{"id":5867,"date":"2022-12-15T14:53:05","date_gmt":"2022-12-15T14:53:05","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/?p=5867"},"modified":"2022-12-15T14:53:06","modified_gmt":"2022-12-15T14:53:06","slug":"nova","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/12\/15\/nova\/","title":{"rendered":"Nova"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\">PROLOGO<\/h2>\n\n\n\n<p>\u00ab &#8230; prendi Kabobo. Te lo ricordi Kabobo? \u00c8 successo a Milano, tre o quattro anni fa. Esatto. Il pazzo con il piccone. Il ghanese che uccise tre poveracci incontrati per caso a Niguarda. S\u00ec. Proprio lui. Il clandestino che disse di aver sentito delle voci nella testa e se ne and\u00f2 in giro a spaccare quelle altrui, e che alla fine si becc\u00f2 una condanna relativamente mite grazie alle contestatissime attenuanti invocate da uno psichiatra del tribunale. Anche se a me sembra pi\u00f9 significativo quello che era accaduto qualche ora prima. Te lo ricordi? Non credo. Ormai l\u2019hanno dimenticato quasi tutti. Un dettaglio indubbiamente subordinato all\u2019enormit\u00e0 del fatto in s\u00e9, come no, ma in un certo senso altrettanto emblematico della vicenda di un trentunenne irregolare che trova un piccone in un cantiere incustodito e lo usa per silenziare i mortiferi suggerimenti di una voce nella sua mente. Alle tre di quel mattino, Kabobo aggredisce a mani nude due persone: nei pressi di piazza Belloveso una ragazza gli sfugge solo perch\u00e9 abita a due passi ed \u00e8 velocissima ad aprire il portone di casa; mezz\u2019ora dopo, un poveraccio non altrettanto fortunato si becca un cazzotto in faccia. Ora, la cosa strana \u00e8 che alle autorit\u00e0 non arrivano segnalazioni in proposito. Non \u00e8 sorprendente? Una coppia di tranquilli cittadini sfugge alle lusinghe potenzialmente fatali di un evidente squilibrato, ma nessuno dei due spende mezzo minuto per una telefonata alla polizia. Tra le cinque e le sei Kabobo si procura una spranga e ferisce seriamente due passanti. Ne insegue un terzo che porta a spasso il cane, ma quello si mette a correre, e il nostro rinuncia a inseguirlo dopo pochi passi. E indovina un po\u2019? Anche qui nessuno si sogna di denunciare l\u2019accaduto alle autorit\u00e0. Uno dei due sprangati si fa addirittura medicare il braccio al pronto soccorso, ma ai medici fornisce spiegazioni vaghe: n\u00e9 ho idea del perch\u00e9 questi ultimi abbiano trascurato di avvertire le autorit\u00e0 come avrebbero imposto sia la legge che il codice deontologico. A quel punto Kabobo ha gi\u00e0 rinvenuto lo strumento che dar\u00e0 un contributo esponenziale all\u2019efferatezza delle imprese successive. Ebbene, non so se riesci a immaginare il polverone alzato dalla stampa entro le ventiquattro ore successive. Cinque aggrediti, zero segnalazioni: cinque potenziali strangolati o sprangati a morte, ma non una sola chiamata giunta ai centralini di carabinieri o polizia. A seguire, il solito plotone di sociologi, psicoanalisti, filosofi e sobillatori di professione che somministra al pubblico interpretazioni autorevoli: l\u2019egoismo epidemico, l\u2019autismo emozionale, il crollo di valori come civismo, empatia e solidariet\u00e0. Tutte opinioni sensate, certo. Ma io ti dico che c\u2019\u00e8 di pi\u00f9. Qualcosa che non ha molto a che fare con la logica elementare o l\u2019erosione del senso di umana piet\u00e0. Io credo che la maggior parte delle persone non sia preparata a un evento psichicamente traumatico come un\u2019aggressione brutale. Considerata la societ\u00e0 in cui viviamo, \u00e8 assolutamente probabile che un occidentale tipico si predisponga all\u2019eventualit\u00e0 di subire un qualche tipo di violenza: ma ti assicuro che tra la presa d\u2019atto di un fatto spiacevole e la sua metabolizzazione emotiva c\u2019\u00e8 un abisso. Sono pronto a scommettere che nessuna delle persone scampate alla furia di&nbsp; Kabobo avesse avuto esperienza dell\u2019aggressivit\u00e0 tanto da identificarla e gestirla a un livello razionale pi\u00f9 profondo. No, non sto dicendo che la sensibilit\u00e0 del cittadino medio sia diventata impermeabile alle conseguenze interiori di una tentata picconata; detta cos\u00ec, sembrerebbe che il problema sia l\u2019indifferenza. No. Io sostengo una cosa ben diversa, ossia che per quasi tutti noi la violenza \u00e8 un fatto emotivamente alieno. Non \u00e8 che il cittadino medio sia diventato immune ai contraccolpi psichici di un agguato: \u00e8 che non riesce a stabilire un collegamento produttivo tra<\/p>\n\n\n\n<p>l\u2019impatto razionale e le inferenze emotive che tale impatto innesca. La parola fondamentale, qui, \u00e8 \u201cproduttivo\u201d. Il problema \u00e8 che abbiamo perso contatto con qualcosa di essenziale dentro di noi. Pensaci un attimo. Com\u2019\u00e8 possibile che una ragazza scampata a un pazzoide sotto casa non sia in grado di intuire che l\u2019assalitore potrebbe scegliere la prossima vittima tra le persone che conosce in quella stessa via? Come pu\u00f2 non barattare il fastidio di una telefonata al 112 con il sollievo di aver rimosso un pericolo mortale dal quartiere in cui vive? Che poi \u00e8 lo stesso in cui vivono i genitori, magari \u2013 o i suoi amici, o il ragazzo che le piace?<\/p>\n\n\n\n<p>Come fa a ignorare che la mattina dopo potrebbe aprire la finestra e spalancare gli occhi davanti a un mucchio di segatura sul marciapiede con i residui mezzo assorbiti di sangue<\/p>\n\n\n\n<p>e fluidi cerebrali di un innocente?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Come credi che reagirebbe, se accadesse?<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab E tu?<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Fatti questa domanda, dottore.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Come reagiresti, tu? \u00bb.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">1<\/h2>\n\n\n\n<p>A cosa pensa un uomo appena si sveglia? Cosa gli recapita la connivenza d\u2019inconscio e realt\u00e0? Qual \u00e8 l\u2019oggetto delle sue prime, confuse meditazioni mentre tenta di recuperare la potest\u00e0 sul vero? Quali le immagini, i suoni, i bisbigli, i tumulti nella sua testa?<\/p>\n\n\n\n<p>Probabilmente riflette su di s\u00e9, o sulla donna che gli dorme accanto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Forse pensa ai figli. Oppure ai genitori, all\u2019amante, alla colazione, a un amico in difficolt\u00e0, alle scadenze fiscali, alla cena di gruppo del sabato successivo, al mal di schiena, alla politica, ai contrattempi professionali, alla macchina nuova in leasing che gli ha proposto il suo concessionario, a Dio, ai gol della sera prima, alla casa in campagna, alle vecchie ambizioni arenatesi chiss\u00e0 dove, alle caviglie di una collega, ai film di Christopher Nolan, alla mozione di coito avanzata dalla fugace libidine dell\u2019erezione mattutina.<\/p>\n\n\n\n<p>Davide no.<\/p>\n\n\n\n<p>Davide pensa alla morte.<\/p>\n\n\n\n<p>Succede poco dopo le sei. Apre gli occhi, recupera il minimo di nitore intellettivo necessario ad affrontare la prospettiva del nulla eterno, e si mette a fissare il soffitto. No, non \u00e8 pazzo.<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 gravemente malato.<\/p>\n\n\n\n<p>E non \u00e8 nemmeno depresso.<\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, certo. Ha qualche difficolt\u00e0 con il suo diretto superiore, il dottor Martinelli, principe della medicina toscana, virtuoso della neurochirurgia, che da un po\u2019 di tempo sembra averlo preso di mira.<\/p>\n\n\n\n<p>E s\u00ec, ha pi\u00f9 di un problema con il suo vicino, Massimo Lenci, proprietario del locale notturno che per pi\u00f9 di un anno ha turbato la pace del tranquillo quartiere in cui vive, alla periferia meridionale di Lucca, prima che una salvifica ingiunzione comunale intervenisse a ristabilire la quiete.<\/p>\n\n\n\n<p>Nulla d\u2019irrimediabile, certo. Nulla che di per s\u00e9 lo inserisca nella schiera dei perennemente afflitti, dei tanatofili o degli aspiranti suicidi.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure, Davide pensa alla morte.<\/p>\n\n\n\n<p>Considera il tutto una specie di rituale, un antidoto ai periodi complicati che assume periodicamente da pi\u00f9 di quindici anni. Apre gli occhi, fissa il soffitto di legno e riflette sulle implicazioni della fine della vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Non necessariamente della sua, in realt\u00e0. E spesso non pensa nemmeno pi\u00f9 alla morte intesa come termine delle esperienze terrene di un vivente. Sdraiato accanto a sua moglie, apre gli occhi, prende coscienza di s\u00e9, del crepitio soffuso delle travi al calore del sole, del respiro vagamente adenoideo che giunge dal lato opposto del letto: quindi comincia a meditare sulla cessazione delle funzioni primarie e accessorie di organismi viventi, sociali, meccanici o virtuali di qualunque tipo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ha cominciato poco dopo la nascita di Tommaso. Negli anni seguenti, avrebbe concluso che riflettere sulla morte era il logico contrappeso all\u2019eclatante sovrappi\u00f9 di vita che la cura di un piccolo e frignante essere umano dalle inconcepibili esigenze aveva imposto alla tranquillit\u00e0 quotidiana di una giovane coppia di professionisti. Un cane, due gatti e un bambino: ce n\u2019era abbastanza da giustificare un primo risveglio dedicato alla rassicurante prospettiva del<\/p>\n\n\n\n<p>riposo eterno.