{"id":6376,"date":"2023-03-16T14:48:14","date_gmt":"2023-03-16T14:48:14","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/?p=6376"},"modified":"2023-03-21T14:20:06","modified_gmt":"2023-03-21T14:20:06","slug":"pericoloso-disaccoppiamento-europa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/03\/16\/pericoloso-disaccoppiamento-europa\/","title":{"rendered":"Il pericoloso disaccoppiamento dell\u2019Europa"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Questa prospettiva sulle scelte dell\u2019<\/em>Europa nell\u2019era delle sanzioni \u00e8 un nuovo episodio della nostra serie<em> \u00ab<a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/themes\/economie\/capitalismes-politiques-en-guerre\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Capitalismi politici in guerra<\/a>\u00bb.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap\">La nostra \u00e8 un\u2019epoca piena di ansie sulla globalizzazione, ma la situazione non \u00e8 inedita. Nel 1909, il giornalista anglo-americano Norman Angell divenne famoso come profeta dell\u2019interdipendenza economica moderna grazie al suo libro \u201cLa grande illusione\u201d, dove evidenziava l\u2019irrazionalit\u00e0 economica della guerra moderna. Angell non sosteneva che la guerra fosse impossibile, essendo invece consapevole della possibilit\u00e0, ricorrente, che potesse verificarsi un conflitto, ma era convinto che lo sviluppo dei legami finanziari internazionali avrebbe reso le conseguenze di una guerra cos\u00ec nocive per gli interessi comuni da contenere le menti bellicose presenti in tutte le nazioni. L\u2019immensa forza collettiva degli interessi finanziari dei banchieri, dei commercianti, degli industriali, degli investitori e dei rentier d\u2019Europa avrebbe mantenuto la pace.<\/p>\n\n\n\n<p>Angell riteneva che questa garanzia di sicurezza raggiunta grazie alla fragilit\u00e0 sistemica avesse gi\u00e0 superato una prova concreta, dimostrando la sua efficacia. La crisi di Tangeri del 1905 non si era trasformata in una guerra franco-tedesca proprio in virt\u00f9 della paura di un crac finanziario. L\u2019integrit\u00e0 del capitalismo, sosteneva l\u2019autore, sarebbe stata minata da una guerra estesa, ormai contraria ai fondamenti economici della societ\u00e0 moderna. Insomma, le logiche della guerra e della coercizione erano incompatibili con la stabilit\u00e0 dell\u2019economia mondiale. La visione di Angell, cristallizzata all\u2019apice della prima grande era della globalizzazione, rimane la pi\u00f9 suggestiva di una lunga schiera di teorici del \u201ccommercio dolce\u201d che va da Montesquieu a Kant, da Constant a Cobden, e da Jean Jaur\u00e8s a Thomas Friedman fino ai giorni nostri.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi, la fiducia nei poteri pacificatori dell\u2019interdipendenza \u00e8 nuovamente oggetto di dibattito. Il 2022 pu\u00f2 essere paragonato al 1914 in quanto anno capace di mettere in discussione un intero modello di globalizzazione: l\u2019invasione dell\u2019Ucraina ha fatto a pezzi il sistema globalizzato di Davos, allo stesso modo in cui lo scoppio della guerra nel 1914 distrusse la prosperit\u00e0 imperiale della fine del secolo. Nell\u2019agosto del 2022, Emmanuel Macron ha descritto la frattura come \u00abun punto di svolta importante o una grande perturbazione\u00bb e ha dichiarato la \u00abfine dell\u2019era dell\u2019abbondanza, la fine dell\u2019incoscienza\u00bb. A ottobre, il capo della politica estera dell\u2019Unione europea, Josep Borrell, ha identificato il cambiamento strategico per il continente: \u00abVoi \u2013 gli Stati Uniti \u2013 vi occupate della nostra sicurezza. Voi \u2013 la Cina e la Russia \u2013 avete fornito la base della nostra prosperit\u00e0. \u00c8 un mondo che non esiste pi\u00f9\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Il 2022 pu\u00f2 essere paragonato al 1914 in quanto anno capace di mettere in discussione un intero modello di globalizzazione: l\u2019invasione dell\u2019Ucraina ha fatto a pezzi il sistema globalizzato di Davos, allo stesso modo in cui lo scoppio della guerra nel 1914 distrusse la prosperit\u00e0 imperiale della fine del secolo<\/p><cite>Nicholas Mulder<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Il risveglio brutale dalla nostra Belle \u00c9poque neoliberale ha scosso i dogmi. Nei tre decenni successivi alla fine della guerra fredda, i leader europei hanno creduto che la guerra fosse stata bandita dal loro continente e che i regimi problematici