{"id":6156,"date":"2023-02-22T16:51:01","date_gmt":"2023-02-22T16:51:01","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/?p=6156"},"modified":"2023-05-10T17:12:27","modified_gmt":"2023-05-10T16:12:27","slug":"yolanda-diaz-spagna-europa-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/02\/22\/yolanda-diaz-spagna-europa-lavoro\/","title":{"rendered":"Trasformare l\u2019Europa per proteggere le persone"},"content":{"rendered":"\n<p>All\u2019inizio di <em>Guasto \u00e8 il mondo<\/em>&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-1-6156' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/02\/22\/yolanda-diaz-spagna-europa-lavoro\/#easy-footnote-bottom-1-6156' title='Tony Judt, Guasto \u00e8 il mondo, Laterza, 2011'><sup>1<\/sup><\/a><\/span><\/span> Tony Judt afferma laconicamente che \u00abnon sappiamo pi\u00f9 parlare di ci\u00f2 che va male, tanto meno risolverlo\u00bb. Queste parole dello scrittore britannico mi sono venute in mente tre anni fa, nel marzo del 2020, quando ho visto crollare 800mila posti di lavoro e non ho potuto evitare di piangere nella solitudine del mio ufficio. Poco dopo, siamo stati in grado, questa volta s\u00ec, di nominare i problemi e di risolverli, e gli ERTE&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-2-6156' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/02\/22\/yolanda-diaz-spagna-europa-lavoro\/#easy-footnote-bottom-2-6156' title='&lt;em&gt;Expediente de Regulaci\u00f3n Temporal de Empleo&lt;\/em&gt;, il nome dato ai sussidi di disoccupazione in Spagna'><sup>2<\/sup><\/a><\/span><\/span> sono gi\u00e0 una storia di successo in Spagna. Abbiamo dimostrato che era possibile uscire dalla paralisi, che le cose potevano essere fatte in modo diverso per migliorare la vita delle persone, che le vie che funzionano sono rimaste troppo a lungo inesplorate.<\/p>\n\n\n\n<p>Forse l\u2019Europa \u00e8 stato il miglior esempio dell\u2019impotenza riflessiva e politica di cui parlava Judt. Allo stesso tempo, l\u2019Europa \u00e8 stato e continua a essere lo spazio migliore a disposizione per migliorare la vita delle persone, grazie all\u2019ampio scala che possono raggiungere le sue politiche e all\u2019ampio sostegno che ha tra la cittadinanza &#8211; un sostegno che, lungi dall\u2019essere un semplice elemento simbolico, produce effetti materiali.<\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo vissuto per troppo tempo con la premessa che l\u2019Europa fosse irriformabile. Dopo la svolta neoliberale degli anni Ottanta, consolidata nei decenni successivi, gran parte delle forze progressiste si sono ritirate in due direzioni diverse. Da un lato, una parte importante della socialdemocrazia ha integrato le logiche di deregolamentazione dei mercati e di mancanza di protezione sociale. Si \u00e8 arresa. D\u2019altra parte, alcune sinistre hanno concluso che non ci fosse lo spazio n\u00e9 possibilit\u00e0 di cambiare l\u2019Europa, e che la svolta neoliberale e tecnocratica fosse in realt\u00e0 una decisione predeterminata, la condizione irrinunciabile di un\u2019architettura europea scarsamente democratica e poco o per nulla sociale. Sono state costrette ad arrendersi. Ora siamo immersi in un cambiamento di epoca, ed \u00e8 il momento di portare la democrazia in Europa, di avere una voce propria in un mondo sempre pi\u00f9 complesso.<\/p>\n\n\n\n<p>Molte sono state le progettualit\u00e0 e le idee che le forze progressiste hanno messo in campo per decenni per raggiungere l\u2019Europa sociale. Negli anni del dopoguerra, sindacati, movimenti sociali e femministi, insieme alle sinistre europee, hanno immaginato e promosso una direzione trasformativa per il progetto europeo, una direzione che, come ricorda Aur\u00e9lie Dianara in <em>Social Europe: the Road not Taken<\/em>&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-3-6156' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/02\/22\/yolanda-diaz-spagna-europa-lavoro\/#easy-footnote-bottom-3-6156' title='Aur\u00e9lie Dianara Andry, &lt;em&gt;Social Europe, the Road not Taken. The Left and European Integration in the Long 1970s&lt;\/em&gt;, Oxford University Press, 2022'><sup>3<\/sup><\/a><\/span><\/span>, sembrava possibile fino agli anni Ottanta. Quel movimento a favore di un\u2019Europa sociale non era cosa da ingenui: esisteva senza dubbio una finestra di opportunit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>L\u2019Europa \u00e8 stato e continua a essere lo spazio migliore a disposizione per migliorare la vita delle persone, grazie all\u2019ampio scala che possono raggiungere le sue politiche e all\u2019ampio sostegno che ha tra la cittadinanza &#8211; un sostegno che, lungi dall\u2019essere un semplice elemento simbolico, produce effetti materiali.<\/p><cite>Yolanda Diaz<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Negli anni Settanta siamo stati testimoni di un\u2019epoca di incertezza, in cui dominava la sensazione che potesse accadere qualsiasi cosa. Come prova di ci\u00f2, il premio Nobel per l\u2019Economia del 1974 \u00e8 stato assegnato a due pensatori molto diversi tra loro: Friedrich von Hayek e Gunnar Myrdal. Il primo era un fautore del neoliberalismo pi\u00f9 brutale; il secondo era invece un post-keynesiano che voleva approfondire il meccanismo del consenso sociale del dopoguerra. Tra i due, Hayek ha avuto la meglio e di conseguenza la finestra si \u00e8 chiusa.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi, immersi in un nuovo contesto di incertezza globale, quella finestra \u00e8 di nuovo aperta. Ci troviamo in un momento di biforcazione simile, in cui dobbiamo scegliere se dare una nuova e immotivata opportunit\u00e0 &#8211; l\u2019ennesima &#8211; al caos neoliberale o, al contrario, puntare sulla pianificazione economica ed ecologica delle nostre democrazie &nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-4-6156' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/02\/22\/yolanda-diaz-spagna-europa-lavoro\/#easy-footnote-bottom-4-6156' title='Louis de Catheu et Ruggero Gambacurta-Scopello, \u00ab&lt;a href=&quot;https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2022\/05\/05\/un-etat-pour-la-planification-ecologique\/&quot;&gt;Un \u00c9tat pour la planification \u00e9cologique&lt;\/a&gt;\u00bb, &lt;em&gt;le Grand Continent&lt;\/em&gt;, 5 mai 2022'><sup>4<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Entrambe le opzioni sono possibili, ma una si \u00e8 gi\u00e0 dimostrata inefficace, capace solo di infliggere dolore ai cittadini. La pandemia ha rivelato la morte intellettuale del neoliberalismo. Adesso l\u2019unico modo per seppellirlo politicamente \u00e8 con un progetto di europeismo trasformatore.