{"id":7945,"date":"2023-06-01T13:42:26","date_gmt":"2023-06-01T12:42:26","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/?p=7945"},"modified":"2023-09-19T09:57:20","modified_gmt":"2023-09-19T08:57:20","slug":"le-guerre-culturali-di-giorgia-meloni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/06\/01\/le-guerre-culturali-di-giorgia-meloni\/","title":{"rendered":"Le guerre culturali di Giorgia Meloni"},"content":{"rendered":"\n
Nonostante gli allarmi, almeno fino ad ora, non c\u2019\u00e8 stata nessuna marcia su Roma. La tanto temuta presa del Palazzo da parte di Giorgia Meloni e del gruppo dirigente della destra italiana sembra invece aver intrapreso un percorso di istituzionalizzazione degli uomini, delle istanze e delle posizioni politiche di un mondo che per anni \u00e8 stato marginale e marginalizzato. Questo percorso potrebbe forse inserirsi in un processo di europeizzazione e atlantizzazione della destra italiana e di un mondo che si \u00e8 nutrito di letture spesso stampate in ciclostile e diffuse da improbabili librerie che dovevano assolvere il compito di tenere accesa una Fiamma che il vento costituzionale aveva sepolto sotto l\u2019avanzata della cultura dei diritti individuali e della modernit\u00e0 post-secolare. La testimonianza dell\u2019istituzionalizzazione, pi\u00f9 che della normalizzazione, \u00e8 data anche dalle recenti nomine necessarie a coprire i posti apicali delle principali aziende pubbliche del Paese. <\/p>\n\n\n\n
Nel prendere quelle decisioni, in diversi casi, la scelta \u00e8 ricaduta su tecnici che avevano lavorato anche con i governi precedenti e non su figure provenienti dall\u2019apparato o degli ambienti vicini al Partito. Probabilmente anche perch\u00e9 per un Partito che ha avuto una crescita cos\u00ec vertiginosa negli ultimi anni sarebbe forse risultato davvero difficile fare da incubatore e serbatoio della classe dirigente necessaria ad un Paese cos\u00ec complesso e articolato come l\u2019Italia. Come hanno scritto Francesco Maselli e David Allegranti: \u00abMeloni mostra di aver compreso che la sovranit\u00e0 non \u00e8 pi\u00f9 soltanto verticale, il mandato popolare non \u00e8 sufficiente per governare con profitto, ma serve anche la sovranit\u00e0 orizzontale, cio\u00e8 il riconoscimento dei pari grado internazionali e delle strutture sovranazionali che prendono decisioni che si riverberano sugli Stati che ne fanno parte\u00bb. Questa affermazione, che sembra essere sicuramente valida per Meloni, forse non assume la stessa rilevanza per altre figure della destra europea. Basta pensare a quanto abbiamo visto con le esperienze di Marine Le Pen e con le posizioni dei conservatori britannici sulla Brexit. Forse, anche in questo caso, si fa sentire sull\u2019Italia il peso della necessit\u00e0 di un vincolo esterno entro cui inquadrare lo sviluppo politico da Roma. C\u2019\u00e8 per\u00f2 un aspetto che va oltre le contingenze di natura strettamente politica che appare opportuno approfondire e che riguarda il collocamento dell\u2019Italia meloniana nel contesto delle culture wars <\/em>globali (credo sia opportuno utilizzare l\u2019espressione in inglese perch\u00e8, come vedremo, \u00e8 difficile comprendere quanto avviene se non si tiene come riferimento il contesto statunitense). <\/p>\n\n\n\n Questo discorso non riguarda solo l\u2019Italia, ma potrebbe allargarsi anche ai dibattiti politico-culturali che riguardano altri Paesi. Ovviamente le culture wars<\/em>, data la diversit\u00e0 delle culture politiche dei Paesi europei, non si presentano in maniera omogenea e vanno calate e interpretate considerando le diverse peculiarit\u00e0 nazionali. Per esempio, un dibattito come quello francese sulla centralit\u00e0 della la\u00efcit\u00e9 risulterebbe non comprensibile in altri Paesi se non alla luce delle particolarit\u00e0 dello sviluppo