{"id":5550,"date":"2022-10-19T17:16:06","date_gmt":"2022-10-19T16:16:06","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/?p=5550"},"modified":"2022-10-19T17:16:07","modified_gmt":"2022-10-19T16:16:07","slug":"e-iniziata-la-guerra-delle-batterie-una-conversazione-con-paolo-cerruti-co-fondatore-e-coo-di-northvolt","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/10\/19\/e-iniziata-la-guerra-delle-batterie-una-conversazione-con-paolo-cerruti-co-fondatore-e-coo-di-northvolt\/","title":{"rendered":"&#8220;\u00c8 iniziata la guerra delle batterie&#8221;, una conversazione con Paolo Cerruti, co-fondatore e COO di Northvolt"},"content":{"rendered":"\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Qual \u00e8 la posizione attuale della Corea del Sud, del Giappone e della Cina nella supply chain delle batterie?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Paolo Cerruti<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>La posizione di questi paesi \u00e8 dominante sia nella ricerca e sviluppo che nelle competenze di industrializzazione che permettono di accedere agli effetti di scala necessari per essere competitivi. Tuttavia, nel corso dei quasi trent\u2019anni attraverso i quali l\u2019industria delle batterie si \u00e8 sviluppata, l\u2019egemonia tecnologica e della supply chain si \u00e8 progressivamente spostata. Nata in Giappone, l\u2019industria ha attraversato una prima trasformazione quando i Coreani (Samsung, LG, SK) hanno creato effetti di scala. Infine, si \u00e8 mossa verso la Cina, dove tutt\u2019ora vi sono le pi\u00f9 grandi e dinamiche realt\u00e0 industriali in questo settore (aziende come CATL, EVE, BYD).<\/p>\n\n\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-block-image-small\"\n    data-shadow=\"false\"\n    data-use-original-file=\"false\">\n    <a\n        data-pswp-src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/10\/dXpcqbIe_400x400.png\"\n        class=\"inline-block gallery-item no-underline \"\n        data-pswp-width=\"346\"\n        data-pswp-height=\"350\">\n                                        <picture>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/10\/dXpcqbIe_400x400-125x126.png\"\r\n                media=\"(max-width: 374px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/10\/dXpcqbIe_400x400-330x334.png\"\r\n                media=\"(min-width: 375px)\" \/>\r\n                <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/10\/dXpcqbIe_400x400-125x126.png\" \/>\r\n        <\/picture>\r\n                            \n            <\/a>\n<\/figure>\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Quali sono stati gli ingredienti dell\u2019ascesa cinese nel settore?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Per capirlo, bisogna guardare alla sua storia. L\u2019industria delle batterie al litio \u00e8 nata in Giappone all\u2019inizio degli anni \u201990, con Sony che all\u2019epoca era un leader nell\u2019innovazione tecnologica, (CamCorder, Walkman, ecc.). Sony, seguita a ruota da Panasonic, Sanyo, NEC ed altri nomi di primo piano dell\u2019elettronica di consumo si rese conto dell\u2019importanza strategica di integrare verticalmente lo sviluppo e la produzione di batterie. Come accadr\u00e0 in molte altre industrie, semiconduttori e telefonia cellulare per citare gli esempi pi\u00f9 celebri, il Giappone non ha saputo mantenere una competitivit\u00e0 industriale di fronte al pragmatismo coreano. Sono quindi nati Samsung Electronics, LG ed altre realt\u00e0 che, pur non avendo inizialmente l\u2019eccellenza tecnologica nipponica hanno saputo creare degli effetti di scala che hanno permesso di abbattere i costi e costrinsero i giapponesi ad accontentarsi di nicchie di mercato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Eravamo all\u2019inizio degli anni 2000, in un\u2019epoca dove le parole chiave erano <em>globalizzazione<\/em> e <em>fabless<\/em>. Alcatel, Nokia, Eriksson cercavano disperatamente una competitivit\u00e0 perduta localizzando la produzione in Asia. E poi arriv\u00f2 Apple con i suoi 750.000 iPhone prodotti al giorno, in Cina. Una forte propensione all\u2019imprenditoria ed al rischio, generosi sussidi nazionali ed una base di costi fissi molto bassa ed ecco che il baricentro della produzione e dell\u2019esperienza industriale si sposta nuovamente: dalla Corea, alla Cina.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Se l\u2019eccellenza di ricerca e sviluppo resta in gran parte coreana ed americana, la Cina ha dato ancora una volta prova di saper re-industrializzare su grande scala delle tecnologie complesse, senza necessariamente essere leader sulla tecnologia.