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo senso, l\u2019egemonia neoliberale in Europa non ha nulla a che fare con un substrato storico e immutabile. Questa non \u00e8 n\u00e9 nel DNA, n\u00e9 nelle radici del progetto dell\u2019Unione. L\u2019egemonia del neoliberalismo \u00e8 dovuta, in realt\u00e0,&nbsp; alle trasformazioni interne che molti Stati membri hanno vissuto negli anni Ottanta e Novanta &#8211; il programma antisociale di Thatcher o la svolta rigorista di Mitterrand ne sono i principali esempi -, dopo le quali le \u00e9lite di tali paesi si sono coordinate per ricostruire l\u2019Europa a difesa degli interessi di pochi. In altre parole, la deriva neoliberale a livello sovranazionale \u00e8 il risultato di una medesima svolta gi\u00e0 compiuta a livello locale, dei cambiamenti a livello statale sperimentati dopo la vittoria di Hayek e dei suoi accoliti. Cos\u00ec, \u00e8 stato il patto intergovernativo che metteva gli interessi dei mercati al di sopra della vita delle persone comuni che ha portato alla formulazione dei Trattati di Maastricht e di Lisbona. \u00c8 stato quel medesimo patto intergovernativo a favore dell\u2019austerit\u00e0 che, vent&#8217;anni dopo, ha piegato la volont\u00e0 del popolo greco e imposto tagli nei servizi pubblici e nei sistemi sanitari di tutta Europa. La buona notizia \u00e8 che con un nuovo patto possiamo riformare l\u2019architettura dell\u2019Unione Europea, mettendo, questa volta, la protezione delle persone al primo posto.<\/p>\n\n\n\n<p>In sintesi: l\u2019Europa \u00e8 un patto intergovernativo che deve trasformarsi in un progetto democratico, sociale e federale. Dobbiamo rompere la falsa alternativa tra democrazie nazionali e democrazia europea, poich\u00e9 le prime devono essere il motore della seconda.<\/p>\n\n\n\n<p>Con questo obiettivo in mente, fin dai miei primi giorni come ministra, mi sono proposta di trasformare l\u2019Europa perch\u00e9, come ha scritto Bertolt Brecht, \u00abla forza della ragione sar\u00e0 solo la vittoria di coloro che ragionano\u00bb. Perch\u00e9 l&#8217;Europa \u00e8 troppo importante nelle nostre vite per rinunciarvi. Perch\u00e9 le idee si misurano dai loro effetti. Perch\u00e9 \u00e8 necessario un insieme di piccoli progressi compiuti oggi per rendere possibili riforme pi\u00f9 ambiziose domani.<\/p>\n\n\n\n<p>In questi tre anni di mandato, il mio progetto europeo non ha lasciato spazio a equivoci: favorire una svolta verso un\u2019Europa pi\u00f9 sociale, diversa e femminista e renderla strutturale. Ho illustrato le mie idee ogni volta che sono stata a Lussemburgo o Bruxelles e cerco di dimostrare che la svolta \u00e8 possibile coordinandomi con altri paesi su importanti questioni legislative. Dieci anni fa, Luis de Guindos si vantava durante un Eurogruppo per la sua riforma del lavoro, da lui definita come \u00abestremamente aggressiva\u00bb. Vale a dire: estremamente dannosa per i diritti di tutti. In quella fase, la Spagna ricopriva un ruolo subalterno in un\u2019Europa che puntava sull\u2019austerit\u00e0, lasciando senza protezione le maggioranze sociali di tutto il continente. Oggi, la nuova riforma del lavoro spagnola \u00e8 oggetto di studio in un\u2019Europa che punta ad una risposta sociale ed espansiva ad una crisi senza precedenti. La prima era la Spagna del passato, la seconda \u00e8 la Spagna che apre la strada al futuro.<\/p>\n\n\n\n<p>Il nostro paese ha avuto un ruolo protagonista in direttive importanti come quella sulla trasparenza retributiva e sui salari minimi, che hanno un impatto positivo sulla situazione di molte donne europee. Dieci anni fa, durante l\u2019era dell\u2019austerit\u00e0, sembrava impossibile avere una direttiva sui salari minimi decenti. Se oggi esiste un quadro giuridico comune che favorisce gli aumenti salariali in un terzo degli Stati membri, e che coinvolge pi\u00f9 di 25 milioni di lavoratori, \u00e8 grazie all\u2019insistenza spagnola.<\/p>\n\n\n\n<p>Allo stesso tempo, la Spagna paese ha proposto, insieme al Belgio, la creazione di un Meccanismo di allerta sui disavanzi sociali; un sistema per identificare gli squilibri in materia di diritti sociali, con un\u2019ottica femminista, che possa fornire risposte rapide ed efficaci, e che inoltre agisca con la stessa attenzione e tempestivit\u00e0 con cui vengono individuati gli squilibri economici. Questo meccanismo, che sta continuando a svilupparsi nei comitati tecnici, \u00e8 un primo passo necessario per rafforzare il ruolo del Consiglio EPSCO&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-5-6156' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/02\/22\/yolanda-diaz-spagna-europa-lavoro\/#easy-footnote-bottom-5-6156' title='La riunione dei ministri europei del Lavoro'><sup>5<\/sup><\/a><\/span><\/span>e riconfigurare il Semestre Europeo. L\u2019Europa non pu\u00f2 continuare a essere ci\u00f2 che l\u2019ECOFIN&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-6-6156' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/02\/22\/yolanda-diaz-spagna-europa-lavoro\/#easy-footnote-bottom-6-6156' title='La riunione dei ministri europei dell\u2019Economia e delle finanze'><sup>6<\/sup><\/a><\/span><\/span> desidera e decide.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo senso, il sociale non \u00e8 solo una semplice appendice o un aggettivo; \u00e8 una prospettiva trasversale attraverso cui costruiamo un\u2019Unione Europea che protegge le sue maggioranze sociali e che mette le persone al primo posto. Si tratta, quindi, di conciliare la giustizia sociale con la solidit\u00e0 economica, partendo dalla convinzione che la governance sia efficace solo quando \u00e8 socialmente giusta ed ecologicamente sostenibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre, ci sono altri dossier chiave, ancora in corso, in cui la Spagna ha guidato gli sforzi per dare risposte pi\u00f9 sociali e protettive. \u00c8 il caso della direttiva sui lavoratori delle piattaforme logistiche, ispirata dalla legge spagnola Rider. Questa direttiva proteggeva, nella sua versione iniziale, il principio di lavoro subordinato e il diritto alla trasparenza algoritmica, ma \u00e8 stata progressivamente svuotata dal Consiglio. La Spagna \u00e8 stata in grado di creare e coordinare una vasta alleanza che ha impedito l\u2019approvazione di un testo che tagliava i diritti e consolidava un modello di instabilit\u00e0. Ora aspiriamo a ribaltare la direttiva, recuperare lo spirito della legge Rider e portare avanti una legislazione progressista che migliori la vita dei lavoratori in tutta Europa.