{"id":8015,"date":"2023-06-02T15:48:09","date_gmt":"2023-06-02T14:48:09","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/?p=8015"},"modified":"2023-09-19T09:54:54","modified_gmt":"2023-09-19T08:54:54","slug":"tra-latlantico-lanarchia-futuri-dellunione-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/06\/02\/tra-latlantico-lanarchia-futuri-dellunione-1\/","title":{"rendered":"Tra l\u2019Atlantico e l\u2019anarchia: i quattro futuri dell\u2019Unione\u00a0"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap\">Le sfide che l\u2019attuale fase storica pone all\u2019ordine internazionale a guida statunitense sono molteplici. Da un lato \u00e8 ravvisabile un desiderio, avvertito da un numero sempre maggiore di attori, di una diversa configurazione dello scacchiere globale, in una direzione di fatto multipolare, caratterizzata da una pi\u00f9 marcata autonomia in termini di alleanze, moneta, commercio: tendenza che pare emergere in modo sempre pi\u00f9 palese dal disordine in cui versa il panorama geopolitico \u2013 si pensi ai diversi approcci nei confronti della Russia, dall\u2019India a Israele alla Turchia \u2013 nonch\u00e9, sul fronte dei commerci internazionali, dall\u2019uso ormai strutturale da parte di Washington delle sanzioni, circostanza che ha indotto diversi paesi a perseguire una, seppure al momento lontana, strategia di de-dollarizzazione (pi\u00f9 volte avanzata in diverse realt\u00e0, da quella dei BRICS ai meeting dell\u2019ASEAN, con l\u2019obiettivo di sostituire al dollaro nuove valute o valute locali)&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-1-8015' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/06\/02\/tra-latlantico-lanarchia-futuri-dellunione-1\/#easy-footnote-bottom-1-8015' title='P. Chen, &lt;em&gt;Calls to move away from the U.S. dollar are growing \u2013 but the greenback is still king&lt;\/em&gt;, cnbc, 24 aprile 2023. Tra i vari motivi, vi \u00e8 anche l\u2019utilizzo da parte di Washington del ruolo preponderante del dollaro negli scambi internazionali per rendere le proprie sanzioni applicabili anche a soggetti non americani: difatti, l\u2019utilizzo del dollaro in una transazione sottende l\u2019intervento di una banca americana (c.d. di corrispondenza), che pu\u00f2 al caso impedire la transazione stessa.'><sup>1<\/sup><\/a><\/span><\/span>. <\/p>\n\n\n\n<p>Allo stesso tempo, e apparentemente in contraddizione con tale tendenza, lo scacchiere globale fatica ad emanciparsi dalla logica bipolare dovuta alla sempre pi\u00f9 accesa competizione tra Stati Uniti e Cina. Al netto delle ambizioni multipolari degli attori intermedi, l\u2019indiscusso predominio economico e tecnologico delle due, per citare Alessandro Aresu, potenze del capitalismo politico, costringe ad una scelta di campo o quasi, secondo la tradizionale grammatica delle sfere di influenza; la spirale protezionista e di guerra economica tra Pechino e Washington presenta inevitabili riflessi su tutte le catene del valore; basti pensare alla pressione degli Stati Uniti sulla societ\u00e0 olandese ASML, essenziale nella filiera dei semiconduttori, per adeguarsi alle misure restrittive adottate contro la Cina. In altre parole, se il disordine attuale suggerisce un maggiore multipolarismo nelle relazioni internazionali (e diversi attori stanno cercando di sfruttare tale congiuntura storica), la forza di gravit\u00e0 del bipolarismo Stati Uniti-Cina concorre nel riportare lo scacchiere a logiche pi\u00f9 duali.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Se il disordine attuale suggerisce un maggiore multipolarismo nelle relazioni internazionali (e diversi attori stanno cercando di sfruttare tale congiuntura storica), la forza di gravit\u00e0 del bipolarismo Stati Uniti-Cina concorre nel riportare lo scacchiere a logiche pi\u00f9 duali<\/p><cite>Luca picotti<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Occorre pertanto riflettere sul ruolo che pu\u00f2 (o deve) assumere l\u2019Unione europea nella cornice della sfida tra le due potenze del capitalismo politico. Il tema presenta implicazioni su due fronti: da un lato vi \u00e8 una questione pi\u00f9 prettamente tecnico-giuridica, nonch\u00e9 economica, che concerne gli strumenti pi\u00f9 adatti per affrontare questa fase storica di competizione geopolitica, in relazione ai principi dei Trattati sui quali \u00e8 stata costruita la comunit\u00e0 del diritto europea; dall\u2019altro, e in via assorbente in quanto, di fatto, prerequisito necessario rispetto alla fondazione stessa dell\u2019Unione europea, vi \u00e8 la tematica della politica estera.