{"id":8096,"date":"2023-06-06T11:36:54","date_gmt":"2023-06-06T10:36:54","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/?p=8096"},"modified":"2023-09-19T09:52:26","modified_gmt":"2023-09-19T08:52:26","slug":"la-crisi-bilaterale-permanente-come-strutturare-le-relazioni-tra-francia-e-italia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/06\/06\/la-crisi-bilaterale-permanente-come-strutturare-le-relazioni-tra-francia-e-italia\/","title":{"rendered":"La crisi bilaterale permanente: come strutturare le relazioni tra Francia e Italia?"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap\">L\u2019inaugurazione della mostra &#8220;Napoli a Parigi&#8221; al Mus\u00e9e du Louvre da parte dei Presidenti Sergio Mattarella ed Emmanuel Macron ha rilanciato il simbolismo positivo della diplomazia culturale. Nel maggio 2019, il presidente italiano era andato in visita di Stato ad Amboise in occasione del 500\u00b0 anniversario della morte di Leonardo da Vinci &#8211; un segno tangibile di distensione in un momento in cui, a partire dalla primavera del 2018, il clima tra i due esecutivi era particolarmente teso. Leonardo da Vinci e la Gioconda hanno sempre rappresentato un patrimonio rivendicato da entrambi i Paesi, un fatto che ha talvolta suscitato risentimento in Italia. Oggi, \u00e8 intorno ai tesori di Capodimonte, il grande museo napoletano della pittura erede della sontuosa collezione Farnese, che si ripete questo esercizio, alla presenza del suo direttore francese Sylvain Bellenger e del ministro italiano della Cultura, Gennaro Sangiuliano. Da un lato, Sylvain Bellenger rappresenta la tanto criticata categoria degli amministratori \u201cstranieri\u201d delle istituzioni culturali italiane; dall\u2019altro, poche settimane fa il ministro italiano ha presentato alla direzione del Mus\u00e9e du Louvre un elenco di opere custodite da musei francesi di cui l\u2019Italia chiede la restituzione &#8211; una richiesta ricorrente da parte degli italiani, che hanno spesso stigmatizzato la \u00abfuria francese\u00bb, ovvero le spoliazioni di opere d\u2019arte compiute dalle armate napoleoniche durante le campagne d\u2019Italia tra il 1797 e il 1815. Questo evento, che celebra l\u2019amicizia culturale tra Napoli e Parigi, assume una serie di significati contraddittori nel contesto franco-italiano ed \u00e8 quindi un esempio della natura estremamente delicata di questo rapporto.<\/p>\n\n\n\n<p>Le relazioni tra Francia e Italia continuano ad avere alti e bassi. La questione migratoria rimane in cima all\u2019agenda dei due Paesi, con un susseguirsi di scontri che spesso si inaspriscono. A fronte di crisi ripetute, assistiamo a un fenomeno inedito: la configurazione di un perenne stato di crisi tra Parigi e Roma. Questa lettura potrebbe sembrare controintuitiva: per molto tempo, le relazioni bilaterali tra Francia e Italia sono state per definizione amichevoli, senza una vera e propria messa in discussione della qualit\u00e0 di questa prossimit\u00e0. Invertire la prospettiva, cio\u00e8 evidenziare lo stato di crisi come la nuova normalit\u00e0 delle relazioni bilaterali, pu\u00f2 essere oggi un modo efficace per compiere una diagnosi informata, un prerequisito per migliorare le relazioni bilaterali.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>L\u2019evento, che celebra l\u2019amicizia culturale tra Napoli e Parigi, assume una serie di significati contraddittori nel contesto franco-italiano ed \u00e8 quindi un esempio della natura estremamente delicata di questo rapporto<\/p><cite>jean-pierre darnis<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>L\u2019accelerazione dei cicli di crisi<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>L\u2019inizio del XXI secolo \u00e8 stato segnato da un numero crescente di crisi tra Parigi e Roma.