<\/p>\n\n\n\n<p>Il cane, per inciso, era un Jack Russell di nome Fred Flintstone. I gatti, Epaminonda e Kociss, due fratellini tigrati e ombrosi, poco inclini a condividere l\u2019entusiastica ipercinesia di Fred: lo osservavano con aria circospetta da angoli sopraelevati del soggiorno, e ogni tanto lo circondavano, in cucina o in corridoio, imponendogli i piccoli, umilianti tributi che il sadismo connaturato alla specie pretende.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma se gli animali erano una panacea intermittente o disattivabile all\u2019eccesso di requie domestica \u2013 c\u2019era sempre un giardino in cui confinarli quando scaramucce, guaiti, miagolii o incursioni sul divano eccedevano il limite \u2013 un neonato era onnipresente. Infondeva alla casa un senso di attesa messianica: dei suoi risvegli, del suo umore, della sua fame, della sua digestione, della quantit\u00e0 o qualit\u00e0 delle sue deiezioni, dei suoi segnali di soddisfazione o malessere. Confinato nello studio al piano superiore della villetta, Davide cercava di tirare le fila di un semestre di perfezionamento al Guy\u2019s Hospital di Londra. Era tornato in tempo per assistere al parto, ma sospettava che la sequela di notti insonni accluse alle gioie della paternit\u00e0 avrebbe compromesso la possibilit\u00e0 di trarre un minimo profitto dalla sua esperienza londinese.<\/p>\n\n\n\n<p>Di notte dormiva pochissimo: di giorno posava la fronte sui libri, sonnecchiava sulle poltroncine in facolt\u00e0 o vagava tra i corridoi, in una polla di perenne ottundimento. A fine estate sarebbe entrato nel reparto di neurochirurgia dell\u2019ospedale Campo di Marte, ma a quel punto dubitava di uscire vivo dalle sue prime dieci settimane da genitore.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli unici minuti di pace coincidevano proprio con il primo risveglio. Ne approfittava per cominciare a riflettere sugli insospettabili vantaggi della mortalit\u00e0. Le allettanti lusinghe dell\u2019estinzione, termine misericordioso di ogni affanno. La grevit\u00e0 incantata dell\u2019espressione \u00ab sonno eterno \u00bb (il meraviglioso evocato del sostantivo, soprattutto).<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019apologia della fuga, della rinuncia, dell\u2019abbandono.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non era credente, ma ogni tanto si era ritrovato persino a fantasticare sulla serena ascensione post mortem al flusso di anime che sovrintende, con qualche giustificata perplessit\u00e0, all\u2019evoluzione del mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il sollievo di quei minuti di riflessioni fu tale da persuaderlo a continuare anche dopo il ripristino di condizioni di vita accettabili. Scopr\u00ec di non detestare poi cos\u00ec tanto il bambino, che almeno gli aveva permesso di accedere a una visione consolante dell\u2019apparente dualismo vita\/morte.<\/p>\n\n\n\n<p>Dalle riflessioni sulla sua fine pass\u00f2 a quella dei congiunti pi\u00f9 prossimi \u2013 infante compreso. Poi dei parenti lontani. Poi degli amici. Poi dei suoi animali. Poi dei colleghi.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi dei pazienti che visitava in ospedale e degli sconosciuti che incontrava per caso. Infine si dedic\u00f2 ai divi del cinema, alle stelle della musica e dello sport.<\/p>\n\n\n\n<p>Nulla di particolarmente cruento: di solito immaginava lente e serene uscite di scena nell\u2019abbraccio consolante dei propri cari.<\/p>\n\n\n\n<p>In seguito si dedic\u00f2 alla fine delle istituzioni politiche (l\u2019estenuante dissolvimento dell\u2019Impero romano d\u2019Occidente, la brusca ablazione dalla storia dei Romanov o dei Borbone-Orl\u00e9ans), a quella delle macchine, delle mode, dei clich\u00e9 lessicali.<\/p>\n\n\n\n<p>Non seguiva una strategia, o una programmazione. Si svegliava e lavorava sulla prima cosa che gli saltava in mente.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo un po\u2019 si era addirittura convinto di proiettare una specie di benevolo influsso apotropaico sul morente di turno.<\/p>\n\n\n\n<p>Il gioco era proseguito per poco pi\u00f9 di sei mesi, dopodi ch\u00e9 i suoi pensieri mattutini erano stati requisiti da considerazioni pi\u00f9 urgenti. Ma negli anni successivi, in mezzo a qualche inevitabile tempesta, avrebbe di nuovo tratto conforto da quello strano vezzo, dai pochi minuti tra le lenzuola passati a fissare il soffitto meditando sulla pace eterna.<\/p>\n\n\n\n<p>La fine di ogni problema.<\/p>\n\n\n\n<p>Barbara dormiva su un fianco, dandogli le spalle. Al solito la gamba sinistra si era sovrapposta alla sua, ancorandogli la caviglia al materasso come per impedirgli di levitare<\/p>\n\n\n\n<p>durante la notte.<\/p>\n\n\n\n<p>Epaminonda sonnecchiava sul com\u00f2. A ulteriore conferma delle virt\u00f9 propiziatorie delle sue riflessioni, gli animali di casa avevano trionfalmente superato i sedici anni di et\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Quella mattina Davide avrebbe rimosso un glioma dal cervello di una ragazza, quindi spese doverosamente qualche minuto a riflettere sulla morte delle cellule di Schwann.<\/p>\n\n\n\n<p>A un tratto qualcosa attir\u00f2 la sua attenzione. Un grosso insetto nero, una specie di scarabeo goffo e lucido, era sbucato da sotto l\u2019armadio. Lo fiss\u00f2, senza troppa sorpresa: la portafinestra della camera, che si apriva sul giardino, era una fonte inesauribile d\u2019incursioni animali.<\/p>\n\n\n\n<p>Spost\u00f2 lo sguardo su Epaminonda. Il gatto aveva gi\u00e0 aperto gli occhi, allertato dall\u2019udito, dall\u2019olfatto, dall\u2019istinto felino.<\/p>\n\n\n\n<p>Sollev\u00f2 la testolina e fiss\u00f2 l\u2019intruso che zampettava con commovente determinazione sul parquet. L\u2019uomo si prepar\u00f2 a un\u2019appendice imprevista delle sue riflessioni: dalla fine dignitosa di una cellula alla morte cruenta di un grosso insetto.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma Epaminonda si era predisposto di nuovo al sonno.<\/p>\n\n\n\n<p>Entro dieci minuti il suo padrone si sarebbe alzato per riempirgli la scodella: perch\u00e9 darsi da fare per qualcosa di visibilmente meno appetitoso?<\/p>\n\n\n\n<p>Per almeno un decennio, Epaminonda era stato il pi\u00f9 feroce e temerario tra i gatti del quartiere. Occhi color topazio, andatura sinistra, riflessi portentosi. Si arrampicava sulle tende, si dondolava dai lampadari, prendeva il sole in equilibrio precario sui bovindi di casa, saltava tra i tetti per accurate ricognizioni aeree del suo territorio, ingaggiava zuffe epocali con i gatti del vicino per vane questioni di supremazia sessuale \u2013 i contendenti erano tutti sterilizzati.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella bella stagione integrava la dieta con supplementi entomologici di equanime variet\u00e0: grilli, api, farfalle, mosche, scarabei, cicale. Era uno sterminatore seriale, un genocida a quattro zampe, uno strumento di controllo demografico dell\u2019ecosistema faunistico di mezzo quartiere.<\/p>\n\n\n\n<p>E ora, invece? Ora si preparava a trascorrere l\u2019ultima parte della sua esistenza all\u2019ombra del pi\u00f9 pigro e rilassato laissez-vivre : aveva raggiunto la giudiziosa oculatezza della senilit\u00e0, l\u2019assenza di spreco che misura le dimensioni della pi\u00f9 ponderata saggezza.<\/p>\n\n\n\n<p>Beato lui, pensava Davide.<\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 tardi Barbara lo raggiunse in cucina, a piedi nudi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Non toccava a me fare il caff\u00e8? \u00bb gli domand\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Ero gi\u00e0 sveglio da un po\u2019 \u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Lei si mise a esaminare qualcosa sul soffitto, grattandosi un seno, poi and\u00f2 a sedersi sullo sgabello della penisola.<\/p>\n\n\n\n<p>Qui mise in opera un consumato gioco di caviglie e talloni per tenere a bada Epaminonda, che tentava di strusciarsi ai suoi polpacci.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Tommaso \u00e8 gi\u00e0 sveglio? \u00bb domand\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Credo di s\u00ec. \u00c8 da un po\u2019 che sento armeggiare \u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Prima che me ne dimentichi, tesoro. Ieri mattina \u00e8 arrivata la lettera di un avvocato \u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Avvocato di chi? \u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Indovina \u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Davide pos\u00f2 la caffettiera sul piano a induzione.<\/p>\n\n\n\n<p>Lei si pass\u00f2 le mani ai lati della testa, raccolse i capelli in una coda e la leg\u00f2 con un elastico rosso che le era spuntato tra le dita. Fred Flintstone, acquattato sul tappeto della cucina, la guardava attentamente. In una percentuale non trascurabile di casi, la sua padrona si sistemava i capelli quando doveva occuparsi di lui in modi meno ordinari di cibo o coccole. Tipo fargli il bagno, o portarlo dal veterinario.