{"id":840,"date":"2021-01-16T21:11:05","date_gmt":"2021-01-16T21:11:05","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/?p=840"},"modified":"2021-01-16T21:44:07","modified_gmt":"2021-01-16T21:44:07","slug":"thesee-leuropa-e-la-storia-lunga-delle-nostre-ferite","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2021\/01\/16\/thesee-leuropa-e-la-storia-lunga-delle-nostre-ferite\/","title":{"rendered":"\u201cTh\u00e9s\u00e9e\u201d, l\u2019Europa e la storia lunga delle nostre ferite"},"content":{"rendered":"\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Le sue opere sono attraversate da un interrogativo sul tempo, che si presenta in diversi termini: inquietudine, <\/strong><strong><em>impermanenza<\/em><\/strong><strong>, \u00abconfessioni di un giovane dissidente\u00bb, difficolt\u00e0 ad \u00ababitare il XXIesimo secolo\u00bb. Che cosa significa <\/strong><strong><em>appartenere al proprio tempo<\/em><\/strong><strong>, <\/strong><strong><em>essere del proprio tempo<\/em><\/strong><strong>, e abbiamo altra scelta che vivere <\/strong><strong><em>\u00e0 contretemps <\/em><\/strong><strong>(in <\/strong><strong><em>controtempo<\/em><\/strong><strong>)?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Credo che l\u2019atto dello scrivere comporti sempre una ricerca che muove da una doppia domanda: <em>da dove si scrive e per chi?<\/em> Da un lato, il <em>tempo<\/em> e il <em>luogo<\/em> dell\u2019enunciazione, dall\u2019altro, ci\u00f2 verso cui si tende, ci\u00f2 a cui ci si indirizza (<em>orizzonte d\u2019indirizzo)<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel mio primo libro, scritto come mosso dall\u2019energia di una rabbia, da una sete di rottura con la mia stessa genealogia, ero abitato dall\u2019insieme dei pensieri mortiferi che aleggiano intorno a noi e ci limitano: \u00e8 un libro in cui ha prevalso la prospettiva di un <em>contro<\/em>; ed \u00e8 per questo che l\u2019ho in un certo senso abbandonato. Dopo questo inizio quasi rabbioso, i miei sforzi si sono concentrati sulla ricerca di un diverso luogo di <em>enunciazione<\/em> e di un nuovo <em>indirizzo.<\/em> Di opera in opera, sospinto anche da un corpo che cedeva poco alla volta, mi sono avvicinato alle nozioni di: fragilit\u00e0, ferita, incrinatura, scarto, vertigine, caduta&#8230; \u00e8 ci\u00f2 che si sente emergere in <em>Vies p\u00f8tentielles<\/em> (Seuil, 2011), <em>Oublier, trahir, puis dispara\u00eetre <\/em>(Seuil, 2014) o ancora in <em>L\u2019inqui\u00e9tude d\u2019\u00eatre au monde<\/em> (Verdier, 2012). Ma ho anche cambiato orientamento per aprirmi alla <em>promessa<\/em>, per rivolgermi ai miei figli. Oggi mi pongo costantemente la domanda: scrivere, ma per lasciare loro quale traccia? Ecco allora che il luogo dell\u2019enunciazione, in <em>Th\u00e9s\u00e9e, sa vie nouvelle<\/em>, \u00e8 diventata la <em>ferita<\/em>. Ci\u00f2 che la attraversa. Ci\u00f2 che emerge dalle sue infinite sfaccettature. In quest\u2019ultimo libro, il corpo dell\u2019io narrante, per il tramite del quale faccio transitare le sofferenze del vecchio secolo appena trascorso, sprofonda.&nbsp; Ma si tratta anche di quella che chiamo, nella mia tesi di dottorato \u2013 una tesi tardiva \u2013 la <em>vertigine<\/em>. Vertigine narrativa nell\u2019opera di Cervantes, vertigine del doppio, delle riproduzioni nell\u2019opera di Borges, vertigine della caduta alla fine del Novecento nell\u2019opera di Claudio Magris, vertigine delle prospettive nell\u2019opera di Faulkner, vertigine dei nomi nell\u2019opera di Pessoa, vertigine del tempo nell\u2019opera di Sebald\u2026 Altri lo definirebbero forse <em>turbamento<\/em> o <em>disordine<\/em>. Per parte mia, lavoro con, su e a partire dalla <em>vertigine<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>A quali tradizioni o figure letterarie si rif\u00e0 il suo pensiero dell&#8217;<\/strong><strong><em>impermanenza<\/em><\/strong><strong>?