{"id":6802,"date":"2023-04-23T12:24:46","date_gmt":"2023-04-23T11:24:46","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/?p=6802"},"modified":"2023-04-27T13:10:27","modified_gmt":"2023-04-27T12:10:27","slug":"siamo-epoca-del-post-qualcosa-una-conversazione-con-emilio-gentile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/04\/23\/siamo-epoca-del-post-qualcosa-una-conversazione-con-emilio-gentile\/","title":{"rendered":"\u00abSiamo nell\u2019epoca del post-qualcosa\u00bb, una conversazione con Emilio Gentile"},"content":{"rendered":"\n<h3 class=\"wp-block-heading\">L\u2019idea di \u201creligione politica\u201d, centrale nel suo lavoro, \u00e8 specifica dei fascismi? O \u00e8 una caratteristica comune a tutti i regimi totalitari?&nbsp;<\/h3>\n\n\n\n<p>Credo che sia una caratteristica comune a tutti i regimi totalitari, che anche in questo modo furono analizzati nel corso degli anni Trenta e Quaranta, e successivamente. Io in genere adopero termini che traggo direttamente dalla storia, e mi avvalgo di termini come religione politica perch\u00e9, per esempio, sin dal maggio del 1924, Igino Giordani, un cattolico militante del Partito popolare, parl\u00f2 di religione politica fascista. Un anno prima, in occasione della celebrazione del primo anniversario della marcia su Roma, un laico liberale, Giovanni Amendola, lo stesso che coni\u00f2 nel 1923 l\u2019espressione \u201csistema totalitario\u201d, descrisse il fascismo come un movimento che promuoveva una guerra di religione.&nbsp; Devo per\u00f2 precisare che la religione politica, come io l\u2019intendo, \u00e8 la manifestazione di un fenomeno molto pi\u00f9 ampio, quello che io chiamo sacralizzazione<em> della politica<\/em>, cio\u00e8 dell\u2019attribuzione alla politica di funzioni tipiche della religione,&nbsp; definire il senso e il fine della vita umana nella storia. Questo avviene attraverso l\u2019elaborazione di miti e di rituali che sono gi\u00e0 riscontrabili fin dal Settecento nelle rivoluzioni democratiche, prima in America con la nascita degli Stati Uniti, e soprattutto in Europa con la rivoluzione francese.<\/p>\n\n\n\n<p>La sacralizzazione della politica si sviluppa poi con il nazionalismo e il socialismo, e si arriva infine alle religioni politiche dei totalitarismi. Io opero per\u00f2 una distinzione analitica tra la <em>religione civile<\/em> come si \u00e8 manifestata nei paesi democratici, Stati Uniti e Francia, e la <em>religione politica<\/em> tipica dei regimi totalitari, i quali negano la coesistenza con movimenti e ideologie politiche antagoniste imponendo l\u2019ideologia dogmatica ed esclusiva del partito unico.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-block-image-small\"\n    data-shadow=\"false\"\n    data-use-original-file=\"false\">\n    <a\n        data-pswp-src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2023\/04\/historiador-italiano-especializado-Emilio-Gentile_1378372880_104583855_1200x675.png\"\n        class=\"inline-block gallery-item no-underline \"\n        data-pswp-width=\"650\"\n        data-pswp-height=\"649\">\n                                        <picture>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2023\/04\/historiador-italiano-especializado-Emilio-Gentile_1378372880_104583855_1200x675-125x125.png\"\r\n                media=\"(max-width: 374px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2023\/04\/historiador-italiano-especializado-Emilio-Gentile_1378372880_104583855_1200x675-330x329.png\"\r\n                media=\"(min-width: 375px)\" \/>\r\n                <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2023\/04\/historiador-italiano-especializado-Emilio-Gentile_1378372880_104583855_1200x675-125x125.png\" \/>\r\n        <\/picture>\r\n                            \n                    <figcaption class=\"pswp-caption-content \">Considerato uno dei maggiori storici del fascismo, Emilio Gentile \u00e8 professore emerito di storia contemporanea all\u2019Universit\u00e0 di Roma La Sapienza. Il suo lavoro si concentra sulla definizione del fascismo italiano e del totalitarismo. \u00c8 autore di numerosi studi di riferimento, tra cui: <em>E fu subito regime. Il fascismo e la marcia su Roma<\/em> (Laterza, 2012) e <em>Fascismo. Storia e interpretazione<\/em> (Laterza 2002). Il suo volume <em>Storia del fascismo<\/em> \u00e8 stato pubblicato nel 2022 da Laterza<\/figcaption>\n            <\/a>\n<\/figure>\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Per alcuni storici, il totalitarismo sarebbe uno svuotamento della democrazia come nasce alla fine del Settecento. Che ne pensa?&nbsp;<\/h3>\n\n\n\n<p>Sono piuttosto rigoroso nell\u2019esigere che i termini vengano adoperati nel periodo e per i fenomeni dai quali nascono. Certo, si possono cercare nel passato aspetti che possono preparare ci\u00f2 che accadde successivamente, ma non trovo convincente, per esempio, per quanto l\u2019espressione sia suggestiva, il concetto di democrazia totalitaria coniato da Jacob Talmon e applicato al giacobinismo, oppure la interpretazione di Platone totalitario proposta da Karl Popper.&nbsp; Il totalitarismo nasce in un contesto particolare della storia europea, dopo la Prima guerra mondiale, ed \u00e8 preceduto da fenomeni che contribuiscono alla sua formazione:&nbsp; l\u2019affermazione dell\u2019organizzazione delle masse, i partiti rivoluzionari, e soprattutto l\u2019esperienza della mobilitazione totale durante la Grande guerra e le guerre civili da essa scaturite, come in Russia nel 1917 e in Italia dopo il 1919. Sono tutti aspetti nuovi, che appartengono all\u2019epoca in cui cento anni fa, in Italia, fu coniato, da parte di alcuni antifascisti, questo nuovo aggettivo, totalitario, seguito poi dal sostantivo, totalitarismo.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono dunque contrario all\u2019uso anacronistico dei concetti storiografici, anticipando addirittura il totalitarismo all\u2019epoca faraonica o alla democrazia ateniese. Nel totalitarismo l\u2019elemento fondamentale \u00e8 un partito che pretende di identificarsi con la collettivit\u00e0 e di avere il monopolio del potere. Questo elemento non si riscontra prima dell\u2019epoca della nascita dei partiti di massa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Sono piuttosto rigoroso nell\u2019esigere che i termini vengano adoperati nel periodo e per i fenomeni dai quali nascono. Certo, si possono cercare nel passato aspetti che possono preparare ci\u00f2 che accadde successivamente, ma sono  contrario all\u2019uso anacronistico dei concetti storiografici<\/p><cite>Emilio gentile<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Lei ha detto che il totalitarismo nasce dopo la prima guerra mondiale. Secondo lei \u00e8 un concetto che ancora oggi pu\u00f2 avere un valore per qualificare, per esempio, il regime cinese o secondo lei si deve trovare un altro termine che sarebbe pi\u00f9 efficace?