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 2001, l&#8217;Opa su Edison da parte di EDF provoc\u00f2 una reazione piuttosto forte del governo italiano, che adott\u00f2 un decreto per bloccare i diritti di voto del produttore francese di elettricit\u00e0 nella nuova societ\u00e0. Questo passaggio non fu affatto un epifenomeno, al contrario, ha avuto un effetto strutturante in un momento in cui la creazione di un mercato interno europeo sulla scia dell&#8217;Atto Unico Europeo del 1986 stava trasformando e aprendo mercati degli Stati membri. Nel caso dell&#8217;Italia, il quasi fallimento dello Stato a seguito della crisi del 1992 ha rappresentato un fattore ulteriore nella volont\u00e0 di accelerare le riforme interne, riducendo il peso del pubblico in alcuni settori e aprendo il mercato a vantaggio dei consumatori.<\/p>\n\n\n\n<p>Di conseguenza, settori strategici come quello bancario, assicurativo, delle telecomunicazioni e dell\u2019energia sono apparsi presto come opportunit\u00e0 per gli investitori, il che spiega la crescente presenza di grandi gruppi francesi nell\u2019economia italiana. Dall\u2019inizio degli anni duemila gli investimenti diretti sono entrati in una nuova fase, coinvolgendo talvolta gruppi la cui partecipazione pubblica implica il controllo degli Stati, un ulteriore fattore di complicazione. Il rifiuto del governo italiano all\u2019OPA di EDF nel 2001 \u00e8 stato quindi il primo ostacolo bilaterale nel contesto dell\u2019integrazione del mercato. Altri dossier, come l\u2019offerta di acquisto di Suez da parte di Enel e Veolia, fallita nel 2006, o il fiasco dell\u2019acquisizione di STX France (Chantiers de l\u2019Atlantique) da parte di Fincantieri nel 2017, mostrano bene le difficolt\u00e0 ricorrenti tra Parigi e Roma. Vale anche la pena di ricordare come investimenti in teoria molto meno problematici, come le acquisizioni di marchi italiani del lusso da parte di LVMH o Kering, o l\u2019acquisizione di Parmalat da parte del gruppo francese Lactalis nel 2011, abbiano sollevato parecchie polemiche in Italia, spesso generando una forte mobilitazione di forze politiche pronte a segnalare i pericoli di una forma di invasione in nome di un certo patriottismo economico.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Il rifiuto del governo italiano all\u2019OPA di EDF nel 2001 \u00e8 stato quindi il primo ostacolo bilaterale nel contesto dell\u2019integrazione del mercato<\/p><cite>jean-pierre darnis<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Queste operazioni di investimento presentano tutte importanti aspetti politici e simbolici, in quanto coinvolgono la questione dell&#8217;identit\u00e0 nazionale associata ai marchi.&nbsp;\u00c8 quindi importante tenere presente il carattere strategico e delicato della gestione di queste questioni economiche e industriali tra Francia e Italia.&nbsp;Accanto alla politica economica, le questioni relative alla sponda meridionale del Mediterraneo sono un altro punto di tensione ricorrente.<\/p>\n\n\n\n<p>Il flusso di migranti dal Canale di Sicilia \u00e8 attualmente al centro delle tensioni bilaterali. Ma la profondit\u00e0 storica di questa questione era gi\u00e0 evidente nel 2011 quando, nel contesto della Primavera araba, l\u2019Italia inizi\u00f2 a vedere sbarcare sulle coste siciliane migranti provenienti dalla Tunisia. Per Roma questo problema ha sempre avuto due aspetti: la gestione dei flussi migratori in s\u00e9, ma anche la necessit\u00e0 di promuovere forme di stabilit\u00e0 nelle aree di origine e di transito, in particolare nel Sahara. Va inoltre ricordato che nel 2011 emerge un profondo dissenso tra Parigi e Roma sulla necessit\u00e0 di un intervento in Libia, un tema sul quale le due capitali sono state a lungo disallineate, se non addirittura rivali. Per lungo tempo, l\u2019Italia ha accusato la Francia di aver accelerato la fine del regime di Muammar Gheddafi senza preoccuparsi delle conseguenze per la regione, facendo pagare all\u2019Italia il prezzo di questo \u201ccambio di regime\u201d. L\u2019Italia stessa ha a lungo considerato la Libia come una riserva economica, un riflesso che \u00e8 utile tenere in mente per comprendere la posizione di Roma su questo tema.