{"id":7563,"date":"2023-05-15T17:44:54","date_gmt":"2023-05-15T16:44:54","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/?p=7563"},"modified":"2023-09-29T12:06:31","modified_gmt":"2023-09-29T10:06:31","slug":"il-pnrr-ha-un-peccato-originale-una-conversazione-con-carlo-alberto-carnevale-maffe-e-andrea-capussela","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/05\/15\/il-pnrr-ha-un-peccato-originale-una-conversazione-con-carlo-alberto-carnevale-maffe-e-andrea-capussela\/","title":{"rendered":"Il PNRR ha un peccato originale? Una conversazione con Carlo Alberto Carnevale Maff\u00e8 e Andrea Capussela"},"content":{"rendered":"\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>La prima domanda \u00e8 necessaria per inquadrare bene il tema di cui ci occupiamo, che \u00e8 il Piano nazionale di ripresa e resilienza italiano, principale programma finanziato a livello europeo con i fondi del Next Generation Eu, circa 191 miliardi di euro. Come nasce e quali sono le motivazioni che portano l\u2019Italia a diventare il primo paese per fondi stanziati?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Andrea Capussela<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>Il piano europeo \u00e8 importante soprattutto per contrasto rispetto alla risposta dell\u2019Unione e degli Stati membri alla crisi finanziaria globale, alla recessione e alla crisi del debito sovrano del 2008. In quel caso la risposta fu tarda, timida, di natura tale da rompere la solidariet\u00e0 tra paesi debitori e paesi creditori, secondo le categorie che si utilizzavano all\u2019epoca. Alla pandemia \u00e8 stata data invece una risposta di natura qualitativamente diversa: la solidariet\u00e0 europea \u00e8 stata forte e si \u00e8 deciso di ricorrere al debito comune per finanziare gli investimenti dei Paesi membri. Certo, non c\u2019\u00e8 stato un percorso verso beni pubblici europei come alcuni auspicavano, probabilmente anche per una questione di tempo necessario a calibrare un progetto del genere, ma possiamo definire certamente un passo avanti il finanziamento e il trasferimento di risorse dall\u2019Unione agli Stati sorretto da debito comune.<\/p>\n\n\n\n<p>La direzione del piano \u00e8 quella ovvia: transizione verde, transizione digitale, inclusione e coesione. E ci\u00f2 che \u00e8 importante, indirettamente, \u00e8 che chiude un capitolo del dibattito sugli eurobond che va avanti da circa quindici anni: oggi abbiamo dei titoli europei che sostengono un programma di investimenti. Alcuni potrebbero vederci una qualche forma di unione fiscale, di tipo per\u00f2 temporaneo. \u00c8 possibile interpretarla anche in altri modi, ma sicuramente questa iniziativa avr\u00e0 un impatto sul futuro di questo dibattito: se avr\u00e0 successo, sar\u00e0 un argomento a favore di chi in futuro spinger\u00e0 verso una maggiore unione fiscale, naturalmente appoggiata a una pi\u00f9 forte unione politica; se sar\u00e0 un insuccesso, dar\u00e0 sostanza ad argomenti contrari a questa prospettiva. La situazione italiana \u00e8 cruciale perch\u00e9 il successo si misurer\u00e0 soprattutto in Italia, essendo da un lato il principale destinatario dei fondi mobilitati da Next generation Eu, dall\u2019altro il vero malato d\u2019Europa da pi\u00f9 di un decennio.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>La situazione italiana \u00e8 cruciale perch\u00e9 il successo si misurer\u00e0 soprattutto in Italia, essendo da un lato il principale destinatario dei fondi mobilitati da Next generation Eu, dall\u2019altro il vero malato d\u2019Europa da pi\u00f9 di un decennio<\/p><cite>Andrea capussela<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Carlo Alberto Carnevale Maff\u00e8<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>\u00c8 interessante questo potenziale momento <em>hamiltoniano<\/em> per l\u2019Europa di cui parlava Andrea Capussela. Prima ancora che per l\u2019unione fiscale, direi che Next Generation Eu rappresenta la premessa per un piano di creazione di beni pubblici europei, a sua volta logicamente, filosoficamente, se volete anche politicamente, premessa dello strumento finanziario. Esiste la possibilit\u00e0 di creare beni pubblici europei? Per me s\u00ec, e questo \u00e8 cominciato con le politiche di acquisto comune del vaccino: ero parte della task force italiana sul Covid e ho partecipato a livello europeo alle discussioni per l\u2019istituzione di un green pass europeo, esattamente una tipologia di <em>public good <\/em>continentale, perch\u00e9 