{"id":817,"date":"2021-01-12T07:58:37","date_gmt":"2021-01-12T07:58:37","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/?p=817"},"modified":"2021-01-12T08:29:48","modified_gmt":"2021-01-12T08:29:48","slug":"per-una-nuova-integrazione-economica-franco-italiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2021\/01\/12\/per-una-nuova-integrazione-economica-franco-italiana\/","title":{"rendered":"Per una nuova integrazione economica franco-italiana"},"content":{"rendered":"\n

Marcello De Cecco, scomparso nel 2016, \u00e8 stato un personaggio unico per variet\u00e0 di interessi e curiosit\u00e0. Economista e storico di origini abruzzesi, come il grande banchiere umanista Raffaele Mattioli, De Cecco ha unito nella sua carriera l\u2019apertura internazionale e la divulgazione giornalistica <\/span>1<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Acuto osservatore degli squilibri dell\u2019Eurozona e delle ambiguit\u00e0 della stagione italiana di privatizzazioni, a De Cecco si deve anche l\u2019idea che qui analizzeremo e riprenderemo: l\u2019integrazione economica franco-italiana. <\/p>\n\n\n\n

Questo \u00e8 infatti il titolo di un obliato intervento dello studioso italiano nella tribuna di Le Monde<\/em>, ne 1993 <\/span>2<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Lo scritto parte dal \u201cterremoto\u201d geopolitico e monetario dell\u2019inizio degli anni \u201990. Alla fine della guerra fredda, De Cecco scorge tra i leader tedeschi un atteggiamento \u201cneo-gollista\u201d. La Germania si prepara ad \u201caffrontare il mare aperto della politica internazionale\u201d con enormi investimenti nelle sue regioni orientali. La priorit\u00e0 per la Francia e per l\u2019Italia sta nel capire questo nuovo ruolo della Germania. Secondo De Cecco, \u201cun\u2019Europa balcanizzata si adatta perfettamente alla nuova Germania\u201d: massimo livello di integrazione economica, a partire dalla ex Germania Est per comprendere un pi\u00f9 ampio nodo geoeconomico centro-orientale, prima di parlare di altri ambiti di integrazione. Il vecchio equilibrio dell\u2019integrazione, fondato su una Germania divisa, \u00e8 gi\u00e0 superato. L\u2019unico modo per bilanciare il nuovo gigante, secondo De Cecco, \u00e8 \u201cun\u2019altra entit\u00e0 di dimensioni paragonabili alla Germania. Questa nuova entit\u00e0 pu\u00f2 essere costituita solo da una pi\u00f9 profonda integrazione economica tra Italia e Francia.\u201d Perch\u00e9? \u201cDa un punto di vista industriale, l\u2019Italia \u00e8 una Germania in scala ridotta. Ma, dove \u00e8 debole, l\u2019industria francese \u00e8 forte\u201d. <\/p>\n\n\n\n

La \u201cnuova entit\u00e0 economica latina\u201d non \u00e8 germanofoba, ma indica un problema inevitabile per un\u2019integrazione europea legata solo a una catena del valore geoeconomica tedesca in crescita.<\/p>ALESSANDRO ARESU<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n

Nel 1993, la sostanziale parit\u00e0 di forze rendeva difficile il percorso, ma sembravano comunque possibili integrazioni e fusioni nell\u2019industria automobilistica, nella chimica, nell\u2019aeronautica, nella siderurgia. De Cecco cita anche il percorso gi\u00e0 avviato sull\u2019alimentare, nonch\u00e9 sull\u2019elettronica. Imputa ai francesi una scarsa volont\u00e0 politica di trasformare in realt\u00e0 i progetti industriali citati. E invita i \u201cfieri cugini transalpini\u201d ad abbandonare le immagini offensive degli italiani mafiosi e mangiatori di spaghetti. \u00c8 tempo piuttosto di capire che una profonda integrazione con la pi\u00f9 grande economia tedesca e col suo centro di gravit\u00e0 comporter\u00e0 per la R\u00e9publique<\/em> un\u2019erosione della propria \u201cindividualit\u00e0 economica\u201d pi\u00f9 profonda. Invece, l\u2019opzione italiana rappresenta il percorso ideale per la potenza francese, in grado di utilizzare anche la sua \u201ccapacit\u00e0 di costruzione e gestione delle infrastrutture\u201d in uno spazio geopolitico. <\/p>\n\n\n\n