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>In un lavoro di dottorato, come dicevo assai tardivo, ho tentato di costruire una <em>genealogia<\/em> di ci\u00f2 che chiamo <em>vertigine<\/em>. Ne scaturir\u00e0 un libro, il cui titolo \u00e8 ancora provvisorio: <em>Storia della vertigine<\/em> o <em>Vite vertiginose<\/em>. Mi chiedo: qual \u00e8 il senso della vita di Don Chisciotte e per estensione delle nostre vite? Che cosa sottende, qual \u00e8 il senso pi\u00f9 profondo della mappa dell\u2019Impero immaginata da Borges? Che cosa rimane delle mappe alla fine del XX secolo nel vagabondare di Claudio Magris lungo il Danubio? Che cosa ci suggerisce la follia prospettica di William Faulkner sul modo in cui esasperiamo le nostre soggettivit\u00e0? Che cosa ci suggerisce l\u2019eteronimia di Fernando Pessoa della vertigine dei nomi e, pi\u00f9 in generale, di questa natura instabile del linguaggio, dell\u2019erosione della loro forza? O ancora, come sono intrecciati gli strati del tempo nell\u2019opera di Sebald, e in che modo il suo romanzo <em>Vertigini <\/em>traduce un\u2019angoscia del segno?<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Noi<em> sapiens<\/em> viviamo nelle pieghe del linguaggio, dei codici, degli alfabeti. La nostra semiosi traccia i contorni di <em>luoghi narrativi<\/em>. Viviamo all\u2019interno di narrazioni che intessono parole e codici.<\/p><cite>Camille de Toledo<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Sono alcune opere, rilette il pi\u00f9 possibile ancorato al testo, come un esegeta, a dar forma alle nostre vite <em>vertiginose<\/em>. Noi<em> sapiens<\/em> viviamo nelle pieghe del linguaggio, dei codici, degli alfabeti. La nostra semiosi traccia i contorni di <em>luoghi narrativi<\/em>. Viviamo all\u2019interno di narrazioni che intessono parole e codici. Ci siamo, in questo senso, distaccati dai nostri habitat, dalla Terra, dalle foreste, dai laghi e dai fiumi&#8230; \u00c8 questo <em>gap traduttivo<\/em> tra le parole e il mondo che appare a colui che si interessa alla <em>vertigine<\/em>. Vertigine come cedimento, come quando le fondamenta cedono, si sfaldano. Nel mio lavoro vedo operare concretamente questa struttura <em>vertiginosa<\/em>. In <em>Le H\u00eatre et le Bouleau<\/em> (Seuil, 2009) tutto ruota attorno a un\u2019assenza, a un vuoto \u2013 l\u2019assenza della lingua, i morti del XX secolo, gli<em> scomparsi<\/em> \u2013, che sfociano nella necessit\u00e0 di una <em>pedagogia della vertigine<\/em>. In <em>Th\u00e9s\u00e9e, sa vie nouvelle<\/em> (Verdier, 2020), emerge l\u2019introvabile intersezione tra corpo e linguaggio, ma anche una vertigine del tempo, scaturita dall\u2019intreccio delle generazioni. Nel<em> Livre de la faim et de la soif <\/em>(Gallimard, 2017), a operare \u00e8 la vertigine delle storie che si intersecano le une nelle altre, una vertigine di leggende e miti che incontra la vertigine delle micro-finzioni presenti in <em>Vies p\u00f8tentielles<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>In <\/strong><strong><em>Th\u00e9s\u00e9e, sa vie nouvelle<\/em><\/strong><strong>, lei pone questa domanda fondamentale: \u00abChe cosa sa la materia che noi non sappiamo ancora, che non riusciamo a tradurre in linguaggio?