{"id":5975,"date":"2023-01-19T13:52:17","date_gmt":"2023-01-19T13:52:17","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/?p=5975"},"modified":"2025-01-24T16:42:14","modified_gmt":"2025-01-24T15:42:14","slug":"leuropa-di-paul-valery-tra-crisi-e-speranza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/01\/19\/leuropa-di-paul-valery-tra-crisi-e-speranza\/","title":{"rendered":"L\u2019Europa di Paul Val\u00e9ry, tra crisi e speranza"},"content":{"rendered":"\n
Mai come in questi tempi angosciosi \u2013 mesi, ormai \u2013 in cui la guerra \u00e8 tornata nelle terre d\u2019Europa, la riflessione di Paul Val\u00e9ry sulla crisi del Pensiero mi \u00e8 parsa di cos\u00ec intuitiva ed immediata comprensione. Com\u2019\u00e8 possibile, si chiede Val\u00e9ry, che tanta scienza e tanta conoscenza permettano \u2013 nel duplice senso di \u201cnon impediscano\u201d e \u201crendano possibile\u201d \u2013 una tale distruzione? Credevamo di essere giunti al culmine del progresso scientifico e spirituale, e scopriamo di poter prontamente ricadere nel pi\u00f9 ancestrale e barbaro dei delitti, la lotta fratricida e distruttiva. <\/span>1<\/sup><\/a><\/span><\/span> Il poeta \u201cpuro\u201d Val\u00e9ry, che aveva dedicato gli anni del primo conflitto mondiale alla stesura del raffinatissimo poema della Jeune Parque<\/em> <\/span>2<\/sup><\/a><\/span><\/span>, e per il quale l\u2019autonomia dell\u2019arte resta un presupposto essenziale \u2013 sulla teoria estetica val\u00e9ryana si veda il Cours de po\u00e9tique<\/em> finalmente pubblicato <\/span>3<\/sup><\/a><\/span><\/span> \u2013 ritiene ineluttabile, all\u2019indomani della guerra, provare ad articolare una riflessione sulla drammatica attualit\u00e0 che gli \u00e8 contemporanea. <\/p>\n\n\n\n Nella primavera del 1919, quando Val\u00e9ry scrive \u201cLa Crise de l\u2019esprit\u201d, la guerra \u00e8 finita da pochi mesi, e ha lasciato in eredit\u00e0 distruzione e sconforto tra i vinti come tra i vincitori. L\u2019articolo, pubblicato dapprima in inglese sulla rivista londinese The Athenaeum<\/em> (e solo successivamente, nell\u2019estate, in francese sulle pagine della Nouvelle Revue fran\u00e7aise<\/em>) <\/span>4<\/sup><\/a><\/span><\/span>, vale a Val\u00e9ry un\u2019improvvisa e notevole celebrit\u00e0 internazionale: da subito il testo si impone come un riferimento puntuale, quasi obbligato, nel vasto dibattito pubblico e intellettuale sullo stato e i destini del continente. Due sono le intuizioni fondamentali cui Val\u00e9ry d\u00e0 forma nel suo articolo. La prima: per gli Europei si \u00e8 fatta tutt\u2019a un tratto concepibile, pensabile, la morte d\u2019Europa. L\u2019avanzatissima civilt\u00e0 europea scopre di colpo di poter non essere immune dal destino che ha colpito prima altre grandi civilt\u00e0 scomparse, e di potersi ridurre ad un \u201cbel nome vago\u201d come quelli che figurano sui libri ad evocare le civilt\u00e0 inghiottite dalla storia (come Elam, Ninive e Babilonia); l\u2019incipit<\/em> dell\u2019articolo (\u201cNous autres, civilisations, nous savons maintenant que nous sommes mortelles\u201d) <\/span>5<\/sup><\/a><\/span><\/span> indugia precisamente su tale vertiginoso corto circuito temporale, che non manca di avere qualche tratto in comune con le visioni cicliche della storia espresse dal tedesco Oswald Spengler in un\u2019altra fortunatissima diagnosi della crisi d\u2019Europa di quegli anni, Il tramonto dell\u2019Occidente<\/em>. La seconda intuizione: la posta in gioco