La capacit\u00e0 profetica di De Cecco ci riporta subito al nostro presente: la \u201cnuova entit\u00e0 economica latina\u201d non \u00e8 germanofoba, ma indica un problema inevitabile per un\u2019integrazione europea legata solo a una catena del valore geoeconomica tedesca in crescita. De Cecco fa un ragionamento politico: \u201cNon \u00e8 possibile credere che italiani e francesi si sottomettano tranquillamente alla necessit\u00e0 di chiudere sempre pi\u00f9 fabbriche nei due Paesi, che, se rimarranno divisi, saranno schiacciati dalla produttivit\u00e0 della rinnovata industria tedesca, rafforzata dai bassi salari dei paesi dell\u2019Est, in cui le aziende tedesche stanno gi\u00e0 trasferendo le produzioni\u201d. L\u2019integrazione franco-italiana sar\u00e0 capace di dialogare su un piano di parit\u00e0 con la Germania, potr\u00e0 dedicarsi al \u201crapido collegamento ferroviario Torino-Lione, alla gestione dei porti del Mediterraneo, agli accordi siderurgici su Taranto, alle grandi holding franco-italiane nell\u2019aeronautica, nella chimica, nel petrolio e, soprattutto, nel settore automobilistico\u201d. Perci\u00f2 De Cecco chiama alle armi \u201cla tradizionale capacit\u00e0 visionaria dei leader francesi\u201d che \u201cnon pu\u00f2 restare fissa sull\u2019asse Parigi-Bonn\u201d. <\/p>\n\n\n\n

Proprio l\u2019attualit\u00e0 dei vari nodi industriali ricordati da De Cecco deve farci interrogare sul nostro presente. Per gli altri attori mondiali forse i progetti industriali e geoeconomici sono ancora quelli di trent\u2019anni fa? L\u2019impressione, nel riprendere quello scritto visionario, \u00e8 il senso di tempo perduto che ci imprigiona. Un\u2019aria diversa da quella che si respira negli Stati Uniti, in Cina, in Giappone, in Corea del Sud, a Taiwan: luoghi che hanno continuato a inventare il futuro. Non credo che De Cecco conoscesse nel 1993 il testo di Alexandre Koj\u00e8ve sull\u2019impero latino, reso noto nel 1990 <\/span>3<\/sup><\/a><\/span><\/span>, ma non posso escluderlo: comunque la sua profezia sullo scenario europeo come allargamento della sfera economica tedesca e centro-orientale si \u00e8 realizzata, mentre non \u00e8 emersa alcuna \u201carea latina\u201d. Non credo nemmeno che i \u201cvisionari leader francesi\u201d, siano essi attori politici, industriali o finanziari, abbiano letto il testo di De Cecco nell\u2019orchestrare le loro \u201ccampagne d\u2019Italia\u201d. Ma quel messaggio nella bottiglia pu\u00f2 fotografare un momento importante per le nostre nazioni, in questo tornante della storia d\u2019Europa.  <\/p>\n\n\n\n

Una Fritalia<\/em> (o Itancia<\/em>, se preferite) oggi vale circa il 26% del PIL dell\u2019UE, il 22,4% degli occupati e il 23,2% degli investimenti in ricerca e sviluppo. Il peso dell\u2019Italia nell\u2019economia europea \u00e8 sceso nell\u2019ultimo decennio, quello della Francia \u00e8 stazionario, quello della Germania \u00e8 aumentato. Il volume di interscambio commerciale tra Italia e Francia nel 2019 \u00e8 stato di 86 miliardi di euro.   <\/p>\n\n\n\n

Ma per dare anima a questi dati, torniamo alla storia, e al grande abruzzese della finanza italiana, Raffaele Mattioli – il quale pag\u00f2 tra l\u2019altro gli studi a Cambridge <\/span>4<\/sup><\/a><\/span><\/span> di Marcello De Cecco, nato nel 1939. Nel 1939, il giovane banchiere Enrico Cuccia spos\u00f2 la figlia del creatore dell\u2019Iri, Alberto Beneduce, che si chiamava \u2013 veramente \u2013 Idea Nuova Socialista. Mattioli regal\u00f2 a Cuccia una gigantesca mappa (circa tre metri per due metri e mezzo) della Parigi settecentesca, sotto il Pr\u00e9v\u00f4t des marchands<\/em> Michel Etienne Turgot <\/span>5<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Cuccia tenne sempre la mappa (Plan de Paris<\/em>) nel suo ufficio di Mediobanca, la banca d\u2019investimento del capitalismo italiano che rappresent\u00f2 anche un trait d\u2019union<\/em> col sistema francese, soprattutto grazie alla grande amicizia tra lo stesso Cuccia e Andr\u00e9 Meyer, lo storico capo di Lazard negli Stati Uniti. <\/p>\n\n\n\n