ha rappresentato uno strumento molto pi\u00f9 efficiente a livello europeo rispetto a ventisette formati diversi. Parlo di momento Hamilton, perch\u00e9 al di l\u00e0 del merito, cio\u00e8 i soldi, c\u2019\u00e8 un metodo comune, ovvero l\u2019<em>impact investing:<\/em> l\u2019idea che i finanziamenti siano vincolati e funzionali a un obiettivo e vengano erogati sulla base del suo raggiungimento. Qui cambia il ruolo dell\u2019Unione europea, che non \u00e8 soltanto un emettitore di debito, ma pi\u00f9 propriamente un erogatore di finanziamenti a fronte di progetti condivisi e governati bilateralmente dallo Stato beneficiario e dalla Commissione. Questo principio \u00e8 gi\u00e0 hamiltoniano, introduce un metodo del tutto nuovo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Bisogna dunque giudicare il PNRR italiano alla luce di due punti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il primo \u00e8 naturalmente quello finanziario, la questione di quanti soldi l\u2019Italia riuscir\u00e0 a spendere non \u00e8 secondaria. Si possono avere opinione diverse sul tema, ma per me i soldi saranno in ogni caso spesi male perch\u00e9 sono allocati male. La scelta del governo Conte II, che ha negoziato il piano originale nel 2020, fu una scelta di bulimia finanziaria: richiese circa 200 miliardi di euro senza avere al contempo buone idee su come spenderli con moltiplicatore positivo. Il PNRR ammette con candore disarmante che l\u2019Italia spender\u00e0 duecento miliardi con un moltiplicatore medio inferiore all\u2019uno. Ammettiamo dunque che il rapporto costi benefici non \u00e8 razionale, e gi\u00e0 questo mi sembra un enorme limite.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>\u00c8 un momento Hamilton, perch\u00e9 c\u2019\u00e8 un metodo comune, ovvero l\u2019<em>impact investing:<\/em> l\u2019idea che i finanziamenti siano vincolati e funzionali a un obiettivo e vengano erogati sulla base del suo raggiungimento. Qui cambia il ruolo dell\u2019Unione europea, che non \u00e8 soltanto un emettitore di debito, ma pi\u00f9 propriamente un erogatore di finanziamenti a fronte di progetti condivisi e governati bilateralmente dallo Stato beneficiario e dalla Commissione. <\/p><cite>carlo alberto carnevale maff\u00e8<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Il secondo \u00e8 quello del metodo, che invece mi sembra molto positivo. Ci\u00f2 che rimane del PNRR \u00e8 l\u2019impianto di un programma di spesa composto da target, milestone, governance condivisa ed erogazione dei fondi a fronte di ottenimento dei risultati, a cui si aggiunge la premessa di portare a termine delle riforme e non semplicemente dei progetti di realizzazione. Questo guadagno istituzionale \u00e8 indubbio, al di l\u00e0 delle dimensioni effettive del piano a livello continentale, perch\u00e9 qualche centinaio di miliardi nell\u2019economia europea \u00e8 una goccia nel mare. Il metodo rimane molto interessante ed \u00e8 un gradino importante, istituzionale, che l\u2019Europa ha salito e speriamo che non ridiscenda. Questo \u00e8 gi\u00e0 un successo, \u00e8 gi\u00e0 una strada che secondo me non avr\u00e0 ritorno.<\/p>\n\n\n\n<p>Il giudizio nel merito dei risultati ottenuti dall\u2019Italia \u00e8 ancora aperto. Sia sulla capacit\u00e0 effettiva di spesa sia sulle riforme, perch\u00e9 il piano non prevede soltanto una dimensione monetaria, ma la prevede in funzione delle riforme: i soldi servono per dare loro corpo e sostanza. \u00c8 il disegno generale che dobbiamo guardare, non la lista della spesa.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Andrea Capussela<\/strong> <\/h4>\n\n\n\n<p>La dimensione totale degli investimenti, i famosi 191 miliardi, sono un punto su cui effettivamente si pu\u00f2 discutere, e sul quale, almeno finora, non abbiamo assistito a un grande dibattito, n\u00e9 durante il governo Conte n\u00e9 durante il governo Draghi che avrebbe potuto rivedere questa scelta. Sarebbe stato invece importante interrogarsi sul quantitativo di fondi che adesso bisogner\u00e0 spendere, anche perch\u00e9 oltre alle risorse europee sono stati stanziati circa 40 miliardi di fondo complementare italiano. Stiamo mettendo tutte le uova in un paniere ed \u00e8 una scelta rischiosa, non sono in grado di dire se \u00e8 stata giusta o sbagliata, ma rischiosa senz\u2019altro. Allo stesso tempo vorrei sottolineare un fatto: le analisi analisi della Banca d\u2019Italia ci dicono che l\u2019economia italiana, subito prima della fine della pandemia e adesso nella ripresa postpandemica, sta vivendo una fase di grande vitalit\u00e0. Ci\u00f2 avviene soprattutto nel settore manifatturiero, naturalmente, dove le esportazioni sono in crescita e in salute.