{"id":6535,"date":"2023-03-27T15:02:48","date_gmt":"2023-03-27T14:02:48","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/?p=6535"},"modified":"2023-03-27T15:03:47","modified_gmt":"2023-03-27T14:03:47","slug":"la-dottrina-morawiecki-il-piano-della-destra-radicale-polacca-per-riorganizzare-leuropa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/03\/27\/la-dottrina-morawiecki-il-piano-della-destra-radicale-polacca-per-riorganizzare-leuropa\/","title":{"rendered":"La dottrina Morawiecki: il piano della destra radicale polacca per riorganizzare l\u2019Europa"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"intro\">Il 20 marzo 2023, il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki ha tenuto un discorso sull\u2019Europa e sui valori europei a Heidelberg. La conferenza del capo di governo polacco \u00e8 in linea con i discorsi sul futuro dell\u2019Unione europea tenuti dal presidente francese Emmanuel Macron (La Sorbona, settembre 2017) e <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2022\/08\/29\/discours-de-prague-comprendre-le-tournant-de-scholz-sur-lunion\/\">dal cancelliere tedesco Olaf Scholz<\/a> (Praga, agosto 2022). Questo importante documento offre la prospettiva di un leader dell\u2019Europa centrale, il cui ruolo politico nell\u2019Unione europea si \u00e8 rafforzato dopo la guerra in Ucraina, qui descritta come una \u00absvolta storica\u00bb. Morawiecki espone una visione delle sfide che l\u2019Unione deve affrontare e dei modi per affrontarle, in netto contrasto con quelle proposte dai suoi omologhi francese e tedesco.<\/p>\n\n\n\n<p>Sua Magnificenza, Professor Eitel,\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>Signor Primo Ministro Kretschmann,&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Signore e Signori,&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Cari studenti<\/p>\n\n\n\n<p>Vi ringrazio molto per l\u2019invito a Heidelberg. \u00c8 per me un grande onore parlare qui, in una delle pi\u00f9 antiche universit\u00e0 del continente. \u00c8 un luogo che ha formato decine di generazioni di europei eccellenti. Molti grandi tedeschi, naturalmente, ma anche molti polacchi. Uno di loro \u00e8 stato addirittura rettore.<\/p>\n\n\n\n<p>Heidelberg \u00e8 una citt\u00e0 bellissima, costruita e coltivata per generazioni. Eppure questa meravigliosa citt\u00e0, che per molti versi \u00e8 un microcosmo dell\u2019Europa, \u00e8 stata testimone di molto male, violenza, guerra e atrocit\u00e0. Oggi, purtroppo, esse tornano nel nostro continente.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Europa si trova di fronte a una svolta storica, pi\u00f9 importante di quella affrontata durante la caduta del comunismo, perch\u00e9 per la maggior parte della popolazione del continente quei cambiamenti furono pacifici, mentre oggi, quando il mondo intero \u00e8 minacciato da una guerra di aggressione russa, vengono in mente i tempi di 70 e 80 anni fa.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi voglio parlarvi di quattro questioni fondamentali per il futuro dell\u2019Europa. Divider\u00f2 quindi il mio discorso in quattro sezioni, e in ognuna di queste sezioni far\u00f2 riferimento a quella che considero una questione fondamentale: il ruolo degli Stati nazionali.<\/p>\n\n\n\n<p>Comincer\u00f2 con il primo grande tema:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>1. Cosa ci insegna oggi la storia dell\u2019Europa<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Poi, passer\u00f2 a:<\/p>\n\n\n\n<p><em>2. L\u2019importanza della lotta dell&#8217;Ucraina contro la Russia e quali conclusioni possiamo trarre per l\u2019Europa dalla guerra in Ucraina.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 avanti affronter\u00f2 un terzo tema:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>3. Che cosa sono i valori europei e che cosa li minaccia attualmente<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Infine, discuter\u00f2 il quarto punto<\/p>\n\n\n\n<p><em>4. Come l\u2019Europa pu\u00f2 assumere il ruolo di leader globale<\/em><\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\">\n<li><em>Cosa ci insegna la storia dell\u2019Europa<\/em><\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<p>Se ci chiediamo cosa pu\u00f2 insegnarci la storia dell\u2019Europa, vorrei iniziare dalle nostre relazioni, quelle tra polacchi e tedeschi. Siamo stati vicini per oltre undici secoli,&nbsp; abbiamo vissuto, lavorato, ci siamo preoccupati e abbiamo risolto i nostri problemi fianco a fianco e spesso insieme. Abbiamo fondato le nostre prime universit\u00e0 nello stesso periodo: a Cracovia nel 1364, a Heidelberg nel 1386. Nel corso dei secoli ci sono stati molti polacchi di origine tedesca o tedeschi di origine polacca e slava. Oggi, polacchi e tedeschi lavorano a stretto contatto dal punto di vista economico, il che crea interdipendenza. Siamo il quinto partner commerciale della Germania, dopo Cina, Stati Uniti, Paesi Bassi e Francia. Presto passeremo al quarto posto, superando la Francia. E poi addirittura al terzo. Molti non se ne rendono conto, ma la Russia \u00e8 al 16\u00b0 posto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E la Polonia, insieme ad altri Paesi del Gruppo di Visegrad, \u00e8 oggi un partner molto pi\u00f9 importante della Cina o degli Stati Uniti. Vale la pena sottolineare l\u2019importanza che Germania e Polonia rivestono l\u2019una per l\u2019altra. E sebbene abbiamo prospettive diverse su alcune questioni, condividiamo anche molti problemi comuni che devono essere superati insieme.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"comment\">Morawiecki esordisce ricordando l\u2019importanza cruciale della Polonia, e pi\u00f9 in generale dei Paesi dell\u2019Europa centrale, come partner economico della Germania, in un contesto in cui \u00e8 soprattutto la dipendenza di questo Paese (e di altri in Europa) dal gas russo a essere al centro del dibattito dall\u2019inizio della guerra in Ucraina.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"comment\">L\u2019obiettivo del leader polacco \u00e8 relativizzare il carattere presumibilmente periferico &#8211; e quindi trascurabile, nel gioco geopolitico e negli scambi economici &#8211; dell\u2019Europa centrale rispetto all&#8217;Europa occidentale. Sull\u2019importanza degli scambi economici (diseguali) tra i Paesi di Visegrad e i loro vicini europei, si pu\u00f2 fare riferimento a <a href=\"https:\/\/www.lemonde.fr\/blog\/piketty\/2018\/01\/16\/2018-lannee-de-leurope\/\">Thomas Piketty, \u00ab2018, l\u2019anno dell\u2019Europa\u00bb<\/a> (16 gennaio 2018).<\/p>\n\n\n\n<p>La Polonia lotta ancora oggi con la crudele eredit\u00e0 della Seconda Guerra Mondiale.&nbsp; Abbiamo perso l\u2019indipendenza, la libert\u00e0 e oltre 5 milioni di cittadini, molte citt\u00e0 polacche sono state lasciate in rovina e oltre mille villaggi sono stati brutalmente pacificati.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre la Germania occidentale ha potuto svilupparsi liberamente, la Polonia ha perso 50 anni del suo futuro a causa della Seconda Guerra Mondiale. Non voglio soffermarmi su questo tema nel mio discorso, ma non posso trascurarlo&#8230; La Polonia non ha mai ricevuto dalla Germania un risarcimento per i crimini della Seconda Guerra Mondiale, per la distruzione, la sottrazione di beni e tesori della cultura nazionale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Dopotutto, la piena riconciliazione tra un colpevole e la sua vittima \u00e8 possibile solo quando c\u2019\u00e8 un risarcimento. In questo momento cruciale della storia europea, abbiamo bisogno di questa riconciliazione pi\u00f9 che mai, perch\u00e9 le sfide che abbiamo di fronte sono gravi. La storia dell\u2019Europa &#8211; con la sua ferita pi\u00f9 grande, la Seconda guerra mondiale &#8211; ha spinto il mio Paese, insieme a molti altri, dietro la \u201ccortina di ferro\u201d per quasi mezzo secolo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Insieme ai miei coetanei, siamo cresciuti, siamo andati a scuola, abbiamo intrapreso un lavoro o degli studi all\u2019ombra dei crimini comunisti. Milioni di giovani europei che vivevano dietro la cortina di ferro sapevano che da una parte c\u2019era la libert\u00e0 e dall\u2019altra il colonialismo russo; sovranit\u00e0 per alcuni, dominazione imperiale per altri; da un lato, la tanto desiderata Europa libera, dall\u2019altra, un totalitarismo barbaro: la vita sotto il tallone della Russia sovietica.<\/p>\n\n\n\n<p>Se qualcuno ci avesse detto che avremmo vissuto per vedere la fine del comunismo, non gli avremmo creduto. Come la maggior parte degli esperti occidentali di Russia sovietica. Eppure \u00e8 successo!