{"id":8475,"date":"2023-06-22T16:11:00","date_gmt":"2023-06-22T15:11:00","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/?p=8475"},"modified":"2023-09-19T09:43:19","modified_gmt":"2023-09-19T08:43:19","slug":"lo-stile-draghi-una-conversazione-con-antonio-funiciello","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/06\/22\/lo-stile-draghi-una-conversazione-con-antonio-funiciello\/","title":{"rendered":"Lo stile Draghi, una conversazione con Antonio Funiciello"},"content":{"rendered":"\n

Cos\u2019\u00e8 per lei la leadership, quanto \u00e8 cambiata nel corso della storia? <\/strong><\/h3>\n\n\n\n

La leadership significa farsi carico dei destini della comunit\u00e0, e la sostanza non \u00e8 molto cambiata, il significato \u00e8 questo fin dai tempi di Pericle o anche prima. Certo, cambiano gli strumenti e i contesti, ma nella sua essenza e nella sua identit\u00e0 leadership vuol dire farsi carico degli altri: il deserto non si attraversa da soli, altrimenti la definizione adatta \u00e8 quella di eremita, il deserto si attraversa con dei seguaci di cui si ha la responsabilit\u00e0. Con dei follower, se vogliamo utilizzare la stessa lingua della parola leadership.<\/p>\n\n\n\n

Il leader ha una una duplice rappresentazione, una oggettiva e una soggettiva. La prima \u00e8 la sua definizione istituzionale, un capo \u00e8 parte di un sistema pi\u00f9 complesso, che necessita di leadership. I sistemi di governo hanno bisogno di decisori apicali, altrimenti sarebbero immobili, e in questo senso non conta tanto la persona che, pro tempore, incarna la leadership, ma contano la sua storicizzazione e la sua funzione.

Esiste poi la dimensione soggettiva nella misura in cui i leader sono diversi perch\u00e9 diverse sono le persone che incarnano il ruolo. La presidenza della Repubblica \u00e8 una leadership istituzionalizzata, cos\u00ec come la Presidenza del Consiglio, ma cambia l\u2019interpretazione della carica da parte di chi soggettivamente la ricopre, perch\u00e9 la incarna sulla base dei valori, degli ideali, ma anche del carattere e dei bisogni e degli interessi di chi si rappresenta.\u00a0<\/p>\n\n\n\n

Il leader ha una una duplice rappresentazione, una oggettiva e una soggettiva<\/p>antonio funiciello<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n

La dimensione istituzionale \u00e8 pi\u00f9 rilevante, perch\u00e9 essa \u00e8 il frutto della storia della comunit\u00e0; l\u2019uomo o della donna che la incarnano devono essere bravi a interpretare e rappresentare gli interessi che la comunit\u00e0 esprime in quel momento storico.<\/p>\n\n\n\n

Esistono dunque delle caratteristiche peculiari dei leader secondo la loro nazione di origine?<\/strong> Quanto concorrono i sistemi politici nella formazione delle leadership, rispetto alla personalit\u00e0 del leader? Emmanuel Macron potrebbe governare in modo cos\u00ec verticale senza il sistema che ha alle spalle? <\/strong><\/h3>\n\n\n\n

Sicuramente le leadership francesi della Quinta Repubblica hanno caratteristiche legate a un certo modo di pensare se stesso del popolo francese, negarlo non \u00e8 possibile. Si possono individuare tratti di continuit\u00e0 e di somiglianza tra Macron, Chirac, Mitterrand, Sarkozy o Hollande, che li distinguono dai leader contemporanei britannici o spagnoli, per non parlare di quelli tedeschi o italiani. Questo perch\u00e9 la leadership oggettiva influenza quella soggettiva. <\/p>\n\n\n\n