La relazione tra istituzioni finanziarie \u00e8 uno dei tratti di lungo periodo del rapporto Francia-Italia.<\/p>alessandro aresu<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n

Mediobanca \u00e8 un nodo finanziario: tra i soci francesi, oltre a Lazard, ci saranno in tempi pi\u00f9 recenti attori come Dassault, Groupama, Bollor\u00e9, e la banca d\u2019investimento italiana ha acquisito nel 2019 la francese Messier Maris. Ce ne sono molti altri, nella storia e nelle prospettive delle banche italiane. Le relazioni tra istituzioni finanziarie \u00e8 uno dei tratti di lungo periodo del rapporto Francia-Italia. Pensiamo alla finanza per lo sviluppo, sempre pi\u00f9 importante nella nostra epoca. Nel 1816, l\u2019invenzione della Caisse des d\u00e9p\u00f4ts et consignations <\/em>\u00e8 dovuta al Conte Corvetto, ministro delle finanze francese nato a Genova. Il mondo italiano era diviso e frammentato, rispetto alle opportunit\u00e0 che il mondo francese offriva alle sue intelligenze. La \u201csorella\u201d italiana, Cassa Depositi e Prestiti, nascer\u00e0 nel 1850, prima dell\u2019unit\u00e0 italiana. Roma ha guardato a Parigi in questo campo anche in tempi pi\u00f9 recenti, cercando di portare nel sistema italiano le lezioni del modello Bpifrance. <\/p>\n\n\n\n

Oggi viviamo in un contesto diverso da quello di Cuccia e Lazard, e da quello di De Cecco. Viviamo all\u2019ombra dello scontro tra Stati Uniti e Cina, e nel capitalismo politico <\/a>vediamo l\u2019allargamento progressivo della sicurezza nazionale. La Germania \u00e8 evoluta nella gestione di questa crisi, rispetto alla crisi precedente che ha indebolito tutti gli europei. Ma la capacit\u00e0 di esecuzione dei progetti europei, nel nostro continente, va ancora dimostrata. Grandi sfide ci toccano, come quelle che Emmanuel Macron ha esposto nella sua intervista a Le Grand Continent<\/em>.<\/a> Sulla salute, sulla digitalizzazione, sulla sostenibilit\u00e0 questo decennio creer\u00e0 vincitori e vinti e cambier\u00e0 le nostre societ\u00e0. Il fiume impetuoso dell\u2019innovazione rischia di portare gli europei alla deriva, dopo un decennio in cui abbiamo dormito e perso troppi treni.<\/p>\n\n\n\n

Borsa-Euronext, Fca-Psa, Fincantieri-Stx, Essilor-Luxottica-Mediobanca-Unicredit-Generali, Tim-Vivendi- Mediaset, Cr\u00e9dit Agricole-Creval, Leonardo-Thales, Stm: queste e molte altre sono le partite industriali e finanziarie che coinvolgono la Francia e l\u2019Italia. <\/p>\n\n\n\n

L\u2019Italia \u00e8 grande sconfitta del trentennio che ci separa da Maastricht e dal progetto di De Cecco. \u00c8 evidente. Noi italiani dobbiamo riflettere sulla nostra debolezza. Il fenomeno delle multinazionali tascabili, comunque del nostro medio capitalismo, per come viene descritto negli studi di Giuseppe Berta <\/span>6<\/sup><\/a><\/span><\/span> e di Dario Di Vico, deve affrontare prove inedite. La ritrosia finanziaria e organizzativa del motore essenziale del nostro sistema economico, le medie imprese con capacit\u00e0 internazionale, non \u00e8 sostenibile nel medio periodo. Inoltre, lo Stato azionista italiano \u00e8 uscito da alcuni ambiti (telecomunicazioni, autostrade) dove i privati non hanno dato buona prova. In questa fase lo Stato, attraverso veicoli di mercato e sovrani, vi rientra. Alcuni imprenditori italiani guardano alla Francia con una strategia che dura da tempo, a partire da Leonardo Del Vecchio, e il coinvolgimento finanziario e industriale francese nel nostro Paese \u00e8 innegabile. <\/p>\n\n\n\n