storico transalpino. Allo stesso tempo il peculiare ruolo del cattolicesimo in Italia risulterebbe difficilmente esportabile in altri contesti. Risale a oltre trenta anni fa l\u2019influente pubblicazione del sociologo statunitense James Davison Hunter dal titolo: Culture Wars. The struggle to control the family, art, education, law and politics in America<\/em>. <\/p>\n\n\n\n Ovviamente le culture wars<\/em>, data la diversit\u00e0 delle culture politiche dei Paesi europei, non si presentano in maniera omogenea e vanno calate e interpretate considerando le diverse peculiarit\u00e0 nazionali <\/p>pasquale annicchino<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n Si tratta di un volume fondamentale per comprendere quanto \u00e8 avvenuto negli Stati Uniti e come i mutamenti americani abbiano poi influenzato il dibattito pubblico e culturale in altri Paesi (non solo occidentali) su questioni centrali nella definizione delle identit\u00e0 pubbliche. In Hunter si ritrovano le variabili che hanno portato all\u2019attuale polarizzazione statunitense, all\u2019impossibilit\u00e0 del dialogo pubblico su questioni particolarmente complesse, al trionfo dell\u2019odio che diviene il fil rouge<\/em> delle conversazioni nazionali. Ne abbiamo avuto qualche esempio recente anche in Italia con le contestazioni e i successivi eventi avvenuti al Salone del Libro di Torino.<\/p>\n\n\n\n Nell\u2019opera di inizio anni \u201890 Hunter individua due pulsioni fondamentali che guidano la vita pubblica statunitense: quella \u201cprogressista\u201d e quella \u201cortodossa\u201d. I progressisti credono che i riferimenti tradizionali della moralit\u00e0 pubblica e privata debbano essere aggiornati alla luce delle evoluzioni della modernit\u00e0. Gli ortodossi, nella ricostruzione di Hunter, credono che l\u2019autorit\u00e0 morale non risieda nelle scelte del singolo ma in un\u2019autorit\u00e0 esterna, spesso e volentieri religiosa. Attorno a questa divisione si costruisce la grande polarizzazione statunitense che taglia in due l\u2019elettorato e la societ\u00e0 e contribuisce ad una divisione sociale sempre maggiore, soprattutto dopo gli anni dell\u2019avanzata dei diritti individuali. Per Hunter, tra progressisti e ortodossi, non vi \u00e8 possibilit\u00e0 di ricomposizione. <\/p>\n\n\n\n Le due trib\u00f9 vivono in realt\u00e0 parallele, alternative, destinate a non incontrarsi e a darsi battaglia per l\u2019egemonia sulla societ\u00e0. Ricordiamoci che quando Hunter scriveva non esistevano ancora i social media con la loro, oggi accertata, capacit\u00e0 di profilazione e polarizzazione che ha cos\u00ec tanto influenzato anche numerose elezioni. Le culture wars<\/em> allora non riguardano solo le politiche pubbliche e le differenti opzioni in gioco, ma la stessa definizione della realt\u00e0. Cos\u2019\u00e8 un uomo? Cos\u2019\u00e8 una donna? Cos\u2019\u00e8 il matrimonio? Hunter fu molto criticato per la sua ricostruzione, ma oggi, dopo oltre trent’anni, le sue teorie fanno ancora discutere. <\/p>\n\n\n\n Questo anche perch\u00e9 gli Stati Uniti hanno guidato il dibattito globale su numerosi temi decisivi rispetto alla costruzione politica, ma anche antropologica, di numerose societ\u00e0. Basta pensare al dibattito sul riconoscimento al diritto al matrimonio dello stesso sesso sancito con la decisione Obergefell v. Hodges dalla Corte Suprema degli Stati Uniti il 26 giugno 2015. La dinamica \u00e8 prettamente hunteriana: quattro giudici maggioranza e quattro in minoranza con un solo voto di differenza dovuto al ruolo assunto dal giudice, di nomina conservatrice, ma molto favorevole ai diritti civili, Anthony Kennedy. La decisione \u00e8 un vero e proprio spartiacque geopolitico. Mentre nella Russia di Putin monta la riscoperta dei \u201cvalori tradizionali\u201d gli Stati Uniti si autorappresentano, mediante