che ancora esistevano potessero essere trasformati gradualmente grazie al commercio e all\u2019apertura economica. Questa era la strategia del \u00ab<em>Wandel durch Handel\u00bb (<\/em>in tedesco \u00abcambiamento attraverso il commercio\u00bb<em>)<\/em>, un\u2019espressione oggi molto criticata inventata nel 1963 da Egon Bahr, politico della SPD, mentre la Germania occidentale avanzava a tentoni verso l\u2019Ostpolitik. La preminenza tedesca all\u2019interno della CEE e dell\u2019UE ha reso questo approccio il principio guida della distensione degli anni Settanta e della politica di vicinato europea nella fase successiva alla fine della guerra fredda. Tuttavia, l\u2019invasione di Putin ha screditato questo paradigma agli occhi delle \u00e9lite europee, proprio come il Kaiser Guglielmo infranse l\u2019ottimismo della Belle \u00c9poque.<\/p>\n\n\n\n<p>Avremmo dovuto prevederlo? Per gli osservatori che non hanno mai considerato la stabilit\u00e0 politica ed economica internazionale come acquisita, la relativa tranquillit\u00e0 degli anni Novanta e Duemila \u00e8 sempre stata un\u2019illusione. I grandi cambiamenti degli anni 2010 non hanno rappresentato una sorpresa per gli analisti pi\u00f9 scettici: il crollo finanziario globale e la guerra russo-georgiana sono stati seguiti dalla crisi del debito dell\u2019eurozona, e il referendum sulla Brexit ha dimostrato che l\u2019integrazione europea non era irreversibile. Nella periferia dell\u2019Europa, la primavera araba \u00e8 stata brutalmente soffocata e le guerre sanguinose in Siria, Libia e Afghanistan hanno devastato le societ\u00e0 del Medio Oriente e dell\u2019Africa, generando la migrazione di coloro che cercano in Europa un rifugio dall\u2019instabilit\u00e0. Nel campo politico, la rinascita della destra e del nazionalismo negli anni Dieci hanno causato una crisi di fiducia nella capacit\u00e0 del liberalismo di mantenere una forma di legittimit\u00e0 popolare in un\u2019epoca di disuguaglianza, trasformazioni e diversit\u00e0. La pandemia ha suscitato grande preoccupazione per l\u2019affidabilit\u00e0 delle nostre catene di approvvigionamento, e per questo la costituzione di scorte di materiali essenziali viene adesso considerata, a ragione, una condizione preliminare per far fronte agli shock futuri.<\/p>\n\n\n\n<p>Per lungo tempo, queste crisi sembravano poter essere gestite con i mezzi esistenti. Nel 2021, si poteva credere che la maggior parte di questi problemi fosse stabilizzata, almeno temporaneamente. Le banche centrali avevano calmato i mercati, i rifugiati non riuscivano pi\u00f9 a raggiungere l\u2019Europa grazie anche a una serie di accordi odiosi conclusi dall\u2019Unione europea con Erdogan, le milizie libiche e i miliziani Janjawid del Sudan. Assad aveva vinto in Siria e le truppe occidentali avevano lasciato l\u2019Afghanistan. Nazionalisti di destra come Trump e Le Pen erano stati sconfitti alle urne. Tutto sembrava in equilibrio, finch\u00e9 l\u2019invasione dell\u2019invasione dell\u2019Ucraina non ha infranto l\u2019illusione: in realt\u00e0 la tempesta era ancora in corso ma stava soltanto assumendo nuove forme. Una guerra convenzionale al confine orientale dell\u2019Europa ha fatto capire ai responsabili politici europei che le soluzioni improvvisate degli anni Dieci \u2013 gli interventi tecnocratici, i compromessi con i dittatori vicini per tenere i problemi a distanza e la concentrazione sulla competitivit\u00e0 delle esportazioni &#8211; non funzionano pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>Le \u00e9lite europee hanno quindi dovuto procedere ad una radicale rivalutazione delle loro ipotesi. Il commercio e l\u2019interdipendenza sono ora considerati pericolosi; l\u2019autosufficienza e la resilienza sono i nuovi credo. Come nella Grande Guerra, la guerra russo-ucraina ha costretto l\u2019Europa a riflettere su uno \u201cStato-progetto\u201d pi\u00f9 attivo &#8211; come descritto dallo storico Charles Maier, con riferimento alle istituzioni trasformative create dalle guerre e dalle rivoluzioni del primo Novecento. L\u2019Unione europea nata dai trattati di Maastricht e Lisbona negli anni Novanta e Duemila era fortemente favorevole al libero scambio, e spingeva i paesi membri ad adottare uno Stato minimo, bilanci equilibrati, forze armate ridotte, armonizzazione e integrazione delle normative. L\u2019attuale \u201cCommissione geopolitica\u201d guidata da Ursula von der Leyen ha al contrario approvato e legittimato, in pochi anni, tariffe sulle emissioni inquinanti,&nbsp; meccanismi di controllo dei prezzi a livello dell\u2019Unione, sanzioni economiche e grandi sequestri di beni, politica industriale, aumento del deficit e riarmo del continente sotto l\u2019egida della Nato.