Bisogna dire che quello francese \u00e8 un sistema peculiare, unico nel suo genere, e questo per\u00f2 mi sembra molto legato alla storia della Francia, a come si crea la democrazia decidente e rappresentativa francese, la figura del Presidente della Repubblica, con i suoi poteri e le sue attribuzioni molto superiori a quello americano, non \u00e8 casuale, attiene a una scelta dei francesi a un loro comune sentire. Il sistema per\u00f2 pu\u00f2 certamente creare pi\u00f9 conflitti di altri, perch\u00e9 conosce meno check and balances, meno corpi intermedi. Si tratta tuttavia di un portato storico e dall\u2019interpretazione della leadership verticistica che i francesi in qualche modo vogliono, pretendono: non vedo una peculiarit\u00e0 di Emmanuel Macron in questo. <\/p>\n\n\n\n

La leadership oggettiva influenza quella soggettiva<\/p>antonio funiciello<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n

Certo, il presidente \u00e8 un leader dei nostri tempi e interpreta la sua funzione con uno stile contemporaneo, ma dal punto di vista istituzionale non ha cambiato nulla, anzi subisce riforme approvate prima del suo insediamento. Trovo sia un interprete perfetto della grandeur francese, oltretutto \u00e8 stato rieletto ed \u00e8 il primo a esserci riuscito, al di l\u00e0 delle indubbie difficolt\u00e0 che sta affrontando questo conter\u00e0 qualcosa.<\/p>\n\n\n\n

Nel suo libro lei racconta la vita e in particolare l\u2019interpretazione del potere di leader molto diversi tra loro, da Mos\u00e8 a Golda Meir, da Nelson Mandela a Vaclav Havel: qual \u00e8 il tratto comune che li caratterizza?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n

Mi soffermo di pi\u00f9 su leadership che nascono in maniera meno carismatica, pi\u00f9 casuale, molte personalit\u00e0 di cui scrivo emergono perch\u00e9 sono meno divisive di altre. Penso a Truman o Lincoln, ma anche a Mos\u00e8 che \u00e8 il primo protagonista. Certamente Vaclav Havel \u00e8 un altro caso di questo tipo e anche Golda Meir, che viene scelta come capo del labour israeliano come terza scelta: in quel momento ci sono due contendenti pi\u00f9 forti che sembrano favoriti, ma sono molto divisivi, mentre Meir \u00e8 il profilo che fa litigare meno il partito, e sul suo nome si trova una sintesi. Di esempi per\u00f2 ce ne sono molti, come quello di Sadat che succede a Nasser perch\u00e9 \u00e8 la seconda scelta di tutti. <\/p>\n\n\n\n

Ho scelto di approfondire la storia di queste personalit\u00e0 perch\u00e9 erano pi\u00f9 affini al tema che stavo trattando, cio\u00e8 la necessit\u00e0 della leadership. Credo che eludere il tema della leadership significhi indebolire drammaticamente la democrazia, perch\u00e9 si indebolisce quell\u2019elemento fondamentale del potere democratico che \u00e8 la decisione. Le autocrazie sono pi\u00f9 agili nella formulazione della decisione, nel processo decisionale: se le democrazie non riescono a decidere con processi di trasparenza ma anche di velocit\u00e0, esse perdono terreno, e nel mondo attuale questo pu\u00f2 diventare un problema molto rilevante.<\/p>\n\n\n\n

Credo che eludere il tema della leadership significhi indebolire drammaticamente la democrazia, perch\u00e9 si indebolisce quell\u2019elemento fondamentale del potere democratico che \u00e8 la decisione<\/p>antonio funiciello<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n

Nel libro lei racconta un episodio molto interessante: durante il viaggio in Ucraina con Macron e Scholz, nel giugno 2022, il presidente Draghi ha un obiettivo, che \u00e8 quello di far entrare Kiev nell\u2019Unione europea, una linea non condivisa fino in fondo n\u00e9 dalla Francia n\u00e9 dalla Germania. Nonostante le divergenze, in quell\u2019occasione Draghi, Scholz e Macron annunciano di appoggiare le richieste degli ucraini, e dare a Kiev lo status di paese candidato. L\u2019italiano riesce a ottenere questo risultato politico, non scontato, evitando di parlare nella riunione decisiva. Draghi \u00e8 quindi un leader silenzioso?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n

