{"id":5609,"date":"2022-10-22T18:42:32","date_gmt":"2022-10-22T17:42:32","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/?p=5609"},"modified":"2022-10-22T18:42:33","modified_gmt":"2022-10-22T17:42:33","slug":"la-geografia-politica-italiana-al-tempo-di-meloni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/10\/22\/la-geografia-politica-italiana-al-tempo-di-meloni\/","title":{"rendered":"La geografia politica italiana al tempo di Meloni"},"content":{"rendered":"\n
Dall\u2019annuncio, lo scorso 25 settembre, dei primi risultati delle elezioni politiche italiane, l\u2019attenzione della stampa sia nazionale che internazionale si \u00e8 concentrata, e non senza ragione, sulla netta vittoria della coalizione guidata da Giorgia Meloni. Nei giorni successivi, l\u2019orientamento politico dello stato italiano e dei suoi cittadini sono spesso stati descritti in termini molto generali, presentando la maggioranza risultata dalle elezioni del 25 settembre come \u201cla scelta dell\u2019Italia\u201d, senza ulteriori dettagli.<\/p>\n\n\n\n
Questa tendenza alla generalizzazione non pu\u00f2 che produrre una visione sbagliata della situazione politica italiana, poich\u00e9 ignora deliberatamente una caratteristica centrale del paesaggio politico peninsulare. Ignora, cio\u00e8, che l\u2019Italia si divide in diverse aree geografiche che, lungi dall\u2019esprimersi con una sola voce, hanno da sempre presentato tendenze politiche molto divergenti. Infatti, in molti casi, le divisioni tra regioni si organizzano secondo linee di conflitti cos\u00ec chiare da rendere pericolosa ogni analisi globale. In un contesto politico cos\u00ec frammentato, pi\u00f9 importante dell\u2019individuazione di tendenze generali \u00e8 quindi l\u2019analisi dei clivaggi e della geografia elettorale.<\/p>\n\n\n\n
Una cluster analysis <\/span>1<\/sup><\/a><\/span><\/span> del risultato delle ultime elezioni politiche nei quasi 8000 comuni italiani svela come si struttura l\u2019elettorato italiano. Ci consente di individuare nove gruppi di comuni che compongono quelli che chiamiamo nove \u201carcipelaghi italiani\u201d, ossia spazi che mostrano comportamenti di voto simili al loro interno e, allo stesso tempo, differiscono significativamente l\u2019uno dall\u2019altro. La metafora dell\u2019arcipelago, introdotta dal politologo J\u00e9r\u00f4me Fourquet allo scopo di render conto delle profonde divisioni che travagliano la contemporanea societ\u00e0 francese <\/span>2<\/sup><\/a><\/span><\/span>, ci sembra riflettere in modo molto adeguato anche la realt\u00e0 della politica italiana degli ultimi decenni.<\/p>\n\n\n\n Questi arcipelaghi si organizzano secondo tre principali linee di clivaggio. La maggiore linea di divisione \u00e8 quella che separa Nord e Sud, con una zona di transizione in Lazio e Abruzzo. All\u2019interno delle zone settentrionali e meridionali, si pu\u00f2 poi osservare un secondo divario, anche quello molto significativo, tra zone urbane, periurbane e rurali. Una terza divisione, di minore rilevanza numerica su scala nazionale ma politicamente chiarissima, separa le due regioni italiane dotate di un sistema partitico autonomo (Valle d\u2019Aosta e Alto Adige) dal resto della penisola.<\/p>\n\n\n\n Nel resto di questo articolo, proseguiamo con la descrizione di questi nove cluster, e individuiamo in modo breve le caratteristiche di ognuno di essi. Nei grafici, i risultati dei partiti del centrosinistra (rosso: PD, rosso scuro: AVS, rosa: +E e IC) e del centrodestra (blu scuro: FDI, verde: Lega, azzurro: FI e Moderati\/UDC) vengono sommati.<\/p>\n\n\n\n\n\n Le grandi zone urbane del Nord (Torino, Genova, Milano, Trento, Venezia), Roma, gran parte della Toscana e dell\u2019Emilia-Romagna nonch\u00e9 alcuni specifici comuni del Sud compongono il primo e numericamente pi\u00f9 importante dei nostri \u201carchipelagi\u201d. Si tratta poi dell\u2019unico cluster nel quale il Partito Democratico ottiene pi\u00f9 voti di ogni altro partito, con 18% di elettori a favore (pari a circa 26% dei votanti). La relazione privilegiata tra il Pd e le regioni urbane del nord ha contribuito in modo importante al suo relativo successo su scala nazionale: il 42% degli elettori totali del Pd provengono di queste zone. Fratelli d’Italia \u00e8 il secondo partito. Nonostante i buoni risultati del Pd e i pochi voti Lega e FI in comparazione con le altre zone settentrionali, il centrodestra ottiene pi\u00f9 voti del centrosinistra in queste aree. Un\u2019ipotetica alleanza del centrosinistra con il terzo polo o le Cinque stelle vi otterrebbe comunque un\u2019ampia maggioranza.