{"id":6737,"date":"2023-04-12T15:20:24","date_gmt":"2023-04-12T14:20:24","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/?p=6737"},"modified":"2023-04-12T18:22:58","modified_gmt":"2023-04-12T17:22:58","slug":"lunione-europea-e-ancora-pertinente-una-conversazione-con-pascal-lamy","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/04\/12\/lunione-europea-e-ancora-pertinente-una-conversazione-con-pascal-lamy\/","title":{"rendered":"L\u2019Unione europea \u00e8 ancora pertinente? Una conversazione con Pascal Lamy"},"content":{"rendered":"\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Questo momento sta accelerando <\/strong><a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2022\/09\/01\/la-transition-geopolitique-europeenne\/\"><strong>la transizione geopolitica<\/strong><\/a><strong> dell\u2019Unione o rallenter\u00e0 o addirittura impedir\u00e0 questa transizione?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Devo ammettere che ho pi\u00f9 punti interrogativi rispetto all\u2019<a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2022\/03\/06\/un-plan-de-resilience-pour-leurope-apres-linvasion-de-lukraine-une-conversation-avec-pascal-lamy\/\">ultima volta che abbiamo parlato<\/a>, un anno fa, due settimane dopo l\u2019invasione dell\u2019Ucraina da parte di Putin.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci sono ancora buone ragioni per pensare che quello che stiamo vivendo accelerer\u00e0 l\u2019integrazione europea e la transizione geopolitica &#8211; ma ci sono anche ottime ragioni per pensare che non sia affatto cos\u00ec e che in realt\u00e0 stiamo assistendo alla dissoluzione dell\u2019Unione.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>In che senso?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Per pi\u00f9 di settant\u2019anni ci sono stati momenti difficili, ma non ci siamo mai trovati nella situazione di pensare che la costruzione europea non avesse senso. Alcuni volevano di pi\u00f9, altri di meno, ma la rilevanza storica del progetto non \u00e8 stata messa in discussione e l\u2019integrazione non \u00e8 mai andata indietro, tranne nel caso della Brexit, e anche in quel caso&#8230; Oggi la questione si pone. In un mondo sempre pi\u00f9 brutale, l\u2019unione degli europei potrebbe essere troppo incompiuta per reggere la prova&#8230;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p> In un mondo sempre pi\u00f9 brutale, l\u2019unione degli europei potrebbe essere troppo incompiuta per reggere la prova&#8230;<\/p><cite>Pascal lamy<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Perch\u00e9? Come si spiega questa messa in discussione?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>In Ucraina \u00e8 in corso una guerra e le guerre si decidono con le armi. Nonostante i suoi sforzi, non sar\u00e0 l\u2019Unione Europea a decidere le sorti del conflitto, ma la realt\u00e0 militare sul campo. L\u2019organizzazione di riferimento non \u00e8 quindi l\u2019Unione europea, ma la NATO. L\u2019Unione si limita a ci\u00f2 che sa fare: la geoeconomia delle sanzioni e del budget per le armi. Siamo in prima linea a sopportare gli effetti economici ma, nonostante i nostri sforzi, non sar\u00e0 l\u2019Ue a decidere il destino delle armi, saranno gli Stati.<\/p>\n\n\n\n<p>E qui si pone un problema di scenografia e di pertinenza. L\u2019Unione degli europei \u00e8 infatti relegata a un ruolo minore. Chi sieder\u00e0 intorno al tavolo di una conferenza di pace? Se si pone la domanda, nessuno dir\u00e0 Ursula von der Leyen, Charles Michel o Josep Borrell, comunque non all\u2019inizio&#8230;<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Non c\u2019\u00e8 anche una dimensione ancora pi\u00f9 fondamentale, e cio\u00e8 la sensazione che la ricomposizione geopolitica su scala globale stia provincializzando l\u2019Europa?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>S\u00ec, assolutamente. Nulla di ci\u00f2 che accade sul terreno, anche nella sua dimensione puramente militare e tattica, pu\u00f2 essere guardato senza comprendere il quadro generale: la rivalit\u00e0 tra Cina e Stati Uniti che struttura il mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>In questa prospettiva, Putin ci spinge nelle braccia degli americani e noi spingiamo Putin nelle braccia dei cinesi. Questo fa comodo a tutti, tranne che agli europei. La questione fondamentale \u00e8 la rilevanza storica dell\u2019integrazione europea. Questo mondo va bene a Pechino, a Mosca e perfino a Washington, ma pu\u00f2 soddisfare noi?