{"id":5721,"date":"2022-11-02T09:40:33","date_gmt":"2022-11-02T09:40:33","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/?p=5721"},"modified":"2022-11-02T10:08:05","modified_gmt":"2022-11-02T10:08:05","slug":"il-trentennio-1992-2022","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/11\/02\/il-trentennio-1992-2022\/","title":{"rendered":"Il Trentennio (1992-2022)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap\"><em>In quell&#8217;inizio settimana, l&#8217;Italia sembr\u00f2 tale e quale il palazzo sventrato di via D&#8217;Amelio. Un condominio partitico sventrato. Un edificio civile pronto ad afflosciarsi su se stesso. Una casa aggredita da troppi mali. Per niente difesa. Alla merc\u00e8 di tutti i mafiosi di tutte le mafie e poi degli sciacalli. S\u00ec, era un&#8217;Italia che faceva pena e paura. E che suggeriva un&#8217;immagine insieme banale e terrificante: quella della frana. Di una frana gigantesca. Di uno smottamento colossale. In moto da anni: dapprima lentamente, con movimenti quasi impercettibili, poi, via via, in discesa con velocit\u00e0 crescente verso l&#8217;inferno. Tanto per farti urlare: adesso non ci fermiamo pi\u00f9!.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Giampaolo Pansa scrisse queste parole sul settimanale \u201cL&#8217;Espresso\u201d, di cui allora era condirettore, dopo una delle pi\u00f9 drammatiche domeniche d&#8217;estate della storia repubblicana. Il 19 luglio 1992, la strage di via D&#8217;Amelio a Palermo, due mesi dopo il tritolo con cui era stato spazzato via il giudice Giovanni Falcone, un&#8217;autobomba della mafia aveva fatto saltare in aria Paolo Borsellino e la sua scorta di cinque agenti, tra cui Emanuela Loi, la prima poliziotta a cadere in servizio. Lo Stato sembrava \u00abun condominio sventrato\u00bb da una frana destinata a non fermarsi pi\u00f9.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In quello stesso inizio settimana cominciava un&#8217;altra storia.&nbsp; \u00abA quindici anni e mezzo bussai al portone blindato della sezione del Fronte della Giovent\u00f9 nel quartiere della Garbatella, in cui avrei trovato la mia seconda famiglia. Pi\u00f9 dell\u2019indirizzo, conta la data che fu il motivo scatenante di quella decisione: 19 luglio 1992, il giorno dell\u2019attentato a Paolo Borsellino\u00bb, scrive Giorgia Meloni nella sua auto-biografia (\u201cIo sono Giorgia\u201d, Rizzoli, 2021). \u00abHo un\u2019immagine nitida di me stessa, seduta in tinello, in una giornata caldissima, mentre guardo al telegiornale i fotogrammi sconvolgenti di quella devastazione. Riesco ancora a sentire la rabbia che si impasta con l\u2019emozione. Un interruttore. Non accettavo pi\u00f9 di sentirmi impotente, non sarei rimasta a guardare. Mi rivolsi al Fronte della Giovent\u00f9 e al Movimento Sociale Italiano\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Trent&#8217;anni dopo, il 21 ottobre 2022, Giorgia Meloni \u00e8 diventata presidente del Consiglio italiano. Nella prima visita alla Camera <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/2022\/10\/22\/il-nuovo-governo-italiano\/\">dopo aver presentato al presidente della Repubblica la lista dei ministri<\/a> si \u00e8 trovata di fronte la foto di Borsellino, una mostra sulle vittime della mafia negli anni Ottanta-Novanta, e ha commentato: \u00abUn cerchio che si chiude\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>L&#8217;effetto di Maastricht<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Un cerchio che si chiude. Un cerchio durato trent&#8217;anni. Trent&#8217;anni fa, nel 1992, cominci\u00f2 in Italia quel processo chiamato Tangentopoli. Le inchieste della magistratura travolsero la politica, ma non fu una questione soltanto giudiziaria. In pochi mesi un sistema politico, il pi\u00f9 stabile d&#8217;Europa nonostante il continuo turn over dei governi, and\u00f2 in rovina, senza essere sostituito. Con caratteristiche uniche nei paesi dell&#8217;Europa occidentale, pi\u00f9 simili alle modalit\u00e0 con cui negli anni appena precedenti erano crollati i regimi comunisti dell&#8217;Europa dell&#8217;est. L&#8217;eutanasia di un potere, come l&#8217;ho definito in un mio libro uscito dieci anni fa (\u201cEutanasia di un potere\u201d, Laterza, 2012).<\/p>\n\n\n\n<p>La Prima Repubblica fin\u00ec in modo drammatico: stragi, suicidi, ex presidenti del Consiglio trascinati nei tribunali o in fuga all&#8217;estero. Uno scenario degno del crollo di un regime dittatoriale pi\u00f9 che di un ricambio democratico.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1992-93, sotto la spinta degli avvenimenti, Tangentopoli apparve come una rottura. Una cesura paragonabile a quella di altre fasi di passaggio del Novecento italiano. Il biennio 1921-22, con il coinvolgimento delle masse popolari nella politica (e nella violenza politica), che precedette l&#8217;avvento del fascismo, cento anni fa. Il biennio 1943-45 della Nazione divisa nel conflitto mondiale, tra il Sud gi\u00e0 liberato dagli Alleati e il Nord in guerra civile tra la Repubblica di Sal\u00f2 e la Resistenza antifascista, e poi del ritorno alla democrazia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Nel 1992-93, sotto la spinta degli avvenimenti, Tangentopoli apparve come una rottura.<\/p><cite>marco damilano<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Il 1992-93, la scomparsa di un&#8217;intera classe dirigente, senza precedenti nell&#8217;Occidente del secondo dopoguerra, nei decenni successivi \u00e8 stato raccontato con due contrapposte narrazioni. La prima recitava: c&#8217;era una volta un sistema politico florido, che ben governava e che godeva del consenso popolare, un colpo di Stato architettato da forze oscure tramite le inchieste dei pm lo fer\u00ec a morte, fu un golpe mediatico-giudiziario che ha ucciso la politica. La seconda replicava: c&#8217;era una volta un regime corrotto, dove i politici erano tangentari e mafiosi, arriv\u00f2 un pool di giudici buoni a spazzarlo via, come se fossero vendicatori. Due letture, in fondo, consolatorie. Come se potesse essere solo questa la sede in cui scontrarsi, un&#8217;aula di tribunale. L&#8217;anniversario dei 30 anni ha lasciato il posto a una terza interpretazione, tipicamente italiana: <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/2021\/11\/25\/lera-dei-rivoluzionari-senza-rivoluzione\/\">la rivoluzione mancata<\/a>. Intanto, la storiografia \u00e8 stata trascinata in una dinamica di accusa e difesa, con la rinuncia a capire.