&nbsp; La Solidariet\u00e0 polacca \u2013 \u201cSolidarno\u015b\u0107\u201d \u2013 la guerra in Afghanistan, Papa Giovanni Paolo II e la dura posizione degli Stati Uniti durante l\u2019era Reagan hanno portato alla caduta del comunismo criminale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Era arrivato il tempo della democrazia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi vorrei sottolineare il ruolo della sovranit\u00e0 dello Stato nazionale nel mantenere la libert\u00e0 delle nazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>La lotta delle nazioni schiavizzate dell\u2019Europa centrale era, fondamentalmente, una lotta per la sovranit\u00e0 nazionale. Questa questione ha unito i patrioti in tutto lo spettro politico,&nbsp; perch\u00e9 credevamo che i nostri diritti e le nostre libert\u00e0 potessero essere salvaguardati solo nel contesto di Stati sovrani riconquistati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"comment\">Con questo richiamo storico, Morawiecki si inserisce in continuit\u00e0 con la \u201cpolitica storica\u201d sostenuta dal PiS, che consiste nel difendere il \u00abpunto di vista polacco\u00bb sulla storia per rivendicare la propria grandezza morale in contrapposizione ai suoi vicini, in particolare alla Germania. Il risvolto concreto di questa posizione si pu\u00f2 ravvisare nelle richieste, avanzate dal governo polacco alla Germania, di riparazioni di guerra per le immense perdite umane e materiali causate dal Terzo Reich alla Polonia durante la Seconda guerra mondiale. Su questa spinosa questione, che il governo tedesco ha liquidato come giuridicamente chiusa, si veda Mateusz Pi\u0105tkowski, <a href=\"https:\/\/notesfrompoland.com\/2022\/09\/09\/the-legal-questions-behind-polands-claim-for-war-reparations-from-germany\/\">\u00abThe legal questions behind Poland\u2019s claim for war reparations from Germany\u00bb<\/a> (Note dalla Polonia, 9 settembre 2022).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"comment\">Inoltre Morawiecki presenta l\u2019esperienza comunista in Polonia come una semplice occupazione sovietica, contro la quale la societ\u00e0 polacca nel suo complesso si sarebbe sollevata prima di liberarsi grazie alle sue mobilitazioni (Solidarno\u015b\u0107, Giovanni Paolo II) e al sostegno americano (Reagan). La sua descrizione \u00e8 in linea le interpretazioni preferite dal suo schieramento politico, ossia la destra nazionalista e anticomunista, ma questa visione semplicistica di una storia pi\u00f9 complessa affonda le sue radici anche in una storia personale: il padre di Mateusz, Kornel Morawiecki (1941-2019), \u00e8 stato una figura importante dell\u2019opposizione anticomunista, fondatore dell\u2019&#8217;organizzazione clandestina Solidarno\u015b\u0107 Walcz\u0105ca (Solidariet\u00e0 Combattente) a Breslavia nel 1982, durante lo stato di guerra, dopo che il sindacato Solidarno\u015b\u0107 era stato messo al bando e i suoi leader arrestati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"comment\">\u00c8 in virt\u00f9 di questa eredit\u00e0 storica, quella di una nazione che ha lottato per tutta la sua storia per l\u2019indipendenza, in particolare contro il totalitarismo nazista e sovietico nel XX secolo, che Morawiecki presenta lo Stato-nazione non solo come caro ai polacchi, ma anche come il principale garante della democrazia di fronte alle tentazioni imperialiste, un argomento che svilupper\u00e0 in seguito in relazione all\u2019Unione europea.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"comment\">Sulla politica storica in Polonia ci permettiamo di rinviare a Valentin Behr, \u00ab<a href=\"https:\/\/www.cairn.info\/revue-d-etudes-comparatives-est-ouest1-2015-3-page-21.htm\">Gen\u00e8se et usages d\u2019une politique publique de l\u2019histoire. La \u2018politique historique\u2019 en Pologne<\/a>\u00bb, Revue d\u2019\u00e9tudes comparatives Est-Ouest, vol. 46, no. 3, 2015, e al dossier coordinato da Fr\u00e9d\u00e9ric Zalewski, \u00ab<a href=\"https:\/\/www.cairn.info\/revue-d-etudes-comparatives-est-ouest1-2015-3-page-21.htm\">La \u201cpolitique historique\u201d en Pologne. La m\u00e9moire au service de l\u2019identit\u00e9 nationale<\/a>\u00bb, Revue d\u2019\u00e9tudes comparatives Est-Ouest, vol. 1, no. 1, 2020.<\/p>\n\n\n\n<p>Avevamo ragione. Questo \u00e8 stato particolarmente evidente durante i periodi di crisi sociale ed economica. Anche durante la recente crisi del Covid, abbiamo visto che Stati nazionali efficienti sono fondamentali per proteggere la salute dei cittadini. In precedenza, durante la crisi del debito, abbiamo assistito a un chiaro conflitto tra i Paesi dell\u2019Europa meridionale \u2013 Grecia, Italia e Spagna \u2013 e le istituzioni sovranazionali che prendevano decisioni economiche per loro conto senza un mandato democratico.<\/p>\n\n\n\n<p>In entrambi i casi, ci siamo trovati di fronte ai limiti della governance sovranazionale in Europa. In Europa niente potr\u00e0 salvaguardare la libert\u00e0 delle nazioni, la loro cultura, la loro sicurezza sociale, economica, politica e militare meglio degli Stati nazionali. Altri sistemi sono illusori o utopici. Possono essere rafforzati da organizzazioni intergovernative e anche parzialmente sovranazionali, come l\u2019Unione Europea, ma gli Stati nazionali in Europa non possono essere sostituiti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"comment\">Citando la crisi del debito sovrano e quella del Covid-19 nella sua professione di fede a favore di un\u2019Europa delle nazioni, Mateusz Morawiecki sembra dimenticare di sfuggita gli importanti fondi comuni istituiti a livello europeo per far fronte alle conseguenze economiche della pandemia. L\u2019attribuzione di questi fondi alla Polonia \u00e8 stata oggetto di un braccio di ferro con la Commissione europea, che ha cercato di usarli come leva per indurre il governo polacco a revocare alcune riforme del sistema giudiziario, accusate di minare lo Stato di diritto. La denuncia di Morawiecki contro \u00abistituzioni sovranazionali\u00bb che operano \u00absenza un mandato democratico\u00bb solleva l\u2019annosa e ricorrente questione del rispetto da parte degli Stati membri dei trattati che hanno firmato e ratificato \u2013 tra l\u2019altro con un referendum al momento dell\u2019adesione della Polonia all\u2019Unione europea nel 2004. Questa questione \u00e8 al centro del resto del discorso, quando si parla di valori europei e del futuro dell\u2019Unione.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Europa \u00e8 nata molto prima della Repubblica americana, la cui unit\u00e0 \u00e8 stata forgiata anche attraverso la guerra civile. Ecco perch\u00e9 \u00e8 fuorviante fare riferimento a questa analogia storica.<\/p>\n\n\n\n<p>Qualsiasi sistema politico che non rispetti la sovranit\u00e0 altrui, la democrazia o la volont\u00e0 elementare della nazione, prima o poi diventer\u00e0 utopia o porter\u00e0 alla tirannia. \u00c8 stata l\u2019Europa cristiana a dare vita a una civilt\u00e0 che rispetta la dignit\u00e0 umana pi\u00f9 di ogni altra. Questa civilt\u00e0 merita di essere protetta. Soprattutto di fronte a civilt\u00e0 dal cuore duro e sempre pi\u00f9 forti, per le quali i valori democratici e liberali non contano.<\/p>\n\n\n\n<p>Vogliamo costruire un\u2019Europa forte per affrontare le sfide globali del XXI secolo. \u00c8 la dimensione dell\u2019Unione europea che la rende una forza significativa nel mondo, non il suo sistema decisionale sempre pi\u00f9 incomprensibile. Abbiamo bisogno di un\u2019Europa forte grazie ai suoi Stati nazionali, non di un\u2019Europa costruita sulle loro rovine. Un\u2019Europa del genere non avr\u00e0 mai forza, perch\u00e9 il potere politico, economico e culturale dell\u2019Europa deriva dall&#8217;energia vitale fornita dagli Stati nazionali.<\/p>\n\n\n\n<p>Le alternative sono un\u2019utopia tecnocratica, che alcuni a Bruxelles sembrano immaginare, o un neo-imperialismo, gi\u00e0 screditato dalla storia moderna. La lotta delle nazioni europee per la libert\u00e0 non \u00e8 finita nel 1989. Lo si vede meglio al nostro confine orientale.<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\" start=\"2\">\n<li><em>Vorrei quindi passare a una questione di vitale importanza per l\u2019Europa: l\u2019Ucraina.<\/em><\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<p>Discuter\u00f2 l\u2019importanza della lotta dell\u2019Ucraina dal punto di vista dei nostri valori comuni europei. Inoltre, esporr\u00f2 le conclusioni che dovremmo trarne.<\/p>\n\n\n\n<p>Per cosa combattono davvero gli ucraini oggi? Per cosa sono disposti a rischiare la vita? Perch\u00e9 non si sono arresi immediatamente al secondo esercito pi\u00f9 forte del mondo?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La lotta degli ucraini per il diritto all\u2019autodeterminazione nazionale \u00e8 un\u2019altra manifestazione eroica della difesa dello Stato nazionale e della libert\u00e0. Ma per avere la volont\u00e0 di combattere, bisogna credere davvero in ci\u00f2 per cui si combatte.