per gli Europei \u00e8 niente meno che conservare la propria umanit\u00e0, evitando di regredire verso una societ\u00e0 animale (\u201cUne certaine confusion r\u00e8gne encore, mais encore un peu de temps et tout s\u2019\u00e9claircira ; nous verrons enfin appara\u00eetre le miracle d\u2019une soci\u00e9t\u00e9 animale, une parfaite et d\u00e9finitive fourmili\u00e8re\u201d). Val\u00e9ry non \u00e8 solo nell\u2019evocare in questo primo dopoguerra il \u201cpericolo-formicaio\u201d: con lui, anche Thomas Mann, Benedetto Croce, Jos\u00e9 Ortega y Gasset e molti altri rivolgono ai loro contemporanei insistenti ed allarmati moniti sul rischio di precipitare in una societ\u00e0 animale, ovvero dis-umana. <\/p>\n\n\n\n A differenza di quanto possa parere agli occhi di un eventuale lettore superficiale di oggi, o di quanto non sia effettivamente parso ad alcuni lettori anche illustri di ieri, tra cui Jean-Paul Sartre e Julien Benda <\/span>6<\/sup><\/a><\/span><\/span>, Val\u00e9ry non formula a proposito dell\u2019Europa e della sua crisi considerazioni astratte e generiche, volte a difendere un\u2019Europa a priori positivamente connotata. Se la \u201cCrise de l\u2019esprit\u201d divenne, all\u2019epoca in cui fu pubblicato, un testo cos\u00ec celebre, \u00e8 precisamente perch\u00e9 conteneva riflessioni tutt\u2019altro che ovvie. <\/p>\n\n\n\n La seconda intuizione: la posta in gioco per gli Europei \u00e8 niente meno che conservare la propria umanit\u00e0, evitando di regredire verso una societ\u00e0 animale.<\/p>paola cattani<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n Anzitutto, l\u2019ideale europeo di Val\u00e9ry, a differenza di altri a lui contemporanei, non nasce n\u00e9 si inscrive nell\u2019alveo del pacifismo o dell\u2019internazionalismo. Si tratta certo di un\u2019Europa pacifica, in pace, ovvero che si d\u00e0 la pace come obiettivo, ma che evita di abbracciare il pacifismo come ideologia. Nei pur numerosi scritti europeisti di Val\u00e9ry, il lessema \u201cpace\u201d (e affini) \u00e8 sorprendentemente raro; e le posizioni pro-europee su cui Val\u00e9ry si attesta dopo la prima guerra mondiale sono in verit\u00e0 meno da imputare ad un pacifismo provocato dalla guerra \u2013 secondo una vulgata abbastanza diffusa negli studi val\u00e9ryani \u2013 quanto, piuttosto, da collegare alla riflessione avviata da Val\u00e9ry gi\u00e0 negli ultimissimi anni del XIX secolo sulle trasformazioni che investono l\u2019Europa e il suo ruolo globale dopo i conflitti sino-giapponese e ispano americano del 1898-1899 \u2013 questioni internazionali a cui Val\u00e9ry dedica in effetti in quegli anni pi\u00f9 attenzione di quanta non rivolga ad un altro evento pur cruciale, l\u2019affaire Dreyfus<\/em>. <\/span>7<\/sup><\/a><\/span><\/span> La riflessione di Val\u00e9ry prende in altri termini coraggiosamente in considerazione il problema degli equilibri\/squilibri mondiali al di l\u00e0 di un pacifismo aprioristico che a lui pare ingenuo ed idealista, eccessivamente ottimista e dimentico delle complessit\u00e0 del reale \u2013 questo \u00e8 il rimprovero che una parte considerevole dell\u2019intellighenzia<\/em> francese e non solo (da Andr\u00e9 Gide a E. R. Curtius, da Jules Romains a Albert Thibaudet) rivolge a Romain Rolland e al suo manifesto contro la guerra \u201cAu-dessus de la m\u00eal\u00e9e\u201d, secondo loro indulgente ad una certa \u201cfacilit\u00e0\u201d di pensiero. <\/span>8<\/sup><\/a><\/span><\/span><\/p>\n\n\n\n Una delle