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure, la crisi del sistema politico non era stata provocata soltanto dalle inchieste giudiziarie. \u00abFu dovuta\u00bb, ha affermato lo storico Paul Ginsborg (in \u201cL&#8217;Italia del tempo presente, Einaudi, 1998, p.472), \u00abtanto ai vizi della democrazia italiana quanto alle sue virt\u00f9, e risulterebbe incomprensibile se non si considerassero insieme gli uni e le altre\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;ingresso dell&#8217;Italia nell&#8217;Europa di Maastricht fu firmato da Giulio Andreotti, presidente del Consiglio arrivato al settimo governo, il simbolo vivente dell&#8217;eternit\u00e0 del potere democristiano, da Gianni De Michelis, ministro degli Esteri, socialista, e dal ministro del Tesoro Guido Carli, gi\u00e0 governatore di Banca d&#8217;Italia e presidente di Confindustria, il pi\u00f9 prestigioso rappresentante della tecnostruttura economica e finanziaria che si era alleata con la Dc e gli altri partiti di governo negli anni della Prima Repubblica. Un patto fondato sulle zone di influenza, una Jalta: ai partiti pi\u00f9 votati il compito di portare consenso popolare alle strutture del capitalismo italiano, a Banca d&#8217;Italia, Mediobanca, Confindustria il ruolo di proteggere sul piano interno e internazionale le manovre di welfare della classe politica, anche quando sconfinavano nel clientelismo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-block-image-large\"\n    data-shadow=\"false\"\n    data-use-original-file=\"false\">\n    <a\n        data-pswp-src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/11\/SIPA_00259261_000002-e1667341960631.jpg\"\n        class=\"inline-block gallery-item no-underline \"\n        data-pswp-width=\"1940\"\n        data-pswp-height=\"1430\">\n                                        <picture>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/11\/SIPA_00259261_000002-e1667341960631-330x243.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 374px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/11\/SIPA_00259261_000002-e1667341960631-690x509.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 989px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/11\/SIPA_00259261_000002-e1667341960631-1340x988.jpg\"\r\n                media=\"(min-width: 990px)\" \/>\r\n                <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/11\/SIPA_00259261_000002-e1667341960631-125x92.jpg\" \/>\r\n        <\/picture>\r\n                            \n            <\/a>\n<\/figure>\n\n\n<p>Nel 1992 il patto salta perch\u00e9 Maastricht \u00e8 il <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/2022\/09\/21\/scenari-italiani-il-prossimo-governo-tra-vincoli-esterni-e-crisi-economico-sociale\/\">vincolo esterno europeo<\/a> che condiziona in modo determinante i margini di manovra della politica nazionale. Maastricht significa lotta all&#8217;indebitamento, rigore nei conti pubblici, fine della svalutazione delle monete, dei finanziamenti a pioggia e delle politiche di spesa per creare il consenso, tutto quello che negli anni precedenti aveva creato il benessere degli italiani. Significa la crescita di peso delle \u00e9lites tecnocratiche europee e la messa fuori gioco del vecchio ceto politico, non pi\u00f9 funzionale al nuovo ordine. In coincidenza con la fine della guerra fredda che in Italia, come aveva intuito il presidente della Repubblica Francesco Cossiga, si esprime con lo scongelamento dell&#8217;elettorato al Nord e con la rivolta civile contro la mafia nel Sud.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Maastricht significa la crescita di peso delle \u00e9lites tecnocratiche europee e la messa fuori gioco del vecchio ceto politico, non pi\u00f9 funzionale al nuovo ordine.<\/p><cite>marco damilano<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>In questo contesto il sistema politico, la Repubblica dei partiti, come l&#8217;ha definita lo storico Pietro Scoppola, si percepisce come invincibile, immortale, e invece \u00e8 gi\u00e0 sopravvissuto a se stesso. Compie tutti gli errori possibili, non fa nulla per adattarsi alla nuova situazione. \u00abLa classe politica italiana sembra assoggettarsi senza resistenza a due spinte esattamente opposte, l&#8217;istinto di conservazione e un&#8217;oscura volont\u00e0 di autoannientamento\u00bb, scrive alla vigilia di Tangentopoli Edmondo Berselli sulla rivista \u201cIl Mulino\u201d (n.6, novembre-dicembre 1991).<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Gli anni Ottanta<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>La Prima Repubblica era simbolicamente morta quindici anni prima di Tangentopoli, il 9 maggio 1978, con il ritrovamento di quel cadavere \u00abacciambellato in quella sconcia stiva, quell\u2019abbiosciato sacco di gi\u00e0 oscura carne fuori da ogni possibile rispondenza con il suo passato e con i suoi disegni, fuori atrocemente\u00bb, come lo descrisse il poeta Mario Luzi. Il presidente della Dc Aldo Moro cadavere dopo 55 giorni di sequestro da parte dei terroristi delle Brigate rosse, in una Renault parcheggiata a met\u00e0 strada tra piazza del Ges\u00f9 e via delle Botteghe Oscure, sedi della Dc e del Pci, diventa il simbolo del mancato rinnovamento della Repubblica. Perch\u00e9 alla fine degli anni Settanta la politica era ancora la leva privilegiata per cambiare il sistema. Mentre subito dopo i partiti cominciano a sfarinarsi, a perdere contatto con la realt\u00e0. Arrivano gli anni Ottanta, con il loro indubbio vitalismo ma anche con la scomparsa delle illusioni collettive.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La rivoluzione conservatrice, l&#8217;edonismo reaganiano, la nuova era in Italia si annuncia con la pubblicit\u00e0 di un&#8217;emittente nata sulle ceneri di Telemilano, \u00abtorna a casa in tutta fretta\/c&#8217;\u00e8 il Biscione che ti aspetta\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Canale 5 comincia le sue trasmissioni il 30 settembre 1980, negli stessi giorni i giornali titolano: \u00abBerlinguer a Mirafiori incita all&#8217;occupazione\u00bb, per il Pci e il movimento operaio si sta consumando davanti ai cancelli della Fiat una storica sconfitta. Il berlusconismo, per ora solo televisivo, si presenta gi\u00e0 in quell&#8217;alba di decennio insieme modernizzatore e clientelare, dinamico e stagnante, accende bisogni e desideri sconosciuti a colpi di \u201cDrive In\u201d e di \u201cDallas\u201d e insieme sostiene incondizionatamente la pi\u00f9 marmorea classe politica europea, seconda per durata soltanto alla nomenklatura sovietica. \u00abSiamo omogenei al mondo che vede nei Craxi, nei Forlani e negli Andreotti l&#8217;accettazione della libert\u00e0\u00bb, ripete Fedele Confalonieri.