\u00bb. Cicatrici del corpo ereditate nel <\/strong><strong><em>lungo corso<\/em><\/strong><strong> della nostra storia familiare e collettiva, storia letteraria della vertigine: che cosa ha scoperto sul mistero della memoria silenziosa o inconscia, che sembra motivare il suo lavoro intellettuale e letterario?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p><em>Th\u00e9s\u00e9e <\/em>si presenta come un\u2019indagine a partire dai traumi che attraversano il <em>lungo corso <\/em>della storia. Enumero qui alcuni di questi traumi: il marranismo, l\u2019abbandono della preghiera, le guerre, gli esili, i cambi di lingua, i suicidi. Nell\u2019avviare la sua indagine,<em> Th\u00e9s\u00e9e<\/em> deve affrontare l\u2019indecifrabile. Il collasso del corpo di Th\u00e9s\u00e9e si nutre della mia esperienza personale: uno shock alla cervicale in giovane et\u00e0 che si \u00e8 come svegliato portandomi alla paralisi quasi totale&#8230; La ripetizione di date caratterizza inoltre la genealogia di <em>Th\u00e9s\u00e9e<\/em> \u2013 ci\u00f2 che Jung chiamava le \u00absincronie\u00bb \u2013, suggerendo un possibile collegamento tra i corpi. \u00c8 con questi enigmi che la narrazione procede. Ma tengo a dire che, ancora oggi, molte cose sfuggono alla mia comprensione. Mi limito a delineare i contorni di un sapere che si \u00e8 fatto strada in questi anni di <em>morte-nella-vita<\/em> che ho attraversato. Esprimo, in particolare, ci\u00f2 che la psicoanalisi mi ha appreso \u2013 l\u2019esistenza di questi strani legami che intrecciano corpo e linguaggio; mi baso su ci\u00f2 che ho imparato dalla psicologia transgenerazionale. Ho fatto mia la prodigiosa conoscenza che deriva della traumatologia, la quale ci insegna che le regioni limbiche del cervello sono inaccessibili al linguaggio. Sono andato avanti, esitante, partendo da ci\u00f2 che non sapevo, da ci\u00f2 che si mostrava a me, ma che non capivo pienamente.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>In <em>Th\u00e9s\u00e9e, sa vie nouvelle<\/em>, parlo di \u00abmateria umana\u00bb, di memoria-corpo. Cerco di trovare delle parole, una grammatica. Avrei potuto anche parlare di corpo-scrittura, di corpo-cripta, di corpo-sintomo. E il mio doppio nel libro cerca di decriptare questa materia, di decifrare ci\u00f2 che \u00e8 criptato.<\/p><cite>CAMILLE DE TOLEDO<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>In <em>Th\u00e9s\u00e9e, sa vie nouvelle<\/em>, parlo di \u00abmateria umana\u00bb, di memoria-corpo. Cerco di trovare delle parole, una grammatica. Avrei potuto anche parlare di corpo-scrittura, di corpo-cripta, di corpo-sintomo. E il mio doppio nel libro cerca di decriptare questa materia, di decifrare ci\u00f2 che \u00e8 criptato. \u00c8 questo tentativo di deciframento \u2013 di decodifica di ci\u00f2 che la materia sa \u2013 che porta Th\u00e9s\u00e9e a leggere il <em>testo errante<\/em>. In psicogenealogia \u2013 ma anche nelle \u00abcostellazioni familiari\u00bb \u2013 si parla di<em> intricazione<\/em>: di vite interconnesse. Ho indagato, tramite lo strumento del romanzo, casi di interconnessione tra vivi e morti.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Chi \u00e8 <\/strong><strong><em>Th\u00e9s\u00e9e<\/em><\/strong><strong>? \u00c8 un doppio eteronimo o un simbolo?