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Una guerra convenzionale al confine orientale dell\u2019Europa ha fatto capire ai responsabili politici europei che le soluzioni improvvisate degli anni Dieci \u2013 gli interventi tecnocratici, i compromessi con i dittatori vicini per tenere i problemi a distanza e la concentrazione sulla competitivit\u00e0 delle esportazioni &#8211; non funzionano pi\u00f9<\/p><cite>Nicholas Mulder<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Per un continente tanto diversificato, interconnesso e orientato al commercio come l\u2019Europa del XXI secolo, si tratta di un cambiamento di paradigma spettacolare. Solo pochi anni fa, la speranza era che Bruxelles esercitasse un\u2019influenza mondiale soprattutto in quanto \u201csuperpotenza regolamentare\u201d e protettrice dei diritti umani. Oggi, il suo orientamento internazionale si \u00e8 precisato. L\u2019Unione \u00e8 diventata pi\u00f9 combattiva, un\u2019evoluzione che presenta aspetti positivi e rischi.<\/p>\n\n\n\n<p>Dal lato positivo, va accolto con favore il distacco dell\u2019Europa dai tab\u00f9 politici del neoliberismo. Lo stesso vale per il suo crescente senso di urgenza e unit\u00e0 nel contesto della crisi ucraina. Un\u2019eccessiva fiducia nelle forze di mercato, un atteggiamento molto ortodosso e autodistruttivo verso la finanza pubblica e una diffidenza generale per l\u2019intervento dello Stato hanno causato enormi danni all\u2019unit\u00e0 politica e alla ripresa economica dell\u2019Unione negli anni Dieci. Dopo un decennio di divisioni durante la crisi del debito nella zona euro, gli Stati membri ora emettono debito comune per riprendersi dalla pandemia, collaborano sulla politica verde e condividono le loro risorse con l\u2019Ucraina. Si vedono come parte di una stessa comunit\u00e0 di destino. \u00c8 difficile negare la realt\u00e0 di questo progresso.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma questo interventismo ha comportato due costi: la perdita di influenza in Eurasia e un rallentamento del progetto di autonomia strategica. Il nuovo Stato-progetto europeo implica una crescente enfasi sulla sicurezza nazionale e sulla coercizione economica che probabilmente aumenter\u00e0 le tensioni con gli stati asiatici, africani e mediorientali anzich\u00e9 ridurle. Sono stati possibili progressi nella politica sociale ed economica, ma solo perch\u00e9 il conflitto (con la Russia) e le preoccupazioni per la sicurezza (con la Cina e l\u2019Iran) hanno mobilitato le energie europee contro un insieme di nemici comuni. Per quanto l\u2019Unione europea possa reagire duramente a queste minacce, si tratta di Stati potenti che non scompariranno. Per l\u2019Europa, la svolta securitaria dell\u2019economia mondiale attraverso sanzioni, tariffe e controlli sulle esportazioni rappresenta un problema particolarmente spinoso a causa della sua grande apertura e della sua dipendenza dal commercio esterno. Rispetto all\u2019economia relativamente autosufficiente degli Stati Uniti, lo smarcamento \u00e8 pi\u00f9 doloroso. Senza un approccio concertato dirigista, e senza una politica di welfare che aiuti gli Stati a sostenere i costi sociali della riorientazione delle preziose industrie esportatrici e la conversione delle catene di fornitura, \u00e8 difficile sperare di avere successo.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Dopo un decennio di divisioni durante la crisi del debito nella zona euro, gli Stati membri ora emettono debito comune per riprendersi dalla pandemia, collaborano sulla politica verde e condividono le loro risorse con l\u2019Ucraina. Si vedono come parte di una stessa comunit\u00e0 di destino. \u00c8 difficile negare la realt\u00e0 di questo progresso<\/p><cite>Nicholas Mulder<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Come appendice fortemente orientata al commercio dell\u2019Eurasia, l&#8217;Europa ha dunque un interesse a lungo termine che le impone di gestire le relazioni con il proprio vicino con destrezza e prudenza. Sebbene alcuni strumenti del nuovo arsenale, come la politica industriale, la creazione di scorte e i dazi sulle emissioni, possano contribuire a raggiungere questo scopo, altri armi economiche offensive come le sanzioni e i