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Le due tremende crisi degli ultimi anni, quella del debito sovrano e quella pandemica, hanno paradossalmente portato una scossa su un malato che ristagnava da due decenni, un cambiamento che ha generato una riallocazione di risorse. Capitale e lavoro hanno iniziato finalmente a spostarsi verso i settori pi\u00f9 promettenti e verso le imprese che hanno le spalle per affrontare le sfide dell\u2019attuale paradigma tecnologico. L\u2019Italia produce met\u00e0 del valore aggiunto grazie a 25mila imprese con pi\u00f9 di cinquanta addetti, la cui produttivit\u00e0 media \u00e8 su livelli tedeschi. Questo segmento industriale impiega circa sei milioni di addetti. L\u2019altra met\u00e0 del valore aggiunto \u00e8 composto da 4,3 o 4,4 milioni di micro imprese che impiegano il doppio degli addetti: contano dunque met\u00e0 della produttivit\u00e0 delle prime. Perch\u00e9 non sono produttive? Perch\u00e9 nell\u2019attuale paradigma tecnologico essere una microimpresa tipicamente ti mette indietro rispetto agli altri.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>L\u2019Italia produce met\u00e0 del valore aggiunto grazie a 25mila imprese con pi\u00f9 di cinquanta addetti, la cui produttivit\u00e0 media \u00e8 su livelli tedeschi<\/p><cite>andrea capussela<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>La vitalit\u00e0 che vediamo deriva proprio dal fatto che stiamo vedendo riallocazione verso le imprese pi\u00f9 forti, ed \u00e8 un ottimo segno. Sappiamo che la riallocazione non \u00e8 un processo indolore, e funziona meglio in un\u2019economia che sta crescendo, quindi l\u2019idea di fare un <em>big push<\/em> ha senso, pur consapevoli che per via della nostra debole capacit\u00e0 di assorbimento gran parte dei fondi del PNRR sar\u00e0 spesa in modo inefficiente. Per\u00f2 ha un senso l\u2019idea di un grande investimento che stimoli la risposta positiva dell\u2019economia.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Carlo Alberto Carnevale Maff\u00e8 <\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>Concordo, assistiamo all\u2019effetto del \u201cgrande vecchio dell\u2019inverno\u201d al contrario. Tutti vedono che il grande vecchio del villaggio taglia la legna durante l\u2019autunno, dunque si aspettano un inverno brutto, e lo imitano. In questo caso l\u2019imitazione \u00e8 positiva: se tutti i miei concorrenti si accorgono che io sto investendo, sono portati a compiere scelte simili, e si innesca il meccanismo virtuoso di cui l\u2019economia italiana aveva bisogno.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ne parlava Corrado Passera da ministro delle Sviluppo economico ormai dieci anni fa: lui sosteneva che l\u2019Italia avesse bisogno di una un\u2019iniezione di \u201cadrenalina finanziaria\u201d, non tanto preoccupato dal merito di eventuali investimenti, quanto proprio per il segnale di rinascita che questi avrebbero comportato. Ci\u00f2 che sottolinea Capussela \u00e8 giusto, basta guardare i grafici della crescita degli investimenti, che non sono in doppia cifra, ma a tassi che non si vedevano da tantissimo tempo. Il grafico dello studio di Banca d\u2019Italia \u00e8 molto chiaro in questo senso: il tasso degli investimenti medi previsto nel 2022, 2023, 2024 \u00e8 nettamente superiore alla media storica degli ultimi vent\u2019anni.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>basta guardare i grafici della crescita degli investimenti, che non sono in doppia cifra, ma a tassi che non si vedevano da tantissimo tempo<\/p><cite>carlo alberto carnevale maff\u00e8<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Nella stesura di un piano di pi\u00f9 di 200 miliardi di spesa finanziata da fondi pubblici in soli 6 anni, che si affiancano al normale bilancio dello Stato, si presuppone una capacit\u00e0 strategica molto fine da parte del governo. Come valutate le scelte strategiche compiute dal governo Conte II e poi leggermente modificate dal governo Draghi?