<\/p>\n\n\n\n<p>Dieci anni fa, ci saremmo accontentati. Oggi abbiamo la capacit\u00e0 e la responsabilit\u00e0 di esigere di pi\u00f9 e di meglio. Siamo arrivati fin dove abbiamo potuto con le forze che abbiamo. \u00c8 in gioco il futuro del lavoro e la possibilit\u00e0 di una trasformazione tecnologica con diritti.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Dieci anni fa, ci saremmo accontentati. Oggi abbiamo la capacit\u00e0 e la responsabilit\u00e0 di esigere di pi\u00f9 e di meglio. Siamo arrivati fin dove abbiamo potuto con le forze che abbiamo. \u00c8 in gioco il futuro del lavoro e la possibilit\u00e0 di una trasformazione tecnologica con diritti<\/p><cite>Yolanda Diaz<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Inoltre, questi progressi e riforme hanno avuto il sud Europa come protagonista grazie all\u2019intesa tra Spagna, Portogallo e il precedente governo italiano. Se durante la debacle dell\u2019austerit\u00e0 \u00e8 emersa la divisione forzata tra nord e sud, tra Germania e il resto, ora i vecchi PIIGS giocano un ruolo di avanguardia e direzione storica nella riconfigurazione del progetto europeo. Il nostro paese \u00e8 passato dal subire le politiche di Bruxelles a proporle, indicando la strada della protezione sociale e dell\u2019allargamento democratico.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 ancora molto da fare. La presidenza spagnola del Consiglio europeo nel secondo semestre di quest\u2019anno sar\u00e0 un\u2019ottima occasione per continuare il nostro lavoro e mostrare che c\u2019\u00e8 un modo diverso di fare le cose in Europa. Durante il nostro semestre, aspiriamo a approfondire il dialogo sociale nell\u2019Unione, cos\u00ec come abbiamo fatto nel nostro paese; a dare il giusto protagonismo all\u2019economia sociale; a dare nuovo impulso a dibattiti cruciali come l\u2019impatto della precariet\u00e0 sulla salute mentale, la democrazia sul lavoro o la possibilit\u00e0 di un negoziato collettivo verde.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec, di fronte alla persistenza dell\u2019incertezza, spirito del nostro tempo, abbiamo tre possibili strade per l\u2019Europa, a seconda di chi e cosa decidiamo di proteggere.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima \u00e8 quella della riconfigurazione neoliberale, che promuove la protezione dei privilegi delle \u00e9lite europee. Questa via contempla il ritorno, prima o poi, ai tagli, ad affrettate politiche di bilancio restrittive e a una disaffezione sociale rampante. Si tratterebbe di un dej\u00e0 vu, di una situazione simile a quella del 2008: sarebbe disfunzionale, ma non \u00e8 inimmaginabile. Non tutto ci\u00f2 che \u00e8 insostenibile cessa di esistere in tempo. Come sappiamo, l\u2019Europa ci ha abituato troppo spesso a fughe in avanti, a non fare nulla o, ancora peggio, a inciampare due volte nella stessa pietra. Questa prima alternativa \u00e8 molto pericolosa, non solo per le maggioranze sociali europee, ma anche per il futuro dell\u2019Unione stessa.<\/p>\n\n\n\n<p>Una seconda alternativa, ancora pi\u00f9 preoccupante, \u00e8 la protezione di una minoranza nativista ed escludente che pretende di parlare a nome di molti. \u00c8 la declinazione dell\u2019Europa in chiave reazionaria. Una soluzione neo-liberale guidata dall\u2019estrema destra europea, interessata a un\u2019Europa che non cambi mai affinch\u00e9 continui a essere il suo grande \u201caltro\u201d contro cui scontrarsi. Il trionfo degli Orban, Meloni e Duda \u00e8 anche la sconfitta dell\u2019Europa realmente esistente. Il trionfo della disaffezione sociale e, allo stesso tempo, la sconfitta delle classi popolari europee e, in particolare, dei giovani, delle donne, delle persone LGTB o delle persone soggette alla discriminazione razziale.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa alternativa \u00e8 pericolosa, inoltre, perch\u00e9 guadagna terreno al di l\u00e0 dei confini dell\u2019ultradestra, come accaduto per le ultime conclusioni del Consiglio Europeo, che sostengono il finanziamento di progetti per costruire ed equipaggiare muri anti-immigrazione. In troppe occasioni queste prime due vie si sono confuse tra loro. Cos\u00ec, in soli otto anni, l\u2019Unione europea \u00e8 passata da avere trecento chilometri di muri ad averne oltre duemila. La logica dell\u2019esternalizzazione delle frontiere e della criminalizzazione dei migranti \u00e8 il cavallo di Troia di questa alternativa reazionaria, che diffonde una narrazione di paura e controllo in Europa.<\/p>\n\n\n\n<p>Di fronte a queste due opzioni, esiste una via d\u2019uscita diversa. Una via d\u2019uscita tanto europeista quanto emancipatrice, una combinazione vincente che ci ha mostrato &#8211; e che ha portato avanti &#8211; la giovent\u00f9 di tutta Europa. Un\u2019alternativa al gioco anacronistico del bipartitismo europeo. Una via che si \u00e8 intravista nella gestione solidale ed espansiva della pandemia. Una via, quindi, possibile. Questa terza alternativa comprende che il futuro dell\u2019Unione dipende dalla capacit\u00e0 dell\u2019Europa di proteggere le persone, che i piani e i meccanismi di ripresa devono essere permanenti. Seguendo l\u2019idea di Monnet secondo cui l\u2019Europa si forgia nelle crisi, quest\u2019altra strada prevede il consolidamento il punto di svolta rappresentato dalla risposta alla crisi del coronavirus, e l\u2019abbandono dell&#8217;austerit\u00e0 per puntare a radicare i piani di investimento pubblico, la spinta fiscale e gli strumenti di comprovato successo come il meccanismo SURE&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-7-6156' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/02\/22\/yolanda-diaz-spagna-europa-lavoro\/#easy-footnote-bottom-7-6156' title=' Il meccanismo di sostegno alla disoccupazione a livello europeo, entrato in vigore nell\u2019autunno del 2020 (Ndt)'><sup>7<\/sup><\/a><\/span><\/span>o il piano di ripresa e resilienza. Dobbiamo essere coerenti: \u00e8 in tempi di incertezza che ha pi\u00f9 senso puntare su ci\u00f2 che sappiamo che funziona.