controlli sulle esportazioni rafforzano le tensioni e la reciproca diffidenza con gli Stati autoritari, senza tuttavia rimuoverli come minacce geopolitiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Anzi, l\u2019idea che l\u2019isolamento economico da solo costituisca un sufficiente mezzo di contenimento \u00e8 smentita da diversi casi concreti. Le sanzioni contro Pyongyang non solo non hanno fermato il regime di Kim Jong-Un dal migliorare le proprie capacit\u00e0 nucleari, ma hanno anche incoraggiato provocazioni sempre pi\u00f9 audaci e rischiose. Decenni di sanzioni occidentali contro l\u2019Iran non hanno limitato la sua presenza in tutto il Medio Oriente o alleviato la repressione interna. Inoltre, il rischio originale che ha scatenato le sanzioni &#8211; il programma nucleare iraniano &#8211; non \u00e8 cessato di esistere, anzi: dopo anni di negoziato il rischio che Teheran produca abbastanza uranio arricchito da arrivare alla bomba \u00e8 intatto. Appare dunque evidente che le strategie basate sulle sanzioni saranno relativamente utili per affrontare i rischi di questo. Qualunque sia l\u2019esito della guerra russo-ucraina e qualunque forma prender\u00e0 l\u2019ordine politico russo in futuro, il pi\u00f9 ampio dilemma geo-strategico su come gestire la Russia non scomparir\u00e0 &#8211; anche se l\u2019Europa dovesse riuscire a raggiungere un completo disaccoppiamento.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto ci\u00f2 porta al secondo grande costo che l\u2019Europa deve affrontare: la difficile evoluzione dell\u2019autonomia strategica europea. Le fondamenta della nuova fiducia geopolitica e dell\u2019unit\u00e0 dell\u2019Unione sono precarie anche perch\u00e9 la guerra russo-ucraina l\u2019ha resa pi\u00f9, non meno, dipendente dal potere economico e militare degli Stati Uniti. Nelle consegne di armi all\u2019Ucraina, gli 8,6 miliardi di dollari garantiti dall\u2019Unione europea fino alla fine di novembre 2022 sono molto al di sotto della fornitura americana di oltre 23 miliardi di dollari di materiale. Data la dimensione della produzione militare americana, questo era prevedibile, ma il trasferimento di scorte di armi e munizioni all\u2019Ucraina ha lasciato le scarse forze militari europee con poche alternative, nel breve termine, alle industrie militari americane e britanniche, per rifornirsi. L\u2019ambizione di costruire un\u2019industria della difesa europea indipendente dovr\u00e0 quindi essere rinviata.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Qualunque sia l\u2019esito della guerra russo-ucraina e qualunque forma prender\u00e0 l\u2019ordine politico russo in futuro, il pi\u00f9 ampio dilemma geo-strategico su come gestire la Russia non scomparir\u00e0 &#8211; anche se l\u2019Europa dovesse riuscire a raggiungere un completo disaccoppiamento<\/p><cite>Nicholas Mulder<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Il problema della dipendenza dagli Stati Uniti \u00e8 ancora pi\u00f9 grande se si analizza il campo delle sanzioni economiche. L\u2019Europa ha seguito con entusiasmo gli Stati Uniti nell\u2019imporre sanzioni contro la Russia, si \u00e8 in gran parte allineata ai controlli sulle esportazioni di tecnologia dei semiconduttori degli Stati Uniti verso la Cina e sembra aver perso interesse nel lavorare per allentare le sanzioni all\u2019Iran in cambio del rispetto dell\u2019accordo sul nucleare, in gran parte a causa del sostegno militare dell\u2019Iran alla Russia e della repressione politica interna. Uno dei risultati di queste politiche di sanzioni e di controllo delle esportazioni \u00e8 stato quello di avvicinare Mosca, Pechino e Teheran. Mentre l\u2019Occidente si allontana da questi paesi, le tre capitali diventeranno sempre pi\u00f9 dipendenti le une dalle altre per la tecnologia strategica e militare. Le sanzioni contribuiranno quindi a rafforzare l\u2019asse autoritario dal quale alcuni mettono in guardia da tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, non \u00e8 affatto inevitabile che Russia, Cina e Iran trovino una linea comune. I tre paesi hanno divergenze storiche e sono solo in parte complementari tra loro: Russia e Iran, per esempio, sono partner particolarmente strani perch\u00e9 le loro strutture economiche sono sovrapponibili. In pi\u00f9, per l\u2019Occidente e per l\u2019Europa, i due paesi presentano problemi concentrati in ambiti molto diversi che dovrebbero essere categorizzati e affrontati di conseguenza separatamente, non come un blocco