{"id":5985,"date":"2023-01-22T14:21:40","date_gmt":"2023-01-22T14:21:40","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/?p=5985"},"modified":"2023-01-22T14:21:42","modified_gmt":"2023-01-22T14:21:42","slug":"il-ribasso-dei-tassi-di-interesse-e-un-fenomeno-mondiale-una-conversazione-con-olivier-blanchard","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/01\/22\/il-ribasso-dei-tassi-di-interesse-e-un-fenomeno-mondiale-una-conversazione-con-olivier-blanchard\/","title":{"rendered":"&#8220;Il ribasso dei tassi di interesse \u00e8 un fenomeno mondiale&#8221;, una conversazione con Olivier Blanchard"},"content":{"rendered":"\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>\u00c8 appena uscito il suo libro &#8220;Fiscal Policy under Low Interest Rates&#8221;. Se torniamo a ci\u00f2 che l&#8217;ha portata a questo argomento, c&#8217;\u00e8 stato un cambiamento nel suo pensiero sulle questioni fiscali durante il periodo trascorso al Fondo Monetario Internazionale, e in particolare durante la crisi greca?&nbsp;<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>S\u00ec, il mio pensiero si \u00e8 evoluto nel tempo. Vi faccio un esempio. Quando sono arrivato al FMI nel 2008, ero molto preoccupato per le dimensioni del debito pubblico giapponese, che gi\u00e0 allora era molto elevato. Pensavo che non avrebbero potuto sostenerlo e che ci sarebbero stati dei problemi. Per i primi sei mesi ho detto a Dominique Strauss-Kahn, all&#8217;epoca direttore generale del Fondo Monetario Internazionale, che c&#8217;era un vero problema in Giappone. Alla fine non \u00e8 successo nulla, non c&#8217;\u00e8 stata nessuna catastrofe &#8211; non da quella parte e comunque non per il momento. Questo mi ha costretto a mettere in discussione ci\u00f2 che pensavo sul ruolo e sui pericoli del debito.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>In un testo pubblicato nel 2013 lei aveva gi\u00e0 detto che forse il FMI e pi\u00f9 in generale la comunit\u00e0 degli economisti avevano commesso un errore nel valutare i moltiplicatori fiscali in situazioni di crisi e recessione&#8230;<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Da un lato, mi ero reso conto che i tassi di interesse erano scesi dagli anni &#8217;80 in modo quasi secolare. In questo contesto di bassi tassi di interesse, il debito era meno pericoloso di quanto avessi percepito in precedenza.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"iframe-container wp-block-image wp-block-image-medium  iframe-dw\">\n\t<div>\n\t\t<iframe class=\"absolute w-full h-full pin-t pin-l\" title=\"titolo\" aria-label=\"Interactive line chart\" src=\"\/\/datawrapper.dwcdn.net\/ByC4u\/1\/\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\"><\/iframe>\n\t<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p>D&#8217;altra parte, c&#8217;\u00e8 stato l&#8217;episodio della crisi del debito pubblico greco &#8211; il dibattito era diverso, ma correlato. Alcuni dicevano: hanno un grave problema di debito, devono fare un enorme consolidamento fiscale, perch\u00e9 senza quello non ce la faranno. Ma non c&#8217;\u00e8 da preoccuparsi: a volte la domanda aggregata non cala bruscamente quando cala la domanda pubblica, perch\u00e9 gli agenti sono talmente rassicurati dal consolidamento fiscale che non ha un effetto negativo sulla domanda totale. L&#8217;effetto negativo diretto sar\u00e0 pi\u00f9 che compensato da un maggiore ottimismo da parte dei consumatori e delle imprese: si tratta di ci\u00f2 che abbiamo chiamato <em>expansionary fiscal contraction<\/em>.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Mi ero gi\u00e0 espresso su questo tema all\u2019inizio degli anni \u201890, in risposta a una pubblicazione di Francesco Giavazzi e Marco Pagano. Il mio punto di vista era che quando in un Paese sull&#8217;orlo del collasso un governo irresponsabile viene sostituito da un governo responsabile che decide di prendere in mano il bilancio, c&#8217;\u00e8 una buona probabilit\u00e0 che gli investitori siano rassicurati e che questo abbia effetti positivi; in questo caso, si pu\u00f2 pensare che ci saranno forti diminuzioni dei premi di rischio. In un Paese sull&#8217;orlo del collasso, gli investitori concedono prestiti a tassi di interesse del 10-20% o pi\u00f9. Se vengono rassicurati, i tassi possono scendere fino al 5% e questo cambia completamente la dinamica della domanda e l&#8217;effetto del consolidamento fiscale.