A mio avviso, \u00e8 indispensabile che pensiamo in termini di dimensioni e di scala. Nel mondo attuale e futuro, non possiamo fare quasi nulla senza una scala pertinente.<\/p>alessandro aresu<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n

A mio avviso, \u00e8 indispensabile che pensiamo in termini di dimensioni e di scala. Nel mondo attuale e futuro, non possiamo fare quasi nulla senza una scala pertinente. Nonostante sia stato a lungo presidente di Generali, il sistema finanziario italiano \u00e8 stato incapace di imparare quello che contava veramente da Antoine Bernheim, definito con giusta enfasi \u201cpadrino del capitalismo francese\u201d <\/span>7<\/sup><\/a><\/span><\/span>, per il suo supporto ad Arnault e Bollor\u00e9. E noi italiani non abbiamo avuto un Thierry Breton, un unificatore dei nostri servizi IT. Telecom Italia alla fine degli anni \u201990 era di gran lunga la migliore azienda di telecomunicazioni d\u2019Europa. Un \u201cautocomplotto\u201d italiano l\u2019ha danneggiata fortemente e ha modificato i rapporti di forza. Ma le grandi aziende di telecomunicazioni europee hanno problemi comuni di redditivit\u00e0 e di attaccare la frontiera tecnologica, che coinvolgono anche i francesi.  <\/p>\n\n\n\n

L\u2019Italia ha perso ma la Francia non ha certo \u201cvinto\u201d. Siccome non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 equilibrio di forze tra noi, \u00e8 emersa una strategia offensiva pi\u00f9 forte della Francia sull\u2019Italia nell\u2019ultimo decennio, con una serie di acquisizioni e di operazioni nei vari settori industriali. Non senza resistenza: tutti i Paesi praticano una \u201ccorsa alla sicurezza nazionale\u201d, che \u00e8 e sar\u00e0 rafforzata dalla pandemia. Nessuna strategia industriale su scala bilaterale n\u00e9 continentale potr\u00e0 funzionare senza un tessuto di fiducia. Altrimenti le resistenze vinceranno e i mercati europei non avranno alcun governo industriale autonomo, saranno semplicemente una delle arene strategiche dello scontro tra Stati Uniti e Cina. Non solo: tutti dovremo fare i conti con la Germania dopo Merkel,<\/a> una situazione inedita. Nell\u2019evoluzione europea, \u00e8 a mio avviso impossibile che, in un irrigidimento futuro della posizione tedesca, la Francia lasci l\u2019Italia al suo destino. \u00c8 troppo coinvolta nel Paese. <\/p>\n\n\n\n

Il sentimento italiano verso la Francia oscilla tra il complesso d\u2019inferiorit\u00e0 e il fastidio. \u00c8 un tema reale. Sul piano geopolitico, la Francia ha spesso agito in sottile o aperto contrasto verso l\u2019Italia, senza trarne peraltro reali vantaggi. Pensiamo alla guerra libica. La colpa \u00e8 francese, la sconfitta \u00e8 di entrambi. Sul nostro cortile di casa, nessuno di noi \u00e8 \u201cpadrone\u201d: ci riduciamo a chiamare gli emiratini affinch\u00e9 ammorbidiscano chi sta a loro libro paga. Possiamo veramente andare avanti cos\u00ec? No, soprattutto mentre gli storici contrasti tra le nostre imprese energetiche si confrontano con un terremoto tecnologico e finanziario.  <\/p>\n\n\n\n

Su quali basi ricostruire \u201cl\u2019integrazione economica franco-italiana\u201d? Non \u00e8 questa la sede per descrivere nel dettaglio tutti i dossier industriali e finanziari aperti, ma cerchiamo di dare una direzione di marcia. <\/p>\n\n\n\n

Primo punto: parlare con franchezza dei nostri contrasti, invece di usare \u201cdossier\u201d o perdere tempo. Le vicende delle telecomunicazioni e di Fincantieri \u2013 Stx devono insegnarci anzitutto questo: bisogna mettere sul tavolo i propri interessi senza far incancrenire le situazioni davanti allo scorrere del tempo. Altrimenti non faremo altro che arricchire gli avvocati: un supporto economico indiretto, ma non proprio quello di cui le nostre economie hanno bisogno. <\/p>\n\n\n\n