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Simbolo, eteronimo, non saprei&#8230; il primo mi sembra troppo astratto e il secondo troppo concreto. Sappiamo che gli scrittori producono dei doppi. Come Chisciotte che crea un doppio letterario che fa fronte alle difficolt\u00e0 che incontra. O la mappa dell\u2019Impero di Borges, la quale si sovrappone un po\u2019 per volta allo spazio che rappresenta. \u00c8 proprio al romanzo, di mappare, riprodurre persone e cose. Ritroviamo qui l\u2019idea del cuore <em>vertiginoso<\/em>. La parola come sdoppiamento della cosa. Il romanzo come doppio del territorio che indaga. Il labirinto di <em>Th\u00e9s\u00e9e, sa vie nouvelle<\/em> \u00e8 forse un palinsesto della storia dell&#8217;Europa, di un\u2019Europa delle Nazioni che disfa e scompone. Il tema del doppio \u00e8 ovunque nel libro. Ci sono Talma\u00ef e Nissim, i due fratelli esiliati, venuti a vivere in Francia. I due fratelli, J\u00e9r\u00f4me e Th\u00e9s\u00e9e, che rispecchiano, ossessionati dal passato, i due fratelli venuti dall\u2019Impero ottomano. <em>C\u2019erano due fratelli e dei due uno solo \u00e8 rimasto<\/em>. Un doppio era presente anche nelle <em>Vies p\u00f8tentielles<\/em>. In <em>Th\u00e9s\u00e9e, sa vie nouvelle<\/em>, il nome Th\u00e9s\u00e9e si \u00e8 affermato poco per volta. Traduce, grazie al mito, ci\u00f2 che il libro nel suo insieme cerca di operare: una ricerca sulla paura genealogica nella quale si punta a smascherare il <em>mostro<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Il labirinto di <em>Th\u00e9s\u00e9e, sa vie nouvelle<\/em> \u00e8 forse un palinsesto della storia dell&#8217;Europa, di un\u2019Europa delle Nazioni che disfa e scompone.<\/p><cite>CAMILLE DE TOLEDO<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Nella graphic novel <\/strong><strong><em>Herzl, une histoire europ\u00e9enne<\/em><\/strong><strong> (Deno\u00ebl, 2018), il duo formato da Theodor Herzl e Ilia Brodsky mette a confronto il destino di un esiliato senza patria con quello di un ricco viennese, integrato nella societ\u00e0 borghese, che decide di rinunciare a tutto, per dedicare la sua vita alla lotta per la fondazione di uno Stato ebraico. In <\/strong><strong><em>Th\u00e9s\u00e9e, sa vie nouvelle<\/em><\/strong><strong> si tratta, sebbene in modo pi\u00f9 intimo, di lei. Il libro \u00aberrante\u00bb si apre sulla sua partenza dalla Francia per la Germania in seguito a una triplice tragedia familiare. <\/strong><strong><em>Th\u00e9s\u00e9e<\/em><\/strong><strong> nasce dall\u2019impossibilit\u00e0 di restare <\/strong><strong><em>geograficamente<\/em><\/strong><strong> a Parigi. Come si articolano l\u2019inquietudine temporale e l\u2019erranza geografica?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>La scelta di prendere il cognome di mia nonna, Marguerite de Toledo, e il nome di un antenato morto suicida ha cambiato il corso della mia vita. Ho in qualche modo proseguito il cammino di mio padre che, costantemente in cerca della propria identit\u00e0, non ha mai smesso di interrogarsi, parallelamente al suo lavoro, sulla storia del ramo dei Toledo, che chiamava la sua \u00abdiaspora\u00bb. Nel 1993, avevo 17 anni, ricordo quando andammo in Spagna con il fratello di mio nonno, in occasione del 500esimo anniversario dell\u2019\u00abespulsione\u00bb. Ci andammo con un anno di ritardo, ma l\u2019intento era quello: indagare l\u2019origine del nome. Gli offrirono la \u00abchiave\u00bb di Toledo, un simbolo per coloro che sono dovuti partire secoli or sono. Questo percorso verso l\u2019ebraismo di mio padre mi ha profondamente segnato. Tanto \u00e8 vero che quando tutti i miei sono morti, sono rimasto solo con tutte queste domande. E quando ho