&nbsp;<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Carlo Alberto Carnevale Maff\u00e8 <\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>Purtroppo le valuto in modo negativo. La prima cosa che consigliai al governo Draghi proprio nei suoi primi giorni, quando Palazzo Chigi riscrisse in parte il piano ereditato da Conte, che non lo aveva ancora terminato e discusso con la Commissione, era di stravolgere il suo impianto. Sono sempre stato convinto che la strada giusta non era conferire la gestione e la spesa di tutte le risorse alla pubblica amministrazione, ma creare delle forme di collaborazione tra pubblico e privato, con dei partenariati (PPP) o con dei crediti d\u2019imposta, in modo da rendere tutto pi\u00f9 rapido e razionale. A un euro pubblico doveva corrispondere un euro privato, un approccio che avrebbe avuto da un lato una moltiplicazione importante, dall\u2019altro tempi certi. La pubblica amministrazione non ha le risorse umane per spendere questi soldi, \u00e8 inutile illuderci, ed \u00e8 un limite di cui eravamo ben coscienti, non \u00e8 una sorpresa. Bisognava usare quei soldi come spesa pubblica di trascinamento di spesa privata, invece cos\u00ec purtroppo non \u00e8 stato per gran parte del piano.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Andrea Capussela<\/strong> <\/h4>\n\n\n\n<p>Io ho un po&#8217; una perplessit\u00e0, come dire, di fondo, teorica, su questo approccio. In un certo senso \u00e8 dagli anni Trenta che noi stiamo bypassando la pubblica amministrazione nella gestione degli investimenti. \u00c8 una storia antica, intendiamoci: Benito Mussolini crea l\u2019IRI, l\u2019istituto della ricostruzione industriale, proprio perch\u00e9 non si fida dei ministeri, e l\u2019IRI per carit\u00e0 ha fatto molto bene fino agli anni sessanta. Tuttavia questa ricorrente inclinazione a ritenere inefficiente e inadeguata la pubblica amministrazione la rende strutturalmente tale: \u00e8 impossibile che cambi se non le viene data la possibilit\u00e0 di farlo. Forse \u00e8 il caso di bruciarsi i ponti dietro le spalle, affidare il piano alla pubblica amministrazione e nel frattempo provare a sistemarla.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>\u00c8 impossibile che la pubblica amministrazione cambi se non le viene data la possibilit\u00e0 di farlo. Forse \u00e8 il caso di bruciarsi i ponti dietro le spalle, affidare il piano alla pubblica amministrazione e nel frattempo provare a sistemarla<\/p><cite>andrea capussela<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Ed \u00e8 qui un punto nel quale si vede la complementariet\u00e0 tra i programmi di investimento e le riforme. Perch\u00e9 il piano \u00e8 molto chiaro in questo senso: gran parte della crescita potenziale viene dalle riforme e in particolare dalla riforma della pubblica amministrazione. Ora, negli ultimi trent\u2019anni l\u2019Italia ha avuto quattro grandi riforme della pubblica amministrazione: Cassese, Bassanini, Brunetta, Madia. Nessuna di queste ha risolto veramente i problemi, eppure mi risulta difficile sostenere che fossero visibilmente inadeguate. Cosa non ha funzionato allora? Probabilmente non c\u2019era una vera visione politica sostenuta da una coalizione di cambiamento forte abbastanza da cambiare le aspettative di milioni di imprese, di cittadini e di lavoratori che entrano in contatto con la pubblica amministrazione, senza parlare di chi ci lavora.<br><br>La domanda da porsi oggi, dunque, \u00e8 la seguente: dietro la nuova riforma c\u2019\u00e8 questa visione? Forse no.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Carlo Alberto Carnevale Maff\u00e8<\/strong> <\/h4>\n\n\n\n<p>L\u2019idea di \u00abquemar las naves\u00bb come Fernando Cort\u00e9s, che arriva in America e invita i suoi uomini a bruciare le navi per mettere in chiaro che non si pu\u00f2 tornare indietro, \u00e8 giustissima dal punto di vista della teoria della leadership, ma si scontra forse con lo stato attuale della pubblica amministrazione e il pochissimo tempo che abbiamo a disposizione per spendere tutte le risorse. Non c\u2019era tecnicamente il tempo del ciclo di accumulo del capitale umano necessario alla realizzazione del piano, anche perch\u00e9 le risorse umane in grado di affrontare dossier molto specifici come il digitale e la transizione ecologica sono quasi inesistenti. Non abbiamo le professionalit\u00e0, non \u00e8 questione di riforma.