Silenzioso in quel contesto, nel senso che io racconto come, in un vertice durato per quasi due ore e mezzo, a un certo punto il presidente Draghi smetta di parlare, e lasci la scena ai due suoi omologhi. Per\u00f2 attenzione, aveva parlato molto prima, perch\u00e9 Draghi \u00e8 un costruttore di soluzioni politiche, \u00e8 abituato ad arrivare molto preparato al momento in cui il processo decisionale entra nel vivo e produce la decisione. <\/p>\n\n\n\n

Draghi aveva preparato accuratamente quella missione, anche con uno sforzo politico e relazionale piuttosto accentuato nelle settimane precedenti. Preparare il terreno era necessario per arrivare poi al momento decisivo in cui le tessere del domino vanno gi\u00f9 una dietro l\u2019altra. In questo senso paragono la sua figura a quella di Cavour, abituato a giocare di sponda, non a imporre la sua volont\u00e0.<\/p>\n\n\n\n

Draghi \u00e8 un costruttore di soluzioni politiche, \u00e8 abituato ad arrivare molto preparato al momento in cui il processo decisionale entra nel vivo e produce la decisione.\u00a0In questo senso paragono la sua figura a quella di Cavour, abituato a giocare di sponda, non a imporre la sua volont\u00e0<\/p>antonio funiciello<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n

Nella riunione decisiva con Macron, Scholz, il premier romeno Iohannis e Zelensky, Draghi lascia che sia l\u2019ucraino a perorare la causa del suo paese, naturalmente sostenendolo, ma lasciando spazio alla discussione. Dopo le due ore e mezzo sembrava che la decisione di concedere lo status di candidato all\u2019Ucraina fosse un\u2019idea di Scholz e Macron, ma in realt\u00e0 era una posizione italiana, di Draghi: lui fu talmente bravo da lasciare che i suoi partner, i suoi alleati principali, i suoi amici, si appropriassero di questa decisione. Questa \u00e8 leadership.\u00a0<\/p>\n\n\n\n

Lei sostiene che l\u2019Italia pu\u00f2 dunque giocare un ruolo di primo piano negli affari internazionali, a condizione che non si lanci in avventure velleitarie e solitarie.<\/strong><\/h3>\n\n\n\n

S\u00ec, e l\u2019esempio dell\u2019Ucraina \u00e8 utile in questo senso. Draghi riesce a inserire la sua posizione in un contesto pi\u00f9 generale, in cui l\u2019Italia diventa un player internazionale forte perch\u00e9 riesce a giocare di sponda, a non pensare di mandare in buca la palla in modo diretto, perch\u00e9 tanto non ha la forza per farlo, non \u00e8 gli Stati Uniti. In questo senso c\u2019\u00e8 una grande differenza con la Francia, che invece vuole tirare la palla in bica in prima persona, ma la verit\u00e0 \u00e8 che Parigi riesce a farlo soltanto quando riesce a giocare una leadership europea, quando assume pienamente una responsabilit\u00e0 europea. In coppia con la Germania la Francia pu\u00f2 riuscire a far molto, perch\u00e9 sono i due paesi guida dell\u2019Europa, ed \u00e8 necessario che lavorino insieme per tirare avanti tutti.\u00a0<\/p>\n\n\n\n

Dopo le due ore e mezzo sembrava che la decisione di concedere lo status di candidato all\u2019Ucraina fosse un\u2019idea di Scholz e Macron, ma in realt\u00e0 era una posizione italiana, di Draghi: lui fu talmente bravo da lasciare che i suoi partner, i suoi alleati principali, i suoi amici, si appropriassero di questa decisione. Questa \u00e8 leadership<\/p>Antonio funiciello<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n