iniziato a perdere le forze, dopo il suicidio di J\u00e9r\u00f4me, tutto \u00e8 tornato in superficie. Cos\u00ec ho cercato, cercato&#8230; La scrittura della graphic novel, <em>Herzl<\/em>, <em>une histoire europ\u00e9enne<\/em>, \u00e8 legata a questa ricerca. Per me, scrivere significa in primo luogo imparare. E ho imparato molto da questo lavoro. Strada facendo, mi sono immedesimato con il mio personaggio, Ilia Brodsky. Non sapevo pi\u00f9 dove abitavo, se fossi tra i morti o tra i vivi. Non sapevo pi\u00f9 se parlare tedesco, francese o inglese&#8230; La mia ricerca si iscriveva nel cammino aperto da mio padre, intorno anche alla questione dell\u2019espulsione. Il libro che racconta con pi\u00f9 lucidit\u00e0 il vicolo cieco in cui mi sono trovato a un certo punto della mia vita \u00e8 <em>Oublier, trahir, puis dispara\u00eetre<\/em>. E cos\u00ec, per anni, ho condotto una vita di morto vivente, con i miei figli, a Berlino, perso tra le lingue, tra le epoche, perdendo terreno, immerso nel pozzo senza fondo della vita, dove il linguaggio sprofonda.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>La sua scrittura ha assunto molte forme: romanzi, saggi, prosa o versi pi\u00f9 intimi, libro musicale con Keren Ann, libro illustrato con Alexander Pavlenko, tesi di dottorato in letteratura comparata, regia di film; allo stesso tempo, la sua identit\u00e0 di autore si \u00e8 frammentata tra i nomi di Alexis Mital, Camille de Toledo, Oscar Philipsen&#8230; questa frammentazione dell\u2019io narrante \u00e8 in rapporto con ci\u00f2 che lei chiama \u00abvite potenziali\u00bb?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Nel corso degli anni, questa rete di nomi \u00e8 diventata dolorosa. Perso tra i nomi, ho sfiorato la follia. Nella mia tesi, parlo di Fernando Pessoa e della sua <em>eteronimia<\/em>, della follia che minaccia il soggetto quando accelera il movimento di <em>esplosione dell\u2019io<\/em>. Dopo il suicidio di mio fratello, la morte di mia madre e di mio padre, gli <em>assenti<\/em> hanno cominciato a vivere in me. Ero abitato da una molteplicit\u00e0 interiore, dalle voci dei morti che continuavano a vivere in me e non riuscivo pi\u00f9 a proiettarmi nei vari eteronimi. Le micro-finzioni, in <em>Vies p\u00f8tentielles<\/em>, spiegano il passaggio dalla <em>proiezione narrativa<\/em> \u2013 l\u2019et\u00e0 dell\u2019onnipotenza? \u2013 alla ricomposizione \u2013 l\u2019et\u00e0 delle ferite e delle fragilit\u00e0. Scritto dopo la morte di mio padre, vi descrivo esseri scissi, smembrati tra le narrazioni che essi stessi proiettano. Laddove il narratore, Abramo, cercava di rileggerli-rilegarli fra loro, intuendo l\u2019orizzonte di esplosione della materia umana. E capendo che l\u2019ora del ricongiungimento<em> <\/em>era giunta. Oggi, s\u00ec, a volte mi dico, sorridendo, che la mia vita \u00e8 un po\u2019 come il destino della Germania. Sto tentando una <em>ri-unificazione<\/em>. In un movimento che \u00e8 proprio alle cose che sono andate in frantumi. Per quanto si lavori a <em>ri-unire<\/em>, la cicatrice resta visibile.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Il nome Th\u00e9s\u00e9e si \u00e8 affermato poco per volta. Traduce, grazie al mito, ci\u00f2 che il libro nel suo insieme cerca di operare: una ricerca sulla paura genealogica nella quale si punta a smascherare il <em>mostro<\/em>.