difficolt\u00e0 europee che Val\u00e9ry medita pi\u00f9 attentamente \u00e8 l\u2019esistenza delle nazioni: unit\u00e0 minime preziose, indispensabili, della collettivit\u00e0 europea, e al tempo stesso potenzialmente nocive, capaci di generare la guerra e negare l\u2019indispensabile unit\u00e0 di ordine superiore. L\u2019Europa di Val\u00e9ry \u2013 e qui si precisa una seconda caratteristica dell\u2019europeismo di Val\u00e9ry \u2013 \u00e8 un\u2019Europa che non prescinde dalle nazioni, come vorrebbe invece sia l\u2019internazionalismo di matrice socialista e cattolica, sia l\u2019europeismo ad esempio di Julien Benda, il quale nel suo Discours \u00e0 la nation europ\u00e9enne<\/em> ritiene che il male dell\u2019Europa siano, anzitutto, le passioni nazionali, da abolire al pi\u00f9 presto. <\/span>9<\/sup><\/a><\/span><\/span> Per Val\u00e9ry la nazione, nella sua accezione liberale ottocentesca illustrata in particolare da Renan, <\/span>10<\/sup><\/a><\/span><\/span> \u00e8 un tappa irrinunciabile interposta tra l\u2019individuo e la comunit\u00e0; pi\u00f9 che un insieme definibile attraverso i criteri di lingua, razza, tradizioni, \u00e8 il luogo di condivisione di un progetto comune, e deve essere disgiunta da quel suo velenoso prodotto che \u00e8 il nazionalismo intollerante. <\/span>11<\/sup><\/a><\/span><\/span> Val\u00e9ry pensa ad un concerto delle nazioni europee all\u2019interno di un comune progetto di vita, conformemente ai principi dell\u2019internazionalismo liberale della Societ\u00e0 delle Nazioni alle cui attivit\u00e0 partecipa cos\u00ec attivamente durante tutti gli anni trenta.<\/p>\n\n\n\n L\u2019ideale europeo di Val\u00e9ry \u00e8 quella di un\u2019Europa pacifica, in pace, ovvero che si d\u00e0 la pace come obiettivo, ma che evita di abbracciare il pacifismo come ideologia.<\/p>paola cattani<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n Certo l\u2019Europa liberale non \u00e8 agli occhi di Val\u00e9ry immune da acutissimi problemi sociali e spirituali, prima ancora che politici. La \u201cCrise de l\u2019esprit\u201d \u00e8 in effetti una lunga meditazione sulla crisi dell\u2019Europa liberale e democratica consegnata al nuovo secolo dal tardo Ottocento. Val\u00e9ry, come molti altri della sua generazione, non pu\u00f2 non fare i conti con i limiti di una libert\u00e0 che, pur essenziale e preziosa, aveva finito da un lato col generare eccessi incontrollati \u2013 l\u2019individualismo ipertrofico, un tipo di libert\u00e0 molto prossimo alla licenza, un disordine anarchico e infruttuoso descritto da Val\u00e9ry come un forno incandescente nel quale non si distingue nulla, un \u201cniente infinitamente ricco\u201d <\/span>12<\/sup><\/a><\/span><\/span> \u2013 e da un altro lato col perdere la propria centralit\u00e0 e prestigio agli occhi di molti contemporanei \u2013 Jacques Rivi\u00e8re in un suo articolo sempre del 1919 osserva amaramente come molti non sappiano ormai pi\u00f9 che farsene della libert\u00e0 per cui avevano pur duramente combattuto durante la guerra, preferendole ideali di vita collettiva e sociale. <\/span>13<\/sup><\/a><\/span><\/span> <\/p>\n\n\n\n Di fronte alle soluzioni proposte per i problemi dell\u2019Europa liberale e democratica dalle ideologie collettiviste, dai movimenti di massa, dai totalitarismi illiberali di vario orientamento politico, lo sforzo di Val\u00e9ry come di altri \u00e8 quello di mettere in salvo valori e principi considerati irrinunciabili. La libert\u00e0 anzitutto, ovviamente: ma quale tipo esattamente di libert\u00e0? <\/p>\n\n\n\n La riflessione sulla libert\u00e0 di Val\u00e9ry si configura anzitutto come una riflessione sulla diversit\u00e0, e anzi sull\u2019ineguaglianza: contro le tentazioni livellatrici, Val\u00e9ry vuole salvaguardare l\u2019ineguaglianza come valore. Non perch\u00e9 egli desideri una societ\u00e0 diseguale e ingiusta, ma perch\u00e9 vuole vivere in una societ\u00e0 che riconosca il valore (dei prodotti, delle persone, delle idee), e si modelli attorno ad esso. Un lungo passaggio \u00e8 dedicato, nella \u201cCrise de l\u2019esprit\u201d, a descrivere il Pensiero come forza che garantisce l\u2019ineguaglianza produttiva: che cio\u00e8 accentua la variet\u00e0, che movimenta l\u2019ordine dato, che scompiglia e, muovendo, crea valore. <\/span>14<\/sup><\/a><\/span><\/span> Per Val\u00e9ry come per altri (tra cui Thomas Mann e in particolare Ortega y Gasset), il problema \u00e8 rintracciare le condizioni perch\u00e9 nella societ\u00e0 democratica sia possibile l’instaurazione di forme libere del vivere. <\/p>\n\n\n\n Contro le tentazioni livellatrici, Val\u00e9ry vuole salvaguardare l\u2019ineguaglianza come valore. Non perch\u00e9 egli desideri una societ\u00e0 diseguale e ingiusta, ma perch\u00e9 vuole vivere in una societ\u00e0 che riconosca il valore e si modelli attorno ad esso.<\/p>paola cattani<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n Per inciso, \u00e8 in questo quadro concettuale che vanno interpretate le controverse osservazioni di Val\u00e9ry sulla deminutio capitis<\/em> dell\u2019Europa. Il problema per Val\u00e9ry non \u00e8 tanto che l\u2019Europa stia perdendo la sua supremazia, quanto il sostanziale cambio di paradigma che egli ritiene si stia verificando nel mondo a lui contemporaneo: dal dominio del Pensiero e del suo valore differenziale, si sta passando al sopravvento della logica brutalmente numerica, della forza dei numeri e delle maggioranze (in base alla quale l\u2019Europa \u00e8 destinata a diventare ci\u00f2 che in effetti \u00e8, ovvero un \u201cpiccolo promontorio dell\u2019Asia\u201d). Val\u00e9ry, da buon antimoderno, vede la libert\u00e0 come ideale liberale, minacciata dalla libert\u00e0 come ideale democratico: il che non significa che egli sia ostile alla democrazia, ma piuttosto che si interroga su come salvaguardare, nelle democrazie, il prezioso e irrinunciabile plusvalore offerto dall\u2019originalit\u00e0 individuale. Solo la variet\u00e0 e la molteplicit\u00e0 che caratterizzano una societ\u00e0 libera e dunque accogliente e plurale, consentono infatti ai suoi occhi il libero e imprevedibile sviluppo individuale \u2013 Val\u00e9ry lo spiega quando si esprime sul Mediterraneo, che per lui \u00e8 per eccellenza il luogo del m\u00e9lange<\/em> e della coesistenza, della plurivocit\u00e0 storica e culturale. <\/span>15<\/sup><\/a><\/span><\/span><\/p>\n\n\n\n Il liberalismo a cui Val\u00e9ry si richiama \u00e8 ad ogni modo un liberalesimo di marca spirituale, piuttosto che politico-economica: ovvero una condotta mentale e comportamentale improntata all\u2019apertura all\u2019altro, alla tolleranza, al dialogo, antidoto all\u2019illiberale e alla conflittualit\u00e0 come habitus<\/em> mentali e comportamentali all\u2019origine delle storture storico-politiche del continente. Si tratta di ritrovare l\u2019afflato originario, costitutivo, del liberalismo filosofico al di l\u00e0 delle incarnazioni storiche deludenti del secondo ottocento; e soprattutto di ricordare che lo spirituale, l\u2019ideale, deve informare il reale, guidare e orientare la vita quotidiana della polis<\/em>.