<\/p>\n\n\n\n<p>Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 lo spazio per poter dire <em>business as usual<\/em>. Ora, il <em>whatever it takes<\/em> di Mario Draghi assume un altro significato: l\u2019Europa deve fare tutto il necessario per proteggere le persone. Proprio perch\u00e9 gli shock come la pandemia o la guerra sono difficili da prevedere, dobbiamo lavorare perch\u00e9 il nuovo senso comune che si sta aprendo si traduca in regole del gioco stabili e permanenti per l\u2019Europa. Quello che Mariana Mazzucato definisce il Consenso di Cornovaglia racchiude questa realt\u00e0 da consolidare in Europa: passare dal riparare &#8211; intervenire solo quando il danno \u00e8 gi\u00e0 stato fatto &#8211; al preparare, e cio\u00e8 agire in modo preventivo per proteggere i cittadini e rendere possibile il futuro in tempi di instabilit\u00e0, guerra e crisi climatica.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 lo spazio per poter dire <em>business as usual<\/em>. Ora, il <em>whatever it takes<\/em> di Mario Draghi assume un altro significato: l\u2019Europa deve fare tutto il necessario per proteggere le persone. Proprio perch\u00e9 gli shock come la pandemia o la guerra sono difficili da prevedere, dobbiamo lavorare perch\u00e9 il nuovo senso comune che si sta aprendo si traduca in regole del gioco stabili e permanenti per l\u2019Europa<\/p><cite>Yolanda Diaz<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Per raggiungere tutto ci\u00f2, per far fronte all\u2019incertezza del nostro tempo, abbiamo bisogno di un nuovo contratto sociale a livello europeo, che sar\u00e0 possibile solo se avvieremo un programma graduale e ambizioso di riforme, un programma che porti il sigillo di un nuovo europeismo trasformatore&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-8-6156' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/02\/22\/yolanda-diaz-spagna-europa-lavoro\/#easy-footnote-bottom-8-6156' title='&lt;a href=&quot;https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2022\/04\/23\/leurope-a-t-elle-besoin-dun-nouveau-contrat-social-une-conversation-avec-vaira-vike-freiberga-et-titus-corlatean\/&quot;&gt;L\u2019Europe a-t-elle besoin d\u2019un nouveau contrat social ? une conversation avec Vaira V\u012b\u0137e-Freiberga et Titus Corl\u0103\u0163ean&lt;\/a&gt;, &lt;em&gt;le Grand Continent&lt;\/em&gt;, 23 avril 2022'><sup>8<\/sup><\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Un europeismo laburista&nbsp;<\/h2>\n\n\n\n<p>\u00c8 il momento di riformare i Trattati per metterli al servizio dei lavoratori e codificare i principi della Carta europea dei diritti sociali per renderli vincolanti. \u00c8 il momento di riformare i Trattati per proteggere le persone, per inserirvi, come richiesto dal sindacalismo europeo, un protocollo sul progresso sociale che garantisca che i diritti sociali prevalgano sui privilegi di pochi.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa riforma dei Trattati \u00e8 importante, poich\u00e9 i due principali ostacoli per avanzare verso un\u2019Europa sociale, verde e femminista sono scritti nella pietra: la prevalenza delle libert\u00e0 economiche sui diritti fondamentali e il limitato margine di competenza dell\u2019Unione europea per legiferare in materia socio-lavorativa. \u00c8 tempo di ricostruire l\u2019architettura istituzionale dell\u2019Europa per porre al primo posto il benessere delle persone.<\/p>\n\n\n\n<p>Una prima riforma, con l\u2019obiettivo di correggere questo squilibrio, potrebbe essere la realizzazione di un doppio test di proporzionalit\u00e0, in cui si valuti non solo la limitazione delle libert\u00e0 economiche, ma anche quella dei diritti umani. Inoltre, \u00e8 necessario porre fine una volta per tutte all\u2019attuale competizione tra gli Stati membri per offrire il sistema sociale e fiscale pi\u00f9 vantaggioso per le imprese, sempre a spese della riduzione dei diritti e delle prestazioni dei lavoratori. Un impegno in questa direzione richieder\u00e0 il trasferimento di alcune competenze in materia sociale all\u2019Unione europea. Solo cos\u00ec riusciremo ad avere, ad esempio, un vero salario minimo europeo, una politica abitativa equa e un reddito minimo garantito in tutto il continente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il progetto europeo pu\u00f2 offrire le risposte che cercano tutte le persone che oggi scendono in strada in Francia e in altri paesi europei. Un\u2019Europa laburista \u00e8 possibile, un antidoto contro nuovi inverni di scontento, l\u2019Europa che Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi hanno delineato nel Manifesto di Ventotene del 1941: un progetto federale il cui scopo sia \u00abl\u2019emancipazione delle persone lavoratrici e la garanzia di condizioni di vita pi\u00f9 umane\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Porre i diritti del lavoro al centro sar\u00e0 ancora pi\u00f9 essenziale in un\u2019epoca che riscopre le virt\u00f9 della pianificazione economica. Il fatto che sempre pi\u00f9 governi scommettano sul settore pubblico come agente dinamico \u2013 nella lotta contro la pandemia, le diseguaglianze o il cambiamento climatico \u2013 \u00e8 una grande notizia. Ma sar\u00e0 necessario progettare con cura questo nuovo interventismo economico, in modo che si traduca in beneficio delle maggioranze sociali e della sostenibilit\u00e0 dell&#8217;ambiente.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa riflessione \u00e8 particolarmente importante per l\u2019Unione europea. Le basi di una politica industriale europea non solo devono dotare l\u2019Europa di una maggiore autonomia: sul piano energetico, di fronte alle autarchie ricche di combustibili fossili come la Russia e i paesi del Golfo; sul piano tecnologico, di fronte al duopolio USA-Cina. Ma devono anche essere in grado di consolidare rapporti di lavoro pi\u00f9 giusti e duraturi; lavori di qualit\u00e0 in settori che non dipendano dalla speculazione o dal lavoro precario; e capacit\u00e0 di adattamento a nuove crisi o shock imprevisti. Sono queste considerazioni \u2013 e non la ricerca del profitto delle grandi imprese europee o la competizione con Pechino e Washington \u2013 a dover orientare la riforma delle regole di investimento pubblico e la progettazione di politiche industriali a livello europeo. Soprattutto, la trasformazione energetica e la transizione ecologica delle nostre societ\u00e0, realizzate con criteri che non lascino indietro nessuno, devono guidare questa nuova epoca di iniziativa in una politica industriale che sia anche una politica del lavoro.