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per quanto concerne il primo punto, la competizione tra Stati Uniti e Cina si svolge nel campo dell\u2019uso geopolitico del diritto, tra sanzioni, controlli sull\u2019export, scrutinio degli investimenti esteri, regolazione interessata di particolari mercati, sussidi ai propri campioni nazionali. Un intero armamentario che subordina gli interessi economici a quelli di sicurezza nazionale, in un\u2019ottica di protezione del mercato interno (da penetrazioni eccessive, interferenze, sfruttamento di dati e <em>know-how<\/em>) e indebolimento di determinati settori del paese rivale (come i controlli sull\u2019export di tecnologie critiche per i semiconduttori e l\u2019AI da parte degli Stati Uniti per colpire il relativo settore cinese). Si tratta di un\u2019espressione limpida del capitalismo politico, che gioca in un piano di stretta intersecazione tra pubblico e privato, politica ed economia, sicurezza nazionale e profitto di mercato. Parole d\u2019ordine, queste, che paiono del tutto incompatibili con l\u2019infrastruttura giuridica europea, costruitasi proprio sul rigetto dell\u2019arbitrariet\u00e0 politica, in nome invece dell\u2019armonia di mercato: i Trattati comunitari hanno sempre rappresentato, in questo senso, la cristallizzazione degli insegnamenti ordoliberali di primazia del diritto, in un\u2019ottica volta a tutelare i principi di libera circolazione dei capitali, concorrenza, limiti agli aiuti di Stato, divieto di discriminazione, corretta amministrazione. <\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019intera cornice volta a garantire armonia ove, altrimenti, regnerebbe la disarmonia: questo per il semplice motivo che il condominio europeo \u00e8 abitato da Stati nazionali, autonomi e con propri interessi. Da qui l\u2019utilizzo dell\u2019infrastruttura giuridica \u2013 in coerenza, peraltro, con lo spirito del tempo di Maastricht &nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-2-8015' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/06\/02\/tra-latlantico-lanarchia-futuri-dellunione-1\/#easy-footnote-bottom-2-8015' title='Ci si permette di rimandare a L. Picotti, &lt;em&gt;I dilemmi dell\u2019Europa di fronte all\u2019Inflation Reduction Act&lt;\/em&gt;, pandorarivista.it 8 marzo 2023.'><sup>2<\/sup><\/a><\/span><\/span>, vale a dire l\u2019illusione della fine della storia, del mondo piatto, della globalizzazione inevitabile, dell\u2019economia come paradigma dominante \u2013 per contenere le spinte politiche dei diversi paesi membri. Armonia delle regole contro disarmonia della politica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019inadeguatezza della costruzione europea rispetto all\u2019attuale fase storica \u00e8 ben evidente. Nuova centralit\u00e0 dello Stato, protezionismo, interferenze sul mercato, politica industriale, sussidi: trattasi di categorie che l\u2019Unione europea ha sempre espunto, proprio per evitare derive disarmoniche all\u2019interno del mercato comune. Sotto questo profilo, i provvedimenti adottati dall\u2019amministrazione Biden per fare fronte alle sfide della transizione ecologica (nonch\u00e9 per rimarcare la primazia statunitense nei mercati pi\u00f9 avanzati), in particolare il <em>Chips Act<\/em> e l\u2019<em>Inflation Reduction Act, <\/em>mettono in notevole difficolt\u00e0 l\u2019Unione europea. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Nuova centralit\u00e0 dello Stato, protezionismo, interferenze sul mercato, politica industriale, sussidi: trattasi di categorie che l\u2019Unione europea ha sempre espunto, proprio per evitare derive disarmoniche all\u2019interno del mercato comune<\/p><cite>luca picotti<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Esempio di riflesso indiretto della competizione bipolare. La domanda \u00e8: mantenere una infrastruttura che nega alla radice la possibilit\u00e0 di sussidi, politica industriale e protezionismo, tutelando cos\u00ec l\u2019armonia interna ma rischiando di perdere competitivit\u00e0 rispetto agli Stati Uniti o derogare all\u2019infrastruttura, ammettendo l\u2019uso delle stesse carte di Washington, ma con il rischio di fare crollare il mercato interno sotto l\u2019inevitabile peso delle disarmonie tra Stati membri? <em>Tertium non datur<\/em>, salvo non puntare su un rapporto preferenziale con gli Stati Uniti come quello che questi solitamente accordano a Messico e Canada, nell\u2019ottica dunque di farsi assorbire dal sistema a stelle e strisce.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo \u00e8 solo uno dei tanti temi che attengono agli strumenti giuridico-economici pi\u00f9 adatti rispetto alle sfide del nuovo panorama globale. Vi sono diversi altri profili, come quello legato agli investimenti esteri, su cui pure l\u2019Unione europea ha lavorato e sta lavorando, come si accenner\u00e0. Il punto per\u00f2 che rimane centrale \u00e8 quello della politica. L\u2019utilizzo di strumenti idonei per partecipare alla competizione geopolitica presuppone una politica estera comune. Se questa manca, \u00e8 chiaro che l\u2019unica possibilit\u00e0 di esistenza dell\u2019Unione europea rimane la gabbia d\u2019acciaio della infrastruttura giuridica. \u00c8 pertanto sulla politica estera che occorre riflettere. In particolare, quale posa assumere dinnanzi alla spinta centrifuga verso il bipolarismo tra Stati Uniti e Cina? O ancora pi\u00f9 alla radice: \u00e8 possibile assumere una posizione comune? E se non \u00e8 possibile, questo cosa potrebbe implicare in termini di postura dell\u2019Unione europea all\u2019interno dello scacchiere?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p> L\u2019utilizzo di strumenti idonei per partecipare alla competizione geopolitica presuppone una politica estera comune. Se questa manca, \u00e8 chiaro che l\u2019unica possibilit\u00e0 di esistenza dell\u2019Unione europea rimane la gabbia d\u2019acciaio della infrastruttura giuridica<\/p><cite>luca picotti<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Ci si \u00e8 permessi, al netto di ogni inevitabile semplificazione, e senza giudizi di valore, di tratteggiare quattro scenari. Quattro modelli di Europa a seconda della direzione (o non direzione) che verr\u00e0 presa: <em>Europa atlantista<\/em>, <em>Europa euro-atlantica<\/em>, <em>Europa autonoma<\/em>, <em>Europa anarchica<\/em>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Europa atlantista<\/h2>\n\n\n\n<p>In tale prospettiva, l\u2019elemento principale \u00e8, da un lato, la sussunzione dell\u2019europeismo nell\u2019atlantismo, dall\u2019altro l\u2019accettazione del ruolo di <em>junior partner<\/em>, sulla scia del declino relativo dell\u2019Europa rispetto agli Stati Uniti in termini economici (se nel 2008 il Pil europeo era di 16,2 trilioni e quello americano di 14,7, nel 2022 quest\u2019ultimo era di 25, mentre il primo di 19,8)&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-3-8015' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/06\/02\/tra-latlantico-lanarchia-futuri-dellunione-1\/#easy-footnote-bottom-3-8015' title='J. Shapiro, J. Puglierin, &lt;em&gt;The art of vassalisation: How Russia\u2019s war on Ukraine has transformed transatlantic relations&lt;\/em&gt;, ecfr.eu 4 aprile 2023. Certo, se si prende in considerazione altri fattori (tasso omicidi, mortalit\u00e0 infantile, aspettative di vita etc.) i paesi europei presentano indicatori senz\u2019altro migliori di quelli americani; in questa sede per\u00f2 ricchezza, demografia e tecnologia presentano un peso pi\u00f9 rilevante.'