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Perch\u00e9 fai quella faccia? \u00bb chiese Barbara. \u00ab Ha detto che avremmo avuto altre notizie dai suoi legali ed \u00e8 stato di parola. Apprezziamone la coerenza, almeno, considerato che non c\u2019\u00e8 molto altro da apprezzare \u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab E che dice quest\u2019avvocato? \u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Niente di preoccupante. In pratica, diffida il nostro dal continuare a diffidare il suo assistito&nbsp;\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Davide si avvicin\u00f2 al frigo, lo apr\u00ec e ne studi\u00f2 il contenuto.<\/p>\n\n\n\n<p>Prese un cartone di latte d\u2019avena e un barattolo di marmellata.<\/p>\n\n\n\n<p>Pos\u00f2 il secondo sulla penisola. Riemp\u00ec di latte una scodella di ceramica, e prima di deporla accanto alla marmellata la annus\u00f2. Poi si gir\u00f2, apr\u00ec lo sportello sinistro della credenza e ne estrasse una confezione di fette biscottate.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Ho gi\u00e0 mandato tutto a Paolo \u00bb disse Barbara.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Hai fatto bene \u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>In quel momento dalle scale apparve Tommaso, seguito silenziosamente da Kociss. Non lo perdeva mai di vista, sollecito e discreto come l\u2019attendente di un generalissimo sudamericano.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Ehil\u00e0 \u00bb disse Tommaso.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Ciao tesoro \u00bb gli rispose Barbara.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Ti ho versato un po\u2019 di latte d\u2019avena \u00bb disse Davide.<\/p>\n\n\n\n<p>Tommaso apr\u00ec la tasca superiore dello zaino, trov\u00f2 il cellulare, sfior\u00f2 lo schermo e si mise ad analizzare le conseguenze del suo diteggiare sfoggiando il repertorio di microespressioni insoddisfatte che esibiva da un po\u2019. Quindi si avvicin\u00f2 alla penisola, si sedette e pos\u00f2 il telefono accanto alla scodella, infilando le dita nella confezione aperta di fette biscottate.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Non ti lavi le mani? \u00bb disse Barbara.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Ho appena fatto di sopra \u00bb rispose Tommaso. Poi allung\u00f2 un braccio, prese il barattolo di marmellata, ne controll\u00f2 l\u2019etichetta e lo rimise dov\u2019era.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Dove vai oggi? \u00bb gli chiese Davide.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab A casa di Marco \u00bb rispose lui, inzuppando una fetta biscottata nel latte. \u00ab Con l\u2019autobus \u00bb puntualizz\u00f2, prevenendo l\u2019arrivo di una probabile istanza paterna di chiarimento.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Chi c\u2019\u00e8 con te? \u00bb disse Barbara.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Matteo. Anna. Claudio. Forse il Penna. Francesca. Giorgio. Forse Lenny \u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Barbara scocc\u00f2 un\u2019occhiata a suo marito. Lenny? chiese, senza emettere suoni. Lui scroll\u00f2 le spalle, come a dire che aveva rinunciato da un pezzo a investigare le bizzarrie onomastiche della cerchia di Tommaso.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Posso accompagnarti io \u00bb disse. \u00ab La villa dei Callipo non \u00e8 lontana dall\u2019ospedale \u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Se vuoi \u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Prendo il caff\u00e8, mi vesto e sono pronto \u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Non ho fretta \u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Io s\u00ec \u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Kociss attendeva ai suoi piedi, seduto sulle zampe posteriori, con aria docile e lievemente immusonita. Aveva un carattere talmente speculare a quello di Epaminonda da rendere la loro consanguineit\u00e0 quasi implausibile. A un tratto spicc\u00f2 un salto fulmineo, atterr\u00f2 con un piccolo tonfo sulle cosce del suo padroncino e gli si acquatt\u00f2 sui jeans.<\/p>\n\n\n\n<p>La caffettiera cominci\u00f2 a gorgogliare.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Tu che fai a pranzo? \u00bb domand\u00f2 Davide a Barbara.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Non lo so. Perch\u00e9? \u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Mi piacerebbe provare quel ristorantino in viale Puccini di cui parlano tutti benissimo. Mi raggiungi l\u00ec? Qualcosa che ti piace lo troviamo \u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Perch\u00e9 no? \u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi si rivolse a Tommaso.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Vieni anche tu, tesoro? \u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Non lo so \u00bb disse lui. \u00ab A che ora sarebbe? \u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Dipende da tua madre. Per me dopo l\u2019una va bene \u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Nel pomeriggio devo passare dai miei \u00bb disse Barbara.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Ma ho detto a mamma per le tre e mezza. Tempo sufficiente per un pranzo di nozze \u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab E pranzo di nozze sia \u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Mezz\u2019ora dopo, Davide e Tommaso salirono a bordo della BMW. Il cancello elettrico scivol\u00f2 sulla rotaia con un sussurro un po\u2019 meno leggiadro del solito. Davide diede un\u2019occhiata alla facciata della villetta: Barbara aveva pronosticato che entro fine anno avrebbero dovuto sottoporla a una blanda manutenzione, ma il cigolio del cancello sembrava vaticinare l\u2019imminenza di un intervento conservativo pi\u00f9 generalizzato e costoso. A quanto ne sapeva Davide, la casa, di due piani, era stata la prima in tutta Lucca realizzata completamente in legno. Meno di una settimana dopo aver scoperto di essere incinta, infatti, Barbara aveva trascinato suo marito da una societ\u00e0 di edilizia alternativa. Avevano consultato cataloghi di case prefabbricate: lussuose, ecosostenibili, dotate di ogni confort, ma senza il fardello dei sensi di colpa da eccesso di capricci esauditi a spese del pianeta. Sulle pubblicazioni in patinata lucida si stagliava imperioso l\u2019acronimo NZEB, Nearly Zero Emission Building. Loquace e fidente, Barbara memorizzava ogni dettaglio. Davide sbatteva le palpebre, a braccia conserte, nella diffidenza dell\u2019uomo di scienza davanti al sovvertimento di precetti inveterati.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019idea di andare a vivere in una casa di legno, come il sopravvissuto a una calamit\u00e0 naturale, lo atterriva.<\/p>\n\n\n\n<p>Appena sposati si erano sistemati a casa dei suoi, al piano superiore di una cupa dimora sulle colline a nordest della citt\u00e0. Poi avevano concepito Tommaso, e Barbara aveva preteso, con volitiva dolcezza, di affrancarsi dalla tutela dei suoceri e stabilirsi in un appartamentino in centro.<\/p>\n\n\n\n<p>Non era solo la tetraggine dell\u2019architettura a turbarla: da qualche tempo l\u2019armonia familiare era scossa dallo scontro ideologico in atto tra Davide e suo padre \u2013 anch\u2019egli neurochirurgo \u2013 il cui pretesto edipico era stata l\u2019epocale diatriba tra localizzazionisti e plasticisti.<\/p>\n\n\n\n<p>Barbara aveva appena cominciato a occuparsi di logopedia, materia il cui interesse per la comprensione approfondita dei meccanismi cerebrali era poco meno che accessorio: non c\u2019era bisogno di una teoria unificata della neurologia per insegnare a un bambino come eliminare un difetto di pronuncia. Ma aveva letto Sacks, e qualcosa di Kandel, e voleva capire se la voragine dottrinale tra marito e suocero fosse davvero incolmabile.<\/p>\n\n\n\n<p>Una sera Davide guardava distrattamente la TV. Lei si avvicin\u00f2 e gli chiese di chiarirle il problema.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Be\u2019, i primi studiosi credevano che ogni funzione fosse localizzata in una determinata zona del cervello, fissa e immutabile \u00bb le spieg\u00f2 lui, stirandosi. \u00ab Finch\u00e9 si \u00e8 scoperto che ognuna di quelle zone, se necessario, pu\u00f2 surrogare il lavoro delle aree vicine: il cervello \u00e8 quindi plastico, mutevole, adattativo. Peccato che mio padre faccia ancora spallucce<\/p>\n\n\n\n<p>quando sente certi discorsi \u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab E ti sembra un buon motivo per tenergli il muso? \u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab \u00c8 lui che lo tiene a me \u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Poco dopo avevano affittato un appartamento al secondo dei tre piani di un edificio in via Sant\u2019Andrea. Al piano superiore c\u2019era una famiglia con quattro figli, a quello inferiore due adorabili anziani: tutti impegnati a saturare di rumore porzioni di giornata cos\u00ec rigorosamente ripartite da sembrare assegnate nel corso di apposite riunioni di condominio. La mattina era il turno dei programmi pi\u00f9 desolanti del panorama televisivo nazionale, di cui i vecchietti erano appassionati esegeti. Il pomeriggio era invaso dalle grida dei bimbi al piano superiore, appassionatamente coadiuvati dal saltellante cucciolo di famiglia: un grosso cocker spaniel color miele, tonto e sovreccitato, che in deroga alle ripartizioni condominiali latrava o uggiolava a qualunque ora del giorno.<\/p>\n\n\n\n<p>Davide e Barbara avevano resistito fino all\u2019autunno del secondo anno. In estate, Barbara aveva ereditato dai nonni un piccolo terreno in via Tofanelli, a sud delle mura. Ed era stata lei, dopo alcuni sopralluoghi, a proporre a Davide di costruirci una casa in legno.