orgoglio di un popolo nazionale fintanto che il revisionismo storico sarà vietato». Conclude auspicando che «se un giorno la Francia sarà liberata», ci siano «viali e scuole intitolati a Robert Faurisson» e affermando che egli «ha avuto una vita cristiana, che è un modello e un maestro» 20.
Un nazionalismo anti-imperialista e complottista
Per Alain Soral, il nemico da combattere è l’«Impero», una sorta di nebulosa organizzata in reti, dominata da un’élite ebraica onnipotente il cui obiettivo sarebbe lo smantellamento delle nazioni al fine di attuare una governance mondiale. È quindi logico che, secondo lui, sia lo Stato-nazione a dover essere protetto per poter resistere a questo processo globalista distruttivo. Di fronte a ciò, egli sostiene la «doppia riconciliazione nazionale». Questa si realizza, da un lato, tra la «sinistra del lavoro» e la «destra dei valori», che egli contrappone a una sinistra deviata – interessata esclusivamente alle questioni sociali – e a una destra finanziaria apolide. D’altra parte, essa si realizza tra i «francesi autoctoni» e gli immigrati, in particolare i musulmani, spinti, secondo lui, allo scontro dalla comunità ebraica che spera così di imporsi «dividendo per regnare meglio». Esiste quindi, dal suo punto di vista, un nazionalismo buono e uno cattivo, quest’ultimo incarnato da Reconquête di Éric Zemmour ma anche dal Rassemblement national. Entrambi, così come i piccoli gruppi identitari, sarebbero rappresentativi del «nazionalismo sionista» che cade nella «trappola dello scontro di civiltà».
Soral ritiene che la linea identitaria e islamofoba si collochi oggettivamente dalla parte dell’«Impero», poiché equivarrebbe a favorire lo scontro di civiltà. Ciò porta Soral ad affermare, nel tipico stile complottista che lo contraddistingue: «gli identitari sono tutti agenti dell’Impero e sionisti» 21. Gli identitari, dal canto loro, considerano Soral un complice oggettivo dell’invasione musulmana. In sintesi, Soral punta all’unione con i musulmani contro una parte della comunità ebraica; mentre gli identitari, al contrario, cercano piuttosto l’unione con gli ebrei contro i musulmani. Tra le due posizioni, il dialogo sembra quindi impossibile. L’ascesa del movimento identitario all’interno dell’estrema destra francese contribuisce quindi innegabilmente a emarginare le tesi soraliane. Alain Soral analizza allo stesso modo l’evoluzione del Rassemblement national dall’espulsione di Jean-Marie Le Pen. Secondo lui, poiché Marine Le Pen «desidera reintegrarsi domani nell’“arco repubblicano”, ovvero: la governance globale […], si oppone solo in apparenza agli interessi e alla logica dell’Impero» e, peggio ancora, «promuove di nascosto il conflitto di civiltà» 22. Soral le rimprovera inoltre un’eccessiva sottomissione alla «lobby ebraica e sionista»: «Marine Le Pen fa teshuvah per ottenere il diritto di uscire dall’esclusione post-nazista e reintegrarsi nell’arco repubblicano, che è il dominio giudaico-massonico sulla Francia» 23.
D’altra parte, l’«Impero» – che secondo lui si appoggia a due Stati completamente asserviti, gli Stati Uniti e Israele – ricorrerebbe, per dominare, a molteplici complotti e manipolazioni che Soral si prefigge di smascherare. Il ricorso a diverse teorie del complotto come fattore esplicativo degli sviluppi storici e degli eventi recenti è quasi sistematico nell’ideologia soraliana. Questo procedimento gli permette di mantenere la coerenza complessiva della sua ideologia neutralizzando le contraddizioni che potrebbero mettere in discussione il suo paradigma. Per Karl Popper, «secondo la teoria della cospirazione, tutto ciò che accade è stato voluto da coloro che ne traggono vantaggio» 24, e Pierre-André Taguieff precisa che «dal punto di vista complottista, le coincidenze non sono mai casuali, hanno valore di indizio, rivelano connessioni nascoste e consentono di elaborare modelli esplicativi degli eventi» 25. L’ideologia soraliana corrisponde esattamente a questi elementi definitori.