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi gli ucraini non combattono solo per la propria libert\u00e0. Dal 24 febbraio 2022, combattono quotidianamente anche per la libert\u00e0 di tutta l\u2019Europa. Anche il nostro futuro dipende da come si svolger\u00e0 questa guerra: la sconfitta dell\u2019Ucraina sarebbe la sconfitta dell\u2019Occidente, anzi dell\u2019intero mondo libero. Una sconfitta pi\u00f9 grande del Vietnam. Dopo una tale sconfitta, la Russia tornerebbe a colpire impunemente e il mondo, cos\u00ec come lo conosciamo, cambierebbe radicalmente, perch\u00e9 una vittoria di Mosca sarebbe seguita da una lunga serie di pericolose incognite. La sconfitta del mondo libero probabilmente incoraggerebbe Putin, proprio come l\u2019acquiescenza degli anni Trenta incoraggi\u00f2 Hitler.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"comment\">Morawiecki descrive la lotta degli ucraini contro gli invasori russi come una lotta civile e politica, con implicazioni che vanno oltre questo conflitto: Gli ucraini stanno combattendo \u00abper la nostra libert\u00e0 e per la vostra\u00bb, per citare uno slogan polacco (\u00abza wolno\u015b\u0107 nasz\u0105 i wasz\u0105\u00bb) formulato nel XIX secolo durante le insurrezioni anti zariste, poi ripreso dai combattenti polacchi durante la Seconda guerra mondiale, e che dal 24 febbraio 2022 \u00e8 tornato di attualit\u00e0, soprattutto nei discorsi ufficiali polacchi e ucraini.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"comment\">Al di l\u00e0 del simbolismo, si riferisce anche a un immaginario collettivo diffuso nelle societ\u00e0 dell\u2019Europa centrale e orientale che temono di essere sacrificate dagli alleati occidentali a vantaggio della Russia: \u00e8 il mito di Yalta come \u00abtradimento degli alleati\u00bb, da cui le molteplici associazioni, nel discorso di Mateusz Morawiecki, tra Putin, Hitler e Stalin.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche Putin, come Hitler all\u2019epoca, gode di un enorme sostegno pubblico. Non \u00e8 esagerato dire che ci troviamo di fronte alla minaccia di una terza guerra mondiale. Il modo per evitare questo esito \u00e8 smettere di alimentare la bestia. La storia si sta svolgendo sotto i nostri occhi. Quando i nostri figli leggeranno i libri di testo, si chiederanno se abbiamo fatto abbastanza per garantire loro un futuro di pace. Abbiamo pensato a loro e al bene a lungo termine dei nostri Paesi o solo alla comodit\u00e0 a breve termine e al rinvio di decisioni difficili per il futuro?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo imparato dagli errori del passato o continueremo a ripeterli?<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ora, qualche ulteriore riflessione su questo punto 2.1 Perch\u00e9 questo \u00e8 un punto di svolta nella storia europea?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Fino a poco prima del 24 febbraio, avevo sentito dire che Putin non avrebbe attaccato l\u2019Ucraina.&nbsp; Molti politici europei hanno preferito credere a questa versione, sperando che fosse possibile continuare il \u201cWandel durch Handel\u201d [l\u2019espressione tedesca indica \u201ccambiamento attraverso il commercio\u201d, NDT] con la Russia a spese dell\u2019Europa centrale.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo contesto, torniamo alla domanda: per cosa combattono gli ucraini? Se fossero concentrati solo sui beni materiali e non fossero uniti dal loro senso di comunit\u00e0, si sarebbero arresi molto tempo fa. \u00c8 su questo che Putin contava. Credeva che gli ucraini avrebbero scelto la pace piuttosto che la libert\u00e0. Ma si sbagliava.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9? Qual \u00e8 stato l\u2019errore del Cremlino? Putin non \u00e8 un pazzo, come molti di coloro che hanno fatto affari con lui per vent\u2019anni vorrebbero farci credere, ma \u00e8 accecato dalla sua visione del mondo. Non \u00e8 riuscito a capire che gli ucraini sono una nazione. E ora che finalmente hanno il loro Stato nazionale \u2013per quanto sia tutt\u2019altro che perfetto &#8211; sono disposti a sacrificare le loro vite per difenderlo.<\/p>\n\n\n\n<p>La propaganda russa sostiene che non esista una nazione ucraina separata. Conosciamo tutti il detto: \u00abSe i fatti non corrispondono alla teoria, cambia i fatti\u00bb. Ecco perch\u00e9 la Russia sta cercando di spiegare agli ucraini, con la forza, che non hanno diritto a un\u2019identit\u00e0 nazionale. Eppure sono i nipoti dei soldati che oggi rischiano la vita per un\u2019Ucraina libera che un giorno diranno con orgoglio a scuola: mio nonno ha combattuto vicino a Kherson! E il mio ha respinto l\u2019assalto a Kiev! Mio nonno \u00e8 morto a Mariupol.<\/p>\n\n\n\n<p>I soldati di oggi, questi futuri nonni, sanno che stanno combattendo anche perch\u00e9 i loro nipoti possano vivere in un Paese libero. Ricordiamo: una nazione \u00e8 una comunit\u00e0 di vivi, di morti e di coloro che devono ancora nascere. Oggi l\u2019Europa \u00e8 testimone di crimini commessi in nome di un\u2019ideologia antinazionale. Questo \u00e8 ci\u00f2 che motiva Putin: il desiderio di eliminare ogni differenza, distruggere tutte le identit\u00e0 nazionali e fonderle nel grande impero russo. Nel \u201cRusskij Mir\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>La propaganda russa ha ripetutamente lanciato la falsa accusa di fascismo ucraino. Questo \u00e8 esattamente ci\u00f2 che disse Stalin: \u00abChiamate i vostri avversari fascisti o antisemiti. Basta ripetere questi epiteti abbastanza spesso\u00bb. Va detto chiaramente: un fascista \u00e8 qualcuno che vuole distruggere altre nazioni, qualcuno che viola i diritti umani e calpesta la dignit\u00e0 umana. I fascisti oggi sono Vladimir Putin e tutti i complici dell\u2019aggressione russa. Come europei, abbiamo il dovere di opporci al fascismo russo. \u00c8 questo il senso dell\u2019identit\u00e0 europea.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora\u2026<br><br><em>2.2 Quali lezioni possiamo imparare dalla guerra in Ucraina?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Gli ucraini oggi ci ricordano cosa dovrebbe essere l\u2019Europa. Ogni europeo ha il diritto alla libert\u00e0 personale e alla sicurezza. Ogni nazione ha il diritto di prendere decisioni fondamentali sul futuro del proprio territorio. La democrazia pu\u00f2 essere attuata a livello comunale, regionale o nazionale, ovunque vi siano legami basati su un\u2019identit\u00e0 comune. Pertanto, una votazione in cui 140 milioni di russi voterebbero \u201ca favore\u201d dell\u2019annessione dell\u2019Ucraina alla Russia e 40 milioni di ucraini \u201ccontro\u201d non sarebbe democratica, giusto?<\/p>\n\n\n\n<p>Quali altre lezioni si possono trarre da oltre un anno di guerra in Ucraina? Una cosa \u00e8 chiara per me: la politica di \u201cconcludere accordi\u201d con la Russia ha fallito. Chi per decenni ha sostenuto la necessit\u00e0 di stringere un\u2019alleanza strategica con la Russia rendendo i Paesi europei dipendenti dalla sua energia ha commesso un terribile errore. Coloro che hanno messo in guardia dall\u2019imperialismo russo e hanno ripetutamente avvertito di non fidarsi della Russia avevano ragione.<\/p>\n\n\n\n<p>Coloro che per molti anni hanno finanziato i preparativi bellici russi, disarmato l\u2019Europa e imposto una partnership con la Russia a chi era pi\u00f9 debole, sono corresponsabili politicamente della guerra in Ucraina e degli attuali problemi economici ed energetici di centinaia di milioni di europei.<\/p>\n\n\n\n<p>Putin si \u00e8 comportato come uno spacciatore che d\u00e0 la prima dose gratis, sapendo che il tossicodipendente torner\u00e0 pi\u00f9 tardi e accetter\u00e0 qualsiasi prezzo. Putin \u00e8 astuto, ma non \u00e8 brillante. L\u2019Europa ha ceduto a lui cos\u00ec facilmente soprattutto a causa della propria debolezza. Questa debolezza si \u00e8 materializzata nel perseguimento dei propri interessi particolari a spese di altri Paesi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Se le singole nazioni dell\u2019Unione Europea cercano di dominare gli altri, l\u2019Europa potrebbe cadere vittima degli stessi errori del passato. E tutte le decisioni per fermare l\u2019aggressore russo possono essere nuovamente annullate. Questo accadr\u00e0 se alcuni dei Paesi pi\u00f9 grandi decideranno che per le loro \u00e9lite \u00e8 pi\u00f9 redditizio fare affari con il Cremlino, anche a costo del sangue. Oggi \u00e8 il sangue ucraino. Domani potrebbe essere lituano, finlandese, ceco, polacco, ma anche tedesco o francese&#8230; Dobbiamo evitare che questo accada.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"comment\">Morawiecki sviluppa qui il nucleo della sua argomentazione sul conflitto in Ucraina, presentando il punto di vista di un leader dell\u2019Europa centrale per il quale la guerra riflette e deriva dalla cecit\u00e0 dei principali leader europei nei confronti della Russia di Putin.