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche queste questioni relative alla politica estera si ripresentano ciclicamente dal 2011 e sembrano costituire fattori negativi caratteristici della relazione bilaterale. Durante l\u2019estate 2017, la messa in discussione dell\u2019accordo STX\/Fincantieri da un lato e le incomprensioni sulla gestione del dossier libico nel contesto dell\u2019organizzazione della conferenza di Celle Saint-Cloud dall\u2019altro, hanno rappresentato due fattori di blocco difficili da gestire nonostante l\u2019apparente buona intesa tra il governo Gentiloni e la presidenza Macron.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Queste questioni si ripresentano ciclicamente dal 2011 e sembrano costituire fattori negativi caratteristici della relazione bilaterale<\/p><cite>jean-pierre darnis<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>\u00c8 proprio in questo contesto che al vertice bilaterale di Lione del settembre 2017 \u00e8 lanciata l\u2019idea di un trattato bilaterale per far progredire le relazioni tra i due Paesi. L\u2019idea sottostante \u00e8 che le due diplomazie necessitino di un quadro pi\u00f9 strutturato per progredire nel rapporto bilaterale e di uno strumento per porre rimedio alle crisi cicliche.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per molti aspetti, l\u2019arrivo al potere dell\u2019esecutivo Conte dopo le elezioni legislative del 2018 in Italia segna il punto culminante di questo stato di crisi. Certo, il contesto \u00e8 peculiare, perch\u00e9 la relazione \u00e8 segnata dalla contrapposizione politica tra la presidenza Macron e il governo M5S\/Lega, con uno scenario di forte competizione tra il presidente francese e Matteo Salvini, il leader della Lega che allora ricopriva la carica di ministro dell\u2019Interno. Nel contesto delle elezioni europee, i due leader politici si ostracizzano a vicenda, aumentando la tensione tra le due capitali. Certo, si tratta di un dissenso politico eclatante, che alimenta una crisi bilaterale che si concluder\u00e0 solo quando il Parlamento italiano cambier\u00e0 coalizione di governo nel settembre 2019. Ma attribuire troppo peso alla dimensione politica sarebbe un errore di analisi: gli alterchi sulla questione migratoria erano iniziati nel marzo 2018, quando il governo Gentiloni aveva convocato l\u2019ambasciatore Christian Masset per il controllo effettuato da dei doganieri francesi a Bardonecchia. La crisi del 2018-2019 ha soltanto esacerbato attriti gi\u00e0 presenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 2021, l\u2019intesa tra Emmanuel Macron e il tandem formato da Mario Draghi e Sergio Mattarella ha portato a una tregua nelle relazioni bilaterali. Questo periodo grande intesa tra i due vertici governativi ha fornito il quadro per la stesura e <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2021\/11\/24\/dans-les-coulisses-du-traite-du-quirinal-entre-la-france-et-litalie\/\">l\u2019adozione del Trattato del Quirinale<\/a>, un meccanismo che si ispira ai trattati franco-tedeschi, sviluppa l\u2019istituzionalizzazione delle relazioni bilaterali e determina un miglioramento degli strumenti di governance nel contesto franco-italiano. Tuttavia, questa fase di miglioramento dei rapporti ha rappresentato solo una tregua: a partire dall\u2019insediamento del governo Meloni, la percezione di essere di fronte a una nuova crisi \u00e8 tornata con prepotenza.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Nel 2021, l\u2019intesa tra Emmanuel Macron e il tandem formato da Mario Draghi e Sergio Mattarella ha portato a una tregua nelle relazioni bilaterali<\/p><cite>jean-pierre darnis<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Una crisi perpetua?