Gli attentati dell’11 settembre 2001, così come quelli avvenuti a Parigi nel gennaio e nel novembre 2015, vengono interpretati come altrettanti complotti. Questi eventi potrebbero, a prima vista, essere visti come un limite significativo alla sua visione del mondo, secondo la quale sarebbe logico l’emergere di un’alleanza tra la cristianità e il mondo musulmano contro i valori dell’ebraismo e del sionismo. Questi attentati sono infatti considerati da alcuni esponenti dell’estrema destra come il simbolo della lotta dell’Islam contro l’Occidente giudaico-cristiano, avvalorando così piuttosto i sostenitori della teoria dello scontro di civiltà. Tuttavia, attraverso la teoria del complotto, Soral ribalta questi fatti, spiegando che i veri autori non sarebbero quelli ufficialmente indicati. Per giungere a questo tipo di conclusione, in assenza di prove, il ragionamento si basa principalmente sulla domanda: «A chi giova il crimine?» 26. Pertanto, poiché il governo degli Stati Uniti ha potuto trovare negli attentati dell’11 settembre 2001 un buon pretesto per intervenire in Medio Oriente, sono necessariamente i suoi stessi membri, legati allo «Stato profondo», ad averli organizzati.
Tali procedimenti ricordano l’interpretazione di Édouard Drumont, autore dell’opera antisemita La France juive, riguardo alla sparatoria di Fourmies del 1° maggio 1891 27. Si trattava in realtà di una manifestazione operaia che fu repressa nel sangue dall’esercito. Ora, per Drumont è inconcepibile che l’esercito e il popolo possano essere in opposizione; ne deduce quindi che sia stato il prefetto, un ebreo, il quale – proprio perché ebreo – abbia dato quell’ordine al fine di dividere i francesi tra loro. «Divide et impera» è proprio, insieme a «a chi giova il crimine?», un’altra espressione particolarmente utilizzata da Soral per giustificare la veridicità delle sue teorie.
In sintesi, Alain Soral non introduce grandi novità. La maggior parte delle sue idee, in particolare quelle antisemite e complottistiche, era già stata formulata in termini simili più di un secolo fa da autori a cui egli fa spesso riferimento. La sua particolarità risiede nella sintesi aggiornata e adattata alle sfide contemporanee che riesce a produrre. Ciò si basa anche sulla sua posizione, in controtendenza rispetto alla corrente dominante all’interno dell’estrema destra francese, ovvero la linea identitaria che si sforza invece di abbandonare questa eredità ingombrante, ritenuta controproducente. Qui si presenta un paradosso centrale, poiché Soral pretende di emanciparsi dall’unica visione reazionaria e nazionalista tradizionale attingendo a riferimenti di sinistra e sostenendo l’unione con gli immigrati musulmani, ritornando al contempo ai riferimenti più radicali dell’estrema destra francese – Maurice Bardèche, Henry Coston e molti altri.
Una diffusione di successo, ma limitata
Al di là del successo commerciale dei suoi libri 28, è soprattutto grazie alla diffusione di video su Internet che Alain Soral si è affermato nella sfera pubblica, facendo della provocazione il suo marchio di fabbrica e una delle principali fonti della sua notorietà. Come Jean-Marie Le Pen, l’uso della provocazione svolge due funzioni in Soral: tenere un discorso offensivo e seducente, che individua chiaramente i nemici da combattere; e posizionarsi come vittima del sistema denunciato, il che gli attira la simpatia e il sostegno di una parte del suo pubblico. Le azioni legali, definite «persecuzioni», vengono così presentate da Soral e considerate dai suoi fedeli come altrettanti segni di una reale ribellione al «Sistema». Tra il 2015 e il 2016, al culmine della sua influenza, il suo sito web «Égalité et Réconciliation» figurava tra i siti politici più visitati in Francia, con oltre 8 milioni di visite mensili e video che a volte superavano il milione di visualizzazioni. La chiusura dei suoi account Twitter e YouTube nel 2020 sembrava destinata ad accelerare un certo declino e una perdita di pubblico. Tuttavia, Soral è riuscito a mantenere la propria presenza utilizzando altre piattaforme, per poi tornare su Twitter – diventato X nel 2023 – e beneficiando di una notevole visibilità su YouTube attraverso canali affini – i video raggiungono regolarmente diverse centinaia di migliaia di visualizzazioni nel 2026. È tuttavia opportuno essere cauti, poiché è vero che una visualizzazione non testimonia necessariamente l’adesione all’ideologia.