<\/p>\n\n\n\n L\u2019uomo infatti secondo Val\u00e9ry si caratterizza e si distingue dall\u2019animale anzitutto per i suoi sogni<\/em>, a cui \u00e8 dedicato un lungo passaggio della \u201cNote\u201d, una aggiunta alla \u201cCrise de l\u2019esprit\u201d del 1922. Come anche nella \u201cPetite lettre sur les mythes\u201d (1928), Val\u00e9ry si sofferma gi\u00e0 qui a considerare le trasformazioni che l\u2019uomo imprime al reale, e che nascono dalla tensione irrinunciabile tra ci\u00f2 che \u00e8<\/em> e ci\u00f2 che non \u00e8<\/em>, tra soddisfacimento dei bisogni e insoddisfazione inesauribile, tra reale e possibile, tra fattuale e immaginario. Se il Pensiero occupa un posto cos\u00ec rilevante in Val\u00e9ry, e nella sua meditazione sull\u2019Europa, \u00e8 perch\u00e9 esso \u00e8 soprattutto lo \u201cstrumento di ci\u00f2 che non \u00e8\u201d, l\u2019\u201cautore dei sogni\u201d che l\u2019uomo deve scegliersi. <\/span>16<\/sup><\/a><\/span><\/span> Val\u00e9ry, per ci\u00f2 che attiene al dibattito sull\u2019idea di Europa, diviene del resto celebre negli anni trenta per aver coniato in seno ai lavori della Societ\u00e0 delle nazioni, il motto \u201cLa Soci\u00e9t\u00e9 des Nations suppose une Soci\u00e9t\u00e9 des esprits\u201d. Si tratta di una formula espressa la prima volta nel 1931 <\/span>17<\/sup><\/a><\/span><\/span>, e con la quale Val\u00e9ry tenta di mettere in valore il ruolo e l\u2019imprescindibilit\u00e0 di una cooperazione intellettuale appunto che deve precedere quella politica ed economica, giacch\u00e9 costituisce l\u2019unica base solida per la costruzione di un\u2019Europa unita, raccolta attorno ad un progetto culturale comune, prima ancora che all\u2019eredit\u00e0 di un passato, o a progetti di natura industriale, economica e istituzionale. Essa rivendica assieme al primato della cultura, l\u2019importanza di una riflessione sul tipo di uomo ideale che deve fissare gli obiettivi e informare le azioni e le scelte quotidiane, politiche e di ogni altro ordine. <\/p>\n\n\n\n Tale accento sulla dimensione ideale non liquida tuttavia mai sbrigativamente il reale: l\u2019idealismo di Val\u00e9ry \u00e8 profondamente realista, non si sottrae alla complessit\u00e0 del vero, cercando piuttosto di rifuggire le posizioni astrattamente utopiche, come abbiamo segnalato a proposito ad esempio del pacifismo.<\/p>\n\n\n\n L\u2019idealismo di Val\u00e9ry \u00e8 profondamente realista, non si sottrae alla complessit\u00e0 del vero, cercando piuttosto di rifuggire le posizioni astrattamente utopiche.<\/p>paola cattani<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n Su cosa concentrare dunque i propri sforzi, concretamente, per dare corso a questo idealismo realista? Val\u00e9ry non ha dubbi: sullo stile, anzitutto. La sua riflessione sull\u2019Europa \u00e8 anche e soprattutto una lezione di stile. Abbiamo gi\u00e0 rapidamente evocato il noto libro di Spengler Il tramonto dell\u2019Occidente<\/em> che negli stessi anni 1918-1922 sviluppa una diagnosi sulla morte della civilt\u00e0 europea non troppo diversa contenutisticamente da quella di Val\u00e9ry, perch\u00e9 costruita attorno a quattro elementi essenziali: l\u2019antropomorfizzazione delle civilt\u00e0, la concezione ciclica della storia, il parallelo con le civilt\u00e0 antiche, e il pessimismo storico. Val\u00e9ry non poteva aver letto il testo