<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>S\u00ec, assolutamente. Nulla di ci\u00f2 che accade sul terreno, anche nella sua dimensione puramente militare e tattica, pu\u00f2 essere guardato senza comprendere il quadro generale: la rivalit\u00e0 tra Cina e Stati Uniti che struttura il mondo<\/p><cite>Pascal lamy<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Vede un rischio di vassallizzazione dell\u2019Europa, per usare la linea di analisi sviluppata dal presidente Macron al suo ritorno da Pechino?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>\u00c8 un\u2019evidenza. Se la linea di faglia fondamentale \u00e8 tra Occidente e Oriente, allora l\u2019Europa si dissolve nell\u2019Occidente &#8211; che sappiamo bene essere inevitabilmente dominato dagli Stati Uniti per ragioni demografiche, tecnologiche, militari e scientifiche. \u00c8 finito il vostro sogno di \u201cautonomia strategica\u201d, mi dicono i miei amici americani. Dove sta la vostra importanza? &#8211; mi chiedono i miei amici cinesi.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Eppure si pensava che la guerra in Ucraina avrebbe trasformato l\u2019approccio all\u2019integrazione europea verso una \u201cautonomia strategica\u201d, e avrebbe permesso di ridurre la dipendenza dal sostegno americano, soprattutto nella difesa del territorio&#8230;<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Ci sono tre ragioni per pensare che la guerra possa rafforzare ulteriormente l\u2019integrazione europea. La prima \u00e8 il momento di unit\u00e0, di solidariet\u00e0, di reazione all\u2019aggressione russa, che ha sorpreso per la sua rapidit\u00e0&#8230; Possiamo prendere come esempio l\u2019adozione di sanzioni nonostante l&#8217;eccezione dell\u2019Ungheria di Orban. Tutti gli europei hanno trovato qualcosa di forte che li ha uniti: era assolutamente necessario agire contro l\u2019invasione russa, un\u2019atrocit\u00e0 da molti punti di vista, anche in termini di principi. In un certo senso, quello che abbiamo visto in termini di accoglienza dei rifugiati \u00e8 un buon esempio di questa solidariet\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>La seconda ragione \u00e8 che da un punto di vista strategico, contrariamente a quanto si poteva pensare, la deterrenza nucleare autorizza e limita la guerra convenzionale. Un esercito convenzionale europeo integrato ha quindi senso e l\u2019ombrello nucleare americano non \u00e8 pi\u00f9 l\u2019alfa e l\u2019omega della difesa europea.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ultima ragione \u00e8 l\u2019accelerazione del Patto Verde. La questione che si \u00e8 posta per diversi mesi, ovvero se l\u2019uso dell\u2019energia come arma da parte del regime di Putin avrebbe portato gli europei a utilizzare pi\u00f9 combustibili fossili &#8211; in questo caso il carbone &#8211; nel lungo termine, \u00e8 ora risolta. La transizione energetica sta vivendo un momento di rinascita. La diagnosi di \u201c<a href=\"https:\/\/geopolitique.eu\/numeros\/ecologie-de-guerre-un-nouveau-paradigme\/\">ecologia di guerra<\/a>\u201d \u00e8 quella giusta.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p> Da un punto di vista strategico, contrariamente a quanto si poteva pensare, la deterrenza nucleare autorizza e limita la guerra convenzionale. Un esercito convenzionale europeo integrato ha quindi senso e l\u2019ombrello nucleare americano non \u00e8 pi\u00f9 l\u2019alfa e l\u2019omega della difesa europea<\/p><cite>Pascal Lamy<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Va sottolineato che la lobby contraria all\u2019accelerazione della decarbonizzazione ha cercato di sfruttare questo momento per far valere le proprie ragioni. Se non ha vinto, \u00e8 stato soprattutto grazie alla cassa di risonanza del Parlamento europeo e alla sua omogeneit\u00e0 verde, non necessariamente presente nei governi nazionali, anche se possiamo porci la questione di una tale unit\u00e0 <a href=\"https:\/\/www.europejacquesdelors.eu\/fr\/publications\/one-year-into-the-war-farm-to-fork-caught-in-the-crossfire\">nel settore agricolo<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il Patto Verde \u00e8 l\u2019unica via che pu\u00f2 unire il quadro delle diverse politiche europee?