<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>L\u2019arrivo al potere di Giorgia Meloni ha riacceso la crisi bilaterale. Pi\u00f9 o meno come nel 2018-2019, la questione della gestione dei flussi migratori \u00e8 tornata prepotentemente a essere il punto principale del dissenso tra Parigi e Roma. Nel settembre 2022, \u00e8 stata la questione dell\u2019accoglienza della nave <em>Ocean Viking<\/em> a causare tensioni, mentre nel maggio 2023 le critiche del ministro dell\u2019Interno francese G\u00e9rald Darmanin alla gestione del fenomeno migratorio da parte del governo italiano sono state percepite come un nuovo attacco all\u2019Italia. Detto ci\u00f2, non basta constatare uno stato di crisi permanente. Occorre illustrare come e perch\u00e9 queste crisi persistono. Da questo punto di vista, la questione migratoria appare centrale e particolarmente spinosa.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 importante ricordare fin da subito che esistono dei parallelismi tra Francia e Italia. Il rifiuto dell&#8217;immigrazione \u00e8 un tema emerso nel dibattito politico francese negli anni Ottanta, in particolare con laffermazione del Front National alle elezioni comunali del 1983. In Italia \u00e8 un fenomeno pi\u00f9 recente, che ha avuto grande risonanza durante la campagna per le elezioni politiche del 2018, quando la Lega ha fatto della lotta all\u2019immigrazione una delle sue principali priorit\u00e0. In entrambi i paesi, assistiamo a posizioni politiche che legano l\u2019immigrazione e l\u2019insicurezza. Anche se la cronologia \u00e8 diversa, l\u2019ascesa di queste agende politiche definisce oggi una situazione comparabile tra Francia e Italia, in cui alcune forze politiche strutturano la loro presenza pubblica proponendo forme di limitazione o di rifiuto della presenza degli stranieri sul suolo nazionale. La comparsa pi\u00f9 recente di questo tipo di posizioni in Italia non deve indurre a sottovalutare il fenomeno: queste rivendicazioni di rifiuto si rafforzano non appena le prime ondate di immigrati si integrano. Questi programmi politici si pongono quindi come risposta tanto a un problema storico &#8211; quello dell\u2019integrazione delle passate ondate migratorie &#8211; quanto a un problema contemporaneo &#8211; quello della gestione dei nuovi arrivi.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>L\u2019arrivo al potere di Giorgia Meloni ha riacceso la crisi bilaterale<\/p><cite>jean-pierre darnis<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Siamo di fronte a due richieste parallele e forti, il cui significato va ben oltre la semplice richiesta di fermare l\u2019immigrazione clandestina. Questo aspetto dell\u2019eufemizzazione politica della questione migratoria non \u00e8 trascurabile, perch\u00e9 ci permette di evidenziare la delicatezza del tema e di spiegare perch\u00e9 questo elemento sembra essere centrale nella spirale di crisi che stiamo osservando. Entrambi i Paesi stanno vivendo tensioni interne sulle questioni migratorie e demografiche, divisi tra il bisogno di manodopera&nbsp; e il rifiuto dell&#8217;immigrazione dall&#8217;altro. A ci\u00f2 si aggiungono le difficolt\u00e0 causate dalle divergenze di opinione sulla riforma dell&#8217;accoglienza dei migranti a livello europeo, con l\u2019Italia che chiede una revisione dell\u2019attuale sistema per non dover affrontare da sola gli sbarchi sulle sue coste; senza contare le ricorrenti forme di strumentalizzazione della questione migratoria in politica interna, che contribuiscono a riaccendere le tensioni ogni volta che l\u2019argomento torna in primo piano.<\/p>\n\n\n\n<p>Per evitare gli scossoni provocati dalle dichiarazioni di condanna reciproca, occorre raggiungere un livello di fiducia e una forma di amicizia e cortesia che sembrano essere piuttosto rari nel contesto franco-italiano e che potrebbero non corrispondere pi\u00f9 all\u2019attuale ciclo di iper-reattivit\u00e0 politica e mediatica che tende a fare dell\u2019urgenza, e quindi della crisi, una nuova normalit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-block-image-large\"\n    data-shadow=\"false\"\n    data-use-original-file=\"false\">\n    <a\n        data-pswp-src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2023\/06\/SIPA_ap22331037_000008-scaled.jpg\"\n        class=\"inline-block gallery-item no-underline \"\n        data-pswp-width=\"2560\"\n        data-pswp-height=\"1707\">\n                                        <picture>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2023\/06\/SIPA_ap22331037_000008-scaled-330x220.