<\/p><cite>CAMILLE DE TOLEDO<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Questo rapporto cos\u00ec profondo e intimo con la nozione di <\/strong><strong><em>ibridismo<\/em><\/strong><strong> permea profondamente molti aspetti della cultura ebraica (si pensi al Centauro con cui Primo Levi si identifica, oppure ancora alla memoria del marranismo etc.). \u00c8 anche questo, essere Europei?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>In <em>Herzl, une histoire europ\u00e9enne<\/em>, con l\u2019illustratore russo Alexander Pavlenko, abbiamo cercato di mostrare il tormento che attraversa la fine del XIX e l\u2019inizio del XX secolo: da un lato, la speranza di un ricongiungimento con la terra, con la terra promessa, e questo \u00e8 Herzl; dall\u2019altro, l\u2019erranza, la storia ripetuta dell\u2019espulsione e dell\u2019esilio, e questo \u00e8 Ilia Brodsky. Il luogo dell\u2019enunciazione \u00e8 rappresentato da Ilia Brodsky, il figlio della Russia. Una scrittura che nasce dal dramma, dall\u2019afasia indotta dal trauma. Tramite questo narratore do voce \u00e0 ci\u00f2 che dovrebbe essere per me il cuore dell\u2019esperienza europea: una vita <em>tra<\/em> le nazioni, caratterizzata dalla necessit\u00e0 di tradurre; una sorta di dimensione <em>tra-le-lingue<\/em>, di cui <em>Le H\u00eatre et le Bouleau<\/em> tratta. Ilia Brodsky \u00e8 un <em>Luftmensch<\/em>, un uomo senza radici, un funambulo. Questo \u00e8 l\u2019<em>itin-errante<\/em>: un punto oscuro, l\u2019angolo cieco che le culture nazionali calpestano e ignorano.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong><em>Le<\/em><\/strong><strong> <\/strong><strong><em>H\u00eatre et le Bouleau<\/em><\/strong><strong> (<\/strong><strong><em>Il Faggio e la Betulla<\/em><\/strong><strong>) \u00e8 sottotitolato <\/strong><strong><em>Saggio sulla tristezza europea<\/em><\/strong><strong>. Potrebbe chiarire questa nozione di \u00abtristezza\u00bb e la dialettica definita dalle figure vegetali del faggio e della betulla?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Ho cercato di cogliere in questo libro lo spirito del dopo caduta del Muro di Berlino, avendo in mente nell\u2019interpretazione della <em>caduta<\/em> il sottotesto della Genesi. Cadere come uno sprofondare nella vertigine. Ci\u00f2 che ci teneva in vita &#8211; una certa fede &#8211; non reggeva pi\u00f9. L\u2019anno 1989 \u00e8 il simbolo di una certa idea di progresso, un progresso verso una maggiore uguaglianza che crolla. Insomma, ho cercato di cogliere il momento in cui la marea del vecchio secolo si \u00e8 infine ritirata. Ci chiediamo allora: <em>che cosa resta?<\/em> E quello che resta \u00e8 esattamente il contrario della domanda di Lenin: <em>che fare? <\/em>Domanda che si \u00e8 trasformata, nel corso delle tragedie, in<em> che<\/em> <em>cosa abbiamo fatto?<\/em> Viviamo in un\u2019epoca che fatica a trovare il suo linguaggio, in un tempo ossessionato dal passato. Questo <em>che<\/em> <em>cosa abbiamo fatto<\/em>\u2026 \u00e8 una domanda che apre la strada alla <em>tristezza<\/em>. Per cogliere questa <em>tristezza<\/em> \u2013 che rinvia a tutto ci\u00f2 che \u00e8 venuto a mancare, a tutto ci\u00f2 che \u00e8 stato cancellato, alla vita ebraica, alla speranza storica del marxismo \u2013 ho cercato di dare una forma a quelle che chiamo <em>et\u00e0 memoriali<\/em>. Come agisce la memoria, nei testi, nelle nostre vite? Ho distinto tre alberi-immagine: la <em>betulla<\/em>, l\u2019albero-testimone, che va da Primo Levi a Imre Kert\u00e9sz; il <em>faggio <\/em>(<em>h\u00eatre<\/em>), che si iscrive nell\u2019eredit\u00e0 che va da Lacan (<em>hontologia<\/em>), a Jacques Derrida (<em>hantologie<\/em>): <em>h\u00eatre<\/em> come <em>h-essere<\/em> con la <em>h<\/em> di <em>hantise<\/em> (ossessione); infine il terzo, l\u2019<em>albero degli esilii<\/em>: il <em>baniano<\/em>, i cui rami si immergono nella terra per mettere nuove radici.