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>In un Paese sull&#8217;orlo del collasso, gli investitori concedono prestiti a tassi di interesse del 10-20% o pi\u00f9. Se vengono rassicurati, i tassi possono scendere fino al 5% e questo cambia completamente la dinamica della domanda e l&#8217;effetto del consolidamento fiscale.\u00a0<\/p><cite>Olivier Blanchard<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Sapevo quindi che poteva succedere, ma non mi sembrava che fosse cos\u00ec nel contesto europeo di allora. Credevo che l&#8217;effetto del consolidamento fiscale potesse essere molto negativo.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Che posizione ha preso a proposito della Grecia?&nbsp;<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Pensavo che alla Grecia fosse stato chiesto uno sforzo assolutamente insostenibile, che se avesse tentato di farlo sarebbe piombato in una recessione catastrofica. Questo mi port\u00f2 all&#8217;epoca ad assumere una posizione diversa da quella della Commissione europea: dovevamo essere molto cauti, non dovevamo ignorare gli effetti keynesiani e non c&#8217;era alcun miracolo in arrivo. Se il debito era troppo alto, doveva essere rinegoziato al ribasso piuttosto che chiedere un consolidamento fiscale eccessivo.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ho continuato la mia ricerca sugli effetti del consolidamento fiscale, sui cosiddetti moltiplicatori fiscali. Nel gennaio&nbsp; 2013, ho pubblicato uno studio insieme a Daniel Leigh, che \u00e8 circolato molto all\u2019interno e all\u2019esterno del FMI, nel quale dimostravamo che i moltiplicatori utilizzati dal FMI e da altre organizzazioni erano, con ogni probabilit\u00e0, molto deboli. \u00c8 stato dimostrato che nei Paesi in cui i programmi erano molto austeri, le proiezioni di attivit\u00e0 erano troppo ottimistiche. Ci\u00f2 indica che gli effetti negativi del consolidamento fiscale sono stati sottovalutati.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Questa posizione mi ha portato a non essere d&#8217;accordo con l&#8217;Inghilterra, quando David Cameron ha deciso di effettuare un importante consolidamento fiscale. Mi \u00e8 sembrato un atteggiamento piuttosto estremo. Certo, c&#8217;era un problema di debito, che non poteva essere ignorato, ma c&#8217;era anche un problema di attivit\u00e0 e il consolidamento rischiava di avere effetti drammatici. La previsione si \u00e8 rivelata sbagliata&#8230; Il risanamento del bilancio \u00e8 avvenuto, ma in misura pi\u00f9 limitata rispetto a quanto predetto. Ma Cameron l&#8217;ha fatto e non \u00e8 stata una catastrofe.\u00a0 A volte ci si sbaglia&#8230;\u00a0<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p> Il mondo, in termini di politica economica, \u00e8 completamente diverso se &#8220;r &#8211; g&#8221; \u00e8 negativo. <\/p><cite>Olivier Blanchard<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Poi ho riflettuto sulle implicazioni del calo strutturale del tasso di interesse privo di rischio, iniziato nei primi anni &#8217;80 e proseguito costantemente. Fu qui che iniziai a rendermi conto dell&#8217;importanza di &#8220;r c g&#8221; (il tasso naturale di interesse, r, meno il tasso di crescita, g), un&#8217;espressione aritmetica che \u00e8 diventata quasi un&#8217;espressione standard in economia; il tasso di interesse reale privo di rischio era diventato inferiore al tasso di crescita &#8211; e in modo significativo: &#8220;r &#8211; g&#8221; era diventato negativo. Questo \u00e8 stato sorprendente in Giappone, ma poi \u00e8 diventato vero anche altrove.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 un po&#8217; astratto per i non economisti, ma se c&#8217;\u00e8 una variabile che conta enormemente in economia \u00e8 &#8220;r &#8211; g&#8221;. Il mondo, in termini di politica economica, \u00e8 completamente diverso se &#8220;r &#8211; g&#8221; \u00e8 negativo. Come Phelps ha mostrato nei modelli teorici degli anni &#8217;60, un mondo in cui &#8220;r &#8211; g&#8221; \u00e8 negativo \u00e8 quasi un mondo capovolto&#8230;.