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>La Cina ha una posizione pressoch\u00e9 dominante sulla fornitura di prodotti chimici e materiali necessari alla produzione di batterie.<\/p><cite>Paolo Cerruti<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>In che modo la Cina opera per consolidare la propria posizione a livello internazionale e come gli Stati Uniti vogliono minare il suo primato?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Il Governo cinese ha decretato che l\u2019industria delle batterie \u00e8 oggetto di \u201cinteresse nazionale strategico\u201d. Questa scelta \u00e8 in gran parte motivata dalla volont\u00e0 di Pechino di accelerare la transizione verso una mobilit\u00e0 100% elettrica per ragioni di salute pubblica, ma non si tratta solamente di una nomenclatura burocratica. \u00c8 un vero e proprio arsenale di misure per incentivare la crescita dell\u2019industria, facilitandone gli investimenti, creando poli di eccellenza accademica, utilizzando aziende e societ\u00e0 finanziarie controllate dal governo per prendere il controllo di nodi importanti della supply chain, ma anche cercando di acquisire propriet\u00e0 intellettuale, e non sempre in maniera trasparente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La Cina ha una posizione pressoch\u00e9 dominante sulla fornitura di prodotti chimici e materiali necessari alla produzione di batterie. Si tratta di prodotti chimici che l\u2019Europa e gli Stati Uniti hanno smesso di produrre da decenni. Creduti banali, inquinanti, che richiedono grandi quantit\u00e0 di energia per essere prodotti e che nessuno voleva pi\u00f9. La Cina controlla una grande parte della supply chain delle materie semifinite per le batterie, pur non essendo, in molti casi, produttore delle materie prime e minerali necessari per la sintesi di questi componenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli Stati Uniti lo hanno realizzato solo recentemente, e la reazione \u00e8 stata violenta. \u00c8 sufficiente leggere l\u2019Inflation Reduction Act passato dall\u2019amministrazione Biden il 16 agosto 2022 ed il paniere di sussidi all\u2019investimento distribuiti dal Department of Energy. Gli Stati Uniti stanno mettendo in atto una politica protezionistica, il cui principale obiettivo \u00e8 Pechino ma le cui ramificazioni si faranno sentire fino in Europa. Localizzare ad ogni costo, spendere soldi pubblici per favorire la nascita e lo sviluppo di campioni nazionali, crescita dei dazi su materiali importati ed infine un controllo stretto delle \u201crules of origin\u201d.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Nella complessit\u00e0 della produzione di batterie, quali sono i principali colli di bottiglia da considerare, a livello tecnologico e geografico?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>La guerra \u00e8 aperta, le batterie &#8211; come i semiconduttori &#8211; sono diventate uno strumento essenziale del braccio di ferro geopolitico Est-Ovest, ma le ramificazioni sono planetarie: Australia, Africa, America del Sud sono diventati parti della scacchiera su cui l\u2019Occidente e la Cina si affrontano per assicurarsi influenza sui depositi di nichel, litio, rame, grafite e cobalto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Una recente sentenza di un tribunale coreano, passata per lo pi\u00f9 inosservata, ha annullato un accordo di collaborazione e Technology transfer fra Redwood Materials, societ\u00e0 americana basata in Nevada, e L&amp;F, produttore coreano di polveri per catodo con l\u2019argomento che la tecnologia delle batterie fa parte del portafoglio di tecnologie protette dall\u2019interesse nazionale. Si tratta qui di annullare un accordo commerciale fra due entit\u00e0 private appartenenti a nazioni amiche ed alleate!&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma sarebbe un grave errore considerare le materie prime come l\u2019unico collo di bottiglia. A breve e medio termine, 5-7 anni, la guerra si vincer\u00e0 sull\u2019accesso ai talenti con esperienza industriale in questo settore.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Fabbricare batterie \u00e8 costoso e complesso, ma fabbricarne in grandi quantit\u00e0 a costo competitivo e garantendone l\u2019integrit\u00e0 e la qualit\u00e0 richiede competenze molto specifiche, e gli asiatici hanno due decenni di vantaggio sull\u2019Occidente.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Fabbricare batterie \u00e8 costoso e complesso, ma fabbricarne in grandi quantit\u00e0 a costo competitivo e garantendone l\u2019integrit\u00e0 e la qualit\u00e0 richiede competenze molto specifiche, e gli asiatici hanno due decenni di vantaggio sull\u2019Occidente.