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>\u00c8 il grande tema dell\u2019integrazione europea nei decenni a venire, come lo sono stati prima il mercato interno o l\u2019euro. \u00c8 il progetto, la narrazione e la realizzazione. Ed \u00e8 la linea centrale, anche se ci possono essere delle deviazioni. E, come nei due casi precedenti, \u00e8 un\u2019opportunit\u00e0 di leadership globale, a condizione di gestire bene le conseguenze per e con i Paesi in via di sviluppo.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Queste basi non sarebbero sufficienti per accompagnare la transizione geopolitica europea?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Ci sono due fattori negativi da tenere in considerazione. Innanzitutto, lo shock energetico russo. Accelera la transizione verso le energie rinnovabili, ma ci costa in termini di inflazione, spesa pubblica e competitivit\u00e0, soprattutto nei confronti degli Stati Uniti, da cui derivano le difficolt\u00e0 economiche e sociali del futuro.<\/p>\n\n\n\n<p>Il secondo fattore \u00e8 che l\u2019invasione dell&#8217;Ucraina ha anche aumentato le tensioni interne all&#8217;Unione Europea che dovranno essere risolte per andare avanti. Sono pi\u00f9 forti di prima: le osserviamo sull\u2019asse Nord-Sud e Est-Ovest e, al centro, rivelano una forma di profonda incomprensione all\u2019interno della coppia franco-tedesca.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Come lo spiega?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>La guerra di Putin ha portato in superficie le tre questioni su cui francesi e tedeschi non hanno mai trovato un accordo: energia, difesa e bilancio europeo. Nucleare contro carbone, dipendenza americana contro autonomia strategica, spendaccioni contro frugali.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>La guerra di Putin ha portato in superficie le tre questioni su cui francesi e tedeschi non hanno mai trovato un accordo: energia, difesa e bilancio europeo<\/p><cite>Pascal lamy<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Come si contestualizza la questione dell\u2019allargamento in questa prospettiva?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Con l\u2019Ucraina e i Balcani ci stiamo imbarcando in una nuova avventura di allargamento che riapre una questione che era stata neutralizzata per vent\u2019anni e che aveva diviso anche francesi e tedeschi. L&#8217;allargamento rafforza l\u2019Europa dal punto di vista geoeconomico, ma non necessariamente da quello geopolitico. L\u2019allargamento \u00e8 positivo per il potere economico, che \u00e8 una prerequisito del potere politico, ma pu\u00f2 essere negativo perch\u00e9 aumenta la diversit\u00e0 di percezioni in termini di sicurezza e difesa.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Quando guardiamo la mappa del mondo oggi, ci rendiamo conto che la rivalit\u00e0 sino-americana struttura gran parte delle azioni e delle prospettive europee. Ma alla fine vediamo anche una buona parte del mondo in una posizione diversa che si potrebbe definire di \u201cneutralit\u00e0\u201d. Come definirebbe questa posizione?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>In poche parole, la guerra russa in Ucraina ha disunito il mondo e unito l\u2019Occidente &#8211; per il momento. Vedo tre campi: l\u2019Ucraina e i suoi sostenitori occidentali, la Russia e la sua alleanza con la Cina, di cui non conosciamo la natura al di l\u00e0 delle parole e delle strette di mano, e un terzo campo che potrebbe essere chiamato non-allineamento 3.0 o l&#8217;opportunismo di interessi ben definiti.<\/p>\n\n\n\n<p>Non mi piace il termine \u201cSud globale\u201d perch\u00e9 confonde, forse volutamente, Cina e India con Paesi molto pi\u00f9 poveri e meno sviluppati. Resta il fatto che il primo voto dell\u2019ONU sulle sanzioni alla Russia ha mostrato, con nostra sorpresa, che i Paesi che non sono con noi in Ucraina rappresentano pi\u00f9 della met\u00e0 della popolazione mondiale. \u00c8 una realt\u00e0 del mondo di oggi, frutto di strati di frustrazione accumulati nel Sud: colonialismo, Kosovo, Iraq, Libia, vaccini Covid, e ora il crescente sospetto di \u201cprotezionismo verde\u201d. Per rimanere influente, l\u2019Unione deve ricostruire un rapporto equilibrato con il Sud, a partire dall\u2019accordo con il Mercosur, che ora \u00e8 vincolato dal regolamento europeo sulla deforestazione.