&nbsp; Era questo il caso anche a livello pratico? \u00c8 questa la domanda che ho deciso di approfondire.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Un mondo senza gravit\u00e0\u2026<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Phelps aveva dimostrato in un modello teorico che in un mondo in cui &#8220;r &#8211; g&#8221; \u00e8 permanentemente negativo, il debito pubblico \u00e8 positivo: c&#8217;\u00e8 troppo capitale, il suo rendimento \u00e8 troppo basso, e quindi il debito, che riduce l&#8217;accumulazione di capitale, \u00e8 una buona cosa&#8230;.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Mi sono chiesto se fossimo entrati in questo strano mondo; ho iniziato a lavorarci quando ho lasciato il FMI e sono stato nominato presidente dell&#8217;American Economic Association &#8211; il che offre l&#8217;opportunit\u00e0 di una grande lezione annuale senza contraddittorio&#8230; Ho posto la domanda: siamo davvero in un mondo in cui &#8220;r &#8211; g&#8221; \u00e8 negativo, e quali sono le implicazioni?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In sintesi, ho dimostrato che probabilmente non siamo in quel mondo, ma che ci siamo vicini. Che il costo del debito, sia esso il costo fiscale o il costo del benessere, era molto pi\u00f9 basso rispetto al passato e che questo aveva importanti implicazioni per la politica fiscale.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ho continuato a lavorarci e poi ho messo tutto insieme in un libro, che ho terminato nel dicembre 2021. La MIT Press, la mia casa editrice, ha dato libero accesso al libro fin dall&#8217;inizio e questo mi ha fornito molti spunti di riflessione e discussione, che ho incorporato nella versione finale uscita il 10 gennaio.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Lei ha terminato il suo libro alla fine del 2021 e nel luglio 2022 la BCE ha aumentato i tassi per la prima volta dopo molti anni. Il suo libro parla di &#8220;tassi d&#8217;interesse bassi&#8221;, tuttavia le banche centrali non fanno altro che aumentarli&#8230;\u00a0<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>C&#8217;\u00e8 ovviamente un problema di tempistica. Avrei preferito che il libro fosse uscito un anno e mezzo fa, perch\u00e9 in quel periodo i tassi di interesse erano molto bassi. Ora sono pi\u00f9 alti. Sorge quindi la domanda: \u00e8 un libro di storia &#8211; d\u00e0 una visione di ci\u00f2 che \u00e8 accaduto &#8211; o \u00e8 un libro importante per il futuro? Jean Tirole mi ricorda spesso l&#8217;idea del motivating belief: una volta che si dice qualcosa, si \u00e8 molto legati ad essa, si vede la realt\u00e0 attraverso quel prisma. Ma sono convinto che, in realt\u00e0, stiamo vivendo un periodo di transizione in cui i tassi di interesse aumentano a causa della lotta all&#8217;inflazione e che scenderanno di nuovo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In effetti, ancora oggi i tassi sono sorprendentemente bassi. Sebbene non siamo molto lontani dal picco dei tassi d&#8217;interesse, almeno negli Stati Uniti e nemmeno in Europa, se si considerano i tassi decennali, l&#8217;inflazione prevista per dieci anni, i tassi di crescita previsti per i prossimi dieci anni, &#8220;r &#8211; g&#8221; \u00e8 ancora negativo.\u00a0\u00a0<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Sono convinto che, in realt\u00e0, stiamo vivendo un periodo di transizione in cui i tassi di interesse aumentano a causa della lotta all&#8217;inflazione e che scenderanno di nuovo.\u00a0<\/p><cite>Olivier Blanchard<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Gli investitori si sbagliano?&nbsp; \u00c8 cambiato qualcosa in modo permanente che fa pensare a tassi di interesse molto pi\u00f9 alti in futuro? Ho scoperto che il mio amico Larry Summers ha recentemente parlato della fine della secular stagnation, un termine che ha contribuito a rendere popolare, e che ritiene che questo periodo di &#8220;r &#8211; g&#8221; negativo sia finito.