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Il berlusconismo, per ora solo televisivo, si presenta gi\u00e0 in quell&#8217;alba di decennio insieme modernizzatore e clientelare, dinamico e stagnante, accende bisogni e desideri sconosciuti a colpi di \u201cDrive In\u201d e di \u201cDallas\u201d e insieme sostiene incondizionatamente la pi\u00f9 marmorea classe politica europea, seconda per durata soltanto alla nomenklatura sovietica.<\/p><cite>marco damilano<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>In quell&#8217;invito a tornare a casa in tutta fretta dopo il decennio delle piazze, del terrorismo ma anche delle riforme, lo ha ricordato lo storico Guido Crainz, c&#8217;\u00e8 la spinta ai consumi privati e c&#8217;\u00e8 il galoppo del debito pubblico (il rapporto deficit\/Pil tra il 1980 e il 1992 passa dal 55 per cento al 105,2), c&#8217;\u00e8 il sogno di un secondo miracolo e c&#8217;\u00e8 un&#8217;Italia arricchita dopo secoli di miseria che ora mira soltanto ad accumulare e a difendere ferocemente i diritti, o meglio, i privilegi acquisiti. \u00abL&#8217;individualismo protetto\u00bb, lo definisce il rapporto del Censis gi\u00e0 nell&#8217;81. \u00abLa pi\u00f9 ampia possibilit\u00e0 e libert\u00e0 di esplicazione dei comportamenti individuali e la totale protezione pubblica, il massimo dell&#8217;individualismo con il massimo della protezione, quasi una societ\u00e0 della bisaccia, della borsa a due tasche, tutt&#8217;e due comunque piene\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-block-image-medium\"\n    data-shadow=\"false\"\n    data-use-original-file=\"false\">\n    <a\n        data-pswp-src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/11\/SIPA_00269969_000004-e1667341913528.jpg\"\n        class=\"inline-block gallery-item no-underline \"\n        data-pswp-width=\"1170\"\n        data-pswp-height=\"1822\">\n                                        <picture>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/11\/SIPA_00269969_000004-e1667341913528-330x514.jpg\"\r\n                media=\"(max-width:  374px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/11\/SIPA_00269969_000004-e1667341913528-690x1075.jpg\"\r\n                media=\"(max-width:  989px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/11\/SIPA_00269969_000004-e1667341913528-990x1542.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 1319px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/11\/SIPA_00269969_000004-e1667341913528-690x1075.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 1599px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/11\/SIPA_00269969_000004-e1667341913528-990x1542.jpg\"\r\n                media=\"(min-width: 1600px)\" \/>\r\n                <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/11\/SIPA_00269969_000004-e1667341913528-125x195.jpg\" \/>\r\n        <\/picture>\r\n                            \n            <\/a>\n<\/figure>\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il cambiamento che non c&#8217;\u00e8<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Quando il 17 febbraio 1992 il capitano dei carabinieri Roberto Zuliani e i suoi uomini fanno irruzione nell&#8217;ufficio del Pio Albergo Trivulzio a Milano su mandato del pm Antonio Di Pietro e il manager socialista Mario Chiesa viene colto con una mazzetta di sette milioni di lire in mano, ovvero 3500 euro di oggi, con una un&#8217;altra di 35 milioni di lire appena intascati (secondo una leggenda prov\u00f2 a sbarazzarsene gettandole nel water), i vecchi partiti gi\u00e0 da tempo non riescono pi\u00f9 a dominare questa doppia spinta. La richiesta di meno Stato, meno mano pubblica per redistribuire i redditi e pi\u00f9 risorse per s\u00e9 e per il proprio gruppo, territorio, clan, corporazione. E una richiesta di auto-rappresentanza che scavalca le mediazioni istituzionali, il fai-da-te della politica contro la Repubblica fondata sui partiti che sta degenerando nella paralisi e nella corruzione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Spetta a due nuovi soggetti politici incarnare queste esigenze. La Lega di Umberto Bossi, strutturata come un esercito guerriero, con parole d&#8217;ordine, stendardi, divise, un capo militare, un&#8217;organizzazione leninista: cresce nel silenzio negli spazi lasciati incustoditi dalle vecchie appartenenze, quando a Roma se ne accorgono i barbari sono ormai alle porte. Il secondo soggetto, la societ\u00e0 civile impegnata che dovrebbe rinnovare la sinistra, rimane una costellazione di movimenti, associazioni, giornali come la \u201cRepubblica\u201d di Eugenio Scalfari, settimanali di satira come \u201cCuore\u201d, programmi televisivi come \u201cSamarcanda\u201d di Michele Santoro sulla Rai, incide sulle scelte ma non riesce a trovare uno sbocco politico se non in alcune occasioni (ad esempio il referendum sulla preferenza unica del 9 giugno 1991, che vede la vittoria a sorpresa del movimento di riforma della politica). Resta allo stato nascente, un adolescente che non cresce mai, come Peter Pan nella sua isola, \u00e8 il Partito che non c&#8217;\u00e8 (e che non ci sar\u00e0).<\/p>\n\n\n\n<p>Con la caduta del muro di Berlino e con l&#8217;integrazione europa il costo dell&#8217;immobilismo diventa troppo alto. Saltano tutti i patti, quelli alla luce del sole e quelli inconfessabili, con il Nord produttivo e con la mafia. Imprenditori, poteri occulti, servizi segreti, clan mafiosi, tutti si mettono alla ricerca di nuovi punti di riferimento. Nessun partito della Prima Repubblica \u00e8 attrezzato a intercettare questo cambiamento. Nonostante il consenso intorno al 30 per cento ancora raccolto alle elezioni del 5 aprile 1992, le antenne della Dc sono spente, i sensori non captano pi\u00f9 nulla, gli italiani che pure l&#8217;hanno votata per decenni si sono trasformati in un pianeta ignoto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Nonostante il consenso intorno al 30 per cento ancora raccolto alle elezioni del 5 aprile 1992, le antenne della Dc sono spente, i sensori non captano pi\u00f9 nulla, gli italiani che pure l&#8217;hanno votata per decenni si sono trasformati in un pianeta ignoto.