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 374px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2023\/06\/SIPA_ap22331037_000008-scaled-690x460.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 989px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2023\/06\/SIPA_ap22331037_000008-scaled-1340x894.jpg\"\r\n                media=\"(min-width: 990px)\" \/>\r\n                <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2023\/06\/SIPA_ap22331037_000008-scaled-125x83.jpg\" \/>\r\n        <\/picture>\r\n                            \n                    <figcaption class=\"pswp-caption-content \">Il presidente francese Emmanuel Macron parla con il presidente italiano Sergio Mattarella fuori dal castello di Chambord dopo la commemorazione del 500\u00b0 anniversario della morte del pittore e scienziato italiano del Rinascimento Leonardo da Vinci, a Chambord, in Francia, gioved\u00ec 2 maggio 2019. \u00a9 Yoan Valat, Pool via AP<\/figcaption>\n            <\/a>\n<\/figure>\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>La politicizzazione nel contesto europeo: un fattore ormai ricorrente<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Tradizionalmente, l&#8217;Italia \u00e8 sempre stata estremamente sensibile alle posizioni espresse dalla Francia, mentre Parigi ha tradizionalmente mostrato una certa indifferenza nei confronti di Roma. A questo quadro gi\u00e0 problematico si \u00e8 ora aggiunta un&#8217;ulteriore forma di pressione derivante dalla politicizzazione delle questioni in gioco in ambito europeo.<\/p>\n\n\n\n<p>Gi\u00e0 durante la precedente crisi, ovvero nel 2018-2019, la relazione bilaterale \u00e8 stata inglobata nelle questioni in gioco nella campagna elettorale per le elezioni europee del 2019. All&#8217;epoca, il partito del presidente Emmanuel Macron cercava di tradurre nell&#8217;arena europea lo slancio che lo aveva portato al potere in Francia, affermandosi come principale alternativa ai partiti sovranisti, in contrasto con leader come Viktor Orban e Matteo Salvini. Le numerose diatribe e la stigmatizzazione reciproca tra Emmanuel Macron e Matteo Salvini erano un riflesso diretto di questa competizione europea. \u00c8 logico che questo alto grado di personalizzazione e politicizzazione si ripercuota negativamente sulle relazioni bilaterali.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Le numerose diatribe e la stigmatizzazione reciproca tra Emmanuel Macron e Matteo Salvini erano un riflesso diretto di questa competizione europea. \u00c8 logico che questo alto grado di personalizzazione e politicizzazione si ripercuota negativamente sulle relazioni bilaterali<\/p><cite>jean-pierre darnis<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Nel 2023, la competizione legata alla campagna per le elezioni europee del 2024 \u00e8 tornata, seppure con alcune importanti sfumature. La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dichiarato l\u2019intenzione di portare il gruppo dei Conservatori europei in un&#8217;alleanza con il PPE, che potenzialmente potrebbe spostare il baricentro dell&#8217;emiciclo di Strasburgo molto a destra. \u00c8 un&#8217;operazione che crea concorrenza al gruppo Renew Europe, di cui fanno parte gli europarlamentari francesi del partito Renaissance, che rappresentano una visione centrista sfavorevole a uno spostamento a destra della maggioranza che governa l\u2019Unione. Ci troviamo in uno scenario di contrapposizione politica, che pu\u00f2 dunque spiegare alcune prese di distanza, ma le sue premesse sono diverso da quello del 2018 e dalla contrapposizione tra Macron e la Lega di Matteo Salvini, alleata del Rassemblement National.