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>E lei non \u00e8 d\u2019accordo?&nbsp;<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>No, non sono d&#8217;accordo.&nbsp; Per rispondere a questa domanda, dobbiamo riflettere sui fattori che hanno determinato il calo dei tassi di interesse negli ultimi 40 anni e se questi cambieranno in futuro.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Prima di tutto, dobbiamo smentire una frottola, quella che accusa le banche centrali di aver scelto questi tassi bassi.&nbsp; S\u00ec, i tassi sono scelti dalle banche centrali, ma riflettono solo, nel miglior modo possibile, le variazioni dei tassi necessarie per mantenere l&#8217;attivit\u00e0 al giusto livello.&nbsp; Ci\u00f2 che determina fondamentalmente i tassi di interesse a medio termine sono i risparmi, gli investimenti e la domanda di beni sicuri. Il risparmio e l&#8217;investimento determinano insieme l&#8217;evoluzione dello stock di capitale e, di conseguenza, la produttivit\u00e0 marginale del capitale; la domanda di attivit\u00e0 sicure determina il tasso privo di rischio rispetto alla produttivit\u00e0 marginale del capitale.&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il motivo per cui ritengo che i tassi d&#8217;interesse rimarranno bassi \u00e8 che le forze che hanno fatto scendere i tassi, ovvero l&#8217;elevato risparmio, i bassi investimenti e l&#8217;elevata domanda di asset sicuri, credo rimarranno dominanti. Osserviamo l&#8217;evoluzione del risparmio: deriva in gran parte da due fattori, l&#8217;aumento dell&#8217;aspettativa di vita e il livello generale del reddito. L&#8217;aumento dell&#8217;aspettativa di vita implica che le persone hanno una pensione pi\u00f9 lunga e quindi devono risparmiare per la loro pensione (oltre a quanto ricevono dalla previdenza sociale). Il livello di reddito: quando si ha un&#8217;economia con un basso tenore di vita, e gran parte della popolazione ha un reddito basso, risparmia poco o nulla. Man mano che l&#8217;economia si arricchisce, sempre pi\u00f9 persone sono in grado di risparmiare. Per quanto riguarda la domanda di beni sicuri, non vedo alcun motivo per cui possa cambiare. Siamo in un mondo sempre pi\u00f9 incerto e la regolamentazione finanziaria continuer\u00e0 a richiedere alle istituzioni finanziarie di detenere asset sicuri.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Credo che le forze che hanno fatto scendere i tassi, ovvero l&#8217;elevato risparmio, i bassi investimenti e l&#8217;elevata domanda di asset sicuri, rimarranno dominanti.<\/p><cite>Olivier Blanchard<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Nel suo libro, lei spiega che una delle cause dei bassi tassi di interesse \u00e8 il &#8220;global savings glut&#8221;, ovvero il fatto che i risparmi globali sono molto pi\u00f9 alti degli investimenti. Pensa che gli investimenti nella transizione ecologica e digitale possano invertire questa situazione?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>In effetti, l&#8217;unica ragione per cui potremmo avere un aumento sostenibile dei tassi di interesse sarebbe un forte aumento degli investimenti verdi, quelli necessari per una forte azione per il clima. Come dimostrato in particolare dai <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2021\/09\/01\/climat-macroeconomie\/\">lavori di Jean Pisani-Ferry<\/a>, se fossimo disposti a mobilitare le somme necessarie, la domanda di investimenti potrebbe aumentare e con essa il tasso di interesse di equilibrio. In questo caso, &#8220;r &#8211; g&#8221; potrebbe aumentare in modo significativo. Ma realisticamente, non credo che faremo quello che dobbiamo fare, ma meno. Ma \u00e8 certamente l\u00ec che c&#8217;\u00e8 la possibilit\u00e0 di un tasso di interesse di equilibrio pi\u00f9 elevato. Sarei pi\u00f9 che felice se ci\u00f2 accadesse.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>L&#8217;argomento della stagnazione secolare si basa su un presupposto piuttosto forte, ovvero la sua dimensione internazionale. Possiamo immaginare che uno dei principali cambiamenti che potrebbero verificarsi oggi sia una profonda modifica degli squilibri della bilancia dei pagamenti e che il <\/strong><strong><em>global savings glut <\/em><\/strong><strong>ne risenta.