Ricorrendo a una strategia metapolitica che si avvale principalmente di Internet e di strumenti di comunicazione moderni quali video, social network, meme e espedienti, Soral è riuscito a diffondere su vasta scala la propria ideologia, anche al di là dei consueti circoli dell’estrema destra. Ciò si spiega in parte con la padronanza dei codici comunicativi propri della cultura del web, ma anche con lo «stile» adottato da Soral. Inoltre, la diffusione del complottismo nelle società occidentali, unita a una recrudescenza dei sentimenti nazionalisti e, nel caso della Francia, persino dell’antisemitismo, permette di comprendere che l’ideologia soraliana sta vivendo un momento favorevole. Diversi recenti sondaggi d’opinione testimoniano infatti la portata dell’antisemitismo e del complottismo all’interno della popolazione francese 29. Questo contesto può spiegare in gran parte il successo della diffusione dell’ideologia soraliana. Si tratta di un’ideologia che, in fondo, si nutre delle debolezze della democrazia: della perdita di fiducia nelle istituzioni, del rifiuto dei principali organi di informazione, delle difficoltà di integrazione nel modello economico liberale e della propensione alla marginalità e all’eccesso di una frangia della gioventù.
Detto questo, nonostante l’attenzione mediatica di cui gode grazie al caso Bardella, l’ideologia soraliana rimane marginale. Se l’idea della «generazione Soral» messa in evidenza dalla stampa è interessante in quanto rivela un’influenza significativa che potrebbe aver superato i confini dell’estrema destra tradizionale, è senza dubbio molto esagerata. Se la radicalità può essere considerata uno strumento di persuasione, poiché la trasgressione attrae e seduce, lo è solo in una certa misura. L’eccesso e l’estremismo possono poi rivelarsi fattori di repulsione, impedendo di trasformare la notorietà mediatica in una reale influenza politica.
Negli ambienti nazionalisti, Alain Soral sembra ormai suscitare più rifiuto che ammirazione. La sua volontà di allearsi con i musulmani, il suo antisemitismo ossessivo, le sue analisi sistematicamente complottistiche appaiono a molti eccessive, persino all’estrema destra dello scacchiere politico, poiché dannose per l’ambizione di conquistare il potere. È senza dubbio questo il suo limite principale: la linea politica scelta e la strategia adottata dalla corrente identitaria, dominante all’interno dell’estrema destra francese e in particolare nel Rassemblement national 30, divergono fortemente da quelle di Alain Soral.
Dal suo esilio in Svizzera nell’ottobre 2019, e successivamente in Russia nel febbraio 2026 a seguito della condanna a due anni di reclusione senza condizionale con mandato di arresto 31, la radicalità del suo discorso si è ulteriormente accentuata. La lettera del Ministero dell’Interno datata 9 ottobre 2026, che informa Alain Soral della procedura di scioglimento della sua associazione, rivela in una decina di pagine innumerevoli dichiarazioni estremiste, antisemite e complottistiche, pronunciate esclusivamente nel corso del 2025. Alain Soral avrebbe potuto scegliere una strategia diversa, quella di una sorta di normalizzazione che consistesse nell’esprimere le sue idee radicali solo in modo velato, come all’inizio degli anni 2000. Ha invece intrapreso la strada opposta: la sua propensione alla marginalità e alla provocazione sembra non conoscere più limiti. La sua recente esposizione mediatica, unita a condanne sempre più severe, sembra del resto rafforzarlo nella strada che ha intrapreso. Alain Soral è un mistico dichiarato che afferma di avere una missione da compiere, se non addirittura un destino da realizzare.