&nbsp;<\/p><cite>marco damilano<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>\u00abL&#8217;estrema flessibilit\u00e0, la duttilit\u00e0 ameboide della Dc forlaniana e andreottiana\u00bb, scrive ancora Berselli (\u201cIl Mulino\u201d n.1 gennaio-febbraio 1991), la capacit\u00e0 di adattarsi a qualsiasi situazione, si capovolge nel suo opposto: \u00abuna persistenza priva di futuro\u00bb. Gi\u00e0 nel 1991 \u00e8 chiaro che \u00absarebbe estremamente difficile per una formazione radicata in modo cos\u00ec complesso nella realt\u00e0 italiana qualificarsi soltanto nella chiave del <em>primum vivere<\/em>. Sarebbe un rischio troppo pesante se il realismo politico diventasse sordit\u00e0 verso il rumore di fondo che percorre la societ\u00e0: una galassia come la Dc, per quanto incline, diciamo cos\u00ec, a cedere alle tentazioni e agli automatismi del potere, non pu\u00f2 trasformarsi definitivamente in un consiglio di amministrazione\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma c&#8217;\u00e8 anche una ragione psicologica che spiega il suicidio del partito-Stato. Gli uomini della Dc, esaurito il comunismo dopo il 1989, si preparano a una nuova stagione di trionfi,&nbsp; commettono l&#8217;errore di percepirsi onnipotenti, nella presunzione che tanto nulla cambier\u00e0. E vengono cos\u00ec meno al loro dna originario che suggerisce: mai innalzarsi, chi si esalta sar\u00e0 punito. \u00abC&#8217;\u00e8 un gigantesco errore di valutazione dell&#8217;animo del Paese\u00bb, spiega Marco Follini, \u00abtanto pi\u00f9 grave in un partito che aveva fondato la sua fortuna sulla consapevolezza del proprio limite. Essere democristiani significava esercitare il potere con scrupoli. Negli anni Settanta la Dc pensava di essere destinata alla fine e trov\u00f2 le energie per rinnovarsi, negli anni Novanta pensava di essere immortale e mor\u00ec. Se amministri il potere con il senso della precariet\u00e0 lo mantieni, se pensi che il potere ti salvi dalla precariet\u00e0 lo perderai\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non pu\u00f2 essere il socialista Bettino Craxi il leader del cambiamento, nonostante abbia provato per dieci anni a lanciare la Grande Riforma. Gli ultimi anni sono tormentati dal presagio della catastrofe. In modo istintivo, quasi animalesco, avverte lo scricchiolio di una storia finita, ma reagisce con la pretesa di riconquistare Palazzo Chigi senza pi\u00f9 nessun disegno. Non pensa pi\u00f9 di essere il Mitterand italiano, non ha pi\u00f9 alcuna velleit\u00e0 decisionista, vuole solo conservare se stesso, intuendo oscuramente che all&#8217;obiettivo del ritorno alla guida del governo \u00e8 legata la sua sopravvivenza non solo politica. Identifica la sua persona fisica, la sua stessa esistenza con la permanenza al potere. Craxi si comporta da perfetto nichilista politico: uno che dopo di s\u00e9 non intende lasciare eredi e delfini, trascina il partito da lui impersonificato verso il disastro. Dopo di me il Nulla.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Identifica la sua persona fisica, la sua stessa esistenza con la permanenza al potere. Craxi si comporta da perfetto nichilista politico: uno che dopo di s\u00e9 non intende lasciare eredi e delfini, trascina il partito da lui impersonificato verso il disastro. Dopo di me il Nulla.<\/p><cite>marco damilano<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Non riescono a rappresentare un&#8217;alternativa neppure i post-comunisti dilaniati dallo scontro interno, le varie famiglie della nebulosa democratica. Nel momento decisivo, il Pds che ha preso il posto del Pci non riesce a rappresentare la soluzione politica per uscire da Tangentopoli. Anzi, la paura di sparire, la crisi di identit\u00e0 provocata dal cambio del nome rafforza lo spirito di corpo, la fine dell&#8217;ideologia viene compensata dalla blindatura dell&#8217;apparato, chiuso e ostile a quanto si muove al di fuori: \u00abriemerse un antico difetto del Pci, un certo grado di immobilismo e di mancanza di immaginazione nei confronti dei moderni movimenti sociali e della societ\u00e0 civile. Per sfidare le molte corporazioni chiuse e spesso corrotte della societ\u00e0 italiana sarebbe stata necessaria una rivolta, pacifica ma persistente. Stranamente, una simile rivolta era ormai diventata estranea alla cultura del Pci-Pds\u00bb, ha notato Ginsborg. Non sar\u00e0 la Quercia, nata per rinnovare la politica, a interpretare il cambiamento, ma un fiume carsico e alquanto caotico: il popolo referendario, il popolo dell&#8217;Ulivo, il popolo delle primarie.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Berlusconi il Gattopardo<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>In circostanze torbide, con le stragi e le bombe che portano morte e distruzione in Sicilia e fuori, con l&#8217;inserimento nel gran gioco &#8211;&nbsp; come in tutte le fasi di transizione della vicenda nazionale &#8211; dei tradizionali convitati di pietra, criminalit\u00e0 mafiosa, logge massoniche, poteri internazionali, le \u00abmenti raffinatissime\u00bb di cui parlava Giovanni Falcone, con una spettacolare e tutt&#8217;altro che improvvisata discesa in campo tocca all&#8217;ospite inatteso incarnare il nuovo. \u00c8 Silvio Berlusconi a intercettare gli animal spirits del nord che vuole meno tasse e pi\u00f9 mano libera, provvisoriamente attratto dalla Lega, e a offrire rifugio ai naufraghi del regime. \u00c8 lui il vero beneficiario di Tangentopoli, l&#8217;unico condottiero dell&#8217;establishment che aveva conquistato le copertine dei magazine internazionali a restare indenne nelle inchieste giudiziarie fino a tutto il 1994. L&#8217;uomo del lavacro ipocrita con cui una parte della societ\u00e0 si assolve dalle sue colpe e ricomincia da capo.