<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Certamente parte del calo del tasso di interesse negli anni &#8217;90 \u00e8 derivato dall&#8217;aumento del risparmio e, di conseguenza, dal surplus dei conti correnti in Cina. Fu in quel momento che Ben Bernanke svilupp\u00f2 il concetto di <em>global<\/em> <em>savings glut<\/em>. Ma oggi l&#8217;avanzo delle partite correnti cinesi \u00e8 ridotto rispetto a quello che era. Possiamo immaginare scenari futuri in cui altri paesi si troveranno nella stessa situazione? Non credo. Per me questa \u00e8 storia e per il momento non \u00e8 fondamentale.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<div class=\"iframe-container wp-block-image wp-block-image-medium  iframe-dw\">\n\t<div>\n\t\t<iframe class=\"absolute w-full h-full pin-t pin-l\" title=\"titolo\" aria-label=\"Interactive line chart\" src=\"\/\/datawrapper.dwcdn.net\/3g58A\/1\/\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\"><\/iframe>\n\t<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p>L&#8217;aspetto fondamentale, che descrivo nel libro, \u00e8 che questa diminuzione del tasso di interesse \u00e8 un fenomeno globale.&nbsp; Non sono solo gli Stati Uniti o il Giappone ad essere colpiti, ma tutti i Paesi ricchi. Quindi bisogna cercare le cause a livello globale, non nelle specificit\u00e0 di ciascun Paese.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>La politica monetaria deve agire contro l&#8217;inflazione. Possiamo anche pensare che la politica fiscale abbia un ruolo da svolgere e che possa attuare qualcosa di controintuitivo, una politica fiscale espansiva ma disinflazionistica?&nbsp;<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Ne ho scritto con Jean Pisani-Ferry. In Francia, ho insistito per limitare l&#8217;aumento dei prezzi dell&#8217;elettricit\u00e0 e del gas, non solo per proteggere le famiglie, ma anche per limitare l&#8217;inflazione. La Francia lo ha fatto e ha limitato l&#8217;inflazione al 2%, al di sotto della media della zona euro. Se lo avessero fatto anche gli altri Paesi della zona euro, ci sarebbe stato un 2% di inflazione in meno, il che significa che la BCE non avrebbe dovuto reagire cos\u00ec tanto e che forse avremmo potuto evitare una recessione, il che oggi \u00e8 ancora possibile.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ci sono molti giocatori in questo gioco e il governo ha un ruolo da svolgere. Allo stesso tempo, proteggere le famiglie non significa necessariamente avere un deficit pi\u00f9 elevato. Questa spesa pu\u00f2 essere finanziata tassando i profitti eccezionali delle societ\u00e0 energetiche. Si sarebbe potuto fare.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Questo ci porta a un&#8217;importante questione che \u00e8 un po&#8217; il filo conduttore del suo libro: l&#8217;interazione tra politica fiscale e monetaria. In questo nuovo mondo che lei descrive, ci stiamo allontanando da un quadro di dominanza monetaria verso un quadro di dominanza fiscale, c&#8217;\u00e8 qualche ragione per tornare all&#8217;indipendenza delle banche centrali?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>\u00c8 una questione di coordinamento. Non si pu\u00f2 avere la politica monetaria da una parte e la politica fiscale dall&#8217;altra, le due cose non si parlano, come vediamo troppo spesso. Oggi il coordinamento \u00e8 molto scarso, ma \u00e8 chiaro che ci sono due braccia e che dobbiamo usarle entrambe.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ci sono rischi da evitare. Pu\u00f2 darsi che il governo insista affinch\u00e9 le banche centrali mantengano i tassi molto bassi in modo da non dover pagare troppo sul proprio debito, il cosiddetto problema della dominanza fiscale. Ma non credo che questo pericolo sia presente nei Paesi ricchi. Le banche centrali sono indipendenti e rimarranno tali.