<\/p>\n\n\n\n<p>In legno, s\u00ec: aveva capito bene. Ma con soluzioni tecniche innovative e un impatto energetico irrisorio.<\/p>\n\n\n\n<p>Un amico architetto, affiliato a una misteriosa congrega di utopisti della bioedilizia, aveva gi\u00e0 abbozzato un progetto: due piani, il porticato inferiore foderato di glicine, una Jacuzzi per quattro sul lastrico solare. E gli abitanti delle case intorno? Tenuti a distanza da un giardino di salici e ulivi, pietre nere e trifogli, al punto da destituire quasi completamente di senso il termine \u00ab vicini di casa \u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Altro che cocker, bimbi irrequieti e telequiz.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine Davide aveva detto di s\u00ec, anche se a malincuore.<\/p>\n\n\n\n<p>A che serviva diventare un professionista da centomila euro l\u2019anno se doveva vivere in una specie di palafitta come un indigeno degli arcipelaghi polinesiani?<\/p>\n\n\n\n<p>Tommaso estrasse una dispensa ciclostilata dallo zaino che teneva tra i piedi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Cos\u2019\u00e8? \u00bb chiese Davide.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Appunti \u00bb rispose lui. \u00ab Per una ricerca che abbiamo consegnato sabato \u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Credevo che la scuola fosse finita \u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Finisce dopodomani \u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab In tempo per il grande evento. Sei carico? \u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Non lo so. Dovrei? \u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Erano fermi a un semaforo e Davide gli lanci\u00f2 un\u2019occhiata.<\/p>\n\n\n\n<p>Suo figlio era impegnato a grattare via qualcosa dalla pelle color champagne della porzione di sedile sotto la sua coscia: un ragazzo timido, fenomenale a scuola, appassionato di astronomia, che stava lentamente emergendo da un periodo complicato dopo un trascurabile episodio di pseudosovversione giovanile \u2013 una delle tante, esili ordalie che cadenzano lo sviluppo di un adolescente occidentale.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Alla tua et\u00e0 \u00bb gli disse \u00ab non ci avrei dormito la notte. Gli Aerosmith. Ti rendi conto? \u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Dormo gi\u00e0 abbastanza male, grazie \u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab \u201cRolling Stone\u201d li ha inseriti al cinquantanovesimo posto dei cento migliori artisti di sempre&nbsp;\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Solo al cinquantanovesimo? \u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab D\u2019accordo. Ma Steven Tyler \u00e8 stato votato icona musicale di tutti i tempi. Di tutti i tempi. Pi\u00f9 di Elvis. Di Freddie Mercury. Di Bono Vox. Di John Lennon \u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Chi \u00e8 Elvis? \u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Davide lo fiss\u00f2, vagamente perplesso. Tommaso era in quella fase della vita in cui sembra evidente che l\u2019unico modo di contenere l\u2019incremento di pretese di cui gli adulti diventano famelici latori, appena ratificano che la tua infanzia \u00e8 terminata, \u00e8 opporre disinteresse a ogni questione apertamente secondaria. Fase che a Davide non era capitato di sperimentare: per tutta la giovinezza non aveva fatto altro che accogliere con gratitudine ogni stimolo possibile.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ancora ricordava lo sgomento nell\u2019apprendere, giovane matricola, una di quelle informazioni inverificabili che per qualche giorno sono fonte di una meravigliata repulsione tra gli studenti del primo anno: il mondo che percepiamo \u00e8 un\u2019illusione, aveva detto il professore di embriologia.<\/p>\n\n\n\n<p>I fiori, gli alberi, il cielo, le nuvole, gli oceani, le case, le auto, i libri, gli animali, il viso dei genitori o della donna amata non sono veri : o almeno, non nella forma che riteniamo essere tale. Il mondo \u00e8 un\u2019architettura cinerea e silenziosa di molecole prive di colore, odore, sapore e temperatura, da cui ogni cervello umano plasma la sua realt\u00e0 attraverso potenziali elettrici deputati a creare sensazioni completamente diverse dalla livida e concreta sostanza dei fatti.<\/p>\n\n\n\n<p>La BMW si era inerpicata lungo una breve salita. A met\u00e0 di un lungo muro di mattoni videro una cancellata.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Ci vediamo al ristorante \u00bb disse Davide mentre Tommaso apriva la portiera. \u00ab Viale Puccini, civico 1524 \u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Civico 1524 \u00e8 il nome? \u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab No. \u00c8 il civico \u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab E il nome? \u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Non me lo ricordo \u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Tommaso si iss\u00f2 lo zaino sulla spalla sinistra. Davide lo osserv\u00f2 procedere verso il cancello, lievemente ingobbito, come ancora intorpidito dalle recenti mutazioni del suo corpo. Un piccolo intoppo nei suoi sincronismi ormonali aveva ritardato di un anno l\u2019avvio della maturit\u00e0 sessuale, con il suo imbarazzante corredo di baffetti, dolori articolari, ptosi del timbro vocale, fitte ai testicoli e acute esalazioni androgene da ogni confluenza di arti. Dalla fine di quell\u2019esperienza Tommaso intratteneva una relazione estremamente cauta e formale con se stesso, come temesse altre spiacevoli sorprese.<\/p>\n\n\n\n<p>Cinque minuti dopo Davide arriv\u00f2 nel parcheggio riservato dell\u2019ospedale.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019auto di Martinelli non c\u2019era.<\/p>\n\n\n\n<p>Meglio cos\u00ec, si disse. Spense il motore e alz\u00f2 gli occhi sulla facciata.<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019apice della scalinata una porta circolare orbitava pigra su se stessa: da quando lavorava a Campo di Marte, Davide non aveva mai visto interrompersi la sua torpida rivoluzione.<\/p>\n\n\n\n<p>Prese la borsa e usc\u00ec dall\u2019auto.<\/p>\n\n\n\n<p>A partire da una determinata disposizione d\u2019animo, pens\u00f2, qualunque simbolismo risuona come un lugubre rintocco nelle segrete del nostro spirito.<\/p>\n\n\n<section class=\"dive print-block my-16\" style=\"background-color:#010617;\">\n\t<div class=\"wrapper\">\n\t\t<div class=\"container mx-auto \">\n\t\t\t<div class=\"row flex flex-wrap relative pt-6 pb-16 lg:py-8\">\n\t\t\t\t<div class=\"col w-full xl:ml-1\/10\n\t\t\t\t\t md:w-2\/5 xl:w-2\/5 \t\t\t\t\t\">\n\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/3466.eu\/it\/\" style=\"color:#FFFFFF;\" class=\"font-display font-normal text-4xl leading-9 mb-5 text-white no-underline\">\n\t\t\t\t\t\t3466\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<div style=\"color:#FFFFFF;\" class=\"text-base leading-none font-sans\">\n\t\t\t\t\t\t\t<p>Il primo premio letterario che riconosce, ogni anno, una grande narrazione europea.<\/p>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"mt-12 dive-list\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a  style=\"color:#a29b96;\" class=\"no-underline block border-t border-grey-darker py-2 flex\"\n\t\t\t\t\t\t\t\t   href=\"https:\/\/3466.eu\/it\/candidati\/\"><span class=\"font-sans font-semibold pr-4\">\u2192<\/span> Candidati 2022<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a  style=\"color:#a29b96;\" class=\"no-underline block border-t border-grey-darker py-2 flex\"\n\t\t\t\t\t\t\t\t   href=\"https:\/\/3466.eu\/it\/giuria\/\"><span class=\"font-sans font-semibold pr-4\">\u2192<\/span> Giuria<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a  style=\"color:#a29b96;\" class=\"no-underline block border-t border-grey-darker py-2 flex\"\n\t\t\t\t\t\t\t\t   href=\"https:\/\/3466.eu\/it\/\"><span class=\"font-sans font-semibold pr-4\">\u2192<\/span> Il Premio<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<div style=\"color:#FFFFFF;\" class=\"dive-footer font-sans text-xs border-t border-grey-darker py-2 leading-4\">\n\t\t\t\t\t\t\t<p>Jury du Prix : Giuliano da Empoli, Nora Bossong, Andrea Marcolongo, Achille Mbembe, Barbara Cassin, Patrick Boucheron, Galyna Dranenko, Alberto Manguel et Agata Tuszy\u0144ska<\/p>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\n\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"col w-full md:w-3\/5 xl:w-2\/5  md:px-0 relative overflow-hidden mt-8 md:mt-0 macron-img\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t<a class=\"!absolute !bg-none w-full h-full pin-t pin-l\" href=\"https:\/\/3466.eu\/it\/\" class=\"no-underline\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<img decoding=\"async\" style=\"object-fit: contain; width: 100%; height: 100%;\" src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/12\/MB-009-990x659.jpg\" \/>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a> \n\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\n\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t<\/div>\n<\/section>\n\n\n\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">31<\/h2>\n\n\n\n<p>Trov\u00f2 una vecchia camicia di ricambio nell\u2019armadietto dello spogliatoio. Si sfil\u00f2 con cautela la maglietta e controll\u00f2 la fasciatura. Poi si vest\u00ec, si pettin\u00f2 e usc\u00ec per raggiungere l\u2019ufficio.