unico. La questione russa riguarda principalmente la protezione delle frontiere territoriali nell\u2019Europa orientale per come si sono formate alla fine della guerra fredda; pi\u00f9 in generale, riguarda il futuro delle repubbliche post-sovietiche nell\u2019Unione europea e nella NATO e la possibilit\u00e0 di un qualche tipo di accordo stabile sulla sicurezza del fianco orientale dell\u2019Europa. L\u2019Iran, al contrario, non rappresenta una minaccia diretta per la sicurezza dell\u2019Europa n\u00e9 rappresenta un rivale economico. \u00c8 tuttavia certamente un proliferatore nucleare che non rispetta i diritti umani. Infine, la sfida della Cina \u00e8 principalmente di natura tecnologica ed economica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Non \u00e8 affatto inevitabile che Russia, Cina e Iran trovino una linea comune<\/p><cite>NIcholas Mulder<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Il punto di tale categorizzazione \u00e8 che i nemici della politica estera europea del XXI secolo richiedono approcci distinti e flessibili. Affrontarli potrebbe non ammettere strategie di contenimento o disaccoppiamento universali, per quanto sia allettante utilizzare questo approccio per ragioni morali e per connessione all\u2019attuale clima che domina opinione pubblica. Invece di promuovere un allineamento autoritario, una politica estera europea pi\u00f9 autonoma potrebbe concentrarsi sulla sicurezza della regione di confine afro-eurasiatica con una variet\u00e0 di strumenti positivi e negativi, dalle sovvenzioni alle partnership e dal commercio alle pressioni diplomatiche. Al posto di creare un terreno comune tra gli avversari, una diplomazia intelligente coglierebbe le tensioni che esistono tra i regimi russo, cinese e iraniano e le affronterebbe separatamente.<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019interno dell\u2019\u00e9lite transatlantica, l\u2019opinione diffusa \u00e8 che l\u2019Europa non stia assumendo la sua parte di responsabilit\u00e0. In realt\u00e0, l\u2019Europa sta gi\u00e0 pagando le conseguenze delle tensioni con Russia, Cina e Iran in vari modi. Dalla Siria all\u2019Ucraina, dalla Libia allo Yemen, gli Stati membri sono direttamente esposti alle guerre e alle difficolt\u00e0 che incontrano i paesi dello spazio eurasiatico e mediterraneo. L\u2019Europa \u00e8 la principale destinazione per milioni di rifugiati che fuggono dai conflitti eurasiatici e dal sottosviluppo di questa regione in cerca di una vita migliore. Infine, come blocco economico, l\u2019Europa \u00e8 molto pi\u00f9 dipendente dal commercio esterno rispetto agli Stati Uniti. Ci\u00f2 significa che qualsiasi politica aggressiva o di scontro diplomatico\/militare comporta costi economici molto pi\u00f9 elevati per l\u2019economia europea che per quella americana. A causa del successo del suo approccio <em>Wandel durch Handel <\/em>durato decenni, Bruxelles oggi non si trova in una situazione ideale per imporre sanzioni ad altre economie, mentre gli Stati Uniti, possono usare le sanzioni senza per forza subirne le conseguenze. Il costo annuale delle restrizioni economiche per i membri della NATO \u00e8 stato stimato nel 2020 a 34 miliardi di dollari &#8211; una cifra&nbsp; aumentata ulteriormente dall\u2019estensione delle sanzioni contro la Russia. Questa somma \u00e8 distribuita in modo disuguale, con la Germania e i paesi dell\u2019Europa orientale che sopportano il maggior peso dei costi. Ci vorranno anni, se non decenni, per riorganizzare il commercio e l&#8217;industria in modo sufficiente per raggiungere una certa resilienza alle sanzioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Nei prossimi anni, difficilmente l\u2019Europa riuscir\u00e0 a raggiungere l\u2019autonomia strategica nell\u2019ambito economico. L\u2019allineamento con Washington sar\u00e0 l\u2019unica opzione a disposizione degli Stati europei. Ci\u00f2 pu\u00f2 sembrare una scelta sensata nella guerra attuale, ma \u00e8 difficile garantire che lo sia in ogni crisi geopolitica che potrebbe verificarsi. L\u2019Europa \u00e8 al momento costretta a seguire, invece di dettare il passo nell\u2019uso della coercizione economica; certo, rispetto al conflitto militare diretto, la competizione economica \u00e8 meno muscolare, ma \u00e8 in ogni caso soggetta alle stesse dinamiche di escalation. Una volta coinvolta in queste scelte, l\u2019Europa sar\u00e0 quindi prigioniera di una tendenza verso la formazione di blocchi geo-economici che non potr\u00e0 pi\u00f9 controllare. Ci\u00f2 comporter\u00e0 inevitabilmente un aumento dei costi politici, economici, sociali e dei rischi militari: il nostro continente \u00e8 molto pi\u00f9 vulnerabile agli effetti collaterali del contenimento e del distacco rispetto ai suoi omologhi transatlantici.