&nbsp; L&#8217;indipendenza non impedisce il coordinamento con la politica fiscale, ad esempio in caso di recessione. In un contesto in cui i tassi di interesse sono gi\u00e0 molto bassi, il margine di manovra della politica monetaria per abbassarli e rilanciare l&#8217;economia \u00e8 limitato. La politica fiscale pu\u00f2 e deve aiutare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Lei difende l&#8217;idea che la politica fiscale possa essere pi\u00f9 espansiva senza rischi per la sostenibilit\u00e0 del debito, ma \u00e8 stato, insieme a Larry Summers, un critico della politica fiscale statunitense e del piano molto espansivo dell&#8217;amministrazione Biden. Come si inserisce questa posizione in questa visione pi\u00f9 ampia?&nbsp;<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Non credo che ci sia alcuna contraddizione. Al contrario, mi d\u00e0 una certa credibilit\u00e0 nei confronti di chi dice che sto proponendo qualcosa in termini di politica fiscale e di aumento del debito&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>Il piano di Biden era circa tre volte pi\u00f9 grande del piano che ritenevo giustificato in termini di auspicabile aumento dell&#8217;attivit\u00e0.&nbsp; C&#8217;era gi\u00e0 il piano Trump alla fine della sua presidenza, 900 miliardi di dollari. Il Presidente Biden ne ha proposto uno nuovo, di 1.900 miliardi di dollari, che mi \u00e8 sembrato enorme viste le possibilit\u00e0 di ripresa, di spazio per aumentare la produzione. Per me \u00e8 stato un errore&#8230; La mia posizione era che il volume era troppo alto e che avrebbe prodotto surriscaldamento e inflazione &#8211; ed \u00e8 esattamente quello che abbiamo visto, e questo \u00e8 un grande problema oggi.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Ritorniamo sull\u2019inflazione attuale. In un suo <\/strong><a href=\"https:\/\/twitter.com\/ojblanchard1\/status\/1608967176232525824?s=20&amp;t=nWkcl0wL1HwGMhFVnecWkA\"><strong>tweet recente<\/strong><\/a><strong> sul rapporto tra inflazione e ridistribuzione. Pu\u00f2 sviluppare il suo ragionamento?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>La mia osservazione si basava su una semplice domanda: quando e come aumenta l&#8217;inflazione? La prima possibilit\u00e0 \u00e8 che la domanda di beni sia troppo alta &#8211; ad esempio, quando c&#8217;\u00e8 un&#8217;espansione fiscale eccessiva, o la banca centrale ha scelto tassi di interesse troppo bassi, o per qualche motivo le famiglie e le imprese diventano molto ottimiste e spendono molto. Poi si ha un tasso di disoccupazione in calo e a un certo punto il mercato del lavoro si surriscalda. I dipendenti vogliono salari pi\u00f9 alti. Le aziende vogliono aumentare o mantenere i propri margini. Questi due desideri sono incompatibili: i salari aumentano, causando un aumento dei costi e dei prezzi; i prezzi aumentano, causando la richiesta di aumento dei salari da parte dei lavoratori, ecc.\u00a0 Il risultato \u00e8 l&#8217;inflazione.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p> Il mandato della banca centrale \u00e8 quello di limitare l&#8217;inflazione e l&#8217;unico strumento di cui dispone \u00e8 il tasso d&#8217;interesse, quindi aumenta il tasso d&#8217;interesse fino a quando il rallentamento dell&#8217;attivit\u00e0 porta i dipendenti ad accettare salari reali pi\u00f9 bassi e le imprese ad accettare margini pi\u00f9 bassi.\u00a0\u00a0<\/p><cite>Olivier Blanchard<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Lo stesso accade quando si verifica un aumento del prezzo dell&#8217;energia, ad esempio del petrolio. Le aziende che utilizzano il petrolio vedono aumentare i costi e i prezzi. I dipendenti che vedono diminuire il loro potere d&#8217;acquisto chiedono aumenti salariali.&nbsp; Gli aumenti salariali aumentano i costi e quindi i prezzi, ecc. Il mandato della banca centrale \u00e8 quello di limitare l&#8217;inflazione e l&#8217;unico strumento di cui dispone \u00e8 il tasso d&#8217;interesse, quindi aumenta il tasso d&#8217;interesse fino a quando il rallentamento dell&#8217;attivit\u00e0 porta i dipendenti ad accettare salari reali pi\u00f9 bassi e le imprese ad accettare margini pi\u00f9 bassi.