L\u2019Italia \u00e8 invece legata all\u2019immagine del piccolo Piemonte cavouriano che cerca di inserire la propria questione nazionale dentro il grande scacchiere internazionale. Roma \u00e8 forte perch\u00e9 \u00e8 pi\u00f9 agile di altri, pu\u00f2 sfruttare gli spazi stretti e giocare di sponda. Per riuscirci deve per\u00f2 far valere le proprie alleanze.<\/p>\n\n\n\n

Lei parla di una leadership, quella di Mario Draghi, che tuttavia non ha avuto l\u2019unzione del suffragio universale. Avete mai sentito la mancanza di questa investitura nei mesi a palazzo Chigi? <\/strong><\/h3>\n\n\n\n

Credo molto nel mandato popolare, \u00e8 importantissimo, ma le elezioni non sono l\u2019unico modo per ottenerlo, c\u2019\u00e8 un mandato anche quando questo \u00e8 mediato dal voto del Parlamento. Draghi \u00e8 stato chiamato in circostanza un po\u2019 estreme a gestire delle crisi, la prima era la vaccinazione, la seconda era portare a casa il PNRR, e poi durante il mandato ha dovuto affrontare la terza crisi, cio\u00e8 la guerra in Ucraina. Non abbiamo mai sentito la mancanza del mandato popolare: avevamo una maggioranza parlamentare ampia e diffusa che sosteneva la nostra azione, e se uno crede nella Costituzione deve credere che quel mandato parlamentare sia pienamente legittimo. Noi lo credevamo. A questo si aggiunge il fatto che Draghi ha sempre avuto un consenso molto forte nel paese, che mostrava di comprendere e condividere le decisioni prese dall\u2019esecutivo.<\/p>\n\n\n\n

Crede che la struttura di Palazzo Chigi e pi\u00f9 in generale i poteri dati al presidente del Consiglio siano sufficienti? Oppure la presidenza del Consiglio italiana \u00e8 un\u2019istituzione ancora troppo debole se paragonata alla Cancelleria tedesca, all\u2019Eliseo, a Downing Street?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n

\u00c8 pi\u00f9 debole, e questo \u00e8 un limite che spero venga presto recuperato, credo che bisognerebbe colmare questo gap e dare pi\u00f9 forza alla Presidenza del consiglio. \u00c8 debole perch\u00e9 si vuole che sia debole, la legge che regola il funzionamento dell\u2019esecutivo \u00e8 degli anni Ottanta, tra l\u2019altro voluta fortemente dall\u2019allora ministro dei rapporti con il Parlamento che si chiamava e si chiama Sergio Mattarella. Era, tuttavia, un altro tempo, oggi dovremmo ripensare l\u2019executive office del governo italiano, che ha un ruolo meno incisivo a causa della particolare storia italiana: il premier \u00e8 un primus inter pares perch\u00e9 quando \u00e8 stata scritta la Costituzione, nell\u2019immediato dopoguerra, le forze politiche avevano il complesso del tiranno, la memoria del fascismo era ancora fortissima e i padri costituenti non volevano rafforzare il capo dell\u2019esecutivo.<\/p>\n\n\n\n

Ci\u00f2 non vuol dire che chiunque vada al governo abbia le mani legate o non abbia alcun potere e in realt\u00e0 le decisioni che contano in Italia vengano prese non si capisce bene da chi. Questa \u00e8 una fesseria. In Italia decide il capo del governo, insieme ai ministri e al Parlamento, e nell\u2019esercizio delle sue funzioni deve tenere conto del Quirinale, della Corte Costituzionale e degli altri organi di controllo, \u00e8 normale e giusto che sia cos\u00ec. Ma chi siede a palazzo Chigi conta moltissimo, conta la sua storia, ci\u00f2 in cui crede, la sua vita, le sue convinzioni. E conta anche perch\u00e9 la nostra Repubblica \u00e8 molto pi\u00f9 forte di come viene raccontata, quando non si prendono decisioni c\u2019\u00e8 un tema di limite di capacit\u00e0 decisionale, ma questo va ricondotto alle persone non a oscure trame. Vuol dire che su quel dossier c\u2019\u00e8 un limite del presidente del Consiglio, dei ministri, di tutti quelli che hanno responsabilit\u00e0 esecutive.<\/p>\n\n\n\n