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 innegabile che prima del 2022 i decisori fossero prigionieri di alcune illusioni. Oggi c\u2019\u00e8 un risveglio, e momenti di grande rivelazione possono essere illuminanti, ma bisogna approfittarne immediatamente: la loro chiarezza raramente dura nel tempo, perch\u00e9 \u00e8 molto semplice permettere che si instaurino nuovi dogmi, capaci di limitare il pensiero immaginativo e la flessibilit\u00e0 necessari per una politica internazionale efficace. Il rischio di questa fase \u00e8 che i decisori occidentali stiano passando dall\u2019illusione dell\u2019interdipendenza pacifica a una nuova illusione: il disaccoppiamento aumenter\u00e0 la stabilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Il rischio di questa fase \u00e8 che i decisori occidentali stiano passando dall\u2019illusione dell\u2019interdipendenza pacifica a una nuova illusione: il disaccoppiamento aumenter\u00e0 la stabilit\u00e0<\/p><cite>Nicholas Mulder<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Si tratta tuttavia di un sofisma: sarebbe falso assumere che, poich\u00e9 l\u2019interdipendenza comporta dei rischi, il disaccoppiamento crei automaticamente un contesto meno rischioso. La strategia di isolamento economico pone almeno tre problemi: sposta le tensioni senza ridurle, intensifica le diseguaglianze mondiali e indebolisce la dissuasione.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019isolamento economico certamente riduce le tensioni della politica internazionale, ma le sposta in altri ambiti: la concorrenza in materia di armamenti, le rivendicazioni territoriali e la propagazione dei valori culturali e ideologici continuano malgrado l\u2019isolamento. Se alcuni rischi inerenti agli scambi economici possono essere evitati, la riduzione generale dell\u2019interazione tra societ\u00e0 che comporta il disaccoppiamento \u00e8 suscettibile di causare nuovi malintesi, anche perch\u00e9 la distanza lascia pi\u00f9 spazio all\u2019allarmismo nazionalista e al panico securitario. Per le grandi potenze sar\u00e0 molto pi\u00f9 difficile conoscersi se loro societ\u00e0 civili non interagiscono pi\u00f9 se non nella sfera deformata dei media globali. La riduzione dei contatti economici priva la politica internazionale di un\u2019antenna vitale per registrare i problemi e rispondervi.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>La riduzione dei contatti economici priva la politica internazionale di un\u2019antenna vitale per registrare i problemi e rispondervi<\/p><cite>Nicholas Mulder<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Inoltre, la capacit\u00e0 di disaccoppiamento non \u00e8 egualmente ripartita nel sistema politico ed economico mondiale. Abbiamo gi\u00e0 visto come le grandi economie industrializzate possono assorbire relativamente bene gli shock della pandemia, della guerra e delle sanzioni utilizzando la propria ricchezza per procurarsi delle risorse altrove. Ma il successo che ha avuto l\u2019Europa nello stoccaggio del gas naturale liquifatto \u00e8 avvenuto a spese di economie in via di sviluppo come Pakistan e Bangladesh. Allo stesso modo, la politica di sicurezza alimentare della Cina, che consiste nell\u2019accumulare quantit\u00e0 massive di cereali, provoca delle penurie nei paesi pi\u00f9 poveri che ne avrebbero bisogno. In ciascuno di questi casi, il costo della concorrenza geo-economica \u00e8 a carico dei Stati pi\u00f9 piccoli, pi\u00f9 poveri e meno sviluppati.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 che il disaccoppiamento sembra dunque riservare ai paesi del sud del mondo \u00e8 semplicemente una concorrenza pi\u00f9 agguerrita per le risorse rare e una cascata di crisi del debito, della bilancia dei pagamenti e della moneta. Bisogna stupirsi se questi paesi non abbiano accolto con entusiasmo le sanzioni occidentali contro la Russia e la prospettiva di future sanzioni contro la Cina? Accettando queste politiche, aggraverrebbero ancor di pi\u00f9 la loro gi\u00e0 difficile posizione nell\u2019economia mondiale. Ciononostante, presentare le ramificazioni mondiali del disaccoppiamento unicamente in termini di effetti collaterali negativi per il mondo in via di