la decisione del supremo organo giudiziario, come i difensori dell\u2019individualismo e della libert\u00e0 di scelta. Love is love<\/em>. <\/p>\n\n\n\n Gi\u00e0 altre volte nella storia la Corte Suprema degli Stati Uniti, con le sue decisioni, era stata utile a dirimere controversie politiche interne e a fornire proiezioni di potere e immaginario della narrazione statunitense. Basta pensare alla decisione Brown v. Board of Education del 1954 che ha posto fine alla segregazione razziale nel pieno della lotta contro l\u2019Unione Sovietica. Anche quella decisione fu fondamentale per esportare la narrazione di \u201cliberazione\u201d proveniente da Washington. Anche mediante il ruolo del potere giudiziario e delle sue decisioni gli Stati Uniti sono riusciti ad esportare il loro modello culturale e, in alcuni casi, le loro culture wars<\/em> interne. negli altri Paesi. Gli Stati Uniti, soprattutto a partire dalla Presidenza Reagan, non hanno esportato solo una narrazione progressista. Anche il fronte \u201cortodosso\u201d guidato dalla destra religiosa ha cominciato a battagliare davanti alle giurisdizioni di altri Paesi e a influenzare la legislazione su questioni etiche e morali fondamentali. <\/p>\n\n\n\n Oggi pochi lo sottolineano, ma la stessa legislazione russa contro gli omosessuali \u00e8 stata fortemente influenzata dalla destra religiosa statunitense. Che si guardi al fronte \u201cprogressista\u201d o a quello \u201cortodosso\u201d gli Stati Uniti restano la piattaforma fondamentale per l\u2019elaborazione e la diffusione delle idee che oggi sono al centro delle culture wars<\/em> globali. Lo stesso Macron ebbe a criticare alcune \u00abteorie sociali interamente importate dagli Stati Uniti con tutti i loro problemi\u00bb. Per diversi mesi abbiamo visto il teologo del trumpismo, Steve Bannon, girare per l\u2019Europa per cercare di convincere i leader della destra europea a fare uso delle sue ricette miracolose. E, almeno per alcuni temi, la promozione ha funzionato, come dimostra lla classica distinzione popolo vs \u00e9lite che ha contraddistinto una fase politica di molti Paesi europei. <\/p>\n\n\n\n Che si guardi al fronte \u201cprogressista\u201d o a quello \u201cortodosso\u201d gli Stati Uniti restano la piattaforma fondamentale per l\u2019elaborazione e la diffusione delle idee che oggi sono al centro delle culture wars<\/em> globali<\/p>PAsquale annicchino<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n Per comprendere il ruolo della variabile statunitense rispetto al contesto italiano pu\u00f2 essere utile fare riferimento ad un\u2019intervista concessa lo scorso 7 novembre 2022 dall\u2019attuale Ministro per la Cultura Gennaro Sangiuliano al quotidiano Libero<\/em>. Di quell\u2019intervista sono particolarmente interessanti i passaggi relativi alla dimensione culturale del progetto meloniano. Sostiene Sangiuliano che \u00abNegli ultimi quindici anni siamo stati asfissiati da un conformismo e un\u2019ipocrisia di pensiero figli dello stile liberal proveniente dal partito democratico americano e adottati acriticamente in Italia, un sistema di controllo del pensiero e rimodellamento delle coscienze che \u00e8 anche peggio del vecchio marxismo che aveva una sua coerenza pur non condivisibile. In certi momenti sembrava di vedere in azione una nuova inquisizione spagnola. Impossibilit\u00e0 di dibattere, di entrare nel merito delle questioni, imposizione di un solo modo di vedere consentito\u00bb Torna, lo vediamo, la centralit\u00e0 del dibattito statunitense e delle idee prodotte in quel contesto. <\/p>\n\n\n\n Per Sangiuliano: \u00abLa nostra sinistra ha importato acriticamente il perbenismo anglosassone senza averne la tradizione e rinunciando alla propria identit\u00e0. Il risultato \u00e8 una melassa mal riuscita. Ha dimenticato che la libert\u00e0 si realizza