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"comment\">La politica denunciata precedentemente del Wandel durch Handel (o commercio dolce) che si basa sullo scambio economico per provocare un cambiamento politico nei regimi autoritari, trova in questo contesto i suoi limiti. Anche la Polonia e i paesi dell\u2019Europa centrale, come altre economie europee, sono dipendenti dal gas russo, ma&nbsp; i gasdotti del Mar Baltico che collegano la Germania direttamente alla Russia (NordStream) hanno dato l\u2019impressione di un sacrificio degli Stati dell&#8217;Europa centrale e orientale agli interessi economici tedeschi. Le previsioni e gli avvertimenti, in tempi non sospetti, di diversi leader politici della regione, compresi quelli del PiS, si sono tragicamente avverati.<\/p>\n\n\n\n<p><em>3. Queste lezioni dovrebbero farci porre una domanda fondamentale: quali sono i valori europei oggi e cosa li minaccia? <\/em>Adesso mi concentrer\u00f2 su questa terza \u201cquestione fondamentale\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In termini di prosperit\u00e0 materiale, stiamo vivendo i tempi migliori della storia dell\u2019umanit\u00e0. Ma questa prosperit\u00e0 ha ucciso il nostro spirito? Ci interessa ancora il motivo per cui viviamo? Saremmo pronti a difendere le nostre case, i nostri cari, la nostra nazione, se venissero attaccati?<\/p>\n\n\n\n<p>Questa tensione tra il regno dello spirito e il materiale non \u00e8 nuova. Siamo, dopo tutto, nell\u2019universit\u00e0 in cui ha insegnato Hegel. In letteratura, pochi si sono occupati di questo problema come il grande Thomas Mann, \u201cla coscienza della Germania\u201d all\u2019epoca dei crimini nazisti tedeschi. Gli eroi di Mann desiderano un significato pi\u00f9 elevato della vita, non solo l\u2019accumulo di beni e il loro consumo.<\/p>\n\n\n\n<p>Negli ultimi decenni, molti europei sono arrivati a credere che il consumo, cosparso di dichiarazioni sommarie sui \u201cvalori europei\u201d, sia la fase finale della storia. Noi siamo contrari a questo approccio. Colpire gli altri con la frusta dei \u201cvalori europei\u201d senza concordare sulla loro definizione o capire quali cambiamenti devono essere apportati dai singoli Paesi, \u00e8 \u2013 nel senso di Thomas Mann \u2013 autodistruttivo per l\u2019Unione Europea.<\/p>\n\n\n\n<p>Un tempo il simbolo dell\u2019Europa era l\u2019antica agor\u00e0. Un luogo in cui ogni cittadino poteva parlare in condizioni di parit\u00e0. Oggi, troppo spesso l\u2019agor\u00e0 europea \u00e8 sostituita dagli uffici delle istituzioni di Bruxelles, dove le decisioni vengono prese a porte chiuse. Come disse una volta un politico europeo in merito al meccanismo delle istituzioni europee: \u00abNoi decretiamo qualcosa, se non ci sono proteste perch\u00e9 la maggior parte delle persone non capisce cosa \u00e8 stato attuato, continuiamo passo dopo passo, fino al punto di non ritorno\u00bb,<\/p>\n\n\n\n<p>Questo \u00e8 un modo per trasformare rapidamente l\u2019Unione europea in un\u2019autocrazia burocratica.<\/p>\n\n\n\n<p>Oltre alle nuove circostanze geopolitiche, si sta decidendo anche il destino dell\u2019Unione europea. Sar\u00e0 una comunit\u00e0 democratica o una macchina burocratica e una struttura centralista?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La politica \u00e8 sempre una questione di scelte. Ma questa scelta deve essere fatta alle urne, non nell\u2019intimit\u00e0 degli uffici dei burocrati. Vogliamo davvero un\u2019\u00e9lite cosmopolita paneuropea con un potere immenso ma senza mandato elettorale?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"comment\">In questo passaggio il discorso si sposta verso il dibattito sui \u00abvalori europei\u00bb, che \u00e8 valso alle cosiddette democrazie \u201cilliberali\u201d di Polonia e Ungheria una procedura di infrazione contro lo Stato di diritto, avviata dall\u2019articolo 7 del Trattato sull\u2019Unione europea (TUE). Mateusz Morawiecki denuncia questa procedura, criticando al contempo un\u2019\u00e9lite \u00abcosmopolita\u00bb e burocratica, in un filone simile a quello di altri discorsi euroscettici. La sua argomentazione riecheggia<a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2020\/02\/02\/le-tyran-democratique\/\"> quella del filosofo Ryszard Legutko<\/a>, europarlamentare del PiS, il cui libro \u00abThe Demon in Democracy. Totalitarian Temptations in Free Societies\u00bb (Encounter Books, 2016; tradotto in francese come \u00abLe diable dans la d\u00e9mocratie. Tentations totalitaires au c\u0153ur des soci\u00e9t\u00e9s libres\u00bb, \u00c9ditions de l&#8217;Artilleur, 2021) \u00e8 ampiamente diffuso nelle reti conservatrici internazionali in Europa e negli Stati Uniti.<\/p>\n\n\n\n<p>Metto in guardia tutti coloro che vogliono creare un super Stato governato da una ristretta \u00e9lite. Se ignoriamo le differenze culturali, il risultato sar\u00e0 l\u2019indebolimento dell\u2019Europa e una serie di rivolte, forse anche una nuova Primavera delle Nazioni come quella del 1848.&nbsp; All\u2019epoca, i tedeschi fecero uno sforzo enorme per costruire uno Stato unito e moderno. Dovettero aspettare vent\u2019anni per ottenere i risultati politici, ma ne uscirono vittoriosi. Oggi ci troviamo di fronte a un dilemma simile. Se i governanti europei, come gli aristocratici di Metternich dell\u2019epoca, preferiscono il potere delle \u00e9lite e l\u2019imposizione dall&#8217;alto dei loro valori, alla fine incontreranno una resistenza. Pu\u00f2 non arrivare subito, ma \u00e8 inevitabile.<\/p>\n\n\n\n<p>Vale la pena di tornare alla prima domanda: quali sono i valori europei?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E soprattutto: cos\u2019\u00e8 l&#8217;Europa? La sua storia non \u00e8 iniziata qualche decennio fa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Europa ha pi\u00f9 di due millenni, nasce dall\u2019eredit\u00e0 degli antichi greci, dei romani e del cristianesimo. Queste sono le nostre radici, da cui siamo cresciuti e da cui non possiamo separarci.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"comment\">Morawiecki promuove una visione dell\u2019Europa come civilt\u00e0, una base culturale comune con una storia secolare. Ci\u00f2 riecheggia la visione della storia ufficiale europea diffusa in Europa centrale, che viene criticata per aver presentato una storia che sopravvaluta l\u2019eredit\u00e0 dell\u2019Illuminismo e stigmatizza le nazioni a scapito dell\u2019eredit\u00e0 dell\u2019antichit\u00e0 greco-romana e del cristianesimo. In questo senso, si legga Platform of European Memory and Conscience, \u00ab<a href=\"https:\/\/www.memoryandconscience.eu\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Report-on-the-HEH-by-the-Platform-of-European-Memory-and-Conscience-30.10.2017.pdf\">The House of European History. Report on the Permanent Exhibition<\/a>\u00bb, 30 ottobre 2017.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"comment\">Una visione simile dell\u2019Europa come identit\u00e0 e patrimonio culturale si ritrova nel corpus ideologico della destra conservatrice. Non \u00e8 una novit\u00e0, sono le fondamenta su cui il governo polacco cerca di costruire la propria visione di un\u2019Europa delle nazioni, in contrapposizione a un\u2019Europa federale. Si possono citare le riflessioni dello storico belga David Engels, professore all\u2019Instytut Zachodni di Poznan, tra cui il suo \u00ab<a href=\"https:\/\/www.davidengels.be\/preamble\">Preambolo di una Costituzione per una Confederazione di Nazioni Europe<\/a>e\u00bb; nonch\u00e9 il libro da lui diretto: Renovatio Europae. Plaidoyer pour un renouveau hesp\u00e9rialiste de l&#8217;Europe, \u00c9ditions du Cerf, 2019.<\/p>\n\n\n\n<p>Non c\u2019\u00e8 Europa senza le altissime cattedrali gotiche o senza gli edifici delle universit\u00e0. L\u2019Europa ha sempre volato sulle ali della fede e della ragione, e il modello di istruzione universitaria creato qui si \u00e8 diffuso in tutto il mondo. Questo \u00e8 accaduto perch\u00e9 l\u2019universit\u00e0 europea era uno spazio di discussione e di scontro di idee opposte, l\u2019ambiente pi\u00f9 favorevole alla ricerca della verit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"comment\">Anche in questo caso troviamo una retorica comune alla destra e all\u2019estrema destra, basata sulla denuncia della \u00abpoliticamente corretto\u00bb e, pi\u00f9 recentemente, del \u00abwokismo\u00bb come minacce alla libert\u00e0 di espressione, messe sullo stesso piano degli autodaf\u00e9 nazisti. A parte la grossolana esagerazione, va notato che, ironia della sorte, sono proprio i governi polacco e ungherese ad aver attuato politiche che hanno portato a una riduzione delle possibilit\u00e0 di espressione per i gruppi minoritari (in particolare LGBT) e ad aver condotto campagne contro \u00abl\u2019ideologia di genere\u00bb, in particolare nell\u2019istruzione superiore. Possiamo citare su questi argomenti David Paternotte e Mieke Verloo,&nbsp; \u00ab<a href=\"https:\/\/academic.oup.com\/sp\/article\/28\/3\/556\/6426301\">De-democratization and the Politics of Knowledge: Unpacking the Cultural Marxism Narrative<\/a>\u00bb, Social Politics: International Studies in Gender, State &amp; Society, vol. 29, no 3, 2021.