><sup>3<\/sup><\/a><\/span><\/span>, demografici (la popolazione statunitense \u00e8 in crescita, quella europea in calo) e tecnologici (la primazia \u00e8 statunitense in tutte le frontiere, salvo rare nicchie europee). In questo senso, l\u2019Europa rinuncerebbe a qualsivoglia ambizione di giocare un ruolo nello scacchiere globale, limitandosi a seguire passivamente la politica estera di Washington, integrandosi al contempo nelle filiere nordamericane, sul modello canadese: ad esempio, stipulando anch\u2019essa un trattato di libero scambio con gli Stati Uniti, in modo tale da beneficiare delle deroghe rispetto alla portata altrimenti discriminante dei sussidi dell\u2019IRA, astenendosi cos\u00ec dal perseguire una autonoma politica concorrenziale di sussidi europei. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>In un\u2019Europa atlantista, l\u2019Unione rinuncerebbe a qualsivoglia ambizione di giocare un ruolo nello scacchiere globale, limitandosi a seguire passivamente la politica estera di Washington<\/p><cite>luca picotti<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>L\u2019Unione europea manterrebbe l\u2019attuale infrastruttura giuridica, tenendo salde istituzioni principali e moneta comune \u2013 ormai sempre meno discussa nell\u2019eurozona \u2013 e senza ulteriori deroghe o progressioni. Rimarrebbe un mercato a-politico o, meglio, squisitamente atlantico, in quanto soggetto alle decisioni di politica estera statunitense, a partire dalla posizione verso Russia e Cina. Da questa prospettiva, l\u2019Unione europea si tradurrebbe pi\u00f9 in un mezzo per giungere agli Stati Uniti che in un fine: l\u2019entrata nel mercato rappresenterebbe un ingresso auspicabile non tanto per l\u2019adesione alla costruzione europea, quanto per la maggiore vicinanza a Washington; in merito, il fatto che la Finlandia (e ora si vedr\u00e0 la Svezia) abbia deciso di entrare nella Nato, nonostante fosse gi\u00e0 membro dell\u2019Unione europea, \u00e8 indicativo di come il costrutto comunitario non sia ritenuto sufficiente. In questo scenario, si troverebbero pi\u00f9 a proprio agio la Polonia e i paesi baltici, in coerenza con il lieve spostamento a Est del baricentro europeo a seguito dello scoppio del conflitto ucraino; in particolare la prima, forte dei rapporti con Stati Uniti e Regno Unito, potrebbe giocare un ruolo di maggiore protagonismo nonostante la critica situazione economica e le controversie con Bruxelles in tema di stato di diritto \u2013 controversie che vedrebbero, in generale, le istituzioni europee meno assertive, in quanto sempre pi\u00f9 politicamente svuotate di peso. <\/p>\n\n\n\n<p>Questa fase storica ha senz\u2019altro acceso qualche segnale in tale direzione: la crisi dell\u2019europeismo rispetto al rinnovato vigore atlantista, anticipata peraltro dall\u2019uscita del Regno Unito, che si \u00e8 spinto tra le braccia naturali di Washington tramite accordi commerciali, storiche collaborazioni di intelligence come il <em>Five Eyes<\/em>, patti di sicurezza quali l\u2019<em>Aukus<\/em> e un profondo attivismo congiunto nel conflitto ucraino, a partire dall\u2019addestramento delle truppe di Kyiv; l\u2019entrata della Finlandia nella Nato; l\u2019adeguamento dell\u2019Unione alla politica estera statunitense tra sanzioni e invio di armi; la maggiore centralit\u00e0 dell\u2019Est Europa; l\u2019aiuto del GNL americano per fare fronte al <em>decoupling<\/em>dalla Russia; le difficolt\u00e0 di fronte ai sussidi dell\u2019IRA. Una serie di indicatori certo non sufficienti, ma che concorrono a disegnare l\u2019immagine di un\u2019Europa pi\u00f9 atlantista che europea.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Europa euro-atlantica&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-4-8015' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/06\/02\/tra-latlantico-lanarchia-futuri-dellunione-1\/#easy-footnote-bottom-4-8015' title='Sul concetto di Europa euro-atlantica si veda M. Dass\u00f9, &lt;em&gt;Economia e strategia: gli europei e il problema USA-Cina&lt;\/em&gt;, Aspenia online, 24 aprile 2023'><sup>4<\/sup><\/a><\/span><\/span>&nbsp;<\/h2>\n\n\n\n<p>In questo caso, si tratta sempre di un\u2019Europa pendente verso l\u2019atlantico, restando fermo il rapporto di alleanza con gli Stati Uniti, ma