<\/h3>\n\n\n\n<p>Io penso che si possa conservare questo termine per tutti i regimi nati nella scia del comunismo leninista-stalinista sopravvissuti dopo il crollo dell\u2019impero sovietico, conservando le caratteristiche del partito unico che incarna in s\u00e9 la collettivit\u00e0 nazionale, con la pretesa di esprimere e realizzare tutto ci\u00f2 che \u00e8 nell\u2019interesse della comunit\u00e0, come accade tuttora in Cina o in Corea del Nord. Anche se, in questi regimi, si sono attenuate alcune caratteristiche del totalitarismo, per esempio la volont\u00e0 di procedere alla rigenerazione dell\u2019essere umano e di creare un uomo nuovo. Questo \u00e8 stato sperimentato in Cina con Mao fino alla rivoluzione culturale, ma poi la Cina, pur conservando le strutture politiche di un regime totalitario, non mi pare abbia pi\u00f9 interesse o intenzione di creare un nuovo cinese, totalmente diverso dall\u2019umanit\u00e0 dell\u2019occidente capitalista. L\u2019uomo nuovo che sta crescendo in Cina \u00e8 un cinese perfettamente integrato nel mondo industriale della globalizzazione, ed ha come caratteristica propria, coesistente col comunismo, il nazionalismo, che era gi\u00e0 innestato nel comunismo russo fin dal periodo staliniano.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Nella sua opera ha lavorato sul concetto di fascismo di pietra. Mentre in Germania ci sono poche tracce visibili del nazismo in Italia le tracce architettoniche del fascismo, come l\u2019edilizia o le sculture, sono numerose, al di l\u00e0 delle distruzioni alla fine della guerra. Come si spiega questa capacit\u00e0 di sopravvivere?<\/h3>\n\n\n\n<p>Credo che si spieghi innanzitutto con la qualit\u00e0 estetica delle tracce architettoniche del fascismo, per tutti gli aspetti di originalit\u00e0 del suo eclettismo modernistico-classicistico, che erano carenti nell\u2019architettura del nazismo, rigidamente fissata dal gusto estetico di Hitler. Inoltre, i principali e i migliori architetti, che lavorarono per il regime fascista, manifestando la loro adesione entusiastica, dopo il 1946 continuarono a realizzare opere imponenti e importanti, sconfessando l\u2019adesione fascista, o giustificandola con il carattere tecnico, non ideologico, della loro attivit\u00e0 al servizio del regime. Giustificazioni analoghe furono date da innumerevoli uomini di cultura, filosofi, giuristi, storici, scienziati, che durante il ventennio fascista ebbero cariche ed onori per la loro collaborazione a tutte le politiche del regime.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Esiste per\u00f2 probabilmente qualcosa di pi\u00f9 profondo che giustifica la differenza di trattamento tra nazismo e fascismo nel secondo dopoguerra.<\/h3>\n\n\n\n<p>Certamente. A ci\u00f2 bisogna aggiungere anche un\u2019altra considerazione, che riguarda la diversa immagine postuma dei due regimi, cio\u00e8 il fatto che sul fascismo non ha pesato la ferocia razzista e la responsabilit\u00e0 diretta del genocidio e dello sterminio di massa. Certo, anche il regime italiano ha praticato azioni di sterminio in Libia, in Etiopia, nei Balcani occupati dagli italiani, ma tali eccidi non ebbero dimensioni comparabili a quelle del nazismo. Aggiungiamo ancora, l\u2019atteggiamento dell\u2019opinione pubblica e della politica nell\u2019immediato dopoguerra, che ha prodotto una <em>defascistizzazione del fascismo<\/em>, descrivendolo come un regime buffonesco bench\u00e9 crudele, imposto su un popolo ostile da una banda di criminali e di cialtroni, violenti, avidi, profittatori, senza ideologia, senza cultura, senza consenso.&nbsp; Un anonimo antifascista, sin dal 1944, sostenne che il fascismo, in realt\u00e0, non era mai esistito perch\u00e9 non c\u2019era un\u2019ideologia fascista uno Stato fascista, un\u2019economia fascista, ma c\u2019era stato soltanto il <em>mussolinismo<\/em>, la dittatura personale di un demagogo ambizioso e istrionico, con un seguito di servi obbedienti. Alcune di queste formule negative sono state adottate per decenni anche da parte degli studiosi, che le ripetevano come se fossero una vera e propria interpretazione realistica del fenomeno, trascurando tutto ci\u00f2 che il fascismo era stato come partito armato e come regime totalitario.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>In Italia abbiamo assistito a un atteggiamento dell\u2019opinione pubblica e della politica nell\u2019immediato dopoguerra che ha prodotto una <em>defascistizzazione del fascismo<\/em>, descrivendolo come un regime buffonesco bench\u00e9 crudele, imposto su un popolo ostile da una banda di criminali e di cialtroni, violenti, avidi, profittatori, senza ideologia, senza cultura, senza consenso. Credo che sia un po\u2019 difficile continuare a pensare che la marcia su Roma e la conquista del potere da parte del fascismo siano state un\u2019opera buffa o una parata di utili idioti<\/p><cite>Emilio gentile<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 un altro motivo della defascistizzazione del fascismo, favorita, sia pure per opposti fini, dai reduci del fascismo che diedero vita al movimento neofascista. Dopo un breve periodo di epurazione e di processi, la maggior parte dei responsabili del regime fascista e della Repubblica sociale tornarono in libert\u00e0, grazie anche all\u2019amnistia decisa da Palmiro Togliatti ministro della Giustizia. I gerarchi maggiori subirono processi, ma non ci furono condanne a morte o condanne all\u2019ergastolo, e dopo un periodo di detenzione, quando non furono assolti, ripresero la loro partecipazione alla vita pubblica, con la nascita del Movimento sociale italiano. L\u2019Italia ha avuto molti reduci fascisti che hanno potuto riprendere liberamente l\u2019attivit\u00e0 politica richiamandosi esplicitamente al fascismo, tuttavia agendo all\u2019interno della repubblica antifascista e democratica. Queste persone hanno partecipato alle elezioni politiche, hanno avuto la loro rappresentanza in Parlamento, senza che venisse mai applicata nei loro confronti la legge Scelba, che vieta la ricostituzione, sotto qualsiasi forma, del partito fascista. Eletti democraticamente, i neofascisti hanno amministrato comuni, citt\u00e0, provincie, regioni. Oggi, i discendenti politici dei reduci fascisti,&nbsp; rilasciando dichiarazioni, apparenti o convinte, del loro distacco dalle radici neofasciste, sono giunti al governo col metodo democratico, anzi sono stati presenti fin dal 1994 nei governi di Silvio Berlusconi.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Cercare le cause del fascismo \u00e8 un esercizio senza fine. \u00c8 possibile ricercarle nell\u2019apocalisse della modernit\u00e0? Prima come incubo, come distopia, prima della prima guerra mondiale, in seguito come realt\u00e0 avveratasi durante la guerra?