<\/p>\n\n\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-block-image-large\"\n    data-shadow=\"false\"\n    data-use-original-file=\"false\">\n    <a\n        data-pswp-src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/11\/SIPA_AP20423359_000017-scaled-e1667341567326.jpg\"\n        class=\"inline-block gallery-item no-underline \"\n        data-pswp-width=\"2534\"\n        data-pswp-height=\"2035\">\n                                        <picture>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/11\/SIPA_AP20423359_000017-scaled-e1667341567326-330x265.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 374px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/11\/SIPA_AP20423359_000017-scaled-e1667341567326-690x554.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 989px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/11\/SIPA_AP20423359_000017-scaled-e1667341567326-1340x1076.jpg\"\r\n                media=\"(min-width: 990px)\" \/>\r\n                <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/11\/SIPA_AP20423359_000017-scaled-e1667341567326-125x100.jpg\" \/>\r\n        <\/picture>\r\n                            \n            <\/a>\n<\/figure>\n\n\n<p>Berlusconi nel 1994 costruisce da zero il centrodestra, \u00e8 il nuovo, ma &#8211; come \u00e8 capitato in altre fasi della storia italiana &#8211; non \u00e8 il diverso. Un Caimano che nei venti anni successivi ha devastato il residuo senso civico degli italiani, ma anche un Gattopardo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Una parte consistente della societ\u00e0 italiana (non tutta) ha cambiato classe politica ma non ha mutato mentalit\u00e0. Anzi, si \u00e8 fatta dolcemente cullare da una realt\u00e0 virtuale, fondali di cartapesta, cieli azzurri, jingles, volti liftati. Una Nazione immobilizzata nell&#8217;eterno presente del Cavaliere, nel suo sorriso ormai senza et\u00e0, nelle sue ossessioni personali che sono diventate le ossessioni di un intero popolo. Un altro potere che si \u00e8 creduto imperituro, come i suoi predecessori, come tutti i poteri che arrivati al termine vorrebbero nient&#8217;altro che questo: durare per sempre, non morire.<\/p>\n\n\n\n<p>Fino al drammatico risveglio. Un&#8217;altra fine, la fine della Seconda Repubblica, per certi versi non meno traumatica della Prima. Il ventennio berlusconiano si \u00e8 concluso con l&#8217;Italia sull&#8217;orlo del fallimento non solo economico, come nel 1992 dell&#8217;attacco speculativo alla lira e della manovra del governo Amato da 93mila miliardi, il prelievo forzoso dai conti correnti, lo spettro della bancarotta. Ancora una volta la classe politica ha abdicato ed \u00e8 stata costretta a chiedere l&#8217;intervento di un commissario esterno. Ancora una volta \u00e8 il Quirinale l&#8217;unica istituzione a restare in piedi e a gestire la transizione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1993 la decisione di Scalfaro di affidare la guida del governo a Carlo Azeglio Ciampi, il primo presidente del Consiglio non parlamentare della storia repubblicana, rappresent\u00f2 un compromesso con i partiti, un governo tecnico-politico che non bast\u00f2 a salvare le formazioni della Prima Repubblica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Una Nazione immobilizzata nell&#8217;eterno presente del Cavaliere, nel suo sorriso ormai senza et\u00e0, nelle sue ossessioni personali che sono diventate le ossessioni di un intero popolo. <\/p><cite>marco damilano<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Nel 2011 un uomo che fin dalla giovinezza ha scelto la politica come ragione di vita, il presidente Giorgio Napolitano, ha chiamato alla guida del governo l&#8217;ex commissario europeo Mario Monti, chiamato per sua stessa ammissione a salvare la Patria, dalla tempesta finanziaria, dal discredito internazionale, dalla disgregazione interna, il suo arrivo a Palazzo Chigi \u00e8 apparso come l&#8217;esito di una crisi durata vent&#8217;anni, in cui ogni tentativo di rinnovamento \u00e8 stato&nbsp; sistematicamente frustrato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Draghi l&#8217;occasione perduta<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Nel 1992 la vecchia classe dirigente fu spazzata via in pochi mesi da un elettorato che non sopportava pi\u00f9 il prezzo della corruzione e dell&#8217;illegalit\u00e0 di un sistema bloccato. Gli inquisiti erano assediati per strada e nei ristoranti per i reati, veri o presunti, che avevano commesso, si faceva ancora la distinzione tra politica buona e politica cattiva. Venti anni dopo, nel 2012, i parlamentari eletti in liste bloccate hanno mortificato le aule parlamentari in un circo: capriole, nani e ballerine, comprati e venduti, deputati con la videocamera che spiano i colleghi, buffoni variopinti che hanno allontanato sempre pi\u00f9 la politica dalla societ\u00e0. Conclusione: il Capro espiatorio \u00e8 diventata la politica in blocco. La politica \u00e8 una Casta contestata per il solo fatto di esistere. Un costo inutile. Da eliminare. Il credo del Movimento 5 Stelle prima maniera, quello del Vaffa day, di Beppe Grillo e di Gianroberto Casaleggio, <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/2020\/11\/24\/i-pochi-contro-i-molti\/\">il mito dell&#8217; \u201cuno vale uno\u201d e della democrazia diretta<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra la seconda met\u00e0 degli anni Dieci e l&#8217;inizio degli anni Venti&nbsp; anche questo mito \u00e8 entrato in crisi. Il trentennio si chiude con la crisi pi\u00f9 grave di democrazia, perch\u00e9 per la terza volta in trent&#8217;anni il sistema \u00e8 entrato in crisi ed \u00e8 stato costretto a ricorrere al commissario esterno, chiamato ancora una volta dal presidente della Repubblica. Sergio Mattarella, dopo Scalfaro e Napolitano. <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/2021\/05\/16\/larte-del-potere-in-europa-ritratto-di-mario-draghi\/\">Mario Draghi<\/a>, dopo Ciampi e Monti. Draghi che nel febbraio 1991 era stato chiamato da Carli come direttore generale del ministero del Tesoro, nominato dal governo Andreotti. In questa veste Draghi, all&#8217;epoca 45enne, incontrava quasi tutte le settimane l&#8217;ultimo presidente del Consiglio della dinastia dei democristiani a Palazzo Chigi e di quella classe dirigente arrivata al tramonto conserva tuttora una impressione indelebile. Andreotti tutto sapeva, tutto capiva, nulla affrontava. Fino alla dissoluzione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 2021-2022 il patto finito nel 1992 tra politica e tecnostrutture \u00e8 sembrato riproporsi con il governo di unit\u00e0 nazionale di Draghi, ma si \u00e8 spezzato ben prima della caduta del governo nel mese di luglio. La brusca interruzione \u00e8 arrivata con il voto sul Quirinale del gennaio 2022, quando a Draghi \u00e8 stata negata la carica pi\u00f9 alta della Repubblica che invece fu raggiunta da Luigi Einaudi e da Ciampi. Draghi sarebbe arrivato al Quirinale direttamente da Palazzo Chigi, creando un precedente rischioso. Ma il Patto sarebbe stato riscritto, ai massimi livelli. Il corollario necessario era che Draghi dal Quirinale avrebbe fatto da regista alla ricostruzione di un sistema politico pi\u00f9 solido e strutturato.