<\/p>\n\n\n\n<p>Aggir\u00f2 la scrivania e si lasci\u00f2 cadere sulla sedia.<\/p>\n\n\n\n<p>Pieg\u00f2 ad angolo retto le braccia, le pos\u00f2 sul tavolo e adagi\u00f2 la fronte sul polso della mano sinistra. Chiuse gli occhi per un paio di minuti. La testa continuava a inviargli piccoli segnali di protesta. Non aveva idea di dove fosse il suo cellulare, e non era abbastanza lucido da scovare una modalit\u00e0 alternativa per recuperare il numero di Diego.<\/p>\n\n\n\n<p>In quel momento squill\u00f2 il telefono.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Ho sentito pronto soccorso, chirurgia e terapia intensiva \u00bb disse Lucio. \u00ab Il tuo amico non c\u2019\u00e8. Forse \u00e8 al San Luca, o al Cisanello \u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Davide chiam\u00f2 il centralino e si fece passare il primo ospedale. Chiese di parlare con chirurgia, e una voce femminile gli pass\u00f2 il reparto. Al quindicesimo squillo non aveva ancora risposto nessuno. La chiamata rimbalz\u00f2 al centralino. La ragazza disse laconicamente che dovevano essere tutti molto occupati.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Immagino \u00bb comment\u00f2 lui.<\/p>\n\n\n\n<p>Ripet\u00e9 la procedura con il Cisanello di Pisa e stavolta chirurgia rispose. Il dottore disse che l\u2019unico con ferite da taglio arrivato nelle ventiquattr\u2019ore precedenti era un barista che si era affettato due falangi la sera prima: quasi tutti i feriti da piazza Napoleone, gli spieg\u00f2 un po\u2019 pedantemente, avevano le tipiche conseguenze da evento traumatico di massa \u2013 ematomi, fratture, schiacciamenti e un paio d\u2019infarti. Ma nessun accoltellato.<\/p>\n\n\n\n<p>Davide riattacc\u00f2. Intrecci\u00f2 le dita davanti alla fronte, chiuse di nuovo gli occhi e si mise a riflettere. Poi afferr\u00f2 di nuovo la cornetta, e si sorprese a ricordare a memoria il numero di una compagnia di taxi che non usava quasi mai.<\/p>\n\n\n\n<p>Il sole era sorto da poco. Diede un\u2019occhiata al piazzale dal pianerottolo delle scale di servizio.<\/p>\n\n\n\n<p>La folla era imponente. Davanti all\u2019ingresso un gruppo di cameramen, le cineprese in spalla, chiacchieravano in attesa dei collegamenti mattutini con i rispettivi notiziari. Poco lontano, un agente scriveva qualcosa chinato sul cofano di un\u2019auto con i lampeggianti accesi.<\/p>\n\n\n\n<p>Davide scese lentamente fino a uno degli ingressi riservati ai fornitori.<\/p>\n\n\n\n<p>Ancora prima di uscire vide Massimo Lenci. Era seduto sul muretto del giardino, con un mozzicone spento tra le dita e lo sguardo fisso su una porzione di muro priva di apparenti motivi di indagine o interesse.<\/p>\n\n\n\n<p>Davide si immobilizz\u00f2 sulla soglia.<\/p>\n\n\n\n<p>Massimo si volt\u00f2 e si accorse di lui. I suoi lineamenti parvero deformarsi in un impeto di sentimenti repressi \u2013 la bocca semiaperta, gli occhi socchiusi, il fremito della pappagorgia \u2013, ma erano solo i preparativi di uno sbadiglio che abort\u00ec nell\u2019istante in cui cap\u00ec chi aveva davanti.<\/p>\n\n\n\n<p>Si fissarono senza ostilit\u00e0. Negli occhi del suo vicino, Da vide intu\u00ec le stesse cose che sentiva nei suoi. Stanchezza, afflizione, lo sforzo insostenibile di recuperare il piccolo gregge di certezze disperso nella nebbia di quella notte.<\/p>\n\n\n\n<p>Massimo torn\u00f2 con lo sguardo all\u2019angolo di muro di poco prima.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Carlos ha visto ogni cosa \u00bb disse. \u00ab Mi ha detto che \u00e8 stato mio figlio a combinare tutto il casino \u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Davide non riusc\u00ec a trattenersi dall\u2019annuire.<\/p>\n\n\n\n<p>Massimo rimase in silenzio per un po\u2019.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Ha cominciato a comportarsi in modo strano quando aveva otto o nove anni \u00bb disse alla fine.<\/p>\n\n\n\n<p>Gett\u00f2 la sigaretta davanti a s\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Piccoli atti di autolesionismo, soprattutto. Rubava le mie lamette da barba e ci si tagliuzzava le dita, oppure si bruciacchiava i polpastrelli con i fiammiferi. Poi si \u00e8 messo a picchiare i compagni di classe, e per <em>picchiare <\/em>intendo far male, non spintoni e tirate di capelli. Mordeva dita e orecchie, rifilava cazzotti, stringeva colli. Sua madre dava la colpa a me: diceva che era il mio atteggiamento a eccitare il tipico istinto violento maschile. Ma per me, nel comportamento di mio figlio, non c\u2019era quasi niente di tipico. I suoi erano rancori intensi, irrazionali. Era come se per lui il tempo non esistesse: a dodici anni soffriva ancora per i torti sub\u00ecti dai compagni delle elementari. Alla fine convinsi mia moglie a portarlo da uno psicologo. Ci disse che Giovanni aveva una forma insolitamente grave di&#8230; disturbo<\/p>\n\n\n\n<p>oppositivo provocatorio. Mi pare si chiami cos\u00ec \u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Si guard\u00f2 le mani.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Dato che il problema peggiore era l\u2019incapacit\u00e0 di gestire la rabbia, diede al ragazzo dei farmaci, e a noi due qualche consiglio per rasserenare il clima domestico. Per un po\u2019 le cose andarono meglio: niente pi\u00f9 lamette e fiammiferi, e soprattutto niente botte a scuola. Anche se il prezzo da pagare era vedere mio figlio perennemente intontito dai farmaci. Alla fine di quell\u2019anno sua madre se ne and\u00f2 di casa per seguire in Australia un allevatore di tori. Giovanni si attacc\u00f2 a me in modo morboso. Cominciai a portarmelo dietro ovunque. Una sera d\u2019estate mi misi a giocare a carte in un bar con un balordo che conoscevo di vista. Giovanni era in veranda, mezzo addormentato sul dondolo. Io e quel tipo iniziammo a litigare. Non so bene perch\u00e9. Cominciammo a insultarci, a spintonarci, finch\u00e9 quel bastardo prese la bottiglia e me la spacc\u00f2 in testa. Il sangue mi colava sulla faccia. Non lo vidi arrivare, mio figlio. E non vidi che aveva in mano un cavatappi \u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Si pos\u00f2 le mani sulla testa.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Colp\u00ec l\u2019uomo alla gola. Lo guardai cadere per terra. Vidi il sangue schizzargli dal collo. Non riesco a dimenticare la sua espressione mentre Giovanni gli montava sul petto e continuava a colpirlo. Alle braccia, alle spalle. Non si sarebbe fermato. Avrebbe continuato fino a ucciderlo. Ci fiondammo in tre su di lui. Prima di riuscire a bloccarlo mi beccai un paio di fendenti alla mano \u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Chiuse gli occhi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Risarcire quell\u2019uomo mi \u00e8 costato quasi tutto quello che avevo. Giovanni lo hanno spedito in una comunit\u00e0 psichiatrica. Sono andato da lui ogni marted\u00ec e venerd\u00ec degli ultimi quattro anni. Sua madre non ha mai smesso di scrivergli. Gli mandava libri sull\u2019Australia, vestiti, piccoli regali. L\u2019ultima volta gli ha spedito quel boomerang \u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Apr\u00ec gli occhi e rialz\u00f2 il busto.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab I medici della comunit\u00e0 mi avevano assicurato che il suo disturbo era diventato gestibile \u00bb disse. \u00ab In pratica usando le stesse parole dello psicologo \u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Alz\u00f2 lo sguardo su Davide.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Non \u00e8 un peccato che di queste previsioni sballate finisca sempre per pagare il prezzo qualcun altro? \u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019era una pena sincera, sul suo viso.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab A questo punto dimmelo tu, dottore. Che ne sar\u00e0 di mio figlio quando uscir\u00e0 dal coma? Non posso scappare per sempre. Come riusciremo a contenere la sua rabbia? Come faremo a salvarlo da se stesso? A salvarci da quello che abbiamo risvegliato dentro di lui? \u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Il taxi lo aspettava all\u2019incrocio di via Borgognoni.<\/p>\n\n\n\n<p>In un cassetto della scrivania aveva recuperato le quattro banconote da venti che teneva di riserva nel caso avesse dimenticato soldi e carta di credito a casa. Si chiese se la sera precedente fosse uscito senza portafogli, oppure se dovesse considerarlo perduto insieme al cellulare: portafogli, peraltro, del quale non ricordava forma, materiale e dimensioni, tanto che in taxi pass\u00f2 almeno cinque minuti a cercare di ricostruirne induttivamente la storia. Decise di attendere quarantott\u2019ore prima di preoccuparsi del persistere di quei vuoti di memoria.<\/p>\n\n\n\n<p>Il tassista lo lasci\u00f2 in via di Moriano.<\/p>\n\n\n\n<p>Svolt\u00f2 nella piccola e anonima via laterale e vide la Golf di Diego a una cinquantina di metri dal monastero.<\/p>\n\n\n\n<p>La portiera spalancata amplific\u00f2 all\u2019istante la sua angoscia. Aument\u00f2 l\u2019andatura, reprimendo la tentazione di mettersi a correre solo perch\u00e9 era troppo debole. Rimorsi assortiti sbatacchiavano dentro di lui a ogni passo. Quasi si tuff\u00f2 nell\u2019abitacolo. Era certo di trovare Diego riverso sui sedili: ferito, o pi\u00f9 probabilmente morto, con il coltello ancora nel ventre.