nell\u2019ottica di due soggettivit\u00e0 autonome e non di mero assorbimento del <em>junior partner<\/em> come nel precedente scenario: lungi da accettare il rapporto di inferiorit\u00e0 come dato assunto e immutabile, l\u2019Unione europea cercherebbe di trovare convergenze virtuose su taluni campi (nella consapevolezza dell\u2019impraticabilit\u00e0 di una completa unit\u00e0), dalla difesa alla tecnologia, al fine di aumentare il proprio peso sia in relazione allo scacchiere globale, che nei rapporti con gli Stati Uniti&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-5-8015' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/06\/02\/tra-latlantico-lanarchia-futuri-dellunione-1\/#easy-footnote-bottom-5-8015' title='Sul punto si veda il Report &lt;em&gt;European Strategic Autonomy: What it is, Why we Need It, How to Achieve It&lt;\/em&gt;, Istituto Affari Internazionali, 2021, ove si legge come: \u201c&lt;em&gt;A more balanced transatlantic relationship would see a gradual shift from a partnership in which the US defines and implements strategy and at most calls upon Europeans to share the burden, to one in which, within the bounds of an enduring asymmetry, the US and Europeans would define their goals together and share the risks and responsibilities in pursuing them&lt;\/em&gt;\u201d. Nonostante si utilizzi il concetto di autonomia, il paper si focalizza, invero, su prospettive pi\u00f9 che altro di Europa euro-atlantica, ove tramite il rafforzamento in determinati campi (dalla tecnologia alla difesa) si vuole ottenere un ruolo di maggiore autorevolezza in campo internazionale, ferma restando la cornice atlantica.'><sup>5<\/sup><\/a><\/span><\/span>. <\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019obiettivo sarebbe quello di presentarsi come alleato non sempre allineato, in quanto voce autorevole nel confronto con Washington: in questo senso, l\u2019Unione europea dovrebbe procedere al ricatto morbido \u2013 in quanto \u00e8 anche nell\u2019interesse americano mantenere l\u2019alleanza \u2013 nei confronti degli Stati Uniti per negoziare, contrattare e raggiungere compromessi in politica estera; ad esempio, nei confronti della Cina l\u2019Unione europea pare pi\u00f9 proiettata ad una strategia di <em>de-risking<\/em>, per usare le parole di Ursula von der Leyen, piuttosto che di pi\u00f9 radicale <em>decoupling<\/em> (peraltro, di difficile prospettazione anche per gli stessi Stati Uniti, come ha fatto di recente intendere Yanet Yellen). <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>L\u2019obiettivo dell\u2019Unione potrebbe essere quello di presentarsi come alleato non sempre allineato, in quanto voce autorevole nel confronto con Washington<\/p><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>In generale, tale posizione euro-atlantica dovrebbe avere come sbocco quello della suddivisione ideale delle aree geografiche per affrontare le sfide future, anche nella \u2013 seppure non del tutto convincente sotto il profilo teorico \u2013 cornice del confronto tra democrazie liberali e autocrazie. In quest\u2019ottica, l\u2019Unione europea, facendo leva sul fatto che gli Stati Uniti non possono da soli gestire tutti i teatri di crisi presenti e futuri, dovrebbe assumersi la responsabilit\u00e0 di alcune zone strategiche, come i confini con la Russia a est e il Mediterraneo a sud, cosicch\u00e9 gli Stati Uniti possano far confluire maggiori risorse sull\u2019Indopacifico. \u00c8 chiaro che in questo caso si sarebbe ancora iscritti nella politica estera atlantica: il punto \u00e8 il diverso potere contrattuale che l\u2019Unione, attraverso virtuose convergenze in settori strategici, cercherebbe di assumere, tale da permettere, eventualmente, di limitare talune ortodossie assertive statunitensi se considerate, a torto o ragione, in contrasto con gli interessi europei, o di avanzare tempi e strategie alternative, nell\u2019obiettivo ultimo di trasformare la politica estera atlantica in una politica estera, per l\u2019appunto, pi\u00f9 euro-atlantica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Europa autonoma&nbsp;<\/h2>\n\n\n\n<p>Le