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"comment\">Inoltre, le argomentazioni qui utilizzate hanno alcune convergenze con quelle di Vladimir Putin, che \u00e8 stato eretto a eroe&nbsp; \u201canti woke\u201d e celebrato da una parte della destra trumpiana americana. Il passaggio di Morawiecki a favore dei valori europei \u00abdemocratici\u00bb e \u00abliberali\u00bb trova qui i suoi limiti pratici, poich\u00e9 l\u2019ideologia nazional-conservatrice del suo schieramento politico \u00e8 l\u2019antitesi dei valori europei, come definiti nell\u2019articolo 2 del TUE: \u00abL\u2019Unione si fonda sui valori del rispetto della dignit\u00e0 umana, della libert\u00e0, della democrazia, dell&#8217;uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una societ\u00e0 caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidariet\u00e0 e dalla parit\u00e0 tra donne e uomini\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>In Europa non dovrebbe esserci posto per la censura o l\u2019indottrinamento ideologico. Ci siamo gi\u00e0 passati in passato, quando le autorit\u00e0 comuniste ci dicevano cosa pensare. Lo hanno sperimentato anche i tedeschi ai tempi di Hitler, quando i libri degli autori liberi di pensare venivano bruciati.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Europa dovrebbe essere una cattedrale del bene e un\u2019universit\u00e0 della verit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Anche in questo caso, vale la pena sottolineare che i vari divieti, le decisioni arbitrarie su ci\u00f2 che pu\u00f2 o non pu\u00f2 essere presentato tra le mura delle universit\u00e0 e il politicamente corretto minano la missione eterna dell\u2019accademia: la ricerca della verit\u00e0. Cos\u00ec come proteggiamo il nostro patrimonio materiale, dovremmo proteggere anche il nostro patrimonio spirituale, che consiste in decine di tradizioni culturali e linguistiche diverse. La forza dell\u2019Europa nel corso dei secoli \u00e8 stata la sua diversit\u00e0. Condividiamo valori comuni, ma ogni nazione ha la propria identit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Gleichschalten, uravnilovka<\/em>, \u00e8 una strada che non porta da nessuna parte.<\/p>\n\n\n\n<p>Germania e Francia sono due attori centrali in Europa. Nei 75 anni tra il 1870 e il 1945 hanno combattuto tre guerre e solo dopo l\u2019ultima hanno raggiunto la riconciliazione, che oggi si concretizza nella relazione politica speciale tra Berlino e Parigi. La particolare sensibilit\u00e0 reciproca alle ragioni e alle sensibilit\u00e0 delle due capitali \u00e8 nata da un passato tragico. Per il bene dell\u2019equilibrio europeo, ma anche a causa di un passato molto pi\u00f9 tragico, \u00e8 necessario lo stesso modello di sensibilit\u00e0 reciproca alle motivazioni e agli interessi di Varsavia. Oggi a Varsavia non ci sembra di notare questa sensibilit\u00e0 negli altri.<\/p>\n\n\n\n<p>Le fondamenta di questa riconciliazione sono state gettate da due grandi europei: Charles de Gaulle e Konrad Adenauer. Entrambi volevano costruire una pace duratura in Europa. I due leader capirono che il rispetto reciproco e la consapevolezza delle radici dell\u2019altro sono i prerequisiti per la cooperazione. Il Cancelliere Adenauer disse: \u00abSe ora ci allontaniamo dalle fonti della nostra civilt\u00e0 europea, nata dal cristianesimo, \u00e8 impossibile per noi non fallire nel tentativo di ricostruire l\u2019unit\u00e0 della vita europea. Si tratta dell\u2019unico mezzo efficace per mantenere la pace\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Il generale de Gaulle era anche profondamente consapevole sia del grande patrimonio culturale europeo sia degli orrori della \u201cguerra interna\u201d. Lo cito: \u00abDante, Goethe, Chateaubriand appartengono tutti all\u2019Europa nella misura in cui erano rispettivamente ed eminentemente italiani, tedeschi e francesi. Non sarebbero stati molto utili all\u2019Europa se fossero stati apolidi e se avessero pensato, scritto in una specie di esperanto o di Volap\u00fck\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>La nostra identit\u00e0 di base \u00e8 l\u2019identit\u00e0 nazionale. Sono un europeo perch\u00e9 sono un polacco, un francese, un tedesco, non perch\u00e9 rinnego il mio essere polacco o tedesco.Il tentativo odierno in Europa di eliminare questa diversit\u00e0, di creare un uomo nuovo, sradicato dalla sua identit\u00e0 nazionale, significa tagliare le radici e segare il ramo su cui siamo seduti. Attenzione possiamo cadere facilmente, e le culture forti e le dittature di altri angoli del pianeta non aspettano altro. Sarebbero sicuramente felici di vedere l\u2019Europa cadere nell\u2019insignificanza. Vorremmo che tutti gli europei dimenticassero le loro lingue e parlassero solo in Volap\u00fck? Io no.<\/p>\n\n\n\n<p>Alcuni cercano di negare il contributo dell\u2019Europa allo sviluppo del mondo perch\u00e9 vedono solo i lati oscuri della storia. In effetti, i Paesi responsabili dello sfruttamento e del colonialismo, dell\u2019imperialismo e di crimini terribili \u2013 come il nazismo tedesco e il comunismo russo, come i crimini nelle colonie \u2013 dovrebbero fare ammenda per il proprio passato. Questo fa parte del nostro DNA europeo: la ricerca della verit\u00e0 e della giustizia. Ma l\u2019Europa storica non \u00e8 solo una fonte di vergogna per noi. Tutto lo straordinario sviluppo scientifico e la prosperit\u00e0 di oggi sono, si potrebbe dire, figli dell\u2019Europa.<\/p>\n\n\n\n<p>La via da seguire per l\u2019Europa non \u00e8 nemmeno la \u201cMcDonaldizzazione politica\u201d. Occorre attingere alla propria diversit\u00e0, perch\u00e9 il tentativo di unificare artificialmente l\u2019Europa in nome dell\u2019abolizione delle differenze nazionali e politiche porter\u00e0 al caos e al conflitto tra europei. \u00c8 la cooperazione, unita alla concorrenza, il modo migliore per l\u2019Europa di avere successo nel mondo globale. Milioni di persone da tutto il mondo visitano ogni anno Parigi, Roma, Colonia, Madrid, Cracovia, Londra o Praga. La ricchezza di queste belle citt\u00e0 e la forza di attrazione che esercitano derivano dal fatto che ognuna di esse ha una propria identit\u00e0 unica.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<\/p>\n\n\n\n<p>Non vogliamo un\u2019Europa che dia ultimatum del tipo \u00abo cambiate volontariamente la vostra identit\u00e0 nazionale, o per farlo applicheremo ogni tipo di pressione politica ed economica su di voi\u00bb. Negli ultimi mesi la Polonia ha accolto milioni di rifugiati. Gli ucraini hanno trovato rifugio nelle nostre case. La nostra concezione dei valori europei comprende certamente il sostegno al vicino in difficolt\u00e0. Tuttavia, abbiamo ricevuto un aiuto minimo, e assistiamo a trattamenti diversi tra Paesi che si trovano nella stessa situazione. Questa \u00e8 la definizione stessa di discriminazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"comment\">Mentre la Polonia \u00e8 in prima linea nel fornire armi all\u2019Ucraina e nell\u2019accogliere i rifugiati ucraini, il che ha contribuito ad appianare le sue divergenze con la Commissione europea, l\u2019Ungheria di Viktor Orban ha difficolt\u00e0 a prendere le distanze da Putin. L\u2019enfasi di Mateusz Morawiecki sull\u2019accoglienza dei rifugiati ucraini in Polonia non deve far dimenticare che, pochi mesi prima dello scoppio della guerra in Ucraina, il governo polacco si era contraddistinto per la sua intransigenza poco ospitale (e poco cristiana, si sarebbe tentati di aggiungere) quando i rifugiati provenienti dal Medio Oriente e dall\u2019Africa centrale si ammassavano al confine tra Polonia e Bielorussia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"comment\">Vietando l\u2019accesso ai media e alle ONG nella zona di confine \u2013 le stesse che ora svolgono un ruolo centrale nell\u2019accoglienza dei rifugiati ucraini \u2013 e grazie al metodo del \u00abpush back\u00bb, il governo polacco ha in quell\u2019occasione violato, ancora una volta, i trattati europei. Alla luce di questa politica doppiopesista sui rifugiati, che distingue tra europei e non europei, cristiani e musulmani, il seguente passaggio sulla \u00abdiscriminazione\u00bb di cui la Polonia sarebbe vittima \u00e8 indecente.<\/p>\n\n\n\n<p>La Polonia subisce questa discriminazione anche a causa della totale mancanza di comprensione delle riforme che un Paese emergente dal post-comunismo doveva fare e del coinvolgimento delle istituzioni europee nelle controversie interne di uno Stato membro con la pretesa di \u201cdifendere lo Stato di diritto\u201d. Voglio essere assolutamente chiaro: in Polonia abbiamo la stessa concezione del termine \u201cStato di diritto\u201d che c\u2019\u00e8 in Germania. E ci sono poche cose di cui sono sicuro come del fatto che il mio schieramento politico difende il vero Stato di diritto in misura molto maggiore rispetto ai primi 25 anni dopo il 1989.