Il premier \u00e8 un primus inter pares perch\u00e9 quando \u00e8 stata scritta la Costituzione, nell\u2019immediato dopoguerra, le forze politiche avevano il complesso del tiranno, la memoria del fascismo era ancora fortissima e i padri costituenti non volevano rafforzare il capo dell\u2019esecutivo<\/p>antonio funiciello<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n

La politica italiana ha preso un paese distrutto e devastato dalla Seconda guerra mondiale e l\u2019ha portato a diventare un player globale; oggi l\u2019Italia vive una fase di marginalizzazione del proprio ruolo globale ma perch\u00e9 sono emersi nuovi attori molto pi\u00f9 grandi, ma siamo da sempre protagonisti della creazione di un\u2019identit\u00e0 europea che pu\u00f2 a ragione competere con le grandi identit\u00e0 globali, quella cinese, quella americana. Bisogna proseguire su questa strada.<\/p>\n\n\n\n

Oggi le nostre leadership democratiche sono in crisi?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n

La democrazia ha due problemi distinti ed egualmente importanti. Da un lato una limitata capacit\u00e0 decisionale e dall\u2019altro il tema della rappresentativit\u00e0. Della prima abbiamo detto, ma anche la fuga dal voto e l\u2019abbassamento della partecipazione sono diventate un problema, la leadership ha bisogno di emergere da una larga rappresentanza, se emerge da una pi\u00f9 piccola \u00e8 un problema: certo \u00e8 legittima sul piano procedurale e costituzionale, ed \u00e8 un principio che non si pu\u00f2 mettere in discussione, per\u00f2 deve affrontare un problema politico non di poco conto, perch\u00e9 una scarsa partecipazione implica una leadership meno rappresentante.\u00a0<\/p>\n\n\n\n

Siamo da sempre protagonisti della creazione di un\u2019identit\u00e0 europea che pu\u00f2 a ragione competere con le grandi identit\u00e0 globali, quella cinese, quella americana. Bisogna proseguire su questa strada<\/p>antonio funiciello<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n

Risolvere una delle due crisi porta a risolvere anche l\u2019altra: la bassa partecipazione \u00e8 generata da una insoddisfazione verso una scarsa capacit\u00e0 decisionale; che d\u2019altro canto interviene quando manca un forte mandato di rappresentanza che consente al decisore di assumersi qualche rischio. Quando si decide i rischi esistono e per affrontarli \u00e8 necessario coraggio politico ma anche un consenso rilevante nella propria comunit\u00e0. Altrimenti il meccanismo rischia di sfaldarsi.<\/p>\n\n\n\n

Nel suo libro lei dice che nel breve termine assisteremo a un cambiamento nella formazione delle leadership in Europa, che saranno sempre pi\u00f9 formate nelle istituzioni comunitarie e meno in quelle nazionali. Come mai?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n

Io dico che i luoghi di formazione della leadership sono i luoghi di decisione. Perch\u00e9 l\u2019Italia ha avuto Luigi Einaudi, Guido Carli, Carlo Azeglio Ciampi, Mario Draghi, tutti grandi leader venuti dalla Banca d\u2019Italia e ora non pi\u00f9? Perch\u00e9 nel Novecento era l\u2019istituzione che definiva la politica monetaria, assumeva delle decisioni complesse e rilevantissime, mentre oggi ha un ruolo diverso, di vigilanza, e quindi fa pi\u00f9 fatica a far emergere leadership poi spendibili sul lato esecutivo, della finanza pubblica, della macroeconomia. Oggi il livello di governance cruciale \u00e8 quello comunitario: tante decisioni esecutive si assumono in Europa, dunque accumulare esperienza in quelle sedi pu\u00f2 avere un valore davvero esemplare per poi avere incarichi di governo e svolgerli a livello nazionale. L\u2019esperienza comunitaria garantisce un livello di competenza e conoscenza di una scala di governance fondamentale quando si torna nel proprio paese in ruoli apicali.\u00a0<\/p>\n\n\n\n