<\/p>\n\n\n\n<p>A questa rivalit\u00e0 si aggiungono altre complessit\u00e0. l\u2019attuale coalizione di destra italiana comprende tre partiti &#8211; Fratelli d\u2019Italia, Lega e Forza Italia &#8211; con radici europee non comuni, che vanno dal PPE per Forza Italia a Identit\u00e0 e Democrazia, in cui siede la Lega. Dall\u2019esterno, le forze che compongono la maggioranza italiana possono essere viste come espressione di visioni talvolta contraddittorie rispetto alle aspirazioni e alle fedelt\u00e0 europee, il che rende difficile esprimere giudizi complessivi. Nel contesto francese, il ciclo elettorale europeo \u00e8 invece influenzato dal successivo ciclo elettorale presidenziale, in cui l\u2019impossibilit\u00e0 di Emmanuel Macron di ricandidarsi sta creando una forte competizione contro Marine Le Pen, che al momento viene presentata come favorita al secondo turno.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Nel contesto francese, il ciclo elettorale europeo \u00e8 invece influenzato dal successivo ciclo elettorale presidenziale, in cui l\u2019impossibilit\u00e0 di Emmanuel Macron di ricandidarsi sta creando una forte competizione contro Marine Le Pen<\/p><cite>jean-pierre darnis<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Le ripetute critiche di G\u00e9rald Darmanin al governo di Giorgia Meloni si spiegano in gran parte con la volont\u00e0 di ridimensionare il Rassemblement National, ma questo atteggiamento alimenta in Italia un sentimento antifrancese che non aspetta altro per manifestarsi.<\/p>\n\n\n\n<p>Da parte francese sembra emergere una duplice linea: quella espressa dal ministero degli Affari Esteri, ma anche dalla Presidenza della Repubblica, che mira a mantenere un rapporto stabile con l&#8217;Italia; e quella del ministro dell&#8217;Interno, che preme sull&#8217;acceleratore della politicizzazione e quindi della critica in vista delle scadenze elettorali.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Anche nel contesto italiano abbiamo questi approcci differenziati: mentre Matteo Salvini rimane in prima linea nella critica alla Francia, Giorgia Meloni assume posizioni certo nazionaliste ma dimostra una disponibilit\u00e0 al dialogo nel contesto europeo, che corrisponde anche alla sua strategia di legittimazione in vista delle elezioni del Parlamento europeo. Anche in questo caso, un certo grado di competizione tra i diversi partiti che compongono la coalizione italiana contribuisce a creare forme di protagonismo nell&#8217;affermare la posizione italiana, in particolare nei confronti della Francia.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Mentre Matteo Salvini rimane in prima linea nella critica alla Francia, Giorgia Meloni assume posizioni certo nazionaliste ma dimostra una disponibilit\u00e0 al dialogo nel contesto europeo, che corrisponde anche alla sua strategia di legittimazione in vista delle elezioni del Parlamento europeo<\/p><cite>jean-pierre darnis<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>La crisi perpetua: una forma di optimum relativo?<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Abbiamo esaminato i fattori strutturali che determinano lo stato di crisi tra Francia e Italia. Questa constatazione implica che la relazione sia destinata a fallire? Probabilmente no, per una serie di ragioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo stato di crisi tra Francia e Italia pu\u00f2 essere visto come fisiologico, perch\u00e9 riflette la crescente integrazione tra i due Stati membri e l&#8217;importanza delle percezioni storiche che determinano, soprattutto da parte italiana, una coscienza critica del rapporto bilaterale. Il moltiplicarsi delle frizioni \u00e8 un segno dell&#8217;intensit\u00e0 dei problemi comuni che determinano la crescita di questioni trasversali difficili da gestire a livello bilaterale. A questo proposito, la relazione franco-tedesca ci fornisce la prova della grande necessit\u00e0 di istituzionalizzare il rapporto per far fronte alla <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2023\/01\/20\/10-points-sur-le-mythe-franco-allemand-dans-la-construction-europeenne\/\">potenza delle dinamiche integrate<\/a>. Da parte franco-tedesca, il desiderio di riconciliazione tra ex nemici ha costituito