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">U<strong>n europeismo verde<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Oggi, come gi\u00e0 descritto in precedenza, ogni politica \u00e8 una politica climatica, soprattutto quella europea. Abbiamo bisogno di una politica climatica che promuova la democrazia economica, una politica capace di comprendere che giustizia sociale e giustizia climatica sono le due facce della stessa medaglia. In tal senso, l\u2019Unione europea ha la capacit\u00e0 di essere d\u2019impulso alla pianificazione ecologica in chiave democratica a livello globale grazie alla sua potenza normativa, alla sua dimensione, alla sua difesa della diplomazia climatica e alla sua capacit\u00e0 di evitare concorrenza al ribasso tra gli Stati membri.<\/p>\n\n\n\n<p>Negli ultimi mesi, mentre l\u2019attenzione dei media \u00e8 rivolta alla guerra in Ucraina, stiamo assistendo ad un preoccupante smantellamento del Patto Verde Europeo. Proprio in questo contesto, raggiungere gli obiettivi di questo patto \u00e8 pi\u00f9 urgente che mai. Un Patto Verde Europeo ampliato, con ambizioni rinnovate e obiettivi anticipati, deve essere la nostra principale bussola politica per il prossimo decennio.<\/p>\n\n\n\n<p>Approfondire una transizione energetica giusta \u00e8 anche la migliore sanzione possibile contro Vladimir Putin: l\u2019agenda legislativa del Fit For 55 deve promuovere con maggiore ambizione le energie rinnovabili e la decarbonizzazione di settori chiave come l\u2019industria o l\u2019edilizia. Le autorit\u00e0 pubbliche hanno il dovere di facilitare l\u2019investimento pubblico e privato per accelerare la transizione climatica giusta, senza dare carte bianche alle imprese, che dovranno rispettare nuovi standard sociali e ambientali all\u2019altezza delle sfide. Inoltre, \u00e8 necessario rafforzare strumenti come il Fondo di Transizione Giusta o il Fondo Sociale per il Clima, nonch\u00e9 studiare la possibilit\u00e0 di creare uno strumento finanziario che mitighi l\u2019impatto socio-lavorativo delle grandi trasformazioni in arrivo.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Approfondire una transizione energetica giusta \u00e8 anche la migliore sanzione possibile contro Vladimir Putin. Le autorit\u00e0 pubbliche hanno il dovere di facilitare l\u2019investimento pubblico e privato per accelerare la transizione climatica giusta, senza dare carte bianche alle imprese, che dovranno rispettare nuovi standard sociali e ambientali all\u2019altezza delle sfide<\/p><cite>Yolanda Diaz<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Il Patto Verde Europeo non \u00e8 una proposta definitiva, concreta e chiusa. \u00c8 un nuovo paradigma trasversale e femminista in cui inserire ogni azione politica, economica e fiscale, un modo per guidare le decisioni di investimenti e regolamentazioni che devono aiutarci a raggiungere una decarbonizzazione socialmente giusta. \u00c8 un\u2019opportunit\u00e0 per innovare a livello fiscale \u2013 ad esempio attraverso una tassa di emergenza climatica sul patrimonio delle grandi fortune \u2013 una riforma verde della contabilit\u00e0 nazionale, una scommessa su una pianificazione industriale verde che corregga le disuguaglianze territoriali all\u2019interno dell\u2019Unione europea e un modello di democrazia energetica che impari dai pericoli delle dipendenze precedenti e metta al primo posto gli interessi dei cittadini europei. L\u2019Europa sociale sar\u00e0 verde o non sar\u00e0 veramente sociale. Per questo, abbiamo bisogno di una pianificazione ecologica che includa i lavoratori.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Un europeismo femminista&nbsp;<\/h2>\n\n\n\n<p>L\u2019Unione europea deve agire come promotrice dei nuovi diritti femministi per evitare marce indietro anacronistiche, evitando la \u201corbanizzazione\u201d del progetto europeo e lavorando per eradicare le violenze maschili e ogni forma di discriminazione. La parit\u00e0 di genere \u00e8 stata storicamente una vecchia aspirazione dell\u2019Europa, consacrata nei Trattati fondativi attraverso il principio di parit\u00e0 retributiva e successivamente estesa ad altri ambiti e lotte.<\/p>\n\n\n\n<p>Sappiamo che il processo di integrazione europea ha incoraggiato la diffusione di politiche femministe. Sappiamo anche, e purtroppo, che questa ambizione di uguaglianza \u00e8 stata a sua volta la principale vittima di un\u2019austerit\u00e0 che ha spostato il carico delle cure dalle spalle dello Stato a quelle delle donne, e di come i tagli di bilancio che hanno ridotto la struttura amministrativa europea si siano accaniti, in modo particolarmente cruento, sui bilanci delle istituzioni e dei comitati per l\u2019uguaglianza.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec, nonostante alcuni progressi legislativi registrati negli ultimi decenni, in tutta Europa permangono enormi disparit\u00e0 di genere nel campo economico, del lavoro e della partecipazione politica; abbiamo ancora in sospeso una vera transizione delle cure che deve necessariamente essere effettuata su scala europea. Ora, sia le conquiste che credevamo consolidate che la possibilit\u00e0 di andare avanti nel processo di riforma sono messe in discussione dall\u2019avanzata dell\u2019estrema destra. Di fronte a queste minacce, l\u2019Unione deve raddoppiare la sua scommessa per una politica interna ed esterna veramente femminista, una politica dei diritti umani che protegga le persone trans e LGBT, una politica che ci renda migliori come europei ed europee. Ci\u00f2 che \u00e8 in gioco \u00e8 la parit\u00e0 di genere e, di conseguenza, la possibilit\u00e0 di un orizzonte democratico per l\u2019Europa.