Nonostante il suo passaggio al Front National tra il 2005 e il 2009 e la forte presenza della sua ideologia nel dibattito pubblico, Alain Soral non sembra aver esercitato un’influenza determinante sulla linea politica oggi rivendicata dal Rassemblement National. La sua emarginazione e la condanna delle sue posizioni antisemite e complottistiche inducono piuttosto a ipotizzare una sua eventuale influenza indiretta su una parte dei militanti e dei dirigenti del partito di Marine Le Pen. Tale influenza potrebbe assumere la forma di una diffusione intellettuale diffusa, la cui portata rimane difficile da misurare, in particolare per la mancanza di un sufficiente distacco storico. In ogni caso, l’ideologia soraliana appare come un fenomeno significativo nella storia delle idee politiche in Francia, in questo inizio del XXI secolo.
Note
- Per una presentazione di questa corrente di pensiero si veda: Arnaud Miranda, Les lumières sombres, Parigi, Gallimard, 2026.
- Alain Soral, Il nuovo dialogo sinistra/destra americano: «cancel» contro «Lumières sombres», video pubblicato il 17 luglio 2026 su egaliteetreconciliation.fr
- Alain Soral, Sociologie du dragueur, ed. Blanche, 1996 e Vers la féminisation, ed. Blanche, 1999.
- Alain Soral, Sociologie du dragueur, op. cit., p. 190.
- Alain Soral, Vers la féminisation, op. cit., p. 108.
- Alain Soral, Anthologie, ed. Kontre Kulture, 2013
- Otto Weininger, Sesso e carattere, 1903, trad. fr., ed. De l’âge d’homme, 1975.
- Alain Soral, intervista video «consiglio di lettura», ottobre 2012.
- Alain Soral, Jusqu’où va-t-on descendre ?, ed. Blanche, 2002
- Alain Soral, trasmissione ERFM, «Perché tanto odio? n. 21, 10 marzo 2020.
- Alain Soral, Dialogues désaccordés, ed. Hugo, 2013, p. 107.
- Michel Dreyfus, L’antisemitismo a sinistra, storia di un paradosso, ed. La Découverte, 2009, pp. 19-42.
- Maurice Barrès, Scènes et doctrines du nationalisme, ed. Juven, 1902, p. 68.
- Alain Soral, Dialogues désaccordés, op. cit., p. 108.
- Alain Soral, intervista per E&R, 14 giugno 2014.
- Jacques Le Rider, Il caso Otto Weininger, ed. PUF, 1982, p. 113.
- Léon Poliakov, Storia dell’antisemitismo, ed. Calmann-Lévy, 1955, p. 19.
- Alain Soral, «Soral risponde… in video», 21 marzo 2020.
- altra figura del negazionismo francese, condannato più volte dal 2007 per negazione dei crimini contro l’umanità e incitamento all’odio razziale.
- Alain Soral, «Hommage à Robert Faurisson», ERTV, 26 ottobre 2018.
- Alain Soral, Chroniques d’avant-guerre, ed. Blanche e Kontre Kulture, 2012. pp. 129-130.
- Ibid.
- Alain Soral, intervista con l’autore realizzata in videoconferenza, il 9 agosto 2014.
- Karl Popper, La società aperta e i suoi nemici, 1945, trad. fr. ed. Routledge e Kegan, 1966, p. 68.
- Pierre-André Taguieff, Court traité surde complotologie, ed. Fayard, 2013, p. 14.
- Alain Soral, intervista alla radio francofona iraniana il 23 marzo 2012.
- Édouard Drumont, Le secret de Fourmies, ed. Saviné, 1892.
- Oltre 120.000 copie vendute per la sua opera principale, Comprendre l’Empire, pubblicata nel 2011.
- Cfr. in particolare lo studio Ifop-UEJF, febbraio 2026 (oltre un terzo degli intervistati condivide almeno un pregiudizio antisemita) e il Rapporto Ifop-Cision, marzo 2026 (quasi un terzo degli intervistati condivide almeno una teoria complottista).
- Si vedano a questo proposito i lavori di Marion Jacquet-Vaillant, in particolare «Les identitaires, acteurs de l’émergence des idées radicales», Rivista Pouvoirs, n. 181, 2022, pp. 47-59.
- È stato condannato dal tribunale penale di Parigi per associazione a delinquere, per aver fornito sostegno materiale e tecnico alla rete di propaganda filo-iraniana «Asse della resistenza», coinvolta nella diffusione di contenuti che esaltano il terrorismo.