e si rafforza anche nel rispetto delle appartenenze tradizionali e culturali di ciascun popolo. Sono stati Tocqueville e Ortega y Gasset a ricordare che una societ\u00e0, autenticamente democratica, non pu\u00f2 prescindere da un insieme di valori che \u00e8 ampiamente condiviso e che trasforma gli individui in appartenenti alla nazione che cooperano per il perseguimenti di fini comuni. La riconoscibilit\u00e0 della comune identit\u00e0 culturale e spirituale costituisce un valore irrinunciabile, un principio primo del senso civico\u00bb. <\/p>\n\n\n\n In un\u2019intervista alla Voce di New York<\/em>, del 14 settembre 2022, Giorgia Meloni aveva confermato di guardare al dibattito statunitense per le culture wars <\/em>da importare: \u00abGuardando al Nord America ci batteremo in particolare per la difesa dei simboli e dei monumenti che negli ultimi anni sono stati al centro di vergognose pratiche di \u201ccancel culture\u201d. E non \u00e8 un caso che, proprio nel collegio di Genova, citt\u00e0 natale di Cristoforo Colombo, abbiamo scelto di candidare uno dei nostri pi\u00f9 validi dirigenti (…) Una scelta simbolica per rinnovare il nostro impegno contro chi vorrebbe abbattere i simboli della nostra storia e della nostra identit\u00e0 nel mondo\u00bb. Negli anni precedenti del resto Giorgia Meloni aveva avuto importanti rapporti con quello Steve Bannon che aveva addirittura provato a fondare una scuola di formazione in Italia con l\u2019obiettivo di influenzare non solo gli sviluppi politici, ma addirittura quelli interni al cattolicesimo globale. Se il soft-power putiniano, che pure cos\u00ec influente \u00e8 stato nello sviluppo culturale della destra italiana, appare oggi un serbatoio inservibile a causa della guerra in Ucraina il modello statunitense sembrerebbe offrire un repertorio di azioni e di idee potenzialmente utile alle destra al potere. Ma \u00e8 davvero cos\u00ec?\u00a0<\/p>\n\n\n\n Oggi pochi lo sottolineano, ma la stessa legislazione russa contro gli omosessuali \u00e8 stata fortemente influenzata dalla destra religiosa statunitense <\/p>pasquale annicchino<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n Mentre negli Stati Uniti, a seguito della decisione della Corte Suprema nel caso Dobbs, alcuni Stati riducono in maniera drastica la possibilit\u00e0 di accesso all\u2019aborto Giorgia Meloni sembra assumere toni diversi rispetto al dibattito italiano in un intervento su Panorama<\/em> il 10 agosto 2022: \u00abLavoreremo per attuare la prima parte della legge 194 e sostenere le donne che non vogliono abortire, difenderemo la libert\u00e0 educativa delle famiglie da chi vuole imporre le teorie gender nelle scuole, ci batteremo per rendere l\u2019utero in affitto reato universale e velocizzare le adozioni\u00bb.<\/p>\n\n\n\n Appare particolarmente interessante sottolineare come, allo stesso tempo, mentre negli Stati Uniti la destra religiosa spinge per la messa al bando della pillola anticoncezionale,\u00a0in Italia, con un governo di destra, si discuta di renderla disponibile a tutte le donne e a carico dello Stato. Non \u00e8 un dettaglio. La destra religiosa statunitense ha uno zoccolo sociale duro che crede in quelle idee. La destra italiana naviga in un Paese ormai totalmente immerso nella post-cristianit\u00e0 e non pu\u00f2 andare oltre gli enfatici riferimenti retorici per provare a trasformarli in discorsi identitari. Quella dettata dalla secolarizzazione \u00e8 una variabile importante per tutte le destre europee e che le distingue dalla destra statunitense. <\/p>\n\n\n\n A questo si aggiunge il fatto che nemmeno gli attori politici credono in quelle idee e le vivono nella loro quotidianit\u00e0. Come ha sottolineato Olivier Roy: \u00abNessun politico \u00e8 pronto a far campagna a favore dei principi non negoziabili perch\u00e9 i nuovi valori sono entrati nei