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Un europeismo democratico<\/h2>\n\n\n\n<p>Non possiamo trasformare l\u2019Europa con il deficit democratico delle sue istituzioni. Non \u00e8 sostenibile che il carattere intergovernativo del progetto europeo persista, \u00e8 una struttura che favorisce solo alcune minoranze. Dobbiamo generalizzare la procedura legislativa ordinaria affinch\u00e9 il Parlamento europeo possa decidere sull\u2019insieme delle politiche dell\u2019Unione. Per farlo, dobbiamo dotarlo anche della capacit\u00e0 di iniziativa legislativa. Non possiamo permettere che il Consiglio legiferi in modo unilaterale senza la partecipazione del Parlamento, nemmeno in momenti di crisi. Abbiamo bisogno che l\u2019Europa sia uno spazio di conflitto politico, il luogo per eccellenza dell\u2019allargamento del possibile. Abbiamo bisogno che la volont\u00e0 democratica e l\u2019interesse generale dei cittadini europei siano riflessi in modo fedele e diretto. Dobbiamo quindi avviare un processo di rifondazione dell\u2019architettura istituzionale dell\u2019Unione europea, per dotare il Parlamento di piena capacit\u00e0 legislativa ed eleggere la Commissione tramite procedure pi\u00f9 democratiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo bisogno di istituzioni rapide, efficaci e vicine alle aspirazioni dei cittadini, che non abusino, come finora, delle procedure d\u2019urgenza. Istituzioni che comprendano esercizi d\u2019interesse come la Conferenza sul futuro dell\u2019Europa con garanzie e in modo vincolante. Seguendo questa logica, l\u2019unanimit\u00e0 nelle decisioni del Consiglio \u00e8 una regola obsoleta che rallenta i processi e fa dell\u2019Unione europea un gigante burocratico che arriva tardi in troppi casi perch\u00e9 subordinato alla volont\u00e0 minoritaria di leadership illiberali. La fermezza europea mostrata davanti alla crisi aperta dall\u2019invasione dell\u2019Ucraina ha rappresentato un\u2019eccezione onorevole a questa logica, e dobbiamo trasformare questo lampo di unit\u00e0 in una dinamica permanente. Democratizzare l\u2019Europa significa superare l\u2019unanimit\u00e0 su questioni essenziali come la fiscalit\u00e0 o la politica estera.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Un europeismo fiscalmente giusto<\/h2>\n\n\n\n<p>L\u2019Europa ha bisogno di nuove regole fiscali. \u00c8 evidente che quelle attuali non sono pi\u00f9 sufficienti, come dimostrato nel marzo 2020. La pandemia ha permesso di uscire dalla stretta del Patto di stabilit\u00e0 e crescita grazie all\u2019attivazione della clausola di salvaguardia. Non commettiamo l\u2019errore di imporci regole controcicliche, che non sono utili n\u00e9 in tempi di prosperit\u00e0 n\u00e9 in tempi di crisi. Pertanto, entro il 2024, l\u2019Unione dovr\u00e0 dotarsi di un quadro giuridico che garantisca sia la stabilit\u00e0 macroeconomica che la giustizia sociale.<\/p>\n\n\n\n<p>Le vecchie regole fiscali sono state concepite per un\u2019epoca che non esiste pi\u00f9. Il loro obiettivo principale era quello di consacrare la disciplina fiscale degli Stati, ma il loro effetto \u00e8 stato quello di lasciare l\u2019Europa alla merc\u00e9 dei mercati. Nel 2010, durante la Grande Recessione, sia le istituzioni europee che i suoi Stati membri pi\u00f9 austeri hanno promosso una politica di tagli sociali che ha aggravato i danni causati dalla crisi del 2008. Quel decennio perso ha screditato e frammentato l\u2019Unione europea.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 2020 non abbiamo commesso quell\u2019errore. L&#8217;Europa ha promosso una risposta coordinata e solidale, con l\u2019acquisto congiunto di vaccini e il programma Next Generation Eu. Oggi sappiamo come rafforzare questi impegni: abbiamo bisogno di un\u2019Unione meglio integrata, con una capacit\u00e0 fiscale comune, autonoma e perpetua, cos\u00ec come i mezzi per garantire beni pubblici come la salute, l\u2019ambiente, l\u2019energia e la sicurezza a livello europeo.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa visione \u00e8 tanto esigente quanto pragmatica. Rappresenta un passo indispensabile per trasformare l\u2019euro in una vera unione monetaria. Consente agli Stati membri di rendere sostenibili i loro bilanci senza ricorrere a tagli sociali, minacce di sanzioni o interventi di alcuna troika, vestigia inaccettabili di un\u2019epoca che non avrebbe mai dovuto esistere. Ci\u00f2, inoltre, costituisce la base di un\u2019autonomia strategica in ambito economico: per porre fine ai paradisi fiscali all\u2019interno e all\u2019esterno dell\u2019Unione europea; per progredire nella lotta all\u2019emergenza ecologica; e per sviluppare una base industriale propria in settori chiave come i semiconduttori, le energie rinnovabili e le infrastrutture digitali.<\/p>\n\n\n\n<p>Invece di porre ostacoli, le regole fiscali europee dovrebbero agevolare il raggiungimento di questi obiettivi. La proposta della Commissione, pubblicata alla fine del 2022, dovrebbe servire come punto di partenza per progettare un\u2019architettura pi\u00f9 ambiziosa, efficace e duratura, mettendo sempre le persone al centro. Il principale pericolo che la governance economica dell\u2019Unione deve scongiurare \u00e8, tanto oggi quanto nel 2020, avere paura di essere pi\u00f9 audace nell\u2019aiutare le persone.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo senso, la politica monetaria rappresenta un altro campo che necessita di riforme. Mentre scrivo queste righe, la Banca Centrale Europea sta aumentando bruscamente i tassi di interesse per contrastare l\u2019inflazione. Si tratta di una decisione azzardata, che potrebbe mettere a rischio la crescita economica. Ci\u00f2 che queste azioni ci mostrano \u00e8 che la BCE dispone di un mandato \u2013 mantenere la stabilit\u00e0 dei prezzi \u2013 e di strumenti \u2013 i tassi di interesse \u2013 molto limitati per affrontare le sfide che la governance economica europea sta accumulando. Questo non dovrebbe sorprenderci: si tratta di un\u2019istituzione creata negli anni Novanta, quando le priorit\u00e0 della politica macroeconomica erano diametralmente opposte a quelle attuali.