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In sostanza, l&#8217;inflazione riflette un conflitto tra lavoratori e imprese. Il conflitto pu\u00f2 derivare da un surriscaldamento dell&#8217;economia o da un aumento, ad esempio, dei prezzi dell&#8217;energia. Oppure pu\u00f2 essere la fonte stessa dell&#8217;inflazione, come nel caso dell&#8217;esplosione di rabbia del 1968 in Francia.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Come si dovrebbe pensare al ruolo della politica fiscale in Europa? Stiamo gi\u00e0 vedendo come le misure adottate in diversi Stati membri per proteggere i consumatori dall&#8217;aumento dei prezzi dell&#8217;energia sollevino questioni legate, tra l&#8217;altro, all&#8217;integrit\u00e0 del mercato unico.&nbsp;<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Non si tratta di un problema di fondo, ma di un problema di coordinamento. Ci sono casi in cui i governi devono fare cose che, dal loro punto di vista, sono nel loro interesse, ma in cui gli interessi dei Paesi sono diversi. In questo caso, mi sembra che tutti gli Stati abbiano pi\u00f9 o meno lo stesso obiettivo. Ognuno di essi si trova ad affrontare pi\u00f9 o meno lo stesso problema: proteggere i consumatori e le piccole imprese. Quindi non c&#8217;\u00e8 alcuna differenza fondamentale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 vero che non c&#8217;\u00e8 stato un coordinamento sufficiente. La polemica sul piano tedesco di 200 miliardi di euro \u00e8 ipocrita, perch\u00e9 in realt\u00e0 la Francia ha fatto in gran parte un anno prima quello che la Germania ha annunciato quest&#8217;anno. Abbiamo messo in atto uno scudo tariffario e abbiamo avuto ragione. Ma non sono assolutamente sicuro che abbiamo parlato con i tedeschi quando l&#8217;abbiamo messa in atto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;unica cosa \u00e8 che i tedeschi lo hanno fatto con un anno di ritardo, annunciando una cifra molto grande e, per quanto ne so, senza coordinamento. Abbiamo rimproverato loro di dare un vantaggio alle aziende tedesche, ma in realt\u00e0 avevamo gi\u00e0 dato un vantaggio alle aziende francesi. Dovremmo coordinarci di pi\u00f9. Ma per me rimane un problema minore.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>La polemica sul piano tedesco di 200 miliardi di euro \u00e8 ipocrita, perch\u00e9 in realt\u00e0 la Francia ha fatto in gran parte un anno prima quello che la Germania ha annunciato quest&#8217;anno. <\/p><cite>Olivier Blanchard<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Anche la questione della legge statunitense sull&#8217;inflazione e il suo impatto sulla competitivit\u00e0 dell&#8217;industria europea \u00e8 una questione di coordinamento?&nbsp;<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>No, non si tratta affatto di un problema secondario.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;Europa ha deciso di combattere il riscaldamento globale in gran parte attraverso la tassazione, sia attraverso il sistema di scambio di quote di emissione sia attraverso la carbon tax alle frontiere, che \u00e8 l&#8217;approccio giusto. Gli Stati Uniti hanno deciso di utilizzare soprattutto i sussidi.&nbsp; Questo d\u00e0 un enorme vantaggio competitivo alle aziende statunitensi. In generale, la politica degli Stati Uniti sta assumendo sempre pi\u00f9 l&#8217;aspetto di una guerra commerciale, di sussidi alle aziende che producono negli Stati Uniti o che vi si trasferiscono, il che \u00e8 inaccettabile per i suoi partner.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Tuttavia, \u00e8 molto difficile immaginare un prezzo del carbonio negli Stati Uniti, semplicemente perch\u00e9 l&#8217;opinione pubblica non \u00e8 affatto favorevole e non esiste una coalizione politica in grado di farlo passare al Congresso. Quindi spetta piuttosto agli europei coordinarsi sui sussidi?&nbsp;<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>La carbon tax \u00e8 molto meglio dei sussidi.&nbsp; Permette alle aziende di prendere decisioni coerenti. I sussidi sono spesso troppo onerosi e costano allo Stato una fortuna.