recenti parole del Presidente francese Macron sull\u2019autonomia strategica europea, che in ogni caso riprendono i ragionamenti della Dottrina Macron gi\u00e0 sviluppati nell\u2019intervista rilasciata a questa Rivista nell\u2019autunno del 2020&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-6-8015' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/06\/02\/tra-latlantico-lanarchia-futuri-dellunione-1\/#easy-footnote-bottom-6-8015' title='Sulla visione complessiva di Macron, si rimanda a &lt;em&gt;La dottrina Macron: una conversazione con il Presidente francese&lt;\/em&gt;, Il Grand Continent, 16 novembre 2020. Sulle ambizioni di autonomia strategica si veda anche il recente intervento del Presidente del Consiglio europeo Charles Michel, &lt;em&gt;Europa, una potenza in divenire&lt;\/em&gt;, Il Grand Continent, 1 aprile 2022.'><sup>6<\/sup><\/a><\/span><\/span>, hanno fatto molto discutere. In tanti hanno intravisto una proiezione gollista volta, da un lato, a rendere l\u2019Europa uno strumento per le ambizioni francesi, dall\u2019altro a coprire i problemi di politica interna. Al netto delle intenzioni del Presidente francese, la chimera dell\u2019Europa autonoma rappresenta l\u2019ipotesi pi\u00f9 improbabile, considerata l\u2019intrinseca divergenza tra paesi membri, tale da renderne difficile il verificarsi dei relativi presupposti: superamento del veto; esercito europeo; assenza di eccezioni di sicurezza e interesse nazionale in capo ai singoli Stati; condivisione da parte della Francia dei codici nucleari e rinuncia al seggio nel Consiglio di sicurezza dell\u2019Onu in favore dell\u2019Unione europea; formazione di un popolo europeo e collocazione del gioco democratico a tale livello sovrannazionale. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>La chimera dell\u2019Europa autonoma rappresenta l\u2019ipotesi pi\u00f9 improbabile, considerata l\u2019intrinseca divergenza tra paesi membri, tale da renderne difficile il verificarsi dei relativi presupposti<\/p><cite>luca picotti<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Questo giusto per sottolineare alcuni profili. Per non menzionare poi l\u2019aperta ostilit\u00e0 degli Stati Uniti rispetto a una simile ipotesi, nonch\u00e9 l\u2019incompatibilit\u00e0 \u2013 sul piano sostanziale \u2013 della Nato con l\u2019esercito comunitario, oltre che dell\u2019autonomia strategica con le basi statunitensi in suolo europeo (prime fra tutte, Germania e Italia). Si tratta di un\u2019ipotesi, pertanto, che si scontra con la storia: da un lato sotto il profilo della conformazione europea come conseguenza dei rapporti di forza emersi dopo la fine della Seconda guerra mondiale; dall\u2019altro sotto il profilo dell\u2019esistenza indiscussa, in quanto radicata da un punto di vista storico, linguistico, identitario, giuridico, degli Stati-nazione. <\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 chiaro, dunque, come la prospettiva autonoma fatichi a tradursi in realt\u00e0. Molto spesso \u00e8 invocata anche dall\u2019opinione pubblica di sinistra, poco incline a seguire l\u2019atlantismo \u2013 non solo nella forma pi\u00f9 estrema dell\u2019Europa atlantista, ma anche in quella semplicemente euro-atlantica \u2013 e perci\u00f2 tendenzialmente favorevole all\u2019idea di un\u2019Europa autonoma, equidistante e pacifista. Prospettiva che si scontra non solo con la discrasia tra modello economico europeo, fondato sull\u2019ordoliberalismo, e politiche vagamente socialiste, ma anche e soprattutto con il fatto che non c\u2019\u00e8 un popolo, n\u00e9 generale n\u00e9 di lavoratori, per dare vita a questa Europa autonoma. Ogni collettivit\u00e0 mantiene quella dimensione intrinsecamente nazionale che nessuna prospettiva di democrazia europea riesce al momento a elidere. Ne consegue, di fatto, per tornare alle accuse di gollismo a Macron, che la strada dell\u2019autonomia presenter\u00e0 sempre un volto, pi\u00f9 o meno nascosto, nazionale. In questo senso, l\u2019Europa autonoma o \u00e8 a trazione francese o non \u00e8. Oppure, o \u00e8 a trazione tedesca o non \u00e8. Qui