la ragion d&#8217;essere del progetto di Trattato dell\u2019Eliseo. Questo aspetto non esiste nel contesto franco-italiano, ma la firma del Trattato del Quirinale indica comunque l\u2019importanza di una gestione crescente e concertata delle relazioni bilaterali. <\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre, anche se le relazioni tra la presidenza Macron e il governo Meloni sono segnate da freddezza, con momenti di stallo, il Trattato del Quirinale ha iniziato a funzionare. I Ministeri degli Esteri, della Difesa e dell&#8217;Industria hanno istituito nuovi organismi per approfondire la conoscenza reciproca e gli scenari di cooperazione, e questo lavoro, che si svolge un po&#8217; sottotraccia, ha gi\u00e0 dimostrato la sua validit\u00e0. La parte pi\u00f9 simbolica del Trattato del Quirinale,&nbsp; come quella che prevede la partecipazione incrociata ai rispettivi Consigli dei ministri, \u00e8 invece attualmente bloccata, ed \u00e8 dal 2021 non viene organizzato alcun vertice bilaterale franco-italiano tra i capi di governo e i loro ministri, il che rafforza la diagnosi di una crisi istituzionale. Tuttavia, la continua implementazione di meccanismi di scambio e collaborazione indica la necessit\u00e0 di questi strumenti per migliorare la governance bilaterale.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>La parte pi\u00f9 simbolica del Trattato del Quirinale,&nbsp; come quella che prevede la partecipazione incrociata ai rispettivi Consigli dei ministri, \u00e8 attualmente bloccata<\/p><cite>jean-pierre darnis<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Infine, vale la pena ricordare come le percezioni associate alle relazioni bilaterali in passato si siano rivelate piuttosto problematiche. La retorica delle \u201cnazioni sorelle\u201d o dei \u201cpopoli cugini\u201d veicola immagini che spesso fanno sprofondare la relazione bilaterale in un clich\u00e9 culturale controproducente, un prisma che impedisce di mettere in luce le vere questioni in gioco. La consapevolezza della crisi perpetua impone di voltare pagina: quella di una visione francese troppo accondiscendente nella sua apparente stima dell\u2019Italia, ma anche quella di una visione italiana paranoica nei confronti della Francia, un riflesso che alimenta un sentimento negativo nei confronti di Parigi.<\/p>\n\n\n\n<p>La diagnosi della crisi perpetua pu\u00f2 aiutare a tenere conto di tutti questi elementi strutturanti e spesso contraddittori, e ad affrontare nel modo giusto un rapporto bilaterale complesso.&nbsp; Si tratta di un passo fondamentale nel contesto di un&#8217;Europa nuovamente in movimento, all&#8217;interno della quale gli interessi geopolitici di Francia e Italia sono sostanzialmente convergenti. Questa constatazione corrisponde a una visione conservatrice, perch\u00e9 parte dal principio che l&#8217;attuale sistema rimanga stabile.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, se adottiamo un approccio pi\u00f9 riformatore, possiamo considerare che i sistemi politici nazionali tradizionali sono oggi in difficolt\u00e0 quando si tratta di gestire le dinamiche dell\u2019integrazione a diversi livelli. Nel caso della relazione bilaterale franco-italiana, abbiamo a che fare con un\u2019integrazione profonda, che sta portando a cambiamenti nella societ\u00e0 e nello spazio franco-italiano, in fase di ibridazione, e che mal si concilia con i giochi politici degli Stati, che sembrano ormai operare con uno schema obsoleto di rappresentanza nazionale degli interessi. Si pone quindi il problema di trovare forme istituzionali pi\u00f9 adeguate. \u00c8 certamente paradossale porre questa diagnosi in cui i livelli nazionali appaiono inadeguati, mentre si assiste a una crescita dei temi sovranisti che esprimono anche un ritorno al nazionalismo. Ma dobbiamo anche riconoscere le aporie dell\u2019attuale rapporto bilaterale, in cui la politicizzazione delle questioni porta a degli impasse.