La leadership ha bisogno di emergere da una larga rappresentanza, se emerge da una pi\u00f9 piccola \u00e8 un problema: certo \u00e8 legittima sul piano procedurale e costituzionale, ed \u00e8 un principio che non si pu\u00f2 mettere in discussione, per\u00f2 deve affrontare un problema politico non di poco conto, perch\u00e9 una scarsa partecipazione implica una leadership meno rappresentante<\/p>antonio funiciello<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n

Nel capitolo su Nelson Mandela lei pone l\u2019accento sul fatto che il suo percorso dopo il carcere \u00e8 possibile anche grazie all\u2019assenza di polarizzazione, alla capacit\u00e0 di mondi diversi di lavorare insieme. \u00c8 ancora possibile o le nostre societ\u00e0 democratiche sono per loro natura ormai troppo polarizzate? Guardando gli Stati Uniti, la Francia, il Regno Unito, l\u2019Italia \u00e8 difficile non notarlo.<\/strong><\/h3>\n\n\n\n

Viviamo in una fase di estrema polarizzazione. L\u2019assalto a Capitol Hill \u00e8 un fenomeno a parte: non riconoscere il risultato elettorale e distruggere il Parlamento \u00e8 l\u2019ultimo passo prima della distruzione completa della democrazia, non \u00e8 paragonabile alle proteste francesi dei gilet gialli, per intenderci. Se la polarizzazione prosegue e si estremizza ulteriormente la democrazia non pu\u00f2 sopravvivere, perch\u00e9 si basa sull\u2019idea che la polarizzazione si governa, che c\u2019\u00e8 la possibilit\u00e0 di arrivare a un compromesso in cui anche le posizioni pi\u00f9 lontane trovino concordia. La polarizzazione in occidente \u00e8 coincidente con la fase declinante della democrazia liberale degli ultimi 30 anni, che dopo una forte espansione ha cominciato un lento ripiegamento, oggi al suo culmine.\u00a0<\/p>\n\n\n\n

Oggi il livello di governance cruciale \u00e8 quello comunitario: tante decisioni esecutive si assumono in Europa, dunque accumulare esperienza in quelle sedi pu\u00f2 avere un valore davvero esemplare per poi avere incarichi di governo e svolgerli a livello nazionale<\/p>antonio funiciello<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n

La conseguenza di una polarizzazione ancora pi\u00f9 radicale in cui non ci si riconosce reciprocamente \u00e8 la fine della societ\u00e0 cos\u00ec come la conosciamo. La democrazia va preservata. Non penso che sia il peggior sistema eccetto gli altri, penso al contrario che sia un ottimo sistema, che meglio rappresenta e d\u00e0 vita ai diritti fondamentali dell\u2019individuo: devo credere e credo che a questa fase di polarizzazione possa seguire una fase di riavvicinamento, in cui nei paesi occidentali i sistemi democratici tornino a\u00a0 rappresentare bisogni e interessi della cittadinanza.<\/p>\n\n\n\n

La democrazia non \u00e8 soltanto uno strumento di accrescimento e di miglioramento delle condizioni delle persone in senso materiale, ma anche un formidabile strumento di miglioramento di beni immateriali degli esseri umani, perch\u00e9 garantisce diritti e libert\u00e0.<\/p>\n\n\n\n

Lei dedica l\u2019ultimo capitolo ad Angela Merkel, e definisce la sua leadership come \u00abirrisolta\u00bb. \u00c8 sicuro che sia cos\u00ec? Alla fine la sua politica di appeasement con la Russia \u00e8 stata fallimentare, in questo senso, dal punto di vista dei rapporti internazionali, \u00e8 \u00abrisolta\u00bb…<\/strong><\/h3>\n\n\n\n