<\/h3>\n\n\n\n<p>Il fascismo che ha impresso il suo marchio nella storia del Novecento nasce dopo la prima guerra mondiale, con lo squadrismo. Il 23 marzo 1919 nascono i Fasci di combattimento, un movimento repubblicano anarchicheggiante, anticlericale, libertario, che voleva il suffragio universale, maschile e femminile, il massimo decentramento dello Stato, l\u2019abolizione del Senato, la Costituente.&nbsp; E si richiama all\u2019esperienza dei fasci interventisti antecedenti alla guerra che nascevano da una costola della sinistra rivoluzionaria, sindacalista e repubblicana. Nel 1919 il movimento di Mussolini si distingue per qualche impresa violenta e rumorosa, ma rimane minuscolo: secondo i dati ufficiali della segreteria amministrativa dei fasci di combattimento, nel dicembre ha appena ottocento iscritti in tutta Italia, che diventeranno circa diecimila alla fine del 1920. Parliamo di un fenomeno marginale, almeno in quel momento. \u00c8 soltanto dopo il 1920, con la nascita dello squadrismo, che inizia il fascismo che lascer\u00e0 il suo marchio nella storia.<\/p>\n\n\n\n<p>Va precisato che il fascismo squadrista, come movimento di massa, non fu una sua creazione di Mussolini, ma un fenomeno che sorto nelle province della valle padana, dove predominava il partito socialista, con le sue leghe, col controllo sui comuni, su tutta la classe dei lavoratori. Si tratta di un movimento militarizzato, armato, la cui matrice \u00e8 sicuramente la Grande Guerra, vissuta come una apocalisse della modernit\u00e0, ma non come un incubo, bens\u00ec con esaltazione dionisiaca, nella&nbsp; convinzione, da parte di Mussolini e dei fascisti, che all\u2019apocalisse doveva seguire una apocatastasi, cio\u00e8 un nuovo ordine della nazione, rigenerata dalla guerra, in cui si era forgiata una nuova aristocrazia di giovani superuomini, destinati ad assumere il potere per costruire uno Stato nuovo per una nuova grande Italia imperiale.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p> Nel 1919 il movimento di Mussolini si distingue per qualche impresa violenta e rumorosa, ma rimane minuscolo. Parliamo di un fenomeno marginale, almeno in quel momento. \u00c8 soltanto dopo il 1920, con la nascita dello squadrismo, che inizia il fascismo che lascer\u00e0 il suo marchio nella storia<\/p><cite>Emilio gentile<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Dunque \u00e8 questa la novit\u00e0 del fascismo, il suo carattere di partito armato?<\/h3>\n\n\n\n<p>Nell\u2019Europa degli anni Venti vi sono molte organizzazioni politiche paramilitari, specie nell\u2019Europa centrale ed orientale, ma molte sono effimere. Nel \u201822 solo in Italia vi \u00e8 un partito di massa che non solo ha una organizzazione militare, ma \u00e8 un partito milizia nell\u2019ideologia, nella mentalit\u00e0, nella cultura, nello stile di vita e di azione. \u00c8 nazionalista, antisocialista, antiliberale e antidemocratico. Combatte gli altri partiti come nemici e distrugge le loro organizzazioni con la violenza. Fra una miriade di organizzazioni paramilitari sparse nel continente europeo come eredit\u00e0 della grande guerra, il fascismo \u00e8 l\u2019unico partito milizia di massa che riesce a conquistare il potere. E ci\u00f2 avvenne soprattutto perch\u00e9 era un partito armato, e non solo perch\u00e9 Mussolini era il suo duce.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Lei sostiene che fu il fascismo a generare il duce e non il contrario, una considerazione difficilmente adattabile al nazismo. Come mai?<\/h3>\n\n\n\n<p>Qui va ricordata una differenza sostanziale fra i fondatori e capi dei regimi totalitari. Lenin crea il bolscevismo e muore bolscevico; Hitler crea il nazionalsocialismo e muore nazionalsocialista. Soffermiamoci sul nazismo. Adolf Hitler assume la carica di f\u00fchrer indiscusso del partito nazionalsocialista fin dal 1920, e pur con contrasti interni, nel decennio successivo fu sempre il capo ufficiale del partito.&nbsp; Mussolini invece, era nato politicamente socialista marxista rivoluzionario, alla fine 1914 divenne nazionalista rivoluzionario, poi fascista repubblicano. Fond\u00f2 i Fasci di combattimento nel 1919, ma fino al 1926, quando verr\u00e0 istituzionalizzato il partito unico, Mussolini non fu mai formalmente il capo del fascismo come movimento e partito.&nbsp; Inoltre, mentre Hitler, sin dal 1920 gira tutta la Germania tenendo discorsi per suscitare l\u2019espansione del proprio partito, ed \u00e8 il fattore principale del suo successo, Mussolini non fu il principale artefice della crescita del fascismo in movimento di massa. Dopo la fondazione dei Fasci, egli non si impegna a sviluppare l\u2019organizzazione, non attraversa la penisola per reclutare nuovi militanti. Svolge la propaganda soprattutto col suo giornale \u201cIl Popolo d\u2019Italia\u201d, che aveva solo qualche migliaio di lettori.<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre, Mussolini \u00e8 spesso in conflitto con gli altri dirigenti fascisti. Soprattutto nel luglio 1921, quando, dopo aver appoggiato e incitato la violenza squadrista, propose la pacificazione con i socialisti, la smilitarizzazione delle squadre, e la costituzione del fascismo in un partito parlamentare, ipotizzando addirittura un\u2019alleanza governativa con il partito socialista riformista e con il partito popolare. Pretese allora di farsi riconoscere come duce del nuovo fascismo di massa, ma si scontr\u00f2 con i capi dello squadrismo, contrari alla pacificazione e soprattutto alla smilitarizzazione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Fino al 1926, quando verr\u00e0 istituzionalizzato il partito unico, Mussolini non fu mai formalmente il capo del fascismo come movimento e partito, non fu il principale artefice della crescita del fascismo in movimento di massa. Dopo la fondazione dei Fasci, egli non si impegna a sviluppare l\u2019organizzazione, non attraversa la penisola per reclutare nuovi militanti<\/p><cite>Emilio gentile<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">In che modo dunque Mussolini riesce a incarnare poi la leadership del fascismo?<\/h3>\n\n\n\n<p>Proponendo la pacificazione, Mussolini sostiene che la guerra civile in Italia deve finire. \u00c8 una valutazione di opportunit\u00e0 politica. Egli \u00e8 convinto che la massa degli squadristi non avrebbe potuto conquistare il potere se avesse continuato con il sistema della violenza, perch\u00e9 dall\u2019estate del 1921, quando \u00e8 ormai distrutta la possente organizzazione del partito socialista, il primo partito del Parlamento dal 1919 al 1921, questa strada \u00e8 troppo rischioso. Mussolini \u00e8 un uomo che non si azzarda a fare salti nel buio. \u00c8 un tattico, che valuta prima di agire se vi sono ostacoli pericolosi, e quando c\u2019\u00e8 un ostacolo, preferisce aggirarlo. Non si aspettava che l\u2019ostacolo pi\u00f9 grosso fosse proprio la massa degli squadristi con i loro capi. Mussolini fu allora ferocemente contestato dagli squadristi, che contro di lui cantavano: \u201cChi ha tradito, tradir\u00e0\u201d, riferendosi al tradimento di Mussolini nei confronti del Partito socialista, quando nel 1914, dopo aver predicato la neutralit\u00e0 assoluta, scelse poi l\u2019interventismo. Nell\u2019agosto del \u201821Mussolini si dimette dalla direzione del movimento, accusa il fascismo di essere diventato solo reazione violenta, e minaccia di distruggerlo, dopo averlo creato. Ma i ribelli non cedono.