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>\u00c8 importante tenere la ferita aperta, dolente, aggrapparsi all\u2019irreparabile: affermare che il bisogno di consolazione \u00e8 impossibile da soddisfare. Non significa preferire il buio alla luce. Al contrario, ai miei occhi, l\u2019oscurit\u00e0 si apre \u00e0 ci\u00f2 che c\u2019\u00e8 di pi\u00f9 luminoso, come un sole nero trafitto dalla punta di un ago.<\/p><cite>CAMILLE DE TOLEDO<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong><em>Th\u00e9s\u00e9e, sa vie nouvelle<\/em> \u00e8 un libro che si interroga sulla memoria lunga e silenziosa che \u00e8 inscritta nei corpi e nella materia, oltre il mondo dicibile o visibile. Nel caso dell\u2019Europa, la sua appartenenza a questo continente si traduce nelle ferite, nei segni del lungo corso della storia, nelle cicatrici appena rimarginate o anche in qualcosa di pi\u00f9 luminoso?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Mi sembra che <em>Le H\u00eatre et le Bouleau<\/em>, come <em>Vies p\u00f8tentielles<\/em>, <em>Le livre de la faim et de la soif <\/em>o <em>Th\u00e9s\u00e9e, sa vie nouvelle<\/em> siano libri che si immergono nelle tenebre, per meglio immaginare, formulare, una <em>scrittura <\/em>per coloro che verranno dopo, una <em>lettera <\/em>da indirizzare ai posteri. La salvezza, una forma di salvezza, verr\u00e0 dalla trasmissione. La morte non mi ha inghiottito del tutto; sono andato molto lontano in questo viaggio al termine della notte, ma sono in parte tornato alla vita. Questo \u00e8 stato il mio modo di procedere: attraversare l\u2019oscurit\u00e0, la morte, per rimettermi in piedi. Non credo alla parola che rifugge il buio per offrire un orizzonte di redenzione. Una questione gi\u00e0 affrontata in <em>L\u2019inqui\u00e9tude d\u2019\u00eatre au monde<\/em>, libro in cui, facendo riferimento a Stig Dagerman mettevo in guardia contro coloro che vendono facili consolazioni. Stig Dagerman ha ragione. \u00c8 importante tenere la ferita aperta, dolente, aggrapparsi all\u2019irreparabile: affermare che il bisogno di consolazione \u00e8 impossibile da soddisfare. Non significa preferire il buio alla luce. Al contrario, ai miei occhi, l\u2019oscurit\u00e0 si apre \u00e0 ci\u00f2 che c\u2019\u00e8 di pi\u00f9 luminoso, come un sole nero trafitto dalla punta di un ago.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abTramite questo narratore do voce a ci\u00f2 che dovrebbe essere per me il cuore dell\u2019esperienza europea: una vita tra le nazioni, caratterizzata dalla necessit\u00e0 di tradurre.\u00bb<br \/>\nIntervista a Camille de Toledo, autore di Th\u00e9s\u00e9e, sa vie nouvelle, recentemente pubblicato dalle edizioni Verdier.<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":841,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"templates\/post-interviews.php","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_trash_the_other_posts":false,"footnotes":""},"categories":[1603],"tags":[],"staff":[1600],"editorial_format":[],"serie":[],"audience":[],"geo":[],"class_list":["post-840","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-arti","staff-mathieu-roger-lacan"],"acf":{"open_in_webview":false,"accent":false},"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v26.1.1 - 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