<\/p>\n\n\n\n Nelle zone periurbane del Centro-Nord, anch’esse molto popolate (17% dell\u2019elettorato totale), si concentrano i voti per il centrodestra, che pu\u00f2 contare tanto sulla grande popolarit\u00e0 di FdI, che vi ottiene il sostegno di quasi 30% dei votanti, quanto sulla persistenza di un significativo voto leghista – quasi il 30% degli elettori totali della Lega vivono nei comuni di questo cluster. Di conseguenza, il centrodestra vince facilmente in queste aree del nord del paese.<\/p>\n\n\n\n Nei comuni pi\u00f9 rurali del Centro-Nord, eccetto Lombardia e Veneto, la vittoria del centrodestra pu\u00f2 sembrare, al primo sguardo, ancora pi\u00f9 larga; ed \u00e8 vero che i risultati del centrosinistra, dei Cinque Stelle e del terzo polo sono molto pi\u00f9 modesti che nelle grandi citt\u00e0. Comunque, il centrodestra non ha, in realt\u00e0, convinto una proporzione pi\u00f9 ampia dell\u2019elettorato. Il fatto pi\u00f9 marcante \u00e8 invece l\u2019alta quota di astensione, che raggiunge il 37%.<\/p>\n\n\n\n Un voto massiccio per i partiti di destra (FdI e Lega) si esprime nelle zone rurali del nord, sopratutto in Lombardia e Veneto, dove oltre il 60% dei votanti sceglie uno dei quattro partiti della coalizione di centrodestra. Sebbene in queste aree si concentri solo il 6% degli elettori, vi troviamo rispettivamente il 10 e il 15% degli elettori dei FdI e della Lega. I voti di sinistra sono pochissimi, pari al 10% dell’elettorato, mentre l\u2019affluenza alle urne risulta piuttosto alta, a differenza di altre zone periferiche del nord.<\/p>\n\n\n\n Nel principale cluster del Mezzogiorno, che contiene tra l\u2019altro le principali citt\u00e0 della macroregione, l\u2019astensione risulta pi\u00f9 alta che nelle regioni del Nord: pi\u00f9 di quattro elettori su dieci non parteciparono al voto. I Cinque Stelle sono il primo partito. La regione gioca cos\u00ec per i pentastellati un ruolo essenziale, simile a quello delle aree urbane del nord per il Pd, fornendo al M5S il 42% dei suoi voti totali. Ma anche FdI e Pd ricevono una quota piuttosto alta dei loro voti complessivi (circa 16%) in queste aree dove vive circa un quarto della popolazione italiana. A differenza del Nord, e nonostante la seconda posizione dei FdI, un\u2019alleanza tra centrosinistra e M5S vi otterrebbe un\u2019ampia maggioranza.<\/p>\n\n\n\n Le zone di pi\u00f9 alta astensione – tra il 55 e il 60% – si incontrano in alcune aree periferiche del Sud, particolarmente in Calabria e Sardegna, dove pi\u00f9 della met\u00e0 degli elettori si \u00e8 astenuta. In queste regioni, vince FdI, seguito da vicino da M5S e Pd. Il centrodestra non ottiene per\u00f2 la maggioranza dei voti espressi. La regione conta poco nel risultato definitivo dei diversi partiti, visto la sua limitata rilevanza numerica (circa 8% degli elettori) e la sua bassissima quota di affluenza alle urne.<\/p>\n\n\n\n Una dinamica unica, anche manifestatasi all\u2019occasione delle elezioni regionali siciliane, si esprime nel Nord-Est dell\u2019isola. In questa regione, il partito di ispirazione meridionalista e autonomista siciliano Sud chiama Nord (SCN) guidato da Cateno De Luca (sindaco di Messina) viene votato da pi\u00f9 di un elettore su dieci. A causa di questa mobilitazione, l\u2019astensione \u00e8 pi\u00f9 bassa che nel resto del meridione, e la quota di affluenza \u00e8 paragonabile a quella delle zone periferiche del Nord Italia.<\/p>\n\n\n\n La provincia autonoma di Bolzano – Alto-Adige (S\u00fcdtirol) \u00e8 caratterizzata da un sistema partitico particolare, dominato da anni dal Partito popolare sudtirolese (S\u00fcdtiroler Volkspartei, Svp) di ispirazione autonomista. Come solitamente accade alle elezioni nazionali, il Svp riceve un\u2019ampia maggioranza dei voti espressi nella regione, pari a circa il 60% del totale. Con solo trecentomila votanti, la provincia di Bolzano gioca un ruolo limitato nella politica nazionale: invia a Montecitorio 3 deputati, tutti e tre esponenti del Svp.