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Questo \u00e8 un momento importantissimo nella storia del fascismo, che invece viene sottovalutato, come un episodio di conflitto interno pi\u00f9 apparente che reale. In quel momento, la sorte di Mussolini e del fascismo poteva volgere in una direzione rovinosa.&nbsp; Ci troviamo di fronte a un movimento di massa che controlla ormai gran parte dell\u2019Italia centrale e settentrionale esclusivamente con la forza armata delle squadre, con limitato consenso popolare, perch\u00e9 ha solo 35 deputati, ma ora rischia di disgregarsi. Ne sono convinti tutti gli antifascisti, che di fronte alla ribellione dei fascisti contro il duce, prevedono inevitabile la fine politica di Mussolini e del fascismo.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 qui che entra in gioco l\u2019abilit\u00e0 tattica di Mussolini. Egli \u00e8 da un decennio sulla scena nazionale, prima come capo effettivo del partito socialista dal 1912 al 1914, in seguito come uno dei capi dell\u2019interventismo, e infine come uno dei capi della lotta contro il bolscevismo nel 1919-1920. Gli altri capi del fascismo, Farinacci, Grandi, Balbo, Renato Ricci, erano giovani sconosciuti, che diventano con lo squadrismo personaggi molto potenti nelle provincie, ma non hanno nessuna risonanza nazionale. Di fronte al rischio reale della disgregazione, \u00e8 Mussolini che decide di aggirare l\u2019ostacolo, cedendo alla volont\u00e0 dei ribelli. Si arriva cos\u00ec&nbsp; ad una sorta di scambio: Mussolini \u00e8 costretto ad accettare la costituzione del fascismo in partito armato voluta dagli squadristi, ripudia il patto di pacificazione firmato con i socialisti, ed esalta la violenza come arma politica. Da parte loro, i capi squadristi riconoscono che Mussolini \u00e8 l\u2019unica figura nazionale che pu\u00f2 tenere unito il fascismo. Ma neppure allora Mussolini \u00e8 riconosciuto come duce indiscusso del fascismo. Il capo del partito nazionale fascista \u00e8 Michele Bianchi, e lo rimane fino alla conquista del potere. Neanche la marcia su Roma fu voluta fin dall\u2019inizio da Mussolini, che esit\u00f2 fino al 26 ottobre, quando fu Bianchi a lanciare la proposta di un governo Mussolini, in forma ricattatoria nei confronti del re e dei dirigenti liberali. Mussolini fino all\u2019ultimo avrebbe accettato di partecipare a un governo presieduto per esempio da Giovanni Giolitti, che era la persona del vecchio regime che lui maggiormente temeva, perch\u00e9 come aveva cacciato D\u2019Annunzio con i cannoni da Fiume.&nbsp; La marcia su Roma non si concluse con un compromesso, ma con un ricatto, subito dal re e dalla vecchia classe dirigente,&nbsp; che diede il potere al fascismo, ma non ottenne la restaurazione del regime liberale.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Nel 1921 si arriva&nbsp;a una sorta di scambio: Mussolini \u00e8 costretto ad accettare la costituzione del fascismo in partito armato voluta dagli squadristi, ripudia il patto di pacificazione firmato con i socialisti, ed esalta la violenza come arma politica. Da parte loro, i capi squadristi riconoscono che Mussolini \u00e8 l\u2019unica figura nazionale che pu\u00f2 tenere unito il fascismo<\/p><cite>emilio gentile<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Da quali elementi possiamo riscontrare l\u2019influenza dei capi squadristi nei confronti del Mussolini diventato Presidente del Consiglio?<\/h3>\n\n\n\n<p>Neppure dopo la marcia su Roma, Mussolini fu riconosciuto dai capi dello squadrismo come duce indiscusso. Anzi, le tensioni fra i \u201cras\u201d del fascismo squadrista e Mussolini capo del governo continuarono, prima e dopo il delitto Matteotti. Ancora una volta, prevalgono i capi squadristi, che alla fine del 1924 impongono la svolta del 3 gennaio, quando Mussolini in Parlamento prende la responsabilit\u00e0 del delitto Matteotti e accetta la politica del fascismo intransigente e integralista, rappresentato da Roberto Farinacci, che infatti diventa segretario del partito. Mussolini riuscir\u00e0 a imporre la sua volont\u00e0 sul partito fascista solo dopo il 1925, quando come capo del governo ha il controllo dello Stato, del suo apparato poliziesco, e avvia la costruzione del regime totalitario, che per\u00f2 fu la realizzazione della politica integralista sostenuta fin dalla marcia su Roma dai capi dello squadrismo, che Mussolini adott\u00f2 per imporre il suo dominio personale sul partito.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco perch\u00e9 io dico, con una formula, che fino al 1926, Mussolini \u00e8 il duce che segue, non il duce che precede il fascismo nell\u2019ascesa al potere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Questa risposta ci porta opportunamente al suo libro, la storia del fascismo, in cui adotta un approccio deliberatamente orientato agli eventi, rompendo con la tendenza a sovra interpretare il fenomeno fascista. Perch\u00e9 ha sentito il bisogno di tornare a una lettura cos\u00ec cos\u00ec attenta, cos\u00ec meticolosa?<\/h3>\n\n\n\n<p>\u00c8 stata in parte un\u2019esigenza personale. Dopo cinquant\u2019anni che studio il fascismo, ho colto l\u2019occasione di ripercorrerne la storia sulla base esclusivamente di ci\u00f2 che emerge dai documenti, quasi che io fossi un testimone, un osservatore, un inviato speciale, come scherzosamente mi sono definito. Ho provato a restituire alla storia del fascismo la sua drammaticit\u00e0, mostrando che il suo trionfo non era inevitabile. Per molto tempo, dal 1919 al 1925, ci furono possibilit\u00e0 che la storia d\u2019Italia, e quindi la storia d\u2019Europa e forse anche la storia del mondo, prendesse un\u2019altra strada: se gli oppositori del fascismo fossero stati in grado di coalizzarsi per contrastare un movimento che quando giunge al potere ha una milizia armata, ma soltanto trenta deputati in Parlamento, forse avremmo assistito a un altro esito.