<\/p><cite>Paolo Cerruti<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Quali discontinuit\u00e0 tecnologiche possono avvenire nell\u2019industria delle batterie, in grado di cambiare le carte in tavola a livello geopolitico?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Non vedo delle rotture tecnologiche che possano, nei prossimi dieci anni, cambiare le carte in tavola a livello geopolitico, almeno per quello che riguarda l\u2019industria dei trasporti che continuer\u00e0 a fare appello a formulazioni a base di litio. \u00c8 comunemente accettato che la prossima generazione di batterie ad alta densit\u00e0 sar\u00e0 quella dello \u201cstato solido\u201d, che permette di immagazzinare pi\u00f9 energia ed in maniera pi\u00f9 rapida a parit\u00e0 di volume e di massa. Bench\u00e9 esistano diverse varianti in gara per avere il primato tecnologico, tutte, senza eccezioni, fanno appello a derivati del litio, nickel ed altri metalli non ferrosi. L\u2019unica eccezione \u00e8 sulle tecnologie per applicazioni stazionarie destinate a creare tamponi indispensabili per l\u2019incremento della parte di rinnovabili mantenendo la rete distribuzione stabile. Qui, le tecnologie a base di sodio hanno un grande potenziale e possono eliminare certe dipendenze strutturali. Ma siamo ancora a 5-10 anni da una applicazione in grande scala.<\/p>\n\n\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-block-image-full\"\n    data-shadow=\"false\"\n    data-use-original-file=\"false\">\n    <a\n        data-pswp-src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/10\/1641893952-dji_0060.jpg\"\n        class=\"inline-block gallery-item no-underline \"\n        data-pswp-width=\"2000\"\n        data-pswp-height=\"1500\">\n                                        <picture>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/10\/1641893952-dji_0060-330x248.jpg\"\r\n                media=\"(max-width:  330px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/10\/1641893952-dji_0060-690x518.jpg\"\r\n                media=\"(max-width:  690px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/10\/1641893952-dji_0060-990x743.jpg\"\r\n                media=\"(max-width:  990px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/10\/1641893952-dji_0060-1340x1005.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 1340px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/10\/1641893952-dji_0060-1600x1200.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 1600px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/10\/1641893952-dji_0060-1920x1440.jpg\"\r\n                media=\"(min-width: 1601px)\" \/>\r\n                <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2022\/10\/1641893952-dji_0060-125x94.jpg\" \/>\r\n        <\/picture>\r\n                            \n            <\/a>\n<\/figure>\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Per quali ragioni avete lasciato Tesla per dare vita a Northvolt? In cosa si differenzia dalle altre societ\u00e0? Quali sono le maggiori opportunit\u00e0 e i maggiori ostacoli per la sua crescita?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Non ho lasciato Tesla per creare Northvolt, ma nei mesi successivi alla mia uscita da Tesla abbiamo cominciato a lavorare quelle che sarebbero diventate le basi per Northvolt. Venivamo dall\u2019esperienza della pianificazione di Gigafactory 1 in Nevada. Tesla non aveva nessuna intenzione, all\u2019epoca, di avventurarsi nella produzione di batterie in proprio, conscia della complessit\u00e0 del prodotto, dell\u2019intensit\u00e0 degli investimenti richiesti e della scarsa disponibilit\u00e0 di competenze. Tuttavia, nel 2013, quando a Tesla si cominci\u00f2 la prima bozza di business plan per Model 3, ci si rese conto che l\u2019intera produzione mondiale di batterie al litio corrispondeva a quello che il terzo modello della gamma avrebbe richiesto su base annua. In sostanza, non c\u2019era scelta: o prendevamo in mano il nostro destino, o Model 3 non sarebbe esistita. E cos\u00ec nacque Gigafactory 1, collaborazione tra Tesla e Panasonic. Nel 2016, quando cominciammo a studiare la fattibilit\u00e0 del progetto che sarebbe diventato Northvolt, il mondo dell\u2019automobile era in pieno scandalo <em>dieselgate<\/em>. Volkswagen cercava disperatamente di rifarsi un\u2019immagine, Herbert Diess (AD di Vokswagen all\u2019epoca) prende delle decisioni drastiche e coraggiose, puntando tutto sull\u2019elettrico. BMW, Daimler, Porsche seguono e gli annunci si moltiplicano proprio nel momento in cui cominciamo un roadshow per incontrare i comitati esecutivi delle principali case automobilistiche europee. Rapidamente realizziamo quanto l\u2019industria sia ignara dei rischi e delle complessit\u00e0 delle supply chains delle batterie. Noi arriviamo con un\u2019idea e la credibilit\u00e0 data dall\u2019essere stati parte del management team che ha dato legittimit\u00e0 a Tesla.