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Tra l\u2019altro per recuperare il gap il pubblico \u00e8 entrato in concorrenza con il privato in un momento di grande scarsit\u00e0 di profili di questo tipo, dimostrando poca lungimiranza. Era chiaro che il riorientamento sulla digitalizzazione e sulla transizione ecologica imposto dall\u2019Unione europea avrebbe costretto le imprese, gi\u00e0 in carenza di manodopera qualificata, a dotarsi di competenze digitali e green. E lo Stato, invece di rafforzare quella domanda privata di persone dando crediti d\u2019imposta e partnership pubblico-privato, si \u00e8 affacciato sullo stesso segmento di mercato del lavoro generando un danno alle imprese. Peraltro senza essere davvero competitivo, perch\u00e9 i salari che offre sono pi\u00f9 bassi e soprattutto i contratti sono a tempo determinato.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Non c\u2019era tecnicamente il tempo del ciclo di accumulo del capitale umano necessario alla realizzazione del piano, anche perch\u00e9 le risorse umane in grado di affrontare dossier molto specifici come il digitale e la transizione ecologica sono quasi inesistenti<\/p><cite>carlo alberto carnevale maff\u00e8<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Andrea Capussela<\/strong> <\/h4>\n\n\n\n<p>I limiti sono evidenti, malgrado quello che dicevo prima, e cio\u00e8 che forse un rischio era necessario assumerlo nel provare a migliorare la situazione della pubblica amministrazione. A questo aggiungerei un argomento ulteriore: la tensione tra questo piano e l\u2019incapacit\u00e0 della pubblica amministrazione di gestirlo porta poi il governo a compiere decisioni contraddittorie e tendenzialmente dannose. Hai paura di essere in ritardo? Vedi che la pubblica amministrazione non risponde come volevi? Allora modifichi le regole degli appalti elevando i limiti della trattativa privata, decuplicandoli,&nbsp; per cui a questo punto si faranno gare soltanto per progetti dal valore superiore ai 5,5 milioni di euro. Questo \u00e8 un enorme problema in un paese dove la corruzione non \u00e8 ignota, dove la rule of law \u00e8 deboli su livelli quasi balcanici, questo \u00e8 problematico.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Carlo Alberto Carnevale Maff\u00e8 <\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>Il punto \u00e8 anche il prisma con il quale la politica guarda i progetti pubblici. Cito un caso che \u00e8 la campagna vaccinale, che ho visto da vicino perch\u00e9 facevo parte della task force del governo. In quel periodo noi avevamo proposto di fare come in Inghilterra o in Germania, cio\u00e8 utilizzare tutte le risorse pubbliche e private a disposizione per portare a termine la campagna vaccinale nel minor tempo possibile. Invece Domenico Arcuri (commissario straordinario del governo Conte incaricato di gestire l\u2019emergenza pandemica, nda) decise di assumere 30mila infermieri specificamente per la campagna vaccinale, da condurre in delle strutture apposite costruite nelle piazze delle citt\u00e0 italiane, le cosiddette \u201cprimule\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nel suo approccio c\u2019era prima la spesa pubblica dedicata al progetto della campagna vaccinale in s\u00e9, insomma aveva invertito le priorit\u00e0. Per fortuna il cambio di governo e la sostituzione di Arcuri con il generale Figliuolo ha cambiato l\u2019approccio, e la vaccinazione \u00e8 stata fatta ovunque: farmacie, palasport, asl, ospedali, permettendo a&nbsp; chiunque fosse capace di tenere in mano una siringa di vaccinare. Se avessimo lasciato tutto in mano alla pubblica amministrazione per metterla alla prova avremmo guadagnato in efficienza? Non credo proprio.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il PNRR non \u00e8 soltanto costituito dai programmi di spesa, ma anche da riforme: come giudicate l\u2019avanzamento di questo capitolo, in particolare in materia di concorrenza e di giustizia? L\u2019Italia ha fatto passi in avanti su questi dossier?<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p><strong>Andrea Capussela: <\/strong>secondo me \u00e8 il maggior punto dolente. Una delle ragioni per le quali c\u2019\u00e8 poca riallocazione in Italia, dove una miriade di imprese inefficienti non escono dal mercato, \u00e8 che nel settore dei servizi internazionalmente non commerciabili noi abbiamo un livello di concorrenza che comparato ai nostri pari \u00e8 molto basso. Lo si vede dal mark up, i margini di profitto sui costi. Da noi \u00e8 di circa il 60%, nei medesimi settori nel resto dell\u2019area euro \u00e8 il 35%, per non parlare poi dei settori invece esposti alla concorrenza, dove il margine \u00e8 molto pi\u00f9 basso, 15 o 17%. \u00c8 una situazione molto negativa per l\u2019economia italiana, perch\u00e9 la bassa concorrenza tende a elevare i prezzi, a ridurre la produttivit\u00e0 e dunque l\u2019occupazione. Secondo la Banca d\u2019Italia, se raggiungessimo i livelli di intensit\u00e0 di concorrenza dell\u2019area euro l\u2019effetto sarebbe notevole, la stima \u00e8 un aumento permanente di Pil dell\u201911% su cinque anni. Per questo il tema della concorrenza \u00e8 cruciale: nel lungo periodo rende l\u2019economia pi\u00f9 dinamica, e la crescita potenziale aumenta.