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Dal mio punto di vista, la storia va ricostruita e raccontata nella drammaticit\u00e0 di ogni momento in cui \u00e8 possibile che prenda un altro corso, finch\u00e9 la vittoria di una forza dominante rende impossibile l\u2019occasione per poterla ribaltare. \u00c8 ci\u00f2 che \u00e8 accaduto con il fascismo. Se non si restituisce alla storia il senso della sua drammaticit\u00e0, considerando la sua imprevedibilit\u00e0, non si fa altro che la storia del senno del poi, della profezia retroattiva, come io la chiamo, sulla quale si possono costruire infinite interpretazioni su cos\u2019era il fascismo, ponendosi domande, se c\u2019\u00e8 stata un\u2019ideologia fascista, se c\u2019\u00e8 stata una cultura fascista, se c\u2019\u00e8 stato uno Stato fascista, se il fascismo fu totalitario, che hanno gi\u00e0 in s\u00e9 le risposte, ovviamente negative. Queste sono questioni poste male, come avrebbe detto Francesco De Sanctis, che tuttavia ci possono portare, da una parte, sostenere che il fascismo non \u00e8 mai esistito, ma solo il mussolinismo, oppure ad affermare, fin dagli anni Novanta del secolo scorso, che il fascismo sta tornando in Italia e addirittura nel mondo, dando cos\u00ec ragione al duce, che nel 1932 aveva profetizzato che il secolo ventesimo sarebbe stato il secolo del fascismo, che prosegue all\u2019inizio del terzo millennio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Per molto tempo, dal 1919 al 1925, ci furono possibilit\u00e0 che la storia d\u2019Italia, e quindi la storia d\u2019Europa e forse anche la storia del mondo, prendesse un\u2019altra strada: se gli oppositori del fascismo fossero stati in grado di coalizzarsi per contrastare un movimento che quando giunge al potere ha una milizia armata, ma soltanto trenta deputati in Parlamento, forse avremmo assistito a un altro esito<\/p><cite>emilio gentile<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Nello stesso tempo mi interessava mostrare come all\u2019interno del fascismo stesso vi sia stato,&nbsp; dal 1922 al 1926, uno scontro violentissimo tra le sue diverse fazioni: si arriv\u00f2 a parlare di mussolinismo contro fascismo e di fascismo contro Mussolini. Il confronto cess\u00f2 quando sia Mussolini che gli estremisti del partito, gli intransigenti, concordarono la soppressione definitiva del governo elettorale parlamentare e l\u2019eliminazione di tutti i partiti, cominciando a costruire quello che gli antifascisti, fin dal 1923, definirono il regime fascista. Ma anche la storia di questo regime non \u00e8 affatto un percorso inevitabile, se lo seguiamo nel suo storico svolgimento senza avvalerci del senno del poi. E dalla analisi emerge la pi\u00f9 mostruosa ambizione di Mussolini e del fascismo, cio\u00e8 l\u2019attuazione consapevole e sistematica di un esperimento totalitario, con il fine di compiere una rivoluzione antropologica per trasformare il popolo italiano in una nuova razza di guerrieri, di conquistatori e di dominatori. \u00c8 questo il vero senso che io ho riscontrato ripercorrendo la storia del fascismo, in particolar modo attraverso le sue guerre.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">La dinamica fascismo\/antifascismo ha strutturato tutto il dibattito pubblico italiano dal dopoguerra a oggi, Silvio Berlusconi \u00e8 stato a lungo accusato di fascismo, cos\u00ec come Matteo Salvini, per quanto la provenienza culturale e politica fosse tutt\u2019altra. La partecipazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che invece da quel mondo viene, alle celebrazioni del 25 aprile, rende questo dibattito superato?<\/h3>\n\n\n\n<p>Mi riesce difficile fare il profeta, posso per\u00f2 fare qualche considerazione sul presente guardando al passato. Quando si parla di fascismo e antifascismo si crea una sorta di gioco delle parti: i fascisti in Italia ci sono stati, sono rimasti e ci sono ancora, nella misura in cui esistono delle persone che si proclamano tali e considerano il fascismo un periodo positivo nella storia degli italiani, addirittura il pi\u00f9 positivo. Essendoci ancora tali fascisti, ci sono coloro i quali ritengono che il pericolo fascista sia sempre presente, e dunque vada contrastato con un permanente antifascismo militante. Questo \u00e8 accaduto soprattutto durante lo scontro violentissimo tra le forze politiche negli anni Sessanta e Settanta. Prima di Berlusconi e di Salvini, anche Alcide De Gasperi era considerato fascista secondo Palmiro Togliatti, perch\u00e9 il fascismo \u00e8 in essenza la reazione capitalistica contro l\u2019emancipazione della classe operaia: pertanto, quando la Democrazia cristiana nel 1947 rompe l\u2019alleanza di governo con i comunisti, diventa fascista. Lelio Basso, il socialista marxista che il 2 gennaio 1925 invent\u00f2 il sostantivo totalitarismo, nel 1951 pubblic\u00f2 un libro intitolato <em>Due totalitarismi: fascismo e democrazia cristiana<\/em>. Solo nel 1975 il dirigente comunista Giorgio Amendola, figlio di Giovanni Amendola che aveva inventato l\u2019aggettivo totalitario, si schier\u00f2 contro l\u2019utilizzo generico e indiscriminato della parola fascismo, perch\u00e9 in questo modo si crea solo confusione.<\/p>\n\n\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-block-image-medium\"\n    data-shadow=\"false\"\n    data-use-original-file=\"false\">\n    <a\n        data-pswp-src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2023\/04\/cover_Gentile_Totalitarismo-1478x2048-1.jpg\"\n        class=\"inline-block gallery-item no-underline \"\n        data-pswp-width=\"1478\"\n        data-pswp-height=\"2048\">\n                                        <picture>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2023\/04\/cover_Gentile_Totalitarismo-1478x2048-1-330x457.jpg\"\r\n                media=\"(max-width:  374px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2023\/04\/cover_Gentile_Totalitarismo-1478x2048-1-690x956.jpg\"\r\n                media=\"(max-width:  989px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2023\/04\/cover_Gentile_Totalitarismo-1478x2048-1-990x1372.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 1319px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2023\/04\/cover_Gentile_Totalitarismo-1478x2048-1-690x956.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 1599px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2023\/04\/cover_Gentile_Totalitarismo-1478x2048-1-990x1372.jpg\"\r\n                media=\"(min-width: 1600px)\" \/>\r\n                <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2023\/04\/cover_Gentile_Totalitarismo-1478x2048-1-125x173.jpg\" \/>\r\n        <\/picture>\r\n                            \n                    <figcaption class=\"pswp-caption-content \">Nel suo ultimo libro, pubblicato nel 2023 da Salerno editrice, Emilio Gentile ripercorre la storia del termine totalitarismo, coniato dagli oppositori del fascismo, e non dal regime<\/figcaption>\n            <\/a>\n<\/figure>\n\n\n<p>Dopo la fine del fascismo storico, che ha segnato profondamente la storia d\u2019Italia e ha lasciato la sua impronta anche nella storia d\u2019Europa e del mondo, in Italia il neofascismo si \u00e8 inserito nella repubblica antifascista, che comunque superano di tre volte il ventennio fascista. Ci\u00f2 storicamente consacra la vittoria definitiva dell\u2019antifascismo, che vive istituzionalizzato nella Costituzione e nella repubblica democratica, mentre il fascismo storico appartiene unicamente alla storia. Altrimenti dovremmo dire che oggi, in Italia, abbiamo al governo chi sostiene lo Stato totalitario, il partito unico, il corporativismo, i sindacati di Stato, l\u2019irreggimentazione delle masse, la creazione d\u2019una nuova razza italiana guerriera, e una politica estera imperialista. Perch\u00e9 questo \u00e8 stato storicamente il fascismo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Lei per\u00f2 \u00e8 convinto che oggi la democrazia occidentale stia affrontando una crisi profondissima.