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>La consapevolezza della crisi perpetua impone di voltare pagina: quella di una visione francese troppo accondiscendente nella sua apparente stima dell\u2019Italia, ma anche quella di una visione italiana paranoica nei confronti della Francia, un riflesso che alimenta un sentimento negativo nei confronti di Parigi<\/p><cite>jean-pierre darnis<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Il rapporto dell\u2019Italia con la Francia e quello della Francia con l\u2019Italia sono temi sempre pi\u00f9 difficili da classificare nella categoria di politica estera. Di conseguenza, si assiste a fenomeni di politicizzazione trasversale che alimentano le posizioni partigiane quando un parlamentare francese critica il governo italiano &#8211; e viceversa. Si tratta di un fenomeno in aumento, ma che illustra anche la ristrettezza del quadro attuale: \u00e8 legittimo che le espressioni politiche francesi o italiane si oppongano a progetti o personalit\u00e0 politiche su base transfrontaliera e partitica, ma il gioco politico europeo rimane embrionale, con un Parlamento europeo relativamente debole rispetto alle arene nazionali. La politicizzazione trasversale dei riferimenti bilaterali \u00e8 in questo senso, probabilmente, una forma di specificit\u00e0 franco-italiana, che si appoggia all\u2019europeizzazione della politica nazionale comunque in corso in diversi Paesi dell\u2019UE.<\/p>\n\n\n\n<p>Si pone quindi la questione della necessaria evoluzione delle democrazie europee. Le risposte non possono che essere plurali. Il Trattato del Quirinale rappresenta un passo significativo verso l\u2019istituzionalizzazione delle relazioni bilaterali. Anche se questo meccanismo non funziona in tutte le sue sfaccettature, resta uno strumento necessario che dovrebbe permettere al sistema di crescere.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Il Trattato del Quirinale rappresenta un passo significativo verso l\u2019istituzionalizzazione delle relazioni bilaterali. Anche se questo meccanismo non funziona in tutte le sue sfaccettature, resta uno strumento necessario che dovrebbe permettere al sistema di crescere<\/p><cite>jean-pierre darnis<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>In questo contesto, \u00e8 utile anche formulare un punto pi\u00f9 europeo. \u00c8 stata spesso sollevata la necessit\u00e0 di una risposta europea alla crisi di sovranit\u00e0 per aumentare l\u2019influenza dell\u2019Unione europea nel contesto della globalizzazione. La crisi di sovranit\u00e0 \u00e8 anche uno dei fattori invocati dai sostenitori della riaffermazione del livello nazionale, e qui vediamo emergere un altro tipo di esigenza, quella dell\u2019ibridazione tra le societ\u00e0 francesi e italiane, di cui i cittadini con doppia cittadinanza rappresentano la punta dell\u2019iceberg in un contesto di fortissima dinamica di integrazione nel settore economico. Le crescenti difficolt\u00e0 che i sistemi politici degli Stati membri stanno incontrando non devono indurre a conclusioni semplicistiche: non \u00e8 auspicabile la loro scomparsa a favore di un balzo in avanti del federalismo, cos\u00ec come appare irrealistico immaginare che la formula nazionale sia da sola in grado di risolvere l\u2019enigma al quale siamo confrontati. \u00c8 ragionevole pensare che la forza dell\u2019integrazione sia tale da imporre forme di innovazione istituzionale capaci di gestire le differenze tra le istanze. Per farlo, bisogna rispondere all\u2019imperativo di strutturare lo spazio politico interno. Si tratta di uno sviluppo di portata generale, ma che riguarda soprattutto le relazioni bilaterali franco-italiane. \u00c8 un caso da manuale di necessit\u00e0 di riforma nel cuore dell\u2019Unione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Emmanuel Macron e Sergio Mattarella si preparano a inaugurare la mostra \u00abNaples \u00e0 Paris\u00bb al Louvre per ricucire ancora una volta il rapporto tra i due paesi: come trovare una continuit\u00e0 negli sconvolgimenti della relazione franco-italiana degli ultimi anni? 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