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Il tema della concorrenza \u00e8 cruciale: nel lungo periodo rende l\u2019economia pi\u00f9 dinamica, e la crescita potenziale aumenta<\/p><cite>Andrea capussela<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Tutta questa premessa per dire che quando si discute della riforma della concorrenza forse abbiamo una percezione un po\u2019 fuorviante. I media parlano spesso dei balneari e degli ambulanti, ed \u00e8 giusto mettere alla berlina il governo perch\u00e9 difende queste rendite inaccettabili&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-1-7563' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/05\/15\/il-pnrr-ha-un-peccato-originale-una-conversazione-con-carlo-alberto-carnevale-maffe-e-andrea-capussela\/#easy-footnote-bottom-1-7563' title=' Dal 2006, anno di entrata in vigore della Direttiva europea Bolkestein sulla concorrenza, l\u2019Italia dovrebbe bandire gare per le concessioni di suolo pubblico \u00abtrasparenti e non discriminatorie\u00bb per la loro assegnazione. Nessun governo lo ha mai fatto, prorogandole ogni anno: questa norma si applica in particolare alle concessioni degli stabilimenti balneari, che occupano suolo pubblico senza dover sottostare a gare competitive, e pagano allo Stato un canone molto basso. Nel 2020 l\u2019Italia ha ottenuto 92 milioni di euro per 12.166 concessioni. Il governo Meloni aveva prorogato le attuali concessioni fino alla fine del 2024, ma lo scorso marzo il Consiglio di Stato ha dichiarato illegittimo il provvedimento del governo, seguito da una decisione simile della Corte di Giustizia dell\u2019Unione Europea lo scorso aprile. L\u2019esecutivo non ha tuttavia ancora detto in che modo e quando pubblicher\u00e0 i bandi per rispettare le sentenze del tribunale italiano e di quello europeo'><sup>1<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Tuttavia, un governo che fa delle battaglie per difendere settori marginali, sar\u00e0 evidentemente ancora pi\u00f9 restio ad aprire alla concorrenza altri settori che hanno capacit\u00e0 di persuasione e di lobbying molto superiore.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Le riforme sono complementari agli investimenti del piano, anche guardandolo dalla prospettiva di big push di cui parlavamo prima: se l\u2019iniezione di capitale \u00e8 utile per la riallocazione, ci\u00f2 che la stabilizza \u00e8 in realt\u00e0 soprattutto la concorrenza e l\u2019eliminazione degli incentivi che spingono le imprese a rimanere micro. Invece il governo fa l\u2019occhiolino all\u2019evasione fiscale, toglie i limiti dagli appalti estendendo la trattativa privata ed \u00e8 evidentemente ostile a un\u2019idea di apertura alla concorrenza. Il punto \u00e8 problematico perch\u00e9 le aspettative degli imprenditori, che devono decidere se procedere a fusioni o acquisizioni, o riallocare risorse, si basano anche sul modo di agire del decisore pubblico. I segnali non sono positivi<\/p>\n\n\n\n<p>Se \u00e8 vero quello che abbiamo detto all&#8217;inizio su quanto \u00e8 importante il piano per l\u2019Italia, per l&#8217;Europa, il governo secondo me se la sta cavando un po\u2019 troppo con questi ritardi e soprattutto con queste incertezze sulle riforme. Dovrebbe essere incalzato dall\u2019opinione pubblica e anche dall\u2019opposizione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Carlo Alberto Carnevale Maff\u00e8<\/strong> <\/h4>\n\n\n\n<p>Il dibattito sui balneari \u00e8 paradigmatico: tuteliamo l\u2019iperframmentazione mentre dovremmo prendere spunto dalla Spagna, che ha la met\u00e0 delle nostre coste utilizzabili, ma una capacit\u00e0 di attrarre traffico internazionale che \u00e8 il doppio della nostra. Perch\u00e9 l\u00ec c\u2019\u00e8 stata una saldatura fra servizi costieri, infrastrutture urbane e investimenti da parte di multinazionali, che ha comportato un effetto trascinamento, dove il piccolo stabilimento balneare beneficia della vicinanza del grande pool gestito professionalmente. Il dibattito in Italia al contrario tende in primis a tutelare rendite e posizioni iper frammentate.