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>In poche parole, la guerra russa in Ucraina ha disunito il mondo e unito l\u2019Occidente &#8211; per il momento<\/p><cite>pascal lamy<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Quali sono le condizioni perch\u00e9 ci\u00f2 avvenga? C\u2019\u00e8 un elemento che sembra centrale nella difficolt\u00e0 dello sforzo europeo di costruire un consenso a livello globale, e cio\u00e8 che \u00e8 in corso un cambiamento di civilt\u00e0 che ora sta alimentando il cambiamento geopolitico. Molto concretamente, questo si esprime nella critica che consiste nel dire: \u00absi accolgono i rifugiati ucraini perch\u00e9 sono bianchi e cristiani, e non si accolgono i rifugiati afghani o siriani perch\u00e9 sono un po\u2019 meno bianchi e un po\u2019 meno cristiani\u00bb&#8230; Assistiamo anche a un posizionamento di alcuni attori chiave della transizione geopolitica che mettono in primo piano questo aspetto di civilt\u00e0 &#8211; \u00abil fardello dell&#8217;uomo bianco\u00bb &#8211; arrivando persino a difendere \u00abi benefici della colonizzazione\u00bb&#8230; Vede questa come una condizione che impedisce passi in avanti?&nbsp;<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Il muro della frustrazione esiste e ci porteremo dietro i peccati coloniali ancora per qualche secolo, perch\u00e9 vengono recitati pi\u00f9 nella memoria pubblica delle giovani generazioni che in quella delle vecchie. Dobbiamo capire questo discorso e non arretrare di fronte alle nostre responsabilit\u00e0. Questo ci impedirebbe di capire che l\u2019Europa ha una posizione unica nei confronti dei Paesi del Sud, un fattore che pu\u00f2 aiutare a costruire un nuovo rapporto: quella della leadership climatica.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Unione Europea dovrebbe inventare nuove forme di diplomazia invece di cercare di imitare le modalit\u00e0 della diplomazia classica tra sovrani come ai tempi del Trattato di Westfalia. Dovrebbe concentrarsi su settori in cui \u00e8 lei a decidere e in cui tutti riconoscono il suo reale valore aggiunto: l\u2019ambiente in primo luogo, poi il commercio, gli aiuti umanitari e i rifugiati, per esempio.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Quindi dobbiamo mettere al centro del nostro progetto una transizione geopolitica verde?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>S\u00ec, e l\u2019Africa \u00e8 in prima linea su questo fronte.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Tuttavia, \u00e8 sorprendente vedere fino a che punto la transizione geopolitica sia sistematicamente pensata giocando sull\u2019asse orizzontale contro quello verticale. Anche quando assumiamo nuovi formati, come la Comunit\u00e0 politica europea, respingiamo il Mediterraneo, come se potessimo organizzare il continente coinvolgendo l\u2019Azerbaijan e non il Marocco&#8230;<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Ho detto spesso che a Bruxelles dobbiamo capire meglio che ci\u00f2 che accade a Pechino \u00e8 importante, che ci\u00f2 che accade a Washington \u00e8 molto importante. Ma in realt\u00e0 ci\u00f2 che accade in Africa \u00e8 ancora pi\u00f9 importante.<\/p>\n\n\n\n<p>Se l\u2019Africa vince la regata tra demografia ed economia, vinciamo noi. Se l\u2019Africa perde, perdiamo noi. Il nodo geopolitico e geoeconomico pi\u00f9 importante per noi \u00e8 l\u2019Africa. Ma il nostro rapporto con quel continente \u00e8 molto complicato: all\u2019interno dell\u2019Unione, gli ex colonizzatori lo capiscono ma portano il peso del passato, gli altri sono spesso insensibili.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p> Il nodo geopolitico e geoeconomico pi\u00f9 importante per noi \u00e8 l\u2019Africa<\/p><cite>Pascal lamy<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Pu\u00f2 davvero essere considerata una priorit\u00e0 per le istituzioni europee?