<\/p>\n\n\n\n La regione autonoma Valle d\u2019Aosta \/ Vall\u00e9e d\u2019Aoste presenta anch\u2019essa un sistema partitico autonomo. L\u2019unico deputato dei centomila elettori valdostani viene eletto in una circoscrizione uninominale speciale, nella quale quest\u2019anno vince Franco Manes, candidato della coalizione regionalista Vall\u00e9e d’Aoste, che ottenne circa il 40% dei voti espressi. Il candidato unico del centrodestra giunge in seconda posizione.<\/p>\n\n\n\n La divisione dell\u2019Italia in nove arcipelaghi produce vincitori diversi nel Centro Nord, inclusa Roma (FdI), in Toscana, Emilia-Romagna e alcune grandi citt\u00e0 (Pd), nella maggior parte del Mezzogiorno (M5S), in Valle d\u2019Aosta (VdA) e in Alto Adige (Svp).<\/p>\n\n\n\n\n\n Ancora pi\u00f9 importante per la prossima legislatura \u00e8 il divario esistente tra le diverse aree del paese per quanto riguarda la quota di voto a favore di uno dei partiti del futuro governo di centrodestra. Mentre la nuova maggioranza pu\u00f2 contare sul sostegno di pi\u00f9 della met\u00e0 dei votanti nelle regioni del Nord, nella maggior parte del Sud e nelle metropoli (inclusa Roma), la sua base elettorale \u00e8 molto pi\u00f9 debole. Caso non troppo eccezionale nel contesto politico europeo attuale, governer\u00e0 quindi una parte del paese contro l\u2019altra. Il fatto che contrassegna l\u2019Italia nella comparazione internazionale \u00e8, per\u00f2, il forte carattere di regionalit\u00e0 degli elettorati. Una regionalit\u00e0 che non sembra in grado di ridurre una maggioranza eletta soprattutto grazie ai voti del Nord.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":" Una cluster analysis dei risultati delle ultime elezioni legislative negli 8.000 comuni italiani rivela la struttura dell’elettorato italiano.<\/p>\n Secondo questa lettura, \u00e8 il Nord – senza le sue grandi citt\u00e0, senza la Toscana, senza la Valle d’Aosta e senza l’Alto Adige – a governare l’Italia. Le opposizioni, invece, dominano nel Mezzogiorno.<\/p>\n Uno studio a firma di Fran\u00e7ois Hublet.<\/p>\n","protected":false},"author":2851,"featured_media":5640,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"templates\/post-studies.php","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_trash_the_other_posts":false,"footnotes":""},"categories":[1571],"tags":[],"geo":[2084],"class_list":["post-5609","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-politica","staff-francois-hublet","geo-italia"],"acf":[],"yoast_head":"\n
\r\n <\/picture>\r\n \n <\/a>\n<\/figure>\n\n\nIl Nord Italia (4 cluster, pari al 63% dell\u2019elettorato totale)<\/strong><\/h2>\n\n\n\n
Le grandi citt\u00e0, la Toscana e l\u2019Emilia-Romagna<\/em><\/strong><\/h3>\n\n\n\n\n\n
\r\n <\/picture>\r\n \n <\/a>\n<\/figure>\n\n\nLe zone periurbane<\/em><\/strong><\/h3>\n\n\n\n\n\n
\r\n <\/picture>\r\n \n <\/a>\n<\/figure>\n\n\nLe periferie del Centro-Nord<\/em><\/strong><\/h3>\n\n\n\n\n\n
\r\n <\/picture>\r\n \n <\/a>\n<\/figure>\n\n\nLe zone rurali pi\u00f9 di destra<\/em><\/strong><\/h3>\n\n\n\n\n\n
\r\n <\/picture>\r\n \n <\/a>\n<\/figure>\n\n\nIl Sud (3 cluster, pari al 32% del elettorato totale)<\/strong><\/h2>\n\n\n\n
Le aree urbane e periurbane<\/em><\/strong><\/h3>\n\n\n\n\n\n
\r\n <\/picture>\r\n \n <\/a>\n<\/figure>\n\n\nLe aree periferiche<\/em><\/strong><\/h3>\n\n\n\n\n\n
\r\n <\/picture>\r\n \n <\/a>\n<\/figure>\n\n\nLa Sicilia Nord-Orientale e il successo di \u201cSud Chiama Nord\u201d<\/em><\/strong><\/h3>\n\n\n\n\n\n
\r\n <\/picture>\r\n \n <\/a>\n<\/figure>\n\n\nSistemi autonomi (2 cluster)<\/strong><\/h2>\n\n\n\n
L\u2019Alto Adige \/ S\u00fcdtirol<\/em><\/strong><\/h3>\n\n\n\n\n\n
\r\n <\/picture>\r\n \n <\/a>\n<\/figure>\n\n\nLa Valle d\u2019Aosta \/ Vall\u00e9e d\u2019Aoste<\/em><\/strong><\/h3>\n\n\n\n\n\n
\r\n <\/picture>\r\n \n <\/a>\n<\/figure>\n\n\nConclusione: governa il Nord senza le grandi citt\u00e0, Toscana, Valle d\u2019Aosta e Alto Adige; nel Mezzogiorno dominano le opposizioni<\/strong><\/h3>\n\n\n\n
\r\n <\/picture>\r\n \n <\/a>\n<\/figure>\n\n\n