<\/p>\n\n\n\n<p>Noi lottiamo contro l\u2019oligarchia, contro il dominio delle corporazioni professionali chiuse, contro la povert\u00e0 e contro la corruzione. Ci difendiamo da queste patologie. Ma poich\u00e9 questo non \u00e8 l\u2019argomento principale della mio discorso, permettetemi di fermarmi qui.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"comment\">Morawiecki giustifica qui le famigerate riforme del sistema giudiziario e della magistratura che sono valse alla Polonia una procedura di infrazione europea.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"comment\">Possiamo ricordare brevemente le principali misure adottate dal governo polacco dal 2015, che sono tutt\u2019altro che aneddotiche in quanto minano la separazione dei poteri: la nomina di lealisti del PiS alla Corte costituzionale; la nomina di membri del Consiglio giudiziario nazionale (competente per la nomina dei giudici) posta sotto il controllo del Parlamento; il pensionamento forzato dei giudici della Corte suprema; il licenziamento di oltre 150 presidenti e vicepresidenti di tribunale da parte del ministro della Giustizia; l\u2019istituzione di una nuova camera disciplinare per i giudici della Corte suprema, i cui membri sono selezionati dal Consiglio nazionale della magistratura; l\u2019avvio di procedimenti disciplinari contro i giudici che applicano alcune disposizioni del diritto europeo o che sottopongono questioni preliminari alla Corte di giustizia dell&#8217;Unione europea (CGUE).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"comment\">La CGUE ha ripetutamente condannato queste riforme, che continuano a essere utilizzate per trasferire o licenziare i giudici. Si veda Johannes V\u00f6hler, \u00ab<a href=\"https:\/\/www.europedeslibertes.eu\/article\/les-affaires-polonaises-et-la-jurisprudence-de-la-cour-de-justice-de-lunion-europeenne-en-matiere-detat-de-droit\/\">Les \u201caffaires polonaises\u201d et la jurisprudence de la Cour de justice de l\u2019Union europ\u00e9enne en mati\u00e8re d\u2019\u00c9tat de droit<\/a>\u00bb, Europe des droits &amp; libert\u00e9s, mars 2022\/1, n\u00b0 5.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"comment\">Inoltre, recenti sentenze della Corte costituzionale hanno stabilito che la Convenzione europea dei diritti dell\u2019uomo e il Trattato sull\u2019Unione europea sono solo parzialmente compatibili con la Costituzione polacca. Questa sfida al principio del primato del diritto dell\u2019Unione mina la struttura giuridica su cui si fonda l\u2019integrazione europea.<\/p>\n\n\n\n<p>In un senso pi\u00f9 profondo, la disputa oggi \u00e8 tra la sovranit\u00e0 degli Stati e la sovranit\u00e0 delle istituzioni. Tra il potere democratico del popolo l\u2019imposizione dall\u2019alto del potere da parte di una ristretta \u00e9lite. Nei duemila anni di esistenza dell\u2019Europa, nessuno \u00e8 mai riuscito a subordinare politicamente l\u2019intero continente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non funzioner\u00e0 nemmeno oggi. La visione di un\u2019Europa centralizzata finir\u00e0 esattamente nello stesso punto in cui \u00e8 finito il concetto di fine della storia annunciato trent\u2019anni fa. Prima ci allontaniamo da questa visione e accettiamo la democrazia come fonte di potere legittimo in Europa, migliore sar\u00e0 il nostro futuro.<\/p>\n\n\n\n<p>In ogni modo, questa non \u00e8 la fine della storia. La storia sta accelerando e sta ponendo di fronte a noi sfide di proporzioni gigantesche.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"comment\">La contrapposizione tra la sovranit\u00e0 degli Stati e quella delle istituzioni europee, tra il voto democratico del popolo e l\u2019\u00e9lite cosmopolita, riflette una concezione minimalista della democrazia, come quella difesa da Viktor Orban. Una democrazia puramente formale in cui conta solo la volont\u00e0 della maggioranza espressa attraverso le elezioni, senza pesi e contrappesi, senza gerarchie di norme e senza libert\u00e0 fondamentali che possano essere opposte alla volont\u00e0 dei governanti che, in questa concezione della democrazia, non hanno nulla che impedisca loro di trasformarsi in tiranni.<\/p>\n\n\n\n<p>Purtroppo, gran parte dell\u2019attuale \u00e9lite dell\u2019Unione europea opera in una realt\u00e0 alternativa: se insiste ostinatamente sulla visione di un super Stato centralizzato, dovr\u00e0 affrontare la resistenza di pi\u00f9 nazioni europee. Pi\u00f9 si ostina, pi\u00f9 feroce sar\u00e0 la ribellione. Non voglio polarizzazione, divisione e caos. Voglio un\u2019Europa forte e competitiva.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>4. Quindi, permettetemi di concentrarmi sull\u2019ultimo grande tema: come pu\u00f2 l\u2019Europa conquistare la prima posizione nella corsa alla leadership globale?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Innanzitutto, le politiche dell\u2019Unione devono cambiare. Non verso una maggiore centralizzazione e il trasferimento del potere a poche istituzioni chiave e ai Paesi pi\u00f9 forti, ma verso il rafforzamento dell\u2019equilibrio di potere tra i popoli dell\u2019Europa settentrionale, occidentale, centrale, orientale e meridionale. E verso l\u2019integrazione dell\u2019Unione europea con i Balcani occidentali, l\u2019Ucraina e la Moldavia, in linea con i confini geografici dell&#8217;Europa.<\/p>\n\n\n\n<p>La domanda da porsi \u00e8: quanto seriamente prendiamo la questione della costruzione di un\u2019Unione europea forte e influente? Oggi, l\u2019europeismo si esprime nella nostra mentalit\u00e0 di allargamento, non nel concentrarci su noi stessi e sulla centralizzazione dell\u2019Unione europea.<\/p>\n\n\n\n<p>Stranamente, i Paesi che amano presentarsi come europeisti e proporre la turbo-integrazione sono allo stesso tempo i pi\u00f9 scettici nei confronti della politica di allargamento e giocano a poker politico.<\/p>\n\n\n\n<p>Non dovremmo parlare dei valori che uniscono l\u2019Unione dividendo l\u2019Europa in coloro che meritano di farne parte e coloro ai quali l\u2019accesso \u00e8 negato. Un mercato comune pi\u00f9 ampio e la diversit\u00e0 delle sue risorse economiche ci renderebbero un forte attore globale.&nbsp; Spesso sento dire che l\u2019Unione europea ha bisogno di compiere delle riforme per allargarsi. Molto spesso si tratta di una proposta che nasconde la federalizzazione. Di fatto si propone di centralizzare il potere decisionale.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo perch\u00e9 lo slogan della \u201cfederalizzazione\u201d non \u00e8 altro che una concentrazione del processo decisionale imposta dall\u2019alto. Secondo gli autori di questa centralizzazione chiamata \u201cfederalizzazione\u201d, il processo decisionale deve essere modificato passando dall\u2019unanimit\u00e0 alla maggioranza qualificata in una serie di nuovi settori. L\u2019argomento a favore di questa soluzione \u00e8 che sar\u00e0 difficile ottenere l\u2019unanimit\u00e0 tra pi\u00f9 di 30 Paesi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 vero che \u00e8 pi\u00f9 difficile ottenere un parere unificato all\u2019interno di un gruppo pi\u00f9 ampio di Stati. Tuttavia, la questione \u00e8 se questo deve portarci a pensare che le decisioni debbano essere spinte dalla maggioranza, contro gli interessi della minoranza in altri settori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"comment\">Mateusz Morawiecki sostiene un riequilibrio geopolitico dell\u2019Unione a favore degli Stati dell\u2019Europa centrale e orientale, giustificato dalla guerra in Ucraina e dalla prospettiva (ancora molto ipotetica) di un\u2019adesione di Kiev all\u2019Unione. Questa posizione si accompagna a una messa in discussione dei progetti di federalizzazione (\u00abcentralizzazione\u00bb), come quelli avanzati da Scholz e Macron, con l\u2019idea di abbandonare il voto all\u2019unanimit\u00e0 in alcuni settori \u2013 a favore di una concezione opposta, quella di un\u2019Unione pi\u00f9 intergovernativa, ancora una volta in nome della sovranit\u00e0 degli Stati nazionali, presumibilmente democratica.<\/p>\n\n\n\n<p>Io ho una proposta diversa: non dobbiamo intrometterci in questioni in cui l\u2019interesse nazionale rimane diviso. Facciamo un passo indietro per farne due avanti.&nbsp; Concentriamoci sui settori in cui il Trattato di Roma ha attribuito competenze all\u2019Unione e lasciamo che il resto sia guidato dal principio di sussidiariet\u00e0. Da diversi decenni osserviamo il processo di \u201cspill over\u201d delle competenze dell\u2019Unione europea in nuovi settori, valutato criticamente in molti Stati membri.