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p> I partiti, il corpaccione politico, rappresentato dai tipici esponenti del ceto parlamentare, hanno vissuto Draghi come un usurpatore, da rimandare il pi\u00f9 presto possibile a casa.<\/p><cite>marco damilano<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Partiti senza consenso, e dunque insicuri, hanno invece faticato a scrivere il nuovo compromesso votando Draghi per il Quirinale e alla fine lo hanno rigettato. Il governo dell&#8217;ex presidente della Bce \u00e8 finito in quel momento. La successiva crisi d&#8217;estate \u00e8 stata solo una conseguenza dello strappo di gennaio. L&#8217;insofferenza reciproca era arrivata allo sfinimento. I partiti, il corpaccione politico, rappresentato dai tipici esponenti del ceto parlamentare, hanno vissuto Draghi come un usurpatore, da rimandare il pi\u00f9 presto possibile a casa. Il premier al tempo stesso ha sviluppato una certa allergia per le liturgie di Palazzo e si \u00e8 rifiutato di coprire con il suo ruolo il vuoto politico: non poteva essere lui a risolvere il deficit di identit\u00e0 dei partiti. La crisi del luglio 2022 \u00e8 stato l&#8217;esito di un incontro fallito, un&#8217;altra occasione perduta.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>La formazione di Giorgia Meloni<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Ora arriva al governo Giorgia Meloni. Una che nel 1992 ha cominciato a fare politica, a 15 anni, a Roma. \u00ab Erano mesi bui e di grandi tensioni, la classe politica era giustamente sotto accusa e l\u2019inchiesta di Mani Pulite stava gi\u00e0 falcidiando i principali partiti di quella che presto sarebbe stata archiviata col nome di Prima Repubblica\u00bb, ha scritto nella sua gi\u00e0 citata auto-biografia, pubblicata un anno fa. \u00abEro stata a una manifestazione del Fronte della Giovent\u00f9 qualche tempo prima, trascinata da una compagna di scuola. Avevano inscenato una rappresentazione in cui i ragazzi erano travestiti da alcuni dei personaggi principali dei partiti dell\u2019epoca in tuta da carcerato, a simboleggiare una Prima Repubblica che aveva costruito la sua fortuna depredando le future generazioni. Mi ero sentita a mio agio&#8230; Il Movimento Sociale Italiano era del tutto estraneo alle ruberie e alla corruzione che venivano scoperchiate in quegli anni e fu inevitabilmente protagonista di quella tumultuosa stagione di passaggio\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Poche righe, alquanto auto-assolutorie. Il Msi nel 1992 era un partito vicino all&#8217;estinzione. Nell&#8217;ottobre 1992, in coincidenza con i settant&#8217;anni dell&#8217;anniversario della marcia su Roma e della conquista del potere mussoliniano, il segretario Gianfranco Fini aveva organizzato una manifestazione a Roma, si chiedeva come fosse \u00abpossibile che qualche saluto romano abbia creato tanta agitazione\u00bb, affermava che \u00abil fascismo appartiene a tutti gli italiani e si sta rivalutando storicamente anche a prescindere dal ruolo del Msi\u00bb. Il partito, come ha scritto Giorgia Meloni, provava a cavalcare le inchieste della magistratura in chiave anti-partiti della Prima Repubblica (anti-fascisti). I missini si battevano nelle piazze e nelle assemblee per rappresentare, a loro modo, il nuovo che avanza, la guerra alla corruzione. Con qualche incidente di percorso.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abArrendetevi, siete circondati!\u00bb. \u00abMa quale immunit\u00e0 parlamentare, il popolo, il popolo vi deve giudicare!\u00bb, gridano. E anche: \u00abRuba il socialista, ruba il comunista, l&#8217;Italia che ruba \u00e8 antifascista!\u00bb. Sono le tre del pomeriggio del primo aprile 1993, cinquant&#8217;anni dopo la caduta del fascismo un centinaio di militanti del Fronte della Giovent\u00f9 accerchiano l&#8217;ingresso principale della Camera dei deputati, in piazza Montecitorio, gridano \u00abelezioni subito!\u00bb. \u00abScrivete pure che siamo fascisti, ci fate un piacere\u00bb, specificano i manifestanti ai cronisti. Si tengono per mano, fanno cordone davanti alla porta da cui entrano e escono i deputati, sotto l&#8217;occhio compiaciuto dell&#8217;onorevole Teodoro Buontempo, detto Er Pecora, il pi\u00f9 amato e votato tra i missini romani. Con lui ci sono altri parlamentari: Maurizio Gasparri, Giulio Maceratini, Nicola Pasetto, Raffaele Valensise. Le forze dell&#8217;ordine, sguarnite, si schierano di fronte ai manifestanti che nel frattempo sono decisamente avanzati verso il portone. Qualcuno impugna una mazzafionda, c&#8217;\u00e8 un istante di silenzio, sibila una monetina o una biglia, va a scagliarsi contro il vetro smerigliato dell&#8217;ingresso. La porta del Parlamento \u00e8 colpita come da un proiettile, incrinata, traforata. Profanata dai manifestanti della destra missina, da sempre esclusi dall&#8217;arco costituzionale. Quella sera due magistrati romani che si occupano dell&#8217;estrema destra, Giovanni Salvi e Pietro Saviotti, applicano l&#8217;articolo 289 del codice penale: turbativa dell&#8217;attivit\u00e0 parlamentare. Avvisi di garanzia per Teodoro Buontempo, Giulio Maceratini, Adriana Poli Bortone, Maurizio Gasparri, Ugo Martinat, Altero Matteoli, Giulio Conti, Nicola Pasetto e Domenico Nania. La sera vengono perquisite le abitazioni di due giovani dirigenti missini, il consigliere regionale Gianni Alemanno e il capo ufficio stampa del partito Francesco Storace. \u00abUn comportamento assurdo, ingiustificato, sproporzionato, arbitrario della polizia, una indebita prevaricazione