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>A poco a poco, lo sta diventando. La Commissione Juncker ha fatto passi avanti su questo tema e il Global Gateway, il Team Europe e il derisking sono innovazioni apprezzabili. Tutti questi elementi stanno progredendo lentamente. Allo stesso tempo, dobbiamo anche riconoscere che, da parte degli interlocutori africani, le cose non sono facili, se non altro a causa delle strutture di governance inevitabilmente complesse per riunire 54 Paesi in formati diversi. Ma dobbiamo comprendere meglio la visione africana del mondo che verr\u00e0 e riconoscere un\u2019asimmetria ancora troppo nascosta: l\u2019Africa pu\u00f2 scegliere i suoi partenariati strategici, l\u2019Europa no. Abbiamo pi\u00f9 bisogno noi dell\u2019Africa che non il contrario\u2026<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Nella nuova fase della globalizzazione, il capitalismo politico sta giocando un ruolo sempre pi\u00f9 esplicito: Cina e Stati Uniti stanno guidando l\u2019economia, l\u2019innovazione, la tecnologia, non perch\u00e9 vogliono partecipare al progresso umano, ma perch\u00e9 vogliono vincere una gara geopolitica. Secondo lei, l\u2019Unione europea dovrebbe imparare il capitalismo politico? O dovrebbe cercare di contrastare questa prospettiva, in un contesto in cui le istituzioni internazionali che dovrebbero occuparsene sono disfunzionali?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Non c\u2019\u00e8 una de-globalizzazione, ma la globalizzazione sta cambiando. C\u2019\u00e8 una rivalit\u00e0 nell\u2019economia mondiale perch\u00e9 la geopolitica ha preso il sopravvento sulla geoeconomia grazie alla rivalit\u00e0 sino-americana, che si aggiunge alle tendenze che abbiamo visto alla fine degli anni \u201990 nel Sud-est asiatico, problemi di indebolimento delle catene del valore che la pandemia di Covid-19 ha amplificato, almeno nell\u2019opinione pubblica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Questi elementi geo-economici della ricomposizione della globalizzazione erano gi\u00e0 presenti; in particolare la diversificazione delle catene produttive, che peraltro non \u00e8 tanto il risultato della delocalizzazione quanto della globalizzazione. Se si diversificano i fornitori, si contribuisce ad aumentare i flussi commerciali internazionali.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019effetto di questa frammentazione in alcuni settori di beni e servizi \u00e8 ampiamente compensato da un enorme progresso nella digitalizzazione transfrontaliera.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Il prezzo del rischio \u00e8 aumentato. Questo ricompone la globalizzazione ed \u00e8 il nuovo parametro di un\u2019economia di mercato capitalista che rimane globalizzata<\/p><cite>pascal lamy<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Il lavoro a distanza e la crescita esponenziale dei dati scambiati ogni secondo ne sono la prova. Non si tratta di deglobalizzazione, ma di un cambiamento del prezzo del rischio per ragioni di sicurezza ambientale, per ragioni di sicurezza sanitaria, per ragioni di sicurezza in generale. Il prezzo del rischio \u00e8 aumentato. Questo ricompone la globalizzazione ed \u00e8 il nuovo parametro di un\u2019economia di mercato capitalista che rimane globalizzata.<\/p>\n\n\n\n<p>C&#8217;\u00e8 poi un\u2019effettiva frammentazione che riguarda essenzialmente la frontiera delle tecnologie avanzate e la parte del mercato dei componenti pi\u00f9 sofisticata. Siamo in uno stato di brutalizzazione, in uno stato di rivalit\u00e0. Da questo punto di vista, l\u2019Europa deve recuperare per poter contare, anche in termini di accesso ai materiali critici.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Questo \u00e8 l\u2019attuale dibattito sulla reazione all\u2019Inflation reduction act. Come lo interpreta?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Come manifestazione della mancanza di una governance globale della transizione ecologica: ognuno va per la sua strada, al suo ritmo e con i suoi strumenti, il che porta inevitabilmente a degli attriti. Gli americani non vogliono colpire i consumatori con un prezzo alle emissioni, quindi sovvenzionano per mettersi al passo con i cinesi: \u00e8 il contribuente che dovrebbe pagare e si emette moneta. I Paesi in via di sviluppo non possono fare questo tipo di politiche e saranno svantaggiati. Gli europei hanno una serie di incentivi pi\u00f9 diversificati e, a mio avviso, meno dannosi per gli altri Paesi.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Ritiene che l\u2019OMC abbia un ruolo da svolgere in questa crisi?