di Spengler, tradotto in francese solo nel 1931-33 <\/span>18<\/sup><\/a><\/span><\/span>; il discorso di Val\u00e9ry ad ogni modo si discosta profondamente da quello di Spengler rispetto ai toni, oltre che rispetto ai significati finali. <\/p>\n\n\n\n Spengler abusa di antitesi nette e perentorie, all\u2019interno di una prosa dove non trova posto ci\u00f2 che il filosofo tedesco Bertrand Groethuysen, in un articolo dedicato proprio a Spengler, definisce \u00ab l\u2019art qui consiste \u00e0 nuancer la pens\u00e9e pour conserver ses teintes interm\u00e9diaires \u00bb e \u00ab les degr\u00e9s de certitude et de doute, par lesquels passe l\u2019esprit lorsqu\u2019il cherche la v\u00e9rit\u00e9 \u00bb. <\/span>19<\/sup><\/a><\/span><\/span> Spengler procederebbe con \u00ab pas solide et toujours assur\u00e9 \u00bb, facendo a meno dei \u00ab modestes auxiliaires des id\u00e9es \u00bb che sono \u00ab les mais, les si, les toutefois, les peut-\u00eatre \u00bb, considerati da Groethuysen \u00ab d\u2019humbles pri\u00e8res adress\u00e9es \u00e0 l\u2019infini d\u2019une v\u00e9rit\u00e9 qu\u2019on ne saisira jamais \u00bb. E tra le \u00ab formes dubitatives et courtoises de la pens\u00e9e \u00bb trascurate da Spengler, Groethuysen annovera in particolare il paradosso, \u00ab expression n\u00e9cessaire d\u2019une \u00e9poque de fermentation, et qui rend la pens\u00e9e vive et flexible \u00bb. L\u2019articolo di Val\u00e9ry costituisce invece precisamente un lungo sviluppo paradossale sui nodi problematici e contraddittori della civilt\u00e0 europea. Con tono prevalentemente dubitativo ed interrogativo, bench\u00e9 non manchi di ricorrere anche a frasi incisive o argomentative, Val\u00e9ry tenta soprattutto di dare corso ad un pensiero che contempli i luoghi di incertezza, le mancanze, le insidie. Se Spengler si sforza di dimostrare l\u2019inevitabilit\u00e0 di un destino, e propone una lettura profondamente determinista, Val\u00e9ry, molto diversamente, intende con le sue osservazioni sulla morte delle civilt\u00e0 mettere in discussione le certezze acquisite per sollecitare una meditazione sui pericoli che la civilt\u00e0 europea corre, e per rilanciare la vita dell\u2019esprit<\/em>. Laddove la diagnosi di Spengler prende la forma di una profezia violentemente polemica e a tratti euforica, che si confonde con l\u2019auspicio per la scomparsa di una civilt\u00e0 considerata decadente e irrecuperabile, quella di Val\u00e9ry coincide piuttosto con un monito accorato e un richiamo all\u2019azione, perch\u00e9 alla crisi si possa reagire salvando ci\u00f2 che pu\u00f2 e deve essere salvaguardato.<\/p>\n\n\n\n Con tono prevalentemente dubitativo ed interrogativo, bench\u00e9 non manchi di ricorrere anche a frasi incisive o argomentative, Val\u00e9ry tenta soprattutto di dare corso ad un pensiero che contempli i luoghi di incertezza, le mancanze, le insidie. <\/p>paola cattani<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n Anche gli intellettuali, gli uomini di lettere, sono per Val\u00e9ry tutt\u2019altro che immuni dall\u2019esprit de guerre<\/em>: egli lo ricorda a coloro che gli rimproverano un tipo di engagement<\/em> non sufficientemente politico, diretto, spiegando che per lui la missione dell\u2019uomo di lettere \u00e8, molto diversamente, quella di contenere e ridurre l\u2019antagonismo, la conflittualit\u00e0, che sono in effetti, come sostiene Schmitt, profondamente connaturati all\u2019uomo e alla vita sociale, ma che ci dobbiamo sforzare di