Bisogna mostrare a una nuova generazione che quando parliamo di dimensione mediterranea non ci limitiamo alle chiacchiere. Come dice spesso il ministro Giuseppe Provenzano, siamo una generazione cresciuta con la \u201cpromessa\u201d del Mediterraneo e dell\u2019Africa, che per\u00f2 non ha prodotto nessun effetto reale.<\/p>alessandro aresu<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n

Secondo punto: i gruppi che risulteranno da una nuova unione franco-italiana non possono essere solo a testa e a guida francese. Certo, la Francia \u00e8 un\u2019economia pi\u00f9 grande di quella italiana e ha un sistema istituzionale che funziona meglio. Inutile negarlo. D\u2019altra parte, l\u2019Italia ha ancora alcuni punti di forza e non pu\u00f2 essere \u201cacquisita\u201d dal sistema francese, anche perch\u00e9 nei settori strategici \u00e8 tecnicamente impossibile senza accordi. Altrimenti le reazioni renderanno disfunzionali i rapporti. Quando parlo di gruppi, parlo anche di ci\u00f2 che conta veramente: l\u2019alta tecnologia, l\u2019elettronica, la sistemistica, la difesa e la sicurezza, le infrastrutture, la finanza. <\/p>\n\n\n\n

Terzo punto: mostrare a una nuova generazione che quando parliamo di dimensione mediterranea<\/a> non ci limitiamo alle chiacchiere. Come dice spesso il ministro Giuseppe Provenzano, siamo una generazione cresciuta con la \u201cpromessa\u201d del Mediterraneo e dell\u2019Africa, che per\u00f2 non ha prodotto nessun effetto reale. L\u2019opzione \u201clatina\u201d <\/a>di De Cecco ha senso se in queste aree logistiche, economiche e geopolitiche la collaborazione italo-francese porta frutti. Anche attraverso la finanza sostenibile, secondo un percorso che la Francia ha gi\u00e0 avviato con Finance in Common<\/em>, che pu\u00f2 essere ripreso dal G20 a guida italiana. <\/p>\n\n\n\n

Quarto punto: cogliere con un\u2019azione anticipatoria il terremoto che sta arrivando nella catena del valore tedesca, e nei suoi collegamenti alla manifattura italiana sulla componentistica e la robotica industriale, che presenta ancora punti di eccellenza. Coordinare gli investimenti sulle nuove filiere elettriche e sul deep tech <\/em>in funzione dei mercati europei e delle filiere della manifattura, anche attraverso rapporti pi\u00f9 stretti delle universit\u00e0, dei politecnici, dei centri di ricerca. Non dire mai pi\u00f9 che dobbiamo creare una DARPA o una BARDA europea se non siamo in grado di farlo entro un anno, se non siamo in grado di recuperare la capacit\u00e0 di pensare in grande, lo spirito che ci ha fatto fondare il CERN e l\u2019Agenzia Spaziale Europea e che abbiamo perduto ormai da decenni. <\/p>\n\n\n\n

Dal 2018, Roma e Parigi stanno negoziando il Trattato del Quirinale. Tutti questi elementi possono far parte di un nuovo patto tra Italia e Francia, che andrebbe discusso al pi\u00f9 presto, mentre affrontiamo ancora la bufera del coronavirus e le sue incognite. Per arrivare pronti almeno per ottobre 2023, trentennale dello scritto di De Cecco.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"

In piena tempesta coronavirus, e mentre l’Europa si prepara ad una Germania post-Merkel, \u00e8 tempo per Italia e Francia di lavorare verso un’integrazione economica pi\u00f9 approfondita. Una prospettiva di Alessandro Aresu.<\/p>\n","protected":false},"author":1195,"featured_media":824,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"templates\/post-angles.php","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_trash_the_other_posts":false,"footnotes":""},"categories":[1571],"tags":[],"geo":[],"class_list":["post-817","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-politica","staff-alessandro-aresu"],"acf":[],"yoast_head":"\nPer una nuova integrazione economica franco-italiana - Il Grand Continent<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2021\/01\/12\/per-una-nuova-integrazione-economica-franco-italiana\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Per una nuova integrazione economica franco-italiana - Il Grand Continent\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"In piena tempesta coronavirus, e mentre l'Europa si prepara ad una Germania post-Merkel, \u00e8 tempo per Italia e Francia di lavorare verso un'integrazione economica pi\u00f9 approfondita. 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