veramente, verrebbe da dire, <em>tertium non datur<\/em>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Europa anarchica<\/h2>\n\n\n\n<p>Quest\u2019ultimo scenario \u00e8 quello pi\u00f9 idoneo a rappresentare le vie di mezzo, la conformazione ibrida che sovente tende ad assumere il condominio comunitario. In questo senso, la divergenza fra Stati membri si intensifica \u2013 come \u00e8 in parte accaduto con il combinato disposto tra pandemia e conflitto ucraino, che ha sprofondato l\u2019Unione europea in uno stato di semi-anarchia a livello sia giuridico, tra deroghe in fatto e in diritto, che politico \u2013 e non consente di individuare nemmeno astrattamente una direzione comune, come in parte possono invece leggersi i tre scenari di cui sopra. Da questo punto di vista, ogni Stato continuerebbe ad agire per conto proprio: ad esempio, la Francia e la Germania manterrebbero talune ambiguit\u00e0 nei rapporti con gli Stati Uniti e la Cina, la Polonia continuerebbe a ritagliarsi una centralit\u00e0 geopolitica in chiave atlantica e via dicendo. Le istituzioni rimarrebbero tali, ma meno effettive, in quanto l\u2019anarchia toglierebbe vigore al vecchio asse franco-tedesco un tempo predominante a Bruxelles, sicch\u00e9 i rapporti di forza si muoverebbero in modo pi\u00f9 caotico. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Nel caso dell\u2019Europa anarchica, la divergenza fra Stati membri si intensifica e non consente di individuare nemmeno astrattamente una direzione comune, come in parte possono invece leggersi i tre scenari di cui sopra.<\/p><cite>luca picotti<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Rimarrebbero le mezze misure: qualche deroga alla normativa sugli aiuti di Stato per affrontare l\u2019<em>Inflation Reduction Act<\/em>, ma limitata; qualche fondo sovrano per le tecnologie verdi, ma con scarse risorse economiche; qualche misura protezionista, talvolta verso la Cina, altre per\u00f2 all\u2019interno dello stesso condomino comunitario, senza dunque una precisa politica estera comune. Nella sostanza, una posizione dell\u2019Unione europea che non \u00e8 una posizione. Un\u2019effettivit\u00e0 ridotta e una maggiore anarchia tra paesi membri. In questo senso, non spiccherebbe n\u00e9 un marcato atlantismo, per quanto nella prassi rimarrebbe l\u2019indirizzo pi\u00f9 radicato, n\u00e9 credibili spinte verso l\u2019autonomia, n\u00e9 le tanto temute sirene orientali o euroasiatiche. Rimarrebbe un costrutto sostanzialmente fondato sull\u2019accettazione delle istituzioni principali (nella misura in cui non incidano eccessivamente sugli Stati nazionali)&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-7-8015' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/06\/02\/tra-latlantico-lanarchia-futuri-dellunione-1\/#easy-footnote-bottom-7-8015' title='Sull\u2019accettazione delle istituzioni condizionata al riconoscimento della centralit\u00e0 degli Stati nazionali, si \u00e8 recentemente espresso il Presidente polacco Mateusz Morawiecki nel suo \u201cdiscorso della Sorbona\u201d: \u00ab&lt;em&gt;In Europa niente potr\u00e0 salvaguardare la libert\u00e0 delle nazioni, la loro cultura, la loro sicurezza sociale, economica, politica e militare meglio degli Stati nazionali. Altri sistemi sono illusori o utopici. Possono essere rafforzati da organizzazioni intergovernative e anche parzialmente sovranazionali, come l\u2019Unione Europea, ma gli Stati nazionali in Europa non possono essere sostituiti&lt;\/em&gt;\u00bb (La dottrina Morawiecki: il piano della destra radicale polacca per riorganizzare l\u2019Europa, tradotto in italiano da Il Grand Continent).'><sup>7<\/sup><\/a><\/span><\/span> e della moneta unica, probabilmente non destinato a dissolversi ma sicuramente non a progredire in maniera sostanziale, ove all\u2019atlantismo spiccato di taluni paesi si contrapporrebbe una dimensione pi\u00f9 defilata di altri. Nel complesso, un mercato sempre meno armonico e politicamente senz\u2019altro anarchico.