&nbsp; Tuttavia, di recente ha subito un\u2019accelerazione. La questione di quanto gli Stati rimangano \u00abi padroni del Trattato\u00bb, come ha detto la Corte costituzionale di Karlsruhe, \u00e8 oggi ancora pi\u00f9 rilevante.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Pertanto, se l\u2019Unione vuole apportare modifiche al suo processo decisionale che abbiano legittimit\u00e0 democratica e permettano la fiducia reciproca, gli Stati membri devono riacquistare la piena autorit\u00e0 sui Trattati. Non possono cedere il potere decisionale ai \u00abquartieri generali di Bruxelles\u00bb e alle \u00abcoalizioni di potere\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>In altre parole, bisogna rivedere le aree sotto l\u2019autorit\u00e0 di Bruxelles e, guidati dal principio di sussidiariet\u00e0, e ripristinare un maggiore equilibrio. Pi\u00f9 democrazia, pi\u00f9 consenso, pi\u00f9 equilibrio tra Stati e istituzioni europee. Bisogna ridurre il numero di aree di competenza dell\u2019Unione, che diventer\u00e0, anche con 35 Paesi, pi\u00f9 facile da navigare e pi\u00f9 democratica.<\/p>\n\n\n\n<p>Imporre una maggiore centralizzazione significa ripetere gli stessi errori. \u00c8 un fallimento non ascoltare le voci di quei Paesi che avevano ragione su Putin,&nbsp; dare potere a persone come Gerhard Schroeder, che ha reso l\u2019Europa dipendente dalla Russia e ha messo l\u2019intero continente a rischio esistenziale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"comment\">Morawiecki si riferisce al ruolo svolto dall\u2019ex cancelliere tedesco Gerhard Schr\u00f6der che, dopo la sua carriera politica, ha assunto la direzione del consorzio incaricato della costruzione del gasdotto Nord Stream ed \u00e8 entrato nel consiglio di amministrazione della societ\u00e0 russa Gazprom.<\/p>\n\n\n\n<p>Un esempio: solo pochi mesi fa, nel giugno 2021, si \u00e8 pensato di celebrare la riunione del Consiglio europeo con Vladimir Putin. Come se per allora non ci fossero state azioni aggressive da parte della Russia. Dove saremmo senza l\u2019opposizione di Polonia, Finlandia e Stati baltici? Se il principio di unanimit\u00e0 non fosse pi\u00f9 in vigore?<\/p>\n\n\n\n<p>La politica estera polacca \u2013 in questo contesto \u2013 \u00e8 decisa in elezioni democratiche dai cittadini polacchi, persone per le quali un vicino aggressivo \u00e8 un problema reale. Non si tratta di persone che vivono a migliaia di chilometri di distanza e che vedono la Russia solo attraverso il prisma delle opere di Puskin, Tolstoj o Tchaikovsky. Oggi non basta parlare di ricostruzione dell\u2019Europa. Dobbiamo parlare di una nuova visione dell\u2019Europa. Affinch\u00e9 la pace e la sicurezza diventino basi durature dello sviluppo per i decenni a venire.<\/p>\n\n\n\n<p>Se gli ultimi mesi possono essere considerati un successo in qualche modo, lo si deve certamente alla cooperazione nel campo della sicurezza. La cooperazione transatlantica e la NATO in particolare hanno dimostrato di essere l\u2019alleanza di difesa pi\u00f9 efficiente di sempre. Senza il coinvolgimento degli Stati Uniti e \u2013 forse \u2013 della Polonia, oggi l\u2019Ucraina sarebbe scomparsa.<\/p>\n\n\n\n<p>La NATO, presto rafforzata dalla futura adesione di Finlandia e Svezia, \u00e8 fondamentale per la sicurezza dell\u2019Europa, deve quindi essere rafforzata e sviluppata. Allo stesso tempo, dobbiamo costruire le nostre capacit\u00e0 di difesa, come la Polonia sta facendo. Stiamo costruendo un esercito moderno non solo per difenderci, ma anche per aiutare i nostri alleati, spendendo fino al 4% del PIL per la difesa, una capacit\u00e0 che abbiamo raggiunto grazie al miglioramento delle nostre finanze pubbliche dopo i buchi lasciati dai nostri predecessori. Proponiamo che la spesa per la difesa non rientri nel criterio del Trattato di Maastricht del limite del 3% nel rapporto tra deficit e Pil.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Europa si \u00e8 disarmata, fissando l\u2019aggressione russa come un coniglio di fronte alla luce dei fari. Oggi mancano le munizioni e le armi di base per rispondere alla sfida di Mosca, per non parlare di minacce per la nostra sicurezza in altre aree geografiche. Il mio desiderio per i Paesi europei \u00e8 di essere cos\u00ec forti militarmente da non aver bisogno di aiuti esterni in caso di attacco, ma di poter fornire supporto militare ad altri.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi non \u00e8 cos\u00ec. Senza il coinvolgimento americano, l\u2019Ucraina non esisterebbe pi\u00f9. E il Cremlino sarebbe passato alla sua prossima vittima. Durante la \u201cdistensione\u201d degli anni Settanta sono stati commessi molti errori, fino all\u2019invasione sovietica dell&#8217;Afghanistan. In quell\u2019occasione l\u2019occidente rispose adeguatamente, mentre negli ultimi vent\u2019anni la politica aggressiva russa non ha destato tanta preoccupazione. La sveglia \u00e8 arrivata tardi, il 24 febbraio 2022.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ora, 4.1 Cos\u2019altro si pu\u00f2 fare per rinforzare la posizione dell\u2019Europa?&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Tutti ricordiamo lo slogan della campagna elettorale di Clinton: \u00abIt\u2019s the economy, stupid!\u00bb [\u00e8 l\u2019economia, stupido!]. A quei tempi quasi tutti credevano che il denaro fosse un farmaco curativo, e che avrebbe fatto crescere la classe media e democratizzato la vita pubblica anche in Paesi come la Russia e la Cina. Le cose sono andate diversamente. Oggi sappiamo che l\u2019economia deve andare di pari passo con i desideri sociali e le esigenze di sicurezza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Molti dei problemi dell\u2019Europa moderna derivano dalla frustrazione dei giovani, le cui prospettive sono spesso peggiori di quelle dei loro genitori.&nbsp; La classe media si sta erodendo ovunque in Europa.&nbsp; Un mondo in cui l\u20191% pi\u00f9 ricco accumula pi\u00f9 ricchezza del restante 99% \u00e8 scandaloso. Oggi sta accadendo questo. I paradisi fiscali, che potrebbero essere pi\u00f9 giustamente chiamati inferni fiscali, derubano la classe media e i bilanci statali di Germania, Francia, Spagna e Polonia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La forza dell\u2019Europa deriva in primo luogo dalle sue fondamenta pi\u00f9 solide, ovvero la sua robusta classe media. La convinzione che la prosperit\u00e0 e la crescita possano essere condivise non solo da un gruppo di ricchi, ma dall\u2019intera societ\u00e0, \u00e8 stata la forza trainante dello sviluppo dell\u2019Occidente a partire dagli anni Cinquanta. Purtroppo, questa convinzione sta scomparendo e la disuguaglianza sta aumentando. Ci\u00f2 \u00e8 molto pericoloso perch\u00e9, da un lato, rafforza i movimenti radicali che chiedono la distruzione dell\u2019attuale struttura economica e politica; dall\u2019altro, scoraggia il lavoro e lo sviluppo.<\/p>\n\n\n\n<p>Dobbiamo invertire questo processo. Perch\u00e9 rischiamo di perdere la gara contro i nostri concorrenti, che sono civilt\u00e0 dure, resistenti e intransigenti, dove le relazioni sociali ed economiche funzionano in modo diverso. Il nostro compito di leader politici \u00e8 quello di garantire condizioni in cui tutti possano guadagnarsi da vivere onestamente. Il mercato del lavoro europeo deve offrire salari dignitosi, facilitare l\u2019ingresso dei giovani nelle professioni e dare loro un senso di stabilit\u00e0. Dobbiamo anche creare le migliori condizioni possibili per avere una famiglia. Allora l\u2019Europa avr\u00e0 un futuro luminoso. Le famiglie ben funzionanti sono il fondamento di una vita sana, felice e stabile. Dobbiamo anche evitare che l\u2019Europa diventi dipendente da altri.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La cooperazione con la Cina \u00e8 una grande sfida. \u00c8 un Paese enorme, con grandi ambizioni. Come Europa, dobbiamo essere almeno un partner alla pari per la Cina, perch\u00e9 esserne dipendenti \u00e8 una strada che non porta da nessuna parte. Si tratta di un obiettivo verso il quale l\u2019Europa deve urgentemente tendere, ed \u00e8 l\u2019altra grande sfida per i prossimi anni oltre alla vittoria dell\u2019Ucraina.<\/p>\n\n\n\n<p>Non ci sono errori che non possano essere corretti. Almeno in parte. Quando sento che il nostro governo ha avuto ragione su Russia e Ucraina, mi sento soddisfatto. Ma scambierei volentieri il senso di soddisfazione con la volont\u00e0 europea di combattere, con una volont\u00e0 politica ancora pi\u00f9 forte: quella di continuare a sostenere l\u2019Ucraina. E con la volont\u00e0 di confiscare 400 miliardi di euro di beni russi. Non basta congelarli: la Russia deve rispondere dei suoi crimini e della distruzione materiale che ha causato, i brutali aggressori devono sapere che prima o poi il loro Paese pagher\u00e0 per i danni causati dalla violenza. Oggi mi rivolgo nuovamente a tutti i leader europei: \u00e8 tempo di confiscare in modo totale e permanente i beni russi. Per ricostruire l\u2019Ucraina e ridurre i costi energetici per i cittadini europei.