sviluppo vuol dire ignorare a che punto anche la nostra condizione sia fondamentalmente e irreversibilmente mondiale: a prescindere dall\u2019isolamento economico, il mondo resta profondamente legato in tutti gli altri ambiti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Anche per i paesi ricchi dell\u2019America settentrionale, dell\u2019Europa e dell\u2019Asia che la mettono in atto, la strategia di chiudersi in una fortezza economica non garantisce la sicurezza sul lungo periodo. Le economie in via di sviluppo in crisi rischiano di diventare teatro di guerre, migrazione massiva di popolazione e fallimenti di Stato. Il costo umano di questi problemi, evitabili, \u00e8 sufficientemente importante da farci interrogare. Ogni strategia che accresce scientemente questi rischi su scala globale non \u00e8 davvero una strategia di rafforzamento della sicurezza come invece pretende di essere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Soprattutto l\u2019Europa dovrebbe saperlo: i problemi dell\u2019Africa e dell\u2019Asia sono i nostri, e il disaccoppiamento non li far\u00e0 sparire, anzi, in una nuova era di concorrenza per le risorse, \u00e8 probabile che li aggraver\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Ci\u00f2 che il disaccoppiamento sembra dunque riservare ai paesi del sud del mondo \u00e8 semplicemente una concorrenza pi\u00f9 agguerrita per le risorse rare e una cascata di crisi del debito, della bilancia dei pagamenti e della moneta&nbsp;<\/p><cite>Nicholas Mulder<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>L\u2019ultimo aspetto del disaccoppiamento che merita un\u2019attenzione particolare \u00e8 il suo effetto sulla dissuasione economica. Le sanzioni economiche pi\u00f9 efficaci della storia sono quelle minacciate ma mai imposte. Le sanzioni della Societ\u00e0 delle Nazioni permisero di evitare per due volte una guerra frontaliera nei Balcani nel 1921 e nel 1925. La collaborazione tra Stati Uniti e Regno Unito per imporre sanzioni petrolifere alla Spagna nel giugno 1940 dissuase Franco dal partecipare all\u2019Asse con Hitler e Mussolini. Infine, le minacce di Eisenhower di ritirare il sostegno americano alla sterlina e al franco nel 1956 convinsero Londra e Parigi a mettere fine la loro spedizione punitiva neocoloniale contro l\u2019Egitto di Nasser. Ma affinch\u00e9 la minaccia di sanzioni sia credibile sono necessari scambi sostanziali tra paesi. Un mondo senza scambi sostanziali tra i principali blocchi politici \u00e8 un mondo dove le sanzioni hanno un effetto limitato.<br><br>Ma la dissuasione \u00e8 davvero importante? Si potrebbe ribattere che l\u2019incapacit\u00e0 di contenere l\u2019invasione russa con minacce di sanzioni mostra che la dissuasione attraverso questo mezzo non sia efficace. Il fiasco che si \u00e8 prodotto tra novembre 2021 e febbraio 2021 \u00e8 un caso che meriter\u00e0 un\u2019analisi approfondita da parte dei decisori politici. Le prime testimonianze suggeriscono che Putin conoscesse il volume dei danni possibili, ma \u00e8 andato avanti lo stesso. Ci\u00f2 suggerisce che le minacce di sanzioni contro grandi potenze controllate da leader determinati potrebbero essere addirittura meno efficaci di quanto pensassimo. La volont\u00e0 di Putin di sacrificare la crescita futura e il tenore di vita attuale della Russia in nome dell\u2019espansione dell\u2019impero pu\u00f2 essere condivisa da altri leader con grandi ambizioni revisioniste. Ancor pi\u00f9 impressionante \u00e8 il fatto che gli Stati del G7, della Nato e dell\u2019Unione contino sempre su sanzioni economiche come architrave del contenimento della Cina. Le speranze occidentali di evitare un\u2019invasione cinese di Taiwan si basano sempre su un importante sistema sanzionatorio.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 i governi continuano a riporre le loro speranze in questa strategia, quando gli strumenti da loro presi in considerazione hanno appena fallito nel contenere una guerra su larga scala, permettendo il pi\u00f9 grande conflitto terrestre in Europa da settant\u2019anni? Pi\u00f9 di ogni altra grande economia, la Cina deve la sua ricchezza e la sua prosperit\u00e0 alla sua integrazione nell\u2019economia mondiale. Ha sempre perseguito questa integrazione alle proprie condizioni ma resta fortemente dipendente dalla domanda esterna per quanto abbia compiuto degli sforzi per aumentare i consumi interni. Ci\u00f2 vuol dire che il suo benessere sarebbe gravemente intaccato da sanzioni