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Il dibattito sui balneari \u00e8 paradigmatico: tuteliamo l\u2019iperframmentazione<\/p><cite>carlo alberto carnevale maff\u00e8<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>In questo contesto \u00e8 interessante spiegare il ruolo delle partecipate di Stato: quanto conter\u00e0 la capacit\u00e0 di queste grandi aziende, delle quali il governo ha appena scelto la governance per i prossimi anni, di aiutare l\u2019esecutivo nella gestione del PNRR?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Carlo Alberto Carnevale Maff\u00e8<\/strong> <\/h4>\n\n\n\n<p>Vorrei fare in primo luogo una precisazione lessicale: non ci troviamo di fronte a nomine governative per il management apicale, ma a delle candidature che saranno poi confermate dal voto dell\u2019assemblea, che \u00e8 sovrana. Il fatto che il governo parli di nomine e l\u2019opinione pubblica lo accetti \u00e8 rivelatore: la cultura della governance \u00e8 inesistente in Italia. Detto ci\u00f2, la qualit\u00e0 del management delle aziende controllate dal pubblico \u00e8 nettamente migliorata rispetto a dieci o quindici anni fa, quando invece il criterio della competenza e capacit\u00e0 appariva meno importante rispetto a quello dell\u2019appartenenza politica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, anche qui vorrei sottolineare un\u2019occasione persa: sarebbe stato molto meglio utilizzare il veicolo delle grandi aziende per aprire l\u2019economia agli investimenti internazionali, favorendo un loro allargamento e sprovincializzazione anche facendole partecipare a gare internazionali, a progetti che andassero oltre il contesto italiano. Invece abbiamo deciso di puntare su un modello di spesa domestica, utilizzando queste imprese in chiave esclusivamente nazionale. Bisogna dire che l\u2019Unione europea non ha incentivato questo processo, ma ha spinto gli Stati a spendere sul proprio territorio pi\u00f9 o meno ispirati alle linee guida della Commissione. Gli attori delle grandi imprese italiane, e parlo anche di quelle europee, si sono concentrati sui fondi nazionali da spendere invece di cogliere l\u2019occasione di abbattere le barriere e costruire campioni europei, come era invece possibile grazie alle risorse reperite sul mercato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Gran parte dei fondi italiani non \u00e8 gestita dall\u2019amministrazione centrale, ma dagli enti locali, che stanno incontrando notevoli difficolt\u00e0 nell\u2019implementazione. \u00c8 stato un errore affidarsi a questo livello di decentramento amministrativo?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Andrea Capussela<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>L\u2019idea di utilizzare in larga parte bandi per allocare le risorse, e di guardare soprattutto ai comuni piuttosto che alle regioni, pu\u00f2 essere criticata, perch\u00e9 in questo modo il governo non si prende la responsabilit\u00e0 di decidere dove andranno i fondi sulla base della visione che ha del futuro del Paese, ma semplicemente mette a disposizione i soldi e gli enti locali con le idee migliori e la capacit\u00e0 di realizzarle vincono i bandi. Si crea certo concorrenza tra diversi organismi politici locali, ma dubito che questo abbia conseguenze positive, perch\u00e9 il risultato \u00e8 di confermare divergenze gi\u00e0 esistenti. Guardiamo cos\u2019\u00e8 successo con gli asili nido, che peraltro sono legati a un tema gravissimo che \u00e8 quello della bassa occupazione femminile, uno dei tanti freni al potenziale di crescita del Paese.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>L\u2019idea di utilizzare in larga parte bandi per allocare le risorse, e di guardare soprattutto ai comuni piuttosto che alle regioni, pu\u00f2 essere criticata, perch\u00e9 in questo modo il governo non si prende la responsabilit\u00e0 di decidere dove andranno i fondi sulla base della visione che ha del futuro del Paese<\/p><cite>andrea capussela<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Pochissimi comuni hanno risposto ai bandi per costruire queste strutture, e molti di quelli che lo hanno fatto avevano gi\u00e0 una buona copertura. Abbiamo dunque dato fondi a chi aveva meno bisogno, mentre chi era indietro magari ha perso le gare perch\u00e9 non aveva le competenze per parteciparvi, o semplicemente non ha fatto richiesta. Qualcuno sostiene che molti comuni non hanno partecipato ai bandi perch\u00e9 non avevano domanda di nuovi asili, ma anche questa \u00e8 una visione distorta: la mancanza di domanda \u00e8 una questione endogena, pu\u00f2 essere risolta rendendo disponibile il servizio.