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma in macchina non c\u2019era nessuno.<\/p>\n\n\n\n<p>Il sedile era zuppo di sangue. Vide altre macchie di liquido scuro sull\u2019asfalto, sotto i suoi piedi. Diego doveva essere rimasto l\u00ec alcuni secondi per recuperare le forze, riflettendo su qualche oscura questione.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 non si era precipitato in ospedale? Forse non aveva giudicato la ferita cos\u00ec grave da meritare l\u2019intervento di un medico? L\u2019ipotesi gli sembr\u00f2 traballante nell\u2019attimo stesso in cui la formulava. Chi avrebbe pensato un\u2019assurdit\u00e0 del genere con un coltello piantato nell\u2019addome?<\/p>\n\n\n\n<p>Lasci\u00f2 la macchina e zoppic\u00f2 verso il monastero, gli occhi fissi sul macabro sgocciolio che imbrattava la strada. A met\u00e0 dello steccato c\u2019era un altro piccolo assembramento di gocce, come se Diego si fosse fermato una seconda volta.<\/p>\n\n\n\n<p>Davide prosegu\u00ec fino al sentiero che collegava la strada all\u2019ingresso.<\/p>\n\n\n\n<p>E qui si blocc\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>La ghiaia era immacolata.<\/p>\n\n\n\n<p>Non una sola traccia di sangue fino al portone.<\/p>\n\n\n\n<p>Com\u2019era possibile? L\u2019emorragia era visibilmente diminuita, ma gli sembrava improbabile che fosse cessata di colpo.<\/p>\n\n\n\n<p>Alz\u00f2 gli occhi verso il bosco.<\/p>\n\n\n\n<p>E se Diego avesse proseguito fin l\u00ec?<\/p>\n\n\n\n<p>Non aveva senso, ma controllare non gli costava nulla.<\/p>\n\n\n\n<p>Fece un paio di metri e not\u00f2 una goccia solitaria. S\u2019inginocchi\u00f2 a studiarla come uno scout indiano.<\/p>\n\n\n\n<p>Era sangue.<\/p>\n\n\n\n<p>Si rialz\u00f2 e procedette fino al confine fra strada e prato.<\/p>\n\n\n\n<p>Fiss\u00f2 la radura. Il declivio gli forniva una visuale vantaggiosa, ma l\u2019erba era troppo alta per riuscire a notare la presenza di qualcuno.<\/p>\n\n\n\n<p>Ammesso che l\u00ec in mezzo ci fosse qualcuno.<\/p>\n\n\n\n<p>Continuava a non capacitarsi delle azioni di Diego. Tornare a casa non era un atto completamente irrazionale: per quanto contorta e residuale fosse, era la logica elementare di un animale ferito. Ma trascinarsi in un bosco oltrepassava ogni sua facolt\u00e0 d\u2019immedesimazione.<\/p>\n\n\n\n<p>S\u2019incammin\u00f2 nella radura.<\/p>\n\n\n\n<p>In certi punti l\u2019erba era alta almeno mezzo metro, o persino di pi\u00f9. Minuscole gocce di rugiada brillavano al sole che presto le avrebbe assunte a s\u00e9. Davide prosegu\u00ec con una strana calma, guardandosi intorno. L\u2019odore di terra e di vari tipi di fiori gli riempiva le narici. Aveva l\u2019impressione che l\u2019erba serbasse la traccia del passaggio di qualcuno, una scriminatura appena accennata, la violazione delle delicate proporzioni di spazio ed equilibrio tra uno stelo e l\u2019altro.<\/p>\n\n\n\n<p>A un tratto s\u2019imbatt\u00e9 in una larga zona di vegetazione che pareva essere stata compressa da qualcosa con la forma approssimativa di un corpo umano. A met\u00e0 della sagoma c\u2019era una grossa macchia di liquido assorbito dal terreno.<\/p>\n\n\n\n<p>Stavolta non si chin\u00f2 a esaminarla.<\/p>\n\n\n\n<p>Brulicava di formiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Riprese a camminare, cercando di ignorare lo sciabordio della marea di presagi che sentiva montare dentro di s\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p>Oltrepass\u00f2 i primi alberi e si addentr\u00f2 nel bosco. Il rumore del fiume rimbalzava sulle chiome dei pioppi in uno scroscio delicato. Privata della munificenza del sole, l\u2019erba l\u00ec sotto era molto pi\u00f9 rada e bassa.<\/p>\n\n\n\n<p>In meno di un minuto giunse alla riva. Si concesse pochi secondi di silenziosa contemplazione di quell\u2019angolo edenico. Da un argine all\u2019altro c\u2019erano almeno sei metri. Pens\u00f2 che Diego non avrebbe avuto la forza, n\u00e9 alcuna presumibile ragione, di raggiungere la sponda opposta: quindi si mise a osservare con attenzione il terreno, in cerca di tracce. Dopo un po\u2019 not\u00f2 due minuscole macchie di sangue accanto a un piccolo avvallamento dell\u2019erba.<\/p>\n\n\n\n<p>Il suo amico doveva essersi seduto o inginocchiato l\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>E poi?<\/p>\n\n\n\n<p>S\u2019inginocchi\u00f2 anche lui, come un medico forense sulla scena del crimine. Si pieg\u00f2 su un fianco per avere una prospettiva pi\u00f9 accurata della riva a destra, poi ripet\u00e9 l\u2019operazione per il lato sinistro.<\/p>\n\n\n\n<p>Niente.<\/p>\n\n\n\n<p>Si alz\u00f2 e prosegu\u00ec l\u2019ispezione per una ventina di metri in entrambe le direzioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Ancora niente. Non c\u2019erano altre tracce.<\/p>\n\n\n\n<p>Quindi si mise a verificare che non ci fosse erba importunata da passi umani in un raggio ancora pi\u00f9 ampio, sperando che le sue capacit\u00e0 d\u2019indagine fossero sufficienti a enucleare un indizio cos\u00ec fraintendibile. Pass\u00f2 i dieci minuti successivi a esplorare buona parte della riva, ma non trov\u00f2 nulla di insolito: l\u2019unico dettaglio straniante fu la curiosa sensazione di essere osservato \u2013 una specie di fremito alla nuca che ogni tanto lo spingeva a voltarsi.<\/p>\n\n\n\n<p>Per un attimo consider\u00f2 l\u2019eventualit\u00e0 di allontanarsi dal fiume e setacciare almeno una parte dell&#8217;estremit\u00e0 meridionale del bosco, ma sospettava di essere troppo debole per un\u2019impresa del genere.<\/p>\n\n\n\n<p>Cosa poteva fare?<\/p>\n\n\n\n<p>Il mal di testa era sfumato in una serie di lente pulsazioni regolari, che lo lasciavano pensare con un po\u2019 pi\u00f9 di lucidit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019unica soluzione era tornare al monastero e chiedere aiuto.<\/p>\n\n\n\n<p>Quindi si diresse fino al punto nel quale aveva supposto che Diego si fosse seduto. Da l\u00ec guard\u00f2 il fiume.<\/p>\n\n\n\n<p>Si chiese quanto fosse profondo in quel tratto.<\/p>\n\n\n\n<p>Abbastanza, si rispose.<\/p>\n\n\n\n<p>Si gir\u00f2 e cominci\u00f2 a camminare pi\u00f9 in fretta che poteva, cercando di ignorare le implicazioni pi\u00f9 indicibili e dolorose di quella parola.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu un giovane monaco ad aprirgli la porta. Aveva i capelli rasati, i piedi nudi, l\u2019abbigliamento paramilitare e la stessa compostezza profusa dall\u2019uomo che l\u2019aveva accolto la prima volta. Il quale \u2013 se il livello di ascesi era proporzionale all\u2019inespressivit\u00e0 \u2013 doveva essere il <em>roshi<\/em>, il maestro. Il giovane ascolt\u00f2 in silenzio la sua storia, scrutandolo da capo a piedi per trovare conferma alle assurdit\u00e0 appena proferite. Poi, quando intu\u00ec che le parole e l\u2019aspetto allucinato dell\u2019uomo configuravano una spaventosa attendibilit\u00e0, corse dai suoi confratelli.<\/p>\n\n\n\n<p>Che un minuto dopo si precipitarono fuori.<\/p>\n\n\n\n<p>Erano in otto. Due di loro si avvicinarono alla macchina di Diego e ne osservarono l\u2019interno con piccoli cenni costernati del capo. Pochi secondi ancora, e dal monastero sbuc\u00f2 il <em>roshi<\/em>. Salut\u00f2 Davide congiungendo le mani e avvicinando il naso alla punta delle dita: disse solo che aveva provveduto a chiamare la polizia, poi s\u2019incammin\u00f2 con piglio deciso verso il bosco. I suoi discepoli lo seguirono allargandosi a ventaglio per buona parte dell\u2019ampiezza del prato.<\/p>\n\n\n\n<p>Davide si disse che avrebbe dovuto aiutarli. Ma non aveva il coraggio di contemplare il cadavere dell\u2019uomo che aveva salvato la vita di Tommaso a prezzo della sua.<\/p>\n\n\n\n<p>S\u2019incammin\u00f2 verso via di Moriano. Quello che avrebbe fatto sarebbe stato raggiungere a piedi il primo bar e chiamare un taxi perch\u00e9 venisse a prenderlo il pi\u00f9 in fretta possibile.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">32<\/h2>\n\n\n\n<p>Arriv\u00f2 in ospedale un\u2019ora dopo.<\/p>\n\n\n\n<p>Entr\u00f2 dallo stesso ingresso dal quale era uscito poco dopo l\u2019alba di quella mattina. Guard\u00f2 in basso dalla finestra del primo piano. La folla era aumentata.<\/p>\n\n\n\n<p>Ripens\u00f2 alle formiche che estraevano nutrienti dal sangue sul terreno.<\/p>\n\n\n\n<p>Sal\u00ec fino a neurologia. Entr\u00f2 nello spogliatoio e si diresse all\u2019armadietto. Si tolse la camicia e controll\u00f2 di nuovo la fasciatura. Sul braccio sinistro erano apparsi graffi che in precedenza non aveva notato.<\/p>\n\n\n\n<p>I segni delle unghie di sua moglie.<\/p>\n\n\n\n<p>Si tolse le scarpe e indoss\u00f2 le Crocs da corsia, prese una t-shirt pulita e il piccolo beauty case dal ripiano superiore. Entr\u00f2 in bagno e si ras\u00f2 con cura, cercando di ignorare l\u2019uomo sottoposto a traumi multiformi che lo fissava dalla superficie riflettente. Si lav\u00f2 le ascelle con<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;qualche difficolt\u00e0 \u2013 non riusciva a sollevare il braccio destro senza avvertire una fitta alla spalla \u2013, s\u2019infil\u00f2 la maglietta e si pettin\u00f2. Poi si concesse una seconda panoramica allo specchio.