<\/h3>\n\n\n\n<p>Credo che sia la democrazia ad avere in s\u00e9 stessa generato molte insidie pericolose, che non sono il fascismo di ritorno, ma sono principalmente il rifiuto o l\u2019incapacit\u00e0 di realizzare l\u2019ideale democratico. La democrazia moderna non consiste solo nell\u2019adoperare il metodo democratico per la elezione dei governanti da parte dei governati, perch\u00e9 lo strumento, di per s\u00e9, non garantisce le libert\u00e0: possiamo avere, con la libera scelta dei governanti da parte dei governati, una democrazia razzista, antisemita, xenofoba.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Prima di Berlusconi e di Salvini, anche Alcide De Gasperi era considerato fascista secondo Palmiro Togliatti, perch\u00e9 il fascismo \u00e8 in essenza la reazione capitalistica contro l\u2019emancipazione della classe operaia: pertanto, quando la Democrazia cristiana nel 1947 rompe l\u2019alleanza di governo con i comunisti, diventa fascista<\/p><cite>emilio gentile<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Mi pare infatti che il pericolo principale per l\u2019avvenire della democrazia siano i democratici che non realizzano l\u2019ideale democratico, come \u00e8 sancito dall\u2019articolo 3 della costituzione italiana, rimuovendo qualsiasi ostacolo e discriminazione che impedisca il libero sviluppo della personalit\u00e0 dei cittadini. Ci stiamo inoltrando verso la instaurazione di una \u201cdemocrazia recitativa\u201d, come io la definisco, con tutti i rituali&nbsp; del metodo democratico, ma senza l\u2019ideale democratico.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Molto spesso si sente parlare del rischio del ritorno del fascismo in Italia, ma analizzando il periodo storico del primo dopoguerra si vede una societ\u00e0 molto giovane, piena di reduci di guerra, pronta a utilizzare la violenza per affermare le proprie idee politiche. Quanto conta la demografia in espansione nell\u2019affermazione del fascismo?<\/h3>\n\n\n\n<p>Ha contato moltissimo. La prima caratteristica del regime fascista \u00e8 simbolicamente rappresentata nel suo inno \u201cgiovinezza, giovinezza\u201d. Questo perch\u00e9 la societ\u00e0 italiana di quel periodo era composta principalmente da nuove generazioni che si sentivano completamente a disagio nel sistema parlamentare, specialmente nel decennio dei governi di Giovanni Giolitti, dall\u2019inizio del secolo alla vigilia della Grande Guerra, in cui molti di loro si erano formati. L\u2019avversione per il parlamentarismo liberale e borghese non era sentita solo dai i fascisti, ma gi\u00e0 prima della guerra era diffusa sia a destra che a sinistra. Parlo della generazione di Mussolini, Amendola, Nenni, Gramsci, Togliatti. Non a caso questi protagonisti della lotta tra fascismo e antifascismo erano stati accomunati, sia pure su fronti diversi, con idee e ideologie diverse, dall\u2019avversione per il sistema liberale giolittiano. Si \u00e8 accennato prima all\u2019apocalisse della modernit\u00e0, una visione catastrofica che la guerra realizza. <\/p>\n\n\n\n<p>Ma dall\u2019 esperienza catastrofica della Grande guerra, questa nuova generazione esce con una sorta di entusiasmo rivoluzionario per il futuro da conquistare, anche e soprattutto con la violenza. Nel 1919 Antonio Gramsci incita a eliminare col ferro e col fuoco la piccola borghesia corrotta e decadente, mentre i nazionalisti vogliono l\u2019eliminazione degli internazionalisti bolscevichi. In tutte le fazioni c\u2019era la convinzione che la catastrofe della guerra non aveva affatto decretato la fine dell\u2019epoca rivoluzionaria iniziata con la rivoluzione francese, dell\u2019epoca in cui si lotta per conquistare il futuro; anzi sono giovani che vogliono proseguire e accelerare una rivoluzione palingenetica per l\u2019avvento di una nuova civilt\u00e0 moderna. Le due rivoluzioni nemiche scaturite dalla guerra, bolscevismo e fascismo, sono animate da questa ambizione, che \u00e8 tutt\u2019altro che pessimista. \u00c8 quello che il fascismo \u00e8 convinto di poter fare, ed \u00e8 quello che i comunisti sono convinti di poter fare. Nonostante la catastrofe della guerra e le convulsioni del dopoguerra, i giovani danno inizio a una nuova ondata di rivoluzioni nella convinzione che si possa conquistare il futuro: accade prima in Russia, poi in Italia, poi in Germania, ma tutto il continente \u00e8 contagiato della una nuova febbre rivoluzionaria.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>La demografia \u00e8 fondamentale per comprendere quegli anni. Nonostante la catastrofe della guerra e le convulsioni del dopoguerra, i giovani danno inizio a una nuova ondata di rivoluzioni nella convinzione che si possa conquistare il futuro: accade prima in Russia, poi in Italia, poi in Germania, ma tutto il continente \u00e8 contagiato della una nuova febbre rivoluzionaria<\/p><cite>emilio gentile<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Oggi, una distanza abissale ci separa da quell\u2019epoca. Dobbiamo riflettere su quanto profonda \u00e8 stata la vera rivoluzione antropologica, che nella coscienza e nella cultura europea ha prodotto la Seconda Guerra Mondiale, quando sono scomparsi completamente i miti, potentissimi nel periodo tra le due guerre, della violenza rigeneratrice, del nazionalismo imperialista, della guerra inevitabile per la lotta fra Stati. Tutto questo, che era l\u2019essenza del fascismo, oggi \u00e8 inesistente. A meno che non si voglia chiamare fascismo il regime di Putin che aggredisce l\u2019Ucraina.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Quindi l\u2019utilizzo del sostantivo fascismo in questo caso \u00e8 improprio? L\u2019idea del fascismo eterno teorizzata da Umberto Eco ha una sua ragion d\u2019essere oppure no?