<\/p>\n\n\n\n<p>Se vogliamo che la BCE sia all\u2019altezza delle sfide attuali, avremo bisogno di una riforma pi\u00f9 ambiziosa. La politica monetaria dovr\u00e0 ampliare i suoi obiettivi, incorporando nel suo mandato considerazioni di coesione sociale, sostenibilit\u00e0 climatica e, perch\u00e9 no, la ricerca della piena occupazione. Allo stesso tempo, come dimostra il successo iberico, la BCE dovr\u00e0 considerare che i tassi non possono essere l\u2019unico strumento \u2013 n\u00e9 il pi\u00f9 indicato \u2013 in per affrontare uno shock dei prezzi energetici. Pertanto, una riforma urgente del mercato europeo dell\u2019energia, sulla linea proposta di recente dalla Spagna, e un\u2019accelerazione della transizione energetica, sono soluzioni pi\u00f9 urgenti e appropriate per contrastare l\u2019inflazione rispetto all\u2019audace aumento dei tassi deciso a Francoforte.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Se vogliamo che la BCE sia all\u2019altezza delle sfide attuali, avremo bisogno di una riforma pi\u00f9 ambiziosa. La politica monetaria dovr\u00e0 ampliare i suoi obiettivi, incorporando nel suo mandato considerazioni di coesione sociale, sostenibilit\u00e0 climatica e, perch\u00e9 no, la ricerca della piena occupazione<\/p><cite>Yolanda Diaz<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>In sintesi, riformulare le regole fiscali europee non avrebbe senso senza aggiornare la nostra politica monetaria. Dobbiamo adattarla a un\u2019epoca che richiede un maggiore attivismo da parte delle autorit\u00e0 pubbliche, nonch\u00e9 nuovi meccanismi di legittimazione nei confronti dei cittadini, pi\u00f9 esigenti della nozione tradizionale di indipendenza delle banche centrali, con cui la BCE pu\u00f2 proteggersi dalle pressioni dei politici, ma non necessariamente dalle pressioni delle oligarchie economiche o dei mercati finanziari.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Un europeismo multilaterale e favorevole ai diritti umani<\/h2>\n\n\n\n<p>In questi giorni si commemora l\u2019anniversario dell&#8217;invasione criminale dell\u2019Ucraina da parte del regime di Mosca, un atto di aggressione contrario al diritto internazionale e alla Carta delle Nazioni Unite. Il principale obiettivo del sostegno alla resistenza ucraina \u00e8 stato quello di aprire la strada a un negoziato equo, sempre nella ferma convinzione che una pace giusta e duratura, come richiesto dal Papa Francesco e da Antonio Guterres, e come definito dall&#8217;Assemblea Generale delle Nazioni Unite, non \u00e8 la stessa cosa della distruzione di un paese e della repressione del suo popolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora, l\u2019Europa deve guidare un nuovo sforzo diplomatico in linea con le aspirazioni della cittadinanza ucraina. Allo stesso tempo, \u00e8 necessario rafforzare l\u2019aiuto umanitario e ideare un piano di ricostruzione del paese basato su aiuti e non su prestiti, che tenga conto del benessere del popolo ucraino e non dei profitti delle grandi multinazionali.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Europa deve anche essere la promotrice di una diversa architettura internazionale, poich\u00e9 quella attuale si \u00e8 dimostrata incapace di gestire la complessit\u00e0 del mondo contemporaneo, con la costruzione di un multilateralismo democratico e di una autonomia strategica a servizio della cittadinanza europea e non degli equilibri dell\u2019industria bellica del continente.<\/p>\n\n\n\n<p>La cittadinanza europea non deve n\u00e9 pu\u00f2 affidarsi a oltranza alle garanzie di sicurezza statunitensi. Ha bisogno, abbiamo bisogno, di una lettura autonoma del mondo. Finch\u00e9 dipendiamo dagli Stati Uniti per la nostra sicurezza, non avremo l\u2019autonomia per decidere e organizzare il nostro ruolo in relazione, ad esempio, alla Cina. Questo va oltre la possibile rielezione di Donald Trump nel 2024: l\u2019ex presidente rappresenta una corrente politica di fondo, contraria alle alleanze stabili, che potrebbe produrre altri candidati e altri presidenti in futuro.<\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo bisogno di spostare queste responsabilit\u00e0 da una NATO instabile a uno spazio europeo di sicurezza che sia soggetto a controllo democratico, che sviluppi le garanzie derivanti dall&#8217;articolo 42(7) del TUE e che tuteli la tranquillit\u00e0 \u2013 militare, sociale ed ambientale \u2013 degli europei e delle europee. Questa autonomia strategica al servizio della gente deve essere sviluppata nelle sue tre dimensioni: capacit\u00e0, industria e processo decisionale. Uno sforzo focalizzato solo sull\u2019aumento delle capacit\u00e0 non sarebbe altro che un aumento dei contributi all\u2019Alleanza Atlantica. Senza un\u2019industria propria non \u00e8 possibile prendere decisioni che non godano del beneplacito di paesi terzi. Senza condivisione delle decisioni non \u00e8 possibile una vera emancipazione strategica dell\u2019Europa.<\/p>\n\n\n\n<p>Per questo, non abbiamo bisogno di spendere di pi\u00f9 per la difesa. Al contrario, abbiamo bisogno di una maggiore coordinazione nella spesa, di programmi condivisi di acquisto e investimento. Le difficolt\u00e0 politiche e burocratiche sono grandi, ma le alternative sono peggiori: dipendere da chi non si vuole e non si pu\u00f2 dipendere, ipotecare la volont\u00e0 democratica della cittadinanza europea al confronto tra Stati Uniti e Cina, alle decisioni che gli altri prendono per noi.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Non abbiamo bisogno di spendere di pi\u00f9 per la difesa. Al contrario, abbiamo bisogno di una maggiore coordinazione nella spesa, di programmi condivisi di acquisto e investimento. Le difficolt\u00e0 politiche e burocratiche sono grandi, ma le alternative sono peggiori: ipotecare la volont\u00e0 democratica della cittadinanza europea al confronto tra Stati Uniti e Cina, alle decisioni che gli altri prendono per noi<\/p><cite>Yolanda diaz<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec, in un contesto globale di crisi che si sovrappongono, l\u2019Europa deve ridurre il divario tra politiche e pratiche, tra parole e fatti. Nella situazione attuale di deglobalizzazione, deve promuovere un nuovo multilateralismo democratico in cui abbia voce propria e una lettura autonoma del mondo. Con questo obiettivo, deve aumentare le proprie competenze in materia di politica estera.