Merkel \u00e8 stata la pi\u00f9 importante leader dell\u2019Occidente nella prima parte di secolo e non c\u2019\u00e8 dubbio che la Germania si sia rafforzata in questi anni, la sua guida \u00e8 stata senz\u2019altro positiva per i tedeschi. Mi stupisce, dei suoi anni, una coincidenza singolare: il periodo in cui Helmut Kohl unifica la Germania e inaugura un periodo di forte espansione e miglioramento sociale della Bundesrepublik, coincide con una complessiva espansione democratica e diffusione dei valori democratici. <\/p>\n\n\n\n

Con Angela Merkel avviene il contrario, da qui la mia definizione di leadership irrisolta: la cancelliera non \u00e8 riuscita a trasferire questa sua capacit\u00e0 di governare bene la propria democrazia su scala pi\u00f9 ampia, non \u00e8 riuscita a rappresentarsi pienamente come leader occidentale. Non aver pensato la guida della Germania anche in chiave extra nazionale \u00e8 stato un suo limite. Non pu\u00f2 non pesare la vicenda russa, l\u2019appeasement tedesco verso la Mosca non ha giovato, esso si fondava sul principio che bisognava tenere Putin vicino, ma a furia di accettare l\u2019aggressivit\u00e0 del Cremlino siamo arrivati all\u2019invasione dell\u2019Ucraina con i carri armati.<\/p>\n\n\n\n

Sono curioso di leggere le sue memorie, gli argomenti da lei avanzati finora, e cio\u00e8 che ha dato tempo all\u2019Ucraina di organizzarsi e difendersi li trovo un po\u2019 deboli, non mi pare che Nord Stream 2 fosse una scelta per rafforzare l\u2019Ucraina. Lei ha sempre derubricato questo come una scelta economica, ma in realt\u00e0 \u00e8 stata una scelta geopolitica e geostrategica di fortissimo impatto globale, ed \u00e8 stata fatta in piena consapevolezza ed \u00e8 stata sbagliata, tanto che hanno dovuto bloccare tutto.<\/p>\n\n\n\n

Negli ultimi 3 anni l\u2019Europa ha vissuto due momenti che possiamo definire hamiltoniani: il primo, con la decisione finanziare il rilancio economico del continente dopo la pandemia con l\u2019emissione di debito comune, il secondo con l\u2019aiuto compatto all\u2019Ucraina e le sanzioni alla Russia. Quando conter\u00e0 la visione e la perseveranza dei leader per continuare in questa direzione?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n

I leader sono fondamentali, ma non bastano: \u00e8 necessario che i capi di governo rimangano rappresentativi di interessi e aspirazioni dell\u2019opinione pubblica europea, che deve comprendere l\u2019assoluta necessit\u00e0 di queste scelte. Siamo in mezzo al guado, con il programma Next generation EU ci siamo spinti dove non eravamo mai andati, non possiamo tornare indietro.<\/p>\n\n\n\n

I progressi arrivano sempre grazie alle emergenze e alle crisi, la CECA nasce dopo la Seconda Guerra Mondiale e nasce per una necessit\u00e0, oggi l\u2019Europa si sta evolvendo grazie al Covid e adesso grazie alla minaccia della Russia di Putin. Il punto \u00e8 che ci siamo spinti molto avanti, e quindi la strada da percorrere \u00e8 molto complessa: leadership consapevoli, coraggiose e trasformative, sono leadership che a questo punto vogliono completare il percorso. Il grande sogno resta quello di trasformare la pi\u00f9 grande area commerciale del mondo in un\u2019area politico-economica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"

Nel suo nuovo saggio, Leader per forza<\/em> (Rizzoli), l\u2019ex capo di gabinetto di Mario Draghi e Paolo Gentiloni tratteggia quali sono le caratteristiche pi\u00f9 importanti di un capo, e perch\u00e9 spesso i leader migliori diventano tali per necessit\u00e0. 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