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Carlo Alberto Carnevale Maff\u00e8<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>Su questo dossier l\u2019effetto regressivo \u00e8 stato evidente, perch\u00e9 con questo sistema hai dato i soldi a chi li sa spendere. Guarda Milano: \u00e8 comprensibile che il sindaco Sala chieda pi\u00f9 fondi perch\u00e9 ha le capacit\u00e0 per spenderli, mentre i comuni pi\u00f9 piccoli, magari tagliati fuori dalle grandi agglomerazioni, non hanno semplicemente la competenza per partecipare ai bandi, o per utilizzare i fondi. Dunque, l\u2019effetto regressivo \u00e8 evidente, perch\u00e9 i fondi sono andati ai comuni ricchi, allargando il divario invece che ridurlo. Io avrei preferito piccole allocazioni comunali molto mirate e standardizzate mentre avrei concentrato le risorse, come hanno fatto Germania e Francia, in tre o quattro filiere industriali, tecnologiche o logistiche affidandomi alle regioni. Il comune ha un raggio d&#8217;azione che non \u00e8 compatibile con un progetto europeo, i soldi europei servono a saldare l\u2019Italia con l\u2019Europa non per mettere l\u2019asilo nido in un minuscolo comune periferico. Per quello bastano i fondi nazionali!&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>l ministro degli Affari europei e del PNRR, Raffaele Fitto, a fine aprile ha detto chiaramente in Parlamento che alcuni progetti non saranno completati entro la scadenza del 2026. Voi dicevate che ancora non \u00e8 possibile definire il piano un successo o un insuccesso, per\u00f2 questa ammissione di incapacit\u00e0 non sembra molto promettente\u2026<\/strong><\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Andrea Capussela<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>Questo governo sta gestendo il dossier con un troppa leggerezza, le mosse sulle riforme cruciali non sono particolarmente rassicuranti, l\u2019opinione pubblica e l\u2019opposizione dovrebbero esercitare una pressione maggiore sull\u2019esecutivo affinch\u00e9 questo rispetti le scadenze. Anche sulla rinegoziazione ho qualche critica: si poteva cambiare il piano entro la fine di aprile, come hanno fatto Germania, Finlandia, e Lussemburgo, mentre l\u2019Italia non \u00e8 stata in grado di formulare una proposta. I tre paesi che invece hanno rinegoziato alcuni aspetti lo hanno fatto in modo trasparente, hanno spiegato alla Commissione che l\u2019inflazione, la guerra e la congiuntura economica hanno cambiato le carte in tavola e si sono comportati di conseguenza. Perch\u00e9 invece il governo ha detto di voler rinegoziare il piano, ma poi non ha inviato la sua nuova proposta? In questo ambito esiste una mancanza di trasparenza preoccupante.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Carlo Alberto Carnevale Maff\u00e8<\/strong> <\/h4>\n\n\n\n<p>Aggiungerei che la trasparenza non \u00e8 un appello morale, \u00e8 un prerequisito del dibattito pubblico, che vive di dati, di scadenze, di rendicontazione. Non dovrebbe neanche essere in discussione che ogni progetto e il suo stato di avanzamento siano consultabili su un portale apposito: parliamo sempre e comunque di&nbsp; debito che l\u2019Italia dovr\u00e0 restituire, non di un regalo.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Oggi, in Italia, non abbiamo un\u2019informazione completa sullo stato avanzamento del pi\u00f9 grande impianto di spesa pubblica del dopoguerra. \u00c8 effettivamente preoccupante <\/p><cite>Carlo alberto carnevale maff\u00e8<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Il controllo all\u2019azione di governo si fa coi numeri, altrimenti viviamo soltanto di polemiche e di guerre di religione. Oggi, in Italia, non abbiamo un\u2019informazione completa sullo stato avanzamento del pi\u00f9 grande impianto di spesa pubblica del dopoguerra. \u00c8 effettivamente preoccupante.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019Italia deve spendere 191 miliardi garantiti dall\u2019Unione europea per ricostruire la propria economia dopo la crisi pandemica, ma sembra in ritardo in gran parte dei dossier e rischia di trasformare una risorsa in un grande problema politico. Com\u2019\u00e8 stato possibile e quali possono essere i modi per recuperare il tempo perduto? 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