superare con tutte le forze culturali e intellettuali di cui disponiamo. <\/span>20<\/sup><\/a><\/span><\/span> C\u2019\u00e8 bisogno di scambio, di conversazione, di forme e toni dialogici: questa \u00e8 la certezza che Val\u00e9ry va ripetendo ai suoi confratelli impegnati nelle attivit\u00e0 di cooperazione intellettuale e talvolta sconfortati dagli esiti apparentemente nulli dei loro sforzi, sentimento a cui oppone con una certa tenacia l\u2019idea che sia importante provare, nonostante tutto, ad essere in primo luogo uomini in dialogo, che non rinunciano alla conversazione e alle buone maniere. Cos\u00ec egli si sforza anche di dare corso ad una parola politica non pamphlettistica, ovvero non improntata alla polemica e alla violenza verbale, creando in particolare per la Societ\u00e0 delle nazioni una collana di Corrispondenza<\/em> pubblica di scrittori, dove le pi\u00f9 grandi personalit\u00e0 letterarie europee e non dell\u2019epoca possano pubblicare scambi epistolari pubblico-privati sui temi di attualit\u00e0, rivivificando lo strumento di comunicazione e dialogo della gloriosa Repubblica delle lettere dei secoli XVI-XVIII. <\/span>21<\/sup><\/a><\/span><\/span><\/p>\n\n\n\n E lo stile di Val\u00e9ry scrittore politico \u00e8, coerentemente con tutto ci\u00f2, neutro, mai polemico, anche quando pronuncia pensieri profondamente controcorrente rispetto ai tempi, financo provocatori. Non una marca stilistica di violenza o aggressivit\u00e0 verbale \u00e8 rintracciabile ad esempio nella pur provocatoria risposta che Val\u00e9ry indirizza all\u2019Acad\u00e9mie m\u00e9diterran\u00e9enne di Louis Bertand, un latinista filo-maurrassiano, quando rifiuta di partecipare ad un loro convegno, e riafferma il valore del Mediterraneo come luogo di incontro di culture, di contro alla visione imperialista dei filo-fascisti <\/span>22<\/sup><\/a><\/span><\/span>; non una nota dissonante e polemica figura nel discorso di commemorazione per Henri Bergson, che pure fu in s\u00e9 un atto di grande coraggio intellettuale nella Francia occupata del 1941 che aveva lasciato morire in solitudine il filosofo ebreo. <\/span>23<\/sup><\/a><\/span><\/span> Per questo oggi, leggendo Val\u00e9ry, dobbiamo fare attenzione a non prendere i suoi toni misurati per contenuti conformistici e vaghi; ed al contrario accettare di tornare sui numerosi interrogativi, tutt\u2019oggi d\u2019attualit\u00e0, che nei suoi testi trovano formulazioni al tempo stesso nitide e plurivoche, letterariamente conchiuse e contenutisticamente aperte.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":" L’Europa di Paul Val\u00e9ry \u00e8 diventata un riferimento cos\u00ec ovvio che ha smesso di provocarci. Rileggendo oggi “La Crise de l’esprit”, bisogna stare attenti a non prendere per conformismo il tono sfumato dell’autore, e accettare di tornare in profondit\u00e0 sulle questioni delicate e talvolta polemiche a cui Val\u00e9ry trova formulazioni particolarmente dense e sottili. Una lettura a cura di Paola Cattani.<\/p>\n","protected":false},"author":2851,"featured_media":5976,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"templates\/post-studies.php","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_trash_the_other_posts":false,"footnotes":""},"categories":[1603],"tags":[],"geo":[2086],"class_list":["post-5975","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-arti","staff-paola-cattani","geo-europa"],"acf":[],"yoast_head":"\n
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