e persecuzione\u00bb, protesta il segretario Fini, che trova normale cingere d&#8217;assedio il Parlamento. \u00abUna goliardata\u00bb per Gasparri. I pi\u00f9 duri contro l&#8217;attacco del Msi a colpi di fionde e di monetine sono il deputato dc Pier Ferdinando Casini (\u00abtemo che sia soltanto l&#8217;inizio\u00bb) e il leader della Lega Umberto Bossi: \u00abVengano avanti i fascisti, ci pensiamo noi a difendere il Parlamento\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Entrambi saranno alleati di Fini appena otto mesi dopo, nel centrodestra fondato da Berlusconi. Molti degli inquisiti nei mesi e negli anni successivi saranno ministri, vice-ministri, capigruppo. Oggi Ignazio La Russa \u00e8 presidente del Senato e Gasparri suo vice. <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/2022\/10\/09\/alla-corte-di-giorgia-meloni\/\">Sono la guida politica del Paese<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Meloni ha fatto parte di quella generazione della Seconda Repubblica, fondata sulla dissoluzione della Prima e su un&#8217;auto-assoluzione collettiva. Il Msi non fu il partito \u00abinevitabilmente protagonista\u00bb di quella stagione, come lei scrive. Fu un partito subalterno e trainato da Silvio Berlusconi.<\/p><cite>marco Damilano<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>\u00c8 questo il contesto in cui si forma la giovanissima Giorgia Meloni. Alla manifestazione di esordio, l&#8217;imprinting, i politici erano \u00abin veste da carcerato\u00bb. Ha fatto parte di quella generazione della Seconda Repubblica, fondata sulla dissoluzione della Prima e su un&#8217;auto-assoluzione collettiva. Il Msi non fu il partito \u00abinevitabilmente protagonista\u00bb di quella stagione, come lei scrive. Fu un partito subalterno e trainato da Silvio Berlusconi, che di Mani Pulite si avvantaggi\u00f2 e poi si sbarazz\u00f2, per poi diventare il nemico giurato della magistratura. Dal Msi nacque Alleanza nazionale e poi Fratelli d&#8217;Italia. Tutte fasi in cui la destra post-fascista si \u00e8 ritrovata al governo, a differenza ad esempio della destra radicale francese o spagnola, ma come partito alleato minore di Berlusconi. Oggi quel rapporto di forza si \u00e8 invertito. Berlusconi, invecchiato e indebolito, \u00e8 costretto suo malgrado a inseguire la nuova premier, giovane e donna. Uno degli scontri si \u00e8 consumato sul ministero della Giustizia, dove Berlusconi avrebbe voluto un suo nome e Meloni ha scelto un ex magistrato, Carlo Nordio, che nel 1992-93 rappresent\u00f2 un modello alternativo al pool delle toghe di Milano guidate da Di Pietro per cui gli amici della Meloni scendevano in piazza (e chiss\u00e0 se lei c&#8217;era, ma perch\u00e9 una militante giovane e appassionata come lei non avrebbe dovuto esserci?).<\/p>\n\n\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-block-image-large\"\n    data-shadow=\"false\"\n    data-use-original-file=\"false\">\n    <a\n        data-pswp-src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/11\/SIPA_01089151_000096-scaled-1.jpg\"\n        class=\"inline-block gallery-item no-underline \"\n        data-pswp-width=\"2560\"\n        data-pswp-height=\"1707\">\n                                        <picture>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/11\/SIPA_01089151_000096-scaled-1-330x220.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 374px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/11\/SIPA_01089151_000096-scaled-1-690x460.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 989px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/11\/SIPA_01089151_000096-scaled-1-1340x894.jpg\"\r\n                media=\"(min-width: 990px)\" \/>\r\n                <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/11\/SIPA_01089151_000096-scaled-1-125x83.jpg\" \/>\r\n        <\/picture>\r\n                            \n            <\/a>\n<\/figure>\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Trent&#8217;anni dopo<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Il cerchio si chiude, dunque. Il trentennio della globalizzazione in Italia ha significato crollo del ruolo della politica e smantellamento di un sistema industriale largamente costruito con la mano pubblica. Quel che nel 1992 \u00e8 stato spazzato via non \u00e8 mai stato ricostruito. Per la sinistra, ma anche per la destra, sono stati trent&#8217;anni di subalternit\u00e0, di vuoto.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 2022, dopo anni di confusione, c&#8217;\u00e8 il ritorno di una professionista della politica al vertice del governo, nel segno della destra. \u00c8 questa la vera novit\u00e0, una sfida per tutti i partiti: il ritorno del ritorno dello Stato e delle politiche pubbliche e nazionali, difficili da comporre in Europa. E, in questo contesto, il ritorno alle identit\u00e0 politiche, per colmare il vuoto di rappresentanza. Ricostruire la politica per riscrivere un nuovo patto, sul modello di quello che ha tenuto in piedi la Prima Repubblica. Nel quadro di una democrazia europea sempre pi\u00f9 fragile, a rischio, come dimostra il caso dell&#8217;Inghilterra ma anche la debolezza della leadership tedesca.<\/p>\n\n\n\n<p>Trent&#8217;anni fa i paesi dell&#8217;Europa orientale furono la pietra di paragone della fine della Prima Repubblica. Una nomenklatura inamovibile, di stampo sovietico, una alternanza impossibile, e poi la nascita di nuove leadership e di nuovi partiti in continuit\u00e0 con il passato. Nel 1989-90, quando cadde il muro di Berlino, il presidente della Repubblica Cossiga osserv\u00f2 che in Germania c&#8217;era un muro di mattoni, in Italia un muro immateriale ma altrettanto solido. Era stata l&#8217;Italia, dopo la Germania, il paese europeo pi\u00f9 segnato dalla guerra fredda e dagli accordi di Jalta del 1945. Il 1992 fu l&#8217;effetto della fine di quel sistema.