&nbsp;<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>S\u00ec, sono favorevole a una reazione pi\u00f9 forte da parte degli europei, soprattutto contro le misure statunitensi, quando queste ovviamente violano le regole dell\u2019OMC. Ma la Commissione europea e l\u2019OMC ritengono che non sia il momento di litigare con gli americani, che tuttavia non mi sembra  si siano posti il problema.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>La Commissione europea e l\u2019OMC ritengono che non sia il momento di litigare con gli americani, che tuttavia non mi sembra  si siano posti il problema<\/p><cite>Pascal Lamy<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Questa fase della globalizzazione, che si \u00e8 indubbiamente arrestata con la crisi economica del 2008, \u00e8 stata dominata dal \u201cconsenso di Parigi\u201d (Rawi Abdelal), dal suo lavoro e da quello di Delors. \u00c8 un radicamento che si potrebbe definire \u201cprogressista\u201d&#8230;<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>\u00c8 vero. \u00c8 l\u2019idea di temperare la globalizzazione, ci\u00f2 che ho chiamato nella mio discorso davanti al Parlamento europeo nel 1999 \u00abpadroneggiare la globalizzazione\u00bb. \u00c8 pi\u00f9 complicato del previsto, ma non per ragioni geoeconomiche&#8230;<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Oggi assistiamo a un\u2019altra opzione, che \u00e8 un ripiegamento molto pi\u00f9 identitario, molto pi\u00f9 nazionalista, che potremmo definire tecno-sovranista, che cerca di essere coerente con la globalizzazione cercando di portare ordine e stabilit\u00e0 attraverso misure reattive. Condivide questa analisi?&nbsp;<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Il problema si pone per alcuni di coloro che hanno i mezzi per affrontarlo: gli americani, i cinesi, gli indiani e gli europei.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma ci sono molti Paesi che non si sentono a proprio agio con questo approccio perch\u00e9 non hanno la forza di adottarlo. Nel settore del commercio ci ne sono pochi segnali reali di una deglobalizzazione economica: il commercio mondiale \u00e8 ancora in crescita, non \u00e8 mai stato cos\u00ec alto in termini di volume come lo sar\u00e0 nel 2022. L\u2019unico vero segnale economico in questa direzione \u00e8 una forma di \u201cprossimit\u00e0\u201d degli investimenti diretti esteri. In passato, 60 IDE su 100 provenivano da lontano e 30 da vicino. Oggi la proporzione si sta invertendo. Questo \u00e8 un segnale, ma in realt\u00e0 le due manifestazioni pi\u00f9 chiare di questa rivalit\u00e0 sono le sanzioni americane contro Huawei e il rifiuto cinese dei vaccini occidentali Covid per motivi puramente ideologici.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>In passato, 60 Investimenti diretti esteri su 100 provenivano da lontano e 30 da vicino. Oggi la proporzione si sta invertendo. <\/p><cite>pascal lamy<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Quale dovrebbe essere il ruolo dell\u2019UE nella nuova guerra fredda?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>L\u2019Unione dovrebbe fare in modo che entrambe le parti abbiano bisogno di lei, consolidando la sua leadership \u201cverde\u201d e mettendosi in condizione di concludere accordi a geometria variabile su alcuni temi o in alcuni settori: ambiente, commercio, investimenti scientifici, cultura. E pi\u00f9 partnership di successo avremo con il Sud, pi\u00f9 saremo influenti. Dobbiamo diventare pi\u00f9 agili per cogliere questa o quella opportunit\u00e0, perch\u00e9 le opportunit\u00e0 ci saranno. Ma dobbiamo anche essere pronti a fare pi\u00f9 affidamento su noi stessi se le circostanze lo richiedono, il che \u00e8 costoso. Un\u2019equazione davvero complicata!<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Cosa fare con Taiwan?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Tutto dipende dalla Cina continentale. Da tempo prevedo che la Cina sia razionale, abbia il tempo dalla sua parte e che sarebbe rischioso per lei affrettare la riunificazione, che \u00e8 il suo obiettivo. Ma il potere personale di Xi Jinping potrebbe spingerlo all\u2019errore. In tal caso, tutto dipender\u00e0 dagli americani.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abPer pi\u00f9 di settant\u2019anni ci sono stati momenti difficili, ma non ci siamo mai trovati nella situazione di pensare che la costruzione europea non avesse senso.  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