occidentali globali, ma far dipendere la pace in Asia dal timore di perdite materiali sembra sempre pi\u00f9 insufficiente: \u00e8 necessario un insieme pi\u00f9 completo di garanzie che accrescano la fiducia politica e diplomatica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Una possibilit\u00e0 \u00e8 la proposta fatta recentemente da Raghuram Rajan, che propone di creare una categoria internazionalmente riconosciuta di beni e servizi esenti da sanzioni. I prodotti di prima necessit\u00e0 come il cibo, i farmaci, i prodotti umanitari e l\u2019energia dovrebbero essere protetti il pi\u00f9 possibile dall\u2019ingerenza dei governi. Questa misura trover\u00e0 certamente l\u2019opposizione di chi progetta le sanzioni e le considera uno strumento necessario.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Se la pressione economica deve sopravvivere come strumento legittimo di applicazione delle norme mondiali, la creazione di zone di protezione contro la guerra economica potrebbe rivelarsi essenziale affinch\u00e9 il sud e il mondo non allineato restino a bordo&nbsp;<\/p><cite>Nicholas Mulder<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>La resilienza pu\u00f2 essere sfruttata dai paesi ricchi come da quelli poveri ma la moda crescente della geoeconomia rischia di non avere degli effetti cos\u00ec benefici su scala mondiale. \u00c8 lo stesso Norman Angell ad aver lanciato un potente avvertimento su cosa potrebbe diventare un mondo nel quale le sanzioni si trasformano nella forma dominante con la quale gli Stati affrontano le loro divergenze. Appena un anno dopo lo scoppio della Grande guerra, Angell pubblic\u00f2 <em>The World\u2019s Highway : Some Notes on America&#8217;s Relation to Sea Power and Non-Military Sanctions for the Law of Nations<\/em> (1915). Questo saggio resta di grande attualit\u00e0 nella nostra epoca di egemonia americana sul piano navale, finanziario e tecnologico. Dopo aver enunciato in che modo le sanzioni possono essere alternative alla guerra, l\u2019autore approfondisce i rischi della destabilizzazione, o addirittura della distruzione del sistema mondiale attraverso le sanzioni. Avverte che \u00abpotrebbe risultarne una sorta di competizione tra le nazioni per l\u2019autosufficienza nazionale che, mal gestita, potrebbe finire per rinforzare il nazionlismo immorale che \u00e8 stato una delle cause della guerra\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Angell aveva capito tutto. L\u2019interdipendenza non pu\u00f2, di per s\u00e9, garantire la pace. Ma la riduzione dell\u2019interdipendenza comporta i suoi rischi, il principale \u00e8 l\u2019ascesa di un nazionalismo competitivo a somma zero che, a un certo punto, provocher\u00e0 altri conflitti. Dobbiamo tener conto di questo avvertimento e riflettere seriamente se un mondo di sfrenata ingerenza dello Stato nelle dinamiche economiche globali non minacci la nostra sicurezza collettiva pi\u00f9 di quanto la protegga. In un periodo di guerra in Europa orientale e di crescente instabilit\u00e0 globale, sar\u00e0 pi\u00f9 importante che mai trovare il giusto equilibrio tra resilienza e interconnessione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Belle \u00c9poque \u00e8 finita, e l\u2019Europa non pu\u00f2 pi\u00f9 improvvisare. Nel 2022, un risveglio brutale ha scosso i dogmi del commercio dolce, con il rischio di instaurare nuove credenze: l\u2019interdipendenza comporta dei rischi, non \u00e8 detto che il disaccoppiamento crei un ambiente meno rischioso. Favorendo una riduzione generale degli scambi si potrebbero accelerare malintesi, paure nazionalistiche e panico sulle questioni di sicurezza.<\/p>\n<p>Una prospettiva sull\u2019attualit\u00e0 firmata da Nicholas Mulder<\/p>\n","protected":false},"author":6720,"featured_media":6393,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"templates\/post-angles.php","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_trash_the_other_posts":false,"_yoast_wpseo_estimated-reading-time-minutes":24,"footnotes":""},"categories":[1571],"tags":[],"staff":[2120],"editorial_format":[],"serie":[],"audience":[],"geo":[],"class_list":["post-6376","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-politica","staff-nicholas-mulder"],"acf":{"open_in_webview":false,"accent":false},"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v26.1.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Il pericoloso disaccoppiamento dell\u2019Europa - 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