costumi anche a destra e tra i populisti. La sola concessione che i politici possono fare \u00e8 menzionare l’identit\u00e0 cristiana, a condizione che questo non implichi la messa in pratica dei valori cristiani. E quelli di loro che a titolo personale si dicono contrari all\u2019aborto, si affrettano a dichiarare che non rimetteranno in discussione questo diritto (…) per la stragrande maggioranza dei politici, uomini e donne, il Cristianesimo \u00e8 un patrimonio, un insieme di radici e un\u2019identit\u00e0, mai una fede o un sistema di valori e di norme. Il Cristianesimo \u00e8 il nostro passato, non il nostro futuro. I populisti sono figli del \u201868 che vogliono ancora godersi la vita, ma solo tra di loro\u00bb.<\/p>\n\n\n\n L\u2019Italia meloniana \u00e8 una navicella alla deriva nel mare della societ\u00e0 occidentale post-cristiana. Non pu\u00f2 attingere al pozzo della destra religiosa statunitense perch\u00e9 nemmeno i suoi principali attori credono davvero a quel repertorio di idee. La guerra ucraina ha fatto saltare il banco del soft-power putiniano fondato sulla \u201criscoperta\u201d dei \u201cvalori tradizionali\u201d. Cos\u00ec alcuni intellettuali organici per distanziarsi dal repertorio fascita e post-fascista provano a riesumare gli eterni Papini e Prezzolini. Ma nel 1948 fu proprio il secondo a chiarire gli spazi di manovra culturale di chi avrebbe deciso di dedicarsi alla costruzione dell\u2019immaginario culturale italiano: \u00abLe energie italiane non sono mai state spese per il bene dello Stato o della legge, ma lo spettacolo della variet\u00e0 degli individui \u00e8 straordinario. Per secoli gli italiani non ebbero organizzazione statale, non classe dirigente, non esercito nazionale, ma diedero origine a migliaia di artisti, statisti, sacerdoti, santi, filosofi, eroi, poeti e altri tipi unici, strani, speciali che non potevano assimilarsi con la popolazione essendo nati ognuno per trionfare e comandare, e ben pochi per seguire, eseguire piani ed obbedire. La sola organizzazione alla quale dedicarono le proprie energie, e che hanno mantenuto viva, fu la Chiesa Cattolica che in un certo senso li mise a capo del resto del mondo. In tale sforzo sembra abbiano quasi esaurito la loro capacit\u00e0 di disciplina e di lavoro in comune\u00bb. <\/p>\n\n\n\n Questa fu la terribile sentenza di Prezzolini in \u201cL\u2019Italia finisce\u201d. I mari della globalizzazione e della post-cristianit\u00e0 hanno ormai portato anche la Chiesa fuori dall\u2019orbita non solo italiana ma forse occidentale. Non resta allora che ripetere i soliti schemi morettiani dei rossi e dei neri, del \u00abTe lo meriti Alberto Sordi!\u00bb, perch\u00e9 le alternative non esistono. Almeno fino a quando non ci si render\u00e0 conto che le idee hanno delle conseguenze e che la loro elaborazione non pu\u00f2 essere lasciata ad un pastiche post-moderno e raffazzonato che di sovrano non ha proprio nulla.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":" Per Pasquale Annicchino, l\u2019Italia di Meloni \u00e8 \u00abuna navicella alla deriva nel mare post-cristiano che \u00e8 diventata la societ\u00e0 occidentale\u00bb. In mezzo a questo oceano tempestoso agitato da guerre culturali d\u2019importazione, essa mantiene una rotta fragile, in equilibrio su una corda tesa e con poco spazio di manovra: quanto potr\u00e0 resistere?<\/p>\n","protected":false},"author":6720,"featured_media":11031,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"templates\/post-angles.php","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_trash_the_other_posts":false,"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"geo":[],"class_list":["post-7945","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-uncategorised","staff-pasquale-annicchino"],"acf":{"open_in_webview":false,"accent":false},"yoast_head":"\n