<\/p>\n\n\n\n<p>Il nuovo multilateralismo democratico deve tradursi in una relazione diversa con le altre regioni del mondo, una relazione che valuti criticamente ed onestamente gli errori del passato, e sia pronta a creare legami basati sui diritti umani. \u00c8 necessario rinnovare i legami con l\u2019America Latina per promuovere agende progressiste condivise, cos\u00ec come con il Maghreb, lasciando alle spalle la strumentalizzazione delle migrazioni e l\u2019asimmetria di potere nelle due sponde del Mediterraneo. Allo stesso tempo, l\u2019Unione europea ha l\u2019opportunit\u00e0 di dare una svolta alla propria politica commerciale, affinch\u00e9 gli accordi commerciali contribuiscano all\u2019attuazione dell\u2019Accordo di Parigi o alla ratifica degli standard dell\u2019OIL in tutto il mondo, favorendo, finalmente, una ridirezionamento sociale e climaticamente giusto delle attuali crisi.<\/p>\n\n\n\n<p>****<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019europeismo trasformatore ha bisogno inoltre che gli spazi progressisti, nel senso ampio del termine, prendano coscienza del loro carattere di blocco storico. Abbiamo il dovere, ora s\u00ec, di costruire, gradualmente, un nuovo movimento politico su scala europea e a vocazione trasversale, che unisca e entusiasmi verdi, sinistre e progressisti di diverse tradizioni e provenienze. C\u2019\u00e8 bisogno di trovare un terreno comune tra i femminismi, i movimenti cittadini e il mondo sindacale, per articolare ampi blocchi e consensi che sostengano la trasformazione dell\u2019Europa in chiave ecologica e sociale. Dobbiamo riuscire a convertire l\u2019impulso eurocritico in vocazione trasformativa. Solo l\u2019estrema destra ha avuto un certo successo nella costruzione di un soggetto politico su scala continentale, un\u2019internazionale reazionaria che, nonostante le sue differenze interne e la sua divisione in diverse famiglie, \u00e8 percepita come un blocco compatto e produce effetti concreti, sempre a discapito delle classi popolari, delle donne, delle persone migranti e della comunita LGTB.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci troviamo di fronte a un cambiamento di epoca, non una semplice epoca di cambiamenti, e non possiamo permetterci di esserne solo spettatori. Da una situazione di crisi e cambiamento si esce meglio o peggio, mai allo stesso modo. La possibilit\u00e0 di progredire in senso positivo e femminista dipende dalla nostra capacit\u00e0 di costituirci come un blocco ampio e trasversale, come parte di quella internazionale democratica convocata dal presidente Lula&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-9-6156' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/02\/22\/yolanda-diaz-spagna-europa-lavoro\/#easy-footnote-bottom-9-6156' title='Luiz In\u00e1cio Lula da Silva, &lt;a href=&quot;https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2021\/11\/26\/quelle-place-pour-le-bresil-dans-le-monde-de-demain\/&quot;&gt;Quelle place pour le Br\u00e9sil dans le monde de demain&lt;\/a&gt;?, &lt;em&gt;le Grand Continent&lt;\/em&gt;, 26 novembre 2021'><sup>9<\/sup><\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo bisogno di un nuovo soggetto per il quale l&#8217;Europa non rappresenti un problema o un\u2019incertezza. Un blocco storico progressista che comprenda la portata delle sfide che la cittadinanza europea affronta, che capisca che le principali sfide, oggi, sono la cura della democrazia, la lotta contro la crisi climatica e la protezione dei lavoratori, e che per poterli affrontare in modo efficace, \u00e8 necessaria un\u2019azione congiunta consapevole e coordinata. Sfide che non sono n\u00e9 di destra n\u00e9 di sinistra; sono, semplicemente, di buon senso. Le persone non ci chiedono di essere uguali, di smettere di pensare in modo diverso; ci chiedono di camminare insieme per poter progredire e migliorare il quotidiano delle persone.<\/p>\n\n\n\n<p>In <em>The Triumph of Broken Promise<\/em>&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-10-6156' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/02\/22\/yolanda-diaz-spagna-europa-lavoro\/#easy-footnote-bottom-10-6156' title='Fritz Bartel, &lt;em&gt;The Triumph of Broken Promises: The End of the Cold War and the Rise of Neoliberalism&lt;\/em&gt;, Harvard University Press, 2022'><sup>10<\/sup><\/a><\/span><\/span>, Fritz Bartel sostiene che il modello del dopoguerra in Europa e negli Stati Uniti era quello di costruire promesse per i propri cittadini al fine di ampliare il contratto sociale. Secondo la sua narrazione, la crisi petrolifera del 1973 rappresent\u00f2 un punto di svolta, una rottura delle promesse fatte durante il boom economico durata fino ai giorni nostri. Abbiamo vissuto, durante tutti questi anni, nel mondo delle promesse spezzate. Credo che il 2020 ci abbia offerto la possibilit\u00e0 di fare nuove promesse che possano essere mantenute, di costruire, grazie alla spinta dell\u2019europeismo trasformatore, il nuovo contratto sociale europeo.<\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo dato per scontato che la storia dell\u2019Unione Europea fosse la storia delle sue crisi: quella economica e finanziaria del 2008, quella fiscale del 2010, quella della Brexit nel 2016. In realt\u00e0, la storia dell\u2019Europa \u00e8 definita dalla tensione tra crisi e speranza, e non \u00e8 scritta a priori. Dipender\u00e0 da noi indirizzare le energie dell\u2019euroscetticismo verso la convinzione che un\u2019altra Europa \u00e8 possibile e necessaria. Un\u2019Europa che protegga i lavoratori in tutta la loro pluralit\u00e0 e diversit\u00e0 \u00e8 il miglior antidoto contro la doppia secessione che caratterizza il mondo contemporaneo: quella delle \u00e9lite, sempre pi\u00f9 distaccate dai propri obblighi e dal coinvolgimento democratico, e quella della gente comune, che respinge una classe politica che le ha voltato le spalle.<\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo dimostrato che c\u2019\u00e8 un modo diverso ed efficace di fare le cose. Ora vogliamo continuare a fare in Europa ci\u00f2 che abbiamo iniziato in Spagna. Siamo di fronte all\u2019opportunit\u00e0 storica di unire le forze affinch\u00e9 la ricostruzione dell\u2019Europa si avvicini alle esigenze della sua giovinezza e alla realt\u00e0 delle donne europee e si allontani, una volta per tutte, dalla teologia dei tempi passati. L\u2019europeismo trasformatore si fa strada tra la promessa posticipata all\u2019infinito e la rassegnazione accondiscendente, sapendo che ricostruire l\u2019Europa significa dare stabilit\u00e0 alle sue maggioranze sociali, la sicurezza di un futuro possibile. 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