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Europa \u00e8 molto pi\u00f9 forte della Russia, ma dobbiamo avere la volont\u00e0 di usare il nostro potenziale. Se lasciamo che la Russia vinca questa guerra, rischiamo di non perdere solo l\u2019Ucraina, ma di emarginare l\u2019intero continente. La conclusione \u00e8 semplice. Nel mondo contano solo i Paesi forti, efficienti e sicuri di s\u00e9. Putin ha attaccato l\u2019Ucraina perch\u00e9 riteneva che gli europei fossero allo stremo, deboli e inattivi. Un anno dopo, possiamo affermare che si sbagliava. Almeno in parte.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Europa non \u00e8 ancora morta. Non lo sar\u00e0 finch\u00e9 saremo in vita. Ma non \u00e8 ancora vittoriosa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"comment\">Qui c\u2019\u00e8 una citazione diretta dell\u2019inno nazionale polacco: \u00abJeszcze Polska nie zgin\u0119\u0142a, kiedy my \u017cyjemy\u00bb (\u00abLa Polonia non \u00e8 ancora morta finch\u00e9 noi viviamo\u00bb).<\/p>\n\n\n\n<p>Signore e signori,&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>all\u2019inizio ho ricordato che molti polacchi si sono laureati all\u2019Universit\u00e0 di Heidelberg: medici, avvocati, filosofi. Uno di loro era il nostro grande poeta, Adam Asnyk. Nella primavera del 1871 \u2013 proprio quando era in corso l\u2019unificazione della Germania \u2013 anche Asnyk sognava di far rinascere una Polonia indipendente. Cap\u00ec che i grandi obiettivi potevano essere raggiunti solo attraverso un lavoro paziente e sistematico, attraverso lo sforzo collettivo di tutta la comunit\u00e0. Scriveva Asnyk:<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAbbiate sempre disprezzo per la vanagloria trionfante,<\/p>\n\n\n\n<p>non applaudite l\u2019oppressore violento<\/p>\n\n\n\n<p>Ma non venerate le vostre numerose sconfitte,<\/p>\n\n\n\n<p>n\u00e9 siate orgogliosi di essere sempre inferiori\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Europa deve dimostrare la sua forza e il suo valore. Questo \u00e8 il nostro momento di \u00abessere o non essere\u00bb. Ma, a differenza dell\u2019Amleto di Shakespeare, non possiamo esitare. Nel 1844, quando la Germania era ancora come le rovine del castello di Heidelberg \u2013 imponente ma incompleto \u2013 il poeta tedesco Ferdinand Freiligrath ammoniva: \u00abDeutschland ist Hamlet!\u00bb. I tedeschi esitano troppo invece di stare chiaramente dalla parte del bene.<\/p>\n\n\n\n<p>Giovanni Paolo II \u00e8 stato uno dei principali sostenitori dell\u2019unificazione europea. Ha svolto un ruolo chiave nella liberazione delle nazioni europee insieme al suo grande successore tedesco, Benedetto XVI. Questo duo polacco-tedesco, unico nel suo genere, \u00e8 stato una voce importante per il futuro dell\u2019Europa, per la sua direzione, la sua cultura e la sua civilt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Per concludere, permettetemi di riassumere i quattro temi principali al centro del mio discorso.<\/p>\n\n\n\n<p>1. In primo luogo, non possiamo costruire il nostro futuro senza imparare dal nostro passato. La storia dimostra che una politica che non rispetta la sovranit\u00e0 e la volont\u00e0 del popolo prima o poi si dissolve in utopia o dittatura. L\u2019Europa ha un futuro luminoso se rispetta la diversit\u00e0 delle sue nazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>2. In secondo luogo, il futuro dell\u2019Europa \u00e8 forgiato dalla lotta dell\u2019Ucraina per la libert\u00e0 a nostro nome. \u00c8 nostro dovere sostenere l\u2019Ucraina. Lo spirito combattivo degli ucraini deve essere fonte di ispirazione e guida per le nostre azioni.<\/p>\n\n\n\n<p>3. In terzo luogo, una comunit\u00e0 democratica di nazioni, basata su un\u2019antica eredit\u00e0 greca, romana e cristiana, che promuove la pace, la libert\u00e0 e la solidariet\u00e0, \u00e8 il fondamento dei valori europei. Questi valori hanno costituito la base dell\u2019integrazione europea e possono continuare a essere la forza trainante del continente. Ci\u00f2 che minaccia di indebolire queste forze \u00e8 la centralizzazione. Il dominio del pi\u00f9 forte e l\u2019affidamento arbitrario del futuro dell\u2019Europa a una burocrazia senza cuore, che sta cercando di \u00abresettare i valori\u00bb. Questo \u00abreset\u00bb, cio\u00e8 la centralizzazione burocratica che si cela dietro alla maschera della \u201cfederalizzazione\u201d, \u00e8 il seme di grandi conflitti e ribellioni sociali future.<\/p>\n\n\n\n<p>4.&nbsp; In quarto luogo, se l\u2019Europa vuole vincere la corsa alla leadership globale, deve trasformarsi. Deve essere pronta ad accogliere nuovi Paesi ma anche, di fronte a una comunit\u00e0 pi\u00f9 ampia, a limitare alcune delle sue competenze. Di fronte alle minacce esterne, deve rafforzare le proprie capacit\u00e0 difensive. Di fronte alle sfide economiche e sociali, deve costruire una prosperit\u00e0 di tipo egualitario e ordoliberale e combattere gli inferni fiscali travestiti da paradisi fiscali. L\u2019Europa deve mantenere alleanze sagge, ma deve anche promuovere l\u2019indipendenza e non diventare vittima di ricatti energetici o economici.<\/p>\n\n\n\n<p>Un tempo l\u2019Europa era il centro del mondo, rispettata in ogni continente. Ci interessa ancora che l\u2019Europa e la nostra civilt\u00e0 sopravvivano?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E non solo se sopravviveranno, ma in quale forma?<\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo la volont\u00e0 di essere leader, o forse ci siamo gi\u00e0 rassegnati a passare in secondo piano?<\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo il coraggio di far tornare grande l\u2019Europa, di renderla vittoriosa?<\/p>\n\n\n\n<p>Io credo di s\u00ec.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Europa ha un grande potenziale. Esso deriva dalla sua storia e dal suo patrimonio, ma continua oggi nelle sue innumerevoli qualit\u00e0 e vantaggi. Ci\u00f2 di cui l\u2019Europa ha bisogno, tuttavia, sono la determinazione e il coraggio. E sono profondamente convinto che se lavoreremo duramente &#8211; a nome delle nostre rispettive patrie e del continente nel suo complesso &#8211; l\u2019Europa prevarr\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"comment\">In conclusione, questo \u00e8 il discorso di un capo di governo polacco la cui posizione nel gioco politico europeo sembra essere stata temporaneamente rafforzata dalla nuova situazione aperta dalla guerra in Ucraina.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"comment\">Lo scoppio della guerra ha convalidato il punto di vista tradizionalmente diffidente del PiS nei confronti della Russia. La richiesta di un riequilibrio dei rapporti di forza tra gli Stati europei a favore dell\u2019Europa centrale, e in particolare della Polonia, dissimula maldestramente il timore di un \u00abaccordo\u00bb tra i leader europei (guidati da Macron) e Putin, che ricorderebbe ai polacchi il \u00abtradimento di Yalta\u00bb. Il timore di vedere i Paesi dell\u2019Europa centrale e orientale relegati ai margini e sacrificati a vantaggio delle potenze occidentali e russe dovrebbe farci interrogare sulla natura della costruzione europea e sul modo in cui essa integra questa periferia centro-orientale, che vi ha aderito quasi vent\u2019anni fa. Per liberarci da una visione geopolitica ereditata dalla Guerra Fredda, dovremmo prendere sul serio le aspirazioni sovrane delle nazioni poste tra la Germania e la Russia. Questo \u00e8 l\u2019aspetto pi\u00f9 rilevante, ma anche il pi\u00f9 inquietante, del discorso di Morawiecki. Ci\u00f2 non significa, tuttavia, che si debba aderire all\u2019ideologia nazionalista, conservatrice, familista e nativista dell\u2019autore, evidente in questo testo. Non \u00e8 certo che il governo polacco sia in grado di unire un\u2019ampia coalizione di Stati europei attorno a un simile programma politico. Resta il fatto che l\u2019attuale governo polacco si oppone fermamente a qualsiasi progresso verso un\u2019Europa pi\u00f9 federale e potrebbe raccogliere l\u2019opposizione a tale processo. La posizione riflette ancora una volta la paura di essere relegati in un\u2019Europa a pi\u00f9 velocit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Europa sar\u00e0 vittoriosa!<\/p>\n\n\n\n<p>Vi ringrazio per il vostro ascolto<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A pochi mesi dalle elezioni e a pi\u00f9 di un anno dall\u2019invasione dell\u2019Ucraina, il PiS polacco ha una nuova dottrina europea. Traduciamo e commentiamo per la prima volta in francese il \u201cdiscorso della Sorbona\u201d di Mateusz Morawiecki pronunciato marted\u00ec scorso a Heidelberg. 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