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019idea era e resta semplice: creare il prodotto pi\u00f9 sostenibile al mondo in KgCO2e\/KWh e integrare verticalmente una grande parte della sintesi delle materie attive per avere un vantaggio competitivo. Produrre batterie e ancor pi\u00f9 i materiali attivi richiede molta energia. Siamo andati a cercare la localizzazione per i nostri stabilimenti l\u00e0 dove l\u2019energia \u00e8 100% idroelettrica e una delle meno care al mondo. Questa \u00e8 una delle ragioni principali per cui siamo in Svezia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La pi\u00f9 grande opportunit\u00e0 che abbiamo \u00e8 l\u2019aver compreso per primi l\u2019importanza del carbon footprint del prodotto: per questo abbiamo piazzato le nostre pedine 3 o 4 anni prima degli altri. Il mercato \u00e8 enorme e c\u2019\u00e8 ancora spazio per crescere, siamo lungi da una situazione di saturazione della domanda. Il principale ostacolo \u00e8 riuscire a crescere in maniera organica ma strutturando l\u2019azienda, che \u00e8 passata da 2 a 4000 persone in 5 anni, \u00e8 composta da 114 nazionalit\u00e0 diverse e opera in 5 paesi e due continenti. Il pi\u00f9 grande ostacolo siamo noi stessi, la nostra capacit\u00e0 di crescere senza ricorrere alla forza bruta ma con finezza, utilizzando la forza dell\u2019avversario, come nelle arti marziali.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Produrre batterie e ancor pi\u00f9 i materiali attivi richiede molta energia. Siamo andati a cercare la localizzazione per i nostri stabilimenti l\u00e0 dove l\u2019energia \u00e8 100% idroelettrica e una delle meno care al mondo. Questa \u00e8 una delle ragioni principali per cui siamo in Svezia.&nbsp;<\/p><cite>Paolo Cerruti<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>L\u2019Unione Europea si \u00e8 data parametri di riduzione delle emissioni che hanno suscitato discussioni e proteste nell\u2019industria e nei governi, anche in relazione alla vendita esclusiva delle auto elettriche.<\/strong><strong> <\/strong><strong>Quali saranno gli effetti geopolitici delle decisioni normative europee, nel breve termine? Quali aspetti della regolazione e della struttura industriale dovrebbero essere cambiati, per aumentare la competitivit\u00e0 europea?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>L&#8217;industria che ha protestato \u00e8 quella dei produttori di auto che non sono pronti e che hanno limitato gli investimenti, in diniego della necessit\u00e0 di rispettare gli accordi di Parigi. La mobilit\u00e0 elettrica \u00e8 non solamente necessaria, ma tecnologicamente superiore. \u00c8 un prodotto migliore per il consumatore e quindi assisteremo ad un declino darwiniano ed inesorabile del motore termico. \u00c8 solo una questione di una decina d\u2019anni.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il rischio per l\u2019industria europea \u00e8 duplice.<\/p>\n\n\n\n<p>In primo luogo, una forte dipendenza da fornitori che sono di fatto parte di un oligopolio asiatico. Si viene quindi a creare una grande vulnerabilit\u00e0 della filiera, perch\u00e9 i governi nazionali hanno poca presa sulle politiche di investimento di queste societ\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In secondo luogo, le batterie possono rappresentare anche il 40% del costo di produzione di un\u2019auto e quindi c\u2019\u00e8 una giustificata preoccupazione che una porzione significativa della creazione di valore passi di mano. \u00c8 quindi essenziale preservare e sviluppare campioni nazionali che permettano lo sviluppo di una reale indipendenza tecnologica ed industriale. Tuttavia, io non credo a politiche di incentivi sistematici sul lungo termine. Gli effetti di scala e il riciclo delle batterie sono le chiavi per abbassarne il costo \u2013 che \u00e8 l\u2019unico reale ostacolo alla democratizzazione della mobilit\u00e0 elettrica \u2013 ma per innescare il sistema, le politiche di incentivi, sgravi fiscali e soprattutto accompagnamento all\u2019investimento industriale sono essenziali.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per esempio, se guardiamo il caso di alcuni Paesi, come l\u2019Italia, il pi\u00f9 grande ostacolo all\u2019insediamento di un tessuto produttivo a larga scala \u00e8 il costo dell\u2019energia, e questo era vero ben prima della crisi russa. Fabbricare batterie richiede una quantit\u00e0 enorme di energia e, per essere competitivi, si deve restare sotto ai 60 Euro a MWh. Ma un\u2019energia buon mercato non \u00e8 sufficiente: occorre anche che l\u2019energia sia prodotta con il minimo carbon footprint possibile. A Northvolt, abbiamo gi\u00e0 pi\u00f9 che dimezzato le emissioni per KWh di capacit\u00e0 prodotta ed azzerato le emissioni del ciclo di produzione proprio. Quello che resta \u00e8 nella supply chain e vogliamo arrivare a ridurre del 90% le emissioni di gas a effetto serra da qui al 2030.