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In anni pi\u00f9 recenti l&#8217;Italia \u00e8 stata vicina a diventare il paese pi\u00f9 legato al modello putinista dell&#8217;Europa occidentale: la democrazia sganciata dal liberalismo, che \u00e8 il potere di controllare e di limitare i governanti. \u00abSe si prende in considerazione l&#8217;estrema debolezza della fiducia nei confronti delle istituzioni della democrazia parlamentare e delle \u00e9lites politiche (ritenute corrotte e inefficienti), si vede emergere nella societ\u00e0 una base per un potere forte che non sia soggetto a costrizioni da parte dei contropoteri dello Stato di diritto. Insieme al disincanto nei confronti della democrazia, il secondo impulso favorevole alla deriva illiberale o autoritaria \u00e8 il nazionalismo. L&#8217;alter ego della sovranit\u00e0 popolare \u00e8 la sovranit\u00e0 nazionale, che il potere forte deve proteggere sia dalle ingerenze della Ue sia dall&#8217;ondata migratoria\u00bb, ha scritto il politologo ceco Jacques Rupnik in \u201cSenza il muro\u201d (Donzelli, 2019). \u00abNel 1989 pensavamo che l&#8217;Europa fosse il nostro avvenire. Oggi pensiamo di essere noi l&#8217;avvenire dell&#8217;Europa\u00bb, ha rivendicato il premier ungherese Viktor Orb\u00e1n, citato da Rupnik.&nbsp; Noi, cio\u00e8 l&#8217;Ungheria e la Polonia, i primi paesi a sganciarsi dall&#8217;orbita dell&#8217;Unione sovietica nell&#8217;89, anticiparono il cambiamento e oggi guidano l&#8217;onda sovranista nell&#8217;Unione europea. Il governo di Varsavia e il partito nazionalista Diritto e Giustizia sono i pi\u00f9 vicini a Fratelli d&#8217;Italia di Giorgia Meloni. Con i sovranisti di Polonia e di Ungheria c&#8217;\u00e8 la condivisione di un impianto ideologico nazionalista che \u00e8 la exit strategy dal ciclo lungo aperto da Maastricht dopo la caduta del muro di Berlino: la prevalenza degli Stati nazione sull&#8217;Unione di Bruxelles. Un mix di atlantismo e di difesa delle identit\u00e0 tradizionali.<\/p>\n\n\n\n<p>Il no all&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina di Giorgia Meloni l&#8217;ha spinta lontano dal filo-putinismo di alcuni suoi alleati di governo, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, ma il progetto di putinizzazione dell&#8217;Italia, di far scivolare l&#8217;Italia verso il modello orientale, \u00e8 stato condotto in questi anni con grande spregiudicatezza e non si pu\u00f2 escludere che riparta.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Negli ultimi anni l&#8217;Italia ha oscillato tra il commissariamento tecnocratico e il populismo, due esperienze che hanno fallito nell&#8217;obiettivo di restituire all&#8217;Italia un sistema politico stabile e coerente.&nbsp;<\/p><cite>marco damilano<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Negli ultimi anni l&#8217;Italia ha oscillato tra il commissariamento tecnocratico e il populismo, due esperienze che hanno fallito nell&#8217;obiettivo di restituire all&#8217;Italia un sistema politico stabile e coerente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La prima parte dell&#8217;ultima legislatura, il governo 5 Stelle-Lega presieduto da Giuseppe Conte, ha rappresentato il punto pi\u00f9 alto dell&#8217;anti-politica e l&#8217;inizio della sua fine. Oggi il Movimento 5 Stelle, guidato da Conte, \u00e8 l&#8217;opposto del soggetto virtuale delle origini, rappresenta gli interessi pi\u00f9 corposi e materiali dell&#8217;elettorato. il Sud del reddito di cittadinanza, il ceto medio impaurito dall&#8217;impoverimento, si propone come un sindacato dei cittadini, in difesa dei diritti acquisiti.<\/p>\n\n\n\n<p>La seconda parte \u00e8 stata caratterizzata dall&#8217;unit\u00e0 nazionale di Mario Draghi. Ancora una volta la tregua offerta dal governo presieduto dall&#8217;ex banchiere centrale non \u00e8 servita al sistema dei partiti per ricostruire la loro tavola dei valori e la loro presenza nella societ\u00e0. Eppure, trent&#8217;anni dopo il 1992, questo serve, partiti in grado di offrire una nuova mediazione, sulla base di valori e interessi. La pandemia, la guerra in Ucraina, l&#8217;emergenza energia, la recessione in arrivo, ripropongono l&#8217;esigenza per la politica di avere un corpo, cio\u00e8 l&#8217;ossatura fisica di una nuova rappresentanza. La destra, da sempre, conosce bene il proprio elettorato e sa come rappresentarlo e tutelarlo. Il Pd, in crisi di identit\u00e0, ha una composizione sociale in via di erosione, che \u00e8 la base del declino elettorale.<\/p>\n\n\n\n<p>Giorgia Meloni \u00e8 in questo punto di incrocio. Incarna un&#8217;identit\u00e0 politica e culturale di indubbia matrice nazional-reazionaria. \u00c8 <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/2022\/08\/25\/il-contesto-di-meloni\/\">una professionista della politica<\/a>, e della politica di partito, non ha fatto altro nella vita. In pi\u00f9 \u00e8 romana, profondamente romana, da sempre a contatto quotidiano con i palazzi della politica. La sua non \u00e8 dunque la vittoria dell&#8217;anti-politica modello Movimento 5 Stelle. Le biografie dei nuovi ministri stanno l\u00ec a dimostrarlo: in undici hanno fatto parte di un qualche governo Berlusconi del passato. Anche questo \u00e8 un cerchio che si chiude: sono i figli, ormai invecchiati, del 1992-93. Ma Meloni porta con s\u00e9 il senso di esclusione storico del post-fascismo italiano, nonostante tanti anni di sdoganamento e di partecipazione alla distribuzione delle poltrone di governo e di sottogoverno. Una carica di rivincita e di riscossa, di vittimismo (nella narrazione meloniana il mondo \u00e8 popolato dalla sinistra che vuole cancellare le radici, le tradizioni), che non si concilia con l&#8217;ambizione di governare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La Seconda Repubblica che trent&#8217;anni fa aveva suscitato tante speranze \u00e8 stato \u00abun travestimento del vecchio ordine, pi\u00f9 che una premessa di una nuova realt\u00e0\u00bb, come aveva scritto Scoppola gi\u00e0 nel 1991. Una falsa rivoluzione che ha condannato un&#8217;intera generazione, la generazione nata tra la fine degli anni Ottanta e l&#8217;inizio degli anni Novanta, a vivere in uno show ripetitivo. La Terza repubblica, al posto della Seconda fallita, non \u00e8 mai nata. E non la si ricostruir\u00e0 con un&#8217;idea di Nazione statica, collocata fuori dalla Storia, affidata a ipotetici patrioti e a salvatori della Patria. Ma con un&#8217;idea di democrazia, che in apparenza \u00e8 pi\u00f9 fragile, pi\u00f9 mite, ma forse pi\u00f9 tenace.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In Italia, una falsa rivoluzione ha condannato un&#8217;intera generazione a vivere ipnoticamente in uno spettacolo ripetitivo. 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