<\/p>\n\n\n\n<p>Il problema erano gli occhi: aveva dormito con le lenti a contatto procurandosi un\u2019infiammazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Se le tolse e le gett\u00f2 nella tazza.<\/p>\n\n\n\n<p>Torn\u00f2 all\u2019armadietto e indoss\u00f2 il camice. Usc\u00ec dallo spogliatoio. Non vedeva quasi nulla. Dopo meno di venti passi incroci\u00f2 un\u2019infermiera che gli chiese come stava. Non riconobbe la sua voce e rispose alzando un pollice, senza fermarsi, poi affrett\u00f2 il passo per non incappare in altri imbarazzi da omessa identificazione. Entr\u00f2 in ufficio e si mise a rovistare nel cassetto della scrivania. Trov\u00f2 un vecchio paio di occhiali da vista fotocromatici, li estrasse dall\u2019astuccio e si alz\u00f2. Si avvicin\u00f2 alla finestra e li espose alla luce fino a farli diventare della tonalit\u00e0 sufficiente a celare lo stato pietoso degli occhi.<\/p>\n\n\n\n<p>Li indoss\u00f2 e usc\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Incontr\u00f2 un collega che si blocc\u00f2 in mezzo alla corsia, atteggiando il viso a sollievo e sorpresa. Davide lo avvis\u00f2 con una scrollata di capo che non poteva fermarsi.<\/p>\n\n\n\n<p>Prese l\u2019ascensore e scese in terapia intensiva. Attravers\u00f2 il reparto e arriv\u00f2 alla penultima stanza.<\/p>\n\n\n\n<p>La 52.<\/p>\n\n\n\n<p>Pieri aveva parlato di un ragazzo in coma per un colpo alla testa.<\/p>\n\n\n\n<p>Se era in coma, quasi certamente era la stanza giusta.<\/p>\n\n\n\n<p>Apr\u00ec la porta.<\/p>\n\n\n\n<p>Giovanni era sdraiato sul letto, incosciente e intubato, con la testa posata su un cuscino occipitale da scarico. Un piccolo livido gonfio e scuro gli segnava la tempia sinistra.<\/p>\n\n\n\n<p>Sui polsi erano evidenti le ecchimosi di una torsione vigorosa e prolungata. La cannula gli spuntava dalle labbra, collegata al ventilatore meccanico che sospirava con enfasi alla sua sinistra.<\/p>\n\n\n\n<p>Davide si accomod\u00f2 sullo sgabello a due passi dal letto.<\/p>\n\n\n\n<p>Fiss\u00f2 il viso del ragazzo che aveva tentato di ucciderlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Che aveva spedito in rianimazione suo figlio.<\/p>\n\n\n\n<p>Che aveva ammazzato il suo amico.<\/p>\n\n\n\n<p>Il viso di un essere umano pazzo, irrimediabilmente pazzo, quindi presumibilmente incapace di arginare il tremendo Potere dentro di s\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p>Sarebbe sopravvissuto? Probabile. Il trauma gli avrebbe lasciato danni permanenti? Non ne aveva idea.<\/p>\n\n\n\n<p>In ogni caso non poteva fare molto per lui, che lo volesse o meno. Entro quella mattina le autorit\u00e0 avrebbero incrociato fatti e testimonianze e gli avrebbero impedito di vedere il ragazzo che aveva attentato alla sua vita. Da quel momento in poi, l\u2019unico modo di contribuire alla sua salvezza sarebbe stato immaginarne la morte.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma Davide non era sicuro di essere buono fino a quel punto.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo odiava?<\/p>\n\n\n\n<p>Riformul\u00f2: lo odiava al punto da desiderarne la morte?<\/p>\n\n\n\n<p>E se non si fosse limitato a <em>desiderarlo<\/em>?<\/p>\n\n\n\n<p>No, pens\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>Non sono un assassino.<\/p>\n\n\n\n<p>Non voglio fargli del male.<\/p>\n\n\n\n<p>Non ho mai voluto fare del male a nessuno in vita mia.<\/p>\n\n\n\n<p>Chin\u00f2 la testa e se la strinse tra le mani.<\/p>\n\n\n\n<p>(Giuro di non compiere mai atti idonei a provocare deliberatamente<\/p>\n\n\n\n<p>la morte di un paziente&#8230;).<\/p>\n\n\n\n<p>Ma&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8230; e se fosse uscito dal coma? Se una giuria gli avesse riconosciuto, di nuovo, l\u2019infermit\u00e0 mentale?<\/p>\n\n\n\n<p>Presto sarebbe tornato. Sarebbe tornato per vendicarsi di lui e di suo figlio.<\/p>\n\n\n\n<p>Oppure lo avrebbe dimenticato. Fino al giorno inevitabile in cui il residuato semisepolto della sua ira sarebbe deflagrato sulla testa di qualcun altro. Nessun dubbio sull\u2019intensit\u00e0 dello scoppio: le uniche incertezze erano legate a numero e identit\u00e0 delle vittime.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma lui non avrebbe mai patito le conseguenze delle sue azioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli sovvenne qualcosa che gli aveva raccontato Tommaso: ogni tanto, nell\u2019universo, una nana bianca esplodeva in un lampo di devastante fulgore elettromagnetico, annichilendo<\/p>\n\n\n\n<p>ogni altro corpo celeste attorno a s\u00e9 in un raggio di miliardi di chilometri, ma sopravvivendo alla sua stessa furia.<\/p>\n\n\n\n<p>Giovanni era qualcosa di simile.<\/p>\n\n\n\n<p>Era questa la vita che lo aspettava? Vivere nel timore di vederlo ricomparire? O nel rimorso di non averlo fermato?<\/p>\n\n\n\n<p>Davide si alz\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>No, si disse. Non posso permetterlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Sopprimerlo sarebbe stato di una semplicit\u00e0 disarmante. Avrebbe potuto iniettargli un po\u2019 di morfina, oppure manipolare il ventilatore meccanico fino ad abbassare la percentuale di saturazione, somministrandogli la lenta eutanasia della carbonarcosi.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019alternativa era uscire dalla stanza e illudersi che tutto sarebbe andato per il meglio.<\/p>\n\n\n\n<p>(Inammissibili. Entrambe le opzioni erano <em>semplicemente inammissibili<\/em>).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A quale inverosimile dilemma si era consegnato? Guard\u00f2 il profilo disegnato dalle cime degli alberi oltre la finestra, onde di sismografo verticillate nel cielo. Nessun dubbio che l\u2019epicentro del terremoto fosse in quella stanza. Guard\u00f2 la cannula che spuntava dalla bocca di Giovanni, come l\u2019amo di una grottesca lenza. Non aveva idea di quanto tempo sarebbe passato prima dell\u2019ingresso di un medico o di un infermiere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Fece un paio di passi indietro e si sedette ai piedi del letto.<\/p>\n\n\n\n<p>Non ne aveva idea, e in fondo non gli interessava.<\/p>\n\n\n\n<p>Il tempo non esisteva pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>Lontano, oltre le cime degli alberi, la finestra incorniciava il consueto panorama cittadino di mura medioevali e tetti color terracotta, le torri al centro del quadro.<\/p>\n\n\n\n<p>Davide aveva quasi l\u2019impressione di sentire la voce dei feriti dai piani inferiori, il tumulto dell\u2019emergenza rimbalzare sul contrafforte di suoni del piazzale. Chiuse gli occhi e rilass\u00f2 le spalle. Non riusciva a pensare a un momento pi\u00f9 inopportuno di quello per interrompere le comunicazioni con il mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Invece no, si disse. Va bene cos\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>La sua mente proiett\u00f2 una successione incoerente d\u2019immagini sul fondale rosato delle palpebre. La pineta di Camaiore. Il corpo di Tommaso sul selciato di piazza Napoleone. Epaminonda che uccideva una serpe nel giardino di casa. Il viso impassibile di Neil Tennant. I piedi nudi di Barbara. Una piramide azteca in mezzo agli alberi. La triste adunanza di gocce sull\u2019asfalto della via senza nome, che si sfioravano senza sovrapporsi.<\/p>\n\n\n\n<p>Inal\u00f2 a fondo e ripudi\u00f2 ogni pensiero, lasciandosi cullare dal sospiro del mondo. Non c\u2019era altro da fare.<\/p>\n\n\n\n<p>La vita \u00e8 una questione di giuste proporzioni.<\/p>\n\n\n\n<p>A un certo punto deve succedere. O sei illuminato, o non lo sei. O sei innamorato, o non lo sei. O sei pronto, o non lo sei.<\/p>\n\n\n\n<p>Si allung\u00f2 sul ragazzo e gli pos\u00f2 una mano sul petto.<\/p>\n\n\n\n<p>Tagliare o morire: non aveva alternative. Sent\u00ec di nuovo il brivido che gli aveva accarezzato la nuca sulla riva del fiume.<\/p>\n\n\n\n<p>Qualcuno mi sta guardando, si disse. Qualcuno testimonier\u00e0 che sto per rinnegare quello in cui ho sempre creduto.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora so che l\u2019universo \u00e8 infinito perch\u00e9 contiene tutto l\u2019odio generato dalla razza umana dall\u2019inizio dei tempi. Questo \u00e8 ci\u00f2 che siamo. Questa \u00e8 la sostanza di cui siamo fatti: sangue, furore e detriti di sogni al confine tra sonno e veglia.<\/p>\n\n\n\n<p>Dominare la violenza o esserne dominati. Toglietemi di dosso l\u2019epitelio della civilt\u00e0 fino a esporre il sembiante scorticato del mio vero io. Non sono pi\u00f9 solo un medico seduto al capezzale di un ragazzo. Sono il figlio prediletto della foresta e del fiume. Sono il nucleo ribollente di Potere acquattato nelle tenebre in attesa di emergerne. Sono l\u2019uomo con gli occhi chiusi, e medito sul tremendo koan oltre il quale sapr\u00f2 se sono capace di uccidere per salvare me stesso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fino a sabato, pubblichiamo ogni giorno in anteprima brani tratti dai cinque romanzi finalisti del <a href=\"https:\/\/3466.eu\/it\/\"\/>Premio Grand Continent<\/a>, che saranno presentati domenica 18 dicembre a 3466 metri, nel cuore del massiccio del Monte Bianco. Oggi, vi proponiamo alcuni estratti del romanzo <em>Nova<\/em> di Fabio Bac\u00e1, un intreccio moderno in cui le certezze cerebrali di un neurochirurgo lucchese vengono sconvolte una dopo l&#8217;altra \u2014 fino alla catastrofe.