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>In Italia, il pi\u00f9 grande ostacolo all\u2019insediamento di un tessuto produttivo a larga scala \u00e8 il costo dell\u2019energia, e questo era vero ben prima della crisi russa. <\/p><cite>Paolo Cerruti<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Quali sono gli elementi di forza e debolezza delle iniziative europee gi\u00e0 in atto, dall\u2019alleanza delle batterie ai programmi sulle materie prime critiche? Se dovessimo costruire un programma a breve e medio termine per l\u2019Unione Europea nella supply chain delle batterie per ridurre la dipendenza dall\u2019oligopolio asiatico, quali sono i punti essenziali su cui dobbiamo concentrarci? Visto il percorso cinese e l\u2019importanza della chimica anche nella supply chain dei semiconduttori, l\u2019UE dovrebbe pensare a una reindustrializzazione chimica?&nbsp;<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Senz\u2019altro, la reindustrializzazione della chimica in Europa \u00e8 indispensabile per realizzare l\u2019indipendenza tecnologica nel settore delle batterie ed in quello dei semiconduttori. Il lavoro minuzioso che abbiamo fatto a Northvolt sulle <em>deep supply chains<\/em>, ovvero la cartografia dettagliata di tutti gli anelli della catena del valore che sono necessari per realizzare i materiali per batterie, evidenzia che la dipendenza dall\u2019Asia (ed in particolare dalla Cina) \u00e8 onnipresente. E spesso non ci sono immediate soluzioni di rimpiazzo.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Europa ha finalmente aperto gli occhi. Il lavoro che Innoenergy e Diego Pavia hanno fatto per educare la Commissione e i leader politici \u00e8 lodevole ma l\u2019infrastruttura amministrativa \u00e8 ancora debole e ha tempi di reazione troppo lenti. L\u2019Europa non ha, di per s\u00e9, dei fondi da stanziare e distribuire ma utilizza il framework dell\u2019IPCEI (<a href=\"https:\/\/www.ipcei-batteries.eu\/\">https:\/\/www.ipcei-batteries.eu\/<\/a>) per consentire a Stati Membri di fornire sovvenzioni dirette a consorzi privati. Queste sovvenzioni rappresentano un\u2019eccezione autorizzata alle restrittive norme in vigore sulla concorrenza (che invece non esistono in Cina o negli Stati Uniti, per citare due paesi che stanno investendo somme astronomiche nello sviluppo accelerato di una supply chain locale). Il risultato \u00e8 che solo i paesi che hanno grandi disponibilit\u00e0 economiche possono permettersi di incentivare una nuova filiera. Senza sorprese, ai vertici della spesa ci sono la Germania e la Francia.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Ursula von der Leyen ha dichiarato che il 2023 sar\u00e0 l\u2019anno europeo delle competenze e della formazione continua. Se nel medio termine la battaglia \u00e8 sulle competenze, su cosa dovrebbe basarsi un\u2019ambiziosa skills strategy per la supply chain delle batterie?&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Il problema a cui siamo confrontati sulle batterie non \u00e8 la carenza di competenze scientifiche d\u2019eccezione. Abbiamo, in Europa, alcune tra le migliori universit\u00e0 e centri di eccellenza accademica. La carenza riguarda gli esperti in progettazione ed industrializzazione, i tecnici e gli operai specializzati. Queste sono discipline che, di norma, non sono l\u2019oggetto di corsi di insegnamento universitario. Si tratta di <em>know how <\/em>che le societ\u00e0 custodiscono gelosamente ed insegnano sul terreno, nel corso di una carriera intera.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Si deve ripensare alla maniera di raccogliere, formalizzare e distribuire sapere. La sfida \u00e8 creare dei corsi che permettano agli studenti di assimilare in qualche mese quello che avrebbero imparato in qualche anno lavorando in azienda. Pi\u00f9 <em>stages<\/em>, studio in alternanza, rivalorizzazione di filiere professionali sono solo alcuni degli strumenti che permetteranno di sormontare il pi\u00f9 grande ostacolo che questa industria ha davanti a s\u00e9.&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Componenti essenziali del futuro elettrico auspicato da molti, le batterie sono tra le cose pi\u00f9 difficili da produrre al mondo. 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