<\/h3>\n\n\n\n<p>Ritengo sia improprio. Usare il termine fascismo in senso generico, come spesso \u00e8 avvenuto e avviene, applicandolo al mondo politico degli ultimi sette decenni, da Truman a Trump, passando per Nixon, Reagan, Bush jr., o da De Gaulle alla Le Pen, a Saddam Hussein, a Erdogan, a Putin, a Berlusconi e Salvini, \u00e8 solo un pessimo modo di confondere e ostacolare la conoscenza della realt\u00e0 in cui viviamo. La conoscenza progredisce attraverso la distinzione, non attraverso la confusione. Se noi diciamo che la Cina comunista \u00e8 fascista, che Putin \u00e8 fascista, che Trump e Bolsonaro sono fascisti, che cosa impariamo di nuovo sulla realt\u00e0 in continuo mutamento? E soprattutto, se veramente&nbsp; il fascismo \u00e8 ritornato, allora dovremmo far subito una terza guerra mondiale per eliminarlo, come avvenne otto decenni fa. Quando diciamo che in Italia c\u2019\u00e8 il ritorno del fascismo, gli antifascisti devono imbracciare il mitra e cominciare una nuova resistenza?<\/p>\n\n\n\n<p>Se la teoria del fascismo eterno fosse valida, allora vorrebbe dire che il fascismo ha vinto perch\u00e9 non pu\u00f2 essere mai definitivamente sconfitto. Eppure, persino Dio, che ha l\u2019attributo dell\u2019eternit\u00e0, ha sub\u00ecto una sconfitta, che dura da oltre duemila anni, quando ha mandato suo figlio sulla terra per emendare il mondo dal male e invece lo ha moltiplicato, spesso ad opera dei seguaci di suo figlio!&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Se la teoria del fascismo eterno fosse valida, allora vorrebbe dire che il fascismo ha vinto perch\u00e9 non pu\u00f2 essere mai definitivamente sconfitto. Eppure, persino Dio, che ha l\u2019attributo dell\u2019eternit\u00e0, ha sub\u00ecto una sconfitta, che dura da oltre duemila anni, quando ha mandato suo figlio sulla terra per emendare il mondo dal male e invece lo ha moltiplicato, spesso ad opera dei seguaci di suo figlio!&nbsp;<\/p><cite>emilio gentile<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">\u00c8 possibile allargare alla dimensione europea il fenomeno del fascismo che \u00e8 un fenomeno storico molto preciso e peculiare italiano? Cio\u00e8: i partiti e i movimenti di estrema destra europea, sono in qualche misura eredi del fascismo?<\/h3>\n\n\n\n<p>Dubito che si possa definirli tali, salvo i movimenti che si richiamo al fascismo, che non sono per\u00f2 grosse forze politiche.&nbsp;\u00c8 fascista Bossi che voleva sfasciare lo Stato nazionale e predicava il culto pagano del dio Po? O Berlusconi che voleva una societ\u00e0 gaudente, come \u00e8 fascista Vox che invece vuole una societ\u00e0 moralisticamente cattolica? Come facciamo a dire che il fascismo \u00e8 rappresentato da un movimento estremista cattolico, quando nel 1939, se non fosse morto, Pio XI avrebbe promulgato una enciclica, gi\u00e0 compilata, per condannare il totalitarismo (<em>totalismus<\/em> nel latino dell\u2019enciclica) fascista e dichiarare finita la Conciliazione?<\/p>\n\n\n\n<p>Ripeto, io sento l\u2019esigenza della chiarezza e della distinzione, non dell\u2019uso generico e confusionario del termine fascismo. Credo che ci sia una grave mancanza di capacit\u00e0 di conoscenza dei fenomeni nuovi, interpretandoli attraverso presunte analogie con fenomeni vecchi. Prendiamo ad esempio i partiti che fanno della lotta all\u2019immigrazione un punto cardine del loro programma politico: le loro radici non vanno ricercate nel fascismo, ma pi\u00f9 propriamente nella secolare tradizione del populismo negli Stati Uniti, che \u00e8 stato non solo razzista nei confronti dei neri, ma contro gli immigrati cattolici ed ebrei. Va sempre ricordato che razzismo, antisemitismo, xenofobia sono stati fenomeni dominanti negli Stati democratici, negli Stati Uniti, in Francia e in Gran Bretagna, molto prima della grande guerra e del fascismo.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Lei ha ampiamente rivalutato l\u2019importanza dell\u2019altra \u201cRivoluzione d\u2019ottobre\u201d (quella fascista del 1922), rompendo con le interpretazioni che la dipingevano come una pantalonata. In che modo questo momento \u00e8 decisivo per comprendere l&#8217;approccio fascista al potere ma anche i luoghi comuni sul fascismo che lo dipingevano spesso come un totalitarismo morbido, che quindi sarebbe diverso dallo stalinismo, del nazismo, anche del franchismo.<\/h3>\n\n\n\n<p>Credo che sia un po\u2019 difficile continuare a pensare che la marcia su Roma e la conquista del potere da parte del fascismo siano state un\u2019opera buffa o una parata di utili idioti. Io mi rifaccio ad altri osservatori contemporanei, come per esempio il diplomatico e intellettuale tedesco Harry Kessler, che era a Berlino quando Mussolini fu chiamato in Italia a formare il nuovo governo e scrisse il 29 ottobre nel suo diario: \u00abin Italia si afferma un governo francamente antidemocratico e imperialista. Il colpo di Stato di Mussolini pu\u00f2 essere paragonato a quello di Lenin nell\u2019ottobre 1917, ma diretto in senso opposto, naturalmente. E pu\u00f2 darsi che sfocer\u00e0 in un nuovo periodo di nuovi disordini e di guerre in Europa\u00bb. Non era un visionario capace di profetizzare il futuro, ma valutava ci\u00f2 che era avvenuto con l\u2019avvento al potere di un partito armato e le sue conseguenze pi\u00f9 probabili.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quando il fascismo va al potere non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 pericolo bolscevico dal 1920, da quando l\u2019armata rossa viene arrestata in Polonia. Da allora il bolscevismo, logorato dalla guerra civile pur se vincitore, dal disastro economico e dalla carestia, deve sopravvivere rinunciando al comunismo di guerra e Lenin sceglie la nuova politica economica, che reintroduce il capitalismo, e cerca l\u2019aiuto delle potenze capitaliste. Nel 1922 non ci sono pi\u00f9 progetti e tentativi di esportare la rivoluzione comunista in Europa. Invece, ci\u00f2 che accadde in Italia fu l\u2019inizio di un\u2019ondata di nuovi movimenti nazionalisti rivoluzionari, alcuni dei quali si richiamavano direttamente al fascismo. Dalla marcia su Roma si contano anno dopo anno il crollo dei regimi democratici o parlamentari sotto l\u2019azione di movimenti di tipo fascista o che si richiamano al fascismo, mentre non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 dal 1923 nessun tentativo di rivoluzione o di sovversione comunista. Quindi anche la favola che il fascismo abbia salvato l\u2019Italia e l\u2019Europa dal comunismo, come credeva e sosteneva anche Winston Churchill, fu una tragica leggenda che ha avuto delle conseguenze devastanti. L\u2019ondata iniziata dal fascismo nel 1922, prosegu\u00ec fino a provocare la seconda guerra mondiale.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Cosa pensa dell\u2019espressione \u201cpost-fascista\u201d che \u00e8 stata ampiamente utilizzata all\u2019estero per descrivere il partito di Giorgia Meloni, soprattutto in Francia? Permette di chiarire una realt\u00e0 complessa della storia italiana, o dovrebbe essere abbandonata per un altro termine?