<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":5870,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"templates\/post-reviews.php","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_trash_the_other_posts":false,"footnotes":""},"categories":[2107],"tags":[],"staff":[2106],"editorial_format":[],"serie":[],"audience":[],"geo":[2086],"class_list":["post-5867","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-2107","staff-fabio-baca","geo-europa"],"acf":{"open_in_webview":false,"accent":false},"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v26.1.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Nova - Il Grand Continent<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/12\/15\/nova\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Nova - Il Grand Continent\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Fino a sabato, pubblichiamo ogni giorno in anteprima brani tratti dai cinque romanzi finalisti del Premio Grand Continent, che saranno presentati domenica 18 dicembre a 3466 metri, nel cuore del massiccio del Monte Bianco. Oggi, vi proponiamo alcuni estratti del romanzo Nova di Fabio Bac\u00e1, un intreccio moderno in cui le certezze cerebrali di un neurochirurgo lucchese vengono sconvolte una dopo l&#039;altra \u2014 fino alla catastrofe.\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/12\/15\/nova\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Il Grand Continent\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2022-12-15T14:53:05+00:00\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2022-12-15T14:53:06+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/12\/gc-nova-scaled.jpg\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:width\" content=\"2560\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:height\" content=\"1440\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:type\" content=\"image\/jpeg\" \/>\n<meta name=\"author\" content=\"Matheo Malik\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<meta name=\"twitter:image\" content=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/12\/gc-nova-scaled.jpg\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Scritto da\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"Matheo Malik\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:label2\" content=\"Tempo di lettura stimato\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data2\" content=\"42 minuti\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\/\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/12\/15\/nova\/\",\"url\":\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/12\/15\/nova\/\",\"name\":\"Nova - Il Grand Continent\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/#website\"},\"primaryImageOfPage\":{\"@id\":\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/12\/15\/nova\/#primaryimage\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/12\/15\/nova\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/12\/cover__id9993_w600_t1632738942.jpg.jpg\",\"datePublished\":\"2022-12-15T14:53:05+00:00\",\"dateModified\":\"2022-12-15T14:53:06+00:00\",\"author\":{\"@id\":\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/#\/schema\/person\/a1c2123a1ef5abd663fcde8f63063d45\"},\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/12\/15\/nova\/#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/12\/15\/nova\/\"]}]},{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/12\/15\/nova\/#primaryimage\",\"url\":\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/12\/cover__id9993_w600_t1632738942.jpg.jpg\",\"contentUrl\":\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/12\/cover__id9993_w600_t1632738942.jpg.jpg\",\"width\":600,\"height\":943},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/12\/15\/nova\/#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"Nova\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/#website\",\"url\":\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/\",\"name\":\"Il Grand Continent\",\"description\":\"La scala pertinente\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":{\"@type\":\"PropertyValueSpecification\",\"valueRequired\":true,\"valueName\":\"search_term_string\"}}],\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":\"Person\",\"@id\":\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/#\/schema\/person\/a1c2123a1ef5abd663fcde8f63063d45\",\"name\":\"Matheo Malik\",\"image\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/#\/schema\/person\/image\/\",\"url\":\"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/62cbadb9f7f0804282928747d8d2051d?s=96&d=mm&r=g\",\"contentUrl\":\"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/62cbadb9f7f0804282928747d8d2051d?s=96&d=mm&r=g\",\"caption\":\"Matheo Malik\"}}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"Nova - Il Grand Continent","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/12\/15\/nova\/","og_locale":"it_IT","og_type":"article","og_title":"Nova - Il Grand Continent","og_description":"Fino a sabato, pubblichiamo ogni giorno in anteprima brani tratti dai cinque romanzi finalisti del Premio Grand Continent, che saranno presentati domenica 18 dicembre a 3466 metri, nel cuore del massiccio del Monte Bianco. Oggi, vi proponiamo alcuni estratti del romanzo Nova di Fabio Bac\u00e1, un intreccio moderno in cui le certezze cerebrali di un neurochirurgo lucchese vengono sconvolte una dopo l'altra \u2014 fino alla catastrofe.","og_url":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/12\/15\/nova\/","og_site_name":"Il Grand Continent","article_published_time":"2022-12-15T14:53:05+00:00","article_modified_time":"2022-12-15T14:53:06+00:00","og_image":[{"width":2560,"height":1440,"url":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/12\/gc-nova-scaled.jpg","type":"image\/jpeg"}],"author":"Matheo Malik","twitter_card":"summary_large_image","twitter_image":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/12\/gc-nova-scaled.jpg","twitter_misc":{"Scritto da":"Matheo Malik","Tempo di lettura stimato":"42 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/12\/15\/nova\/","url":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/12\/15\/nova\/","name":"Nova - Il Grand Continent","isPartOf":{"@id":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/#website"},"primaryImageOfPage":{"@id":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/12\/15\/nova\/#primaryimage"},"image":{"@id":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/12\/15\/nova\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/12\/cover__id9993_w600_t1632738942.jpg.jpg","datePublished":"2022-12-15T14:53:05+00:00","dateModified":"2022-12-15T14:53:06+00:00","author":{"@id":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/#\/schema\/person\/a1c2123a1ef5abd663fcde8f63063d45"},"breadcrumb":{"@id":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/12\/15\/nova\/#breadcrumb"},"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/12\/15\/nova\/"]}]},{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/12\/15\/nova\/#primaryimage","url":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/12\/cover__id9993_w600_t1632738942.jpg.jpg","contentUrl":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/12\/cover__id9993_w600_t1632738942.jpg.jpg","width":600,"height":943},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/12\/15\/nova\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"Nova"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/#website","url":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/","name":"Il Grand Continent","description":"La scala pertinente","potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/?s={search_term_string}"},"query-input":{"@type":"PropertyValueSpecification","valueRequired":true,"valueName":"search_term_string"}}],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":"Person","@id":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/#\/schema\/person\/a1c2123a1ef5abd663fcde8f63063d45","name":"Matheo Malik","image":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/#\/schema\/person\/image\/","url":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/62cbadb9f7f0804282928747d8d2051d?s=96&d=mm&r=g","contentUrl":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/62cbadb9f7f0804282928747d8d2051d?s=96&d=mm&r=g","caption":"Matheo Malik"}}]}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5867","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/10"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=5867"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5867\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/5870"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=5867"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=5867"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=5867"},{"taxonomy":"staff","embeddable":true,"href":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/staff?post=5867"},{"taxonomy":"editorial_format","embeddable":true,"href":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/editorial_format?post=5867"},{"taxonomy":"serie","embeddable":true,"href":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/serie?post=5867"},{"taxonomy":"audience","embeddable":true,"href":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/audience?post=5867"},{"taxonomy":"geo","embeddable":true,"href":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-json\/wp\/v2\/geo?post=5867"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}