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 vero che in tutti i Paesi c&#8217;\u00e8 una forte opposizione alle tasse sul carbonio e che \u00e8 politicamente difficile per i governi implementarle. D&#8217;altra parte, i sondaggi mostrano che quando le entrate vengono ridistribuite alle persone che saranno maggiormente colpite dalla transizione, la tendenza si inverte e la maggioranza \u00e8 quasi favorevole. A mio avviso, la porta non \u00e8 chiusa e un governo coraggioso pu\u00f2 riuscire ad approvare una carbon tax.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per quanto riguarda la carbon tax alle frontiere, in teoria \u00e8 facile. In pratica \u00e8 difficile.\u00a0 In particolare, quando un altro Paese sovvenziona massicciamente la propria industria e quindi riesce a ridurre le proprie emissioni di CO2, cosa che gli Stati Uniti stanno cercando di fare, si crea un problema evidente: se le importazioni statunitensi rispettano gli impegni ambientali, non c&#8217;\u00e8 bisogno di imporre una carbon tax alle frontiere; ma poich\u00e9 l&#8217;approccio consiste principalmente in sussidi, le aziende esportatrici statunitensi ottengono un grande vantaggio competitivo.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>La carbon tax \u00e8 molto meglio dei sussidi.\u00a0 Permette alle aziende di prendere decisioni coerenti. I sussidi sono spesso troppo onerosi e costano allo Stato una fortuna.\u00a0<\/p><cite>Olivier Blanchard<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Allo stesso tempo, non ci stiamo complicando la vita con un problema che, in un&#8217;economia aperta con un tasso di cambio flessibile, pu\u00f2 essere risolto con il solo aggiustamento del tasso di cambio?&nbsp;<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>S\u00ec, con l&#8217;adeguamento del tasso di cambio, alcune industrie diventeranno meno competitive e altre pi\u00f9 competitive. Siamo soddisfatti del risultato? Sono queste le industrie che dovevamo e volevamo proteggere? In linea di principio, il tasso di cambio pu\u00f2 aggiustarsi, ma lo far\u00e0 con un forte effetto redistributivo che non \u00e8 necessariamente quello desiderato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>La Commissione europea ha presentato le sue proposte di riforma del Patto di stabilit\u00e0 e crescita. Cosa ne pensa?&nbsp;<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Le regole europee erano molto inadeguate per il semplice motivo che \u00e8 impossibile giudicare la politica fiscale da semplici cifre come il deficit nominale o il debito, a causa del ruolo centrale di &#8220;r &#8211; g&#8221; nel decidere se il debito \u00e8 sostenibile o meno. Il problema \u00e8 diventato sempre pi\u00f9 evidente con la riduzione dei tassi di interesse e quindi del costo del debito.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ho quindi <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2021\/02\/22\/que-faire-des-regles-budgetaires-europeennes\/\">sostenuto<\/a> con Jeromin Zettelmeyer e Alvaro Leandro l\u2019idea di basarsi su uno studio delle possibili evoluzioni del debito, tenendo in conto, per ogni paese, della possibile evoluzione dei tassi di interesse, dei tassi di crescita, delle obbligazioni, ecc\u2026, ci\u00f2 che in gergo si chiama analisi stocastica della sostenibilit\u00e0 del debito e in seguito decidere sulla base di questo studio se si debbano operare dei cambi di rotta. Anche la Commissione ha adottato un principio molto simile nella sua proposta, pur mantenendo le regole del 60% e del 3%, il che \u00e8 comprensibile, perch\u00e9 un cambiamento significherebbe aprire i trattati. Questo \u00e8 un grande passo avanti. Ma per il momento si tratta solo di una proposta. Gli Stati devono accettarlo. Spero proprio che lo facciano.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In occasione della pubblicazione del suo nuovo libro, abbiamo incontrato Olivier Blanchard, Senior Fellow del Peterson Institute for International Economics (PIIE). Per l&#8217;ex capo economista del FMI, il periodo di rialzo dei tassi di interesse non durer\u00e0. Dovremo fare i conti con i bassi tassi di interesse ancora per molto tempo. 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