<\/h3>\n\n\n\n<p>Sinceramente non so dare una risposta. Il termine post-fascismo pu\u00f2 essere sicuramente applicato a coloro che sono effettivamente post-fascisti, cio\u00e8 ex neofascisti che si distaccano dalla matrice fascista. Ma che cosa significa? Oggi viviamo in un\u2019epoca senza creativit\u00e0 nel linguaggio, si parla solo di post: post-modernismo, post-industriale, post-democratico; credo che sia un\u2019epoca incapace di comprendere i fenomeni nuovi e, non sapendo come interpretarli, usa il prefisso \u201cpost\u201d. Siamo l\u2019epoca del post-qualcosa. Ma saremo sempre posteri di qualcosa, perch\u00e9 \u00e8 la vita che \u00e8 sempre postera.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>ggi viviamo in un\u2019epoca senza creativit\u00e0 nel linguaggio, si parla solo di post: post-modernismo, post-industriale, post-democratico; credo che sia un\u2019epoca incapace di comprendere i fenomeni nuovi e, non sapendo come interpretarli, usa il prefisso \u201cpost\u201d. Siamo l\u2019epoca del post-qualcosa. Ma saremo sempre posteri di qualcosa, perch\u00e9 \u00e8 la vita che \u00e8 sempre postera.&nbsp;<\/p><cite>emilio gentile<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Quello che accade oggi in Italia \u00e8, secondo me, una situazione per molti aspetti tutt\u2019altro che tranquillizzante perch\u00e9 \u00e8 caotica, e non perch\u00e9 ritorna il fascismo, ma perch\u00e9 governa una democrazia recitativa, e per giunta confusionaria.&nbsp; Abbiamo oggi al potere i postfascisti che parlano di unit\u00e0 nazionale, di interesse della nazione contro l\u2019interesse particolare: ma i postfascisti sono alleati con un movimento, la Lega, che da oltre tre decenni predica che l\u2019unit\u00e0 d\u2019Italia \u00e8 stato un errore, che lo Stato nazionale \u00e8 una disgrazia, e che bisogna procedere a demolirlo con azioni di secessione o di autonomia. Inoltre, postfascisti e leghisti sono alleati da trent\u2019anni con il partito personale di Berlusconi, il partito della vita gaudente che incarna esattamente l\u2019opposto della vita fascista spartane e totalitaria. Il berlusconismo ha provato a inventare un\u2019Italia del benessere e della felicit\u00e0, rappresentata dagli spettacoli delle sue televisioni. Tutto ci\u00f2 non \u00e8 fascismo, neppure sotto altre vesti. Che cosa possa venir fuori da questo miscuglio ideologico e politico \u00e8 difficile dirlo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Noi abbiamo provato a creare un termine per descrivere il governo di Meloni, che \u00e8 quello di tecno-sovranismo. Il termine indica la volont\u00e0 di mescolare il sovranismo originale del movimento di Meloni con una capacit\u00e0 rassicurare Bruxelles, gli alleati internazionali e l\u2019opinione pubblica esterna, mantenendo invece un\u2019agenda di destra radicale ai temi pi\u00f9 culturali, rivolti quindi all\u2019opinione pubblica esterna. \u00c8 un concetto che la trova d\u2019accordo?<\/h3>\n\n\n\n<p>Potrebbe essere una formula accettabile, perch\u00e9 adeguata alla realt\u00e0, e non solo per il governo Meloni. \u00c8 un formula che si abbina bene alla democrazia recitativa, perch\u00e9 il tecno-sovranismo conserva il metodo democratico della sovranit\u00e0 popolare, ma rinuncia consapevolmente all\u2019ideale democratico, istituendo di fatto una oligarchia di competenti e di ricchi, come competenti, che inevitabilmente predominano in una democrazia recitativa, dove la competizione elettorale esige risorse finanziarie sempre maggiori. Una societ\u00e0 non pu\u00f2 essere democratica, secondo l\u2019ideale, se esiste un crescente divario sempre pi\u00f9 abissale fra la ricchezza tenuta da pochi e una crescente povert\u00e0 diffusa. L\u2019altro aspetto della democrazia recitativa \u00e8 la tecnocrazia: se noi partiamo dal presupposto che solo chi ha competenze tecniche ha il diritto di governare, che senso ha il suffragio universale esteso a tutti?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>il tecno-sovranismo conserva il metodo democratico della sovranit\u00e0 popolare, ma rinuncia consapevolmente all\u2019ideale democratico, istituendo di fatto una oligarchia di competenti e di ricchi, come competenti, che inevitabilmente predominano in una democrazia recitativa, dove la competizione elettorale esige risorse finanziarie sempre maggiori<\/p><cite>emilio gentile<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>In una societ\u00e0 nella quale la scolarizzazione ha sempre meno influenza sulla formazione delle conoscenze e della capacit\u00e0 critica dei cittadini, e la ricchezza estende il possesso e il controllo dei mezzi di comunicazione di massa, la tecnocrazia facilmente prevale nella gestione dello Stato. Se aggiungiamo anche la televisione, la pubblicit\u00e0 televisiva, il tipo di messaggio tecnocratico e gaudente che dalla televisione coinvolge e pervade la massa del pubblico, potremmo dire che ci avviamo verso una democrazia recitativa tecnocratica, con gli esclusi relegati fra le inevitabili miserie della vita quotidiana. Come l\u2019immondizia che si accumula dentro e fuori dei cassonetti della nettezza urbana, in attesa di esser prelevata.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mentre l\u2019Italia, sotto il governo di Giorgia Meloni, discute ancora una volta sul 25 aprile, abbiamo provato ad analizzare la genesi del Ventennio in una lunga conversazione con il pi\u00f9 importante storico italiano del fascismo. In un momento in cui \u00e8 sempre pi\u00f9 difficile definire i fenomeni politici, lo studioso invita a tornare a un\u2019indagine rigorosa per evitare il rischio di una \u00abdemocrazia confusa\u00bb<\/p>\n","protected":false},"author":6720,"featured_media":6903,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"templates\/post-interviews.php","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_trash_the_other_posts":false,"footnotes":""},"categories":[1597],"tags":[],"staff":[1596,2099],"editorial_format":[],"serie":[],"audience":[],"geo":[],"class_list":["post-6802","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-storia","staff-baptiste-roger-lacan","staff-francesco-maselli"],"acf":{"open_in_webview":false,"accent":false},"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v26.1.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>\u00abSiamo nell\u2019epoca del post-qualcosa\u00bb, una conversazione con Emilio Gentile - Il Grand Continent<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/04\/23\/siamo-epoca-del-post-qualcosa-una-conversazione-con-emilio-gentile\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"\u00abSiamo nell\u2019epoca del post-qualcosa\u00bb, una conversazione con Emilio Gentile - Il Grand Continent\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Mentre l\u2019Italia, sotto il governo di Giorgia Meloni, discute ancora una volta sul 25 aprile, abbiamo provato ad analizzare la genesi del Ventennio in una lunga conversazione con il pi\u00f9 importante storico italiano del fascismo. 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