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La complessit\u00e0 del reale \u00e8 poco incline a farsi comprimere in schematismi. Ad un\u2019analisi deve sempre seguire la relativa problematizzazione, che evidenzi come i diversi schemi tendano ad intrecciarsi, dialogare, contaminarsi. Per quanto qui ci interessa, \u00e8 chiaro che il terreno di fondo, ineliminabile o quasi, \u00e8 quello anarchico, considerata l\u2019assenza di unit\u00e0 all\u2019interno dell\u2019Unione europea, cos\u00ec come la prospettiva pi\u00f9 irrealistica sul lato pratico (meno su quello teorico, in quanto pi\u00f9 volte invocata) \u00e8 quella dell\u2019autonomia, per le ragioni di cui sopra. <\/p>\n\n\n\n<p>Gli sviluppi tra questi due estremi possono assumere per\u00f2 diversi volti. Ad esempio, mentre i singoli capi di governo, da Macron a S\u00e0nchez, volano a Pechino e mantengono posizioni moderate nei rapporti con la Cina, le istituzioni comunitarie, in particolare la Commissione guidata da Ursula von der Leyen, stanno procedendo con una strategia pi\u00f9 assertiva&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-8-8015' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/06\/02\/tra-latlantico-lanarchia-futuri-dellunione-1\/#easy-footnote-bottom-8-8015' title='Sul punto si veda F. Galietti, &lt;em&gt;Il tempo dell\u2019ingenuit\u00e0 con la Cina \u00e8 finito&lt;\/em&gt;, Panorama, 12 aprile 2023.'><sup>8<\/sup><\/a><\/span><\/span> nei confronti dell\u2019Impero celeste, in un\u2019ottica pi\u00f9 affine al modello euro-atlantico che quello autonomista: non va infatti sottovalutata l\u2019azione europea in temi di investimenti esteri cinesi, che di recente si \u00e8 tradotta nell\u2019adozione di diversi strumenti protettivi (anche nel tentativo di adeguare l\u2019infrastruttura giuridica a questa fase storica), dal Regolamento 2019\/452 alle politiche sul 5G, dalle norme sulla tutela della reciprocit\u00e0 al prossimo <em>Foreign Subsidies Regulation<\/em>. <\/p>\n\n\n\n<p>Strumenti costruiti, sostanzialmente, per Pechino, non di certo per Washington \u2013 difatti nella pratica le operazioni commerciali prese di mira sono quelle poste in essere da imprese cinesi \u2013 a riprova di come una parte delle istituzioni di Bruxelles stia lavorando (rafforzandosi e rinnovandosi in taluni ambiti) su un modello simile a quello euro-atlantico, in parziale contrapposizione con le velleitarie affermazioni di Macron. Parallelamente, per\u00f2, tali iniziative di Bruxelles sono depotenziate dal protezionismo interno degli Stati europei stessi, propensi se necessario a competere tra loro con armi giuridiche ed economiche, possibilit\u00e0 facilitata dalle deroghe all\u2019infrastruttura giuridica seguite allo scoppio della pandemia. Cos\u00ec come le divergenze politiche, si pensi all\u2019opposto approccio verso la Russia di Polonia e Ungheria, a testimonianza di come il gruppo di Visegrad fosse meno unito di quanto si voleva credere, nonch\u00e9 in generale tra nuova Europa e vecchia Europa, paiono ricondurre lo scacchiere comunitario all\u2019ipotesi anarchica \u2013 ed essendo questo lo scenario pi\u00f9 realistico ma meno virtuoso, \u00e8 allo stesso tempo anche quello che pi\u00f9 rende possibile l\u2019appiattimento in salsa atlantista di un <em>junior partner<\/em> europeo sempre pi\u00f9 debole e meno autorevole.<\/p>\n\n\n\n<p>Il panorama \u00e8 complesso e di difficile definizione. Non \u00e8 dato sapere quale strada intraprender\u00e0 l\u2019Unione europea. Qui ne si \u00e8 tratteggiate quattro, alcune pi\u00f9 realistiche, altre pi\u00f9 improbabili. In ogni caso, sono quelle che, a parere di chi scrive, appaiono astrattamente pi\u00f9 concepibili. Quattro scenari che sono allo stesso tempo quattro modelli. Ognuno sar\u00e0 poi libero di valutare, in base alla propria sensibilit\u00e0 politica, quale di queste appaia pi\u00f9 auspicabile, al netto della realizzabilit\u00e0 o meno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si dice spesso che l\u2019Europa si trasforma. \u00c8 difficile descrivere come. Ma nella turbolenza del nuovo disordine, il bipolarismo tra Cina e Stati Uniti rimane la forza gravitazionale strutturante. 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